nuovissima Enciclopedia di banca, borsa e finanza

Lettera selezionata: S

  • S&P/MIB

    Indice sintetico calcolato e pubblicato da Borsa Italiana spa dal 2.6.2003 (base 31/12/1997= 24.402) di 40 azioni quotate al Mercato Maggiore e al Nuovo Mercato, selezionate principalmente sulla base di criteri del settore di appartenenza, liquidità e di capitalizzazione del flottante. È diffuso ogni 30 secondi utilizzando i prezzi dell’ultimo contratto concluso su tutti i componenti. L’indice S&P/MIB è sottostante ai contratti derivati futures FIB 30 e MINIFIB e ai contratti di opzione Mibo 30. Calcolato e diffuso in tempo reale, S&P/MIB èl’unico indicatore azionario italiano disegnato secondo l’approccio internazionale e riconosciuto di Standard & Poor’s.

  • S&P/MIB FUTURES

    Future negoziato a Milano sull’IDEM, costituito da un contratto a termine, standardizzato, avente come attività sottostante l’indice S&P MIB. L’indice di riferimento è lo S&P/MIB.

  • SAARC

    Acr. di: South Asian Association for Regional Cooperation (Associazione dell’Asia Meridionale per la Cooperazione Regionale). La SAARC è un’organizzazione, costituita l’8.12.1985 tra Bangladesh, Bhutan, India, Maldive, Nepal, Pakistan, Sri Lanka per promuovere la cooperazione per lo sviluppo economico, sociale e culturale della regione. Ha sede a Kathmandu nel Nepal. Gli organi della SAARC sono il meeting dei capi di Stato, un Consiglio dei ministri (composto dai ministri per gli affari esteri degli Stati) con compiti politici, un Comitato permanente (Standing Committee) composto anche dai ministri per gli affari esteri, con compiti esecutivi, 11 Comitati tecnici e 4 Centri regionali (informazione per l’agricoltura, tubercolosi, meteorologia, documentazione della SAARC). Nel 1988 è diventato operativo il SAARC Food Security Reserve per far fronte a carestie. Gli Stati membri hanno stipulato convenzioni contro il terrorismo e il traffico di stupefacenti. Lo strumento principale di cooperazione della SAARC è il South Asian Preferential Trading Arrangement (SAPTA)entrato in vigore a fine 1995, che concede mutue riduzioni tariffarie. Connesso al SAPTA sono le trattative in corso per la realizzazione di un’area di libero scambio dell’Asia del Sud, la SAFTA (South Asian Free Trade Area).

  • SACE



    SACE nasce nel 1977 come Sezione speciale per l’assicurazione del credito all’esportazione istituita con legge 24 maggio 1977 n. 227 presso l’INA. Successivamente con il D.lgs. 31 marzo 1998 n. 143 avviene la sua prima trasformazione in Istituto per i Servizi Assicurativi del Commercio Estero con sede in Roma e personalità giuridica di diritto pubblico, sottoposta alla vigilanza del Ministero dell’economia e delle finanze e della Corte dei conti. L’ente pubblico viene infine trasformato, con legge 24 novembre 2003 n. 326, in società per azioni con la denominazione di SACE S.p.A. - Servizi Assicurativi del Commercio Estero – a decorrere del 1° gennaio 2004. SACE S.p.A. è partecipata al 100% dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, detiene la totalità di SACE BT (società per azioni soggetta alla vigilanza di ISVAP e operante nei rami Credito Cauzioni e Altri Danni ai Beni) e di SACE Fct (società per azioni costituita nel 2009, iscritta all’elenco generale degli intermediari finanziari e operante nel settore del factoring). SACE BT è a propria volta azionista unico di SACE Servizi, società attiva nei servizi di acquisto e gestione di informazioni commerciali. SACE S.p.A. è presente con diverse sedi in Italia (Roma, Milano, Lucca, Modena, Bari, Torino, Monza e Venezia – Mestre) e all’estero (Mosca, Hong Kong, Johannesburg e San Paolo). SACE S.p.A., secondo quanto previsto all’articolo 2 del D.lgs. 31 marzo 1998 n. 143, si occupa principalmente di "rilasciare garanzie, nonché ad assumere in assicurazione i rischi di carattere politico, catastrofico, economico, commerciale e di cambio ai quali sono esposti (..) gli operatori nazionali nella loro attività con l'estero e di internazionalizzazione dell'economia italiana. Le garanzie e le assicurazioni possono essere rilasciate anche a banche nazionali o estere per crediti da esse concessi ad operatori nazionali o alla controparte estera, destinati al finanziamento delle suddette attività, nonché per i crediti dalle stesse concessi a Stati e banche centrali destinati al rifinanziamento di debiti di tali Stati". In sostanza il gruppo offre alle imprese italiane prodotti per l’assicurazione contro una serie di rischi cui sono esposte nell’ambito del processo di internazionalizzazione, curando anche il finanziamento e la gestione dei crediti, con una copertura estesa a 181 paesi in tutto il mondo. Le principali tipologie di rischi assicurati (secondo quanto stabilito dalla Deliberazione CIPE del 9 giugno 1999, n. 93) sono: il rischio di credito, connesso al mancato pagamento parziale o totale del debitore; il rischio di mancata o ritardata restituzione parziale o totale delle cauzioni, depositi o anticipazioni; il rischio di escussione delle fidejussioni previste per concorrere ad aste e appalti, a fronte di pagamenti anticipati a garanzia di buona esecuzione del contratto; il rischio di produzione, per impossibilità di eseguire le prestazioni contrattuali; il rischio di requisizione, confisca o comportamento arbitrario da parte dello Stato estero; il rischio di distruzione o danneggiamento di beni connessi all’operazione assicurata; il rischio di investimento all’estero  a cui è esposto l’operatore nazionale nel caso in cui costituisca, partecipi o controlli un’impresa estera. Le cause dei sinistri possono essere non solo di natura commerciale ma anche politica (come ad esempio il mancato trasferimento valutario causato da eventi politici o economici o fluttuazioni dei tassi di cambio a causa di disposizioni legali adottate nel paese debitore ma anche guerre, catastrofi naturali e disordini civili). Infine Sace offre anche consulenza e supporto alle imprese per operazioni commerciali, finanziarie e di project & structured finance per favorirne l’espansione all’estero. 

    Link: www.sace.it

    Redattore: Bianca GIANNINI
    © 2010 ASSONEBB

     

     

     

     

     

     

  • SACRESTIA

    Ambiente di una banca costituito da diversi locali appositamente attrezzati ed isolati dagli altri, allo scopo di renderli idonei alla protezione ed al maneggio dei valori. A questi locali, chiamati caveaux, si accede passando attraverso una o più porte corazzate per la cui apertura è necessario l’intervento di più persone (almeno il cassiere capo e uno o più funzionari), ciascuna delle quali dispone di una chiave diversa dalle altre. All’atto dell’apertura del caveau si procede alla redazione di un verbale che deve essere firmato da tutte le persone cui è demandato tale compito. Il termine sacrestia deriva da quello in uso nella nomenclatura ecclesiastica per designare il luogo, annesso alla chiesa, in cui venivano custoditi arredi e paramenti sacri.

  • SADC

    Acr. di Southern African Development Community. Costituita il 17.8.1992 dalla Southern African Development Coordination Conference (SADCC) con sede a Gaborone (Botswana). È un’associazione di Stati che ha per obiettivo di promuovere lo sviluppo e l’integrazione Co economica regionale. Ne fanno parte 14 Paesi:Angola, Botswana, Lesotho, Malawi, Mauritius, Mozambico, Namibia, Repubblica Democratica del Congo, Seychelles, Sud Africa, Swaziland, Tanzania, Zambia, Zimbabwe.

  • SALAM

    E’ un contratto di vendita tra compratore (rabb-us-salam) e venditore (muslam ilaih) con consegna a termine (forward) e pagamento a pronti (spot). Rappresenta un’eccezione alla condizione di "piena disponibilità del bene oggetto della transazione", essenziale per la Shari’ah affinché un contratto di vendita sia valido. Le condizioni perché una transazione salam possa aver luogo sono:
    - il pagamento del prezzo deve essere completo e al momento della conclusione del contratto;
    - il bene oggetto della transazione deve essere specificato in qualità e quantità;
    - il momento e il luogo della consegna devono essere definiti;
    - non sono ammesse contropartite in beni.

    © 2010 ASSONEBB

  • SALDACONTO

    Il termine saldaconto ricorreva nell’art. 102 della l.b. del 1938, che riconosceva ad alcune categorie di enti creditizi, cioè istituto d’emissione, istituti di credito di diritto pubblico, BIN (v. banca di interesse nazionale) e casse di risparmio di una certa dimensione, la possibilità di ottenere il decreto ingiuntivo ex art. 633 c.p.c. in base “all’estratto dei loro saldaconti certificato conforme alle scritturazioni da uno dei dirigenti dell’istituto interessato”. In assenza di una definizione legislativa, non era chiaro il significato proprio di tale termine che, del resto, era ignoto alla pratica bancaria. Il TUBC (che ha abrogato la l.b. 1936), all’art. 50 ha esteso la possibilità a tutte le banche e ha sostituito la parola “saldaconto” con estratto conto (art. 50 - Decreto ingiuntivo. “La Banca d’Italia e le banche possono chiedere il decreto d’ingiunzione previsto dall’articolo 633 del codice di procedura civile anche in base all’estratto conto, certificato conforme alle scritture contabili da uno dei dirigenti della banca interessata, il quale deve altresì dichiarare che il credito è vero e liquido”).

  • SALDO

    1. La differenza tra la colonna del dare e quella dell’avere di un conto che si iscrive nella colonna dal totale minore a bilancio. Nella contabilità a partita doppia per il bilancio di esercizio si definisce “saldo” il valore mediante il quale si “azzera” e si chiude un conto quando viene girato al conto economico o allo stato patrimoniale. In questo significato il saldo assume di volta in volta la denominazione di “risultato”, “utile” (nelle varie specie), “margine lordo”, “patrimonio netto” ecc. Esistono anche casi particolari di saldi, p.e. quando si chiudono periodicamente i conti accesi all’IVA a debito o a credito. 2. La somma residua che il debitore deve dare e il creditore deve avere su una fattura o un estratto conto. 3. Nella pratica del commercio al dettaglio “saldo” e, più frequentemente, “saldi” indicano la vendita di fine stagione, in ingl. clearance sale.

  • SALDO CONTABILE DI CONTO CORRENTE

    La tecnica delle operazioni bancarie considera le seguenti tre espressioni di saldo di contocorrente: il saldo contabile, il saldo liquido e il saldo disponibile. Il saldo contabile in un dato momento risulta dalla differenza tra le operazioniregistrate a credito e quelle registrate a debito in ordine di data; esso pertanto comprende anche le partite postergate (v. partita postergata) ed è il saldo solitamente risultante dall’estratto conto. Il saldo liquido, desunto dalla staffa, si determina dalla differenza tra le operazioni a debito e quelle a credito ordinate in base alla valuta e per le quali quest’ultima è anteriore o al limite coincidente con la data di determinazione del saldo stesso. In alternativa il saldo liquido si può ottenere sottraendo dal saldo contabile le partite accreditate con valuta posteriore alla data del saldo stesso e sommando ad esso quelle addebitate sempre con valuta successiva. P.e., se il correntista versa un assegno bancario fuori piazza che la banca accredita assegnando una valuta successiva di 7 giorni, l’operazione concorre subito a determinare il saldo contabile e dopo 7 giorni a determinare il saldo liquido. I prelevamenti da un conto sul quale si riscontra una differenza fra il saldo liquido e quello contabile possono determinare lo scoperto per valuta. Il concetto di saldo disponibile è riferito ai conti correnti attivi ed è dato dall’ammontare del fido utilizzabile dal correntista così come risulta dal saldo contabile rettificato da talune voci (tra cui p.e. le partite avvisate dare e avere, i versamenti di assegni con valuta a maturare ecc.) ed incrementato dal margine disponibile sul fido per cassa concessogli dalla banca.

  • SALDO CORRETTO PER IL CICLO ECONOMICO

    Il saldo dei conti pubblici corretto per gli effetti del ciclo economico fornisce una stima del saldo che si registrerebbe qualora il sistema economico si collocasse sul suo sentiero di crescita tendenziale, senza presentare fluttuazioni cicliche.
    Fonte: Banca d'Italia

  • SALDO DISPONIBILE DI CONTO CORRENTE

    Saldo del conto corrente che risulta deducendo dal saldo liquido di conto corrente le partite a credito e aggiungendo quelle a debito la cui valuta è già scaduta, ma il cui esito ancora non è noto alla banca. Il concetto di saldo disponibile è riferito ai conti correnti attivi ed è dato dall’ammontare del fido utilizzabile dal correntista così come risulta dal saldo contabile rettificato da talune voci (tra cui p.e. le partite avvisate dare e avere, i versamenti di assegni con valuta a maturare ecc.) ed incrementato dal margine disponibile sul fido per cassa concessogli dalla banca. Nella contabilità a partita doppia per il bilancio di esercizio si definisce “saldo” il valore mediante il quale si “azzera” e si chiude un conto quando viene girato al conto economico o allo stato patrimoniale.

  • SALDO FINANZIARIO

    Differenza tra il flusso complessivo delle attività finanziarie e quello delle passività dei diversi settori istituzionali. Concettualmente corrisponde all’accreditamento o all’indebitamento netto del conto del capitale della contabilità nazionale. Discrepanze tra questi due saldi possono essere determinate dalle diverse fonti utilizzate.
    Fonte: Banca d'Italia

  • SALDO NON LIQUIDO DI CONTO CORRENTE

    Parte del saldo creditore di un conto corrente di corrispondenza, dato dalla somma di tutte le partite, registrate a credito di quel conto, che non siano ancora “liquide” al momento in cui il saldo del conto viene calcolato. La distinzione fra partite liquide e non liquide è molto importante, poiché mentre le prime sono liberamente utilizzabili (corrispondendo a somme precedentemente versate), quelle non liquide, derivanti generalmente da titoli di credito versati dal cliente per l’incasso e accreditati con la clausola salvo buon fine, sono sì utilizzabili, ma non avendo ancora concretamente dato luogo a una entrata monetaria, comportano il pagamento di interessi passivi da parte del cliente, ovviamente per le sole quote da questi effettivamente utilizzate. Si ha in questo caso una vera e propria operazione di finanziamento a breve o brevissima scadenza.

  • SALDO STRUTTURALE

    Saldo dei conti pubblici calcolato al netto degli effetti del ciclo economico e delle misure temporanee. Nelle analisi della Banca d’Italia gli effetti del ciclo economico sono stimati sulla base di una metodologia, descritta nella Relazione annuale sul 2000 (cfr. il paragrafo: La politica di bilancio del 2000 del capitolo C); essa tiene conto, oltre che del livello del prodotto, anche della sua composizione e della distribuzione del reddito. I criteri seguiti per identificare le misure temporanee sono descritti nella Relazione annuale sul 2006 (cfr. il paragrafo: L’indebitamento netto nel 2006 del capitolo 11).
    Fonte: Banca d'Italia

  • SALDO TENDENZIALE

    Saldo dei conti pubblici valutato nell’ipotesi di assenza di interventi da parte dell’autorità responsabile della politica di bilancio.
    Fonte: Banca d'Italia

  • SALVATAGGIO DELLE BANCHE VENETE 2017

    La Banca d'Italia ha descritto nei dettagli presso la Commissione Finanze della Camera i dettagli dell'operazione di salvataggio delle banche venete.

    Il 23 giugno 2017 la Banca Centrale Europea ha dichiarato lo stato di “dissesto o rischio di dissesto” per Veneto Banca S.p.A. e Banca Popolare di Vicenza. La BCE ha deciso che l’avvio di una procedura di risoluzione prevista dalla direttiva BRRD (si veda Bail in e crisi bancarie per dettagli) non fosse nell’interesse pubblico, ai sensi della normativa europea; con ciò ha dichiarato che la gestione dei passi successivi della crisi delle due banche sarebbe passata a livello nazionale.

    La soluzione della crisi è consistita nella liquidazione coatta amministrativa delle due banche e nella contestuale cessione a Gruppo Intesa Sanpaolo di attività e passività delle stesse, a eccezione di alcune poste.

    In questo documento i dettagli.

  • SALVO ARRIVO

    Clausola usata nei contratti di vendita, quando ricorre il trasporto marittimo. L’inserimento nel contratto del salvo arrivo o a felice arrivo della nave conferisce allo stesso natura di contratto condizionale, sottoposto cioè a condizione “sospensiva”, e quindi non produttivo di effetti giuridici fino all’arrivo della nave. Gli operatori commerciali, che normalmente richiedono l’inserimento di questa clausola nel contratto di vendita, attribuiscono particolare importanza alla disponibilità della merce acquistata, al punto che l’eventuale indennizzo da parte della compagnia di assicurazione per la perdita della merce non li soddisferebbe, e preferiscono subordinare l’efficacia stessa del contratto all’arrivo dei beni.

  • SALVO ASSAGGIO

    Clausola che ricorre nel commercio dei prodotti commestibili, inserita nel contratto di vendita nella parte relativa all’accertamento della qualità della merce. Tale clausola configura una condizione sospensiva del contratto sino allo scioglimento della riserva connessa alla comunicazione del gradimento della merce da parte del compratore.Nel contratto potranno essere indicati i termini entro cui tale gradimento dovrà essere espresso, decorsi i quali il contratto s’intenderà perfezionato in quanto la condizione sarà ritenuta verifi- cata. Ciò normalmente avviene, secondo gli usi commerciali, qualora la merce sia depositata presso il compratore, mentre se si trova presso il magazzino del venditore e il compratore, pur potendo disporne liberamente ai fini dell’accertamento della qualità, non effettua l’assaggioentro il periodo prefissato o contemplato dagli usi, il contratto dovrà considerarsi privo di efficacia.

  • SALVO AVVISO

    Clausola inserita nel contratto di conto corrente di corrispondenza, in virtù della quale la banca può pagare gli assegni, emessi dal corrispondente a favore di terze persone, solo quando lo stesso le ha fatto pervenire l’avviso di emissione.

  • SALVO BISOGNO

    Clausola inserita nei listini privati dei prezzi (v. listino dei prezzi) o nel listino dei cambi. Questi contengono prezzi o condizioni per i singoli affari che, in base ad una serie molto varia di circostanze, possono essere considerati soggetti a possibili variazioni. In questo caso, per evidenziare la relatività delle indicazioni del listino, vi si inserisce la clausola salvo bisogno o eccedenza.

  • SALVO BUON FINE

    Acr.: SBF. Clausola adottata in occasione dello sconto o della presentazione all’incasso di titoli di credito (CAMBIALE), ricevute, fatture (v. sconto fatture; ricevuta bancaria). La banca consegnataria, ricevuti i titoli suddetti, accredita subito al versante l’importo relativo (salvo addebito di spese, commissioni o sconti, a seconda del contratto in cui tale clausola è inserita), con l’obbligo per il cedente di rimborsare la somma oggetto della cessione dei titoli qualora questi risultassero inesigibili.

  • SALVO BUON FINE, ANTICIPO E ACCREDITO

    Insieme di operazioni attraverso le quali è accettata una cambiale all’incasso con l’accreditamento immediato in conto corrente del relativo importo al netto delle competenze spettanti alla banca. La banca svolge una specifica istruttoria e determina, per ciascun richiedente, il limite d’importo massimo utilizzabile, il cosiddetto castelletto salvo buon fine, oltre che le caratteristiche della carta commerciale accoglibile.

    Tale operazione rappresenta un’alternativa allo sconto, al quale si ricorre, ormai, con sempre minore frequenza. L’importo totale degli effetti cambari presentati deve rientrare nella capienza residua del fido accordato, cioè non deve superare la differenza tra l’ammontare del fido concesso e quello degli effetti già presentati e non ancora scaduti. Trattandosi di un credito a carattere rotativo, la disponibilità in conto si ripristina a mano a mano che gli effetti vanno a “buon fine”. Varie sono le modalità con cui l’operazione s.b.f. può essere eseguita: si distingue innanzitutto fra utilizzo con disponibilità immediata e utilizzo a valuta maturata.

    1. Utilizzo a valuta maturata. La prima forma rappresenta una vera e propria concessione di credito, con cui il cliente smobizza i propri crediti commerciali; la seconda al contrario non rappresenta una concessione di credito, poiché l’importo degli effetti viene messo a disposizione del cliente solo alla scadenza adeguata. L’accredito s.b.f. con disponibilità a valuta maturata comporta la registrazione degli effetti in un conto transitorio infruttifero con funzione di pura evidenza e da questa sono girati al conto corrente di corrispondenza del cliente solo quando è giunta a maturazione la valuta adeguata calcolata tra le scadenze convenzionali di ogni gruppo di effetti presentati. Le competenze dovute alla banca (commissioni, diritti, spese) vengono registrate nel conto corrente di corrispondenza nello stesso giorno dell’assunzione all’incasso degli effetti, con uguale valuta. 2. Utilizzo con disponibilità immediata. Il portafoglio salvo buon fine con disponibilità immediata invece può essere attivato con tre distinte procedure che comportano differenti costi per la clientela: accredito diretto in conto corrente con valuta adeguata; accredito degli effetti in un conto anticipo; rilevazione con valuta adeguata degli effetti presentati in un conto transitorio di evidenza collegato con il onto corrente.

    2.a) Con la prima procedura (accredito diretto in conto corrente con valuta adeguata) la banca accredita al cliente il valore nominale degli effetti, attribuendo però una valuta posteriore alla scadenza dei titoli, detta scadenza convenzionale, che si ottiene aggiungendo alle scadenze indicate sui titoli alcuni giorni, variabili a seconda che gli effetti scadano su piazza o fuori piazza (circa 10 o 20 rispettivamente) e a seconda che siano a vista o a scadenza (per gli effetti a vista si aggiungono alla data di presentazione 15 o 25 giorni se riscuotibili su piazza o fuori piazza). La banca addebita al cliente le commissioni d’incasso, il diritto di brevità (per le sole cambiali, qualora siano presentate pochi giorni prima della scadenza; non per le ricevute bancarie, che non sono soggette a protesto e che non hanno quindi rigidi termini di scadenza), e l’eventuale diritto di avviso d’incasso, con valuta in giornata. Si notino le differenze che l’accreditamento salvo buon fine presenta rispetto allo sconto: nel salvo buon fine viene accreditato il valore totale degli effetti con valuta futura, mentre nello sconto il netto ricavo viene accreditato con valuta immediata; nel salvo buon fine, inoltre, gli interessi passivi vengono pagati soltanto se l’utilizzo determina uno “scoperto per valuta” e solo sugli importi effettivamente utilizzati, mentre nello sconto essi vengono addebitati all’atto dell’operazione, anche se l’importo anticipato non viene poi utilizzato completamente.

    2.b) In base alla seconda procedura di utilizzo (accredito degli effetti in un conto anticipo) il valore nominale degli effetti viene accreditato in un conto corrente transitorio e fruttifero, detto conto anticipato su effetti salvo buon fine, con scadenza adeguata, ovvero quella scadenza che avrebbe un solo effetto teorico avente importo uguale alla somma degli importi dei diversi effetti presentati e raggruppati dalla banca, e viene girato, il giorno stesso, in avere del conto corrente (con valuta in giornata); nello stesso conto corrente vengono addebitati i diritti di incasso e le commissioni con valuta il giorno di presentazione degli effetti. Il conto anticipo su effetti salvo buon fine può essere tenuto secondo diversi procedimenti computistici, ma nella maggior parte dei casi per uniformare le procedure a quelle in uso per il conto corrente, le banche usano il metodo scalare procedimento amburghese. Gli interessi, maturati sul conto anticipo e addebitati al cliente in conto corrente, vengono liquidati ogni trimestre ad un tasso che è sempre inferiore al tasso debitore del conto corrente, dal momento che la banca usufruisce di ulteriori vantaggi, quali il possesso di effetti che le consentono di incassare con rapidità le somme prestate e rendono l’operazione autoliquidabile, oltre che un rendimento effettivo notevolmente superiore al tasso dichiarato per l’incidenza dei giorni aggiunti alle scadenze facciali per stabilire le scadenze convenzionali. È importante notare a questo proposito che il cliente paga gli interessi sull’importo globale dei titoli presentati e per l’intero periodo di anticipo, indipendentemente dagli utilizzi effettivi dei fondi. 2.c) La terza procedura adottabile per l’utilizzo del portafoglio s.b.f. con disponibilità immediata (rilevazione con valuta adeguata degli effetti presentati in un conto transitorio di evidenza collegato con il conto corrente) consiste nel permettere al cliente affidato di utilizzare in conto corrente di corrispondenza a tasso di favore un importo pari a quello degli effetti presentati all’incasso salvo buon fine e rilevati in un conto evidenza (senza che questi vengano materialmente accreditati in conto corrente prima della loro valuta adeguata). Sui saldi a debito in conto corrente di corrispondenza garantiti in senso lato dal portafoglio in essere risultante nel conto evidenza, la banca applica un tasso inferiore a quello previsto per i conti anticipo sopra esaminati, allorché si tratta di clientela primaria, a cui si vuole riservare un trattamento particolarmente conveniente. L’accredito degli effetti presentati all’incasso salvo buon fine avviene direttamente in conto corrente di corrispondenza nel giorno della loro valuta adeguata. Sempre in conto corrente si addebitano le commissioni d’incasso, con valuta il giorno di presentazione e l’importo degli eventuali insoluti maggiorato da diritti e spese. Tale procedura, nuova nel nostro sistema bancario, viene applicata con talune varianti.

  • SALVO ERRORI E OMISSIONI

    Acr.: s.e.o. Clausola solitamente inserita in calce a fatture, ricevute, conti, note di accredito o di addebito, estratti-conto e simili, mediante la quale l’emittente dei documenti sopra citati avverte esplicitamente il destinatario degli stessi che l’importo da essi risultante deve considerarsi suscettibile di rettifica qualora siano presenti errori materiali di calcolo o errori costituiti dall’esclusione (o dall’inserimento) di determinatepartite che facciano (o non) parte del conteggio riportato. L’uso della citata clausola è soprattutto dettato da ragioni pratiche ed è frutto di una prassi abituale, poiché l’esistenza (o l’inesistenza) di essa nel documento non vale a modificare la regola giuridica secondo la quale è sempre possibile pretendere la correzione di conteggi errati.

  • SALVO INCASSO

    Clausola inserita nel mandato con il quale il cliente conferisce alla banca l’incarico di curare l’incasso di ricevute, titoli di credito ed effetti in genere (v. presentazione all’incasso). Per essa, la banca metterà a disposizione del cliente il controvalore degli effettiversati salo dopo che questi siano stati materialmente incassati e salvo, comunque, il diritto della banca di ritenere sulle somme riscosse le commissioni e i diritti che le spettano in base al contratto. Tale clausola viene abitualmente adottata quando il cliente non sia conosciuto dalla banca, o quando con esso la banca svolga scarsi affari o, ancora, quando è sconosciuta o di dubbia solvibilità la parte cui compete il pagamento dell’effetto.

  • SALVO MEGLIO

    Condizione che accompagnava un ordine di borsa quando il committente fissava un prezzo che, nel suo interesse, può essere superato nel caso di un’operazione di vendita oppure non superato nel caso di acquisto. Spettava all’intermediario eseguire l’ordine nel modo più vantaggioso per il cliente.

  • SALVO PROVA

    Clausola comunemente inserita nei contratti di vendita dei macchinari, che necessitano di un collaudo ai fini dell’accertamento qualitativo, per verificarne cioè il buon funzionamento e per controllare la conformità delle prestazioni con quelle stabilite in contratto. Per l’inserimento di questa clausola, fin tanto che la prova non è stata effettuata, la validità del contratto resta “sospesa”. Di solito nel contratto vengono indicate le modalità tecniche con cui debbono essere eseguite le prove del macchinario oggetto della compravendita e il luogo del loro svolgimento. In mancanza di specifiche pattuizioni s’intende che le prove avvengano presso lo stabilimento di produzione dei macchinari, anche per l’attrezzatura tecnica di cui normalmente questa dispone. Poiché le spese relative alla “prova” della merce compravenduta possono raggiungere, in alcuni casi, cifre elevate, è bene prevedere in contratto se debbono essere addebitate al compratore o al venditore.

  • SALVO REVOCA

    Condizione risolutiva inserita dalle banche nei contratti di apertura di credito in conto corrente a tempo indeterminato. Con la clausola “salvo revoca” la banca si riserva il diritto di recedere dal contratto in ogni momento. Di regola, la banca se ne avvale solo in presenza di fondati timori circa l’accrescimento del rischio di mancato rimborso da parte del cliente.

  • SAMURAI LEASING

    Contratto di leasing, denominato in yen, varato dalle autorità giapponesi nel 1978 al fine di ridurre il surplus della bilancia dei pagamenti attraverso la locazione di beni mobili al di fuori del Giappone. Si fondava sulla concessione di finanziamenti agevolati a locatari giapponesi, í quali acquistavano in prevalenza aerei che collocavano poi in locazione a compagnie estere a condizioni vantaggiose.

  • SANA ALLA CONSEGNA

    Clausola, inserita nei contratti di vendita che prevedono il trasporto via mare, con la quale il venditore garantisce la qualità della merce a destino. Sana alla consegna o sound delivered significa che il venditore si obbliga a consegnare la merce indenne da ogni tipo di alterazioni, cosicché, quando l’accertamento della qualità allo sbarco riveli peggioramenti rispetto alle condizioni di contratto, il compratore può rifiutare la merce, dandone avviso al venditore nel termine stabilito.

  • SANATORIA

    Negozio giuridico mediante il quale si eliminano i vizi di legittimità e quindi di validità di un atto o negozio annullabile. Nel diritto privato, il concetto di sanatoria si risolve in quello di convalida. Nel diritto amministrativo la sanatoria, diversa dalla ratifica, ricorre quando l’atto è viziato dalla mancanza di un suo presupposto necessario nel procedimento previsto dalla legge. In questo caso si ammette un intervento sanante da parte dell’organo o del soggetto che avrebbe dovuto porre in essere il presupposto mancante (p.e., l’emanazione di una proposta o di un’autorizzazione tardiva). È dubbio se vi possa essere sanatoria per la mancanza di un parere, ove questo sia obbligatorio, che deve sempre precedere la determinazione di volontà contenuta nell’atto amministrativo. Non è certamente possibile la sanatoria di un atto viziato nel merito, non potendosi eliminare le ragioni della sua inopportunità.

  • SANPAOLO IMI

    Società bancaria (Sanpaolo IMI spa) capo del gruppo omonimo aggregatosi attorno all’Istituto bancario San Paolo di Torino spa. Questo è nato alla fine del 1991 col conferimento del ramo di attività creditizia da parte della Compagnia di San Paolo, fondazione sorta per trasformazione del vecchio Istituto bancario di San Paolo di Torino-Istituto di credito di diritto pubblico in seguito alla privatizzazione ex l. 30.7.1990 n. 218. Ha preso l’attuale denominazione dopo l’incorporazione dell’Istituto mobiliare italiano-IMI avvenuta l’1.11.1998 con decorrenza contabile dall’1.1.1998. Oltre alle partecipazioni portate in dote dall’IMI, sono entrate a far parte del Gruppo tra il 1995 e il 2000: Banca nazionale delle comunicazioni - BNC (1995), Crediop (1995), Banco di Napoli con il suo gruppo (2000). BNC e Crediop sono stati incorporati nel 1995. Nell’anno successivo le attività di credito alle opere pubbliche sono state conferite a una società di nuova costituzione, denominata Crediop, ceduta al Dexia Group (v. Dexia Crediop). Nel 1999 le attività di merchant banking sono state conferite a una società, la Nuova holding subalpina - NHS, poi rinominata Nuova holding Sanpaolo IMI - NHS, oggi IMI Investimenti spa. Nel gennaio 2001 San Paolo IMI ha acquisito dalla Fondazione Cassa di risparmio di Venezia il 10,9% della Cardine banca (capo dell’omonimo gruppo bancario) successivamente incorporata per fusione nel 2002 (v. avanti al n. 4). Nel 1999 è stato acquisita una quota (19,09% a fine 2000) della Cassa di risparmio di Firenze. Nel 2001 è stato stipulalo un accordo di partenariato strategico con il gruppo francese Caisse des dépôts. A fine 2001è stata lanciata un’offerta pubblica di acquisto totalitaria sulla Banca Koper slovena.

    Nel 2003 sono state acquisite partecipazioni nella Banca delle Marche (7%) e nella Cassa di Risparmio di Firenze (18,7%). In seguito a collocamenti sul mercato nel marzo 1992, nel maggio 1997 (rispettivamente il 20% e circa il 31% del capitale dell’epoca) e a trattativa privata nell’aprile 1997 (per circa il 22% del capitale) le azioni Sanpaolo IMI e gli sono quotate alla Borsa di Milano (dall’aprile 1992; oggi allo MTA) e, come ADR, al New York Stock Exchange (NYSE) e sono negoziate al SEAQ International di Londra. La Banca depositaria degli ADR (ciascuno rappresentativo di 2 azioni) è la Morgan Guaranty Trust Company di New York. 1. Istituto bancario San Paolo di Torino. Le origini del San Paolo risalgono al tempo del riordinamento dei possedimenti sabaudi in Stato unitario compiuto da Emanuele Filiberto di Savoia-Nemours (1528-1580, duca dal 1553). Precursore era stato un Monte della Città fondato nel 1519, ma soppresso pochi anni dopo per incameramento durante l’occupazione militare nella guerra tra Francesco I e Carlo V. Il 25.1.1553 viene costituita la Compagnia della fede cattolica o Compagnia di San Paolo, dal nome del santo protettore, attiva con molte opere educative e di assistenza, oltre che del Monte di pietà per i prestiti gratuiti su pegno (di durata non superiore a sei mesi - un anno) ai bisognosi . Questo era il nucleo economicamente principale diventato poi l’attività istituzionale della Compagnia, in seguito all’autorizzazione a ricevere depositi (1581), all’avvio della concessione di crediti ai privati (inizi del Seicento) e alle amministrazioni pubbliche (1668), alla gestione del debito pubblico (affidatogli nel 1653 da Carlo Emanuele II). Nel periodo napoleonico la gestione del Monte passa alla Commissione degli ospizi e di beneficenza del comune di Torino, per ritornare alla Compagnia di San Paolo nel 1815. Questa riprende l’esercizio anche del Monte gratuito (definitivamente soppresso solo nel 1875) e sviluppa quello del Monte di pietà a interesse. La riforma dell’ordinamento disposta dal r.d. 13.2.1853 (e successive modif.) estromette le attività puramente religiose e divide la Compagnia, rinominata Amministrazione delle opere pie di S. Paolo in tre gestioni amministrativamente autonome: il Monte di pietà, l’Ufficio pio e l’Opera del soccorso, diventata nel 1883 Educandato duchessa Isabella. Nel 1866 l’Amministrazione è autorizzata all’esercizio del credito fondiario e in breve le “gestioni di credito” diventano di gran lunga preminenti rispetto alle “gestioni di beneficenza”. Nel Novecento inizia l’espansione territoriale, prima in Piemonte e Liguria e, poi, nel resto del Paese, realizzata anche rilevando attività di altri istituti. Nel 1923 il Monte di pietà è classificato tra i monti di prima categoria (r.d.l.. 14.6.1923 n. 1398) e con l’approvazione di un nuovo statuto l’Amministrazione è definita istituto di credito di diritto pubblico (r.d. 16.6.1932 n.732; fino ad allora la qualifica era stata riconosciuta solo a BNL, Banco di Napoli e Banco di Sicilia). Con l’approvazione successiva di un nuovo statuto (d.m. Tesoro 13.7.1950) viene assunta la denominazione di Istituto bancario San Paolo di Torino - Istituto di credito di diritto pubblico. In seguito alla l. 30.7.1990 n. 218 l’Istituto riprende l’antico nome di Compagnia di San Paolo e conferisce il ramo aziendale dell’attività creditizia a una nuova società per azioni con la ragione sociale di Istituto bancario San Paolo di Torino. 2. Istituto mobiliare italiano - IMI: v. la voce IMI. 3. Banco di Napoli: v. la voce Banco di Napoli. 4. Gruppo Sanpaolo IMI. Fanno parte del Gruppo diverse banche in Italia e all’estero. Quelle italiane principalmente sono, oltre alla capogruppo Sanpaolo IMI spa: Sanpaolo Banco di Napoli, le banche dell’ex Gruppo Cardine (Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, Cassa di Risparmio in Bologna, Cassa di Risparmio di Venezia, Banca Popolare dell’Adriatico; Finemiro banca, Friulcassa, quest’ultima nata nel 2003 dalla fusione della Cassa di Risparmio di Udine e Pordenone e della Cassa di Risparmio di Gorizia), Banca Fideuram quotata alla Borsa di Milano (controllata al 74%), Banca IMI (controllata al 100%) e IMI Investimenti (controllata tramite Banca IMI), l’ex IMI Lease, ora Banca OPI (ha per missione di sviluppare servizi al settore pubblico per il finanziamento egli investimenti e delle grandi infrastrutture e per la consulenza specialistica; controllata al 100%). L’80% dell’ex IMI web bank (rinominata poi IWBank) costituita da Banca IMI a fine 1999 come operatore di trading on line e per l’offerta di accesso via Internet a servizi bancari e finanziari di alto profilo qualitativo è stato ceduto nel 2002 a BPU Banche popolari unite. Nell’Albo tenuto dalla Banca d’Italia sono comprese nell’ambito del Gruppo Sanpaolo IMI molte altre società, oltre alle banche, un centinaio in tutto: finanziarie di credito, leasing, factoring ecc.; finanziarie mobiliari di gestione fondi; SIM, finanziarie di partecipazione, società strumentali, società di riscossione ecc. Tra queste, oltre alle banche già citate, per il contributo ai risultati del Gruppo hanno particolare rilievo: Sanpaolo IMI Asset Management sgr e Assicurazioni Internazionali di Previdenza- AIP.

    Oggi denomiato GRUPPO INTESA SANPAOLO

    Assonebb 2019

  • SANZIONE AMMINISTRATIVA

    Provvedimento punitivo emesso da un’autorità amministrativa in conseguenza di una violazione di disposizioni di legge o di regolamento e cioè di un illecito amministrativo. Per il criterio nominalistico dell’art. 17 c.p., ribadito dall’art. 39 c.p. (“i reati si distinguono in delitti e contravvenzioni, secondo la diversa specie delle pene per essi rispettivamente stabilite da questo codice”) l’illecito amministrativo non è reato. Le sanzioni amministrative possono consistere nel pagamento di una somma di denaro (sanzione pecuniaria), nell’obbligo di ripristino di una situazione di fatto modificata abusivamente (sanzioni ripristinatorie, come l’ordine di demolizione di opere abusive in materia urbanistica), in altri effetti negativi (pena accessoria interdittiva; sanzione disciplinare come la sospensione dall’impiego per i pubblici dipendenti). Nell’ordinamento in vigore dopo la l. 24.11.1981, n. 689 (legge che per la prima volta affronta organicamente la disciplina) l’illecito amministrativo è stato costruito sul modello dell’illecito penale (principio di legalità, riserva di legge, divieto di analogia e retroattività) e risponde all’esigenza di surrogare lo strumento penale alle “microlesioni” di beni giuridici (i.e. interessi protetti). L’illecito amministrativo non è tuttavia completamente assimilabile a quello penale e presenta una disciplina originale consentendo, p.e., forme di responsabilità solidale e di responsabilità obiettiva. La disciplina generale delle sanzioni amministrative pecuniarie è contenuta nel capo I della l. 1981/689. Le altre sanzioni sono disciplinate dalle leggi speciali che le concernono.Le sanzioni amministrative seguono il regime degli atti amministrativi e dunque sono assistite dall’esecutorietà, possono cioè essere applicate ed eseguite senza l’intervento dell’autorità giudiziaria, ferma restando la garanzia della tutela giurisdizionale avverso il provvedimento con cui esse sono state erogate. La giurisdizione in tema di ricorsi avverso tali provvedimenti è stata devoluta dal d.lg. 30.12.1999 n. 507, in via generale, al Giudice di pace. Sono state tuttavia escluse, per la rilevante difficoltà di accertamento, le materie societarie, dell’intermediazione finanziaria tributaria e valutaria, per le quali resta ferma la competenza in via generale del Tribunale in composizione monocratica. Il d.lg. 1999/507 ha inoltre riformato profondamente il sistema sanzionatorio previsto in materia di emissione di assegni senza autorizzazione o senza provvista, configurando le fattispecie appena richiamate come illeciti amministrativi cui sono riconducibili sanzioni amministrative principali di natura pecuniaria e accessorie di carattere interdittivo. La sanzione amministrativa è stata sempre più utilizzata dal legislatore nell’ambito degli illeciti d’impresa perché riferibile tanto alle persone fisiche quanto alle persone giuridiche e aperta a una varietà di modelli sanzionatori (p.e. le pene accessorie interdittive). In questa prospettiva si vedano le sanzioni contenute nel TUF (parte V, titolo II, artt. 188-196) e nel TUBC (titolo VIII, capo VI, artt. 144-162).

