SISTEMA BANCARIO BRASILIANO NELLA RECENTE CRISI FINANZIARIA: ALCUNE EVIDENZE EMPIRICHE

Abstract

In this paper we use the Financial Soundness Indicators developed by the IMF and the estimation of Probability of Defaults for the banking sector of Brazil during the global financial crisis and the post-crisis period in order to evaluate if the financial system of the country is sound. Empirical results seem to provide evidence that the country’s banking system health is extremely good, and the chances of a collapse during the last global financial crisis were deeply low.

 

 

1.              Introduzione

Il presente lavoro si propone di analizzare la solidità del sistema bancario Brasiliano nella recente crisi finanziaria.

Come noto, i costi associati ad una situazione di instabilità finanziaria possono risultare rilevanti nel caso in cui si manifesti un ipotetico contagio dal sistema bancario all’economia reale, determinando fenomeni di recessione e di caduta dell’occupazione. Per questi motivi un buono stato di salute del sistema finanziario risulta essere di vitale importanza per banche centrali,  governi, regolatori e autorità di supervisione, i quali promuovono lo sviluppo e l’utilizzo di strumenti analitici per la valutazione della solidità dei sistemi bancari dei diversi paesi e per la prevenzione di ipotetiche crisi.

A causa della crisi dei mutui subprime iniziata nel 2007 negli Stati Uniti, un numero significativo di banche statunitensi è fallito[1]. Negli anni successivi, inoltre, la crisi ha contagiato numerosi sistemi bancari e finanziari, salvo innescare una situazione di tensione per gli emittenti sovrani europei a partire dal 2009.

La crisi finanziaria e quella degli emittenti sovrani hanno evidenziato la necessità di rafforzare la cultura di risk management; di conseguenza, la valutazione degli andamenti dei principali rischi, la capacità di predizione delle prime avvisaglie di difficoltà nel settore bancario e la costruzione di indicatori di confronto tra diversi paesi assumono notevole significato nell’ottica di minimizzazione dei rischi per le istituzioni finanziarie. Inoltre, la recente crisi finanziaria ha evidenziato come la salute del sistema bancario di un paese sia importante non solo per l’economia del paese stesso ma anche per il corretto funzionamento della comunità finanziaria internazionale[2].

Il presente articolo analizza il comportamento del sistema bancario brasiliano durante la crisi finanziaria dell’ultimo quinquennio. L’interesse deriva dal fatto che il sistema bancario brasiliano è il piu ampio in America Latina, nonché quello maggiormente sofisticato in termini di tecnologia; inoltre, il Brasile presenta il più importante mercato di borsa della regione, sia in termini di dimensioni che di liquidità. Data l’importanza del sistema in esame, lo studio delle performance e della resilienza di tale paese durante l’ultima crisi finanziaria globale risulta essere una tematica di notevole interesse al fine di evidenziare le peculiarità che possono rendere un sistema bancario di un paese emergente maggiormente solido.

L’obiettivo di questo paper quindi è quello di analizzare gli impatti della recente crisi finanziaria globale sul sistema bancario del Brasile, valutando la probabilità di default del sistema. L’analisi viene condotta utilizzando due diversi approcci metodologici. Da una parte si è ricorso alla metodologia proposta da Bystörm (2004), tesa a calcolare le probabilità di default di un sistema bancario; dall’altra si sono utilizzati gli Indicatori di Solidità Finanziaria sviluppati dal Fondo Monetario Internazionale assieme ad altre organizzazioni internazionali - quali la Banca per i Regolamenti Internazionali (BRI), la Banca Mondiale, la Banca centrale europea e l’Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo (OCSE) – per il periodo di crisi e post-crisi.

Il presente lavoro rappresenta il primo tentativo di misurazione della Probability of Default (PD) del sistema bancario brasiliano basato sull’utilizzo di dati di mercato relativi al periodo di crisi e post-crisi finanziaria globale; Inoltre, lo studio analizza la crisi del debito in Europa, unitamente ad una valutazione degli indicatori finanziari di solidità del settore bancario Brasiliano, in un’ottica di comparazione tra stati.

Il paper è strutturato come segue. Il paragrafo 2 ripercorre i principali contributi in letteratura sul comportamento del sistema bancario brasiliano nel passato. Il paragrafo 3 illustra la metodologia utilizzata nel presente lavoro, mentre il paragrafo 4 si sofferma sui dati utilizzati per l’analisi empirica. Nel paragrafo successivo vengono analizzati i risultati dell’analisi empirica condotta e il paragrafo 6 riporta le principali conclusioni.

 

2.              Il sistema finanziario brasiliano e la crisi: principali tendenze

 

Le economie dell’America Latina e le economie dei mercati emergenti (EMEs) sono state fortemente contagiate dalla crisi finanziaria, mostrando tuttavia capacità di recupero sorprendenti rispetto ad altri periodi di crisi nel passato, specialmente con riferimento al problema dell’inversione dei flussi di capitale. I Paesi sudamericani, infatti, hanno mostrato robusti tassi di crescita e un buon livello di stabilità economica con ottime prospettive di recupero rispetto alle economie avanzate.

Dopo essere passate attraverso numerose crisi nel corso degli anni, le economie emergenti hanno sviluppato una notevole elasticità rispetto agli eventi negativi collegato alla crisi finanziaria globale e le nuove policy applicate alla nuova situazione di crisi sono risultate molto utili.

Specialmente nel caso del Brasile, la presenza di un solido framework macroeconomico ha permesso l’incremento degli afflussi di capitale, mentre un ampio programma di privatizzazioni combinato con l’eliminazione delle barriere legali alle partecipazioni straniere in alcuni settori dell’economia hanno consentito di giungere ad un buon livello di stabilità, dimostratosi determinante nel periodo della crisi. Ciò ha reso il paese un luogo di attrazione per gli investimenti internazionali.

Un altro strumento molto importante per prevenire la diffusione della crisi finanziaria in Brasile è stato rappresentato della liberalizzazione delle riserve in dollari effettuata dalla bance centrale, resa possibile grazie alle ingenti riserve detenute dal Paese. Dall’analisi di 71 paesi, di cui 49 emergenti, Silva (2011)  evidenzia come i Paesi con un alto livello di riserve internazionali abbiano sperimentato minori costi di adeguamento nel periodo della crisi; in sintesi le riserve hanno sortito un effetto assicurativo a livello internazionale.

