SISTEMA BANCARIO CINESE (ENCICLOPEDIA)

Abstract

L’attività del settore bancario cinese si basa principalmente sul ruolo svolto dalla Banca Popolare Cinese, banca centrale con poteri di regolamentazione della politica monetaria e degli enti finanziari e su quello del Governo attraverso la Commissione di Regolamentazione dell’Attività Bancaria della Cina (CBRC). La PBOC, fondata nel 1948, oltre ad essere la banca centrale ed autorità garante della stabilità finanziaria, regola depositi e crediti. La CBRC, fondata nel 2003, ha come principale obiettivo la riforma delle banche statali e il monitoraggio del sistema bancario. Attualmente quest’ultimo si articola su due livelli poiché oltre alla PBOC sono presenti le banche di credito ordinario. Queste ultime si suddividono in quattro banche commerciali di Stato (le “Big Four”), in banche commerciali in forma di società di capitali, in banche di interesse nazionale, in banche locali e in banche straniere. Il sistema bancario cinese vede però ancora la netta prevalenza delle banche pubbliche a causa della forte gradualità con la quale sono state introdotte le riforme.

Evoluzione del settore bancario

Dopo la nascita della Repubblica Popolare Cinese (RPC) nel 1949, l’indirizzo della politica economica della Cina socialista porta il Ministero delle Finanze, principale controllore dei servizi finanziari e della gestione del capitale nazionale, a promuovere la nazionalizzazione delle banche. Fino agli anni ottanta l’attività cardine del sistema bancario si realizza dunque unicamente nel concedere il credito necessario alle imprese pubbliche per attivare i programmi di pianificazione nazionale. L’inefficiente allocazione del risparmio accumulato dalle banche pubbliche viene impiegato per finanziare investimenti in aree e settori a bassa produttività dovuti a imprese pubbliche che non perseguono strategie di massimizzazione del profitto. Il sistema bancario cinese ruota intorno alla PBOC che svolge sia il ruolo di banca centrale che di banca commerciale con l’incarico della supervisione e del controllo delle altre banche minori.

Queste funzioni vengono realizzate all’interno di una struttura economica che relega l’attività bancaria quasi esclusivamente al servizio della pianificazione nazionale. Per circa trent’anni, dalla nascita della Repubblica Popolare Cinese, l’economia reale è sorretta da una sola banca: la PBOC.

Negli anni ottanta invece si assiste ad un aumento progressivo dell’importanza del ruolo svolto dalle banche per sostenere anche l’attività economica privata al di fuori della pianificazione. Si verifica infatti una diminuzione del potere di finanziamento diretto dello Stato e un contemporaneo incremento dei risparmi e dei depositi bancari delle famiglie, grazie all’aumento dei redditi dovuto al forte sviluppo economico. La banca diventa il principale strumento per allocare le risorse che la crescita economica mette a disposizione dell’economia cinese. A partire da quegli anni l’intermediazione bancaria diviene fondamentale soprattutto nello sviluppo industriale della Cina.

Questo nuovo ruolo delle banche necessita però di una riorganizzazione del sistema bancario e creditizio fino ad allora gestito solo dalla PBOC.

Negli anni ottanta dunque, si assiste ad una prima modifica della struttura della Banca Centrale e ad una diversificazione delle sue funzioni. Con l’inizio delle riforme economiche di Deng Xiaoping, infatti, l’intenzione del Governo è quella di dotare la Cina di un sistema bancario meno centralizzato. A tal riguardo nel 1980 la PBOC viene privata delle funzioni commerciali e vengono create le cosiddette “Big Four” per sostenere le imprese nella loro internazionalizzazione attraverso finanziamenti in comparti strategici dell’economia:

Banca della Cina (BOC) specializzata nel settore degli scambi esteri.
Banca Cinese per le Costruzioni (CCB) nel settore dei finanziamenti per le infrastrutture.
Banca Cinese per l’Industria e il Commercio (ICBC) nel settore industriale.
Banca Cinese per l’Agricoltura (ABC) nel settore agricolo.