  • SANZIONE DISCIPLINARE

    Manifestazione del vincolo di subordinazione tipico del rapporto di lavoro è l’esercizio del potere disciplinare che, anche nell’impiego privato, è circondato da garanzie e limiti, analogamente a quanto avviene nell’impiego pubblico. Infatti le sanzioni comminabili ai dipendenti, per il caso di violazione di disposizioni o di istruzioni del datore di lavoro, a norma dell’art. 7 della l. 20.5.1970, n. 300 (il c.d. Statuto dei Lavoratori), sono solo di natura conservativa e non espulsiva (licenziamento) e possono comportare la multa di importo massimo pari a 4 ore di retribuzione e la sospensione dal servizio e dalla retribuzione al massimo per 10 giorni. Inoltre l’applicazione è subordinata a precise modalità quali: 1) la previsione di un codice disciplinare e la previa affissione dello stesso nei luoghi di lavoro; 2) la contestazione degli addebiti per iscritto; 3) l’audizione a difesa del dipendente interessato, con l’eventuale assistenza di un rappresentante sindacale; 4) il decorso di un predeterminato periodo temporale dalla contestazione per l’irrogazione delle sanzioni più gravi del rimprovero verbale. È, in genere, prevista la facoltà del datore di lavoro di procedere, in caso di gravi mancanze, alla sospensione cautelare,necessaria per consentire accertamenti ed evitare la possibilità del lavoratore di inquinare le prove. In tal caso è normalmente prevista dai contratti collettivi l’erogazione a favore del lavoratore di un determinato trattamento in attesa dell’esito degli accertamenti definitivi, secondo le modalità particolari definite dai contratti medesimi. In particolare per quanto riguarda il settore del credito, ferme restando le garanzie e le procedure prescritte dallo Statuto dei lavoratori, i provvedimenti disciplinari sono individuati dall’art. 36 del CCNL 11.7.1999 per quadri direttivi e per il personale delle arre professionali, che prevede i seguenti provvedimenti, da irrogarsi in relazione alla gravità, o alla recidività della mancanza, o al grado della colpa, senza riguardo all’ordine in cui sono elencati: rimprovero verbale, il rimprovero scritto, la sospensione dal servizio e dal trattamento economico per un periodo di tempo non superiore ai 10 giorni, il licenziamento per notevole inadempimento degli obblighi contrattuali (giustificato motivo), licenziamento per una mancanza così grave da non consentire la prosecuzione anche provvisoria del lavoro (giusta causa). Per i dirigenti, l’art. 5 del CCNL 1°.12.2000 prevede l’allontanamento dal servizio per motivi cautelari in caso di procedimento penale.

  • SANZIONE FISCALE

    Atto punitivo, collegato all’accertamento delle imposte, che lo Stato, per mezzo dei suoi organi, infligge al soggetto inadempiente per tutelare la pretesa tributaria. Il sistema delle sanzioni tributarie amministrative è stato completamente rielaborato dal legislatore attraverso i d.lg. 18.12.1997 n. 471, 472 e 473, rispettivamente recanti la disciplina delle sanzioni applicabili in materia di imposte dirette e di IVA, le disposizioni generali, la revisione delle sanzioni in materia di tributi sugli affari, sulla produzione, sui consumi oltre che di altri tributi indiretti. In particolare, si segnalano quelli che sono i principi generali ispiratori della riforma attuata. Anzitutto, si è adottata un’unica specie di sanzione pecuniaria amministrativa, in luogo della pena pecuniaria e della soprattassa in precedenza contemplate. In specie, le sanzioni amministrative previste per la violazione di norme tributarie sono la sanzione pecuniaria, consistente nel pagamento di una somma di denaro, e le sanzioni accessorie (p.e. interdizione da cariche societarie, dal conseguimento di licenze ecc.) tassativamente previste e irrogabili solo nei casi espressamente previsti. Sono poi stati fissati il principio di legalità (per cui la sanzione deve essere prevista da una norma di legge), oltre che quelli di imputabilità (per cui non può essere assoggettato a sanzione chi, al momento della commissione del fatto, non aveva, in base ai principi indicati nel codice penale, la capacità di intendere e volere) e di colpevolezza (per cui nelle violazioni punite con sanzioni amministrative ciascuno risponde della propria azione od omissione, cosciente e volontaria, sia essa dolosa o colposa). È prevista la riferibilità della sanzione alla persona fisica autrice della violazione; sono stati esplicitamente disciplinati gli istituti del concorso e della continuazione; sono state riviste le entità delle sanzioni concretamente applicabili, attuando una migliore commisurazione delle stesse all’entità soggettiva ed oggettiva delle violazioni commesse; è stato disciplinato in maniera uniforme il procedimento di irrogazione delle sanzioni, al fine di consentire al contribuente una efficace difesa e, al contempo, una sollecita esecuzione del provvedimento sanzionatorio. Accanto ai principi di carattere generale citati, la riforma ha attuato una completa revisione e riorganizzazione delle sanzioni applicabili negli specifici settori impositivi, abolendo le anomalie del previgente sistema, coordinando ed omogeneizzando la frammentaria disciplina antecedente. Si ricorda che con d.lg. 10.03.2000 n. 74 è stata attuata la riforma dei reati in materia di imposte sui redditi e di imposta sul valore aggiunto (v. frode fiscale).

  • SANZIONE PENALE

    Rappresenta il “castigo” che lo Stato, attraverso l’autorità giudiziaria, a conclusione di un processo, infligge a un soggetto che abbia commesso un reato. Sanzione penale e pena sono sinonimi e, secondo l’art. 27, comma 3, Cost., debbono “tendere alla rieducazione del condannato” e si concretizzano nella limitazione della libertà personale o nell’obbligo del pagamento di una somma di denaro. La responsabilità penale è personale (art. 27 Cost.) e, pertanto, la sanzione penale può essere inflitta soltanto all’autore materiale del reato (o al concorrente nel reato ai sensi degli artt. 110 e ss. c.p.). Le pene principali, previste dal nostro ordinamento, sono, per i delitti, l’ergastolo, la reclusione, la multa e, per le contravvenzioni, l’arresto e l’ammenda. Inoltre, sono previste pene accessorie che normalmente conseguono di diritto dalla condanna, fra cui si possono ricordare l’interdizione da una professione o arte, la sospensione dall’esercizio da una professione o arte, la pubblicazione della sentenza penale di condanna, la sospensione dall’esercizio degli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese.

  • SAPARD

    Acr. di: Special Accession Programme for Agriculture and Rural Development (fr. Programme spécial d’adhésion pour l’agriculture et le développement rural; it. Programma speciale di adesione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, ma anche Fondo agricolo di assistenza pre-adesione). Uno dei tre strumenti di pre-adesione (gli altri due sono ISPA e PHARE) finanziati dalle Comunità Europee, specializzato per aiutare i Paesi candidati nei problemi di aggiustamento strutturale del settore agricolo e delle aree rurali e nell’acquisizione dell’acquis communautaire riguardante la PAC (politica agricola comune; v. Agenda 2000). È stato avviato il 1°.1.2000 con un budget annuale di € 520 milioni per finanziare grandi progetti di sviluppo agricolo e rurale. Ha una durata fino al 2006.

  • SATOSHI NAGAMOTO

    Satoshi Nagamoto è il nome utilizzato dal programmatore che ha creato la piattaforma Blockchain di scambio dei Bitcoin criptovaluta.

    Nessuno conosce la sua identità reale, nè si può escludere che sia un gruppo di programmatori della Sylicon Valley.

    E' citato nel documentario Banking on bitcoin

  • SAVING BONDS

    Speciali titoli emessi dall’U. S. Treasury Department. Sono nominativi, non negoziabili in un mercato secondario. Possono essere sottoscritti e riscattati (prima della scadenza) o rimborsati (alla scadenza) solo presso gli sportelli autorizzati dal Tesoro (circa 40.000 organizzazioni finanziarie). La sottoscrizione può avvenire anche on line con carta di credito. Vengono emessi in tagli anche modesti e godono di benefici fiscali (esenzione dai tributi statali e municipali e differimento dell’imposta federale sul reddito). Si distinguono in tre serie: I, EE e HH. 1. I bonds delle prime due serie sono titoli di durata trentennale ad accumulazione degli interessi, computati mensilmente e capitalizzati semestralmente e sono emessi in otto tagli (da 50, 75, 100, 200, 500, 1.000, 5.000 e 10.000 dollari USA). Il pagamento degli interessi avviene alla scadenza del prestito insieme al rimborso del capitale. È ammesso il riscatto in ogni momento dopo sei mesi dalla sottoscrizione (è dovuta una penalità di tre mesi di interessi se il riscatto è richiesto nei primi cinque anni di vita del titolo). I bonds sono indicizzati. Sono emessi al valore facciale e il loro interesse è composto da una parte fissa per tutta la durata del prestito e da una parte aggiuntiva variabile, aggiornata semestralmente dal Tesoro in base all’andamento dell’inflazione. Alla scadenza viene rimborsato il montante e deve essere pagata l’imposta federale sui frutti. Gli EE bonds sono emessi a metà del loro valore facciale e fruttano un interesse pari al 90% del rendimento medio dei titoli del Tesoro a cinque anni. Essi devono raggiungere con l’accumulazione degli interessi il valore facciale entro il 17° anno e, se così non avviene, provvede il Tesoro con un accredito una tantum. Ciò significa che a questi titoli è garantito almeno un rendimento annuo composto intorno al 4,162%. Dopo questa data gli EE continuano a fruttare interessi fino alla scadenza. Alla scadenza trentennale i titolari possono riscuotere il montante, pagando l’imposta federale sul reddito per i frutti, oppure sottoscrivere bonds della serie HH, rinviando il regolamento dell’imposta di vent’anni. 2. I bonds della serie HH sono simili alle obbligazioni ordinarie con cedola semestrale e rimborso del capitale a scadenza. Gli HH bonds sono emessi in quattro tagli (500, 1.000, 5.000 e 10.000 dollari) e non possono essere acquistati cash, ma solo in sostituzione di EE bonds scaduti. È possibile integrare in contanti la frazione di taglio minimo non coperta dal rimborso degli EE bonds. Alla scadenza l’investitore può riscuotere il capitale, o sottoscrivere un’altra emissione di HH bonds.

  • SAY ON PAY

    E' il diritto degli azionisti di esprimere il voto sulla remunerazione dei manager; la SEC ha emanato nel 2012 un regolamento per rafforzare questo potere degli azionisti.

    Fonte: Il Sole 24 Ore, Il risparmio sociale, Le guide di Plus 24

  • SBF 120

    Abbr. di : Société des Bourses Françaises 120 Index. Indice elaborato dalla Borsa di Parigi sulla base della media ponderata della capitalizzazione di 120 principali società (in termini di liquidità e di capitalizzazione) e con base 31.12.1990=1.000,00. L’indice è aggiornato in tempo reale durante le negoziazioni a cadenza di 30 secondi. Viene calcolato anche uno SBF 250 che è composto da 250 società scelte in modo da rappresentare i vari settori dell’economia francese.

  • SBLOCCO DEI DEPOSITI

    Effetto liberatorio avente ad oggetto somme di denaro, titoli di credito, merci ed altro costituiti in garanzia, conseguente alla cessazione del rapporto di credito intercorrente tra banca e contraente e relativo tanto alle operazioni bancarie propriamente dette, quanto ai servizi accessori. Si configura diversamente in relazione al tipo di operazione cui inerisce. Nei depositi a garanzia di fidi accordati anticipazione bancaria) la garanzia mobiliare è costituita da titoli, merci o denaro, ma anche da libretti di deposito e depositi in conto corrente resi indisponibili. Lo sblocco di tale deposito può avvenire alla scadenza del fido, o prima della scadenza; in tal caso sarà sbloccata quella parte della garanzia che eccede il credito residuo.

  • SBLOCCO DELLE CASSETTE DI SICUREZZA

    Apertura forzata di una cassa metallica racchiusa nei locali blindati delle banche e data in locazione al cliente per la custodia dei valori. Tale operazione, che si svolge alla presenza di un notaio, è prevista nei casi di successione, richiesta giudiziale, morosità nel pagamento del canone, perdita della chiave. In quest’ultimo caso l’utente deve avvisare la banca, che provvede, con la presenza del titolare, all’apertura della cassetta ed a sostituire la serratura a spese dell’utente. Nell’ipotesi di fallimento dell’intestatario,la banca deve sigillare la cassetta di sicurezza e potrà consentirne l’apertura solo al curatore, appositamente autorizzato dal giudice. La locazione delle cassette di sicurezza risulta da una polizza, con scadenza generalmente annuale. Il contratto scaduto, se non è stato disdetto, si rinnova tacitamente, per un eguale periodo. Se, scaduto il contratto, il canone non viene pagato, la banca “intima il pagamento al- l’intestatario, con lettera raccomandata con ricevuta di ritorno e, decorsi sei mesi dall’intimazione, può chiedere al pretore, l’autorizzazione ad aprire la cassetta”. Tutte le spese derivanti alla banca in seguito allo sblocco delle cassette, per pignoramenti o sequestri, operati contro il cliente, sono a carico dello stesso.

  • SCADENZA ADEGUATA

    Detta anche adeguato di tempo. Epoca in relazione alla quale si sostituisce a un gruppo di capitali, esigibili a scadenze diverse e che maturano interessi allo stesso saggio, un capitale unico di valore nominale uguale alla somma dei singoli capitali. Serve per trovare il giorno nel quale si può pagare, o riscuotere secondo il caso, un unico capitale che si sostituisce a più debiti, o a più crediti, con scadenze diverse. Quando alla stessa data n, i capitali C1, C2, C3, …, Cn, si considerano rispettivamente investiti per un tempo t1, t2, t3, …, tn la scadenza adeguata si ottiene:

      Ct
    t =  ——
      C
    M1, M2, M3,… Mn Vi, Vz, V3,… VnyxC = Ci + C2 +… + Cna) b)c)

    a) Nel regime dell’interesse semplice si ha:

      n   n
      Chth   Chth
      h=1   h=1
    y =  ———; x   ———
      n   n
      Ch    Ch
      h=1   h=1

    b) Nel regime dell’interesse composto si ha:  

          n               n    
      1n Chvth - 1n Ch    
          h=1        h=1            n
    y,x =  ——————— , oppure y,x Chth
                            1nv           h=1

    c) Nel regime dello sconto commerciale si ha:

      n   n
      Chth   Chth
      h=1   h=1
    y ————; x= ————
      n   n
      Ch    Ch 
      h=1   h=1

    Caso particolare della scadenza adeguata è la scadenza media.

  • SCADENZA BRUCIANTE

    Data di presentazione di una cambiale alla banca per l’incasso o per lo sconto molto prossima a quella di scadenza. Gli effetti con scadenza bruciante vengono gravati oltre che delle normali competenze che il cliente paga alla banca, anche della commissione o diritto di brevità.

  • SCADENZA COMUNE

    Giorno in cui si deve pagare o riscuotere, in un’unica soluzione e allo stesso saggio, più debiti o più crediti. Stabilita la scadenza comune si possono verificare tre casi: scadenza comune anticipata; scadenza comune posticipata; scadenza intermedia. Il capitale unico da versare corrisponde, nel primo caso (scadenza comune anticipata), alla somma dei valori attuali dei singoli prestiti calcolati in base a tempi di sconto; nel secondo caso (scadenza comune posticipata) alla somma dei montanti dei singoli prestiti calcolati in base a tempi d’interesse; nel terzo caso (scadenza intermedia), alla somma dei montanti dei singoli prestiti con scadenza anteriorea quella prestabilita e dei valori attuali dei singoli prestiti con scadenza posteriore. In pratica (e con riferimento ad un debito) se un operatore economico paga in anticipo avrà diritto ad uno sconto, se paga in ritardo dovrà corrispondere interessi, se paga a una scadenza intermedia sarà tenuto alla corresponsione della somma algebrica tra sconto e interessi. La determinazione dell’importo da accreditare al cliente con la distinta di sconto è un esempio di scadenza anticipata. La scadenza comune è applicata frequentemente nei rapporti di conto corrente. Essa differisce dalla scadenza adeguata, che è la ricerca del giorno nel quale si possono pagare debiti diversi o riscuotere crediti diversi).

  • SCADENZA CONTRATTUALE

    Termine entro il quale deve essere eseguita un’obbligazione vente la sua fonte in un contratto. Nel contratto può essere stabilito che il termine sia a favore del creditore, onde il debitore non può effettuare la prestazione prima della scadenza, ma il creditore può esigerla; oppure a favore del debitore, e in questo caso il debitore può adempiere l’obbligazione prima della scadenza, ma il creditore non può pretenderla, a meno che il debitore, durante la pendenza del termine, sia divenuto insolvente o non abbia dato, o abbia diminuito le garanzie promesse. Salvo patto contrario, il termine si presume a favore del debitore.

  • SCADENZA FISSA

    Data alla quale il debitore deve adempiere la sua prestazione. Si parla di cambiale a scadenza fissa quando la stessa è individuata nel titolo con preciso riferimento a giorno mese e anno. Si parla di operazioni bancarie (v. operazioni di banca) attive a scadenza fissa quando il cliente deve rimborsare il prestito ad una data prefissata contrattualmente. P.e., nell’anticipazione a scadenza fissa, il cliente deve restituire in un’unica soluzione la somma ricevuta alla data stabilita.

  • SCADENZA IN BIANCO

    Mancanza di indicazione della data di pagamento di un titolo di credito. Il pagamento può essere effettuato dietro richiesta del possessore del titolo, e ciò in base al noto principio per cui le obbligazioni prive di un termine prefissato devono essere immediatamente adempiute. Se il titolo dicredito non ha indicata la data di scadenza, non è possibile apporvi scadenze plurime o successive, sotto pena di nullità del titolo stesso (art.38 l.camb.). È ammesso dalla legge il rilascio di titoli di credito (pagherò) in bianco, purchéne sia previsto inizialmente il successivo completamento e purché il possessore del titolo ne abbia il necessario potere.

  • SCADENZA MEDIA

    Caso particolare della scadenza adeguata nella quale tutti i capitali sono uguali tra di loro di modo che la scadenza media risulta essere: t ?(? t) / n.

    Se si indicano con M1, M2, M3,… Mn i rispettivi montanti dei capitali, la scadenza media è la durata t per la quale, impiegando il capitale totale

    n
    Ch = ? ch = nC
    h=1
    a)b)c)a)regime dell’interesse semplice
    n
    ?th
    h=1
    t = ----
    n
    regime dell’interesse composto
    n
    1n ? vth - 1nn
    h=1
    t = -------
    1nv
    n
    ? th
    h=1
    ?
    t =

    -------
    n

  • SCADENZA OPZIONALE

    Date alternative offerte alla controparte per adempiere alla propria obbligazione. Se ne ha un esempio in borsa merci nei contratti on call.

  • SCADENZARIO

    Registro nel quale sono annotate, nel mese e nel giorno in cui scadono, le posizioni debitorie e creditore di chi tiene tale libro. Le scadenze si possono riferire a crediti, debiti, beni da ricevere o consegnare. L’utilità pratica di questo libro sta nell’avere in evidenza le scadenze, in modo da evitare eventuali prescrizioni, decadenze di termini e aggravi finanziari dovuti a ritardi nei pagamenti. Nelle banche lo scadenzario è usato per il portafoglio, le accettazioni, le aperture di credito, i fidi, i cambi a termine ecc. La computerizzazione del lavoro ha informatizzato anche lo scadenzario.

  • SCALA DEI SALDI GIORNALIERI

    Prospetto in cui vengono riclassificate le partite di conto e gli eventuali saldi debitori relativi al conteggio dei “numeri” nelle operazioni di valuta dei conti correnti passivi bancari. Nell’eventualità che talune partite di conto presentino identica valuta, vengono raggruppate nel prospetto in un’unica cifra. Per effettuare tale riclassificazione si applica il metodo scalare “amburghese”, in cui i conti correnti sono messi in ordine cronologico di valuta. Nella scala dei saldi giornalieri, detta anche prospetto scalare, staffa, o reticolato, sono altresì indicati i “numeri” in base ai quali si calcolano gli interessi. Il prospetto viene normalmente rimesso in copia al cliente insieme all’estratto conto.

  • SCALA MOBILE

    Meccanismo automatico di adeguamento delle retribuzioni all’aumento del costo della vita basato su un paniere di beni e servizi che, almeno a livello teorico, dovrebbe rispecchiare i consumi mensili della famiglia tipo di un lavoratore dipendente dei settori extra agricoli. Rilevati periodicamente i prezzi dei beni e servizi contenuti nel paniere ed ottenuta, in tal modo, la spesa globale mensile di una famiglia tipo, questa viene rapportata al periodo immediatamente precedente per determinare l’incremento percentuale del costo della vita. La scala mobile è stata introdotta da accordi interconfederali nel 1945-46 nel settore industriale, poi estesa ad altri settori, tra cui il credito e il pubblico impiego. Nel tempo si sono succeduti vari meccanismi di calcolo e di periodicità di applicazione, nessuno dei quali esente da critiche per la sua possibile traduzione in veicolo di inflazione (soprattutto per l’automatismo con cui ciascuno di essi trasferisce nel circuito economico interno le variazioni di prezzo delle principali materie prime acquistate all’estero, il petrolio in primo luogo). Per grandi linee, si è passati da sistemi che hanno determinato dapprima l’attribuzione di incrementi percentuali sulle retribuzioni, poi l’erogazione di quote fisse per ogni punto di variazione dell’indice del costo della vita e, infine, l’applicazione delle variazioni del predetto indice al 100% su una parte (non molto significativa) della retribuzione ed al 25% sul rimanente. Tale ultimo meccanismo, fissato per tutti i settori con la l. 26.2.1986 n. 38 è scaduto il 31.12.1991.

  • SCALATA IN BORSA

    Incetta di titoli azionari eseguita in borsa allo scopo di assicurarsi la maggioranza di una determinata società, o, più semplicemente, per sospingere al rialzo i corsi.

  • SCALPING

    Parola inglese che designa le operazioni di trading su titoli quotati fatte con l’obiettivo di realizzare piccoli guadagni in un arco temporale breve, di solito quotidiano. Corrisponde alla parola italiana del gergo bancario e di borsa mosconata (oggi desueta).

  • SCANNER

    Dispositivo per l’acquisizione di immagini e la loro trasformazione in informazioni elettroniche gestibili con un elaboratore. (v. desktop publishing).

  • SCARTELLAMENTO

    Da scartellare, uscire dal cartello. Trasgressione delle norme pattuite con un cartello, cioè un accordo tra imprese diretto a eliminare la concorrenza sottoponendo a limiti, contingenti e regole comuni i prezzi, i volumi di produzione e di investimento, le zone di smercio. In Italia nel settore bancario il fenomeno dello scartellamento, vigendo l’Accordo interbancario per le condizioni, si è manifestato vivacemente a partire dagli anni Sessanta, accompagnato alla politica di crescita dimensionale delle banche. Essendo la crescita condizionata dalla raccolta, lo scartellamento ha riguardato specialmente i tassi passivi. Con la scomparsa dell’Accordo e il divieto di politiche collusive il fenomeno dello scartellamento ha perso significato.

  • SCARTO

    Diminuzione, aumento o comunque differenza tra due valori, in genere tra due prezzi. Ricorre in banca l’applicazione di uno scarto nell’operazione di anticipazione su titoli: dalla loro valutazione al prezzo corrente va detratta un’aliquota per tutelarsi nei confronti di un’eventuale discesa dei valori dati in garanzia o pegno. Generalmente, tale scarto viene calcolato in misura fissa prestabilita per i titoli emessi dallo Stato o da esso garantiti, mentre per altri titoli, specie societari, esso viene concordato e determinato secondo la bontà del titolo. L’applicazione di uno scarto, per le stesse ragioni ricorre anche nelle operazioni di riporto. La banca che prende titoli a riporto versando denaro contante, si garantisce contro il rischio che il corso dei titoli discenda e che il riportato non si presenti alla scadenza dell’operazione a restituire il denaro ed a riprendersi i titoli, calcolando al momento della concessione del riporto i titoli al prezzo corrente, diminuito di uno scarto più o meno sensibile a seconda della bontà degli stessi, della maggiore o minore stabilità dei loro casi, della solidità del cliente e della previsione di eventi che possano influire sull’andamento del mercato finanziario. Con la parola scarto si denota anche lo “stacco” che si determina nella quotazione dei titoli, secondo che siano negoziati a fermo o a premio, oppure lo “stacco” nel corso del cambio secondo che la carta negoziata sia a breve o a lunga scadenza. Si definisce “scarto d’emissione” anche la differenza tra il valore nominale di un titolo ed il suo prezzo di collocamento. Generalmente tale differenza è considerata come un maggiore interesse corrisposto al sottoscrittore, assumendo di conseguenza l’aspetto di un onere pluriennale per l’emittente dei titoli. Particolare importanza riveste la tecnica usata per l’ammortamento dello scarto. A tale riguardo sia l’art. 14 del d.p.r. 9.9.1973 n. 598, sia l’art. 2425 c.c. puntualizzano che l’ammortamento della differenza tra le somme dovute a scadenza e quelle ricevute all’atto dell’emissione dei titoli, debba avvenire in conformità al piano di ammortamento del prestito.

  • SCARTO CARTELLE

    Differenza tra il valore nominale ed il valore di mercato delle cartelle emesse dagli istituti di credito fondiario. L’emissione delle cartelle fondiarie è cessata a seguito dell’emanazione del d.p.r. 21.1.1976 n. 7, di riforma del credito fondiario, che ha consentito alle banche operanti in questo settore di emettere prestiti obbligazionari le cui caratteristiche tecniche non devono essere strettamente correlate a quelle degli impieghi. È stato in tal modo superato il sistema tedesco, che prevedeva l’emissione di cartelle fondiarie allo stessa tasso applicato ai mutui concessi. Per ogni mutuo stipulato veniva emessa una partita di cartelle fondiarie di pari importo, cartelle che teoricamente dovevano essere consegnate al mutuatario, per cui si definiva questo tipo di finanziamento come “mutuo in cartelle”. In effetti, però, mediante un’apposita convenzione o autorizzazione, sottoscritta contestualmente al contratto condizionato di mutuo, il mutuatario delegava l’istituto mutuante a negoziare in borsa per suo conto le cartelle fondiarie di sua pertinenza. La differenza tra valore nominale ed il netto ricavo di cui sopra si definiva appunto “scarto cartelle” e rappresentava una perdita netta per il mutuatario.

  • SCARTO DI GARANZIA

    Elemento essenzialee tipico del contratto di anticipazione bancaria concretantesi nel rapporto di proporzionalità costante fra il valore delle merci o dei titoli offerti in garanzia e l’ammontare delle somme versate dalla banca. In mancanza di determinazione della misura di tale rapporto a seguito di espressa pattuizione la legge ne fissa l’entità al 10%. Nel caso in cui lo scarto tra valore delle merci date in garanzia e somme avute in prestito venga superato, il debitore, a richiesta del creditore, è tenuto a versare alla banca il supplementodi garanzia necessaria a restaurare il rapporto originario. Se lo scarto è previsto dalle parti solo come parametro per determinare, al momento della costituzione del rapporto, l’ammontare della somma di denaro da concedere in prestito (e non come relazione necessaria e costante tra questa e la garanzia) non si avrà un contratto di anticipazione bancaria, ma un’apertura di credito, un mutuo o altro contratto di credito garantito da pegno (v. prestito su pegno). Nelle operazioni di riporto lo scarto di garanzia è la differenza fra il c.d. “prezzo” del riporto e il corso di Borsa dei titoli oggetto del contratto (v. riporto). Nella terminologia borsistica, inoltre, indica la garanzia prestata dall’agente di cambio per il buon fine delle operazioni da quest’ultimo eseguite.

  • SCELLINO AUSTRIACO

    Codice ISO: ATS. La politica di risanamento della moneta, che negli imperi centrali si impose per bloccare l’iperinflazione conseguente alla prima guerra mondiale, portò anche in Austria alla definizione della nuova unità monetaria e al ritiro della carta moneta, la nota corona austro-ungherese in circolazione, giunta al collasso. L’Austria non era nuova alle inflazioni e al cambio della moneta. Erano già scomparsi il ducato d’oro, il fiorino d’argento, la corona d’oro, il tallero, compreso quello di Maria Teresa, e infine la corona carta, che il 25 agosto del 1922 aveva toccato il fondo con un cambio di 350.000 corone per sterlina. Il prestito di 650 milioni di corone d’oro da parte della Gran Bretagna, dell’Italia, della Francia e della Cecoslovacchia sotto l’egida della Società delle Nazioni, consentì alla corona di riprendersi. Alla fine del dicembre del 1923 veniva creato lo scellino, definito in 0,21172 grammi di oro fino, corrispondente a un cambio di 4,197 scellini per dollaro Usa. Il cambio della moneta avvenne nel rapporto di uno scellino per 10.000 corone. L’anno dopo l’Austria tornò alla libertà dei cambi esteri, che mantenne fino alla crisi della sterlina nel 1931. Ebbe allora inizio un periodo di progressivo deprezzamento dello scellino, la cui nuova parità fu definita nel 1934 in 0,16667 grammi di fino. Un successivo aggiustamento conseguente alla rivalutazione delle riserve auree portò a ridefi- nire la parità in 0,16733 grammi di fino, pari a un cambio di 5,31 scellini per dollaro. Questo cambio resse fino al 1938, anno in cui ebbe luogo l’Anschluss con la Germania. L’unificazione, o meglio l’annessione, pose fine al sistema monetario austriaco e la sua sostituzione con quello tedesco. Il cambio di conversione fu stabilito d’autorità in 1,50 scellini per marco tedesco. Alla fine della seconda guerra mondiale fu emessa una moneta di occupazione nei valori di 10 e di 2 scellini rispettivamente per un dollaro e un rublo sovietico. Nel dicembre del 1947 fu possibile procedere al risanamento monetario ritirando la carta moneta in circolazione al cambio di conversione di uno scellino nuovo contro tre scellini vecchi. La stabilizzazione fu tuttavia lenta, giacché nel 1949 fu necessario svalutare lo scellino carta del 53,2% e introdurre un sistema di cambi multipli oscillanti, articolato su un cambio base di 14,23-14,57 scellini per dollaro Usa, su un cambio per le esportazioni (21,19 - 21,53 scellini) e su un cambio per le importazioni di beni di lusso e per le partite invisibili (25,83 - 26,17 scellini). Salvo qualche ritocco il sistema dei cambi differenziati durò fino al 1953, allorché, d’accordo con il FMI, fu dichiarata la nuova parità aurea in 0,03417696 grammi di fino, corrispondente a un cambio di 26 scellini per dollaro. L’Austria poté operare nell’ambito dell’Unione europea dei pagamenti e, quando questa fu liquidata e sostituita dall’Accordo monetario europeo, fu in grado di rendere lo scellino liberamente convertibile nelle altre principali monete. Correva l’anno 1958 e fino al 1971 lo scellino fu una moneta stabile. Con la crisi del dollaro lo scellino si rivalutò e divenne fluttuante. Stabilita la fascia di oscillazione del 4,5% in più o in meno del tasso centrale di parità, i cambi si posero in 22,78 e 23,82 scellini per dollaro. Negli anni successivi lo scellino si rafforzava nei confronti del dollaro e delle monete europee deboli, lira compresa. Per tutti gli anni `70 e `80 lo scellino ha fluttuato in funzione di una politica autonoma, sganciata dal serpente monetario europeo e dallo SME. La valuta austriaca ha continuato a rafforzarsi fino a portarsi sugli 11 scellini per dollaro alla vigilia dell’ingresso dell’Austria nell’Unione Europea. L’Austria ha poi aderito al Patto di stabilità ed è entrata a far parte dell’Eurosistema. Col 1°. 1.2002 lo scellino ha cessato di circolare in Austria, sostituito dall’euro.

  • SCHEDA CONTABILE

    Mezzo usato in contabilità per descrivere dati o annotazioni relativi ad un conto. Le schede mobili, per le scritture elementari e per quelle complesse, hanno sostituito i libri, che raccoglievano i vari conti in veri e propri registri con fogli fissi. Il loro uso comporta maneggevolezza e comodità di registrazione, possibilità di cambiare l’ordine secondo le esigenze di classificazione, facilità di aggiungere nuovi conti e di archiviazione delle schede esaurite, economicità. L’esigenza di schede contabili è una conseguenza dell’adozione della contabilità a ricalco, a mano, o meccanizzata. Comunemente, la scheda contabile contiene due sezioni: “carico” e “scarico” se destinata a raccogliere quantità; “dare” e “avere” se destinata a raccogliere valori; può anche contenere una terza colonna per i saldi progressivi. Si seguita ad usare l’espressione scheda contabile anche quando la descrizione dei fatti gestionali inerenti ad ogni conto acceso in contabilità è assicurata da tabulati elettronici o meccanizzati in genere.

  • SCHEDA HOLLERITH

    Espressione entrata nell’uso agli inizi degli anni Cinquanta del secolo scorso per indicare la scheda perforata. Il nome deriva dall’inventore, lo statunitense Herman Hollerith (1860-1929), fondatore della Tabulating Machine Company (1896), diventata poi, attraverso successive incorporazioni, l’International Business Machines Corporation (IBM).

  • SCHEDA PERFORATA

    Scheda rettangolare di cartoncino di formato standard (187,3x82,5 mm) per l’input di dati in una macchina meccanografica e negli elaboratori di prima generazione e, un tempo, anche per l’output dei dati elaborati da questi ultimi. Le informazioni erano inserite sulla scheda mediante perforazione secondo un codice convenzionale internazionale. Particolari lettori provvedevano alla conversione dei dati delle schede in segnali elettrici trasmessi alla macchina elaboratrice, a una stampante o ad altra periferica. Schede perforate collegate l’una all’altra in modo da formare un nastro, erano impiegate già dal primo Settecento in Francia per il controllo automatico dei telai (il più noto perfezionamento del sistema è il telaio di Joseph-Marie Jacquard, 1752-1834). Altro impiego noto delle schede perforate è quello compiuto nell’Ottocento da Ada Byron Lovelace per la “macchina analitica” di Babbage (v. elaboratore elettronico). L’accorgimento è stato ripreso alla fine del XIX secolo da Herman Hollerith (1860-1929) per rendere grandi quantità di informazioni automaticamente leggibili e quindi elaborabili da macchine elettromeccaniche (il cui primo impiego è stato fatto per l’elaborazione del Censimento statunitense del 1890). Hollerith è stato il fondatore della Tabulating Machine Company (1896), diventata poi, attraverso successive incorporazioni, l’International Business Machines Corporation (IBM). Sin. di scheda perforata: scheda Hollerith; scheda meccanografica, punch card.

  • SCHEDARIO

    Insieme di schede intestate a nominativi o a conti, generalmente disposte in ordine alfabetico e/o numerico. Per agevolare il lavoro di ricerca delle schede vengono spesso usati speciali “segnali” o suddivisioni fra le diverse parti dello schedario; il prelevamento delle schede riesce più facile con l’uso di schedari ad intestazioni sempre visibili. Gli schedari tenuti dalle banche si distinguono in due grandi gruppi: schedari semplici, che hanno una funzione informativa e schedari di contabilità, aventi funzione prevalentemente contabile. La loro compilazione può essere manuale o meccanica. Al primo gruppo appartengono lo schedario informazioni e quello dei rischi; fanno parte del gruppo di schedari di contabilità quelli relativi ai depositi fiduciari, ai debitori e creditori diversi, ai corrispondenti, alle banche ecc. Il supporto cartaceo è stato quasi interamente sostituito dal supporto elettronico. Di regola anche le piccole aziende hanno introdotto le scritture elettroniche su personal computer, di modo che lo schedario cartaceo deve ritenersi quasi scomparso del tutto.

  • SCHEDARIO DEI CONTI CORRENTI

    Raccolta di schede cartacee intestate ai correntisti, organizzate e tenute prima dell’informatizzazionedel lavoro bancario. All’atto dell’apertura del conto la banca predisponeva una scheda cartacea (detta in gergo anche schedone per le dimensioni)con la data di apertura e il nome dell’intestatario Seguivano il movimento a debito e a credito e i saldi. In base a queste registrazioni,la banca doveva essere in grado di conoscere ogni sera lo stato del conto e di fornire ai clienti gli estratti conto. Nella banca informatizzata lo schedario cartaceo è sostituito da uno schedario elettronico, che permette informazioni in tempo quasi reale anche dagli ATM.

  • SCHEDARIO DEI NOMINATIVI

    Insieme di schede, in ordine alfabetico, contenente i nomi dei clienti attuali o potenziali, facenti parte della documentazione dell’ufficio informazioni delle banche. I clienti di una banca, prima di diventare tali, sono oggetto di informazioni e di indagini. Solo dopo il risultato di queste saranno soddisfatte o meno le loro richieste di fido.

  • SCHEDARIO GENERALE DEI TITOLI AZIONARI

    Strumento per la rilevazione dei redditi azionari e per la identificazione dei relativi percipienti, istituito per consentire efficaci controlli,specialmente a carattere fiscale, sull’applicazione della normativa connessa alla nominatività dei titoli azionari. Questo strumento èstato soppresso, con decorrenza 14.9.1998, dal Decreto del Ministro delle Finanze 11.8.1998, a seguito della cessazione delle attività connesse alla gestione dei modelli RAD. In particolare, i dividendi erogati dalle società per azioni non devono più essere certificati ai soci e comunicati allo Schedario utilizzando gli specifici moduli (RAD); è stato approvato un nuovo schema di certificazione unico degli utili corrisposti da tutte le società ed enti soggetti all’IRPEG e sono state introdotte nuove modalità di segnalazione all’Amministrazione finanziaria, attraverso la dichiarazione dei sostituti di imposta, dei percettori di tali utili (decreto del Ministro delle Finanze 4.2.1998).

  • SCHEDARIO O LIBRO DEI RISCHI

    Libro che doveva essere tenuto dalle banche, secondo le Istruzioni di Vigilanza pubblicate sotto la vigenza della l.b. 1936. Nello schedario si dovevaevidenziare per ciascun cliente l’ammontare dei fidi accordati e l’effettiva posizione debitoria.Quest’ultima doveva essere disponibile con periodicità non superiore a un mese. Il libro rientrava tra le scritture contabili e l’omissione e la irregolarità della tenuta erano soggette alle normali sanzioni in materia di scritture contabili. Nelle Istruzioni di Vigilanza vigenti, emanate dopo l’entrata in vigore del TUBC, non si trovano indicazioni sull’argomento, di modo che l’obbligo di tenere il libro dei rischi non esiste più. Le informazioni che erano desumibili da questo documento sono comunque fornite con ben maggiore tempestività e completezza dalle rilevazioni contabili e statistiche computerizzate.

  • SCHEDULE

    Elenco di operazioni pianificate, di procedure stabilite o modalità per l’utilizzo di materia, in genere abbinate ad una serie di indicazioni sui tempi attesi o sperati per l’esecuzione di ogni passaggio nell’ambito delle procedure preordinate. P.e., il programma di lavoro di una macchina può contenere indicazioni relative alla successione di operazioni che devono essere compiute in un certo periodo di tempo di lavoro.