Ancora, Silva (2010) in uno studio sulla gestione dell’esposizione al rischio di cambio durante la crisi, in cui si analizza la combinazione tra il volume delle riserve internazionali e la liberazione delle riserve in dollari, conclude che la strategia di risk management del Brasile di incrementare le riserve di valuta internazionale, combinata con il decremento dell’esposizione al rischio di cambio a breve del debito pubblico, ha permesso al paese di avere una maggiore flessibilità nella gestione del rischio di cambio. Ciò ha consentito di prevenire il bisogno di aumentare i tassi di interesse come si era reso necessario durante i precedenti periodi di crisi.

Il pagamento di una parte del debito estero brasiliano e il conseguente deleveraging effettuato dal settore pubblico è stato in parte favorito dall’afflusso di riserve internazionali, cresciute significativamente tra il 1996 ed il 2009 (Tav. 1).

Tavola 1: livello delle riserve estere

 

 

Fonte: Bank for International Settlements (2009).

In relazione a quanto precede, Silva (2010) dimostra che la decisione del governo di aumentare le riserve internazionali ha consentito una maggiore flessibilità di intervento e che, in combinazione con diverse operazioni di swap, ha permesso alla banca centrale brasiliana di gestire al meglio la crisi nel 2008.

Per altro aspetto, uno studio condotto dal Fondo Monetario Internazionale (2009) ha stabilito che le misure prese dalla banca centrale brasiliana sono state portate avanti con successo anche grazie alla credibilità ottenuta dalla banca centrale nel corso degli anni precedenti, quando aveva preso la decisione di  perseguire un livello target di inflazione. Peraltro, tra gli interventi promossi dalla banca centrale a supporto del sistema bancario, le istituzioni finanziarie di proprietà dello Stato hanno ricevuto l’autorizzazione ad acquisire quote di banche in difficoltà, mentre altre istituzioni governative sono state autorizzate a comprare assets di banche locali specialmente di piccole e medie dimensioni. Inoltre, nel periodo post-crisi, è stato deciso di diminuire le riserve bancarie obbligatorie e di incrementare le linee di credito messe a disposizione dalla banca centrale al fine di stimolare l’economia.

In aggiunta alle azioni di policy sopra sintetizzate, Montoro e Rojas-Suarez (2012) argomentano come paesi quali il Brasile che possedevano un adeguato framework sia per quanto riguarda la regolamentazione sia per quanto attiene alla supervisione, già nel periodo precedente la crisi sono risultati essere meglio preparati a fronteggiare gli shocks, dimostrando che anche durante la stessa la qualità dei bilanci delle banche è stata preservata anche grazie all’ espansione delle concessioni di crediti. La solidità delle banche ha aiutato molto la crescita economica ed il sistema bancario brasiliano si è classificato al secondo posto tra i sistemi bancari più solidi dei paesi emergenti, preceduto solo dalla Cina.

 

2.1 Il sistema bancario brasiliano e la crisi: una revisione della letteratura

Il presente sotto paragrafo analizza i principali contributi in letteratura sull’ effettiva solidità del sistema bancario brasiliano. Seguendo un’approccio cronologico, si esamina lo stato di salute e le performance dello stesso prima e durante la crisi e si osserva se e come il settore abbia effettivamente migliorato la sua resistenza agli shocks rispetto al passato.

Nel lavoro di Byström (2004), al fine di calcolare le probabilità di default di una banca o del sistema nel suo complesso, l’autore segue un approccio basato sui dati di mercato, assumendo che le aspettative degli investitori riguardo la solidità e le prospettive del settore bancario possano essere desunte dai prezzi delle azioni e che quindi le informazioni desumibili dal mercato azionario possano essere di aiuto nel prevedere una crisi bancaria. Pertanto, in ipotesi di efficienza del mercato e in un contesto di analisi delle performance e dello stato di salute delle banche, la variabilità del valore di mercato di queste ultime assume particolare rilevanza. L’approccio suggerito da Byström (2004), essendo basato su dati desumibili dal mercato, può essere applicato ad ogni banca o gruppo bancario per i quali si disponga di serie storiche sui prezzi delle azioni negoziate sul mercato.

Date tali premesse, l’approccio in esame quindi ipotizza una condizione di efficienza del mercato, assume la validità del Capital Asset Pricing Model (CAPM) e usa un processo di modelizzazione dei rendimenti quale il Generalized Autoregressive Conditional Heteroskedasticity in Mean (GARCH-M). Tale metodologia fornisce una misura della distanza dal default di una particolare banca o del settore bancario dati il valore corrente e la volatilità, cioè la varianza condizionata degli extra rendimenti del settore bancario per ogni periodo temporale considerato, che successivamente viene convertita in una metrica della probabilità di fallimento (per esempio la probabilità di default).

Byström (2004) applica questa metodologia di analisi a trentaquattro paesi nel mondo inclusi tra economie in via di sviluppo o emergenti; come proxy per il settore bancario egli utilizza l’indice FTSE relativo all’ intero comparto bancario mondiale per il periodo tra il 1994 e il 2002 (prendendo in considerazione quindi anche la crisi asiatica del 1997-1998).

In aggiunta all’ approccio GARCH-M, Byström (2004) utilizza anche un semplice Metodo dei Minimi Quadrati (OLS) per stimare delle regressioni attraverso l’utilizzo di diversi parametri strutturali di un particolare sistema bancario e, conseguentemente, per verificare l’eventuale relazione con le aspettative di mercato riguardo la stabilità del sistema bancario stesso. In particolare, questi fattori strutturali sono: la struttura finanziaria, le restrizioni regolamentari, l’assetto proprietario pubblico, l’efficienza del settore bancario ed infine lo schema di assicurazione dei depositi.

I risultati empirici dello studio dimostrano che il mercato considera molto bassa la  probabilità di un collasso mondiale del sistema finanziario; tuttavia, all’interno del periodo temporale considerato, la probabilità di default raggiunge il suo picco massimo durante la seconda metà del 1998, in corrispondenza della crisi asiatica, facendo registrare uno 0,3% nei paesi sviluppati e un valore prossimo allo 0,5% per le economie emergenti.