Originariamente queste banche statali vengono create come istituti di credito speciali competenti  nei rispettivi settori ma negli anni tale specializzazione si riduce ed oggi competono su tutte le attività  creditizie. Inoltre le “Big Four” vengono ancora utilizzate dal Governo come supporto per i piani economici e per il finanziamento delle imprese pubbliche.

Al loro fianco, a partire dagli anni Novanta, si verifica l’aumento progressivo anche delle banche commerciali non statali e di altre società finanziarie spesso quotate in borsa e partecipate da investitori stranieri, come evidenziato nella Tab. 1:

Total assets of banking institutions.  Fonte: PBOC(2010)

Questi nuovi soggetti finanziari, essendo caratterizzati da una pluralità di soggetti decisori e non avendo lo Stato come unico azionista, limitano l’intromissione e la distorsione della politica nella concessione di credito e riducono le quote di mercato delle “Big Four”.

Ancora oggi la principale distorsione del settore finanziario per il finanziamento alle imprese deriva proprio dall’accesso al credito principalmente tramite le quattro banche commerciali pubbliche nonostante la crescita delle istituzioni non bancarie e degli altri soggetti finanziari.

Inoltre, nelle aree rurali si evidenzia sempre di più l’aumento dell’utilizzo di canali informali per il finanziamento al settore privato. Lo sviluppo di tale fenomeno è da ricercare nella scarsità di credito concesso alle aziende private dall’Agricultural Bank of China e dalle altre cooperative di credito rurale controllate dallo Stato.

La difficoltà di accesso al credito, la sproporzionata quota di investimento e la sua bassa efficienza, trovano spiegazione in un sistema istituzionale che fatica ad adattarsi alle necessità dell’economia di mercato. Vi è, infatti, una certa resistenza nel sostenere le imprese private, con la conseguenza di generare un’inefficienza allocativa che impedisce di finanziare i settori più competitivi, rallentando lo sviluppo della concorrenza.

Mentre per la sfera reale dell’economia, le riforme che hanno garantito la crescita possono vantare un passato trentennale, nel settore bancario il processo di riforma è stato molto più lento e graduale. Tale gradualità mantiene in vita distorsioni che limitano la crescita della produttività, come appunto il particolare favore che il sistema bancario continua ancora a riservare alle imprese pubbliche. Inoltre l’economia cinese prevedendo la proprietà pubblica delle banche State Owned Bank (SOB), spesso affida la gestione del sistema bancario a personale e dirigenti scelti più per motivi politici che per le abilità tecniche nel settore.

Tali distorsioni rimangono presenti nonostante gli impegni presi dalla Cina con l’ingresso nel WTO nel 2001 volti ad aprire il sistema bancario alla concorrenza straniera e a garantire migliori standard internazionali di efficienza.  Con l’ingresso della Cina nel WTO, infatti, vengono applicate delle riforme strutturali al sistema bancario principalmente per risolvere i problemi di vulnerabilità delle banche statali una volta aperto il sistema alla concorrenza  internazionale. Tale riorganizzazione ha previsto l’aumento del loro patrimonio attraverso una massiccia immissione di fondi, l’autorizzazione per le banche al “fund management”, il rafforzamento della vigilanza tramite la creazione del China Banking Regulatory Commission (CBRC) e infine l’apertura delle banche statali a soggetti esteri.

Dall’ingresso della Cina nel WTO ad oggi, l’attività bancaria cinese si è indirizzata sempre di più verso logiche di performance ed efficienza, piuttosto che a logiche legate esclusivamente alla pianificazione nazionale. Nonostante questo però, il sistema continua ad essere caratterizzato da fattori di instabilità. Ad esempio le attività delle banche straniere vengono frenate dalle limitazioni all’acquisto di partecipazioni in banche locali o alla costituzione di filiali in un quadro normativo ancora lontano dagli standard internazionali. In letteratura però, si attribuisce proprio all’assenza di una totale apertura del settore alla concorrenza internazionale, il merito di aver permesso al Paese di non subire eccessivamente il peso delle recenti crisi finanziarie e al contrario di accrescere la propria influenza sui mercati finanziari mondiali.

 

Bibliografia

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Redattore: Giovanni AVERSA