  • SCHEMA DI SCAMBIO DEI DIRITTI DI EMISSIONE (EU-ETS) (Enciclopedia)

    Allo scopo di prevenire il verificarsi di disastri irreversibili e limitare il costo crescente della mitigazione e dell’adattamento climatico (European Commission, 2007),la Commissione Europea ha fissato, per il periodo "Kyoto" un tetto massimo alle emissioni di CO2 per ciascun paese membro, al fine di controllare la concentrazione di tale gas ad effetto serra (GHG) nell’atmosfera e non eccedere di oltre 2°C la temperatura media globale.
    L’EU-ETS è uno dei meccanismi flessibili (insieme al CDM e JI) forniti dal Protocollo di Kyoto per contenere le emissioni di gas ad effetto serra. Assoggettandosi al Protocollo di Kyoto, i firmatari (Annex B) accettano i target di riduzione delle emissioni della Commissione Europea e ad essi vengono attribuite un certo numero di unità di emissioni, chiamate Assigned Amount Units (AAUs). Esse rappresentano il diritto ad emettere uno specifico ammontare di gas serra. L’EU-ETS che è stato approvato con la Direttiva 2003/87/CE EU-ETSè entrato in vigore il primo gennaio 2005.
    La Direttiva comunitaria suddivide l’EU-ETS in due fasi. La prima fase, fase pilota, è partita nel 2005 e terminata nel 2007. La seconda fase copre il periodo 2008-2012. In seguito alla decisione dell’Unione Europea di ridurre entro il 2020 le proprie emissioni del 20% rispetto ai valori del 1990, verrà intrapresa una terza fase nel 2013 che si protrarrà fino al 2020 (fase post-Kyoto). Mentre il Protocollo assegna all’Unione Europea (UE) l’obiettivo generale di riduzione dell’8%, distribuito fra i 15 membri dell’UE, per l’EU-ETS non è stato stabilito un cap a livello comunitario. Per tale ragione, uno dei requisiti richiesti dalla direttiva 2003/87 al fine dello sviluppo dell’EU-ETS è l’implementazione dei Piani Nazionali di Allocazione (NAP). Con essi ogni governo partecipante determina un cap nazionale, ovvero la quantità di permessi di emissione da distribuire alle diverse fonti nazionali di emissioni nei diversi settori (ad es. alle imprese). I NAP, che basano il calcolo delle emissioni sull’analisi di quelle degli anni precedenti, devono tenere conto anche delle emissioni derivanti da quei settori non considerati o parzialmente considerati dall’EU-ETS. Per la fase pilota, il numero totale delle quote per ogni nazione è stato calcolato aggiustando le proiezioni al 2010 delle emissioni degli anni passati dei diversi settori considerati. Tali quote sono state quindi ripartite nei tre anni di durata della fase. Ogni paese nella fase pilota ha presentato il proprio PNA alla Commissione Europea per averne l’approvazione.
    Il Protocollo di Kyoto definisce l’EU-ETS nell’articolo 17, in cui afferma che in virtù di tale meccanismo, le nazioni che emettono solo una parte dell’ammontare ad esse consentito, sono autorizzate a scambiare sul mercato le unità extra con le nazioni che emettono GHGs per un ammontare che supera i target loro consentiti. Esistono molteplici programmi di scambio delle emissioni (regionali o nazionali) per vari inquinanti, ma i loro mercati sono relativamente piccoli e più localizzati rispetto a quelli previsti per i gas ad effetto serra (Stern, 2008).Per i GHGs il programma di trading attivo più esteso al mondo è l’europeo ETS.
    Le unità di emissione e i rimozione di carbonio possono essere scambiati tramite:
    1. Transazioni Allowances-based: in cui l’acquirente acquista diritti di emissione (AAUs) creati ed allocati sotto il sistema di scambio cap-and-trade ETS (Protocollo di Kyoto, art. 17). Tale meccanismo permette alle nazioni che hanno bisogno di emettere più dell’ammontare consentito di acquistare crediti da coloro che non fanno uso dei loro diritti di emissione;
    2. Transazioni Project-based: in cui l’acquirente acquista crediti di emissione (nella forma di CERs, ERUs e RMUs) attraverso i meccanismi di CDM, JI o dalle attività LULUCF di Cambiamento d’Uso del Suolo e Foreste (cfr. il Protocollo di Kyoto, art. 6 per il JI, art. 12 per il CDM; cfr. l’IPCC GPG per LULUCF). Appena i crediti di emissione vengono emessi essi funzionano come le AAUs. Trattandosi di crediti riferiti a progetti, essi implicano costi di transazione significativamente più alti e includono rischi (relativi alla regolamentazione, alla performance del progetto, etc.) che si riflettono nel loro valore di transazione. Inoltre gli schemi basati su progetti possono generare impatti negativi al di fuori dei confini del progetto.
    Le modalità di transazione descritte hanno creato un mercato di diritti di emissione altresì chiamato "mercato del carbonio" (il biossido di carbonio è il principale gas ad effetto serra), in cui l’acquirente viene economicamente penalizzato per il fatto che inquina, mentre il venditore è premiato per aver ridotto le emissioni. L’introduzione di un’ampia gamma di possibilità, in termini di crediti e progetti da implementare, ha lo scopo di ridurre i costi marginali dell’implementazione di misure di mitigazione. L’investimento in politiche di riduzione delle emissioni nei paesi in via di sviluppo e nelle Economie in Transizione (ET), richiederebbe un ridotto sforzo economico e agevolerebbe essenziali trasferimenti di tecnologia. In altre parole, attraverso incentivi economici, l’approccio EU-ETS consente la riduzione delle emissioni al minimo costo per la società.
    Nel gennaio 2008, la Commissione Europea ha proposto vari cambiamenti all’EU-ETS, come ad esempio la sostituzione del piano di allocazione nazionale con un’allocazione centralizzata dall’Autorità Europea, l’inclusione di tutti i GHGs, l’estensione dei target di riduzione delle emissioni al settore del trasporto aereo, etc. Le revisioni diverranno effettive solo a partire da gennaio 2013 (terza fase). Risulta ancora aperto il dibattito circa quale, tra un programma di limiti alle emissioni (che fissa un tetto sulle quantità), l’imposizione di una tassa sul carbonio (che fissa un tetto sui prezzi), o uno schema ibrido, sia la strategia che offre benefici più alti per la società. Con uno schema di puro scambio di emissioni o ibrido (McKibbin W., 2008) sarà certo il raggiungimento del livello di riduzione delle emissioni in base ai target, ma sarà incerto il prezzo a cui verranno scambiati i diritti di emissione che può raggiungere anche valori molto alti. Al contrario, con una tassa, o con uno schema misto in cui viene messo un tetto al prezzo delle emissioni, ci sarà certezza sul prezzo mentre l’ammontare di emissioni ridotte sarà incerto. Entrambi i meccanismi mirano a raggiungere lo stesso scopo ma differiscono in più di un aspetto. Per alcuni versi l’approccio dello scambio di diritti di emissione può risultare migliore dell’imposizione diretta di una tassa sul carbonio o di un intervento di regolamentazione. Ad esempio, esso è preferibile per motivi politici dato che l’allocazione iniziale di AAUs è fornita da un’autorità Europea centralizzata sulla base di emissioni storiche. Inoltre, l’investimento indirizzato a progetti di sostenibilità ambientale (CDM, JI) nelle nazioni in via di sviluppo può contribuire al raggiungimento dei Millennium Development Goals. Tuttavia, in merito allo scambio dei diritti di emissione sono state sollevate varie critiche sulla complessità, il monitoraggio, il meccanismo impositivo e la parzialità nel metodo di allocazione iniziale e nei relativi tetti. Inoltre, un uso massiccio di crediti dell’EU-ETS può scoraggiare l’investimento in tecnologie pulite ed in efficienza energetica nelle nazioni più sviluppate. Relativamente alla trasmissione dei disordini economici tra le regioni, il regime globale del cap and trade potrebbe diffondere gli shocks in maniera maggiore rispetto ad uno schema che prevede l’imposizione di una tassa o ad uno schema ibrido. In un contesto di depressione finanziaria, un meccanismo basato sui prezzi consente una riduzione delle emissioni più efficiente in termini di costi, mentre in presenza di tetti alle emissioni, che funzionano in maniera anti-ciclica, i prezzi del carbonio cadrebbero a causa della depressione economica mondiale, riducendo il rallentamento economico(McKibbin W. and P. Wilcoxen, 1997, 2002).


    Bibliografia

    Directive 2003/87/EC of the European Parliament and of the Council establishing a scheme for greenhouse gas emission allowance trading within the Community and amending Council Directive 96/61/EC.
    European Commission (2007). Communication from the Commission to the Council, the European Parliament, the European Economic and Social Committee and the Committee of the Regions - Limiting global climate change to 2 degrees Celsius - The way ahead for 2020 and beyond. Brussels, Belgium.
    http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CELEX:52007DC0002:EN:NOT
    McKibbin W. and P. Wilcoxen (1997). A Better Way to Slow Global Climate Change. Brookings Policy Brief no 17, June, The Brookings Institution, Washington D.C.
    McKibbin, W. J. and P. J. Wilcoxen (2002). Climate Change Policy After Kyoto: A Blueprint for a Realistic Approach. Washington: The Brookings Institution.
    McKibbin, W., Morris, A. and P. Wilcoxen (2008). Expecting the Unexpected: Macroeconomic Volatility and Climate Policy. Lowy Institute Working Paper in International Economics 4.08
    Stern, N. (2008). Key elements of a global deal on climate change. LSE.
    The Kyoto Protocol. Downloadable at: http://unfccc.int/kyoto_protocol/items/2830.php


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  • SCHEMA NAZIONALE DI PIAZZA

    Denominazione dei documenti più o meno ufficiali predisposti dai Comitati o Gruppi di lavoro incaricati nei Paesi dell’UEM di definire le modalità del passaggio all’euro per il settore bancario e finanziario. La denominazione “schema di piazza” è contenuta nel sunto francese del Libro verde della Commissione, del 31 maggio 1995, sulle misure pratiche per l’introduzione della moneta unica, dove si raccomanda “la définition dans chaque pays, par chaque place bancaire et financière, du rythme et du contenu des différentes étapes d’adaptation techniques de ses membres, par exemple sous la forme d’un schéma de place. Un tel schéma arrêterait les conditions matérielles de basculement de certains dispositifs techniques (les marchés de capitaux et leurs infrastructures - cotation, règlement, livraison, conservation -, les systèmes de paiement de gros).” Dal fr. schéma de place bancaire et financier la denominazione è passata nei Paesi di lingua neolatina (sp. plan local de mercato), ma in ingl. la denominazione è Master Plan for Banking and Finance e in ted. Rahmenvereinbarung (accordo-cornice) über die Abwicklung des zwischenbetrieblichen Inlandszahlungs-verkehrs zur Einführung der Euro-Währungsm. Lo schema di piazza italiano è stato redatto dal Sottocomitato Finanza del Comitato euro col coordinamento di Tommaso Padoa-Schioppa e con la partecipazione di rappresentanti di Poste Italiane spa, Assonime, UIC, Banca d’Italia, Tesoro, Cassa DDPP, Monte Titoli spa., Consob, Borsa Italiana spa ABI, ISVAP, Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici. Una descrizione sistematica delle modalità del passaggio all’euro nel settore della finanza è stata pubblicata nel fascicolo Dalla lira all’euro, linee guida per l’introduzione dell’euro in Italia apparso nel giugno 1997. Il lavoro è stato successivamente ampliato ed è stato pubblicato nel fascicolo Schema nazionale di piazza. La Transizione all’euro nel Sistema Finanziario Italiano (3a ed. giugno 1998). Analoghi documenti sono stati pubblicati negli altri Paesi dell’UEM (Belgio: luglio 1996; Germania: agosto 1996; Lussemburgo: luglio 1997; Francia: agosto 1997; Spagna: dicembre 1997; Olanda: febbraio 1998; Grecia: aprile 1998).

  • SCHERMO

    Apparecchio che rende visibile, sotto forma di testi, di grafici o di altre figure, un segnale elettromagnetico trasmesso da un computer, da una rete di telecomunicazione o televisiva e da un qualsiasi sistema di rilevazione (p.e. un radar). La presentazione delle informazioni può avvenire utilizzando un solo colore (apparecchiatura monocromatica) eventualmente con vari livelli di luminosità, oppure a colori. Un altro elemento distintivo è dato dal numero di caratteri mostrati ovvero dal numero di punti distinti presentati. I primi schermi sono stati i cinescopi o tubi a raggi catodici (tecnologia CRT, cathodic-ray tube), tubi elettronici costituiti da un involucro di materiale trasparente in cui viene fatto il vuoto e con una parete ricoperta di materiale fosforico luminescente detta schermo (che per metonimia ha dato il nome all’intero apparecchio). Dalla parte opposta si ha il catodo (cannone elettronico). Questi emette fasci di elettroni (pennello elettronico) la cui intensità è regolata mediante un’apposita griglia di controllo e la cui direzione viene deflessa mediante un campo elettrico o magnetico in modo da realizzare le immagini sullo schermo. Più recente è la tecnologia LCD (liquid-crystal display) che non impiega fosfori e che genera l’immagine attraverso la polarizzazione di un film di cristalli liquidi (inserito tra due lastre di vetro) le cui molecole sono sollecitate da un campo elettrico che attraversa i cristalli in senso perpendicolare al piano visuale. I monitor LCD sono più costosi di quelli CRT, ma offrono notevoli vantaggi rispetto a questi ultimi (dimensioni piatte e molto ridotte, assenza di radiazioni, possibilità di ruotare lo schermo). Essi sono indispensabili per la costruzione di notebook e laptop, ma vanno sostituendo gli schermi CRT anche negli altri impieghi. Piccoli monitor LCD detti correntemente display sono impiegati in orologi digitali, calcolatrici tascabili, strumenti scientifici e apparecchiature diverse per visualizzare brevi messaggi. Altra tecnologia è il LED (light emitting diode) basata su un dispositivo semiconduttore che trasforma energia elettrica in luce o in radiazioni infrarosse. I LED sono specialmente adatti pervisualizzare poche lettere e numeri di strumenti digitali e per spie luminose di funzionamento di macchine, strumenti e apparecchiature diverse. Non sono adatti come terminali visivi di calcolatori. Una quarta tecnologia è quella del plasma panel (pannello al plasma), schermo piatto per computer costituito da due lastre di vetro sovrapposte e sigillate tra le quali è contenuto gas, di regola neon, che diventa luminescente di color rosso-arancio se sottoposto a campo elettrico. Sin. di schermo: videomonitor; monitor; display.

  • SCHIAVA DI DAZIO

    Clausola contrattuale, di comune impiego nel commercio internazionale, relativa al pagamento dei dazi e dei diritti doganali. In virtù di tale clausola i dazi e i diritti doganali che gravano sulla merce all’atto della sua introduzione nel territorio nazionale sono a carico del compratore. Tale clausola è adottata, in genere, nel caso di trasporti automobilistici e ferroviari.

  • SCISSIONE DI SOCIETÀ

    1. Procedimento con cui una società assegna l’intero suo patrimonio a più società, preesistenti o di nuova costituzione, o parte del suo patrimonio (scorporazione), in tal caso anche ad una sola società, e le relative azioni o quote ai suoi soci. È consentito un conguaglio in danaro, purché non superiore al dieci per cento del valore nominale delle azioni o quote attribuite. È consentito inoltre che, per consenso unanime, ad alcuni soci non vengano distribuite azioni di una delle società beneficiarie della scissione, ma azioni della società scissa. La società scissa può, con la scissione, attuare il proprio scioglimento senza liquidazione, ovvero continuare la propria attività. La partecipazione alla scissione non è consentita alle società in liquidazione che abbiano iniziato la distribuzione dell’attivo. La materia è regolata dagli artt. 2506-2506 quater, introdotti nel codice civile dalla riforma Vietti del diritto societario con il d.lg. 17.1.2003 n. 6. La scissione è regolata in modo simile alla fusione di società, alle cui norme fa in molte parti semplice rinvio. 2. L’organo amministrativo delle società partecipanti alla scissione redige un progetto, la situazione patrimoniale e la relazione illustrativa con le informazioni prescritte per la fusione di società. Il progetto deve, inoltre, contenere l’esatta descrizione degli elementi patrimoniali da assegnare a ciascuna delle società beneficiarie e dell’eventuale conguaglio in danaro. Se la destinazione di un elemento dell’attivo non è desumibile dal progetto, esso, nell’ipotesi di assegnazione dell’intero patrimonio della società scissa, è ripartito tra le società beneficiarie in proporzione della quota del patrimonio netto assegnato a ciascuna di esse, così come valutato ai fini della determinazione del rapporto di cambio; se l’assegnazione del patrimonio della società è solo parziale, tale elemento rimane in capo alla società trasferente. Degli elementi del passivo, la cui destinazione non è desumibile dal progetto, rispondono in solido, nel primo caso, le società beneficiarie, nel secondo la società scissa e le società beneficiarie. La responsabilità solidale è limitata al valore effettivo del patrimonio netto attribuito a ciascuna società beneficiaria. Dal progetto di scissione devono risultare i criteri di distribuzione delle azioni o quote delle società beneficiarie. Qualora il progetto preveda una attribuzione delle partecipazioni ai soci non proporzionale alla loro quota di partecipazione originaria, il progetto medesimo deve prevedere il diritto dei soci che non approvino la scissione di far acquistare le proprie partecipazioni per un corrispettivo determinato alla stregua dei criteri previsti per il recesso, indicando coloro a cui carico è posto l’obbligo di acquisto. La relazione dell’organo amministrativo deve inoltre illustrare i criteri di distribuzione delle azioni o quote e deve indicare il valore effettivo del patrimonio netto assegnato alle società beneficiarie e di quello che eventualmente rimanga nella società scissa. È richiesta la relazione degli esperti come per la fusione di società, salvo quando la scissione avviene mediante la costituzione di una o più nuove società e non siano previsti criteri di attribuzione delle azioni o quote diversi da quello proporzionale. L’organo amministrativo può essere esonerato dalla redazione della situazione patrimoniale, della relazione propria e di quella degli esperti, se c’è il consenso unanime dei soci e dei possessori di altri strumenti finanziari che danno diritto di voto nelle società partecipanti alla scissione. La scissione ha effetto dall’ultima delle iscrizioni dell’atto di scissione nell’ufficio del registro delle imprese in cui sono iscritte le società beneficiarie; può essere tuttavia stabilita una data successiva, tranne che nel caso di scissione mediante costituzione di società nuove. Qualunque società beneficiaria può effettuare gli adempimenti pubblicitari relativi alla società scissa. Ciascuna società è solidalmente responsabile, nei limiti del valore effettivo del patrimonio netto ad essa assegnato o rimasto, dei debiti della società scissa non soddisfatti dalla società cui fanno carico.

  • SCOMPARSA

    Si verifica la scomparsa di una persona quando questa non compare nel luogo dell’ultima residenza o dell’ultimo domicilio per un periodo di tempo apprezzabile e non se ne hanno più notizie (art. 48 c.c.). In tale ipotesi, il Tribunale dell’ultima residenza (o dell’ultimo domicilio), su istanza di chiunque vi abbia interesse o su richiesta del pubblico ministero, e qualora manchi un rappresentante legale, può nominare un curatore che rappresenti lo scomparso in tutti gli atti indispensabili per la conservazione del suo patrimonio. Se poi la situazione di incertezza sulla esistenza della persona si protrae per oltre due anni, i presunti eredi possono domandare al Tribunale che ne sia dichiarata l’assenza.

  • SCONFINAMENTO

    Lo sconfinamento si verifica qualora il cliente, titolare di un’apertura di credito in conto corrente, utilizza in via temporanea un importo superiore a quello precedentemente stabilito come ammontare massimo di fido. Lo sconfinamento può essere preventivamente autorizzato dalla banca. Le banche tengono quotidianamente sotto controllo l’andamento degli sconfinamenti poiché essi implicano un aggravamento del rischio assunto. Frequenti sconfinamenti da parte di un correntista rendono necessario un supplemento di istruttoria di fido. Essi infatti, associandosi ad una scarsa movimentazione e/o a utilizzi pieni della linea di credito, possono essere indicativi tanto di situazioni di difficoltà economica del prenditore quanto di un suo accresciuto fabbisogno finanziario legato ad una crescita dei volumi di attività.

  • SCONTABILITÀ

    Insieme dei requisiti necessari a una cambiale per poter essere ammessa allo sconto presso una banca. Essi variano da banca a banca, sebbene comunemente coincidano con quelli richiesti per il risconto dalla Banca d’Italia (v. bancabilità), per consentire successivamente all’azienda scontante l’eventuale ricorso a tale forma di rifinanziamento. Secondo l’attuale prassi bancaria vengono altresì esclusi dallo sconto gli effetti con scadenza superiore ai 6 mesi (a 12 mesi qualora si tratti di cambiali ipotecarie o agrarie). Tali termini decorrono dalla data di presentazione dell’effetto. L’indagine della banca è rivolta principalmente a verificare la capacità di credito del cliente scontista. Per gli altri firmatari l’istruttoria si limita ad accertare che non vi siano protesti a carico e che i coobbligati svolgano una attività che presuma l’esistenza di rapporti commerciali con lo scontista e quindi l’origine commerciale degli effetti presentati allo sconto.La banca, inoltre, non accetta allo sconto quei titoli che vengono presentati alla banca in un tempo così prossimo alla scadenza da non offrire la certezza di poterne richiedere il pagamento nei termini prescritti dalla legge, con conseguente pregiudizio per l’eventuale azione di regresso. Riguardo all’importo (taglio), i criteri di selezione non si mantengono assolutamente rigidi, anche se da un lato valori nominali troppo elevati potrebbero discostare l’operato del banchiere dai principi di frazionamento e di limitazione del rischio, e dall’altro il cosiddetto “minimo di sconto, definisce indirettamente l’importo nominale inferiore delle cambiali. Per il luogo di pagamento il titolo deve essere pagabile in una piazza ove esista almeno uno sportello bancario. La non bancabilità di un effetto può evitarsi mediante la domiciliazione di effetti.

  • SCONTO À FORFAIT

    Si tratta di una cessione di credito nella quale il cedente non assume la garanzia dell’insolvenza ex art. 1267 c.c. nei confronti del cessionario (nel caso di sconto di cambiali, in cui la girata avviene senza garanzia). La banca cessionaria percepisce per questa operazione una provvigione che viene detta star del credere, che si aggiunge al normale sconto e alle commissioni connesse. Casi pratici di sconto a forfait si hanno con la cessione da parte del curatore o dei liquidatori di tutto o parte del portafoglio crediti dell’impresa fallita o in liquidazione, oppure, nel campo delle operazioni estere, con la cessione, da parte dell’esportatore, delle tratte spiccate sull’importatore, allo scopo di non assumere le obbligazioni cambiarie che deriverebbero da una normale girata. È opinione pressoché pacifica che lo sconto a forfait non abbia natura creditizia. Inoltre, secondo l’opinione prevalente l’operazione di sconto a forfait non risulta riconducibile al tipo contrattuale costituito dallo sconto vero e proprio (con cessione pro solvendo).

  • SCONTO BANCARIO

    Contratto col quale la banca, previa deduzione dell’interesse, anticipa al cliente l’importo di un credito verso terzi, rappresentato generalmente da cambiali, che il cliente non è in grado di realizzare immediatamente, o perché lo stesso non è ancora scaduto, o perché il pagamento deve avvenire in luogo diverso da quello in cui la banca si trova. Il cliente cede alla banca il suo credito, salvo buon fine, ossia pro solvendo. Nella pratica, lo sconto dà luogo a un’operazione di credito a breve termine: le banche, anzi, sono solite concedere ai propri clienti i c.d. castelletti di sconto, ossia stipulano contratti con cui si obbligano a tenere a disposizione del cliente, per un periodo di tempo determinato o indeterminato, una somma di denaro prelevabile mediante lo sconto di crediti. Lo sconto più diffuso è quello di cambiali o di assegni bancari attuato mediante la girata dal cliente alla banca, che paga l’importo scritto sul titolo, decurtato dell’interesse. Presupposto dello sconto cambiario è l’esistenza di un diritto di credito verso terzi incorporato nel titolo. Non potrebbe, pertanto, formare oggetto di sconto la cambiale tratta non accettata. Tuttavia le banche usano scontare tratte non accettate, che provvedono a inviare al trattario per l’accettazione. Parimenti non possono essere scontati i vaglia cambiari presentati dallo stesso emittente: in tal casa, infatti, si dovrebbe più propria- mente parlare di costituzione di mutuo, a fronte del quale il mutuatario rilascia una cambiale a scopo di smobilizzo del credito e di rafforzamento di esso. Se, poi, l’operazione avviene in attuazione di un “castelletto di sconto”, si avrà un’apertura di credito, accompagnata per gli scopi sopra visti dal contestuale rilascio di una cambiale. Con lo sconto di titoli di credito la banca acquista tutti i diritti spettanti al prenditore o al giratario di cambiale (p.e. l’azione cambiaria di regresso) verso l’emittente o il trattario o il girante e, in caso di mancata realizzazione del credito cambiario, ha diritto alla restituzione della somma anticipata: all’azionecambiaria, cioè, si accompagna la possibilità di un’azione causale sulla base dello sconto dell’effetto. È possibile anche che lo sconto di cambiale avvenga con cessione di provvista: il cliente cede, oltre ai diritti derivanti dal titolo, cal, cartolari, anche il credito derivante dal rapporto sottostante di provvista. Con lo sconto di tratte documentate, poi, la banca, previa deduzione dell’interesse, anticipa a un cliente venditore di merci il prezzo delle stesse: il cliente, in corrispettivo, trasferisce le tratte emesse sul compratore e, insieme, i titoli rappresentativi delle merci. La banca, così, mediante la girata acquista un diritto di credito sul prezzo delle merci, ma, insieme, assume l’obbligo di eseguire il contratto di vendita, consegnando i titoli rappresentativi al compratore. In tal modo, al contratto di sconto si accompagna un contratto di mandato, con cui la banca assume la veste di mandataria, incaricata di eseguire una vendita su documenti. La banca che ha scontato tratte documentate ha sulla merce lo stesso privilegio del mandatario finché il titolo rappresentativo è in suo possesso. Essa, cioè, in caso di inadempimento del cliente scontatario e di conseguente vendita forzata delle merci, può soddisfarsi sul ricavato, essendo preferita agli altri creditori. Per quanto riguarda il costo dell’operazione, la somma che la banca trattiene - somma che, dedotta dal valore nominale del titolo scontato, permette di calcolare il netto ricavo di sconto, cioè l’importo effettivamente ottenuto dallo scontista in cambio della cessione del credito - si compone di diversi elementi. Da una parte vi sono le varie spese per commissioni che la banca computa in misura diversa a seconda del cliente e del tipo di sconto operato, dall’altra, vi è lo sconto vero e proprio e cioè l’interesse che lo scontista deve pagare, calcolato sul valore nominale del titolo al saggio convenuto per il tempo intercorrente tra la data di accettazione allo sconto e quella di scadenza d’effetto.

  • SCONTO COMMERCIALE

    Metodo di calcolo dello sconto consistente nell’applicare un determinato saggio annuo sul valore nominale del credito da scontare, tenuto conto del tempo mancante alla data di maturazione del credito stesso. Lo sconto commerciale è utilizzato nella pratica esclusivamente per i crediti a breve e a brevissimo termine, di regola per periodi inferiori all’anno. L’ammontare dello sconto con questo procedimento si ottiene moltiplicando il valore nominale del capitale C per il tasso annuo unitario r prestabilito e per il tempo t, solitamente non superiore all’anno e dividendo il risultato ottenuto per un coefficiente N fissato in base al modo secondo il quale il tempo è stato espresso. Tale coefficiente è pari a 365 gg.(anno civile), a 360 gg. (anno commerciale), a 12 (mesi) o, teoricamente, 1 (anno) a seconda che il tempo sia espresso in giorni, in mesi, oppure in anni. L’importo ottenuto costituisce lo sconto commerciale che deve essere portato in deduzione dal valore nominale ottenendo, in tal modo, il valore attuale del credito. La formula è la seguente: sconto = Crt/N, da cui si ottiene il valore attuale = C(N-rt) /N. P.e., posto un effetto di 5.000 € a tre mesi da scontare al tasso dell’8,5%, lo sconto da praticare con questo metodo è pari a (5.000x0,085x3 mesi) /12 mesi = 106,25 € e il valore attuale risulta essere €5.000x(12 mesi-0,085*3 mesi) /12 mesi = € 4.893,75, che è l’importo liquidato al cliente portatore dell’effetto allo sconto, al lordo di commissioni e spese. La procedura dello sconto commerciale è detta irrazionale (donde anche la dizione di sconto irrazionale in luogo di sconto commerciale). L’irrazionalità appare evidente nel fatto che, se si applica al valore attuale lo stesso tasso utilizzato per calcolarlo, si ottiene il montante inferiore al valore nominale del credito scontato e nel fatto che lo sconto commerciale ha un limite oltre il quale l’ammontare dello sconto diventa superiore allo stesso capitale determinando un valore attuale negativo. In luogo dello sconto commerciale si ricorre, per periodi brevi alla sconto razionale e, per periodi più lunghi o per calcoli finanziari complessi, allo sconto composto (v. entrambi per un confronto dei risultati del calcolo dello sconto e del valore attuale). Entrambi conservano sempre del capitale scontato un valore attuale positivo, per quanto tendente a zero al crescere della durata.

  • SCONTO COMPOSTO

    Procedimento di calcolo dello sconto (e, quindi, del valore attuale) a tasso annuo composto per il tempo intercorrente fra la data attuale e quella di scadenza dell’obbligazione pecuniaria. Si applicano le seguenti formule: sconto = 

    C[1 + r)n - 1]
    ———————
    (1 + r)n

    valore attuale = C(1+r) -n, dove C è l’ammontare dell’obbligazione pecuniaria, r il tasso di sconto ed n il tempo intercorrente tra la data di calcolo dello sconto e quello di scadenza dell’obbligazione (n può assumere qualunque valore, anche decimale: p.e. n=1,5 denota che il periodo per il quale si calcola lo sconto è di un anno e mezzo). Non è utilizzato in pratica per le operazioni commerciali e bancarie di sconto per la complessità del calcolo manuale.

  • SCONTO DI CASSA

    Riduzione sul prezzo che il venditore accorda al compratore, quando quest’ultimo rinuncia alla dilazione di pagamento esalda la fattura in contanti. Lo sconto di cassa, calcolato in percentuale del prezzo senza tenere conto del tempo, si pone come alternativa alcredito mercantile e consente al compratore di utilizzare proficuamente i mezzi liquidi di cui dispone risparmiando l’aumento di prezzoderivante dalla dilazione di pagamento. Lo sconto di cassa è pari alla differenza tra il prezzo normale e quello fissato per il regolamento a termine. Non costituisce quindi un premio peril compratore ma semplicemente l’eliminazione della maggiorazione del prezzo normale in quanto il venditore, riscuotendo il prezzo in contanti, non deve sopportare il rischio del mancato incasso né gli oneri del regolamento a termine, in parte di natura finanziaria e in parte di natura assicurativa. In questo senso, lo sconto di cassa attenua il legame tra compratore e venditore (al contrario del credito mercantile) e rappresenta un elemento di elasticità dello scambio, in quanto il venditore che non lo praticaè posto in condizioni di inferiorità rispetto alle imprese concorrenti. Esso è influenzato da elementi oggettivi e soggettivi; i primi riguardano le condizioni di mercato (saggio corrente d’interesse ecc.) e i secondi quelli aziendali inerenti alle aziende venditrici e compratrici (disponibilità di fondi, politica delle vendite,selezione della clientela ecc.).

  • SCONTO FATTURE

    Termine con il qualevengono impropriamente denominate le diverse operazioni su fatture, mediante le quali le banche concedono crediti ai propri clienti. La fattura, in queste ipotesi, costituisce solo un elemento di valutazione per la banca che, nell’accordare il fido, sa di poter contare sull’importo del credito da essa documentato. Un primo tipo di operazione è quello del c.d. “fido fatture” con mandato all’incasso. La banca concede un’apertura di credito in conto corrente a fronte delle fatture che vengono via via consegnate dal cliente per l’incasso (v. presentazione all’incasso). Essa, tuttavia, non acquista la titolarità del credito, che rimane in capo al cliente, ma conserva laposizione di mandataria. Altre volte, invece, il “fido fatture” è assistito dalla cessione pro solvendo del credito. In tal caso si ha una vera e propria sostituzione nella titolarità del credito ceduto. Occorre peraltro precisare che la cessione produrrà i suoi effetti nei confronti del debitore ceduto solo se questi l’abbia accettata o ne abbia comunque avuto comunicazione. Le banche pertanto sono solite comunicare al debitore ceduto l’avvenuta cessione al fine di evitare che questi possa liberarsi pagando al cedente. Tale comunicazione, tuttavia, non consente alla cessione di spiegare i suoi effetti nei confronti dei terzi e in particolare nei confronti dei creditori del cedente: a questo fine occorre che la cessione sia notificata al debitore o sia da questi accettata con atto di data certa. La giurisprudenza peraltro ritiene che la notificazione debba avvenire, secondo le norme del codice di procedura civile, a mezzo di ufficiale giudiziario. Non minori problemideve, inoltre, affrontare la banca per ottenere che l’accettazione risulti da un documento che presenti i requisiti della data certa. Le difficoltà e i costi connessi all’adempimento di tali formalità spiegano la scarsa propensione delle banche ad accettare la cessione di crediti dei propri clienti. A ciò bisogna aggiungere le ripercussioni negative che l’utilizzo di tale strumento ha sui rapporti che le banche intrattengono con le aziende debitrici. Queste ultime, infatti, raramente accolgono di buon grado un mutamento della persona del proprio creditore, in considerazione delle complicazioni contabili e amministrative che questo mutamento comporta.

  • SCONTO RAZIONALE

    Procedimento di calcolo dello sconto (e, quindi, del valore attuale) consistente nell’applicare un certo tasso annuo secondo il regime dell’interesse semplice sull’ammontare del credito da scontare, per il tempo intercorrente fra la data attuale e quella di scadenza dell’obbligazione pecuniaria. Si applicano le seguenti formule: sconto = Cit/ (N-rt) e valore attuale = NC/(N+rt), dove C è l’ammontare dell’obbligazione pecuniaria a scadenza, r è il tasso di sconto, t è il periodo di tempo che intercorre tra la data per cui si calcola lo sconto e quella di scadenza dell’obbligazione, N un coefficiente fissato in base al modo secondo il quale il tempo è stato espresso. Tale coefficiente è pari a 365 gg. (anno civile), a 360 gg. (anno commerciale), a 12 (mesi) o, teoricamente, l (anno) a seconda che il tempo sia espresso in giorni, in mesi, oppure in anni. P.e., posto un effetto di 5.000 € a tre mesi da scontare al tasso dell’8,5%, lo sconto da praticare con questo metodo è pari a (5.000x0,085x3 mesi) /(12 mesi + 0,085x3 mesi) = 104,0392 € e il valore attuale risulta essere € 5.000x12 mesi/(12 mesi+-0,085*3 mesi) = € 4.895,9608. L’insieme dei calcoli da eseguire per conoscere l’ammontare dello sconto razionale è più complesso di quello necessario per ottenere lo sconto commerciale e, probabilmente per questa ragione, oltre che per il minor importo dello sconto che esso determina, non è usato nella pratica. L’aggettivo “razionale” discende dal fatto che, se si applica al valore attuale lo stesso tasso utilizzato per calcolarlo, si ottiene un montante pari al valore nominale del credito scontato e nel fattoche esso conserva sempre del capitale scontato un valore attuale positivo, per quanto tendente a zero al crescere della durata (a differenza dello sconto commerciale che, oltre un certo limitedi t, determina uno sconto superiore al capitale e, quindi, un valore attuale negativo. In ciò lo scontro razionale opera similmente allo sconto composto.

  • SCOPERTO DI CONTO CORRENTE

    Particolare forma di prestito con la quale il cliente titolare di un conto corrente creditore viene autorizzato dalla banca verbalmente e/o tacitamente, senza alcuna formalità, a prelevare in misura eccedente le proprie disponibilità, per cui il credito può essere considerato, dal punto di vista economico, come un anticipo che la banca concede al cliente sui previsti introiti a breve; nel conto si formano pertanto saltuari scoperti limitati nell’ammontare, brevi nella durata ed occasionali nella loro frequenza, sui quali vengono applicate le condizioni d’uso, senza che vi sia stata una precedente formale concessione di credito (v. sconfinamento). Qualora invece il conto corrente di corrispondenza sia integrato da una concessione di fido, il cliente è autorizzato a prelevare più di quanto siano le reali disponibilità di fondi sul suo conto. Si ha in tal caso un’apertura di credito in conto corrente per elasticità di cassa.

  • SCOPERTO E FRANCHIGIA

    Due clausole proprie dei contratti di assicurazione dei rami danni con le quali una parte del danno risarcibile resta a carico dell’assicurato. Lo scoperto è una percentuale del valore del danno subito, mentre la franchigia è una cifra fissa determinata al momento della firma della polizza, chenon varia dunque al variare del valore del bene danneggiato.

  • SCOPERTO INFRAGIORNALIERO

    Credito accordato (chiamato nel linguaggio finanziario europeo overdraft), a fronte del versamento di titoli a garanzia, dalla Banca centrale a un ente creditizio per un periodo inferiore a una giornata. Nel nostro Paese è stato attivato con l’avvio del Regolamento lordo (BIREL) nel giugno 1997.

  • SCOPERTO PER VALUTA

    Saldo debitore nei confronti del cliente correntista che si verifica per effetto del gioco delle valute assegnate dalla banca alle diverse operazioni. Disponendo queste in ordine di valuta può avvenire che il conto presenti saldi dare, a credito della banca,malgrado gli accreditamenti superino gli addebitamenti (v. saldo). Tali scoperti danno luogo al computo di numeri di interessi debitori e, date certe condizioni, all’applicazione della commissione di massimo scoperto.

  • SCOPERTO RECIPROCO

    Contratto tra due soggetti in rapporto d’affari, i quali stabiliscono di annotare in un conto i crediti reciproci e di regolare le rispettive obbligazioni non ad ogni singola operazione, ma al saldo. Sino al limite fissato avviene, di fatto, una sorta di reciprocità di credito, che si esercita soprattutto tra banche, e che indica nei loro rapporti il livello di eccedenza ammesso sulle disponibilità.

  • SCORCHED EARTH POLICY

    Politica di difesa da una scalata ostile che consiste nello smembrare la società vendendo le attività più interessanti; oppure nell’acquistare società che facciano da rinforzo; o addirittura nel diffamarela propria società per deprezzarne il valore delle azioni.

  • SCORE ANALYSIS

    Espressione generica che indica l’insieme delle diverse tecniche di elaborazione delle informazioni raccolte sulla clientela nell’ambito di una procedura di credit scoring.

  • SCRITTURA PRIVATA

    Documento che si distingue dall’atto pubblico perché non è redatto da un pubblico ufficiale. Il testo del documento può essere cartaceo, dattiloscritto, stampato, scritto a penna anche da terzi, oppure redatto attraverso sistemi informatici (v. documento informatico), ma ciò che lo qualifica come scrittura privata è la sottoscrizione di colui al quale si riferiscono le dichiarazioni contenute nel testo. Infatti, il suo valore probatorio è condizionato all’avvenuto riconoscimento della sottoscrizione da parte di colui al quale si attribuisce la paternità dell’atto privato, oppure dal fatto che la sottoscrizione debba considerarsi legalmente riconosciuta (cioè se sia stata autenticata da un notaio o da un altro pubblicoufficiale o non sia stata disconosciuta in giudizio). Quando la sottoscrizione è autenticata o riconosciuta, la scrittura privata fa piena prova, fino a querela di falso, anche della provenienza dal sottoscrittore delle dichiarazioni contenutenell’atto. Se, invece, la persona alla quale la scrittura è attribuita nega la propria sottoscrizione, l’atto privato può costituire prova soltantose il procedimento di verificazione si sia concluso positivamente. Elemento importante nella scrittura privata è la data di compilazione, che è opponibile ai terzi, e perciò assume la denominazione di data certa, a seguito dell’autenticazione o della registrazione, o del timbropostale. La data certa può desumersi anche da fatti concludenti quando, p.e., si sia verificato un evento, come la morte del sottoscrittore, che dà la certezza che la scrittura privata sia stata formata anteriormente.

  • SCRITTURE CONTABILI

    Strumenti ragionieristici di rilevazione e registrazione dei fatti aziendali usati per conoscere l’andamento e i risultati dell’intera gestione o di una parte di essa. Loro scopo è quello di controllare la gestione, di misurarne e giudicarne i risultati e l’efficienza, di acclarare i rapporti con i terzi, diconsentire comparazioni con il passato e trarre previsioni per il futuro. La rilevazione contabile comprende la determinazione delle qualità, delle quantità e dei valori, l’elaborazione, la rappresentazione, l’interpretazione e la revisionedei dati. I metodi contabili (partita doppia e partita semplice) si servono del “conto”, inteso come una o più quantità riguardanti un dato oggetto e insieme composte al fine di rilevare di esso la variabile e commensurabile grandezza. Tenuto conto del criterio di esposizione dei dati, le scritture contabili si classificano in: scritture cronologiche, se espongono i dati in ordine di tempo (“brogliaccio”, prima nota di cassa”, “giornale”); scritture sistematiche, se espongono i dati in vista del raggiungimento di un determinato scopo quale, p.e, la determinazionedel reddito d’esercizio. Secondo l’estensione logica, le scritture contabili possono essere: scritture semplici o elementari,se forniscono, attraverso schedari, registri ecc., i primi dati man mano che i fatti si verificano (libro cassa, libro magazzino ecc.); scritture complesse, o generali, o sintetiche, se raggruppano i dati elementari in dati sintetici in modo da dare informazioni complesse sulla gestione (contabilità generale); scritture analitiche complementari, infine, se forniscono dati analitici complementari a quelli sintetici. Rispetto agli strumenti usati per l’attuazione, si avranno: scritture manuali o scritture automatizzate; dirette o a ricalco. Dal punto di vista giuridico: scritture obbligatorie e facoltative. Per le scritture contabili obbligatorie a fini fiscali v. contabilità fiscale.

  • SCUDO

    Nome generico delle monete emesse a partire dal basso Medioevo con lo stemma (uno scudo) del Principe o dello Stato emittente. La prima emissione del genere che ha dato il nome a questa tipologia risulta essere stata fatta da San Luigi ed era una moneta d’oro portante inciso su una faccia i fiordalisi regali su uno scudo (écu in fr., da cui scudo in trad. it.). Il modello è stato imitato da diversi Stati, anche da quelli cisalpini. Il termine è rimasto in uso fino al secolo scorso per indicare genericamente le grandi monete d’oro e d’argento. In Italia fino al 1940 era chiamata scudo la moneta da 5 lire d’argento. Il medesimo nome aveva il pezzo da 5 franchi francese e i corrispondenti pezzi d’argento dei Paesi aderenti all’Unione Monetaria Latina. Per l’assonanza di écu con ECU, l’european currency unit istituita nel 1979 è stata chiamata talvolta scudo nel nostro Paese.

  • SCUDO FISCALE

    Disciplina introdotta con l. 23.11.2001, n. 409, che consente a determinati soggetti (es. persone fisiche, enti non commerciali), al verificarsi di certe condizioni, il rimpatrio di denaro ed altre attività finanziarie detenute all’estero senza l’osservanza delle disposizioni di legge, previa presentazione di apposita dichiarazione riservata. È altresì consentita la regolarizzazione delle attività, finanziariee non, che si mantengono all’estero. La predetta disciplina ha efficacia temporalmente limitata. Il rimpatrio/regolarizzazione avviene a fronte del pagamento della somma del 2,5% dell’importo dichiarato delle attività medesime, ovvero della sottoscrizione di titoli di Stato con tasso di interesse tale da rendere equivalente alla somma dovuta il differenziale tra il valore nominale e la quotazione di mercato.

  • SEAQ AUTOMATED EXECUTION FACILITY

    Acr. di: Stock exchange automated quotation Automated Execution Facility. E’ anche ulteriormente abbr. in SAEF. Sistema telematico che consente di rendere automatica l’esecuzione degli ordini al SEAQ System. Grazie al SAEFgli operatori di tale mercato non devono più contattare oralmente o per telefono il market maker con cui hanno deciso di trattare; è sufficiente, infatti, inserire sul terminale SAEF l’importo e il segno dell’operazione affinché il sistema stesso la esegua poi automaticamente, scegliendo anche la controparte che quota il prezzo migliore. Inoltre, il sistema SAEF consente agli intermediari di ricevere automaticamente la conferma delle operazioni, al market maker la notifica delle stesse e all’ente di clearing tutti gli estremi necessari per il regolamento.