Per quanto riguarda la probabilità di default del Brasile, alla metà del 1998 essa registra un picco, raggiungendo un livello dell’1% (più alto della media dei paesi emergenti analizzati), mentre nel 2002 si riscontra un netto abbassamento della stessa intorno allo 0,1%; sulla base dello studio sopra citato il settore bancario brasiliano, facendo riferimento sempre alla classifica basata sulle probabilità di default, è passato dalla nona posizione nel 1996 alla ventesima alla fine del 2002.

Sempre con riferimento alla medesima analisi, Byström (2004) finisce per concludere che due parametri strutturali in particolare hanno una forte influenza sulla valutazione di mercato della probabilità di default: da una parte la qualità del governo del paese, dall’altra l’assicurazione dei depositi, anche se la stessa ha assunto particolare rilevanza solo durante la crisi asiatica.

Più di recente lo studio di Tabak, Cajueiro and Luduvice (2011) utilizza l’approccio di Byström e lo modella al fine di evidenziare la probabilità di default per trenta settori economici del Brasile, incluso quello bancario, utlizzando dati relativi a imprese quotate sul mercato di borsa brasiliano; in seguito, il lavoro collega queste probabilità di default a specifiche variabili macroeconomiche nel tentativo di comprendere meglio le fonti di rischio sistemico in Brasile. Considerando un periodo di analisi che va da marzo 2000 a giugno 2008, lo studio empirico sopra citato dimostra che le probabilità di default si mantengono a livelli molto bassi in molti dei settori nel campione e che la media delle probabilità stesse, più in generale, risulta essere in declino.

Analizzando la regressione della probabilità di default per settore, 26 dei 30 coefficienti relativi a variabili economiche collegate a tassi di cambio risultano avere segno positivo; ciò conferma che gli shock sui tassi di cambio sono una fonte di rischio sistemico rilevante per l’economia brasiliana e che, in particolare, lo spread tra i tassi d’interesse tra paesi rappresenta la variabile con il maggior impatto tra i settori. Di conseguenza queste due fattori macroeconomici domestici sono risultati essere le variabili più importanti per spiegare le probabilità di default riscontrate.

In un altro studio approntato dalla Banca Centrale del Brasile, Takami e Tabak (2007) valutano lo specifico rischio di default per il settore bancario brasiliano comparando un modello basato su un’analisi dei valori delle opzioni nel tempo con uno basato sui dati di mercato e adattando entrambi i modelli per derivarne degli indici di stabilità finanziaria utilizzabili per fornire informazioni sui mercati emergenti come quello brasiliano.

Tale studio utilizza i dati relativi a sei grandi istituzioni bancarie Brasiliane con azioni negoziate in borsa (Bovespa) per il periodo decorso da Marzo 1988 a Febbraio 2005. La misura individuale del rischio di default è rappresentata dalla distanza dallo stesso, 1/σεt , la quale misura, per ogni istituzione bancaria in esame, la distanza dal punto di default stimata attraverso il calcolo delle deviazioni standard.

I risultati empirici delle ricerche sopra menzionate dimostrano che gli indicatori di stabilità bancaria relativi ai sopra citati approcci sono utili per monitorare i rischi bancari, aiutano a valutare la probabilità di default delle banche e possono altresì essere utilizzati per spiegare la crisi finanziaria brasiliana avutasi nel 1995. Nel complesso i risultati suggeriscono anche che i modelli di analisi nei quali sono rilevabili dati contabili e informazioni di mercato sono da preferirsi nel classificare le banche durante periodi di elevata turbolenza, poiché essi sembrano essere maggiormente predittivi rispetto a quelli nel quali l’analisi è basata esclusivamente sui dati di mercato.

In un ulteriore studio della Banca Centrale brasiliana Tabak et al. (2007) analizzano in che maniera la concentrazione bancaria possa avere un impatto significativo a livello statistico sui crediti non-performing (NPL), suggerendo che quanto più il sistema bancario è concentrato tanto più risulta stabile, dato che le istituzioni possono diversificare i loro prestiti e di conseguenza ottenere un miglior rapporto rischio rendimento; i risultati dimostrano come sia parzialmente possibile spiegare la robustezza e la stabilità del sistema bancario brasiliano attraverso l’alta concentrazione dello stesso. In questo caso Tabak, et al. (2007) utilizzano dati semestrali presi da bilanci e conti economici delle banche brasiliane per il periodo tra il 2000 e il 2005 (considerando quindi anche episodi di stress in America Latina, quali la corsa agli sportelli in Argentina e Uruguay).

L’approccio utilizzato è il tradizionale indice di Herfindahl-Hirschman (HHI), modificato in relazione ad una doppia analisi della teoria (HHI-dual), associando due serie differenti ad un data set di dati panel non bilanciato e aggiungendo tre ulteriori variabili macroeconomiche al modello quali il tasso d’interesse a breve termine del Brasile (Selic), l’indice dei prezzi al consumo brasiliano e tasso di crescita reale del Pil.

I risultati empirici del lavoro di Tabak, et al. (2007) dimostrano come sia la variabile dipendente, indicante la persistenza dei crediti non-performing (NPL), sia il coefficiente di concentrazione misurato attraverso l’Indice di Herfindahl-Hirschman duale (HHI-dual) risultino essere statisticamente significativi in ogni specificazione presente avente segno negativo, deducendo per ragionamento inverso, come ad una maggiore concentrazione bancaria corrispondano minori crediti non-performing; in altre parole si afferma che ad una maggiore concentrazione corrisponde una minore fragilità del sistema finanziario suggerendo di conseguenza che è meno probabile che il settore possa patire una crisi sistemica.

Di recente, in uno studio incentrato sull’America Latina, Montoro e Rojas-Suarez (2012) hanno costruito tre indicatori di resilienza finanziaria per misurare la capacità di un sistema finanziario di fronteggiare gli effetti di shock esterni sulla crescita del credito in termini reali; teoricamente le economie emergenti con i valori più alti relativi al periodo precedente la crisi del 2007 sarebbero dovute essere quelle più preparate a fronteggiare la stessa. Nello specifico i tre indicatori individuati sono: la performance macroeconomica, la qualità della regolamentazione finanziaria e della supervisione ed infine la solidità del sistema bancario.

