SVILUPPO SOSTENIBILE (Enciclopedia)

Il concetto di sviluppo sostenibile si deve al Rapporto Brundtland del 1987 (Our Common Future)1, in cui il termine viene usato per la prima volta. Esso dà una definizione fondamentalmente antropocentrica, intendendo con esso quella particolare forma di sviluppo che prevede la soddisfazione delle esigenze delle popolazioni correnti senza però compromettere la creazione di valore da parte delle generazioni future e preservando il patrimonio passato nelle sue varie forme economico, ambientale e sociale. Assume notevole importanza la partecipazione di tutti al soddisfacimento dei bisogni essenziali: non può esistere crescita economica sostenibile se la maggioranza degli abitanti vive in stato di perenne povertà e non ha accesso alla giusta quota di risorse necessarie per avviare o sostenere la crescita economica del proprio paese. L’obiettivo è quello di mantenere la crescita compatibile con il concetto di equità sociale e equilibrio tra uomo ed ecosistema. Ovvero quello di crescere creando una coerenza tra sfruttamento delle risorse, direzione degli investimenti, orientamento dello sviluppo tecnologico e cambiamenti istituzionali. Le sfere di applicazione del termine sono quindi tre: economica, sociale ed ambientale. 
Una visione più completa di questo concetto è stata fornita nel 1991 dalla World Conservation Union, UN Environment Programme e dalla World Wide Fund for Nature, che lo individua come un miglioramento della qualità della vita "che non eccede le capacità di carico degli ecosistemi di supporto, dai quali essa dipende". Successivamente (nel 2001), l’UNESCO estende l’idea al concetto di diversità culturale (il quarto pilastro dello sviluppo sostenibile), necessaria alla crescita economica "quanto la biodiversità per la natura", in quanto mezzo per "condurre una esistenza più soddisfacente sul piano intellettuale, emozionale, morale e spirituale". 2
All’idea di miglioramento di qualità della vita e di un’esistenza migliore anche sul piano emozionale si unisce anche il "Capabilities Approach", con cui Amartya Sen (1979, 1985, 1999)3, rivoluziona l’economia dello stato sociale, inserendo in essa idee fino a quel momento non considerate. Si collegano al concetto di sviluppo sostenibile "alla Sen" la pluralità di attività possibili che portano l’individuo verso la felicità, la centralità della distribuzione del benessere nella società, l’importanza della libertà reale di un individuo che si caratterizza per la sua possibilità di scegliere e la riduzione del materialismo nello sviluppo umano.
Nell’ambito ambientale l’impegno verso il raggiungimento dello sviluppo sostenibile si è dimostrato già a partire dal 1992 con il Summit della Terra sull'ambiente e lo sviluppo, tenutosi a Rio de Janeiro (la prima storica conferenza mondiale sullo sviluppo sostenibile). Dai dibattiti che hanno avuto luogo in tale sede, si è deciso di procedere alla stesura della celebre Convenzione quadro sui mutamenti climatici,4 ratificata da 152 paesi nel 1994, che indica l’importante obiettivo generale di non superare un determinato livello di concentrazione di CO2 nell'atmosfera al fine di mantenere costante il livello della temperatura terrestre. Non di minore rilevanza sono state le successive Conferenze delle Parti (Berlino 1995, Ginevra 1996, Kyoto 1997, etc.) convocate tra i firmatari della suddetta Convenzione, che hanno dato luogo ad importanti risultati in materia di sostenibilità ambientale. Ad oggi, il più importante esempio dell’impegno e della cooperazione internazionale a favore dello sviluppo sostenibile in ambito ambientale è certamente il Protocollo di Kyoto, ratificato nel 1997 ed entrato in vigore nel 2005, che stabilisce la riduzione entro il 2008-2012 dell'emissione mondiale di CO2 del 5,2% rispetto alle emissioni del 1990.5 Un importante numero di nazioni del mondo (Annex B), si sono impegnate a ridurre le emissioni di gas serra ritenute responsabili, almeno in parte, del riscaldamento globale, al fine di contenere le conseguenze disastrose per l’uomo, che deriverebbero dall’innalzamento della temperatura media terrestre. Questa riduzione si rende possibile attraverso varie iniziative. In primo luogo il risparmio energetico consente il contenimento dell’energia utilizzata dagli impianti delle imprese per i processi produttivi; il miglioramento dell’efficienza energetica supportato dallo sviluppo tecnologico permette di produrre una stessa quantità di output con un minore dispendio di energia o di utilizzare fonti di energia alternative per ridurre l’uso dei combustibili fossili; anche la costruzione di edifici eco-compatibili favorisce l’efficienza energetica, allo stesso modo un consumo di energia più consapevole e responsabile da parte di famiglie e singoli individui. Le imprese possono facilitare la protezione dell’ambiente anche attraverso l’incremento dei serbatoi di carbonio, riserve naturali che accumulano e stoccano carbonio. Le foreste ad esempio consentono di catturare, tramite il processo naturale di respirazione degli alberi, una importante quantità di CO2.