  • SEAQ INTERNATIONAL

    Mercato regolamentato sul quale si concentra il maggior volume di negoziazioni di azioni estere sul mercato londinese. Fa parte dell’Internatíonal Stock Exchange ed è un mercato del tipo market maker, ossia composto di operatori che si pongono in qualunque momento come possibili controparti del pubblico nella duplice veste di acquirenti e venditori dello stesso titolo, offrendo una doppia quotazione denaro-lettera. Le quotazioni vengono diffuse tramite una rete telematica a videoterminali di tutte le unità aderenti al sistema, mentre le contrattazioni avvengono attraverso il canale telefonico. Vi operano circa 50 intermediari che trattano circa 600 azioni emesse da aziende non britanniche; la maggior quota riguarda comunque i titoli europei. Dall’inizio del 1989 è stato attivato, nell’International SEAQ, un segmento italiano comprendente sei titoli fra cui Fiat, Generali, Olivetti, San Paolo IMI.

  • SEAQ SYSTEM

    Acr. di: Stock exchange automated quotation system. Sistema telematico simile a quello operante sul mercato statunitense (v. NASDAQ), attivato per gestire le operazioni effettuate presso la borsa valori di Londra (International Stock Exchange) nella nuova configurazione scaturita dalbig bang del 1986. Rappresenta il fulcro attorno a cui ruotano i diversi sottosistemi operativi ed informativi del nuovo mercato mobiliare londinese. Oltre alla predetta funzione, esso svolge funzioni di informativa sia ex ante che ex post per le autorità di borsa. La prima funzione si attiva quando i market maker inseriscono sui terminali del SEAQ le quotazioni di acquisto e vendita alle quali si dichiarano disposti ad operare. La seconda consente di dare pubblicità alle ultime quotazioni alle quali domanda e offerta si sono incontrate sul mercato, dando luogo ad una compravendita. Dal 1988, inoltre, il SEAQ consente anche l’esecuzione automatica degli ordini di borsa (v. SEAQ automated execution facility).

  • SEARCH

    Operazione compiuta attraverso un computer con un motore di ricerca per trovare un’informazione (una parola, o un insieme di parole in condizioni simili) in Internet, in un documento o in un’area di memoria.

  • SEBC

    Acr. di: Sistema Europeo di Banche Centrali (fr. Système européen de banques centrales - SEBC; ingl. European System of Central Banks -ESCB) è composto dalla Banca Centrale Europea (BCE) e dalle Banche Centrali Nazionali (BCN) degli Stati membri dell’UE (15 al 2001). Esso è previsto dal trattato di Maastricht del 7.2.1992 (art. 8, ex 4A TUE; artt. 105-111, nuova denominazione, TCE) insieme all’IME e alla BCE. Il trattato e un apposito Protocollo, allegato al TCE, definiscono compiti e statuto del SEBC (oltre che della BCE) e stabiliscono che esso è composto dalla BCE e dalle BCN degli Stati membri. Il SEBC è stato istituito con decorrenza dal 1°.6.1998 (al pari della BCE), ma con un’area di attività parziale quanto ai compiti di politica monetaria previsti dalle norme istitutive (v. infra SEBC, BCE ed Eurosistema). 1. Obiettivo e compiti. Il SEBC, l’IME e la BCE sono le tre strutture introdotte dal TUE per il governo della politica monetaria nell’UE.Obiettivo principale del SEBC (art.105.1 TCE e art. 2 del Protocollo) è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Il Consigli direttivo dellaBCE ha dato una definizione precisa di que- sto obiettivo, precisando che per “stabilità dei prezzi” si intende un aumento annuo dei prezzi al consumo inferiore al 2%. Subordinatamente a questo obiettivo, il SEBC sostiene le politiche economiche dell’UE per contribuire alla realizzazione degli obiettivi economici comunitari (sviluppo armonioso, equilibrato e sostenibile delle attività economiche; elevato livello di occupazione e di protezione sociale; parità tra uomini e donne; crescita sostenibile e non inflazionista; alto grado di competitività e di convergenza dei risultati economici; elevato livello di protezione dell’ambiente e miglioramento della qualità di quest’ultimo; miglioramento del tenoree della qualità di vita; coesione economica e sociale; solidarietà tra gli Stati membri; art. 2 TCE). I compiti fondamentali del SEBC sono definire e attuare la politica monetaria della Comunità; svolgere operazioni sui cambi in linea con le disposizioni del TCE (art. 111); detenere e gestire le riserve ufficiali in valuta estera degli Stati membri; promuovere il regolare funzionamento dei sistemi di pagamento. Il SEBC deve inoltre contribuire a una buona conduzione delle politiche relative alla vigilanza prudenziale degli enti creditizi e alla stabilità del sistema finanziario (art. 3 del Protocollo). Esso cura, con le BCN, la raccolta dei dati statistici direttamente presso le autorità nazionali o presso gli operatori economici. L’emissione di banconote a corso legale nell’area dell’euro è compiuta dalle BCN e alla BCE, ma il potere di autorizzarla è riservata alla BCE. Anche le quantità di monete coniabili dagli Stati membri sono autorizzate dalla BCE (art. 106 TCE). 2. SEBC, BCE ed Eurosistema. A differenza della BCE e delle BCN, il SEBC non ha personalità giuridica, propri dipendenti e nemmeno un proprio organo di governo, ma è supportato dagli uffici della BCE e governato dagli organi decisionali della BCE, che decide anche come e da chi esso è rappresentato nel campo della cooperazione internazionale (artt. 7 e 8 del Protocollo). Gli Stati membri trasferiscono al SEBC la sovranità in materia di politica monetaria, ma in concreto l’autorità monetaria europea non è il SEBC, ma la BCE. Finora il SEBC opera solo per i 12 degli Stati membri hanno aderito alla terza fase dell’UEM e all’area dell’euro (dal 1°.1.1999: Austria, Belgio, Francia, Finlandia, Germania, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna; dal 1°.1.2001: Grecia; ne sono fuori Danimarca, Regno Unito e Svezia). Per evitare confusioni, la BCE denomina Eurosistema l’insieme della BCE e dei 12 Stati che hanno adottato l’euro. Gli altri tre Stati continuano a condurre le rispettive politiche monetarie nazionali autonomamente e non partecipano alla formulazione e all’attuazione delle decisioni di politica monetaria unica della BCE. I tre Stati membri che non hanno aderito all’euro partecipano al Consiglio generale, organo temporaneo della BCE (v. infra). Lastruttura europea effettivamente operativa per la politica monetaria è l’Eurosistema. 3. Principio di indipendenza. Vige per la BCE, per le BCN e per i componenti dei rispettivi organi decisionali il principio di indipendenza per cui essi non possono sollecitare io accettare istruzioni dalle istituzioni o dagli organi comunitari, dai Governi degli Stati membri e da qualsiasi altro organismo (art. 7 del Protocollo). Gli Stati membri sono impegnati a rispettare il principio di indipendenza e a non cercare di influenzare i componenti degli organi decisionali della BCE nell’assolvimento dei loro compiti. 4. Organi di governo dell’Eurosistema. Sono gli stessi della BCE e cioè il Consiglio direttivo (composto da tutti membri del Comitato esecutivo e dai Governatori delle BCN degli Stati membri che hanno adottato l’euro) e il Comitato esecutivo (composto da Presidente, Vicepresidente e altri quattro membri). Esiste, inoltre, un terzo organo decisionale, il Consiglio generale della BCE, composto dal Presidente e dal Vicepresidente della BCE e dai Governatori di tutti gli Stati membri dell’UE. Il Consiglio generale contribuisce con funzioni consultive e di coordinamento e ai lavori preparatori per gli eventuali ampliamenti dell’area dell’euro.

  • SEC 2010

    Nel 2014 i Paesi della UE hanno adottato il nuovo sistema europeo dei conti nazionali e regionali (SEC 2010), che ha sostituito il SEC 95. Tra le principali differenze rispetto alla precedente versione, sono state introdotte innovazioni nelle metodologie e nelle pratiche di compilazione dei conti, nei metodi di misurazione nazionali e nelle fonti statistiche adottate.
    Fonte: Banca d'Italia

  • SECETI

    Società dell’Istituto Centrale delle Banche Popolari Italiane (v. sub Istituti centrali di categoria). È un centro applicativo che gestisce le rete informatica multimediale delle banche popolari e fornisce servizi telematici, software, outsourcing, servizi nei segmenti delle segnalazioni di vigilanza e dei sistemi direzionali e, (tramite la controllata Diagram APS spa), in quelli relativi al pagamento di tributi, pensioni INPS e fondi pensione. La controllata Multitel è specializzata nella gestione di POS e soluzioni di remote banking e corporate banking.

  • SECONDA FIRMA

    Requisito formale richiesto dalle norme interne della banca per i propri atti. Nell’organizzazione interna degli istituti di credito, infatti, sia nelle sedi che nelle succursali ed agenzie, il potere di firma, di regola, spetta congiuntamente a due funzionari, dei quali almeno uno deve essere direttore o vice direttore (prima firma), mentre l’altro può essere anche un semplice procuratore (seconda firma). Per gli atti più comuni e di minore importanza si va, peraltro, affermando la tendenza di ritenere sufficiente la firma di un solo funzionario.

  • SECURITIES LENDING

    Contratto con il quale un soggetto detto prestatore (lender) cede la proprietà di determinati titoli (per lo più titoli nominativi e al portatore), riferibili ad un determinato emittente, ad un altro soggettodetto prestatario (borrower), il quale è tenuto a restituire altrettanti titoli della stessa specie e quantità a una data contrattualmente stabilita, pagando un corrispettivo al lender. Tale corrispettivo remunera il prestatario per la mancata disponibilità dei titoli (e quindi per il mancato esercizio dei diritti connessi ai titoli medesimi) nel periodo di tempo contrattualmente stabilito. Il contratto risponde all’esigenza del finanziamento delle operazioni di borsa in quanto consente al prestatario di ottenere in prestito valori mobiliari al fine di procedere alla liquidazione dei contratti aventi ad oggetto i valori medesimi. Il rapporto che intercorre tra il prestatore ed il prestatario può essere mediato dall’esistenza di rapporti di mandato esistenti tra il prestatore o il prestatario e le banche. In forza del mandato del prestatore alla banca (lender’s agent) questa deve concludere, in nome e per conto del cliente mandante, il contratto con il prestatario o con una controparte bancaria che agisce in nome e per conto di questo (borrower’s agent). La banca mandataria del prestatore ha piena autonomia e discrezionalità nella gestione dell’incarico mentre la mandataria del prestatario agisce solo su specifici ordini che indicano specie e quantitativi dei titoli oggetto del prestito. Inoltre, la mandataria del prestatore può garantire nei confronti del suo cliente il buon fine delle operazioni concluse in nome e per conto dello stesso. A fronte dell’operazione di prestito titoli, il prestatario può essere richiesto di costituire una garanzia, in forma di pegno, versando al prestatore o al suo intermediario una somma di denaro o l’equivalente in valori mobiliari pari al controvalore dei titoli oggetto del contratto, aumentato della somma da corrispondere per la messa a disposizione dei titoli.

  • SECURITIZATION

    Termine americano (cartolarizzazione in it.) che indica il processo di graduale spostamento delle operazioni di finanziamento del sistema imprenditoriale dal sistema bancario a titoli cartolari di vario tipo. Esso si manifesta, quindi, con il progressivo ampliamento del volume e della gamma delle attività finanziarie trattate sul mercato. Il processo è legato allo sviluppo della finanza strutturata. Per il nostro Paese la disciplina della securitization si fonda sulla l. 30.4.1999 n. 130. 1. La l. 30.4.1999 n. 130. Lo special purpose vehicle. La l. 1999/130 (“Disposizioni sulla cartolarizzazione dei crediti”) ha disciplinato la materia introducendo numerose innovazioni sul piano civilistico e fiscale ed eliminando, al contempo, incertezze interpretative e ostacoli che in passato hanno reso difficile il diffondersi della titolarizzazione sul mercato italiano. Le nuove disposizioni risultano articolarmente flessibili, riconoscendo ampi gradi di libertà. Con riguardo alle strutture tecniche utilizzabili, p.e., esse non prevedono restrizioni alla natura dell’originator (il cedente), che può essere costituito da società finanziarie e non finanziarie e non pongono limiti alla tipologia dei crediticartolarizzabili con riferimento alla forma tecnica e alla distinzione tra crediti in bonis e in sofferenza e tra crediti attuali e futuri. La società veicolo (lo special purpose vehicle, o SPV, ovvero il cessionario), inoltre, può avere natura finanziaria, fiduciaria o di fondo d’investimento; la normativa ha lasciato aperta la possibilità di mutuare tutti i principali schemi utilizzati all’estero. Le norme attinenti al profilo patrimoniale della società veicolo stabiliscono che la società cessionaria e la società emittente, se diversa, debbano avere come oggetto esclusivo la realizzazione di una o più operazioni di cartolarizzazione e siano assoggettate ai controlli della Banca d’Italia sugli intermediari finanziari previsti dal Tit. V del TUBC, ad eccezione delle norme concernenti il patrimonio minimo. Tale eccezione sottrae lo SPV all’obbligo di detenere un capitale minimo pari ad un miliardo, come previsto dalla precedente normativa, sebbene non escluda la facoltà di intervento del Tesoro per la statuizione di un diverso ammontare di capitale minimo. Viene sancito inoltre il principio di separatezza patrimoniale (v. infra al n. 4. Asset segregation e limited recourse) tra le singole operazioni di cartolarizzazione realizzate dal medesimo SPV e tra il patrimonio di quest’ultimo e i portafogli titolarizzati, limitando il profilo di rischio dello SPV. Vengono tutelati, dunque, i portatori dei titoli escludendo l’aggredibilità dei patrimoni relativi alle singole operazioni di cartolarizzazione da parte dei creditori dello SPV e dei detentori dei titoli creati a seguito di altre operazioni effettuate dalla stessa società. Con riferimento al trattamento degli attivi ceduti da originator finanziari ai fini degli obblighi di vigilanza, la legge 1999/130 non fa alcun richiamo esplicito a quanto stabilito dalla Banca d’Italia. Le Istruzioni di Vigilanza, peraltro, pur affermando il criterio del rischio effettivo in capo al cedente, lasciano alla Banca d’Italia la possibilità di valutare tale rischio caso per caso, in relazione alla struttura dell’operazione. Se, da un lato, è indubbio che la complessità di un’operazione di asset-backed securities richieda un’accurata valutazione del rischio, dall’altro, un sistema di valutazioni caso per caso non è immune dal generare, negli operatori, incertezze che crescono parallelamente al grado di discrezionalità dell’organo di vigilanza. 2. Servicing. Meno flessibili, per contro, risultano le disposizioni relative all’ambito di applicazione della titolarizzazione e all’attività di servicing, ovvero all’attività di riscossione degli interessi e di rimborso del capitale, gestionedei ritardati pagamenti e delle inadempienze ed avvio di azioni legali nei confronti di debitori insolventi. La legge prevede, infatti, che il trasferimento debba riguardare solo crediti pecuniari individuabili in blocco e debba essere realizzato a titolo oneroso, esclusivamente mediante un contratto di cessione sulla base delle disposizioni dell’art. 58 TUBC. Tale scelta rende automatico il trasferimento con il medesimo grado delle garanzie accessorie (in particolare l’ipoteca) ed elimina le incertezze preesistenti concernenti l’opponibilità del trasferimento dei crediti, prevedendo che essa decorra dalla data di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Le disposizioni sul regime di pubblicità, tuttavia, limitano la tipologia di crediti futuri cartolarizzabili, poiché pur ricomprendendo i crediti derivanti da rapporti contrattuali già esistenti al momento del trasferimento, escludono il trasferimento di crediti generati da contratti non stipulati. Con riferimento all’attività di servicing, la nuova normativa prevede che essa venga necessariamente effettuata da un intermediario finanziario introducendo una rilevante differenza rispetto alla normativa vigente nei principali paesi esteri e una disparità a svantaggio di originators non bancari, cui viene inibita la possibilità di compensare i costi delle operazioni mediante le commissioni di servicing e di mantenere il rapporto con i debitori ceduti. 3. L’emissione di titoli. La legge ha eliminato anche il limite all’emissione di obbligazioni effettuabile dallo SPV, stabilito dall’art. 2410 c.c. in misura pari al capitale versato, che costituiva uno dei principali ostacoli alla realizzazione delle operazioni in Italia. A ulteriore tutela dei sottoscrittori dei titoli emessi a fronte della cartolarizzazione, è previsto inoltre l’obbligo alla società cessionaria o all’emittente dei titoli (se diverso dalla prima) di redigere un prospetto informativo e, nel caso in cui i titoli siano offerti a investitori non professionali, l’operazione deve essere sottoposta al giudizio di operatori terzi (agenzie di rating). Infine, le modifiche introdotte dalla legge al trattamento fiscale delle operazioni concorrono a ridurne l’onerosità e costituiscono un importante incentivo al loro sviluppo. Ai fini dell’imposta sostitutiva, i titoli emessi a fronte di tali operazioni sono assimilati a quelli di società con titoli quotati sui mercati regolamentati, mentre in precedenza le emissioni erano equiparate alla tipologia dei titoli atipici. La disciplina non contempla specifiche disposizioni fiscali per lo SPV. (fc-dz) 4. Principio di separatezza (asset segregation e limited recourse). I titoli emessi nell’ambito delle operazioni di cartolarizzazione sono strumenti finanziari e ad essi si applicano le disposizioni di cui al TUF. Si tratta di una tipologia flessibile di titoli atipici e astratti, meglio adattabiliper questa via alle esigenze del finanziamento delle operazioni di cessione dei crediti cartolarizzati. La disciplina delle operazioni di cartolarizzazione si segnala per il dato normativo che definisce i crediti relativi a ciascuna operazione come patrimonio separato a tutti gli effetti da quello della società e da quello relativo alle altre operazioni concluse dalla medesima società. Quest’ultimo principio si risolve nella previsione in base alla quale su ciascun patrimonio non sono ammesse azioni da parte di creditori diversi dai portatori dei titoli emessi per finanziare l’acquisto dei crediti stessi. Vi è quindi l’esigenza di superare il principio della responsabilità patrimoniale di cui all’articolo 2740 c.c. Nella l. 1999/130 l’esigenza di cui appena detto trova conforto nell’introduzione dei principi dell’asset segregation, ovvero della segregazione dei portafogli crediti e della limited recourse e quindi della esigibilità limitata dei crediti incorporati nei titoli emessi a seguito della conclusione dell’operazione di cartolarizzazione. La segregazione dei portafogli crediti è il presupposto per qualsiasi attività di cartolarizzazione: infatti è proprio in virtù dell’applicazione di quest’ultimo principio che è possibile separare perfettamente il portafoglio crediti oggetto di cessione tanto dal patrimonio della società cessionaria, che da altri portafogli eventualmente ceduti dal medesimo debitore come da quelli provenienti da altri soggetti cedenti. La situazione che ha origine dall’applicazione del principio di segregazione fa da premessa poi alla deroga all’articolo 2740 c.c. che deriva dal principio di esigibilità limitata che consente di superare la altrimenti illimitata responsabilità, per i crediti incorporati nei titoli emessi nell’operazione, della società cessionaria o di cartolarizzazione. Infatti la garanzia dei titoli emessi risiede esclusivamente nei flussi finanziari che originano dal portafoglio ceduto alla società di cartolarizzazione e conseguentemente cartolarizzato e solo da quello. Essa non riguarda né il patrimonio della società cessionaria né gli altri portafogli crediti a fronte dei quali siano state concluse altre e distinte operazioni di cartolarizzazione.

  • SECURITIZATION DEI CREDITI BANCARI

    Aspetto particolare del più generale processo del securitization consistente nel dirottamento dei tradizionali prestiti bancari ai mercati dei capitali, previa trasformazione in strumenti suscettibili di negoziazione di attività precedentemente non negoziabili. Si richiama tipicamente il caso del frazionamento di mutui ipotecari per l’acquisto di abitazione (home equity loans), di crediti al consumo nella forma del leasing di automobili (car loans) o tramite carte di credito (credit card receivables) e del successivo confezionamento di emissioni obbligazionarie in piccoli lotti (v. asset-backed securities).

  • SECURITY MARKET LINE (SML)

    Partendo dalla LMC e assumendo tutte le ipotesi del CAPM uno dei risultati fondamentali è la derivazione della SML. Per un portafoglio diversificato la liaison è espressa dalla LMC, mentre per un titolo o un portafoglio qualsiasi di titoli collocato o meno sulla LMC e, dunque, perfettamente o non completamente diversificato, si ha la seguente relazione:
    , oppure
    .
    Questa espressione descrive la Security Market Line (SML). Essa non costituisce una frontiera efficiente come la LMC, bensì esprime la relazione di equilibrio rendimento-rischio per i singoli titoli o per i portafogli (siano essi diversificati o meno). Essa è unica nello spazio [E(Ri); ?i] comprendendo sia i portafogli giacenti sulla LMCche quelli non collocati sulla frontiera efficiente derivante dalla frontiera a varianza minima.
    Nel piano [E(R);
    ?i], LMC ed SML differiscono per la presenza, nella inclinazione della seconda, del coefficiente di correlazione ?im: infatti, l’elemento ?im può essere espresso nella forma: ?im = ?im?i?m. Le due rette coincidono solamente se ?im= 1 (i.e., il portafoglio i è perfettamente correlato con il market portfolio); qualora si registri ?im < 1, a parità di E(Ri) la LMC sarà più inclinata della SML; con ?im < 0, la SML presenta una pendenza (inclinazione) negativa.
    © 2009 ASSONEBB

  • SECURITY PACKAGE

    Nell’ambito del classico limited recourse project financing, le banche non si limitano a valutare la bancabilità del progetto da un punto di vista economico- finanziario, anche se proprio il contratto sottostante che la finanziata ha concluso con l’appaltante (per lo più la società concessionaria che si occupa della distribuzione di utilities) costituisce la vera garanzia per i finanziatori. Le banche tendono infatti a farsi rilasciare anche delle garanzie in relazione al finanziamento che erogano, facendo ricorso sia alle tradizionali forme di garanzie reali, che alla cessione in garanzia dei crediti o dei diritti rivenienti dai contratti sottostanti connessi con l’esecuzione,la messa in opera e l’operatività del progetto. A questo si aggiunga che normalmente le banche richiedono la cessione dei crediti futuri che saranno vantati dalla società finanziaria nei confronti degli utilizzatori finali dei servizi prodotti dal progetto (p.e. l’ente o società cui è affidata in concessione governativa la commercializzazione dell’energia elettrica) o degli enti che hanno assicurato beni strumentali del progetto. Le banche tendono pertanto ad elaborare un pacchetto di garanzie (detto appunto security package) che consenta una ripartizionedei rischi tra tutte le parti del progetto (società finanziata, sponsors, controparti commerciali) ed in particolare di quei rischi anomali che difficilmente le banche sarebbero disposte ad assumere in un normale finanziamento. Fra le garanzie che le banche si fanno rilasciare vi sono: il pegno sulle azioni o sulle quote della società finanziata; l’ipoteca sui terreni o sul diritto di superficie; il privilegio ex art. 46 del TUBC; la cessione dei crediti o il pegno sui crediti vantati dalla società finanziata; i floating charges (garanzie sui beni della società finanziata); la security over cash (prestiti garantiti da pegno su denaro).

  • SEDE PRINCIPALE DI BANCA

    È il vertice di quella articolazione territoriale che caratterizza di norma la banca, impresa territorialmente divisa per definizione. Tale sede, che coincide tendenzialmente (ma non necessariamente) con la sede legale, corrisponde al luogo in cui sono poste la direzione e l’amministrazione (o alta amministrazione) della banca. Da essa dipendono tutte le filiali, che agiscono separatamente in funzione dell’interesse unitario dell’ente, al quale va imputata fattività da esse svolta. Se la sede principale stessa, oltre a svolgere l’attività di coordinamento e l’alta direzione, funziona da centro operativo, essa si comporta come una comune filiale e come tale va considerata a quei limitati fini.

  • SEDE SOCIALE

    Luogo in cui una società svolge la sua attività: esso corrisponde al domicilio per la persona fisica. Per le società soggetteall’obbligo di iscrizione nel Registro delle imprese, la sede stabilita dall’atto costitutivo deve essere indicata negli atti e nella corrispondenza. In essa vanno conservate le scritture contabili e tutte le scritture obbligatorie. La sede legale, indicata nell’atto costitutivo, è rilevante in relazione ai fatti attinenti alla vita della società: p.e., in base alla sede legale si determina la competenza per territorio del giudice nelle cause civili in cui la società è convenuta in giudizio o quella del tribunale che deve dichiarare il fallimento. Sulla sede legale, peraltro, prevale la sede amministrativa (sede effettiva) determinata dal luogo in cui la società tratta i suoi affari, se tale luogo è diverso da quello in cui è fissata la sede legale.

  • SEDEX

    Nome abbreviato del Mercato telematico dei Securitised Derivatives, assunto nell’aprile 2004 dal Mercato telematico dei Covered Warrant (MCW). 1. Mercato regolamentato telematico di Borsa Italiana spa sono negoziati i securitised derivatives, ossia gli strumenti finanziari derivati le cui caratteristiche contrattuali sono incorporate in un titolo negoziabile emesso generalmente da un’istituzione finanziaria. Per derivati si intendono gli strumenti finanziari il cui prezzo dipende dall’andamento di un’altra attività (azioni, indici, tassi di cambio, tassi d’interesse, commodities) che prende il nome di sottostante o underlying. 2. Sul SeDeX sono negoziati i securitised derivatives caratterizzati dalla presenza del cosiddetto effetto leva (leverage securitised derivatives) e i securitised derivatives. I securitised derivatives con effetto leva consentono di impiegare un capitale relativamente modesto per partecipare ai guadagni o alle perdite di variazioni di prezzo dell’attività sottostante in misura più che proporzionale. In questa maniera la performance del sottostante viene amplificata al rialzo (e l’investitore ottiene rendimenti anche molto elevati), o al ribasso (esponendo l’investitore anche alla perdita dell’intero capitale).Gli altri securitised derivatives sono, per capitale investito e rischio, un’alternativa all’investimento nel sottostante. Tra questi rientrano i securitised derivatives che replicano la performance dell’underlying (vantaggiosa in caso di sottostanti altrimenti difficilmente raggiungibili da investitori privati quali ad esempio indici, future sul petrolio, oro o argento) e quelli che permettono strategie di investimento più complesse (p.e. di protezione parziale o totale del capitale investito, oppure per conseguire una performance migliore del sottostante). Le informazioni relative all’andamento delle contrattazioni sono diffuse al pubblico in tempo reale. 3. Esistono quattro segmenti nel SeDeX: a) segmento covered warrant plain vacilla, per i covered warrant che consistono in un’opzione call o put; b) segmento covered warrant strutturati / esotici, per i covered warrant che sono combinazioni di opzioni call e / o put o che incorporano opzioni esotiche; c) segmento leverage certificates, per i certificates che replicano l’andamento dell’attività sottostante permettendo di partecipare, con effetto leva, alla performance dello stesso; d) segmento investment certificates, distinto in classe A (certificates che replicano l’andamento dell’attività sottostante senza incorporare un effetto leva) e classe B (certificates che replicano l’andamento dell’attività sottostante incorporando una o più opzioni aventi carattere accessorio).

  • SEGGIO IN BORSA

    Posto assegnato agli agenti di cambio conseguente facoltà di operare in borsa (in inglese seat). L’origine dell’espressione sta nel fatto che anticamente ai membri della borsa venivano assegnate delle poltrone nella sala delle riunioni per trattare i loro affari. In Francia il seggio corrisponde all’office degli agenti di cambio. Col passaggio alle negoziazioni telematiche in Italia il concetto di seggio in borsa ha perso il referente fisico, che rimane, invece, nelle borse che hanno mantenuto le contrattazioni alle grida.

  • SEGMENTO STAR DEL MERCATO AZIONARIO

    Il segmento STAR del Mercato MTA di Borsa Italiana è dedicato alle medie imprese con capitalizzazione compresa tra 40 milioni e 1 miliardo di euro, che si impegnano a rispettare requisiti di eccellenza in termini di:
    • Alta trasparenza ed alta vocazione comunicativa
    • Alta liquidità (35% minimo di flottante)
    • Corporate Governance (l’insieme delle regole che determinano la gestione dell’azienda) allineata agli standard internazionali
    Gli investitori istituzionali italiani e esteri, come anche i piccoli risparmiatori, apprezzano la qualità del segmento STAR e delle 67 società quotate che al 30 aprile 2013 rappresentano il 26% dell’intero MTA.
    Borsa Italiana sostiene continuamente, nel corso dell’anno, la visibilità delle Società STAR nei confronti degli Investitori Istituzionali, in particolare con le tappe delle STAR Conferences che portano le aziende quotate a presentarsi alla comunità degli investitori istituzionali internazionali nelle piazze di Milano e Londra

    LINK http://www.borsaitaliana.it/azioni/mercati/star/segmento-star.htm

  • SEGNALAZIONI PERIODICHE AGLI ORGANI DI VIGILANZA

    Situazioni, dati e informazioni relative alle risultanze contabili o ad altri aspetti della gestione che le società bancarie, le società finanziarie (v. società finanziaria) e strumentali appartenenti ad un gruppo bancario ovvero rientranti nella vigilanza consolidata (v. vigilanza su base consolidata), oltre che gli intermediari finanziari non bancari debbono inviare ai rispettivi Organi di vigilanza utilizzando supporti magnetici o modelli cartacei uniformi già predisposti. Il TUBC prevedeespressamente che le banche provvedano ad inviare alla Banca d’Italia, con le modalità e nei termini da essa stabiliti, le segnalazioni periodiche oltre che ogni altro dato e documento richiesto. A quest’ultima categoria appartiene il bilancio, che rappresenta uno strumento integrativo delle segnalazioni statistiche. L’unico limite al potere conoscitivo delle Autorità di vigilanza è rappresentato dalla necessità che le informazioni richieste siano rilevanti per il perseguimento delle finalità proprie dell’attività di controllo. Gli Organi aziendali, ciascuno per quanto di propria competenza, sono responsabili per la correttezza dei dati segnalati. Per assicurare la necessaria coerenza dei dati segnalati con le risultanze della contabilità aziendale, la Banca d’Italia raccomanda l’utilizzo di strumenti di controllo interno che prevedano anche forme di visualizzazione delle informazioniper i responsabili aziendali. Essa indica, quali principi per la corretta compilazione delle segnalazioni, l’adozione, da un lato, di criteri omogenei di classificazione dei fatti aziendali e, dall’altro, il rigoroso rispetto delle istruzioni impartite in ordine alla evidenziazione dei dati oggetto di segnalazione nelle apposite voci di pertinenza, specie quando tale evidenziazione sia connessa ad un processo di valutazione da parte della banca segnalante. La verifica della qualità delle informazioni viene effettuata per mezzo di procedure informatiche di controllo e di rettifica degli errori e attraverso una costante verifica della significatività dei dati disponibili. L’area delle statistiche creditizie inviate periodicamente alla Banca d’Italia è dominata dalla matrice dei conti, articolata in sezioni informative contenenti, tra l’altro, dati analitici di stato patrimoniale e di conto economico oltre che specifiche informazioni integrative sui titoli, i rapporti intercreditizi e di gruppo, la durata residua e i valori medi dei rapporti attivi e passivi, i crediti ad andamento anomalo, la classificazione economica della clientela. Il sistema si avvale di una procedura informatica PUMA 2 e consente di aggregare variamente in modo significativo i dati provenienti dalle banche vigilate, alle quali è previsto pervenga un flusso di ritorno contenente sia dati grezzi sia indici. Gli obblighi di segnalazione sono rafforzati da una specifica disciplina penale, prevista dall’art. 134 TUBC (v. tutela dell’attività di vigilanza, disposizioni penali).

  • SEGRETO BANCARIO

    Dovere di riservatezza cui sono tenute le banche in relazione alle informazioni apprese nell’esercizio della loro attività. Il segreto bancario opera a favore sia dei clienti della banca sia di coloro che si siano rivolti alla banca e non abbiano stipulato alcun contratto. L’istituto del segreto bancario ha radici storiche profonde e risponde non solo a finalità di tutela della riservatezza dei soggetti che entrano in contatto con il sistema bancario, ma anche a finalità pubblicistiche di incoraggiamento e tutela del risparmio. È diffusa l’opinione secondo la quale una eccessiva limitazione del segreto bancario comporterebbe una diminuzione dell’afflusso del risparmiopresso il sistema creditizio ed una conseguente riduzione dell’erogazione del credito, con ovvie ripercussioni negative sull’economia in generale. Nel nostro ordinamento non è dato rinvenire una norma che positivamente sancisca un obbligo generale di segreto bancario, pur non mancando disposizioni, vigenti e abrogate, che ne presuppongono l’esistenza (v., p.e., l’art. 78, ultimo comma l.b. 1936). Diverse sono le opinioni sul fondamento giuridico del segreto bancario e, quindi, sulle conseguenze della sua violazione. La fonte di tale obbligo è stata infatti ravvisata nella volontà contrattuale, negli usi, nella categoria del segreto professionale (secondo questa impostazione la violazione dell’obbligo comporterebbe anche l’applicazione della sanzione prevista dall’art. 622 c.p.), nel diritto alla riservatezza, nell’art. 10 l.b. 1936, nell’art. 47 Cost., nei principi di correttezza e di buona fede sanciti dagli artt. 1175 e 1375 c.c., nell’art. 78, ultimo comma, l.b. 1936. L’incertezza sul fondamento giuridico dell’istituto si ripercuote sul problema della individuazione dei limiti che il segreto bancario incontra in funzione della tutela di interessi che con esso possono entrare in conflitto. Peraltro, talune limitazioni sono espressamente previste dalla legge. Da ricordare, in proposito, l’art. 248, comma 2, c.p.p., che consente all’autorità giudiziaria e agli ufficiali di polizia da questa delegati di esaminare atti, documenti e corrispondenza presso banche; l’art. 255 c.p.p., che consente all’autorità giudiziaria di procedere al sequestro presso banche di qualsiasi cosa pertinente al reato, anche se non appartenga all’imputato o non sia iscritta a suo nome; l’art. 14 l.13.9.1982 n. 646 (legge La Torre), che prevede la deroga al segreto bancario per controllare la provenienza di patrimoni intestati a presunti mafiosi; gli artt. 31 e 42 l.b., che attribuiscono alla Banca d’Italia incisivi poteri di accesso a dati riguardanti la gestione delle, imprese bancarie (poteri analoghi sono attribuiti alla Consob dall’art. 10 d.p.r. 31.3.1975 n. 138, e all’Ufficio Italiano dei Cambi dall’art. 3 r.d.l. 12.5.1938 n. 794); l’art. 32 d.p.r. 29.9.1973 n. 600 (così come modificato dall’art. 18 l. 30.12.1991 n. 413), che consente agli uffici delle imposte di ottenere da parte degli enti creditizi dati, notizie e documenti relativi ai conti intrattenuti con il ontribuente. La recente disciplina normativa prevista in materia di trattamento dei dati personali (l. 31.12.1996, n. 675, c.d. legge sulla privacy) ha inciso in maniera determinante sulla problematica del segreto bancario. In particolare, per ciò che concerne l’importante ambito della circolazione di informazioni interbancarie e infragruppo (in precedenza usualmente non coperte dal segreto), acquista rilievo il disposto dell’art. 10, comma 1, lett. d), l. 31.12.1996, n. 675 (legge sulla privacy) che ammette la circolazione di queste informazioni a condizione che “l’interessato o la persona presso la quale sono raccolti i dati personali [siano] previamente informati oralmente o per iscritto (…) circa i soggetti o le categorie di soggetti ai quali i dati possono essere comunicati e l’ambito di diffusione dei dati medesimi”.

  • SEGRETO D'UFFICIO

    Obbligo del pubblico ufficiale o della persona incaricata di un pubblico servizio (v. pubblico ufficiale e incaricato di un pubblico servizio) di non rivelare notizieriservate di cui sia venuto a conoscenza nell’espletamento e a causa delle sue mansioni d’ufficio. La rivelazione e l’utilizzazione di segreti d’ufficio integra reato ai sensi dell’art. 326 c.p., così come sostituito dall’art. 15 l. 26.4.1990 n. 86 (legge di riforma dei reati contro la pubblica amministrazione). Il comma 1 dell’art. 326 c.p. prevede l’ipotesi del pubblico ufficiale o della persona incaricata di un pubblico servizio che, violando i doveri inerenti alle funzioni o al servizio o, comunque, abusando della sua qualità, riveli notizie d’ufficio che debbano rimanere segrete o ne agevoli in qualsiasi modo la conoscenza. La pena prevista è della reclusione da sei mesi a tre anni; se l’agevolazione è soltanto colposa si applica la reclusione fino a un anno. Il comma 3 dell’art., invece, prevede l’utilizzazione illegittima di notizie che debbano rimanere segrete. Se il fatto è commesso per procurare, al pubblicoufficiale o all’incaricato di un pubblico servizio o ad altri un indebito profitto patrimoniale si applica la reclusione da due a cinque anni; se,invece, il fatto è commesso al fine di procurare un ingiusto profitto non patrimoniale o di cagionare ad altri un danno ingiusto si applica la reclusione fino a due anni. Il segreto d’ufficio è tutelato anche nel processo penale; l’art. 201 c.p.p. prevede l’obbligo per i pubblici impiegati e per gli incaricati di un pubblico servizio di astenersi dal deporre su fatti conosciuti per ragioni del loro ufficio che debbano rimanere segreti (art. 326 c.p.).

  • SEI GRANDI

    Tr. it. di Big Six. Negli anni Sessanta e Settanta indicava sei Paesi (Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia e Regno Unito) uniti nell’intento di accelerare la cooperazione economica. Con gli USA essi formavano i Sette grandi (Big Seven) il cui obiettivo era di coordinare le politiche economiche e monetarie. Da non confondere con il G-6, più conosciuto come Groupe des Six sur le Desarmement, che, costituito il 22.5.1984, era composto daArgentina, Grecia, India, Messico, Svezia e Tanzania e si proponeva di realizzare il disarmo nucleare.