Con riferimento a tali indicatori, dall’ analisi svolta da Montoro e Rojas-Suarez (2012) la Cina è risultata essere la migliore mentre il Brasile ha fatto registrare risultati discordanti. All’ interno del campione di ventidue paesi emergenti, tra paesi dell’America Latina, Asia e Europa, il Brasile si colloca alla tredicesima posizione per le performance macroeconomiche ma diciannovesima per quanto riguarda la robustezza della regolamentazione e supervisione finanziaria.

Con riferimento proprio a quest’ultimo indicatore, il basso posizionamento potrebbe essere spiegato attraverso la considerazione del Governace Indicator il quale, messo a punto dalla Banca Mondiale,  prende in considerazione anche fattori quali la qualità dei servizi pubblici, quella dei servizi civili e il grado di indipendenza dalle pressioni politiche. Nonostante ciò, con riferimento all’ indicatore di robustezza del sistema bancario il Brasile si è collocato sorprendentemente in seconda posizione, dietro soltanto alla Cina.

Una ricerca pubblicata dal Tesouro Nacional brasiliano (Ministero del Tesoro) nel 2009, tende a dimostrare come effettivamente, durante il culmine della crisi nel 2008, il Brasile non si trovasse nelle medesime condizioni di precarietà finanziaria palesate da molti altri paesi europei o dagli Stati Uniti. Al contrario, si evidenzia come il sistema bancario Brasiliano fosse robusto, ben regolato ed in condizioni migliori rispetto ad altre nazioni per fronteggiare la crisi.

Questo lavoro inoltre valuta, in termini di confronto con gli altri paesi, anche altri indicatori di rischio quali ROE, ROA, patrimonio di vigilanza, rapporto tra i crediti non-performing e crediti totali, accantonamenti per i crediti non-performing, credit score per operazioni creditizie e stress test. Le conclusioni dimostrano come effettivamente il sistema bancario brasiliano operi con bassi valori di tali indici e presenti un’elevata capitalizzazione e una buona regolamentazione di sistema; anche in ipotesi di una situazione di stress congiunto dei tassi di interesse, del tasso di cambio e del rischio di credito lo stesso sistema sembra dimostrarsi piuttosto solido grazie ad un elevato livello di profittabilità.

L’anno successivo Vasquez, Tabak e Souto (2010) hanno pubblicato un lavoro di analisi sul sistema bancario brasiliano utilizzando un modello che simula uno stress test a livello macroeconomico per verificare l’impatto sul rischio di credito per il sistema basandosi sull’ analisi di quattro differenti scenari (di cui uno di base e tre stressati). Lo stress test è composto da tre elementi integrati in sequenza; innanzitutto un modello macroeconomico progettato con l’ausilio di un’analisi di serie temporali per simulare scenari macroeconomici stressati in un orizzonte temporale di due anni. Al fine di considerare l’impatto della crisi finanziaria globale nel sistema bancario brasiliano Vasquez, Tabak e Souto (2010) aggiungono una variabile dummy al modello che è uguale a 1 per il quarto trimestre del 2008 e per il primo del 2009, mentre è uguale a 0 per tutti gli altri.

Il secondo passaggio prevede la costruzione di un modello microeconomico realizzato con i risultati della prima simulazione, che ha l’obiettivo di verificare la sensibilità della qualità dei prestiti utilizzando dei dati panel. I risultati di questo modello sono successivamente utilizzati per modificare la traiettoria dei crediti non-performing (NPL) per ognuna delle settantotto banche in relazione ad ognuna delle ventuno categorie di crediti; i dati relativi a portafogli di credito delle banche individuali sono presi dalla Banca Centrale del Brasile.

L’ultimo passaggio prevede l’utilizzo dei risultati del secondo per costruire un modello da utilizzare come proxy per la distribuzione delle probabilità di default stressate (PDs), usando la deviazione standard dei crediti non-performing su una proiezione di due anni, al fine di calcolare in questo modo un VaR sul credito usando l’approccio Credit Risk+ basato sulle esposizioni di ogni banca a Marzo 2009. Il periodo di riferimento per il campione decorre dal 2003 al 2009 includendo in questo modo molti eventi macroeconomici di rilievo come lo shock dei tassi d’interesse in Brasile del 2003 o la crisi finanziaria del 2008 (Vasquez, Tabak e Souto, 2010).

Anche la simulazione cosi costruita evidenzia come il sistema bancario brasiliano sia ben preparato per affrontare ipotetiche perdite sui crediti, riuscendo a contenere scenari di stress senza per questo fallire; lo stesso risultato è confermato anche dalla simulazione basata sul Var creditizio.

Per quel che riguarda la Banca Centrale brasiliana, la stessa rilascia regolarmente un report con i risultati di stress test posti in essere con l’obiettivo di verificare se le istituzioni finanziarie hanno o meno un adeguato livello di patrimonio richiesto per fronteggiare ipotetiche situazioni di crisi (Banco Central do Brasil, 2009). Il report pubblicato a Maggio del 2009 è relativo ai test sulle esposizioni a Dicembre del 2008 (quindi in piena crisi finanziaria) in Brasile; in tale report sono selezionate 114 istituzioni con un Total Capital Ratio (TCR) in media del 17.8% e un Total Adjusted Assets (TAA) di settore del 96%. Solo un’istituzione, che rappresenta lo 0,03% del TAA ha un capitale regolamentare inferiore al minimo richiesto in Brasile (11%).

In tutti gli scenari vengono valutati i possibili impatti sull’equity e sul Capital Ratio di un andamento avverso dei fattori considerati tenendo, di conseguenza, sotto controllo gli effetti sulla solvibilità dell’istituzione e sulla capacità della stessa di rispettare i limiti imposti dai requisiti regolamentari. I risultati degli stress test evidenziano come nel primo scenario un incremento del rischio di credito porti ad una riduzione nel capital ratio delle istituzioni dal 17.8% al 15%: in questo caso il total capital ratio rimarrebbe ancora intorno all’11% richiesto e nessuna delle istituzioni bancarie risulterebbe insolvente anche se venti di esse (rappresentanti il 5.2% del TAA del campione)  risulterebbero inadeguate (Banco Central do Brasil, 2009).

Per quanto riguarda i risultati del secondo scenario, un incremento dei tassi di interesse potrebbe causare una riduzione nel capital ratio delle istituzioni di 4.2 punti percentuali, dal 17.8% al 13.6% e nel caso di un decremento dei tassi d’interesse, la riduzione del total capital ratio sarebbe di 2.1 punti percentuali.