Nell’ambito invece economico e sociale si registra un’attenzione particolare al concetto dello sviluppo sostenibile applicato a livello impresa (contraddistinto dal termine Responsabilità Sociale d’Impresa). La redazione dei Bilanci di impresa Sociali ed Ambientali sono esempi di iniziative ad adozione volontaria con le quali – separatamente dagli obiettivi di produzione e creazione di valore economico – si descrivono le relazioni principali tra l’impresa e l’ambiente e la società. Oltre a questi strumenti esistono molteplici standard, utili alla realizzazione degli stessi obiettivi comunicativi. E’ prevista a breve, ad esempio, la pubblicazione della norma ISO 26000 "Guida sulla responsabilità sociale" con cui si mira a rendere più consapevoli e a responsabilizzare le imprese e altre forme di organizzazione circa l’impatto generato dalle loro attività oltre che sulla società, sull’ambiente. Quanto ai modelli organizzativi aziendali si può riportare l’esempio della norma ISO 9004, "Linea guida per il miglioramento delle prestazioni" (riferimento normativo internazionale per i Sistemi di gestione, non solo aziendali, della qualità), che nella prossima revisione prevista, sarà rinominata "Managing for sustainability". Questo cambiamento sta proprio a sottolineare il necessario sforzo delle varie forme di organizzazione verso un impegno più orientato al lungo termine e che sviluppi un bilanciamento dei vari interessi dell’universo degli stakeholders.
Tra i fattori che influiscono maggiormente nel mantenere acceso il dibattito sullo sviluppo sostenibile e responsabilità sociale d’impresa, vi sono:
- le trasformazioni in corso nei sistemi economici;
- l'influenza dei criteri sociali ed ambientali sulle scelte dei consumatori ed investitori;
- le informazioni a disposizione sull'attività delle imprese grazie alla "trasparenza arrecata dai mezzi di comunicazione e dalle tecnologie moderne dell’informazione e della comunicazione nell’attività delle imprese" (Libro Verde, 2001).6
- l'attenzione crescente a qualità della vita, sicurezza e salute degli individui;
- l'interesse verso la salvaguardia del patrimonio ambientale e la consapevolezza dell’influenza umana sull’ambiente.
Questi e molti altri eventi hanno fatto si che si generassero, negli ultimi decenni, nuove correnti di pensiero economico che hanno spinto la filosofia liberale, intesa come ricerca del massimo profitto, ad acquisire nuove sfumature e a dare progressivamente maggiore priorità al raggiungimento di obiettivi qualitativi, come sociali, ambientali e di crescita sostenibile.
L’idea dello sviluppo sostenibile, sebbene comunemente condivisa, ha incontrato, soprattutto negli ultimi anni, aspre critiche nei sostenitori della Teoria della Decrescita o della Decrescita Sostenibile che ha suscitato un grande interesse in occasione del Convegno internazionale ‘Défaire le développement, refaire le monde’ (Disfare lo sviluppo, rifare il mondo), tenutosi nel 2002 nei palazzi dell’UNESCO. Nel 2003 è stato riproposto un secondo convegno a Lione organizzato da un gruppo di ecologisti. Tra i sostenitori più riconosciuti della critica allo sviluppo sostenibile ci sono ad esempio Serge Latouche, Maurizio Pallante e Jacques Grinevald. I primi muovono una critica dal punto di vista storico e socio-economico (ad es. critica all’utilitarismo), che parte dalla constatazione del fallimento del modello di sviluppo attuale che ha lasciato indietro il Sud del mondo ed è fonte delle esistenti ingiustizie sociali. Jacques Grinevald parte da una critica più "fisica" all’attuale sviluppo che evidenzia i limiti che le leggi naturali impongono al concetto di crescita economica. Non è possibile sviluppare un processo di crescita basata su continui incrementi di produzione che sia allo stesso tempo compatibile con la sostenibilità ambientale. La crescita sostenibile, incontra quindi i suoi limiti nella capacità della biosfera (ambiente) di assorbire gli effetti dell'attività umana - rifiuti e inquinamento - senza pregiudicare l'equilibrio ambientale da cui dipendono la vita e la sopravvivenza stessa dell'uomo.
Entrambi i filoni propongono un modello di sviluppo alternativo, che invita ad una inversione di rotta rispetto al modello di sviluppo occidentale: non più crescita quindi, ma decrescita sostenibile. I paesi del Sud, nel loro processo di crescita non dovranno seguire i sentieri tracciati dai paesi occidentali o più avanzati, ma dovranno dirigersi verso un’altra direzione.
-------------------------------------------------------------
1Our common future (1987). The World Commission on Environment and Development, Assemblea Generale delle Nazioni Unite
2Art 1 e 3, Dichiarazione Universale sulla Diversità Culturale, UNESCO, 2001
3Sen, Amartya K. (1979). Utilitarianism and Welfarism. The Journal of Philosophy, LXXVI (1979), 463-489
Sen, Amartya K. (1985). Commodities and Capabilities. Oxford: Oxford University Press
Sen, Amartya K. (1999). Development As Freedom. New York: Knopf
4Cfr. sito: http://unfccc.int/2860.php
5The Kyoto Protocol. Scaricabile dal sito: http://unfccc.int/kyoto_protocol/items/2830.php
6Libro Verde della Commissione delle Comunità Europee (2001), Promuovere un quadro europeo per la responsabilità sociale delle imprese. Bruxelles, COM(2001) 366.


© 2009 ASSONEBB