  • SELEZIONE AVVERSA (Enciclopedia)

    Il ruolo delle banche è "intermediare" tra i soggetti che si trovano in deficit e soggetti in surplus, che hanno necessità di investire risorse finanziarie a loro disposizione. I soggetti che si trovano in deficit cercano risorse monetarie collocando "passività" sul mercato e offrendole ai soggetti in surplus, divenendo per questi ultimi attività in portafoglio. Il problema risulta, quindi, quello di conciliare le preferenze espresse dagli acquirenti delle attività rispetto a quelle formulate dagli emittenti delle passività, sotto diversi profili quali la scadenza, il rendimento, l'oscillazione di valore.
    I soggetti in surplus riscontrano difficoltà nell'individuare e valutare il merito creditizio dei soggetti in deficit, devono tener conto dell’incertezza connessa con eventi futuri, del proprio grado di avversione al rischio e della preferenza di attività "a breve". D'altro canto, i soggetti in deficit preferiscono emettere passività a lungo, celare il loro merito creditizio e, una volta ottenuti i finanziamenti, sono orientati a preferire progetti rischiosi ma più redditizi. E' raro quindi che vi sia un trasferimento di risorse diretto da soggetti in surplus verso soggetti in deficit.
    Si pongono così le basi per la presenza di un soggetto terzo che sia in grado di rispondere alle diverse esigenze e di mediare, trasferendo e, in definitiva, riallocando risorse monetarie all'interno del sistema economico. Gli intermediari finanziari, in definitiva, realizzano la canalizzazione del risparmio verso gli investimenti.
    L'esistenza ed il ruolo degli intermediari finanziari è illustrato dalla teoria tradizionale che ha elaborato una serie di motivazioni per giustificare lo sviluppo del fenomeno. Tra questi si rilevano le funzioni di valutazione e selezione dei progetti imprenditoriali da finanziare e di controllo dei risultati dell'investimento all'interno del paradigma teorico dei mercati incompleti e dell'imperfetta informazione. Tale teoria pone enfasi sulle attività delle banche riconoscendo loro una importanza determinante circa la capacità di risoluzione dei problemi di asimmetria informativa che esistono in un mercato imperfetto - selezione avversa (advers selection) e azzardo morale (moral hazard) .Grazie al ruolo svolto dagli intermediari finanziari, questi problemi possono essere in parte risolti o almeno trasferiti agli intermediari finanziari che hanno i mezzi per sopportarne eventuali effetti negativi, in modo che essi non si riversino su un singolo o uno sparuto numero di risparmiatori.
    La selezione avversa (advers selection) riguarda in sintesi la difficoltà nel selezionare e distinguere le imprese sane, cioè quelle con un merito creditizio elevato, da quelle più rischiose. La selezione avversa nel campo degli intermediari bancari è una problematica relativa ad una situazione ex-ante all’erogazione di un finanziamento. Tale problematica si pone in un contesto in cui più imprese cercano di attingere alle fonti di finanziamento di cui una banca dispone. Relativamente alle tecniche di risoluzione di tale problematica vi è l'attività di screening che la banca può attuare con professionalità e metodi qualificati e costosi, a differenza di quanto possa invece fare un singolo agente economico.
    a) Selezione avversa: caso degli intermediari assicurativi
    Nel caso degli intermediari assicurativi la selezione avversa e l’azzardo morale si verificano in diverse situazioni. Il primo caso si riscontra antecedentemente alla stipula del contratto assicurativo, qualora l'impresa d'assicurazione non abbia informazioni sufficienti per suddividere gli assicurati in fasce di rischio omogenee, cioè contraddistinte dalla stessa probabilità di subire un danno tale da indurre l'assicurazione a fissare un premio uguale per tutti gli assicurati contro lo stesso rischio. In tal caso il premio risulterebbe essere troppo elevato per i soggetti poco rischiosi e a buon mercato per quelli più rischiosi, generando così un accumulo dei rischi peggiori e il fallimento dell'impresa assicurativa. Il secondo caso si verifica dopo la stipula del contratto e contraddistingue le azioni intraprese dall'assicurato che portano a modificare la probabilità del rischio originariamente stimata dall'impresa assicurativa o l'entità del risarcimento - tal caso si riscontra nel comportamento di un agente assicurato che ottenuta l'assicurazione riduce la prudenza che avrebbe avuto nel caso in cui non fosse stato assicurato rendendo così l'evento assicurato più probabile e il risarcimento più elevato.
    Per fronteggiare tali problemi le compagnie di assicurazione possono cercare di acquisire informazioni più dettagliate relativamente ai comportamenti degli assicurati e ricorrere a misure che consentano di contrastare e di disincentivare questi stessi fenomeni, quali:
    a) segmentare la clientela in classi di rischi omogenee (es. bonus malus),
    b) rendere obbligatoria la sottoscrizione di un'assicurazione per tutti i soggetti esposti a un certo rischio (es. RCA auto),
    c) far partecipare l'assicurato al rischio (es. franchigia),
    d) legare il premio al passato del soggetto che si vuole assicurare,
    e) ridurre il premio se l’assicurato attua particolari precauzioni per ridurre la probabilità che il rischio si verifichi (es. scatola nera nelle auto).
    I primi due tipi di misure tendono a contenere i fenomeni di selezione avversa, gli ultimi tre tipi sono maggiormente usati per limitare l'azzardo morale rendendo per gli assicurati economicamente vantaggioso adottare comportamenti virtuosi.
    Le informazioni nell’attività degli intermediari finanziari risultano dunque fondamentali e alla base di ogni decisione. Un sistema informativo adeguato è la chiave per la soluzione/minimizzazione dei problemi derivanti dall'asimmetria informativa.
    b) Selezione avversa: caso principale agente
    Problemi di asimmetria informativa (selezione avversa e azzardo morale) oltre che nell'ambito degli intermediari finanziari rivestono particolare rilevanza anche negli ambiti delle relazioni contrattuali come ad esempio in quella della definizione dei contratti ottimali tra principale (principal) identificabile con l'assemblea dei soci di una società e l'agente (agent) identificabile con l'amministratore delegato. Il principale è colui che propone un contratto e non conosce perfettamente le capacità dell'agente a cui il contratto viene offerto. Nel caso di selezione avversa è l'agente a conoscere le sue vere capacità professionali mentre il principale può solo immaginarle e conoscerle nel tempo, ma solo dopo averlo assunto. Il caso di azzardo morale si verifica quando le azioni dell'agente non sono perfettamente verificabili dal principale, cosa che tuttavia è giustificata dal fatto che se ogni azione dell'agente dovesse esser verificata e approvata dal principale il suo ruolo sarebbe allora inutile e solo un costo aggiuntivo per la società.
    c) Selezione Avversa: caso dei bidoni di Akerlof
    Relativamente a problemi di selezione avversa e azzardo morale l'esempio più citato e studiato in economia è quello sviluppato da George Akerlof relativamente al mercato delle auto usate, in cui si distinguono quelle buone dai cosiddetti bidoni. In tale mercato, in estrema sintesi, solo i venditori conoscono la qualità dell’ auto in vendita, mentre gli acquirenti ignorano tale caratteristica. Se gli acquirenti fossero a conoscenza di quale auto è buona, pagherebbero come prezzo quello corretto per una auto buona, mentre essendoci anche i bidoni essi pagheranno un prezzo che oscilla tra quello giusto per un bidone e quello giusto per una auto buona, basato sulla probabilità che l'auto messa in vendita sia un bidone. I venditori di auto buone, visto il prezzo più basso rispetto a quello corretto per le loro auto buone, non saranno disposti a vendere, mentre saranno incentivate le vendite di bidoni ad un prezzo superiore al loro valore. Gli acquirenti, visto l'andamento e la vendita di soli bidoni, non saranno più disposti a pagare il prezzo richiesto generando in tal modo una dinamica negativa delle vendite fino al punto di non avere più transizioni. Da ciò scaturisce la necessità di un soggetto terzo che faccia da intermediario e che abbia degli strumenti e delle professionalità specifiche per garantire la qualità.


    Bibliografia
    Cucinotta G., Nieri L. (2005) "Le assicurazioni, la gestione del rischio in una economia moderna", Il Mulino editore.
    Desiderio L., Molle G. (2005) "Manuale di diritto bancario e dell'intermediazione finanziaria", Giuffrè editore.
    Di Giorgio G. (2004) "Lezioni di economia monetaria", Cedam editore.
    Guida R. (2004) "La Bancassicurazione: modelli e tendenze del rapporto tra banche e assicurazioni", Cedam editore.
    Locatelli R., Morpurgo C., Zanette A. (2002) "L'integrazione tra banche e compagnie di assicurazione e il modello dei conglomerati finanziari in Europa", Enaudi editore.
    Patroni Griffi e Ricolfi. (1997) "La distribuzione bancaria di prodotti assicurativi in banche ed assicurazioni fra cooperazione e concorrenza", Giuffrè editore.
    Quagliariello M. (2001) "I rapporti tra banche e assicurazioni in Italia e in Europa: aspetti empirici e problemi di regolamentazione", Luiss University Press.
    Quagliariello M. (2003) "La bancassicurazione: profili operativi e scelte regolamentari", Luiss University Press.
    Ruozi R. (2004) "Economia e gestione della banca", Egea editrice.

    © 2018 ASSONEBB

  • SELF-SERVICE BANKING

    Termine di uso comune che qualifica quel complesso di servizi bancari erogati alla clientela in via automatica, senza il contatto diretto con il personale di sportello, mediante l’approntamento di uno sportello automatico, di un cash dispenser, di POS e di sistemi home banking e telebanking. Lo sviluppo dell’attività di tipo self-service, reso possibile dalla generalizzata diffusione della tecnologia elettronica, ha una serie di evidenti implicazioni, tra cui la spersonalizzazione del rapporto con la clientela e l’indebolimento progressivo di quell’elemento di identificazione e di immagine della banca rappresentato dalla qualità del servizio reso dal personale. D’altra parte, l’effetto più macroscopico sembra risiedere nella possibilità di un futuro contenimento,se non annullamento, della necessità del ricorso allo sportello, inteso come unità territoriale di accoglimento della clientela. In realtà esistono alcuni vincoli, di comportamento della clientela e di legislazione bancaria, che rappresentano fattori inerziali rispetto a cambiamenti radicali, almeno nel medio periodo. Oltre a ciò va rilevato come solo una parte dei servizi bancari sia di fatto automatizzatile e consenta il ricorso a tecniche di self-service (segnatamente i servizi elementari “di massa”, come i servizi di pagamento). Numerosi servizi, infatti, sono attuabili soltanto attraverso l’interazione tra personale di banca ed utenti, a motivo della loro complessità oltre che delle esigenze e del comportamento di determinati segmenti di clientela. Di conseguenza lo sportello, anche in presenza dell’evoluzione tecnologica tendente a modificare i processi di erogazione dei servizi bancari, continuerà in futuro a dimostrarsi una struttura fondamentale per l’accoglimento della clientela e per l’esercizio di attività a contenuto specialistico. v. e-banking, home banking, telebanking, virtual banking.

  • SELL

    1. Nell’analisi tecnica è il segnale di vendita di un titolo. 2. Letteralmente: vendi. Indicazione sintetica utilizzata dagli analisti per segnalare il consiglio di vendita di un titolo.

  • SEMESTRALITÀ

    Somma che deve essere pagata ad intervalli di un semestre. Se il pagamento avviene all’inizio di ciascun semestre, la semestralità si dice anticipata, se è eseguito alla fine si dice posticipata. Questa seconda forma di pagamento è usata, di norma, per il rimborsodei mutui fondiari. Il calcolo delle semestralità costanti può essere eseguito facendo ricorso alle tavole finanziarie e, più rapidamente, su una spreadsheet utilizzando gli ordinari programmi finanziari (v. anche ammortamento; rendita).

  • SEN AMARTYA KUMAR

    Amartya Kumar Sen (1933-) è un economista e filosofo indiano. Professore di economia e filosofia presso il dipartimento di studi economici di Harvard, nella sua carriera ha insegnato all’università di Calcutta e di Nuova Delhi, al Trinity College di Cambridge, alla London School of Economics e all’Università di Oxford. E’ stato presidente della Società Econometrica, dell’Associazione Economica Indiana e dell’Associazione Economica Internazionale. Nel 1998 ha ricevuto il premio Nobel per l’economia per il suo contributo agli studi sul welfare e alla teoria dello sviluppo umano.
    Amartya Sen è autore di numerose opere, tra queste: Collective Choice and Social Welfare (1971), On Economic Inequalities (1973), Povertà e Carestia (trad. it., Edizioni di Comunità 1997), Etica ed Economia (trad. it., Laterza 2006), La diseguaglianza un riesame critico (trad. it., Il Mulino 1994), Sviluppo è Libertà (trad. it., Mondadori 2000), Identità e Violenza (Laterza 2008), L’idea di Giustizia (Mondadori 2010).


    Redattore: Valentina Gentile
    © 2010 ASSONEBB

  • SENZA AVVISO

    Condizione contrattuale che consente al correntista di trasmettere alla banca ordini di pagamento senza preventivo avviso. I rapporti tra le banche ed i clienti, normalmente, sono regolati da questa norma. Ma il cliente ha la possibilità di far pagare dalla banca solo gli assegni da lui segnalati se, nel contratto di conto corrente, firmato dalla banca e dal cliente, tale clausola è stata inserita.

  • Senza chiedere il permesso: come cambiano la TV e l'Italia, di L. Zanardo

    Lorella Zanardo affronta con grande competenza il complesso tema della mutazione del meccanismo comunicativo che ha colpito la TV italiana, sia pubblica che privata, negli ultimi 20 anni portando a creare un modello di donna oggetto, bambolina, priva di parola e spesso seminuda. Dopo il video Il corpo delle donne e il volume, Zanardo affronta con le testimonianze dei tantissimi ragazzi che incontra nelle scuoleil tema dell'autonomia di giudizio, della capacità di critica ai contenuti della televisione, primo mezzo di istruzione per il popolo italiano.

    La donna oggetto, oltre che essere denigratorio, è un pessimo esempio per le giovani generazioni di maschi e femmine che invece, senza chiedere il permesso, hanno altri punti di riferimento ed evolvono, senza l'autorizzazione degli adulti che invece si sorbiscono contenuti televisivi osceni, privi di utilità, senza spessore alcuno.

    L. Zanardo, Senza chiedere il permesso: come cambiano la TV e l'Italia, Feltrinelli, Settembre 2012.

  • SENZA GARANZIA

    Clausola che, apposta dal girante di una cambiale o di un assegno bancario sul titolo stesso, lo esonera dalla responsabilità di regresso nei confronti dei giratari. Altre espressioni equivalenti usate correntemente sono: senza responsabilità, senza obbligo, senza rischio, senza impegno ecc. Viene normalmente apposta prima della firma, ma nulla vieta che sia valida anche quando segua la firma, se scritta di pugno del girante. Per quanto riguarda la cambiale, l’esonero dalla garanzia può essere limitato alla sola accettazione o al solo pagamento. È controverso se il girante possa, invece di escludere totalmente la propria responsabilità, limitarla ad una parte della somma. Diversa da quella in esame è la clausola non all’ordine, la quale esonera il girante da responsabilità di regresso solo nei confronti dei portatori del titolo diversi dal suo immediato giratario.

  • SENZA PROTESTO

    Clausola apposta su untitolo e firmata dal traente, dal girante o dall’avallante che dispensa il portatore di una cambiale o di un assegno dalla levata del protesto ai fini dell’esercizio dell’azione di regresso. Altre espressioni equivalenti usate correntemente sono: senza spese, senza pregiudizio ecc. Non dispensa il portatore dalla presentazione della cambiale nei termini prescritti, né dagli avvisi. La prova dell’inosservanza dei termini incombe a colui che la oppone portatore. Se la clausola è apposta dal traente produce i suoi effetti nei confronti di tutti i firmatari; se è apposta da un girante o da un avallante, soltanto rispetto a costui. Nel caso in cui il protesto venga levatononostante la clausola, le spese sono a carico del portatore, se la clausola è stata apposta dal traente, mentre sono ripetibili da tutti i firmatarise è stata firmata da un girante o da un avallante. t controverso, infine, se possa essere apposta dall’emittente di un vaglia cambiario.

  • SEPARAZIONE PATRIMONIALE

    Nella prestazione dei servizi di investimento per l’art. 22.1 TUF deve essere assicurata nell’ambito della stessa impresa di intermediazione la separazione e, quindi, l’autonomia patrimoniale, tra i beni del patrimonio proprio dell’intermediario equelli dell’intermediario e degli altri clienti, chedevono costituire patrimoni distinto a tutti gli effetti (principio di separatezza; v. anche chinese walls). È, pertanto, disposto che “gli strumentifinanziari e le somme di denaro dei singoli clienti, a qualunque titolo detenuti dall’impresa di investimento” o dalle SGR o dagli intermediari finanziari iscritti nell’elenco speciale costituisconopatrimonio distinto a tutti gli effetti da quello dell’intermediario e da quello degli altri clienti”. Costituendo tali beni un patrimonio separato, su di essi “non sono ammesse azioni dei creditori dell’intermediario o nell’interesse degli stessi”; non sono neppure ammesse azioni dei creditori dell’eventuale banca depositaria, o della stessa banca depositaria; sugli strumenti finanziari dei clienti accentrati presso la società di gestione accentrata non possono agire, neppure in compensazione, né la stesa società di gestione accentrata né i suoi creditori. Sono invece ammesse “le azioni dei creditori dei singoli clienti (…) nei limiti del patrimonio di proprietà di questi ultimi” (art. 22, comma 1, TUF). Tende ad evitare a la confusione dei patrimoni anche l’altra norma a mente della quale, salvo il consenso scritto dei clienti, le SIM e gli altri intermediari “non possono utilizzare, nell’interesse proprio o di terzi, gli strumenti finanziari propri dei clienti, da essi detenuti a qualsiasi titolo”. Fatta eccezione per le banche, inoltre, gli intermediari non possono utilizzare neanche, nell’interesse proprio o di terzi, le disponibilità liquide degli investitori, da essi detenute a qualsiasi titolo” (art. 22, comma 3, TUF). L’importanza del dettato di queste norme emerge, soprattutto, nell’ipotesi di insolvenza dell’intermediario, ipotesi nella quale l’interesse dei creditori potrebbe essere gravemente pregiudicato dalla confusione dei patrimoni: infatti, nel caso non fosse possibile ricostruirne l’effettiva titolarità, si corre il rischio di non poter rispettare il principio dell’autonomia patrimoniale, con pregiudizio dei diritti dei clienti risparmiatori, i quali, quando il gestore è sottoposto a liquidazione coatta amministrativa, vengono iscritti, per la restituzione dei propri strumenti finanziari e del denaro, in un apposita e separata sezione dello stato passivo (art. 59, comma 4, TUF).

  • SEPI

    Acr. di: Servicio español de pagos interbancarios. Sistema di clearing per pagamenti di importo rilevante denominati in pesetas (oggi in euro) gestito dalla Madrid Clearing House. Al sistema partecipano banche residenti e non residenti ed è largamente utilizzato per il trasferimento di fondi da o per soggetti nonresidenti. I trasferimenti possono essere inviati anche in nome e per conto di altro partecipante al sistema. Il regolamento dei saldi multilaterali avviene su conti detenuti dai partecipanti presso il Banco de España.

  • SEQUESTRO

    Vincolo afferente ad una cosa che è affidata ad una persona perché la tenga a disposizione dell’autorità giudiziaria o del legittimo proprietario o possessore, ovvero a garanzia del soddisfacimento di un’obbligazione. È un tipico provvedimento cautelare, caratterizzato dall’ablazione della disponibilità di un bene dalla sfera di un soggetto mediante affidamento dello stesso ad un sequestratario (che può essere anche lo stesso soggetto titolare del bene). Può essere giudiziario, e convenzionale. Quest’ultimo è disposto in base ad un accordofra le parti; il sequestro giudiziario è diretto a sottrarre alla libera disponibilità di chi li possiede beni mobili o immobili, aziende o altre universalità di beni per il tempo necessario a dirimere una controversia circa la proprietà o il possesso dei medesimi, ove sia opportuno provvedere alla loro custodia e gestione temporanea. Può essere altresì autorizzato il sequestro giudiziario di libri, registri, documenti, modelli, campioni e di ogni altra cosa da cui si pretende desumere elementi di prova, quando sia controverso il diritto all’esibizione o allacomunicazione e sia opportuno provvedere alla loro custodia temporanea. Il sequestro conservativo è concesso dal giudice al creditore quando questi abbia fondato timore di perdere le garanzie del proprio credito. Oggetto ne sono beni o immobili del debitore, somme o cose a lui dovute, nei limiti entro i quali è ammesso il pignoramento. Il procedimento di sequestro si articola in due fasi: di autorizzazione e di convalida. Essendo autorizzato dal giudice competente con procedimento sommario, il provvedimento di sequestro deve essere successivamenteconvalidato con la sentenza che decide il merito della causa ovvero con una decisione separata. L’esecuzione del sequestro giudiziario è disciplinata, salvo alcune modifiche, dalle stesse norme dettate per l’esecuzione per consegna o rilascio; il sequestro conservativosui mobili e sui crediti si esegue, invece, secondo le norme stabilite per il pignoramento presso il debitore o presso terzi. Se si tratta di immobili, si esegue con la trascrizione del provvedimento presso l’ufficio del conservatore dei registri immobiliari del luogo in cui ibeni sono situati. Il sequestro convenzionale è un contratto mediante il quale due o più persone affidano ad un terzo una cosa o una pluralità di cose rispetto alle quali sia nata tra esse controversia, perché le custodisca e le restituisca a quella a cui spetterà quando la controversia sarà definita. Nell’ambito del processo penale il sequestro mira ad assicurare alla giustizia le cose pertinenti al reato, vincolandone la disponibilità, ed ha la funzione sussidiaria di garantire il pagamento delle spese o delle pene pecuniarie ed il risarcimento del danno alla persona offesa dal reato. Le cose sequestrate sono date in custodia al cancelliere e si assicurano con ilsigillo dell’ufficio istruzione, ovvero sono date in custodia ad altri nelle forme di esecuzione del sequestro civile. Contro il sequestro penale può fare opposizione il terzo che si senta leso dal provvedimento; si instaura un incidente di esecuzione sul quale il giudice provvede con ordinanza non impugnabile.

  • Serie storiche invertibili

    Sono serie storiche la cui funzione di rappresentazione:

    con ? successione di numeri reali, B operatore ritardo ed ? successione di variabili casuali indipendenti identicamente distribuite, con media zero e varianza ?2; è invertibile ed esprimibile nella forma:

    dove


    Redattore: Giuliano DI TOMMASO

  • SERPENTE MONETARIO

    Trad. it. dell’ingl. Snake, fr. serpent européen. Accordo concluso a Basilea il 24.4.1972 tra le sei banche centrali della comunità dell’epoca (Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo, Olanda) per limitare le fluttuazioni del cambio delle monete europee, nel rispetto dello Smithsonian Agreement del dicembre 1971. Questi, d’intesa con il FMI, consentiva a ogni moneta di oscillare entro il 2,25% in più o meno del tasso centrale di parità del dollaro. Ciò aveva condotto le monete CEE a un’oscillazione istantanea del 4,5 e a una nel tempo del 9%. P.e., il franco francese poteva essersi apprezzato del 2,25% nei confronti del dollaro e contemporaneamente la lira essersi deprezzata, sempre nei confronti del dollaro, del 2,25%. L’oscillazione istantanea tra lira e franco risultava del 4,5%. Nel tempo poteva aversi un rovesciamento di posizioni tra franco e lira, per cui l’oscillazione massima veniva a risultare del 9%. L’accordo di Basilea tra i Paesi CEE limitò l’oscillazione massima al 4,5% e stabilì un sistema di fluttuazione congiunta, che a mo’ di serpente si muoveva nel cosiddetto “tunnel del dollaro” (the Snake in the tunnel), rappresentato dalla sua fascia di oscillazione. A fine 1972 il Summit di Parigi decise l’istituzione del FECOM (costituito effettivamente il 3.4.1973) come supporto di stabilizzazione dei cambi delle valute europee. Il 13.2.1972 il dollaro USA venne di nuovo svalutato e il 19.3.1974 le banche centrali europee cessarono di difendere la parità col dollaro determinando l’uscita del serpente dal tunnel (exit of the Snake from the tunnel) e trasformando l’Accordo di Basilea in un accordo di fluttuazione congiunta contro il dollaro. L’accordo di Basilea ebbe vita breve e movimentatacon numerose entrate e uscite delle monete dal serpente. Il 1°.5.1972 entrano UK, Irlanda e Danimarca e il 23 successivo la Norvegia, ma poco dopo un mese, a fine giugno escono UK, Irlanda e Danimarca. Quest’ultima rientra a ottobre 1972. Il 13.2.1973 esce l’Italia e nel mesesuccessivo entra la Svezia. La Francia esce agli inizi del 1974, rientra a luglio 1975 ed esce definitivamente a marzo 1976. Nel 1978, ad agosto esce la Svezia e a dicembre la Norvegia. A questo punto il servente si riduce alle monete di Belgio, Danimarca, Germania, Lussemburgo e Olanda e, data la forte componente della moneta tedesca nell’ECU (33%) di fatto si forma un’area monetaria del marco. Anche senza questa contrazione l’Accordo di Basilea e il serpente non ebbero mai la forza propulsiva, auspicata dal Rapporto Werner, per costruire le basi dell’unione economica e monetaria della CEE. A questo fine sarebbe stato necessario mantenere in vita le norme degli Accordi di Bretton Woods relative all’obbligo di un paese di modificare il cambio valutario in presenza di squilibri strutturali, sia attivi che passivi, della bilancia dei pagamenti. Nel 1978 il serpente monetario fu sostituito dal Sistema Monetario Europeo, il quale non ha però corretto le principali e determinanti disfunzioni del precedente accordo: persistenza di squilibri strutturali di bilancia dei pagamenti e quindi mancate rivalutazioni o svalutazioni capaci di aggiustare i conti con l’estero; mancata concertazione della politica dei tassi d’interesse; impossibilità di neutralizzare le variazioni del dollaro e del prezzo dell’oro; persistenza dei ritardi nel processo di rmonizzazione delle politiche economiche e sociali. L’esperienza ha dimostrato che accordi come il Serpente monetario e il Sistema Monetario Europeo, favoriscono di fatto la moneta più forte tra quelle legate da intese di fluttuazione congiunta.

  • SERVER

    Trad. it.: servente. Apparecchiatura che in una rete locale (LAN) fornisce servizi (di comunicazione, di archiviazione, di stampa) a tutte le altre stazioni di lavoro collegate alla rete locale.

  • SERVICER

    Intermediario vigilato dalla Banca d’Italia (società finanziaria iscritta nell’elenco speciale ex art. 107 TUB o banca) cui, in base alle previsioni della L. 130/1999, è affidata la verifica della “conformità delle operazioni di cartolarizzazione alla legge e al prospetto informativo” oltre all’esecuzione delle attività di riscossione dei crediti ceduti e i connessi servizi di cassa e pagamento.
    Fonte: Banca d'Italia

  • SERVITÙ

    Diritto reale parziario di godimento consistente in una limitazione imposta a un immobile per l’utilità di un altro appartenente a un diverso proprietario. I due immobili vengono così a trovarsi in un rapporto di servizio, per cui quello dominante si avvantaggia dei limiti imposti a quello servente. L’utilità è l’elemento che caratterizza la servitù, ma questo diritto può anche derivare dalla maggiore comodità o amenità per il fondo dominante. La servitù può avere diverso oggetto: può essere di passaggio, di acquedotto, di elettrodotto, di veduta. Il suo contenuto deve essere sempre negativo: essa, cioè, per il proprietario del fondo servente consiste nel sopportare una limitazione. La servitù sorge solo tra fondi vicini appartenenti a proprietari diversi, senza tuttavia intendere la vicinanza come contiguità. Il diritto di servitù si costituisce per volontà delle parti (per usucapione, per destinazione del padre di famiglia, per testamento, per contratto), oppure coattivamente (p.e., servitù di passaggio a favoredel fondo intercluso), cioè per sentenza del giudice che dispone altresì il pagamento di una indennità al proprietario del fondo servente. Le servitù si estinguono, oltre che per volontà delle parti, anche per confusione (quando un unico soggetto diventa proprietario di due immobili), e per prescrizione estintiva ventennale (non uso). Sono tutelate giudizialmente con l’azione confessoria, per mezzo della quale il titolare del diritto può farne accertare l’esistenza e può ottenere la cessazione di turbamenti o impedimenti al suo esercizio con l’azione possessoria.

  • SERVIZI A VALORE AGGIUNTO

    Servizi (fr. service à valeur ajoutée; ing. value-added service - VAS; value added network service - VANS) resi da operatori di reti di telecomunicazione (comprese le c.d. “emissioni circolari” e cioè quelle radiofoniche e televisive) e che “aggiungono valore” ai servizi di base forniti in regime di monopolio per pubblica concessione. Che cosa rientra effettivamente nei servizi a valore aggiunto dipende dalle norme nazionali in materia di pubblici servizi. Reti a valore aggiunto (fr. réseau télématique à valeur ajoutée; ingl. value-added network) sono le strutture di telecomunicazione che consentono agli utilizzatori finali (privati, imprese e altre organizzazioni) di utilizzare, oltre alla struttura, anche i servizi telematici (posta elettronica, home banking, banche dati, prenotazioni ecc.).

  • SERVIZI ACCESSORI

    Sono così denominati collettivamente dal TUF (art. 1.6) le seguenti attività: a) custodia e amministrazione di strumenti finanziari; b) locazione di cassette di sicurezza; c) concessione di finanziamenti agli investitori per consentire loro di effettuare un’operazione relativa a strumenti finanziari, nella quale interviene il soggetto che concede il finanziamento; d) consulenza alle imprese in materia di struttura finanziaria, di strategia industriale e di questioni connesse, consulenza e servizi concernenti le concentrazioni e l’acquisto di imprese; e) servizi connessi all’emissione o al collocamento di strumenti finanziari, compresa l’organizzazione e la costituzione di consorzi di garanzia e collocamento; f) consulenza in materia di investimenti in strumenti finanziari; g) l’intermediazione in cambi, quando collegata alla prestazione di servizi d’investimento.

  • SERVIZI BANCARI

    Operazioni di banca complementari e collaterali, distinte da quelle più tradizionali di intermediazione (operazioni di raccolta; operazioni di impiego), offerte dalle banche alla clientela. Consistono principalmente in ordini di pagamento a favore di terzi (bonifici); depositi di titoli a semplice custodia; depositi di titoli a custodia ed amministrazione; gestione di patrimoni mobiliari; negoziazione di titoli (di Stato, obbligazionari, azionari), inclusa la raccolta di ordini; servizio titoli (pagamento dividendi o cedole, rimborso titoli scaduti o estratti); servizi di incasso effetti, documenti, assegni; pagamento utenze, contributi e tributi; acquisto e vendita di valuta estera nelle sue diverse forme, ivi compreso il rilascio; di travellers cheques in divisa estera e il pagamento o la negoziazione di assegni; turistici in divisa estera; locazione cassette di sicurezza e depositi chiusi; carte di credito; versamento e prelievo di contante presso sportelli automatici; consulenza in valori mobiliari; operazioni di collocamento di titoli pubblici. I ricavi da servizi sono rappresentati da provvigioni e commissioni che confluiscono nel margine di intermediazione, che si evidenzia nella redazione del conto economico scalare delle banche. L’innovazione finanziaria induce un graduale ampliamento della gamma dei servizi offerti alla clientela direttamente o tramite società appartenenti al gruppo bancario. Particolare sviluppo hanno avuto i servizi di investimento e il servizio di consulenza e assistenza per investimenti o per operazioni di finanza straordinaria, quali p.e. fusioni, acquisizioni, aumenti di capitale, leveraged buy-out, svolti a livello nazionale ed internazionale.

  • SERVIZI DELLA SOCIETA' DELL'INFORMAZIONE

    I servizi della società dell'informazione indicano quei servizi prestati "dietro retribuzione a distanza, per via elettronica, mediante apparecchiature elettroniche di elaborazione e di memorizzazione di dati, e a richiesta individuale di un destinatario".(nota di chiusura in corsivo: direttiva 98/34/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 giugno 1998). I servizi in questione comprendono una vasta gamma di attività economiche svolte on line, tra le quali spiccano la vendita in linea di merci, l'offerta di informazioni o di comunicazioni commerciali on line, la fornitura di strumenti per la ricerca, l'accesso e il reperimento di dati. Inclusi nella categoria sono anche la trasmissione tramite una rete di comunicazione, la fornitura di accesso a una rete di comunicazione, lo stoccaggio di informazioni fornite da un destinatario di servizi e servizi video a richiesta come pure l'invio di comunicazioni commerciali per posta elettronica. La radiodiffusione televisiva e la radiodiffusione sonora non si identificano con i servizi della società dell'informazione, in quanto non prestati a richiesta individuale. L'impiego della posta elettronica o di altre comunicazioni individuali equivalenti pur se utilizzati per concludere contratti non costituiscono i servizi in oggetto. Inoltre qualunque tipo di attività che non può essere esercitata a distanza o con mezzi elettronici non rientra nella categoria.

    Fonte:
    Direttiva 2000/31/CE del Parlamento europeo e del Consiglio dell'8 giugno 2000

    Redattore: Marianna RONCHINI

  • SERVIZI DI INVESTIMENTO

    Si intendono per servizi d’investimento, quando hanno per oggetto strumenti finanziari, le attività di a) negoziazione per conto proprio; b) negoziazione per conto altrui; c) collocamento, con o senza preventiva sottoscrizione o acquisto a fermo, ovvero assunzione di garanzia nei confronti dell’emittente; d) gestione su base individuale di portafogli d’investimento per cono terzi; e) ricezione e trasmissione di ordini, oltre che mediazione (art. 1, comma 5, del TUF). a-b) L’esercizio professionale nei confronti del pubblico dei servizi di investimento costituisce un’attività riservata alle imprese di investimento, alle banche e agli intermediari di cui all’art. 107 del TUBC (art. 18 del TUF). L’attività di negoziazione di strumenti finanziari può essere effettuata da banche e da SIM, sia per conto proprio, sia per conto terzi. Le due attività sono previste distintamente nelle lett. a e b del comma 5 dell’art. 1. Ciò induce a sostenere che l’autorizzazione della Consob possa concernere anche l’uno o l’altro di detti servizi. Limitatamente agli strumenti finanziari derivati l’attività di negoziazione per conto proprio può essere svolta anche dagli intermediari finanziari iscritti nell’elenco speciale previsto dall’art. 107 del TUBC. La riserva a favore di banche e SIM autorizzate ad esercitare il servizio di negoziazione in forma professionale nei confronti del pubblico opera sia per le negoziazioni effettuate nei mercati regolamentati, sia per quelle compiute fuori dei mercati regolamentati. Nell’attività di negoziazione di strumenti finanziari gli intermediari devono osservare le regole di comportamento di cui all’art. 32 Reg. Consob 11522/1998. c) L’altro servizio di investimento cui una SIM o una banca possono essere autorizzate ha per oggetto il collocamento di strumenti finanziari. Già con l’emanazione della legge 1991/1 e poi con il decreto 1996/415 (c.d. Eurosim) l’esercizio dell’attività di collocamento e di distribuzione di valori mobiliari nei confrontidel pubblico era stato riservato a banche, SIM, intermediari finanziari non bancari autorizzati, solitamente costituiti in appositi consorzi (v. sindacato bancario, sindacato di garanzia, collocamento dei titoli). Il TUF ha confermato questa riserva lasciando all’autonomia privata la libera regolamentazione del contenuto del contratto, rimanendo in ogni caso applicabile la disciplina degli artt. 94 ss. del TUF in quanto le operazioni di collocamento rappresentino sollecitazione del pubblico risparmio. d) La terza categoria di seguito individuata dal TUF è rappresentata dalla gestione su base individuale di portafogli di investimento per conto di terzi. All’esercizio di tale servizio possono essere autorizzate le banche, le SIM, le SGR. Prima dell’emanazione della legge 1991/ 1 questo servizio (correntemente denominato gestione di patrimoni mobiliari) era effettuato da banche e da società fiduciarie. Successivamente, tale attività venne riservata anche alle SIM autorizzate. Con l’entrata in vigore del TUF è stata estesa alle società di gestione del risparmio e conservata, “fino alla riforma organica della disciplina”, per le società fiduciarie (art. 199 TUF). La gestione di portafogli di investimento su base individuale comporta un’amministrazione c.d. dinamica del patrimonio affidato all’intermediario, che consente, attraverso la compravendita di strumenti finanziari, la modifica qualitativa e quantitativa del patrimonio del cliente investitore (cfr. artt. 37- 46 Reg. Consob 11522/1998). Essa, inoltre, si contrappone a quella collettiva (o “in monte”), ossia quella svolta nell’interesse collettivo dei risparmiatori da parte di fondi comuni e SICAV (Titolo III, TUF). e) Alle SIM e alle banche autorizzate - infine - è riservato anche il servizio di ricezione e trasmissione di ordini di acquisto o vendita di strumenti finanziari o di stipula di contratti derivati, come anche la semplice attività di mediazione finanziaria. Nel caso l’autorizzazione sia stata richiesta o rilasciata per la sola attività di ricezione o trasmissione di ordini di acquisto o vendita, l’intermediario dovrà trasmettere questi ultimi ad una SIM di negoziazione o ad una banca autorizzata alla negoziazione. Il TUF al comma 6 dell’art. 1 elenca, poi, iservizi accessori a quelli d’investimento. Essi sono: a) la custodia e amministrazione di strumenti finanziari; b) la locazione di cassette di sicurezza; c) la concessione di finanziamenti agli investitori per consentire loro di effettuare un’operazione relativa a strumenti finanziari, nella quale interviene il soggetto che concede il finanziamento; d) la consulenza alle imprese in materia di struttura finanziaria, di strategia industriale e di questioni connesse, oltre che la consulenza e i servizi concernenti le concentrazioni e l’acquisto di imprese; e) i servizi connessi all’emissione o al collocamento di strumenti finanziari, ivi compresa l’organizzazione e la costituzione di consorzi di garanzia e di collocamento; f) la consulenza in materia di investimenti in strumenti finanziari; g) l’intermediazione in cambi, quando collegata allaprestazione di servizi d’investimento. Riguardo ad essi è da dire che il loro esercizio non è più oggetto di riserva di legge, per cui essi possono essere liberamente svolti dagli imprenditori commerciali.

  • SERVIZI ENERGETICI (Enciclopedia)

    Con il termine servizi energetici s’intende una serie di servizi tesi ad analizzare, sviluppare, misurare e gestire l’erogazione energetica sotto diverse forme. All’interno di tale denominazione rientrano l’analisi dei fabbisogni energetici, la fattibilità tecnica ed economica degli interventi legati al risparmio e all’efficienza energetica, la definizione della struttura finanziaria dei progetti, la realizzazione degli interventi per la razionalizzazione energetica, la gestione dell’erogazione dei servizi.
    Il 3 luglio 2008 e' stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il DLgs 30 maggio 2008 n.115 "Attuazione della direttiva 2006/32/CE relativa all'efficienza degli usi finali dell'energia e i servizi energetici e abrogazione della direttiva 93/76/CEE". La direttiva definisce come "energia": "qualsiasi forma di energia commercialmente disponibile, inclusi elettricità, gas naturale (compreso il gas naturale liquefatto), e il gas di petrolio liquefatto, qualsiasi combustibile da riscaldamento o raffreddamento, compresi il teleriscaldamento e il teleraffreddamento, carbone e lignite, torba, carburante per autotrazione (ad esclusione del carburante per l'aviazione e di quello per uso marino) e la biomassa quale definita nella direttiva 2001/77/Ce, sulla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell'elettricità". Tale direttiva ha come finalità il miglioramento dei meccanismi, degli incentivi, del quadro istituzionale, finanziario e giuridico necessario ad eliminare le barriere e gli ostacoli esistenti sul mercato per un uso più efficiente dell’energia stabilendo le condizioni per sviluppare e promuovere un mercato di servizi energetici. 
    Il "servizio energetico" (art. 1 comma 1 lett.e) e' definito come la "prestazione materiale, l'utilità o il vantaggio derivante dalla combinazione di energie con tecnologie ovvero con operazioni che utilizzano efficacemente l'energia, che possono includere le attività di gestione, di manutenzione, di controllo, necessarie alla prestazione del servizio la cui fornitura e' effettuata sulla base di un contratto e che in circostanze normali ha dimostrato di tendere a miglioramenti dell'efficienza energetica e a risparmi energetici primari verificabili e misurabili o stimabili". Tale direttiva introduce le ESCO (Energy Service Company), ossia i principali attori del mercato dei servizi energetici insieme agli Energy Manager. 
    Tecnicamente con ESCO s’intende (art. 1 comma 1 lett.i) "persona fisica o giuridica che fornisce servizi energetici e/o altre misure di miglioramento dell'efficienza energetica nelle installazioni o nei locali dell'utente e, ciò facendo, accetta un certo margine di rischio finanziario. Il pagamento dei servizi forniti si basa (totalmente o parzialmente) sul miglioramento dell'efficienza energetica conseguito e sul raggiungimento degli altri criteri di rendimento stabiliti". 
    Un ulteriore servizio energetico è il "contratto di rendimento energetico" che prevede un accordo tra il beneficiario e il fornitore (di norma una ESCO) riguardante una misura di miglioramento dell’efficienza energetica, in cui i pagamenti a fronte degli investimenti in siffatta misura avvengono in funzione del livello di miglioramento dell’efficienza energetica stabilito contrattualmente. 
    Il certificato energetico è un’ulteriore novità nel campo dei servizi energetici. "Tale certificato è rilasciato da organismi di certificazione indipendenti attestante la veridicità delle affermazioni degli operatori di mercato che annunciano risparmi d’energia grazie a misure di miglioramento dell’efficienza energetica". 
    In tale scenario il settore che maggiormente deve svolgere un ruolo particolarmente attivo nell’implementazione della direttiva riguardante tali servizi è quello pubblico garantendo che le amministrazioni coinvolte in tale ambito adottino misure e iniziative legislative e/o accordi volontari in tale direzione. 
    Al fine dello sviluppo dell’efficienza energetica e della fornitura di servizi energetici la direttiva prevede disposizioni riguardanti i distributori di energia, i gestori del sistema di distribuzione e le società di vendita di energia al dettaglio; divulgazione di informazione sui meccanismi di efficienza energetica sul quadro finanziario e giuridico, disposizioni relative alla misurazione e alla fatturazione del consumo di energia, l’istituzioni di fondi e meccanismi di finanziamento per sovvenzionare programmi di miglioramento dell’efficienza energetica. I fondi devono essere accessibili ai fornitori, alle ESCO, ai consulenti indipendenti, ai distributori, alle società di vendita di energia al dettaglio e agli installatori. 
    Bibliografia:
    Groscurth H-M, Bruckner T, Kummel R. "Modeling of energy-services supply system". Energy 1995;20:941.
    Gazzetta Ufficiale il DLgs 30 maggio 2008.
    Lindenberger,D., Brucknerc, T., Morrisonc, R., Helmuth-M. Groscurthd and Reiner, K. "Modernization of local energy systems" Energy Volume 29, Issue 2, February 2004, Pages 245-256.
    Paganetto L. "La questione energetica" (2004) Donzelli editore. 
    Redattore: Claudio DICEMBRINO
    © 2009 ASSONEBB

     

     

     

  • SERVIZI PUBBLICI LOCALI

    Per l’art. 112 TULOEL sono i servizi pubblici che hanno per oggetto produzione di beni ed attività rivolte arealizzare fini sociali e a promuovere lo sviluppo economico e civile delle comunità locali. Essi sono gestiti dagli enti locali nell’ambito delle rispettive competenze. I servizi riservati in via esclusiva ai comuni e alle province sono stabiliti dalla legge. Nella gestione dei servizi pubblici locali le amministrazioni sono tenute al rispetto delle direttive del Presidente del Consiglio dei Ministri sulle modalità di de- finizione, adozione e pubblicizzazione degli standard di qualità, sui casi e sulle modalità di adozione delle carte dei servizi, sui criteri di misurazione della qualità dei servizi, sulle condizioni di tutela degli utenti, sull’indennizzo automatico e forfetario all’utenza per mancato rispetto degli standard di qualità (art. 11 d.lg. 30.07.1999 n. 286).