Con riferimento alla prima parte del secondo scenario, in ipotesi di incremento dei tassi interesse solo un’istituzione risulterebbe insolvente mentre trentuno risulterebbero inadeguate. In ipotesi di decremento dei tassi tutte le istituzioni risulterebbero insolventi a prescindere da tredici istituzioni che invece presentano inadeguatezza nei loro livelli di capital ratio (rappresentanti il 5.7% del TAA del campione).

Per quanto riguarda il terzo scenario, se da una parte un incremento del tasso di cambio potrebbe generare una riduzione nel total capital ratio dello 0.6%, esattamente dal 17.8% al 17.2%, dall’altra una riduzione dello stesso non porterebbe a cambiamenti significativi dei capital ratio delle banche; sotto questo ipotetico scenario, il total capital ratio per l’intero campione dovrebbe mediamente risultare inalterato rispetto ai minimi richiesti con una sola istituzione che risulterebbe inadeguata e nessuna insolvente (Banco Central do Brasil, 2009).

La combinazione dei tre shock insieme porterebbe ad una riduzione nel total capital ratio del 7.1%, dal 17.8% al 10.7%; sotto tale ipotesi estrema il capital ratio medio di sistema attesterebbe solo uno 0.3% sotto il requisito minimo richiesto in Brasile dell’11%, di conseguenza ad un livello assolutamente superiore all’8% richiesto dai requisiti minimi internazionali del tempo. In questo caso i numeri delle istituzioni che risulterebbero insolventi e inadeguate sarebbero rispettivamente 8 e il 43 rappresentando il 14,4% e il 40,2% del TAA del campione analizzato (Banco Centrale do Brasil, 2009).

È evidente come i risultati del lavoro in esame evidenzino una condizione di solidità del sistema bancario brasiliano rispetto alla variazione dei fattori di rischio esaminati, dimostrando come solo in ipotesi di scenari estremi si possa assistere a situazioni di inadeguatezza del livello del capitale richiesto per le banche; infatti solo nell’ipotesi di shock concomitanti dei tre fattori di rischio si registrerebbe un fabbisogno capitale minimo a livello di sistema (0.3%) per raggiungere il target dell’11% stabilito dalla regolamentazione.

I dati relativi all’impatto della crisi sul sistema bancario brasiliano confermano i risultati dell’analisi degli stress test da parte del Banco Central; anche se l’impatto negativo è stato accusato in maniera trasversale da tutto il sistema, solo le banche di dimensioni ridotte hanno dovuto ricorrere a veri e propri interventi riparatori avendo registrato anche livelli della liquidità del 10% inferiori rispetto a quelli del resto del settore bancario (probabilmente dovuto anche all’ingente migrazione dei fondi dalle istituzioni più piccole alle più grandi).

Il Financial Stability Report pubblicato dalla Banca Centrale del Brasile a marzo 2012 analizza gli stress test del dicembre 2011 basati su ipotesi di stress delle condizioni di mercato e analisi di sensibilità delle istituzioni a variazioni dei tassi d’interesse, tassi di cambio, rischio di credito e altre variabili macroeconomiche.  

Con riferimento allo shock dei tassi d’interesse, anche ipotizzando un andamento degli stessi che replichi la più elevata volatilità osservata dal 1999 al momento dell’analisi, solo pochissime istituzioni risulterebbero inadeguate (equivalenti ad appena il 2,5% in termini di assets sul totale di sistema), nessuna sarebbe insolvente e il total capital ratio di sistema risulterebbe in ogni caso superiore all’11%.

Per quanto riguarda l’impatto di un ipotetico shock dei tassi di cambio, i risultati indicano come solo 3 banche, rappresentanti solo lo 0,46% del totale degli assets di sistema, presenterebbero un capital ratio inferiore al minimo richiesto e come nessuna istituzione risulterebbe insolvente (Banco Central do Brasil, 2012).

Con riguardo al rischio di credito, aumentando il tasso medio di default del sistema dal 3.8% all’11,5%, i risultati dimostrano come 11 istituzioni finanziarie, rappresentanti il 7,6% del totale degli assets di sistema, potrebbero avere problemi nel raggiungimento del livello minimo di capitale richiesto; per quanto riguarda invece l’insolvenza delle banche, nell’ipotesi in cui si alzasse il tasso medio di default di sistema al 16,5%, solo pochissime istituzioni, rappresentanti l’1,7% del totale degli assets di sistema, risulterebbero inadempienti.

Per quanto riguarda invece i risultati degli stress test macroeconomici, analizzando gli impatti di shock congiunti delle diverse variabili, si confermerebbe la solidità del sistema bancario in termini di adeguatezza del livello di accantonamenti e di capital ratios mantenuti; in generale, il sistema bancario sembra assorbire bene gli shock esterni e la probabilità di erosione del capitale al di sotto del livello minimo è molto bassa (Banco Central do Brasil, 2012).

 

3. Metodologia

Nel presente lavoro si utilizzano due diverse metodologie per verificare la solidità del sistema bancario brasiliano nel periodo analizzato. In primo luogo, è stata effettuata una analisi macroprudenziale ripercorrendo l’approccio proposto dal Fondo Monetario Internazionale sulla base dei Financial Soundness Indicators (FSIs); in secondo luogo, si è proceduto alla stima delle probabilità di default del sistema bancario sulla scorta della metodologia utilizzata da Bystrӧm (2004).

Il metodo di valutazione della resilienza di un sistema bancario utilizzato dal Fondo Monetario Internazionale si fonda su 39 indicatori che dovrebbero contribuire a cogliere i punti di forza e di debolezza dei diversi sistemi finanziari. Tra questi indicatori ne vengono individuati 12 di maggiore importanza e 27 che, invece, hanno una ponderazione minore[3]. Lo sviluppo e la calibrazione di tali indicatori è stato effettuato dal Fondo assieme ad altri organismi finanziari internazionali, quali la “Banca dei regolamenti internazionali”, la “Banca mondiale”, la “Banca centrale europea” e la “Organizzazione per lo sviluppo e la cooperazione economica”, nell’intento di individuare delle variabili sulla rischiosità dei sistemi finanziari dei paesi emergenti.