  • SERVIZIO ACCESSORIO CONNESSO CON IL CONTRATTO DI CREDITO

    Servizio obbligatorio per la conclusione del contratto di credito (sia esso obbligatorio o facoltativo) offerto dal finanziatore congiuntamente al contratto di credito. Il servizio si intende obbligatorio quando - anche sulla base di disposizioni di legge - il consumatore non può stipulare il contratto di credito senza stipulare il contratto avente a oggetto il servizio accessorio oppure non può stipulare il contratto di credito a determinate condizioni senza stipulare il contratto avente a oggetto il servizio accessorio.
    Fonte: Banca d'Italia

  • SERVIZIO ASSEGNI CIRCOLARI

    È uno dei servizi bancari offerti gratuitamente al cliente, che consente alla banca che emette l’assegno circolare di effettuare una raccolta di fondi senza sopportare oneri per interessi. L’emissione di questi titoli all’ordine è infatti subordinata al versamento dell’importo corrispondente o all’immediato addebito del conto di deposito del richiedente, mentre l’estinzione dei titoli avviene dopo un certo periodo di tempo. Gli assegni circolari possono essere riscossi presso una qualunque dipendenza della banca emittente. Le banche possono agire in qualità di mandatarie di altri enti creditizi o per conto proprio. Competente ad autorizzare l’emissione di assegni circolari è la Banca d’Italia (art. 49 TUBC), cui spetta anche di determinare in conformità delle deliberazioni del CICR (da ultimo con la delibera 22.4.1995) la misura, la composizione e le modalità di versamento della cauzione che le banche emittenti sono tenute a costituire a fronte della circolazione degli assegni. L’emissione degli assegni è consentita alle banche che presentano assetti organizzativi adeguati; e un requisito patrimoniale minimo (patrimonio non inferiore a 25 milioni di euro). La cauzione è costituita in titoli presso la Banca d’Italia in misurapari al 20% degli assegni in circolazione. L’adeguamento della cauzione avviene con cadenza trimestrale sulla base della circolazione in essere alla fine, rispettivamente, dei mesi di marzo, giugno, settembre e dicembre.

  • SERVIZIO ASSEMBLEE

    Attività svolta dalla banca per conto delle società per azioni, consistente nell’accoglimento in deposito delle azioni per la partecipazione alle assemblee sociali ordinarie e straordinarie. Essa si inserisce in un ampio complesso di operazioni che le banche prestano alle società per azioni (pagamento di dividendi, emissioni di nuove azioni, pagamento degli interessi e dei premi sulle obbligazioni), non solo in vista del pagamento delle provvigioni ma anche per allargare la clientela potenziale e per acquisire notizie sui vari enti. Alla consegna del titolo, la banca rilascia il biglietto di ammissione all’assemblea.

  • SERVIZIO DI CONSULENZA

    Servizio di assistenza specializzata offerto alla clientela con riferimento ad una gamma piuttosto ampia di attività con l’obiettivo di aiutare il cliente nella scelta tra le opzioni finanziarie che gli si presentano sfruttando le maggiori conoscenze e l’esperienza del personale bancario. Le banche da qualche tempo hanno mirato a sviluppare tali servizi nel quadro della prestazione di un’assistenza più completa della clientela. In altri paesi più ancora che in Italia lo sviluppo dei servizi di consulenza costituisce un aspetto rilevante delle strategie concorrenziali delle banche e mira a creare o eventualmente a rafforzare le relazioni di clientela. In quest’ottica spesso il servizio di consulenza viene offerto gratuitamente, mentre altre volte viene remunerato con il pagamento di una provvigione. L’importanza strategica assegnata allo sviluppo dei servizi di consulenza è testimoniata dalle scelte di investimento ed organizzative di molte banche, che hanno messo in atto programmi di addestramento del personale di sportello così da renderlo in grado di soddisfare in modo qualificato la domanda della clientela. La consulenza viene prestata dalle banche con riferimento a diversi argomenti che tendono ad ampliarsi in relazione alle poetiche di offerta della banca. Tradizionale può definirsi la consulenza offerta ai risparmiatori in occasione della scelta di investimento in valori mobiliari o di accensione di un deposito bancario. Recentemente si è sviluppato in alcuni paesi un servizio di consulenza in campo assicurativo. Soprattutto le banche più grandi, o comunque quelle attive nel campo del corporate financing offrono consulenza alle imprese con riferimento alle scelte di indebitamentoo all’emissione di valori mobiliari. In questo campo il servizio di consulenza può essere complemento di un’attività di organizzazione del consorzio di collocamento dei titoli emessi o, nel caso dei prestiti internazionali, di organizzazione del pool di banche finanziatrici (v. pool). Da qualche tempo le banche tendono a dare rilievo ai servizi di consulenza riguardanti tematiche non strettamente di carattere finanziario. In particolare in Germania e nel Regno Unito si sta diffondendo l’offerta di servizi di consulenza in campo immobiliare. La consulenza offerta non riguarda solamente gli aspetti connessi al finanziamento immobiliare e all’orientamento tra le forme di agevolazionedisponibili ma può attenere anche alla ricerca di aree edificabili, alle verifiche catastali, alle pratiche di compravendita, all’interpretazione delle norme urbanistiche.

  • SERVIZIO DI CONSULENZA IN MATERIA DI INVESTIMENTI

    Il servizio di consulenza in materia di investimenti è definito all’art.1 comma 5 del TUF come la "prestazione di raccomandazioni personalizzate a un cliente, dietro sua richiesta o per iniziativa dell'impresa di investimento riguardo una o più operazioni relative a strumenti finanziari". In considerazione dell’importanza e della potenziale rischiosità dell’attività di consulenza in materia di investimenti, essa è definita come un servizio di investimento regolamentato, per l’esercizio del quale è dunque necessaria apposita autorizzazione amministrativa. In Italia, sino al recepimento della direttiva Mifid (Market in Financial Instruments Directive), il servizio era invece considerato accessorio e poteva esser esercitato senza la concessione di autorizzazione. Infatti il D. Lgs. 23 luglio 1996, n. 415 (c.d. decreto Eurosim) e la previgente formulazione del TUF, prevedeva che qualsiasi soggetto potesse svolgere attività di consulenza senza obbligo di autorizzazione. Tuttavia rimanevano in capo agli intermediari gli stessi obblighi imposti per lo svolgimento delle attività autorizzate. Possono prestare servizio di consulenza quindi, oltre alle banche e alle imprese di investimento, anche i consulenti finanziari. Obiettivo di tali figure professionali è quello di affiancare il cliente nelle scelte di investimento proponendo e consigliando i prodotti che risultino adeguati alla specifico profilo del cliente e non quello di collocare strumenti finanziari del soggetto per cui operano.
    Redattore: Bianca GIANNINI
    © 2010 ASSONEB

  • SERVIZIO DI CUSTODIA E AMMINISTRAZIONE TITOLI

    Attività che la banca svolge per conto di clienti che le affidano i titoli in plico chiuso a semplice custodia, o incaricano la banca di provvedere all’amministrazione degli stessi. In quest’ultimo caso la banca provvede all’incasso delle cedole di cui accredita il valore in conto corrente al cliente tenendo conto del regime fiscale cui i titoli sono sottoposti; chiede autorizzazioni circa l’eventuale esercizio del diritto d'opzione, se trattasi di azioni, e provvede di conseguenza; incassa le obbligazioni estratte, accreditando il relativo importo nel conto corrente del cliente. Le commissioni per il servizio di amministrazione sono, ovviamente, superiori a quelle per il semplice deposito a custodia. La custodia e amministrazione di strumenti finanziari, secondo la più recente terminologia, rappresenta uno dei servizi accessori a quelli di investimento, stante il disposto dall’art. 1, comma 6, lett. a) del TUF. Non essendo più oggetto di riserva di legge, ex art. 18 del Testo Unico citato, anche questo tipo di servizio accessorio può essere liberamente svolto dagli imprenditori commerciali. Con l’avvento della dematerializzazione (dapprima in sede di circolazione, in seguito totale) è prassi, quando non obbligatorio, concentrare il servizio di custodia presso la Monte titoli o le altre società di gestione accentrata.

  • SERVIZIO DI INTERMEDIAZIONE FINANZIARIA MISURATO INDIRETTAMENTE

    Rappresentano per convenzione la differenza tra gli interessi sui crediti (impieghi) e quelli sui debiti (depositi). In passato erano calcolati per il complesso delle branche produttive e costituivano una posta correttiva del valore aggiunto dell’intera economia. Attualmente sono calcolati separatamente per i singoli settori istituzionali utilizzatori, consentendo una più corretta misurazione del risultato lordo di gestione, quindi del valore aggiunto, sia delle imprese, sia delle famiglie.
    Fonte: Banca d'Italia

  • SERVIZIO DI RISCONTRO E RETTIFICA GIORNALIERI

    Acr.: RRG, o Rrg. Servizio gestito da Borsa Italiana spa per la raccolta el’organizzazione dei dati relativi alle operazioni concluse nei mercati che essa gestisce e la verifica della loro corrispondenza biunivoca. Il servizio elabora inoltre i saldi bilaterali delle stesse operazioni che devono essere presentati al servizio di compensazione e di liquidazione degli strumenti finanziari. Il servizio si articola in due sezioni: servizio RRG-Lcg (azioni, obbligazioni convertibili, warrant, covered warrant, quote di fondi mobiliari e immobiliari chiusi quotati e negoziati in Borsa e al Nuovo mercato e liquidati in liquidazione a contante garantita) e servizio RRG-Lcn (obbligazioni diverse da quelle convertibili e titoli di Stato o garantiti dallo Stato, diritti di opzione, strumenti finanziari negoziati al Mercato ristretto, liquidati nella liquidazione a contante non garantita).

  • SERVIZIO DI TESORERIA

    Per gli enti pubblici l’espressione indica tanto l’insieme delle prestazione di servizi finanziari resi in conformità a specifiche disposizioni di legge e/o previsioni statutarie e sulla base di apposita disciplina contrattuale rappresentata dalla convenzione di tesoreria, quanto l’ufficio cui il servizio è affidato. 1. Stato. v. Tesoreria dello Stato. 2. Enti locali. Per gli enti locali, il servizio di tesoreria è disciplinato dal titolo V del TULOEL (d.lg. 18.8.2000, n. 267). L’art. 208 del decreto, sulla falsariga dell’art. 50, d.lg. 25.2.1995, n. 77, novellato dall’art. 38 della l. 18.2.1999, n. 28, individua i soggetti abilitati allo svolgimento di tali funzioni: per i Comuni capoluoghi di provincia, le Province e le Città metropolitane il servizio può essere affidato unicamente a banche autorizzate ai sensi dell’art. 10, d.lg. 1.9.1993 n. 385; i Comuni non capoluoghi di provincia, le Comunità montane e le Unioni di comuni possono invece avvalersi, oltre che degli istituti di credito, anche di società per azioni regolarmente costituite con capitale sociale interamente versato non inferiore a lire 1 miliardo, aventi ad oggetto la gestione del servizio di tesoreria e riscossione dei tributi degli enti locali e che, alla data del 25.2.1995, risultavano in possesso del codice rilasciato dalla Banca d’Italia per operare in tesoreria unica; ciò, acondizione che tali società abbiano adeguato entro il 10.3.2000 il capitale sociale a quello minimo richiesto dalla normativa vigente per le banche di credito cooperativo. L’art. 206 del TULOEL ha inoltre fatto salva la possibilità di affidare il servizio di tesoreria ad “altri soggetti abilitati per legge”. A norma dell’art. 210 del T.U., che conferma quanto già disponeva l’art. 52, d.lg. 77/95, sostituito dall’art. 16, d.lg. 11.6.1996, n. 336, il tesoriere degli enti locali dev’essere scelto sulla base delle procedure di evidenza pubblica stabilite nel regolamento di contabilità di ciascun ente, secondo modalità rispettose dei principi della concorrenza. Quanto all’oggetto del servizio di tesoreria, l’art. 209del TULOEL, confermando il disposto dell’art. 50, d.lg. 25.2.1995 n. 77 (sull’ordinamento finanziario e contabile degli enti locali), stabilisce che il tesoriere svolge anche il servizio di riscossione delle entrate. 3. Altri enti pubblici. Il servizio di tesoreria degli enti pubblici diversi dallo Stato e dagli enti locali presenta un contenuto più ampio rispetto al servizio di cassa, poiché può comprendere: a) servizio di cassa; b) custodia titoli; c) anticipazioni per cassa; d) corresponsione di interessi sulle giacenze; e) stesura del conto del tesoriere che, di fatto, costituisce poi il consuntivo dell’ente (salvo rettifiche). Il servizio di tesoreria può essere teoricamente gestito secondo tre sistemi: 1) diretto, cioè gestito direttamente dall’ente con un proprio ufficio; 2) mediante affidamento a banca con apposita convenzione che garantisca l’interesse dell’ente; 3) con un sistema misto che consente di utilizzare i vantaggi dei due sistemi precedenti. È di regola prescritto che il servizio di tesoreria venga affidato a banche ed in base ad apposita convenzione deliberata dall’organo competente in tema di contratti oppure da quello indicato dalla legge. La scelta del tesoriere avviene comunemente a trattativa privata. Questo tipo di scelta si spiega con la natura e la delicatezza del servizio di tesoreria, condizioni che risultano sufficientemente idonee ad integrare l’eccezionalità, la necessità e la convenienza richieste dall’art. 41 r.d. 23.5.1924 n. 827 per l’esperibilità della trattativa privata. L’introduzione di servizi bancari accessori e/o aggiuntivi (rispetto a quelli tradizionalmente demandati al tesoriere) nella convenzione di tesoreria, da un lato, snellisce le fasi di svolgimento dei compiti amministrativi da parte del concessionario mediante l’automatizzazione dei processi e, dall’altro, amplia la gamma dei servizi messi a disposizione dell’ente pubblico concedente tramite l’uso di sistemi informatizzati e l’offerta di nuovi prodotti finanziari, che assumono una valenza rilevante soprattutto per gli enti sottoposti al sistema della tesoreria unica.

  • SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE SSN

    Il Servizio Sanitario Nazionale fu istituito nel 1978 con la legge n. 833/78, emanata in un periodo di profonda crisi politico-istituzionale del nostro Paese: le conseguenze dello shock petrolifero (1973), l’assassinio di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse e il susseguirsi di due Papi nell’arco di pochi mesi, avevano contribuito a rendere l’iter parlamentare molto lungo e travagliato.
    La legge aveva l’obiettivo di fornire un alto livello d’integrazione organizzativa e finanziaria e di rendere l’assistenza sanitaria un diritto di cittadinanza. Dal punto di vista economico prevedeva il finanziamento del SSN attraverso il gettito fiscale esteso ora all’intera popolazione; dal punto di vista organizzativo, invece, lo scopo era di dare un assetto decentrato al sistema. Il cambiamento consisteva nell’integrare in minima parte, tramite convenzioni con strutture private, la grande offerta pubblica di ospedali e ambulatori. La riforma prevedeva che il Governo continuasse a regolare il coordinamento e il finanziamento del sistema, che alle Regioni fossero assegnate funzioni di programmazione e ai Comuni spettasse la gestione delle Unità sanitarie locali (Usl).
    Il modello cui si è ispirato il nuovo assetto organizzativo è stato quello del National Healt Service britannico ottenendo un modello pubblico integrato e di tipo misto.
    L’assetto iniziale del sistema è stato basato su specifici principi e obiettivi da raggiungere:
    1. L’universalità della copertura;
    2. L’uguaglianza di trattamento dei cittadini;
    3. La globalità delle prestazioni erogate;
    4. L’equità del finanziamento;
    5. Il controllo democratico da parte dei cittadini;
    6. L’unicità di gestione e la proprietà prevalentemente pubblica dei fattori di produzione.
    L’universalità della copertura costituisce il caposaldo delle caratteristiche del SSN: il diritto all’assistenza sanitaria è garantito all’intera popolazione e tutti i cittadini possono accedere, in modo gratuito, alle cure sanitarie essenziali di cui necessitano.
    Il secondo obiettivo dell’uguaglianza di trattamento, invece, non è considerato pienamente raggiunto: in primis l’autonomia assegnata alle Regioni fa si che l’offerta sanitaria sia disomogenea, in secondo luogo la disponibilità economica dei cittadini rende accesso a una diversa qualità di servizi. Secondo il VII Rapporto RBM-Censis del 2017 è salito a 12,2 milioni il numero di persone che nell'ultimo anno hanno rinunciato o rinviato almeno una prestazione sanitaria per ragioni economiche (1,2 milioni in più rispetto all'anno precedente). È chiaro che chi ha maggiori disponibilità economiche possa accedere a cure aggiuntive rispetto a quelle offerte dal Ssn. Seppure siano erogate un’ampia gamma di prestazioni e vi sia una grande copertura di servizi, non si può affermare che il Ssn sia in grado di fornire tutte le prestazioni possibili. Alcune di queste infatti rimangono fuori dalla sfera di competenza del Ssn e non permettono il completo raggiungimento del terzo obiettivo: quello della globalità delle prestazioni erogate.
    La volontà di garantire pari condizioni a tutti i cittadini è stata il motore trainante delle riforme che si sono susseguite nel tempo, per questo motivo il principio di equità del finanziamento è considerato uno degli aspetti fondamentali del Ssn.
    Seppur di grande importanza, il quarto obiettivo (equità di finanziamento) non risulta essere pienamente raggiunto. Come già anticipato, la riforma del 1978 ha previsto il finanziamento del Sistema attraverso la fiscalità generale, ciò significa che i cittadini più ricchi sono sottoposti a una tassazione maggiore rispetto ai meno abbienti e le Regioni più ricche devono contribuire al finanziamento dei servizi delle Regioni con minore capacità finanziaria. L’effetto complessivo è quello di avere un assetto perequativo. Nella realtà applicativa, analizzando unicamente il servizio pubblico, possiamo concludere che in larga misura sia caratterizzato da equità; ampliando l’analisi all’intero sistema sanitario invece, il perseguimento di quest’obiettivo è ostacolato dalla compartecipazione tramite ticket e dalla spesa out-of-pocket .
    Il controllo democratico sui sistemi sanitari è riferito al singolo contesto regionale, tramite l’espressione di una preferenza in ambito elettorale. Quest’obiettivo ha avuto un’importanza sostanziale solo nel periodo precedente alla riforma del 1992-93 quando la popolazione aveva la potestà di nominare, tramite i consigli comunali, gli amministratori delle Usl.
    L’ultima caratteristica attribuita al Ssn (l’unicità di gestione e la proprietà prevalentemente pubblica dei fattori di produzione) è tipica dell’intento della riforma del 1978. In realtà il Ssn italiano si caratterizza per il rapporto collaborativo con i liberi professionisti e con le strutture private ed è dunque considerato un sistema sanitario misto. Nel 2016 la spesa sanitaria corrente è pari a €149.500 milioni, con un’incidenza sul Pil dell’8,9%, ed è sostenuta per il 75% dal settore pubblico e per la restante parte dal settore privato (ISTAT, 4 Luglio 2017).

  • SETIF

    Acr. di: Servizio Elettronico di Trasferimento Interbancario di Fondi. Procedura gestita dalla SSB, finalizzata al trasferimento interbancario di fondi a fronte di ordini di pagamento e incasso originati dalla clientela. Essa prevede lo scambio di ordini relativi ai pagamenti e agli incassi su supporto elettronico o via filo, tramite la Rete Nazionale Interbancaria gestita dalla SIA. I flussi vengono inviati alla SSB che provvede all’elaborazione delle informazioni ricevute e alla preparazione dei flussi informativi destinati a ciascun aderente, comprendenti anche la posizione creditoria o debitoria netta verso gli altri. Il regolamento dei saldi ha luogo attualmente attraverso scritture di addebito e di accredito su conti reciproci di corrispondenza. Tramite SETIF possono essere scambiate, tra le altre, informazioni su bonifici, pagamenti di stipendi, incassi di utenze e di ricevute bancarie, prelevamenti di Bancomat in circolarità. Il sistema, inoltre, viene utilizzato per l’accreditamento in conto corrente bancario degli stipendi dei dipendenti pubblici. Il tal caso il regolamento avviene in base monetaria sui conti di gestione detenuti dalle banche presso la Banca d’Italia.

  • SETTORI ISTITUZIONALI

    In contabilità nazionale sono raggruppamenti di unità istituzionali che manifestano autonomia e capacità di decisione in campo economico-finanziarioe che, fatta eccezione per le famiglie, tengono scritture contabili separate. Il nuovo Sistema europeo dei conti (SEC 95) classifica le unità istituzionali in base alla funzione principale e alla tipologia del produttore. La nuova articolazione in settori istituzionali dei Conti finanziari comprende le società non finanziarie, le società finanziarie, le amministrazioni pubbliche, le famiglie e istituzioni senza scopodi lucro al servizio delle famiglie e il Resto del mondo. 1. Società non finanziarie. Comprende le società e quasi-società private e pubbliche: tra queste ultime figurano le aziende autonome, le Ferrovie dello Stato, le aziende municipalizzate e consortili, l’Enel, le imprese a partecipazione statale, le altre imprese pubbliche. Per quasi-società si intendono quelle unità che, pur essendo prive di personalità giuridica, dispongono di contabilità completa e hanno un comportamento economico separabile da quello dei proprietari; esse comprendono le società in nome collettivo e in accomandita semplice, nonché le società semplici e di fatto e le imprese individualicon più di 5 addetti. 2. Società finanziarie. Si articola in quattro sottosettori: 2.a) Istituzioni finanziarie monetarie (Banca d’Italia e altre istituzioni finanziarie monetarie); 2.b) Altri intermediari finanziari (società di finanziamento, SIM, società fiduciarie di gestione, fondi comuni e SICAV, altri OICR, altre imprese finanziarie); 2.c) Ausiliari finanziari (unità istituzionali la cui funzione principale consiste nell’esercitare attività strettamente connesse all’intermediazione finanziaria, ma non costituenti esse stesse intermediazione finanziaria; vi appartengono autorità centrali di controllo dei mercati finanziari, quali la Consob e l’Isvap, enti vari preposti al funzionamento dei mercati, associazioni tra banche e tra imprese finanziarie e assicurative, società che gestiscono fondi comuni, mediatori e promotori finanziari, agenti di cambio con più di un addetto; dal dicembre 1998 il settore include l’UIC, in precedenza classificato tra le Autorità bancarie centrali. 3. Amministrazioni pubbliche: v. amministrazioni pubbliche in contabilità nazionale. 4. Famiglie e istituzioni senza scopo di lucro al servizio delle famiglie. Comprende gli individui o i gruppi di individui nella loro funzione di consumatori o in quella di produttori di beni e servizi, purché il loro comportamento economico e finanziario non sia tale da configurare una quasi-società. 5. Resto del mondo. Come indica il nome comprende i flussi di capitale e di beni di importazione e di esportazione da e verso tutti i Paesi esteri.

  • SETTORISTA

    Dirigente o quadro direttivo al quale nell’organizzazione della banca tradizionale è affidato il compito di gestire il lavoro svolto con un insieme di clienti, normalmente appartenenti a certi settori di attività economica o a certe aree territoriali. Tipiche funzioni del settorista sono lo sviluppo degli affari e il controllo dei rischi. La prima funzione è svolta mediante contatti personali col cliente, volti a illustrare e promuovere il ricorso ai servizi della banca, a trattare i tassi d’interesse e le altre condizioni, a far da tramite tra il cliente e gli uffici esecutivi della banca affinché le varie operazioni si svolgano con regolarità e sollecitudine. Il settorista diventa così il principale interlocutore del cliente ed un suo buon lavoro di assistenza, la sua capacità di mediare tra gli interessi della banca e le istanze del cliente, la sua assiduità nei contatti, si rivelano cruciali per il buon andamento dei rapporti. Al settorista spetta poi il compito di analizzare (a volte con l’ausilio di collaboratori con mansioni di “analista crediti”) il merito di credito del cliente per la concessione di affidamenti. È quindi il settorista che esamina il bilancio e le altre informazioni economico-finanziarie sul cliente e che propone la concessione delle linee di credito per l’approvazione da partedella direzione superiore. Di norma ai settoristi sono dati anche dei poteri deliberativi autonomi per la concessione di affidamenti alla clientela, secondo limiti stabiliti in relazione al grado di rischio delle varie categorie di fido. Il settorista ha ancora la responsabilità di seguire costantemente l’utilizzo dei fidi concessi ai clienti per verificarne la regolarità o, in caso di mancato utilizzo, per sollecitare dal cliente un adeguato apporto di lavoro. Il settorista è una figura che opera normalmente nelle filiali bancarie di maggiori dimensioni, collaborando con la direzione nella gestione dei rapporti di clientela. Nelle filiali minori le mansioni sopra descritte sono devolute al titolare della filiale. Nelle banche che adottano metodologie di programmazione commerciale, ai settoristi sono dati degli obiettivi, normalmente in termini di volume di attività da realizzare nell’ambito dei rapporti di clientela di competenza. In tal caso l’attività dei settoristi viene valutata anche in base ai risultati raggiunti rispetto agli obiettivi prefissati; è importante, ovviamente, che tali obiettivi siano stabiliti con particolare cura riguardo alla potenzialità della sfera d’azione e dei singoli settori di clientela e, possibilmente, concordati tra le direzioni e gli stessi settoristi.

  • SEZIONI DI CREDITO SPECIALE

    Articolazioni specializzate nel credito a medio e lungo termine degli Istituti di credito di diritto pubblico e delle Casse di risparmio sotto l’impero della vecchia l.b. 1936. Le Sezioni si differenziavano dagli istituti di credito speciale pubblici o privati, ma erano assoggettate alle norme amministrative per il sistema di credito speciale. Potevano avere, in base a una normativa speciale e apposita, personalità giuridica e autonomia patrimoniale. In tal caso la Sezione, che veniva definita autonoma, costituiva unsoggetto distinto dalla banca madre, doveva redigere bilanci separati da quelli della banca e rispondeva delle proprie obbligazioni a valere sul suo fondo di dotazione e non anche sul patrimonio della banca. La l. Amato-Ciampi 30.7.1990 n. 218 e i suoi decreti di attuazione hanno aperto alla possibilità di incorporazionedelle Sezioni nelle banche che si trasformavano in spa. Il TUBC ha introdotto il principio di despecializzazione operativa (v. despecializzazione degli intermediari creditizi) consentendo alle banche di svolgere in via diretta le attività precedentemente riservate alle sezioni e agli istituti di credito speciale.

  • SGRAVIO FISCALE

    Fattispecie riconducibile alle esenzioni fiscali ed esclusioni da imposte (v. agevolazioni fiscali) per la natura giuridica ed il modo di operare. Gli sgravi fiscali sidifferenziano in quanto si verificano non già quando un fatto impeditivo previsto dalla legge paralizza in tutto o in parte il sorgere del tributo, bensì quando un tributo già sorto (e di regola già iscritto a ruolo) viene posto nel nulla per atto dell’amministrazione. Ne sono esempio gli sgravi di tributi iscritti a ruolo concessi in occasione di calamità naturali. La caratteristicadegli sgravi consiste dunque nel loro discendere non direttamente dalla legge bensì da un provvedimento dell’amministrazione emanato nell’esercizio di un potere conferitole dall’ordinamento.

  • SHORT CALL

    Posizione assunta dal venditore di una opzione call (v. opzioni) che offre a questi la prospettiva di un profitto limitato al premio in caso di deprezzamento del valore dell’attività sottesa all’operazione, a fronte del rischio di subire una perdita illimitata in caso di apprezzamento dell’attività stessa.

  • SHORT PUT

    Posizione assunta dal venditore di una opzione put (v. opzioni) che offre a questi la prospettiva di un profitto limitato al premio in caso di apprezzamento dell’attività sottostante, a fronte del rischio di una perdita illimitata in caso di deprezzamento dell’attività stessa.

  • SHORT TERM INVESTMENT FUND

    Sottocategoria di short term investment pool creata dalle banche statunitensi per la gestione dei patrimoni da esse amministrati. Presenta molte similitudini con il money market mutual fund e, anzi, le banche che svolgono attività di gestione patrimoniale in misura limitata si affidano spesso a questi ultimi invece di costituire propri short term investment funds.

  • SHORT TERM INVESTMENT TRUST

    Sottocategoria di short term investment pool la cui peculiarità risiede nel fatto che le quote di partecipazione emesse sono rappresentative di uno specifico set di obbligazioni aventi vita residua omogenea. I disinvestimenti, totali o parziali, effettuati prima della scadenza naturale delle obbligazioni che costituiscono la quota, prevedono il pagamento di una penale da parte dei partecipanti.

  • SHORT TERM TAX-EXEMPT FUND

    Sottocategoria di short term investment pool specializzata nell’investimento in titoli di Stato o di enti municipali esenti dalle imposte federali sul reddito. È riservata in maniera specifica agli investitori appartenenti alle fasce di tassazione più elevate, per i quali il minor rendimento dei titoli esenti risulta comunque maggiore di quello ottenibile, al netto del prelievo fiscale, con altri titoli.

  • SIA

    Acr. di: Società Interbancaria per l’Automazione. Società costituita nel 1977, per iniziativa della CIPA, con l’obiettivo di fornire, tra l’altro, supporto operativo ai progetti di automazione del sistema bancario. Essa gestisce la Rete Nazionale Interbancaria e cura lo sviluppo e la gestione di applicazioni di particolare interesse per il sistema bancario e finanziario. Azionisti della SIA sono ABI, banche e istituti centrali di categoria, SIM bancarie e non bancarie, Telecom Italia, società finanziarie e agenti di cambio. Banca d’Italia, azionista importante, è uscito dalla compagine sociale ai primi del 2000.

  • SIC

    Acr. di: Standing Interpretations Committee. Comitato dello IASC incaricato di stendere le interpretazioni ufficiali del contenuto dei principi contabili internazionali IAS. Con lastessa sigla seguita da un numero progressivo sono indicati i documenti del Comitato che contengono le singole interpretazioni. Con la trasformazione dello IASC nelloIASB avvenuta nel 2001 al SIC è succeduto l’IFRIC.

  • SICAV

    Acr. di: Società di Investimento a Capitale Variabile. Società di investimento caratterizzate dal fatto che in esse i risparmiatore- investitore ricopre anche la figura di socio partecipante e come tale ha la possibilità di incidere, con l’esercizio del diritto di voto, sulle vicende sociali e sulla politica di investimento della società. Quindi la decisione di investire o di disinvestire si riflette immediatamente sulla entità e composizione del capitale sociale. Essepossono essere assimilate ai fondi comuni (v. fondo comune d’investimento) ma la differenza fondamentale fra i due organismi è che mentre nello schema del fondo comune l’investitore è un semplice partecipante al “fondo” che viene gestito da una società esterna (v. SGR), nello schema della SICAV l’investitore è al tempo stesso socio della società di gestione e dunque potenzialmente gestore del patrimonio conferito. La SICAV è una particolare società per azioni disciplinata prima dal d.lg. 1992/ 84, ora dagli artt. 43-50 del TUF e caratterizzata dalla variabilità del capitale sociale. Esso infatti “è sempre uguale al patrimonio netto detenuto dalla società” (art. 45, comma 1, del TUF), valutato secondo i criteri fissati dalla Banca d’Italia; in conseguenza varia sia per effetto delle nuove sottoscrizioni e dei recessi, sia per effetto delle plusvalenze e minusvalenze realizzate nell’investimento del patrimonio. La variabilità del capitale sociale consente, da un lato, la sottoscrizione delle azioni della società senza bisogno che il corrispondente aumento del capitale sia deliberato dall’assemblea dei soci. Dall’altro, attribuisce al socio-risparmiatore il diritto di pretendere in ogni momento, attraverso il recesso dalla società, il rimborso immediato della propria quota, anche in questo caso senza che l’assemblea debba modificare lo statuto. La coincidenza tra capitale e patrimonio rende inapplicabile alle SICAV quasi tutta la disciplina di diritto comune sul capitale sociale e, in particolare, gli artt. 2438-2447 c.c. (art. 45, comma 2, del TUF). Le SICAV devono avere un capitale minimo di ammontare non inferiore a quello determinato in via generale dalla Banca d’Italia (art. 43, comma 1, TUF). L’eventuale diminuzione dell’importo sotto la soglia minima, per effetto di perdite o anche del flusso dei riscatti, ove permanga per sessanta giorni, comporta lo scioglimento della società (art. 48, comma 1, TUF). Per evitare che, attraverso i conferimenti, entrino a far parte del patrimonio della società beni diversi dagli strumenti finanziari individuati dalla Banca d’Italia e dai beni mobili e immobili indispensabili per l’esercizio della sua attività, sono vietati i conferimenti in natura (art. 43, comma 5, TUF). Conseguenza ulteriore dell’assenza di un capitale nominale è l’assenza di un valore nominale delle azioni: il loro valore è in ogni momento determinato dal rapporto frail valore netto delle attività e il numero dei titoli in circolazione. Nelle SICAV vi possono essere due categorie di azioni, che si differenziano quanto al regime di circolazione e alle modalitàdi voto nell’assemblea, Le azioni nominative attribuiscono il voto in ragione della frazione di patrimonio che rappresentano, mentre le azioni al portatore attribuiscono un solo voto per ogni socio, indipendentemente dal numero di azioni possedute (art. 45, comma 4, TUF). È possibile comunque la conversione delle azioni da una categoria all’altra. Le azioni possono, inoltre, essere contrassegnate dalla loro pertinenza ai diversi comparti di investimento composti dai diversi beni nei quali la SICAV può effettuare gli investimenti (c.d. “SICAV multicomparto”): recita, infatti, l’art. 45, comma 6, lett. c del TUF che “per ognuno dei comparti di investimento può essere emessa una particolare categoria di azioni”. È però imposto il divieto di emissione di obbligazioni, di azioni di risparmio, oltre che dell’acquisto di azioni proprie (art. 45, comma 8, del TUF). Particolarmente complesso è il funzionamento dell’assemblea, che diverge da quello previsto per le normali spa. In primoluogo sono soppressi i quorum costitutivi e deliberativi sia dell’assemblea ordinaria che di quella straordinaria in seconda convocazione. Si prevede l’avviso di convocazione anche sui quotidiani, sui quali deve essere pubblicato il valore patrimoniale della società e il valore delle azioni, oltre che l’estensione del termine di convocazione a trenta giorni (art. 46, comma 3, del TUF), per la presunta dispersione dell’azionariato. Inoltre, se ammesso dall’atto costitutivo, il voto può essere dato per corrispondenza: in tal caso l’avviso di convocazione dell’assemblea deve contenere per esteso la proposta di deliberazione (art. 46, comma 2, TUF). Per essere ammessi all’assemblea i possessori di azioni nominative devono averle acquistate entro il 31 dicembre precedente la riunione; le azioni nominative acquistate dopo sono considerate, ai fini del voto, coma azioni al portatore. Questa previsione va ricollegata all’onere posto a carico della SICAV di rilevare, ogni fine anno, la “posizione di maggioranza relativa”, per poi richiedere al socio maggioritario la redazione di un documento attestante la composizione del gruppo di appartenenza” da inviare alla SICAV stessa e alla Banca d’Italia. Se il socio con azioni nominative di maggioranza non ottempera a quest’obbligo non può votare e, se vota, la deliberazione assembleare è annullabile ai sensi dell’art. 2377 c.c. Anche per l’amministrazione e gestione del patrimonio sono previste norme speciali. Lo statuto può infatti istituire “organi” per la scelta di investimenti. Lo statuto può anche prevedere una particolare delega esterna, ammissibile solo nelle SICAV, a mezzo della quale i poteri di gestione del patrimonio vengono conferiti ad altre società che, però, secondo quanto disposto dall’art. 43, comma 7, del TUF, possono essere esclusivamente società di gestione del risparmio. La SICAV è soggetta ai medesimi obblighi di legge delle società di gestione del risparmio e SIM per quanto attiene alla vigilanza della Banca d’Italia e della Consob, alla tenuta delle scritture contabili e alla revisione dei bilanci (v. società di revisione).

  • SICOT

    Il Ministero dell’economia e delle finanze ha affidato alla Consap l’incarico di costituire la Sicot Sistemi di Consulenza per il Tesoro srl. La costituzione è avvenuta il 13.3.2001 col seguente oggetto sociale: “ai sensi dell’art. 63, comma 6, della legge 23.12.2000 n. 388 la prestazione, a favore del Dipartimento del Tesoro, di attività di consulenza per la gestione delle partecipazioni azionarie detenute dalla Pubblica Amministrazione e per l’attuazione dei processi di privatizzazione relativi a tali partecipazioni, di attività di monitoraggio dell’andamento dei mercati finanziari e borsistici, italiani ed esteri, nonché di servizi nel campo amministrativo e finanziario. La Società potrà inoltre compiere, purché in via strumentale per il raggiungimento dell’oggetto sociale, tutte le operazioni mobiliari, immobiliari e finanziarie, utili e/o opportune.” Il capitale della società, pari a € 2.500.000 è stato sottoscritto interamente dalla Consap. Peraltro, tenuto conto della specificità della missione assegnata alla Sicot, il controllo della stessa da parte della Consap è stato di natura transitoria. Infatti, in data 12.7.2001 la predetta Società è stata trasferita all’azionista al Tesoro sotto forma di pagamento di dividendi in natura.

  • SICOVAM

    Abbr: di: Société interprofessionelle pour la compensation des valeurs mobilières SA. Società sorta in Francia nel 1949 al in di assicurare un servizio di custodia e gestione centralizzata dei certificati rappresentativi dei valori mobiliari oggetto di contrattazioni sul mercato. In base alle disposizioni allora introdotte, rimaste in vigore fino al 1983, i possessori di titoli portatore potevano facoltativamente effettuare un deposito a dossier presso intermediari autorizzati, in genere banche e agenti di cambio, i quali procedevano poi alla registrazione dei nominativi prima di inserire globalmente presso la Sicovam i valori mobiliari di cui risultavano depositari. Quest’ultima, infatti, operava in maniera quasi esclusiva nei confronti degli intermediari e non conosceva affatto l’effettiva identità dei depositari. Tale sistema si è dimostrato efficiente fino al 1981, anche per via dell’emanazione di provvedimenti che hanno indirettamente favorito il deposito centralizzato dei titoli, p.e. attraverso l’introduzione di agevolazioni fiscali di vario tipo per l’investimento in azioni subordinate al deposito presso un intermediario. Esso, tuttavia, coesisteva con la detenzione materiale per i certificati nominativi e al portatore non inseriti presso la Sicovam. Grazie ad una legge del 1983, e al successivo decreto applicativo, si è disposto l’obbligatorio assoggettamento ad un progressivo processo di dematerializzazione di tutti i titoli (azioni, obbligazioni, certificati di investimento, quote di SICAV ecc.) indipendentemente dall’emittente e dal regime di circolazione. Sicovam SA è stata acquisita dal Gruppo Euroclear (in particolare da Euroclear Bank SA/NV) con effetto dal 10.1.2001 ed è stata rinominata Euroclear France.

  • SIDS

    Acr. di: Small Island Developing States. Lett.: Piccole isole Stati in via di sviluppo. 43 piccole isole o territori collegati da una sottilelingua alla terraferma (Bahrain) coalizzati nell’Alliance of Small Island States (AOSIS), che ha per missione di operare come lobby rappresentativa degli interessi comuni presso le Nazioni Unite. L’elenco è il seguente (i Paesi contrassegnati con l’asterisco sono anche LLDC): Anguilla, Antigua and Barbuda, Aruba,Bahamas, Bahrain, Barbados, Bermuda, British Virgin Islands, Capo Verde*, Cayman Islands, Comoros*, Cook Islands, Dominica, Fiji, Grenada, Guam, Haiti*, Jamaica, Kiribati*, Maldives*, Marshall Islands, Mauritius, Micronesia (Federated States of), Montserrat, Nauru, Netherlands Antilles, Niue, Northern Mariana Islands, Palau, Repubblica Dominicana, Saint Kitts and Nevis, Saint Lucia, Saint Vincent and the Grenadines, Samoa*, São Tomé and Principe*, Seychelles, Solomon Islands*, Tokelau, Tonga, Trinidad and Tobago, Turks and Caicos Islands, Tuvalu*, U.S. Virgin Islands.

  • SIGILLI

    Mezzi materiali (di solito timbri su ceralacca) con cui si attua, a fine di conservazione, la chiusura di un locale o dell’involucro contenente una cosa, in esecuzione di un provvedimento cautelare e provvisorio dell’autorità giudiziaria. Nel campo civile l’apposizione dei sigilli, che è disposta dal pretore o dal conciliatore, trova la sua disciplina nel codice di procedura, relativamente all’apertura delle successioni, ed è diretta ad evitare la dispersione di cose inerenti all’eredità. Le norme relative trovano applicazione in tutti i casi analoghi. Disposizioni particolari sono dettate dalla legge fallimentare per l’apposizione dei sigilli da parte del giudice delegato sui beni del fallito. La rimozione dei sigilli è l’operazione inversa all’apposizione; si esegue almeno tre giorni dopo questa, e dà luogo, allorché sia necessario, al procedimento dell’inventario. Per quanto concerne il processo penale, una volta disposto dal giudice il sequestro di cose pertinenti al reato, le stesse vengono assicurate con il sigillo dell’ufficio istruzione e con la sottoscrizione del giudice e del cancelliere. La violazione dei sigilli è considerata un delitto contro la Pubblica Amministrazione, punito con la reclusione e con la multa. Se il colpevole è colui che ha in custodia la cosa, la pena è aumentata. I sigilli possono pure costituire un mezzo per assicurare una migliore custodia della cosa nel contratto di deposito stipulato fra il cliente e la banca; poiché le cose vengono consegnate dal cliente in un plico sigillato si parla in tal caso di deposito chiuso (v. deposito bancario).

  • SIGNORAGGIO

    Il termine indicava il reddito del sovrano o di un signore feudale derivante dalla coniazione monete e di fondere lingotti col sigillo. Il signoraggio (dal fr. seigneuriage; ingl. seigniorage) era percetto sotto forma di tassa a carico della zecca. Abolito come tributo, il termine è passato a indicare il beneficio ricavato dalla monetazione per differenza tra valor nominale della moneta e valore del metallo in essa contenuto. Per estensione, signoraggio indica oggi i benefici ricavati dall’emissione di carta moneta, cui corrisponde un debito dell’emittente sul quale non vengono corrisposti nteressi. L’entità del beneficio del signoraggio dipende dal livello dei tassi di interesse. Questo beneficio è aumentato nel caso in cui la valuta di uno Stato opera come moneta internazionale e buona parte della moneta emessa circola all’estero. Nel caso di moneta internazionale può considerarsi come beneficio da signoraggio anche il valore aggiunto dell’incremento di attività delle banche del Paese emittente, il minor tasso di interesse sulle emissioni di obbligazioni e sui prestiti in moneta internazionale generalmente corrisposti dallo Stato e dalle imprese del Paese emittente, il risparmio di riserve ufficiali e il rilievo che lo status internazionale del Paese emittente acquisisce, poco quantificabile ma significativo in termini di immagine e di pressione politica.

  • SIMEST

    Acr. di: Società Italiana per le Imprese Miste all’Estero. La costituzione della SIMEST spa è stata promossa con la l. 24.4.1990 n. 100 avente per oggetto la “partecipazione a imprese e società miste all’estero, promosse o partecipate da imprese italiane, oltre che la promozione e il sostegno finanziario, tecnico, economico e organizzativo di specifiche iniziative di investimento e di collaborazione commerciale industriale all’estero da parte di imprese italiane, con preferenza per quelle di piccole e medie dimensioni. Per il perseguimento di tali scopi la SIMEST può, fra l’altro, partecipare con quote di minoranza a società e imprese miste all’estero e partecipare ad associazioni temporanee di imprese e altri accordi di cooperazione tra società e imprese all’estero. Tali partecipazioni non possono superare il 15% del capitale o fondo sociale dell’impresamista e devono essere cedute entro 4 anni dalla prima acquisizione. SIMEST può, inoltre, concedere crediti agevolati (il tasso d’interesse è pari al 50% di quello di riferimento per il credito agevolato al settore industriale) agli operatori italiani per il parziale finanziamento (massimo 70%) delle loro quote di capitale di rischio nelle società e imprese miste partecipate; erogare contributi sugli interessi a fronte di finanziamenti agevolati all’esportazione. In base al d.lg. 31.3.1998 n. 143 dal 1°.1.1999 ha assunto le attribuzioni fino a tale data svolte da Mediocredito centrale nella gestione degli interventi di sostegno finanziario all’internazionalizzazione del sistema produttivo. Gli operatori italiani, nei limiti della propria quota di partecipazione all’impresa o società mista, possono, inoltre, essere ammessi alla garanzia SACE per i rischi politici e commerciali derivanti dal mancato trasferimento di fondi spettanti all’impresa italiana. La SIMEST può sottoscrivere obbligazioni convertibili, acquistare certificati di sottoscrizione e diritti diopzione su quote di imprese, rilasciare garanzie in favore di banche per finanziamenti a soci esteri locali partecipanti alle imprese miste. L’intervento della SIMEST è escluso nei paesi appartenenti all’Unione Europea.

  • SIMMETRIA DELLA DISTRIBUZIONE

    E' la simmetria assiale della funzione di densità di una variabile aleatoria. Una distribuzione di probabilità è simmetrica quando la sua funzione di densità di probabilità è simmetrica rispetto ad un valore fissato x0:

    Nelle distribuzioni unimodali, l'asimmetria è detta a destra quando i valori che si allontano maggiormente dalla media sono quelli più elevati (a destra sull'asse delle ascisse), collocati a destra delle tre misure di tendenza centrale (moda, mediana, media); viceversa l'asimmetria è detta a sinistra.

    Bibliografia

    Guseo R., Statistica, CEDAM, 2006

    Leti G., Statistica descrittiva, Il Mulino, 1999

    Redattore: Giuliano DI TOMMASO

  • SIMULAZIONE

    Si parla di contratto simulato quando la stipulazione dell’atto è voluta dalle parti solo per creare una situazione giuridica apparente di fronte ai terzi, ma con l’intesa che l’atto non debba in realtà produrre alcun effetto (o debba produrne di diversi) (art. 1414 c.c.). La divergenza tra volontà e dichiarazione, pertanto, è non soltanto consapevole, ma concordata tra le parti. La simulazione può essere assoluta o relativa, a seconda che i contraenti, ponendo in essere il negozio simulato, non ne vogliano concludere nessuno o ne vogliano concludere uno diverso (c.d. negozio dissimulato). I suoi effetti sono diversi se si considera la situazione tra le parti o rispetto ai terzi. Per quanto concerne gli effetti tra le parti bisogna distinguere: nel caso della simulazione assoluta, il negozio non produce effetto alcuno; nel caso della simulazione relativa, viene riconosciuta efficacia al negozio dissimulato, a condizione che sussistano i requisiti di forma e di sostanza voluti dalla legge. Più complesso è il discorso relativo agli effetti della simulazione rispetto ai terzi. La prima ipotesi è quella dei terzi interessati a far valere la simulazione: in tale ipotesi, la legge riconosce ad essi il diritto di agire per far accertare l’inefficacia del negozio posto in essere. Caso diverso è invece quello dei terzi che abbiano acquistato in buona fede diritti da colui che apparentemente è diventato titolare. Il nostro ordinamento, infatti, privilegia a tutela dell’acquirente in buona fede e, pertanto, il contratto concluso tra questi ed il titolare apparente sarà valido ed efficace, salvo il diritto del vero proprietario di farsi risarcire i danni dal titolare apparente. Per quanto riguarda i rapporti con i creditori, infine, mentre quelli del simulato alienante possono far valere la simulazione che pregiudica i loro diritti, i creditori del simulato acquirente sono tutelati soltanto se hanno compiuto in buona fede atti di esecuzione sui beni che furono oggetto del contratto simulato

    La simulazione si presenta come un situazioni illegittima caratterizzata da intenzione ingannatoria nei confronti di terzi che presuppone la divergenza voluta, ossia un consapevole contrasto tra la dichiarazione e l’effettiva intenzione dei contraenti. La simulazione si concretizza quindi in un accordo simulatorio, cioè un’intesa precedente o contestuale alla dichiarazione reciproca delle parti, sulla divergenza tra il negozio stipulato e il rapporto effettivo.
    Lo schema simulativo può distinguersi in assoluto e relativo. Nel primo caso le parti pongono in essere in negozio ma in realtà non intendono concludere alcun tipo di negozio. Nel secondo caso invece le parti manifestano la volontà di concludere in certo negozio, denominato negozio simulato, ma in realtà mirano a realizzarne uno diverso, il cosiddetto negozio dissimulato.
    Caratteristiche queste della simulazione in totale contrasto con quelle dell’elusione. Mentre nell’elusione il negozio viene solamente manipolato al fine di controllarne le conseguenze giuridico-tributarie. Negozio che nel caso elusivo esprime la sincera e reale volontà delle controparti, mentre nel caso simulativo rappresenta una realtà diversa da quella effettiva.

    La simulazione può avere luogo insieme ad altri fenomeni, quali EVASIONE FISCALE, ELUSIONE D'IMPOSTA.

  • Simulazione Monte Carlo

    E' un metodo statistico di simulazione non parametrico di tipo aleatorio. E' basato sulla possibilità di assegnare alle variabili oggetto della simulazione: X1, X2, ..., Xn, ..., data la distribuzione di probabilità delle stesse F(X), dei valori estratti in maniera iterativa e casuale, determinando in tal modo un campione che, seppur generato mediante simulazione e quindi non reale, rispetterà le proprietà statistiche delle variabili ricercate. Naturalmente, l'incertezza su queste ultime sarà tanto minore quanto maggiore sarà il numero di iterazioni di estrazione.

    Redattore: Giuliano DI TOMMASO

  • SINDACATO

    Associazione di lavoratori o di datori di lavoro costituita per la tutela di interessi professionali collettivi di un determinato gruppo di soggetti. Questa tutela fu soddisfatta, vigente l’ordinamento corporativo, con l’elevazione dei sindacati al rango di persone giuridiche di diritto pubblico investite di una funzione normativa relativa alla categoria professionale da essi rappresentata; in tal modo, però, il sindacato, inquadrato nella Pubblica Amministrazione, mutuava da questa i fini pubblici (non necessariamente coincidenti con quelli propri delle organizzazioni sindacali) di tal che al momento della contrattazione poneva in essere una vera e propria attività amministrativa. Soppresso l’ordinamento corporativo, la nuovaCostituzione, con una norma programmatica (art. 39), ha rinviato alla legge ordinaria la regolamentazione dei poteri e dei limiti delle associazioni sindacali, salvaguardando la loro autonomia: tale norma, peraltro, non ha ancoraavuto attuazione nel nostro ordinamento. I sindacati attualmente si costituiscono, pertanto, nell’ambito del diritto comune quali associazionidi fatto: la loro presenza è, comunque, prevista da specifiche previsioni di legge in organismi vari (CNEL, INPS, Commissioni regionali e provinciali per l’impiego ecc.). La l. 20.5.1970 n. 300 (“Statuto dei lavoratori) ha approntato particolari tutele nei confronti delle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei loro rappresentanti, con particolare riguardo alle organizzazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale. Il contratto collettivo stipulato dalle organizzazioni sindacali ha efficacia soltanto nei confronti degli iscritti, anche se lo stesso, nella disciplina dei rapportiindividuali di lavoro, viene molto spesso recepito spontaneamente dai non iscritti. La stessa giurisprudenza, a fronte della norma costituzionale (art. 36) che stabilisce per il lavoratore una retribuzione equa e sufficiente per assicurargli una esistenza libera e dignitosa, in assenza di altri referenti fa riferimento alla contrattazione collettiva, ancorché la stessa, per quanto sopra detto, non risulti formalmente applicabile in assenza di un mandato conferito dal lavoratore alla organizzazione sindacale. Attualmente in Italia, oltre a quelle aderenti a Confederazionisindacali vi sono numerose associazioni di lavoratori autonome.

  • SINDACATO BANCARIO

    Accordo di collaborazione per il compimento di operazioni sul mercato mobiliare, relativo a valori di determinata specie, già emessi o di nuova emissione, al quale partecipi una banca. Il sindacato bancario rientra nella categoria più ampia dei sindacati finanziari, che possono avere scopi differenti e caratteristiche estremamente varie. In via generale si possono distinguere due tipi fondamentali di sindacato finanziario, a seconda che la collaborazione si esaurisca nel coordinamento dell’attività dei singoli partecipanti in vista dello scopo comune (è questo il caso dei sindacati di vendita e dei sindacati di resistenza, costituiti tra possessori di valori mobiliari allo scopo di influire maggiormente sul mercato), ovvero la collaborazione involga una serie più complessa di obblighi relativi a una operazione di collocamento (ed eventuale garanzia) per valori mobiliari. Tale secondo tipo di sindacato dà luogo alle fattispecie, assai ricorrenti nella pratica, di consorzi di collocamento, in cui l’offerente dei valori mobiliari, emittente o proprietario che intendacollocarli sul mercato, prende contatti con un operatore specializzato del mercato finanziario, il quale cura la formazione del patto di sindacato. L’utilità dell’intervento di un sindacato di collocamento è data sovente dal carattere straordinario dell’operazione rispetto all’attività dell’offerente, che non è in grado, con la propria organizzazione, di curare con adeguata cura e tempestività la preparazione ed esecuzione dell’offerta, e talora non può nemmeno assumersi, in tutto o in parte, il rischio dell’insuccesso dell’operazione. L’intervento dei partecipanti al sindacato soddisfa tali esigenze, che li riconduce nell’ambito dell’ordinario rischio d’impresa degli operatori finanziari stessi. Chi contrae direttamente con l’offerente assume di solito la posizione di “capofila”, cioè di soggetto cui spetta il compito di coordinare l’adempimento, da parte dei partecipanti al sindacato, degli obblighi singolarmente assunti verso l’offerente.Tali obblighi possono avere contenuto assai vario e determinano la distinzione tra: a) sindacati che si adoperano per collocare i valori mobiliari fra il pubblico senza assumere alcun rischio circa l’insuccesso dell’operazione (v. collocamento degli strumenti finanziari); b) sindacati che assumono l’impegno di acquistare o sottoscrivere i valori mobiliari rimasti non collocati al termine di un’offerta cui non partecipino; c) sindacati di collocamento e garanzia (v. sindacato di garanzia), che assumono l’impegno di acquistare i valori mobiliari che il sindacato medesimo non è riuscito a collocare; d) sindacati di presa a fermo e collocamento, che acquistano o sottoscrivono preventivamente i valori mobiliari, impegnandosi poi a collocarli a condizioni concordate con l’offerente, tali da non determinare un impatto negativo sul mercato. Ai sensi dell’art. 1, comma 5, lett. e) TUF, tutti questi tipi di sindacato costituiscono servizi di investimento in senso tecnico, come tali riservati, oltre che alle banche, alle SIM e agli intermediari finanziari di cui all’art. 107 del TUBC debitamente autorizzati (art. 18, commi 1 e 3, TUF che fa riferimento puntuale al “collocamento di strumenti finanziari, con o senza preventiva sottoscrizione o acquisto a fermo, ovvero assunzione di garanzia nei confronti dell’emittente”). Come corrispettivo il sindacato riceve una somma di denaro, fissa ovvero determinabile in relazione all’ammontare dei valori mobiliari collocati, destinata a compensare, a seconda dei casi, il servizio di collocamento e/o il rischio di acquisto di una quantità di titoli non determi- nabile ex ante. La qualificazione giuridica del patto di sindacato bancario (e finanziario) comporta una notevole incertezza, derivante anche dal differente oggetto e dalle differenti clausole che possono risultare inserite nell’accordo. Nel sindacato di collocamento si ravvisano, in particolare, sia attività di mediazione sia di mandato con rappresentanza, per ciò che attiene ai rapporti con l’offerente, mentre il rapporto fra i partecipanti è stato volta per volta definito comeconsorzio (in senso tecnico), come società, come associazione in partecipazione o anche come mandato.

  • SINDACATO DI CONTROLLO

    Accordo stipulato fra alcuni azionisti, detentori di un quantitativo rilevante di titoli, che si propongonodi controllare una società per azioni ed esercitare su di essa il potere di decisione per il raggiungimento di determinati fini. Nel caso di capitale sociale frazionato fra un numero cospicuo di soci, il sindacato di controllo può perseguire il suo obiettivo anche se detiene una percentuale di azioni inferiore alla metà di quelle emesse. È prassi che il sindacato deleghi le funzioni volitive e, nel contempo, esecutive, con un mandato per la direzione, ad un azionista o a persona estranea, altamente qualificata nel campo finanziario. Questi assume anche la veste di depositario delle azioni. L’atto istitutivo del sindacato di solito prevede dei meccanismi che salvaguardano nel tempo la capacità di controllo sulla società. Essi consistono: nell’impegno formale del gruppo ad affidare al sindacato, in caso di nuove emissioni, le nuove azioni sottoscritte da ciascuno degli aderenti; nella sottoscrizione di determinati patti di prelazione; nell’acquisto di titoli che gli aderenti stessi avessero intenzione di alienare; nell’obbligo di offrire ad altri soci del gruppo i diritti di opzione di quelli non interessati alle nuove emissioni azionarie. Il controllo può essere raggiunto anche, e soprattutto, tramite patti parasociali (v. patto parasociale) aventi ad oggetto l’esercizio del diritto di voto nelle assemblee delle società. Con l’entrata in vigore del TUF sono stati assoggettati a un particolare regime di pubblicità “i patti, in qualunque forma stipulati, aventi per oggetto l’esercizio di voto nelle società quotate e nelle società che la controllano”, queste ultime anche se non quotate. A identica disciplina soggiacciono anche i patti di semplice consultazione, i sindacati di blocco, i patti per l’acquisto concertato di azioni e quelli per l’esercizio anche congiunto di un’influenza dominante (art. 122, comma 5, TUBC). Il regime di pubblicità si sostanzia in una comunicazione alla Consob entro 5 giorni dalla stipulazione (artt. 129-131 Reg. Consob 11971/1999 sugli emittenti); nella pubblicazione per estratto sulla stampa quotidiana entro 10 giorni (v. anche artt. 129-131 Reg. Consob citato); nel deposito presso il Registro delle imprese dove la società ha sede legale entro 15 giorni. Tale regime di pubblicità dovrebbe così determinare la trasparenza nei confronti del mercato delle situazioni di potere all’interno della società. La violazione degli obblighi di pubblicità comporta la nullità dei patti (art. 122, comma 3, TUF) e, in relazione alle sole azioni quotate, la sospensione del diritto di voto (art. 122, comma 4). L’art. 123 TUF stabilisce anche la durata dei patti, stabilendo un diritto direcesso, con preavviso dei sei mesi, in quelli a tempo indeterminato.

  • SINDACATO DI GARANZIA

    Accordo con il quale più soggetti si assumono l’onere di garantire la sottoscrizione di valori mobiliari emessi da società ed enti autorizzati. Il contratto, stipulato con l’emittente dal sindacato o dal consorzio di banche e/o società finanziarie o SIM, può prevedere una serie di interventi differenziati in relazione al rischio di un’eventuale mancata sottoscrizione di nuovi titoli da parte del mercato. La copertura o garanzia può includere una o più delle seguenti clausole di impegno: la sottoscrizione di tutti i titoli non sottoscritti dalmercato; il reperimento di terzi sottoscrittori entro un certo termine, spirato il quale il sindacato interviene in proprio nella sottoscrizione; l’assunzione in proprio dell’intera nuova emissione. La società o l’ente emittente, a fronte dell’impegno assunto dal sindacato di garanzia, si obbliga a corrispondere a quest’ultimo un diritto di commissione che varia a seconda dell’andamento dell’operazione, del rischio coperto, del tipo di accordo intervenuto. Il sindacato viene anche configurato come un consorzio di collocamento, sempre tra i soggetti predetti, il cui compito sarà comunque di provvedere al collocamento dei titoli sul mercato, sovente fra i propri clienti. (V., anche alla luce delle disposizione del TUF, collocamento di strumenti finanziari, servizi di investimento, sindacato bancario).

  • SINDACATO FINANZIARIO

    Accordo con il quale aziende ed istituti di credito e/o società si propongono di collocare tra il pubblico valori mobiliari (azioni e obbligazioni) emessi da società. L’accordo con la società emittente è disciplinato da un contratto che può essere stipulato a) da una banca o società finanziaria (che opera in rappresentanza con funzioni di direzione del sindacato, conclude tanti sub-contratti separati quante sono le altre banche partecipanti); b) da una banca (o società finanziaria) in rappresentanza delle altre aderenti al gruppo; c) da tutto il sindacato. L’accordo con l’emittente può prevedere: l’assunzione dell’incarico del collocamento senza fornire alcuna garanzia del buon fine della sottoscrizione (il sindacato svolge qui una mera attività di intermediazione); l’assunzione dell’impegno di garantire il collocamento dei titoli emessi (in questo caso, si ha la figura del sindacato di garanzia); l’assunzione dell’onere diretto della sottoscrizione dei titoli (nel qual caso si parla di sindacato di assunzione a fermo). La società emittente è tenuta a corrispondere al sindacato o alla banca leader una commissione che varia a seconda del tipo di intervento previsto.

  • SINGAPORE INTERBANK OFFERED RATE

    Tasso interbancario lettera quotato sulla piazza finanziaria di Singapore. Viene talvoltautilizzato come parametro di riferimento per le operazioni interbancarie a tasso variabile (floating rate) effettuate sul mercato delle eurovalute.

  • SINGAPORE INTERNATIONAL MONETARY EXCHANGE - SIMEX

    La borsa di Singapore nasce nel 1984 come la prima borsa internazionale sui future dell’Asia. Il SIMEX gioca un ruolo particolarmente importante nell’offrire un effettivo ed efficiente strumento di risk management e trading nel sud-est asiatico, rappresentando il più ampio panorama di contratti future e opzioni su tassi di interesse, valute, energia e oro. Il SIMEX ha dimostrato con il trascorrere del tempo la sua dedizione all’innovazione come in occasione del lancio del primo "Mutual Offset System" (MOS) con la borsa merci di Chicago (CME). Quest’accordo internazionale sancì il primo passo verso un sistema di scambi in grado di fornire contrattazioni operative 24 ore su 24 in due diversi continenti. Sempre attraverso questo meccanismo (MOS) tra il SIMEX e l’International Petroleum Exchange (IPE) di Londra, il future sul petrolio greggio può essere scambiato con contrattazioni non stop per circa 18 ore in differenti aree geografiche.

    © 2009 ASSONEBB

  • SINKING FUND BONDS

    Titoli obbligazionari emessi sul mercato statunitense che vengono rimborsati secondo un piano di ammortamento preordinato, attingendo a un apposito fondo accantonato periodicamente e in maniera regolare per il riscatto di obbligazioni o azioni privilegiate. Tale fondo è generalmente amministrato da una società fiduciaria, che acquista i titoli sul mercato o, se il prezzo è eccessivamente alto, li ritira ad un prezzo stabilito contrattualmente in anticipo.

  • SISTEMA A PROVA DI GUASTO

    Sistema di elaborazione dati in grado di continuare a funzionare correttamente quando una o più delle sue parti non funzionano in modo adeguato (in inglese: fault tolerant).

  • SISTEMA BANCARIO

    Insieme delle banche operanti in un dato Paese. In Italia in luogo di sistema bancario si distingueva, fino alla riforma del TUBC, tra sistema bancario e sistema creditizio. Per effetto della specializzazione bancaria imposta dalla l.b. 1936 esisteva infatti una distinzione tra aziende di credito e istituti di credito speciale, caratterizzati questi ultimi da un’operatività su scadenze superiori a 18 mesi, ovvero nel medio e lungo termine. L’insieme delle aziende di credito costituiva il sistema bancario propriamente detto, che con l’aggregazione degli istituti di credito speciale costituiva il sistema creditizio. In altri paesi dove da sempre tradizionalmente non esiste una distinzione su base temporale dell’operatività degli intermediari, si è sempre parlato soltanto di sistema bancario composto dall’insieme delle banche, ovvero degli intermediari che congiuntamente effettuano raccolta di depositi dal pubblico e l’erogazione del credito senza limitazioni nelle scadenze delle operazioni effettuate. Negli ultimi dieci anno il principio di specializzazione bancaria è venuto meno (a cominciare dal d.lg. 14.12.1992 n. 481) e con esso è venuta meno la necessita di distinguere un sistema finanziario da un sistema bancario. L’insieme delle banche operanti nel nostro Paese è oggi denominato soltanto come sistema bancario, mentre il concetto di sistema creditizio si è esteso a comprendere anche il parabancario fortemente sviluppatosi negli ultimi vent’anni.

  • SISTEMA BANCARIO BRASILIANO NELLA RECENTE CRISI FINANZIARIA: ALCUNE EVIDENZE EMPIRICHE

    Abstract
    In this paper we use the Financial Soundness Indicators developed by the IMF and the estimation of Probability of Defaults for the banking sector of Brazil during the global financial crisis and the post-crisis period in order to evaluate if the financial system of the country is sound. Empirical results seem to provide evidence that the country’s banking system health is extremely good, and the chances of a collapse during the last global financial crisis were deeply low.


    1. Introduzione

    Il presente lavoro si propone di analizzare la solidità del sistema bancario Brasiliano nella recente crisi finanziaria.
    Come noto, i costi associati ad una situazione di instabilità finanziaria possono risultare rilevanti nel caso in cui si manifesti un ipotetico contagio dal sistema bancario all’economia reale, determinando fenomeni di recessione e di caduta dell’occupazione. Per questi motivi un buono stato di salute del sistema finanziario risulta essere di vitale importanza per banche centrali, governi, regolatori e autorità di supervisione, i quali promuovono lo sviluppo e l’utilizzo di strumenti analitici per la valutazione della solidità dei sistemi bancari dei diversi paesi e per la prevenzione di ipotetiche crisi.
    A causa della crisi dei mutui subprime iniziata nel 2007 negli Stati Uniti, un numero significativo di banche statunitensi è fallito1. Negli anni successivi, inoltre, la crisi ha contagiato numerosi sistemi bancari e finanziari, salvo innescare una situazione di tensione per gli emittenti sovrani europei a partire dal 2009.
    La crisi finanziaria e quella degli emittenti sovrani hanno evidenziato la necessità di rafforzare la cultura di risk management; di conseguenza, la valutazione degli andamenti dei principali rischi, la capacità di predizione delle prime avvisaglie di difficoltà nel settore bancario e la costruzione di indicatori di confronto tra diversi paesi assumono notevole significato nell’ottica di minimizzazione dei rischi per le istituzioni finanziarie. Inoltre, la recente crisi finanziaria ha evidenziato come la salute del sistema bancario di un paese sia importante non solo per l’economia del paese stesso ma anche per il corretto funzionamento della comunità finanziaria internazionale2.
    Il presente articolo analizza il comportamento del sistema bancario brasiliano durante la crisi finanziaria dell’ultimo quinquennio. L’interesse deriva dal fatto che il sistema bancario brasiliano è il più ampio in America Latina, nonché quello maggiormente sofisticato in termini di tecnologia; inoltre, il Brasile presenta il più importante mercato di borsa della regione, sia in termini di dimensioni che di liquidità. Data l’importanza del sistema in esame, lo studio delle performance e della resilienza di tale paese durante l’ultima crisi finanziaria globale risulta essere una tematica di notevole interesse al fine di evidenziare le peculiarità che possono rendere un sistema bancario di un paese emergente maggiormente solido.
    L’obiettivo di questo paper quindi è quello di analizzare gli impatti della recente crisi finanziaria globale sul sistema bancario del Brasile, valutando la probabilità di default del sistema. L’analisi viene condotta utilizzando due diversi approcci metodologici. Da una parte si è ricorso alla metodologia proposta da Bystörm (2004), tesa a calcolare le probabilità di default di un sistema bancario; dall’altra si sono utilizzati gli Indicatori di Solidità Finanziaria sviluppati dal Fondo Monetario Internazionale assieme ad altre organizzazioni internazionali - quali la Banca per i Regolamenti Internazionali (BRI), la Banca Mondiale, la Banca centrale europea e l’Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo (OCSE) … per il periodo di crisi e post-crisi.
    Il presente lavoro rappresenta il primo tentativo di misurazione della Probability of Default (PD) del sistema bancario brasiliano basato sull’utilizzo di dati di mercato relativi al periodo di crisi e post-crisi finanziaria globale. Inoltre, lo studio analizza la crisi del debito in Europa, unitamente ad una valutazione degli indicatori finanziari di solidità del settore bancario Brasiliano, in un’ottica di comparazione tra stati.
    Il paper è strutturato come segue. Il paragrafo 2 ripercorre i principali contributi in letteratura sul comportamento del sistema bancario brasiliano nel passato. Il paragrafo 3 illustra la metodologia utilizzata nel presente lavoro, mentre il paragrafo 4 si sofferma sui dati utilizzati per l’analisi empirica. Nel paragrafo successivo vengono analizzati i risultati dell’analisi empirica condotta e il paragrafo 6 riporta le principali conclusioni.

    2. Il sistema finanziario brasiliano e la crisi: principali tendenze

    Le economie dell’America Latina e le economie dei mercati emergenti (EMEs) sono state fortemente contagiate dalla crisi finanziaria, mostrando tuttavia capacità di recupero sorprendenti rispetto ad altri periodi di crisi nel passato, specialmente con riferimento al problema dell’inversione dei flussi di capitale. I Paesi sudamericani, infatti, hanno mostrato robusti tassi di crescita e un buon livello di stabilità economica con ottime prospettive di recupero rispetto alle economie avanzate.
    Dopo essere passate attraverso numerose crisi nel corso degli anni, le economie emergenti hanno sviluppato una notevole elasticità rispetto agli eventi negativi collegato alla crisi finanziaria globale e le nuove policy applicate alla nuova situazione di crisi sono risultate molto utili.
    Specialmente nel caso del Brasile, la presenza di un solido framework macroeconomico ha permesso l’incremento degli afflussi di capitale, mentre un ampio programma di privatizzazioni combinato con l’eliminazione delle barriere legali alle partecipazioni straniere in alcuni settori dell’economia hanno consentito di giungere ad un buon livello di stabilità, dimostratosi determinante nel periodo della crisi. Ciò ha reso il paese un luogo di attrazione per gli investimenti internazionali.
    Un altro strumento molto importante per prevenire la diffusione della crisi finanziaria in Brasile è stato rappresentato della liberalizzazione delle riserve in dollari effettuata dalla banca centrale, resa possibile grazie alle ingenti riserve detenute dal Paese. Dall’analisi di 71 paesi, di cui 49 emergenti, Silva (2011) evidenzia come i Paesi con un alto livello di riserve internazionali abbiano sperimentato minori costi di adeguamento nel periodo della crisi; in sintesi le riserve hanno sortito un effetto assicurativo a livello internazionale.
    Ancora, Silva (2010) in uno studio sulla gestione dell’esposizione al rischio di cambio durante la crisi, in cui si analizza la combinazione tra il volume delle riserve internazionali e la liberazione delle riserve in dollari, conclude che la strategia di risk management del Brasile di incrementare le riserve di valuta internazionale, combinata con il decremento dell’esposizione al rischio di cambio a breve del debito pubblico, ha permesso al paese di avere una maggiore flessibilità nella gestione del rischio di cambio. Ciò ha consentito di prevenire il bisogno di aumentare i tassi di interesse come si era reso necessario durante i precedenti periodi di crisi.
    Il pagamento di una parte del debito estero brasiliano e il conseguente deleveraging effettuato dal settore pubblico è stato in parte favorito dall’afflusso di riserve internazionali, cresciute significativamente tra il 1996 ed il 2009 (Tav. 1).


    Tavola 1: livello delle riserve estere

    Fonte: Bank for International Settlements (2009)


    In relazione a quanto precede, Silva (2010) dimostra che la decisione del governo di aumentare le riserve internazionali ha consentito una maggiore flessibilità di intervento e che, in combinazione con diverse operazioni di swap, ha permesso alla banca centrale brasiliana di gestire al meglio la crisi nel 2008.
    Per altro aspetto, uno studio condotto dal Fondo Monetario Internazionale (2009) ha stabilito che le misure prese dalla banca centrale brasiliana sono state portate avanti con successo anche grazie alla credibilità ottenuta dalla banca centrale nel corso degli anni precedenti, quando aveva preso la decisione di perseguire un livello target di inflazione. Peraltro, tra gli interventi promossi dalla banca centrale a supporto del sistema bancario, le istituzioni finanziarie di proprietà dello Stato hanno ricevuto l’autorizzazione ad acquisire quote di banche in difficoltà, mentre altre istituzioni governative sono state autorizzate a comprare assets di banche locali specialmente di piccole e medie dimensioni. Inoltre, nel periodo post-crisi, è stato deciso di diminuire le riserve bancarie obbligatorie e di incrementare le linee di credito messe a disposizione dalla banca centrale al fine di stimolare l’economia.
    In aggiunta alle azioni di policy sopra sintetizzate, Montoro e Rojas-Suarez (2012) argomentano come paesi quali il Brasile che possedevano un adeguato framework sia per quanto riguarda la regolamentazione sia per quanto attiene alla supervisione, già nel periodo precedente la crisi sono risultati essere meglio preparati a fronteggiare gli shocks, dimostrando che anche durante la stessa la qualità dei bilanci delle banche è stata preservata anche grazie all’ espansione delle concessioni di crediti. La solidità delle banche ha aiutato molto la crescita economica ed il sistema bancario brasiliano si è classificato al secondo posto tra i sistemi bancari più solidi dei paesi emergenti, preceduto solo dalla Cina.