Nel presente studio si è scelto di valutare la solidità del sistema bancario brasiliano esaminando 5 dei 39 indicatori del FMI, selezionando soltanto quelli ritenuti maggiormente predittivi. Tali indicatori sono stati calcolati per il Brasile ed altri 11 paesi, al fine di effettuare una comparazione. I 5 indicatori scelti sono: Return on Assets (ROA); Return on Equity (ROE); patrimonio di vigilanza / attivi ponderati per il rischio; crediti non-performing / totale crediti; crediti non-performing al netto degli accantonamenti / patrimonio di vigilanza.

La seconda metodologia utilizzata nella presente ricerca prevede la stima delle probabilità di default delle banche brasiliane nel contesto della recente crisi finanziaria. L’approccio che si è scelto di utilizzare ripercorre lo studio di Bystrӧm (2004), nel quale si utilizzano dati del mercato di borsa in una versione condizionata del Capital Asset Pricing Model (CAPM) e si utilizza tale modello su un campione di banche rappresentativo dell’universo del sistema bancario di un paese.

Il valore delle azioni di una istituzione finanziaria è pari a:

 

                                                                            St= 1/NΣIi=1 PitXit'                        (1)

dove N è in numero delle azioni in circolazione, Pit  è il prezzo delle attività e delle passività della  banca i al tempo t, e tXit è l’ammontare delle attività/passività. Assumendo che il valore di una banca sia davvero determinabile come nella formula (1), il lavoro di Bystrӧm (2004, p. 7) afferma che il valore atteso delle azioni di una banca nel futuro, assieme alla variabilità del valore attorno alla sua media, possa essere predittivo della probabilità che la banca divenga insolvente.

Il rendimento atteso è dato da:

 

                                                                           Rt=RFt+ λtE(RMt)+ εt                                 (2)

 

dove RFt è il tasso risk freeλt rappresenta il rischio di mercato, RMt  è il rischio non diversificabile ed εt è un errore stocastico con media uguale a zero.

La forma condizionata del CAPM qui utilizzata mostra che il rendimento atteso e quello effettivo divergono per il fattore random ; tale fattore, al tempo t, può essere diviso in una parte deterministica ed una stocastica, come di seguito riportato:

 

                                                                      StN=E(StN)+St-1t                                (3)

 

e la varianza condizionata al tempo t, misurata al tempo t-1 è:

 

                                                                               (St-1N)2σ2εt                                (4)

 

dove σ2εt è la varianza di εt al tempo t. Pertanto è possibile sviluppare una misura della probabilità di default al tempo t-1 come il numero di deviazioni standard del valore del patrimonio della banca (o del sistema bancario) stimati al tempo t-1 – assumendo una distribuzione normale dell’errore – che può essere dimostrata dalla seguente espressione:

 

                                                                           (St-1N)/(St-1εt)=1/σεt               (5)

Al fine di stimare l’equazione (2) e di ottenere una stima della distanza dal default 1/σεt è possibile calcolare la varianza condizionata σεt utilizzando un modello GARCH-M bivariato, come di seguito riportato:

 

                                                                     E(σ2εt)=ϕi ,1i ,2ε2t-1 + ϕi ,3σ2εt-1                (6)

                                                                                                                                                       E(σ2υt)=ϕm ,1m ,2υ2t-1 + ϕm ,3σ2υt-1

                                                                                                                                                        E(σεt,υt)=ρε ,υ√(E(σ2υt)E(σ2εt))

dove E(σ2εt) e  E(σ2υtsono le varianze condizionate attese di εt e vt ρε ,υ è il coefficiente di correlazione,  E(σεt,υt) è la covarianza attesa tra  εt vt .

Infine, dall’equazione (6) è possibile ottenere una stima di σεt, la varianza condizionata degli extra rendimenti del settore bancario ad ogni scadenza, e successivamente si possono utilizzare i risultati per calcolare la probabilità di default, 1/σεt , del sistema bancario brasiliano.

Il passaggio successivo consiste nel creare una misura mensile della probabilità di default partendo dai valori di σεt  giornalieri; ciò si effettua sommando i valori delle 21 varianze giornaliere comprese in un mese 1/√(σ2ε12ε2+2ε202ε21)

 

Seguendo la metodologia proposta da Byström (2004), le probabilità di default annue sono invece calcolate partendo dai tassi mensili e dividendo i valori mensili per √12.

 

4.              I dati analizzati

4.1       Financial Soundness Indicators

I dati per il calco dei cinque Financial Soundness Indicators (Return on Assets (ROA); Return on Equity (ROE); Patrimonio di Vigilanza; Crediti non-performing su Totale Crediti; Crediti non-performing al netto degli accantonamenti/patrimonio di vigilanza) sono stati attinti dall’IMF eLibrary con riguardo a istituzioni di deposito relative a dodici paesi (incluso il Brasile). Sono stati scelti, per il confronto dei dati tra paesi, mercati emergenti con situazioni macroeconomiche simili a quelle del Brasile - come Russia, India e Cina (paesi BRIC) - ed anche economie sviluppate, per comprendere quali sono state le perfomance del Brasile rispetto a quelle dei paesi presi in esame. Le dodici nazioni prese in esame dallo studio sono elencate nella Tavola 2.

Tavola 2. Paesi analizzati

 

Le serie storiche dei dati presi in esame coprono il periodo tra il 2008 e il 2011. Dati antecedenti il 2008 non sono disponibili, ma da quando la crisi ha avuto un impatto sul Brasile e sulle altre economie emergenti nella seconda metà del 2008, il periodo oggetto di studio si è ritenuto che sia sufficiente per analizzare se e come il sistema bancario brasiliano si sia sviluppato durante tutto il periodo in esame fino ad oggi.

I dati per ogni anno corrispondono a quelli del quarto trimestre (Q4), con alcune eccezioni dovute all’irreperibilità dei dati. Nello specifico, i dati dell’India sono disponibili per gli anni 2009 e 2010 dal terzo trimestre (Q3); i dati della Francia del 2011 sono disponibili dal secondo trimestre del 2011 (Q2); i dati degli Stati Uniti partono dal primo trimestre del 2009; e in quelli della Germania non sono presenti per l’anno 2011 con riguardo a quattro dei cinque FSI (Return on Assets (ROA); Return on Equity (ROE); Crediti non-performing su Totale Prestiti Lordi; Crediti non-performing al netto degli accantonamenti/patrimonio di vigilanza).

 

4.2 Stima delle Probabilità di Default

Come approssimazione per il sistema bancario, è stato creato un indice aggregando le banche quotate nella borsa di San Paolo (Bovespa), per simulare il sistema bancario brasiliano, e come indice di mercato è stato usato l’indice di mercato Bovespa (IBovespa).

I dati utilizzati per la seguente analisi sono giornalieri (valori di chiusura) e tutti i prezzi sono denominati in Real brasiliani (BRL). L’indice del settore bancario è ponderato usando la capitalizzazione del mercato e considera in totale quattordici istituzioni (dati Datastream) di diverse dimensioni per fornire un approssimazione che sia il più possibile rappresentativa dell’intero sistema; le altre istituzioni bancarie sono state rimosse dal nostro campione sia perché le serie storiche dei prezzi erano poco consistenti ai fini di questo studio, sia perché le azioni erano negoziate in mercati non regolamentati (OTC). La Tavola 3 riassume le fonti delle diverse variabili presenti in quest’analisi.


Tavola 3. Variabili esaminate e fonte dei dati

5. Risultati e analisi

In questa sezione viene presentata l’analisi comparativa tra il Brasile e altri undici paesi basata sull’utilizzo dei FSI. Si illustra poi la regressione effettuata e l’utilizzo del modello GARCH-M ed, infine, si riportano i risultati della probabilità di default. Le conclusioni di questa analisi empirica si propongono di indicare se il sistema bancario brasiliano sia solido o se questo si dimostri debole o poco elastico in presenza di un forte shock esterno o interno.

5.1. Analisi dei Financial Soundness Indicators

La Tavola 4 mostra una riduzione del ROA negli ultimi tre anni in Brasile, ma guardando gli altri paesi in esame si può notare come tutti questi, ad eccezione della Russia, abbiano ottenuto valori del ROA inferiori o comunque mantenuto i  livelli degli stessi negli ultimi due anni. Inoltre, il Brasile ha un ratio più elevato della maggior parte degli altri paesi del campione, secondo solo alla Russia.

Tavola 4. Return on Assets

 

Fonte: IMF eLibrary

 

Nella Tavola 5 si riporta un confronto del Return on Equity dei diversi sistemi finanziari; negli anni con il più alto tasso di crescita, 2009 e 2010, si possono osservare elevati livelli di ROE, per poi riattestarsi nel 2011 sui livelli del 2008. Nel confronto con gli altri paesi, il Brasile si posiziona dietro solamente a due paesi del BRIC, Cina e Russia, e presenta livelli molto più elevati di quelli di economie avanzate come Stati Uniti e Regno Unito, e in misura ancora maggiore rispetto alle sofferenti economie europee come Grecia, Italia e Portogallo che presentano livelli di ROE negativi.

 

Tavola 5: Return on Equity

 

Fonte: IMF eLibrary

 

Analizzando i dati riportati nella Tavola 6 relativi al rapporto tra patrimonio di vigilanza e attivi ponderati per il rischio, si nota che, nonostante il requisito patrimoniale minimo in Brasile sia fissato all’11%, è stato mantenuto un livello più alto, superiore al 17%, nell’intero periodo considerato. Esso è il più alto tra i paesi considerati e testimonia una migliore risposta del  sistema bancario brasiliano a situazioni di shock.

Tavola 6. Patrimonio di vigilanza su attivi ponderati per il rischio

 

Fonte: IMF eLibrary

 

I crediti non-performing sono un importante indicatore macro prudenziale ed anche un importante dimostrazione dell’efficienza della banca. A parità di altri fattori, maggiori sono i crediti non-performing, maggiori sono le probabilità di default per la banca. La Tavola 7 mostra che altri due paesi BRIC, Cina e India, hanno valori più bassi dell’indicatore relativo ai crediti non-performing rispetto al Brasile; è invece possiamo riscontrare valori simili a quelli del Brasile in paesi dalle economie avanzate come Germania, Francia, Regno Unito ed anche Stati Uniti, rispetto ai quali si riscontrano valori anche più bassi. Inoltre, comparando il sistema bancario brasiliano con quello dei paesi maggiormente colpiti dalla crisi dell’Unione Europea, si nota un livello dell’indicatore di questi ultimi più elevato rispetto a quello brasiliano.

Tavola 7. Crediti non-performing su totale crediti

 

Fonte: IMF eLibrary

 

Il quinto indicatore preso in esame è rappresentato dai “crediti non-performing al netto degli accantonamenti/patrimonio di vigilanza”. Questo rapporto è considerato un indicatore dell’adeguatezza patrimoniale ed è molto importante per esaminare la capacità del capitale della banca di far fronte alle perdite derivanti dai crediti non-performing. Infatti, possiamo affermare che valori negativi di questo indicatore significano che il sistema bancario sta facendo maggiori accantonamenti su perdite rispetto ai crediti che sono attualmente in default.

Considerando quanto detto sopra, sebbene il Brasile abbia livelli simili di “Crediti non-performing su Totale Crediti” rispetto agli altri paesi presi in esame, possiamo vedere dalla Tavola 8 che gli accantonamenti sui crediti non-performing del sistema bancario sono estremamente più alti rispetto a quelli degli altri paesi, specialmente nell’anno 2008, durante il periodo della crisi, quando tutte le nazioni stavano affrontando ingenti perdite. Inoltre, si nota che il Brasile presenta un valore assoluto molto basso anche nel 2011, che indica che il paese sta coprendo i suoi crediti in default con livelli mediamente più elevati di capitale e di accantonamenti.

 

Tavola 8. Crediti non-performing al netto degli accantonamenti/patrimonio di vigilanza

 

Fonte: IMF eLibrary

 

Dall’analisi comparativa dei financial soundness indicators del Brasile con altri undici paesi, che includono mercati emergenti ed economie avanzate, si deduce che il sistema bancario brasiliano è adeguatamente capitalizzato e si caratterizza per un più alto livello di redditività e un minor livello di rischio di credito. Tali indicatori testimoniano una significativa capacità di recupero in situazioni di stress, e possono determinare un vantaggio competitivo per il paese rispetto agli altri suoi competitors.

 

5.2. Probabilita’ di Default

In questo sottoparagrafo si applica il modello della probabilità di default, descritto nel paragrafo 3, al settore bancario brasiliano e si comparano l probabilità a quelle stimate dal mercato nel tempo. I risultati empirici illustrati in questa sezione ottenuti mediante un modello GARCH-M sono derivati dall’uso di EViews.

Per le serie dei dati relativi all’indice bancario brasiliano e l’indice di mercato (es. IBovespa) si riscontrano problemi di non stazionarietà. Effettuando l’Agumented Dickey-Fuller (ADF) Test, l’indice del sistema bancario mostra un ADF Test di -41.43712 con un p-value di 0.000, mentre per l’IBovespa si ha un risultato pari a -43.93200, con un p-value di 0.000. Pertanto, vengono rigettate entrambe le ipotesi nulle e si conclude che queste ultime sono stazionarie.

Prima di effettuare la regressione si è altresì verificato la stazionarietà dei residui. Dal risultato del test statistico ADF di -31.59085 con un p-value di 0.000, risulta rigettata l’ipotesi nulla e quindi le serie risultano stazionarie.

Testando i coefficienti di questo modello, si evidenzia che il coefficiente relativo a IBovespa ha un p-value di 0.000, che è statisticamente significativo e prova che questa variabile indipendente ha un effetto sull’indice di redditività del settore bancario brasiliano. Inoltre, un coefficiente positivo di 0,973089 indica che il settore bancario brasiliano è altamente correlato con l’indice di mercato, infatti questi aumentano e diminuiscono insieme quasi nella stessa proporzione, il che significa che quando l’indice IBovespa aumenta dell’1%, considerando costanti tutti gli altri fattori, l’indice del settore bancario brasiliano aumenta di 0.973089 punti percentuali.

La varianza dei residui è una funzione di due fattori interni. Il primo era stato provato essere significativo, il che significa che shock passati (o nuovi) hanno inciso sulla varianza dei residui. Il secondo fattore è anch’esso statisticamente significativo. Pertanto possiamo concludere che è presente l’eteroschedasticità o la varianza dei residui. L’R-quadro determinato in questo modello è pari a 0.746431; questo risultato ci indica che il 74.64% della variazione tra la varibile dipendente (es. indice bancario brasiliano) e quella indipendente (es. IBovespa) è spiegata dal modello.

Nella figura 3 presentiamo la nostra misura di probabilità di fallimento del sistema bancario brasiliano nel period0 che va da gennaio 2005 a dicembre 2011.

Figura 1. Probabilità di default del sistema bancario brasiliano

 

Si possono osservare nella figura 1 due incrementi più significativi nella probabilità di default del sistema bancario brasiliano. Il primo durante la seconda metà del 2007, dopo l’inizio della crisi finanziaria, e il secondo nel terzo quadrimestre del 2008, quando a seguito del default di Lehman Brothers la crisi finanziaria iniziò ad avere un impatto sul Brasile e su altre economie emergenti.

Possiamo, tuttavia, notare che questo incremento non è durato a lungo. Infatti la probabilità di default già nella prima metà del 2009 presentava livelli simili a quelli pre-crisi. Inoltre, anche al culmine del periodo di stress, il settore presentava un massimo di probabilità di default (novembre 2008) di solo lo 0.1363%, un valore estremamente basso, specialmente se comparato alla probabilità di default del settore bancario in studi precedenti.

Le ricerche di Byström (2004) mostrano che al culmine della crisi asiatica, nella seconda metà del 1998, la probabilità di default raggiungeva lo 0.3% nelle economie sviluppate e lo 0.5% nelle economie emergenti (con il Brasile che presentava un valore superiore all’1%). In aggiunta lo studio evidenziava un sorprendente livello del 10% in Argentina nel 2002. I livelli di probabilità di default per il Brasile alla fine del 2002, l’ultimo anno del periodo campione dello studio di Byström (2004), si attestavano tra lo 0.5% e l’1%, ovvero gli stessi livelli riscontrati dal presente studio all’inizio del periodo preso in esame.

Inoltre, nonostante l’incremento, il minore livello di probabilità di default riscontrato durante l’ultima crisi, se comparato agli altri periodi di stress, può essere spiegato considerando che il Brasile è diventato più resistente a situazioni avverse rispetto al passato. E poiché il sistema finanziario del paese sta costantemente crescendo e diventando più solido e preparato a gestire le crisi, la probabilità di default registrata nel settore ha raggiunto i livelli più bassi a marzo 2010, con un valore di solo 0.0467% di probabilità di fallimento.

 

6.              Conclusioni

La salute del sistema bancario di un paese è cruciale non solo per la crescita del paese stesso, ma anche per resto della comunità finanziari internazionale. La capacità di individuare segnali premonitori di una situazione di sofferenza del settore bancario, ovvero di una crisi imminente, costituirebbe un risultato di grande valore per le banche, gli investitori e le autorità di regolamentazione e vigilanza di tutto il mondo.

Infatti, gli indicatori della fragilità di un sistema e la valutazione della probabilità di default del sistema bancario potrebbero dimostrarsi utili per le autorità di regolamentazione e di vigilanza e potrebbero essere considerati di grande importanza per una pluralità di stakeholders allorquando esaminano lo stato di salute del sistema finanziario di un paese.

L’analisi e i risultati del presente lavoro sembrano confortare la tesi in base alla quale il sistema bancario brasiliano è molto solido e resistente e, conseguentemente, appare anche altamente preparato a fronteggiare l’impatto del verificarsi di eventi di crisi.  Tali conclusioni risultano particolarmente significative se si confronta l’attuale solidità del sistema bancario brasiliano con la fragilità e l’esposizione al contagio dello stesso negli anni passati.


Gisela Carolina Vecchio, settembre 2012

 

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[1] I dati della Federal Deposit Insurance Corporation evidenziano come, a seguito della crisi finanziaria, tra il 2009 e l’agosto 2012 siano fallite 429 banche negli USA. Per la lista aggiornata delle banche fallite si rimanda a www.fdic.gov

[2] Cfr. Tabak, Cajueiro e Luduvice (2011).

[3] Per un approfondimento sui Financial Soundness Indicators utilizzati dal Fondo Monetario Internazionale si rimanda a Moorhouse (2004).