    2.1 Il sistema bancario brasiliano e la crisi: una revisione della letteratura


    Il presente sotto paragrafo analizza i principali contributi in letteratura sull’ effettiva solidità del sistema bancario brasiliano. Seguendo un approccio cronologico, si esamina lo stato di salute e le performance dello stesso prima e durante la crisi e si osserva se e come il settore abbia effettivamente migliorato la sua resistenza agli shocks rispetto al passato.
    Nel lavoro di Byström (2004), al fine di calcolare le probabilità di default di una banca o del sistema nel suo complesso, l’autore segue un approccio basato sui dati di mercato, assumendo che le aspettative degli investitori riguardo la solidità e le prospettive del settore bancario possano essere desunte dai prezzi delle azioni e che quindi le informazioni desumibili dal mercato azionario possano essere di aiuto nel prevedere una crisi bancaria. Pertanto, in ipotesi di efficienza del mercato e in un contesto di analisi delle performance e dello stato di salute delle banche, la variabilità del valore di mercato di queste ultime assume particolare rilevanza. L’approccio suggerito da Byström (2004), essendo basato su dati desumibili dal mercato, può essere applicato ad ogni banca o gruppo bancario per i quali si disponga di serie storiche sui prezzi delle azioni negoziate sul mercato.
    Date tali premesse, l’approccio in esame quindi ipotizza una condizione di efficienza del mercato, assume la validità del Capital Asset Pricing Model (CAPM) e usa un processo di modelizzazione dei rendimenti quale il Generalized Autoregressive Conditional Heteroskedasticity in Mean (GARCH-M). Tale metodologia fornisce una misura della distanza dal default di una particolare banca o del settore bancario dati il valore corrente e la volatilità, cioè la varianza condizionata degli extra rendimenti del settore bancario per ogni periodo temporale considerato, che successivamente viene convertita in una metrica della probabilità di fallimento (per esempio la probabilità di default).
    Byström (2004) applica questa metodologia di analisi a trentaquattro paesi nel mondo inclusi tra economie in via di sviluppo o emergenti; come proxy per il settore bancario egli utilizza l’indice FTSE relativo all’ intero comparto bancario mondiale per il periodo tra il 1994 e il 2002 (prendendo in considerazione quindi anche la crisi asiatica del 1997-1998).
    In aggiunta all’ approccio GARCH-M, Byström (2004) utilizza anche un semplice Metodo dei Minimi Quadrati (OLS) per stimare delle regressioni attraverso l’utilizzo di diversi parametri strutturali di un particolare sistema bancario e, conseguentemente, per verificare l’eventuale relazione con le aspettative di mercato riguardo la stabilità del sistema bancario stesso. In particolare, questi fattori strutturali sono: la struttura finanziaria, le restrizioni regolamentari, l’assetto proprietario pubblico, l’efficienza del settore bancario ed infine lo schema di assicurazione dei depositi.
    I risultati empirici dello studio dimostrano che il mercato considera molto bassa la probabilità di un collasso mondiale del sistema finanziario; tuttavia, all’interno del periodo temporale considerato, la probabilità di default raggiunge il suo picco massimo durante la seconda metà del 1998, in corrispondenza della crisi asiatica, facendo registrare uno 0,3% nei paesi sviluppati e un valore prossimo allo 0,5% per le economie emergenti.
    Per quanto riguarda la probabilità di default del Brasile, alla metà del 1998 essa registra un picco, raggiungendo un livello dell’1% (più alto della media dei paesi emergenti analizzati), mentre nel 2002 si riscontra un netto abbassamento della stessa intorno allo 0,1%; sulla base dello studio sopra citato il settore bancario brasiliano, facendo riferimento sempre alla classifica basata sulle probabilità di default, è passato dalla nona posizione nel 1996 alla ventesima alla fine del 2002.
    Sempre con riferimento alla medesima analisi, Byström (2004) finisce per concludere che due parametri strutturali in particolare hanno una forte influenza sulla valutazione di mercato della probabilità di default: da una parte la qualità del governo del paese, dall’altra l’assicurazione dei depositi, anche se la stessa ha assunto particolare rilevanza solo durante la crisi asiatica.
    Più di recente lo studio di Tabak, Cajueiro and Luduvice (2011) utilizza l’approccio di Byström e lo modella al fine di evidenziare la probabilità di default per trenta settori economici del Brasile, incluso quello bancario, utlizzando dati relativi a imprese quotate sul mercato di borsa brasiliano; in seguito, il lavoro collega queste probabilità di default a specifiche variabili macroeconomiche nel tentativo di comprendere meglio le fonti di rischio sistemico in Brasile. Considerando un periodo di analisi che va da marzo 2000 a giugno 2008, lo studio empirico sopra citato dimostra che le probabilità di default si mantengono a livelli molto bassi in molti dei settori nel campione e che la media delle probabilità stesse, più in generale, risulta essere in declino.
    Analizzando la regressione della probabilità di default per settore, 26 dei 30 coefficienti relativi a variabili economiche collegate a tassi di cambio risultano avere segno positivo; ciò conferma che gli shock sui tassi di cambio sono una fonte di rischio sistemico rilevante per l’economia brasiliana e che, in particolare, lo spread tra i tassi d’interesse tra paesi rappresenta la variabile con il maggior impatto tra i settori. Di conseguenza queste due fattori macroeconomici domestici sono risultati essere le variabili più importanti per spiegare le probabilità di default riscontrate.
    In un altro studio approntato dalla Banca Centrale del Brasile, Takami e Tabak (2007) valutano lo specifico rischio di default per il settore bancario brasiliano comparando un modello basato su un’analisi dei valori delle opzioni nel tempo con uno basato sui dati di mercato e adattando entrambi i modelli per derivarne degli indici di stabilità finanziaria utilizzabili per fornire informazioni sui mercati emergenti come quello brasiliano.
    Tale studio utilizza i dati relativi a sei grandi istituzioni bancarie Brasiliane con azioni negoziate in borsa (Bovespa) per il periodo decorso da Marzo 1988 a Febbraio 2005. La misura individuale del rischio di default è rappresentata dalla distanza dallo stesso, 1/??t, la quale misura, per ogni istituzione bancaria in esame, la distanza dal punto di default stimata attraverso il calcolo delle deviazioni standard.
    I risultati empirici delle ricerche sopra menzionate dimostrano che gli indicatori di stabilità bancaria relativi ai sopra citati approcci sono utili per monitorare i rischi bancari, aiutano a valutare la probabilità di default delle banche e possono altresì essere utilizzati per spiegare la crisi finanziaria brasiliana avutasi nel 1995. Nel complesso i risultati suggeriscono anche che i modelli di analisi nei quali sono rilevabili dati contabili e informazioni di mercato sono da preferirsi nel classificare le banche durante periodi di elevata turbolenza, poiché essi sembrano essere maggiormente predittivi rispetto a quelli nel quali l’analisi è basata esclusivamente sui dati di mercato.
    In un ulteriore studio della Banca Centrale brasiliana Tabak et al. (2007) analizzano in che maniera la concentrazione bancaria possa avere un impatto significativo a livello statistico sui crediti non-performing (NPL), suggerendo che quanto più il sistema bancario è concentrato tanto più risulta stabile, dato che le istituzioni possono diversificare i loro prestiti e di conseguenza ottenere un miglior rapporto rischio rendimento; i risultati dimostrano come sia parzialmente possibile spiegare la robustezza e la stabilità del sistema bancario brasiliano attraverso l’alta concentrazione dello stesso. In questo caso Tabak, et al. (2007) utilizzano dati semestrali presi da bilanci e conti economici delle banche brasiliane per il periodo tra il 2000 e il 2005 (considerando quindi anche episodi di stress in America Latina, quali la corsa agli sportelli in Argentina e Uruguay).
    L’approccio utilizzato è il tradizionale indice di Herfindahl-Hirschman (HHI), modificato in relazione ad una doppia analisi della teoria (HHI-dual), associando due serie differenti ad un data set di dati panel non bilanciato e aggiungendo tre ulteriori variabili macroeconomiche al modello quali il tasso d’interesse a breve termine del Brasile (Selic), l’indice dei prezzi al consumo brasiliano e tasso di crescita reale del Pil.
    I risultati empirici del lavoro di Tabak, et al. (2007) dimostrano come sia la variabile dipendente, indicante la persistenza dei crediti non-performing (NPL), sia il coefficiente di concentrazione misurato attraverso l’Indice di Herfindahl-Hirschman duale (HHI-dual) risultino essere statisticamente significativi in ogni specificazione presente avente segno negativo, deducendo per ragionamento inverso, come ad una maggiore concentrazione bancaria corrispondano minori crediti non-performing; in altre parole si afferma che ad una maggiore concentrazione corrisponde una minore fragilità del sistema finanziario suggerendo di conseguenza che è meno probabile che il settore possa patire una crisi sistemica.
    Di recente, in uno studio incentrato sull’America Latina, Montoro e Rojas-Suarez (2012) hanno costruito tre indicatori di resilienza finanziaria per misurare la capacità di un sistema finanziario di fronteggiare gli effetti di shock esterni sulla crescita del credito in termini reali; teoricamente le economie emergenti con i valori più alti relativi al periodo precedente la crisi del 2007 sarebbero dovute essere quelle più preparate a fronteggiare la stessa. Nello specifico i tre indicatori individuati sono: la performance macroeconomica, la qualità della regolamentazione finanziaria e della supervisione ed infine la solidità del sistema bancario.
    Con riferimento a tali indicatori, dall’ analisi svolta da Montoro e Rojas-Suarez (2012) la Cina è risultata essere la migliore mentre il Brasile ha fatto registrare risultati discordanti. All’ interno del campione di ventidue paesi emergenti, tra paesi dell’America Latina, Asia e Europa, il Brasile si colloca alla tredicesima posizione per le performance macroeconomiche ma diciannovesima per quanto riguarda la robustezza della regolamentazione e supervisione finanziaria.
    Con riferimento proprio a quest’ultimo indicatore, il basso posizionamento potrebbe essere spiegato attraverso la considerazione del Governace Indicator il quale, messo a punto dalla Banca Mondiale, prende in considerazione anche fattori quali la qualità dei servizi pubblici, quella dei servizi civili e il grado di indipendenza dalle pressioni politiche. Nonostante ciò, con riferimento all’ indicatore di robustezza del sistema bancario il Brasile si è collocato sorprendentemente in seconda posizione, dietro soltanto alla Cina.
    Una ricerca pubblicata dal Tesouro Nacional brasiliano (Ministero del Tesoro) nel 2009, tende a dimostrare come effettivamente, durante il culmine della crisi nel 2008, il Brasile non si trovasse nelle medesime condizioni di precarietà finanziaria palesate da molti altri paesi europei o dagli Stati Uniti. Al contrario, si evidenzia come il sistema bancario Brasiliano fosse robusto, ben regolato ed in condizioni migliori rispetto ad altre nazioni per fronteggiare la crisi.
    Questo lavoro inoltre valuta, in termini di confronto con gli altri paesi, anche altri indicatori di rischio quali ROE, ROA, patrimonio di vigilanza, rapporto tra i crediti non-performing e crediti totali, accantonamenti per i crediti non-performing, credit score per operazioni creditizie e stress test. Le conclusioni dimostrano come effettivamente il sistema bancario brasiliano operi con bassi valori di tali indici e presenti un’elevata capitalizzazione e una buona regolamentazione di sistema; anche in ipotesi di una situazione di stress congiunto dei tassi di interesse, del tasso di cambio e del rischio di credito lo stesso sistema sembra dimostrarsi piuttosto solido grazie ad un elevato livello di profittabilità.
    L’anno successivo Vasquez, Tabak e Souto (2010) hanno pubblicato un lavoro di analisi sul sistema bancario brasiliano utilizzando un modello che simula uno stress test a livello macroeconomico per verificare l’impatto sul rischio di credito per il sistema basandosi sull’ analisi di quattro differenti scenari (di cui uno di base e tre stressati). Lo stress test è composto da tre elementi integrati in sequenza; innanzitutto un modello macroeconomico progettato con l’ausilio di un’analisi di serie temporali per simulare scenari macroeconomici stressati in un orizzonte temporale di due anni. Al fine di considerare l’impatto della crisi finanziaria globale nel sistema bancario brasiliano Vasquez, Tabak e Souto (2010) aggiungono una variabile dummy al modello che è uguale a 1 per il quarto trimestre del 2008 e per il primo del 2009, mentre è uguale a 0 per tutti gli altri.
    Il secondo passaggio prevede la costruzione di un modello microeconomico realizzato con i risultati della prima simulazione, che ha l’obiettivo di verificare la sensibilità della qualità dei prestiti utilizzando dei dati panel. I risultati di questo modello sono successivamente utilizzati per modificare la traiettoria dei crediti non-performing (NPL) per ognuna delle settantotto banche in relazione ad ognuna delle ventuno categorie di crediti; i dati relativi a portafogli di credito delle banche individuali sono presi dalla Banca Centrale del Brasile.
    L’ultimo passaggio prevede l’utilizzo dei risultati del secondo per costruire un modello da utilizzare come proxy per la distribuzione delle probabilità di default stressate (PDs), usando la deviazione standard dei crediti non-performing su una proiezione di due anni, al fine di calcolare in questo modo un VaR sul credito usando l’approccio Credit Risk+ basato sulle esposizioni di ogni banca a Marzo 2009. Il periodo di riferimento per il campione decorre dal 2003 al 2009 includendo in questo modo molti eventi macroeconomici di rilievo come lo shock dei tassi d’interesse in Brasile del 2003 o la crisi finanziaria del 2008 (Vasquez, Tabak e Souto, 2010).
    Anche la simulazione cosi costruita evidenzia come il sistema bancario brasiliano sia ben preparato per affrontare ipotetiche perdite sui crediti, riuscendo a contenere scenari di stress senza per questo fallire; lo stesso risultato è confermato anche dalla simulazione basata sul Var creditizio.
    Per quel che riguarda la Banca Centrale brasiliana, la stessa rilascia regolarmente un report con i risultati di stress test posti in essere con l’obiettivo di verificare se le istituzioni finanziarie hanno o meno un adeguato livello di patrimonio richiesto per fronteggiare ipotetiche situazioni di crisi (Banco Central do Brasil, 2009). Il report pubblicato a Maggio del 2009 è relativo ai test sulle esposizioni a Dicembre del 2008 (quindi in piena crisi finanziaria) in Brasile; in tale report sono selezionate 114 istituzioni con un Total Capital Ratio (TCR) in media del 17.8% e un Total Adjusted Assets (TAA) di settore del 96%. Solo un’istituzione, che rappresenta lo 0,03% del TAA ha un capitale regolamentare inferiore al minimo richiesto in Brasile (11%).
    In tutti gli scenari vengono valutati i possibili impatti sull’equity e sul Capital Ratio di un andamento avverso dei fattori considerati tenendo, di conseguenza, sotto controllo gli effetti sulla solvibilità dell’istituzione e sulla capacità della stessa di rispettare i limiti imposti dai requisiti regolamentari. I risultati degli stress test evidenziano come nel primo scenario un incremento del rischio di credito porti ad una riduzione nel capital ratio delle istituzioni dal 17.8% al 15%: in questo caso il total capital ratio rimarrebbe ancora intorno all’11% richiesto e nessuna delle istituzioni bancarie risulterebbe insolvente anche se venti di esse (rappresentanti il 5.2% del TAA del campione) risulterebbero inadeguate (Banco Central do Brasil, 2009).
    Per quanto riguarda i risultati del secondo scenario, un incremento dei tassi di interesse potrebbe causare una riduzione nel capital ratio delle istituzioni di 4.2 punti percentuali, dal 17.8% al 13.6% e nel caso di un decremento dei tassi d’interesse, la riduzione del total capital ratio sarebbe di 2.1 punti percentuali.
    Con riferimento alla prima parte del secondo scenario, in ipotesi di incremento dei tassi interesse solo un’istituzione risulterebbe insolvente mentre trentuno risulterebbero inadeguate. In ipotesi di decremento dei tassi tutte le istituzioni risulterebbero insolventi a prescindere da tredici istituzioni che invece presentano inadeguatezza nei loro livelli di capital ratio (rappresentanti il 5.7% del TAA del campione).
    Per quanto riguarda il terzo scenario, se da una parte un incremento del tasso di cambio potrebbe generare una riduzione nel total capital ratio dello 0.6%, esattamente dal 17.8% al 17.2%, dall’altra una riduzione dello stesso non porterebbe a cambiamenti significativi dei capital ratio delle banche; sotto questo ipotetico scenario, il total capital ratio per l’intero campione dovrebbe mediamente risultare inalterato rispetto ai minimi richiesti con una sola istituzione che risulterebbe inadeguata e nessuna insolvente (Banco Central do Brasil, 2009).
    La combinazione dei tre shock insieme porterebbe ad una riduzione nel total capital ratio del 7.1%, dal 17.8% al 10.7%; sotto tale ipotesi estrema il capital ratio medio di sistema attesterebbe solo uno 0.3% sotto il requisito minimo richiesto in Brasile dell’11%, di conseguenza ad un livello assolutamente superiore all’8% richiesto dai requisiti minimi internazionali del tempo. In questo caso i numeri delle istituzioni che risulterebbero insolventi e inadeguate sarebbero rispettivamente 8 e il 43 rappresentando il 14,4% e il 40,2% del TAA del campione analizzato (Banco Centrale do Brasil, 2009).
    È evidente come i risultati del lavoro in esame evidenzino una condizione di solidità del sistema bancario brasiliano rispetto alla variazione dei fattori di rischio esaminati, dimostrando come solo in ipotesi di scenari estremi si possa assistere a situazioni di inadeguatezza del livello del capitale richiesto per le banche; infatti solo nell’ipotesi di shock concomitanti dei tre fattori di rischio si registrerebbe un fabbisogno capitale minimo a livello di sistema (0.3%) per raggiungere il target dell’11% stabilito dalla regolamentazione.
    I dati relativi all’impatto della crisi sul sistema bancario brasiliano confermano i risultati dell’analisi degli stress test da parte del Banco Central; anche se l’impatto negativo è stato accusato in maniera trasversale da tutto il sistema, solo le banche di dimensioni ridotte hanno dovuto ricorrere a veri e propri interventi riparatori avendo registrato anche livelli della liquidità del 10% inferiori rispetto a quelli del resto del settore bancario (probabilmente dovuto anche all’ingente migrazione dei fondi dalle istituzioni più piccole alle più grandi).
    Il Financial Stability Report pubblicato dalla Banca Centrale del Brasile a marzo 2012 analizza gli stress test del dicembre 2011 basati su ipotesi di stress delle condizioni di mercato e analisi di sensibilità delle istituzioni a variazioni dei tassi d’interesse, tassi di cambio, rischio di credito e altre variabili macroeconomiche.
    Con riferimento allo shock dei tassi d’interesse, anche ipotizzando un andamento degli stessi che replichi la più elevata volatilità osservata dal 1999 al momento dell’analisi, solo pochissime istituzioni risulterebbero inadeguate (equivalenti ad appena il 2,5% in termini di assets sul totale di sistema), nessuna sarebbe insolvente e il total capital ratio di sistema risulterebbe in ogni caso superiore all’11%.
    Per quanto riguarda l’impatto di un ipotetico shock dei tassi di cambio, i risultati indicano come solo 3 banche, rappresentanti solo lo 0,46% del totale degli assets di sistema, presenterebbero un capital ratio inferiore al minimo richiesto e come nessuna istituzione risulterebbe insolvente (Banco Central do Brasil, 2012).
    Con riguardo al rischio di credito, aumentando il tasso medio di default del sistema dal 3.8% all’11,5%, i risultati dimostrano come 11 istituzioni finanziarie, rappresentanti il 7,6% del totale degli assets di sistema, potrebbero avere problemi nel raggiungimento del livello minimo di capitale richiesto; per quanto riguarda invece l’insolvenza delle banche, nell’ipotesi in cui si alzasse il tasso medio di default di sistema al 16,5%, solo pochissime istituzioni, rappresentanti l’1,7% del totale degli assets di sistema, risulterebbero inadempienti.
    Per quanto riguarda invece i risultati degli stress test macroeconomici, analizzando gli impatti di shock congiunti delle diverse variabili, si confermerebbe la solidità del sistema bancario in termini di adeguatezza del livello di accantonamenti e di capital ratios mantenuti; in generale, il sistema bancario sembra assorbire bene gli shock esterni e la probabilità di erosione del capitale al di sotto del livello minimo è molto bassa (Banco Central do Brasil, 2012).

    3. Metodologia


    Nel presente lavoro si utilizzano due diverse metodologie per verificare la solidità del sistema bancario brasiliano nel periodo analizzato. In primo luogo, è stata effettuata una analisi macroprudenziale ripercorrendo l’approccio proposto dal Fondo Monetario Internazionale sulla base dei Financial Soundness Indicators (FSIs); in secondo luogo, si è proceduto alla stima delle probabilità di default del sistema bancario sulla scorta della metodologia utilizzata da Bystr?m (2004).
    Il metodo di valutazione della resilienza di un sistema bancario utilizzato dal Fondo Monetario Internazionale si fonda su 39 indicatori che dovrebbero contribuire a cogliere i punti di forza e di debolezza dei diversi sistemi finanziari. Tra questi indicatori ne vengono individuati 12 di maggiore importanza e 27 che, invece, hanno una ponderazione minore3. Lo sviluppo e la calibrazione di tali indicatori è stato effettuato dal Fondo assieme ad altri organismi finanziari internazionali, quali la “Banca dei regolamenti internazionali”, la “Banca mondiale”, la “Banca centrale europea” e la “Organizzazione per lo sviluppo e la cooperazione economica”, nell’intento di individuare delle variabili sulla rischiosità dei sistemi finanziari dei paesi emergenti.
    Nel presente studio si è scelto di valutare la solidità del sistema bancario brasiliano esaminando 5 dei 39 indicatori del FMI, selezionando soltanto quelli ritenuti maggiormente predittivi. Tali indicatori sono stati calcolati per il Brasile ed altri 11 paesi, al fine di effettuare una comparazione. I 5 indicatori scelti sono: Return on Assets (ROA); Return on Equity (ROE); patrimonio di vigilanza / attivi ponderati per il rischio; crediti non-performing / totale crediti; crediti non-performing al netto degli accantonamenti / patrimonio di vigilanza.
    La seconda metodologia utilizzata nella presente ricerca prevede la stima delle probabilità di default delle banche brasiliane nel contesto della recente crisi finanziaria. L’approccio che si è scelto di utilizzare ripercorre lo studio di Bystr?m (2004), nel quale si utilizzano dati del mercato di borsa in una versione condizionata del Capital Asset Pricing Model (CAPM) e si utilizza tale modello su un campione di banche rappresentativo dell’universo del sistema bancario di un paese.
    Il valore delle azioni di una istituzione finanziaria è pari a:

    St= 1/N?Ii=1 PitXit' (1)

    dove N è in numero delle azioni in circolazione, Pit è il prezzo delle attività e delle passività della banca i al tempo t, e tXit è l’ammontare delle attività/passività. Assumendo che il valore di una banca sia davvero determinabile come nella formula (1), il lavoro di Bystr?m (2004, p. 7) afferma che il valore atteso delle azioni di una banca nel futuro, assieme alla variabilità del valore attorno alla sua media, possa essere predittivo della probabilità che la banca divenga insolvente.
    Il rendimento atteso è dato da:

    Rt=RFt+ ?tE(RMt)+ ?t (2)

    dove RFt è il tasso risk free, ?t rappresenta il rischio di mercato, RMt è il rischio non diversificabile ed ?t è un errore stocastico con media uguale a zero.
    La forma condizionata del CAPM qui utilizzata mostra che il rendimento atteso e quello effettivo divergono per il fattore random ; tale fattore, al tempo t, può essere diviso in una parte deterministica ed una stocastica, come di seguito riportato:

    StN=E(StN)+St-1N?t (3)


    e la varianza condizionata al tempo t, misurata al tempo t-1 è:

    (St-1N)2?2?t (4)

    ove ?2?t è la varianza di ?t al tempo t. Pertanto è possibile sviluppare una misura della probabilità di default al tempo t-1 come il numero di deviazioni standard del valore del patrimonio della banca (o del sistema bancario) stimati al tempo t-1 … assumendo una distribuzione normale dell’errore … che può essere dimostrata dalla seguente espressione:

    (St-1N)/(St-1N??t)=1/??t (5)

    Al fine di stimare l’equazione (2) e di ottenere una stima della distanza dal default 1/??t è possibile calcolare la varianza condizionata ??t utilizzando un modello GARCH-M bivariato, come di seguito riportato:

    E(?2?t)=?i ,1+?i ,2?2t-1 + ?i ,3?2?t-1 (6)

    E(?2?t)=?m ,1+?m ,2?2t-1 + ?m ,3?2?t-1

    E(??t,?t)=?? ,??(E(?2?t)E(?2?t))

    dove E(?2?t) e E(?2?t) sono le varianze condizionate attese di ?t e vt , ?? ,? è il coefficiente di correlazione, E(??t,?t) è la covarianza attesa tra ?t e vt .
    Infine, dall’equazione (6) è possibile ottenere una stima di ??t, la varianza condizionata degli extra rendimenti del settore bancario ad ogni scadenza, e successivamente si possono utilizzare i risultati per calcolare la probabilità di default, 1/??t , del sistema bancario brasiliano.
    Il passaggio successivo consiste nel creare una misura mensile della probabilità di default partendo dai valori di ??t giornalieri; ciò si effettua sommando i valori delle 21 varianze giornaliere comprese in un mese 1/?(?2?1+?2?2+?+?2?20+?2?21)
    Seguendo la metodologia proposta da Byström (2004), le probabilità di default annue sono invece calcolate partendo dai tassi mensili e dividendo i valori mensili per ?12.

    4. I dati analizzati

    4.1 Financial Soundness Indicators

    I dati per il calco dei cinque Financial Soundness Indicators (Return on Assets (ROA); Return on Equity (ROE); Patrimonio di Vigilanza; Crediti non-performing su Totale Crediti; Crediti non-performing al netto degli accantonamenti/patrimonio di vigilanza) sono stati attinti dall’IMF eLibrary con riguardo a istituzioni di deposito relative a dodici paesi (incluso il Brasile). Sono stati scelti, per il confronto dei dati tra paesi, mercati emergenti con situazioni macroeconomiche simili a quelle del Brasile - come Russia, India e Cina (paesi BRIC) - ed anche economie sviluppate, per comprendere quali sono state le perfomance del Brasile rispetto a quelle dei paesi presi in esame. Le dodici nazioni prese in esame dallo studio sono elencate nella Tavola 2.

    Tavola 2. Paesi analizzati

    Le serie storiche dei dati presi in esame coprono il periodo tra il 2008 e il 2011. Dati antecedenti il 2008 non sono disponibili, ma da quando la crisi ha avuto un impatto sul Brasile e sulle altre economie emergenti nella seconda metà del 2008, il periodo oggetto di studio si è ritenuto che sia sufficiente per analizzare se e come il sistema bancario brasiliano si sia sviluppato durante tutto il periodo in esame fino ad oggi.
    I dati per ogni anno corrispondono a quelli del quarto trimestre (Q4), con alcune eccezioni dovute all’irreperibilità dei dati. Nello specifico, i dati dell’India sono disponibili per gli anni 2009 e 2010 dal terzo trimestre (Q3); i dati della Francia del 2011 sono disponibili dal secondo trimestre del 2011 (Q2); i dati degli Stati Uniti partono dal primo trimestre del 2009; e in quelli della Germania non sono presenti per l’anno 2011 con riguardo a quattro dei cinque FSI (Return on Assets (ROA); Return on Equity (ROE); Crediti non-performing su Totale Prestiti Lordi; Crediti non-performing al netto degli accantonamenti/patrimonio di vigilanza).

    4.2 Stima delle Probabilità di Default

    Come approssimazione per il sistema bancario, è stato creato un indice aggregando le banche quotate nella borsa di San Paolo (Bovespa), per simulare il sistema bancario brasiliano, e come indice di mercato è stato usato l’indice di mercato Bovespa (IBovespa).
    I dati utilizzati per la seguente analisi sono giornalieri (valori di chiusura) e tutti i prezzi sono denominati in Real brasiliani (BRL). L’indice del settore bancario è ponderato usando la capitalizzazione del mercato e considera in totale quattordici istituzioni (dati Datastream) di diverse dimensioni per fornire un approssimazione che sia il più possibile rappresentativa dell’intero sistema; le altre istituzioni bancarie sono state rimosse dal nostro campione sia perché le serie storiche dei prezzi erano poco consistenti ai fini di questo studio, sia perché le azioni erano negoziate in mercati non regolamentati (OTC). La Tavola 3 riassume le fonti delle diverse variabili presenti in quest’analisi.

    Tavola 3. Variabili esaminate e fonte dei dati

    5. Risultati e analisi

    In questa sezione viene presentata l’analisi comparativa tra il Brasile e altri undici paesi basata sull’utilizzo dei FSI. Si illustra poi la regressione effettuata e l’utilizzo del modello GARCH-M ed, infine, si riportano i risultati della probabilità di default. Le conclusioni di questa analisi empirica si propongono di indicare se il sistema bancario brasiliano sia solido o se questo si dimostri debole o poco elastico in presenza di un forte shock esterno o interno.

    5.1. Analisi dei Financial Soundness Indicators

    La Tavola 4 mostra una riduzione del ROA negli ultimi tre anni in Brasile, ma guardando gli altri paesi in esame si può notare come tutti questi, ad eccezione della Russia, abbiano ottenuto valori del ROA inferiori o comunque mantenuto i livelli degli stessi negli ultimi due anni. Inoltre, il Brasile ha un ratio più elevato della maggior parte degli altri paesi del campione, secondo solo alla Russia.

    Tavola 4. Return on Assets

    Fonte: IMF eLibrary

    Nella Tavola 5 si riporta un confronto del Return on Equity dei diversi sistemi finanziari; negli anni con il più alto tasso di crescita, 2009 e 2010, si possono osservare elevati livelli di ROE, per poi riattestarsi nel 2011 sui livelli del 2008. Nel confronto con gli altri paesi, il Brasile si posiziona dietro solamente a due paesi del BRIC, Cina e Russia, e presenta livelli molto più elevati di quelli di economie avanzate come Stati Uniti e Regno Unito, e in misura ancora maggiore rispetto alle sofferenti economie europee come Grecia, Italia e Portogallo che presentano livelli di ROE negativi.


    Tavola 5: Return on Equity

    Fonte: IMF eLibrary

    Analizzando i dati riportati nella Tavola 6 relativi al rapporto tra patrimonio di vigilanza e attivi ponderati per il rischio, si nota che, nonostante il requisito patrimoniale minimo in Brasile sia fissato all’11%, è stato mantenuto un livello più alto, superiore al 17%, nell’intero periodo considerato. Esso è il più alto tra i paesi considerati e testimonia una migliore risposta del sistema bancario brasiliano a situazioni di shock.

    Tavola 6. Patrimonio di vigilanza su attivi ponderati per il rischio

    Fonte: IMF eLibrary

    I crediti non-performing sono un importante indicatore macro prudenziale ed anche un importante dimostrazione dell’efficienza della banca. A parità di altri fattori, maggiori sono i crediti non-performing, maggiori sono le probabilità di default per la banca. La Tavola 7 mostra che altri due paesi BRIC, Cina e India, hanno valori più bassi dell’indicatore relativo ai crediti non-performing rispetto al Brasile; è invece possiamo riscontrare valori simili a quelli del Brasile in paesi dalle economie avanzate come Germania, Francia, Regno Unito ed anche Stati Uniti, rispetto ai quali si riscontrano valori anche più bassi. Inoltre, comparando il sistema bancario brasiliano con quello dei paesi maggiormente colpiti dalla crisi dell’Unione Europea, si nota un livello dell’indicatore di questi ultimi più elevato rispetto a quello brasiliano.

    Tavola 7. Crediti non-performing su totale crediti

    Fonte: IMF eLibrary

    Il quinto indicatore preso in esame è rappresentato dai “crediti non-performing al netto degli accantonamenti/patrimonio di vigilanza”. Questo rapporto è considerato un indicatore dell’adeguatezza patrimoniale ed è molto importante per esaminare la capacità del capitale della banca di far fronte alle perdite derivanti dai crediti non-performing. Infatti, possiamo affermare che valori negativi di questo indicatore significano che il sistema bancario sta facendo maggiori accantonamenti su perdite rispetto ai crediti che sono attualmente in default.
    Considerando quanto detto sopra, sebbene il Brasile abbia livelli simili di “Crediti non-performing su Totale Crediti” rispetto agli altri paesi presi in esame, possiamo vedere dalla Tavola 8 che gli accantonamenti sui crediti non-performing del sistema bancario sono estremamente più alti rispetto a quelli degli altri paesi, specialmente nell’anno 2008, durante il periodo della crisi, quando tutte le nazioni stavano affrontando ingenti perdite. Inoltre, si nota che il Brasile presenta un valore assoluto molto basso anche nel 2011, che indica che il paese sta coprendo i suoi crediti in default con livelli mediamente più elevati di capitale e di accantonamenti.

    Tavola 8. Crediti non-performing al netto degli accantonamenti/patrimonio di vigilanza

    Fonte: IMF eLibrary

    Dall’analisi comparativa dei financial soundness indicators del Brasile con altri undici paesi, che includono mercati emergenti ed economie avanzate, si deduce che il sistema bancario brasiliano è adeguatamente capitalizzato e si caratterizza per un più alto livello di redditività e un minor livello di rischio di credito. Tali indicatori testimoniano una significativa capacità di recupero in situazioni di stress, e possono determinare un vantaggio competitivo per il paese rispetto agli altri suoi competitors.

    5.2. Probabilita’ di Default

    0In questo sottoparagrafo si applica il modello della probabilità di default, descritto nel paragrafo 3, al settore bancario brasiliano e si comparano l probabilità a quelle stimate dal mercato nel tempo. I risultati empirici illustrati in questa sezione ottenuti mediante un modello GARCH-M sono derivati dall’uso di EViews.
    Per le serie dei dati relativi all’indice bancario brasiliano e l’indice di mercato (es. IBovespa) si riscontrano problemi di non stazionarietà. Effettuando l’Agumented Dickey-Fuller (ADF) Test, l’indice del sistema bancario mostra un ADF Test di -41.43712 con un p-value di 0.000, mentre per l’IBovespa si ha un risultato pari a -43.93200, con un p-value di 0.000. Pertanto, vengono rigettate entrambe le ipotesi nulle e si conclude che queste ultime sono stazionarie.
    Prima di effettuare la regressione si è altresì verificato la stazionarietà dei residui. Dal risultato del test statistico ADF di -31.59085 con un p-value di 0.000, risulta rigettata l’ipotesi nulla e quindi le serie risultano stazionarie.
    Testando i coefficienti di questo modello, si evidenzia che il coefficiente relativo a IBovespa ha un p-value di 0.000, che è statisticamente significativo e prova che questa variabile indipendente ha un effetto sull’indice di redditività del settore bancario brasiliano. Inoltre, un coefficiente positivo di 0,973089 indica che il settore bancario brasiliano è altamente correlato con l’indice di mercato, infatti questi aumentano e diminuiscono insieme quasi nella stessa proporzione, il che significa che quando l’indice IBovespa aumenta dell’1%, considerando costanti tutti gli altri fattori, l’indice del settore bancario brasiliano aumenta di 0.973089 punti percentuali.
    La varianza dei residui è una funzione di due fattori interni. Il primo era stato provato essere significativo, il che significa che shock passati (o nuovi) hanno inciso sulla varianza dei residui. Il secondo fattore è anch’esso statisticamente significativo. Pertanto possiamo concludere che è presente l’eteroschedasticità o la varianza dei residui. L’R-quadro determinato in questo modello è pari a 0.746431; questo risultato ci indica che il 74.64% della variazione tra la variabile dipendente (es. indice bancario brasiliano) e quella indipendente (es. IBovespa) è spiegata dal modello.
    Nella figura 3 presentiamo la nostra misura di probabilità di fallimento del sistema bancario brasiliano nel period0 che va da gennaio 2005 a dicembre 2011.

    Figura 1. Probabilità di default del sistema bancario brasiliano

    Si possono osservare nella figura 1 due incrementi più significativi nella probabilità di default del sistema bancario brasiliano. Il primo durante la seconda metà del 2007, dopo l’inizio della crisi finanziaria, e il secondo nel terzo quadrimestre del 2008, quando a seguito del default di Lehman Brothers la crisi finanziaria iniziò ad avere un impatto sul Brasile e su altre economie emergenti.
    Possiamo, tuttavia, notare che questo incremento non è durato a lungo. Infatti la probabilità di default già nella prima metà del 2009 presentava livelli simili a quelli pre-crisi. Inoltre, anche al culmine del periodo di stress, il settore presentava un massimo di probabilità di default (novembre 2008) di solo lo 0.1363%, un valore estremamente basso, specialmente se comparato alla probabilità di default del settore bancario in studi precedenti.
    Le ricerche di Byström (2004) mostrano che al culmine della crisi asiatica, nella seconda metà del 1998, la probabilità di default raggiungeva lo 0.3% nelle economie sviluppate e lo 0.5% nelle economie emergenti (con il Brasile che presentava un valore superiore all’1%). In aggiunta lo studio evidenziava un sorprendente livello del 10% in Argentina nel 2002. I livelli di probabilità di default per il Brasile alla fine del 2002, l’ultimo anno del periodo campione dello studio di Byström (2004), si attestavano tra lo 0.5% e l’1%, ovvero gli stessi livelli riscontrati dal presente studio all’inizio del periodo preso in esame.
    Inoltre, nonostante l’incremento, il minore livello di probabilità di default riscontrato durante l’ultima crisi, se comparato agli altri periodi di stress, può essere spiegato considerando che il Brasile è diventato più resistente a situazioni avverse rispetto al passato. E poiché il sistema finanziario del paese sta costantemente crescendo e diventando più solido e preparato a gestire le crisi, la probabilità di default registrata nel settore ha raggiunto i livelli più bassi a marzo 2010, con un valore di solo 0.0467% di probabilità di fallimento.

    6. Conclusioni

    La salute del sistema bancario di un paese è cruciale non solo per la crescita del paese stesso, ma anche per resto della comunità finanziari internazionale. La capacità di individuare segnali premonitori di una situazione di sofferenza del settore bancario, ovvero di una crisi imminente, costituirebbe un risultato di grande valore per le banche, gli investitori e le autorità di regolamentazione e vigilanza di tutto il mondo.
    Infatti, gli indicatori della fragilità di un sistema e la valutazione della probabilità di default del sistema bancario potrebbero dimostrarsi utili per le autorità di regolamentazione e di vigilanza e potrebbero essere considerati di grande importanza per una pluralità di stakeholders allorquando esaminano lo stato di salute del sistema finanziario di un paese.
    L’analisi e i risultati del presente lavoro sembrano confortare la tesi in base alla quale il sistema bancario brasiliano è molto solido e resistente e, conseguentemente, appare anche altamente preparato a fronteggiare l’impatto del verificarsi di eventi di crisi. Tali conclusioni risultano particolarmente significative se si confronta l’attuale solidità del sistema bancario brasiliano con la fragilità e l’esposizione al contagio dello stesso negli anni passati.

    1I dati della Federal Deposit Insurance Corporation evidenziano come, a seguito della crisi finanziaria, tra il 2009 e l’agosto 2012 siano fallite 429 banche negli USA. Per la lista aggiornata delle banche fallite si rimanda a www.fdic.gov
    2Cfr. Tabak, Cajueiro e Luduvice (2011).
    3Per un approfondimento sui Financial Soundness Indicators utilizzati dal Fondo Monetario Internazionale si rimanda a Moorhouse (2004).



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    Redattore: Gisela Carolina VECCHIO, settembre 2012


  • SISTEMA BANCARIO CINESE (ENCICLOPEDIA)

    Abstract

    L’attività del settore bancario cinese si basa principalmente sul ruolo svolto dalla Banca Popolare Cinese, banca centrale con poteri di regolamentazione della politica monetaria e degli enti finanziari e su quello del Governo attraverso la Commissione di Regolamentazione dell’Attività Bancaria della Cina (CBRC). La PBOC, fondata nel 1948, oltre ad essere la banca centrale ed autorità garante della stabilità finanziaria, regola depositi e crediti. La CBRC, fondata nel 2003, ha come principale obiettivo la riforma delle banche statali e il monitoraggio del sistema bancario. Attualmente quest’ultimo si articola su due livelli poiché oltre alla PBOC sono presenti le banche di credito ordinario. Queste ultime si suddividono in quattro banche commerciali di Stato (le “Big Four”), in banche commerciali in forma di società di capitali, in banche di interesse nazionale, in banche locali e in banche straniere. Il sistema bancario cinese vede però ancora la netta prevalenza delle banche pubbliche a causa della forte gradualità con la quale sono state introdotte le riforme.

    Evoluzione del settore bancario

    Dopo la nascita della Repubblica Popolare Cinese (RPC) nel 1949, l’indirizzo della politica economica della Cina socialista porta il Ministero delle Finanze, principale controllore dei servizi finanziari e della gestione del capitale nazionale, a promuovere la nazionalizzazione delle banche. Fino agli anni ottanta l’attività cardine del sistema bancario si realizza dunque unicamente nel concedere il credito necessario alle imprese pubbliche per attivare i programmi di pianificazione nazionale. L’inefficiente allocazione del risparmio accumulato dalle banche pubbliche viene impiegato per finanziare investimenti in aree e settori a bassa produttività dovuti a imprese pubbliche che non perseguono strategie di massimizzazione del profitto. Il sistema bancario cinese ruota intorno alla PBOC che svolge sia il ruolo di banca centrale che di banca commerciale con l’incarico della supervisione e del controllo delle altre banche minori.

    Queste funzioni vengono realizzate all’interno di una struttura economica che relega l’attività bancaria quasi esclusivamente al servizio della pianificazione nazionale. Per circa trent’anni, dalla nascita della Repubblica Popolare Cinese, l’economia reale è sorretta da una sola banca: la PBOC.

    Negli anni ottanta invece si assiste ad un aumento progressivo dell’importanza del ruolo svolto dalle banche per sostenere anche l’attività economica privata al di fuori della pianificazione. Si verifica infatti una diminuzione del potere di finanziamento diretto dello Stato e un contemporaneo incremento dei risparmi e dei depositi bancari delle famiglie, grazie all’aumento dei redditi dovuto al forte sviluppo economico. La banca diventa il principale strumento per allocare le risorse che la crescita economica mette a disposizione dell’economia cinese. A partire da quegli anni l’intermediazione bancaria diviene fondamentale soprattutto nello sviluppo industriale della Cina.

    Questo nuovo ruolo delle banche necessita però di una riorganizzazione del sistema bancario e creditizio fino ad allora gestito solo dalla PBOC.

    Negli anni ottanta dunque, si assiste ad una prima modifica della struttura della Banca Centrale e ad una diversificazione delle sue funzioni. Con l’inizio delle riforme economiche di Deng Xiaoping, infatti, l’intenzione del Governo è quella di dotare la Cina di un sistema bancario meno centralizzato. A tal riguardo nel 1980 la PBOC viene privata delle funzioni commerciali e vengono create le cosiddette “Big Four” per sostenere le imprese nella loro internazionalizzazione attraverso finanziamenti in comparti strategici dell’economia:

    - Banca della Cina (BOC) specializzata nel settore degli scambi esteri.
    - Banca Cinese per le Costruzioni (CCB) nel settore dei finanziamenti per le infrastrutture.
    - Banca Cinese per l’Industria e il Commercio (ICBC) nel settore industriale.
    - Banca Cinese per l’Agricoltura (ABC) nel settore agricolo.

    Originariamente queste banche statali vengono create come istituti di credito speciali competenti nei rispettivi settori ma negli anni tale specializzazione si riduce ed oggi competono su tutte le attività creditizie. Inoltre le “Big Four” vengono ancora utilizzate dal Governo come supporto per i piani economici e per il finanziamento delle imprese pubbliche.

    Al loro fianco, a partire dagli anni Novanta, si verifica l’aumento progressivo anche delle banche commerciali non statali e di altre società finanziarie spesso quotate in borsa e partecipate da investitori stranieri, come evidenziato nella Tab. 1:

    Total assets of banking institutions. Fonte: PBOC(2010)

    Questi nuovi soggetti finanziari, essendo caratterizzati da una pluralità di soggetti decisori e non avendo lo Stato come unico azionista, limitano l’intromissione e la distorsione della politica nella concessione di credito e riducono le quote di mercato delle “Big Four”.

    Ancora oggi la principale distorsione del settore finanziario per il finanziamento alle imprese deriva proprio dall’accesso al credito principalmente tramite le quattro banche commerciali pubbliche nonostante la crescita delle istituzioni non bancarie e degli altri soggetti finanziari.

    Inoltre, nelle aree rurali si evidenzia sempre di più l’aumento dell’utilizzo di canali informali per il finanziamento al settore privato. Lo sviluppo di tale fenomeno è da ricercare nella scarsità di credito concesso alle aziende private dall’Agricultural Bank of China e dalle altre cooperative di credito rurale controllate dallo Stato.

    La difficoltà di accesso al credito, la sproporzionata quota di investimento e la sua bassa efficienza, trovano spiegazione in un sistema istituzionale che fatica ad adattarsi alle necessità dell’economia di mercato. Vi è, infatti, una certa resistenza nel sostenere le imprese private, con la conseguenza di generare un’inefficienza allocativa che impedisce di finanziare i settori più competitivi, rallentando lo sviluppo della concorrenza.

    Mentre per la sfera reale dell’economia, le riforme che hanno garantito la crescita possono vantare un passato trentennale, nel settore bancario il processo di riforma è stato molto più lento e graduale. Tale gradualità mantiene in vita distorsioni che limitano la crescita della produttività, come appunto il particolare favore che il sistema bancario continua ancora a riservare alle imprese pubbliche. Inoltre l’economia cinese prevedendo la proprietà pubblica delle banche State Owned Bank (SOB), spesso affida la gestione del sistema bancario a personale e dirigenti scelti più per motivi politici che per le abilità tecniche nel settore.

    Tali distorsioni rimangono presenti nonostante gli impegni presi dalla Cina con l’ingresso nel WTO nel 2001 volti ad aprire il sistema bancario alla concorrenza straniera e a garantire migliori standard internazionali di efficienza. Con l’ingresso della Cina nel WTO, infatti, vengono applicate delle riforme strutturali al sistema bancario principalmente per risolvere i problemi di vulnerabilità delle banche statali una volta aperto il sistema alla concorrenza internazionale. Tale riorganizzazione ha previsto l’aumento del loro patrimonio attraverso una massiccia immissione di fondi, l’autorizzazione per le banche al “fund management”, il rafforzamento della vigilanza tramite la creazione del China Banking Regulatory Commission (CBRC) e infine l’apertura delle banche statali a soggetti esteri.

    Dall’ingresso della Cina nel WTO ad oggi, l’attività bancaria cinese si è indirizzata sempre di più verso logiche di performance ed efficienza, piuttosto che a logiche legate esclusivamente alla pianificazione nazionale. Nonostante questo però, il sistema continua ad essere caratterizzato da fattori di instabilità. Ad esempio le attività delle banche straniere vengono frenate dalle limitazioni all’acquisto di partecipazioni in banche locali o alla costituzione di filiali in un quadro normativo ancora lontano dagli standard internazionali. In letteratura però, si attribuisce proprio all’assenza di una totale apertura del settore alla concorrenza internazionale, il merito di aver permesso al Paese di non subire eccessivamente il peso delle recenti crisi finanziarie e al contrario di accrescere la propria influenza sui mercati finanziari mondiali.

    Bibliografia

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    Redattore: Giovanni AVERSA

  • SISTEMA BANCOMAT

    Circuito di apparecchiature automatiche per l’effettuazione di operazioni bancarie self-service, operativo dalla fine del 1983. Il suo connotato essenziale è l’elevato grado di integrazione, che abilita iltitolare di una carta Bancomat al prelevamento di contante presso qualsiasi sportello della rete, indipendentemente dalla banca presso la qualesia acceso il conto corrente di riferimento. Il sistema è aperto all’adesione di qualunque banca operante in Italia che sia in grado di rispettarne le regole, e consente di effettuare non solo operazioni di prelievo, ma anche di chiedere il saldo del proprio conto e altre informazioni. Attualmente, però, viene offerto in circolarità solo il primo tipo di servizio, con limiti diprelevamento giornalieri e mensili, mentre solo presso alcune banche possono essere svolte operazioni “monoaziendali” di diversa natura da parte della propria clientela. Quanto agli effetti sul conto corrente, l’addebito delle somme prelevate viene registrato con valuta dello stesso giorno del prelevamento, se questo è lavorativo, e dell’ultimo giorno anteriore a quello dell’operazione, se questa è fatta nei giorni di chiusura degli sportelli bancari.

  • SISTEMA CREDITIZIO

    Insieme degli intermediari finanziari che svolgono una funzione di erogazione del credito. In un’accezione più ampia e anche più appropriata, utilizzata in altri Paesi, il sistema creditizio risulta composto, oltre che dalle banche, anche dalle società finanziarie che, non effettuando raccolta tra il pubblico, esercitano l’erogazione del credito in modo specializzato attraverso particolari forme tecniche. Tra queste vanno ricordate le società di credito al consumo, le società di leasing, le società di factoring e quelle di forfaiting. Nel sistema italiano gli intermediari creditizi non bancari, in particolare le società di leasing e quelle di factoring hanno presentato un notevole sviluppo versola fine degli anni Settanta ed i primi anni Ottanta, prevalentemente per iniziativa delle banche stesse, assoggettate in quel periodo al massimale sugli impieghi. Trovando vincoli amministrativi alla propria capacità di erogazione del credito, le banche hanno creato organismi esterni in grado di soddisfare la domanda di fondi delle imprese clienti. Anche successivamente all’accantonamento dei controlli amministrativi le società di leasing e di factoring hanno mantenuto tassi di crescita significativi ed hanno quindi mostrato un certo sviluppo autonomo rispetto agli intermediari bancari. Essi hanno sicuramente contribuito allo sviluppo del mercato finanziario italiano, offrendo alle imprese maggiori possibilità di diversificazione delle fonti di finanziamento. Va peraltro precisato che gran parte delle società creditizie non bancarie si collocano entro gruppi organizzati dalle banche e che sotto questo profilo godono di un’autonomia tutto sommato limitata. Va anche detto che una quota piuttosto elevata del loro passivo è costituita da finanziamenti di banche e di istituti di credito speciale: ciò dà luogo ad una sorta di doppia intermediazione che ha riflessi tanto sul costo del credito quanto sulla variabilità dell’offerta sulla base degli andamenti del credito bancario.

  • SISTEMA FINANZIARIO CANADESE TRA REGOLAMENTAZIONE FEDERALE E CRISI ECONOMICA. PUNTI DI FORZA E VULNERABILITA' (ENCICLOPEDIA)

    Abstract

    Secondo il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e il World Economic Forum, il sistema finanziario del Canada durante la recente crisi economica si è dimostrato più solido rispetto a quello di Stati Uniti ed Europa. Secondo gli esperti il quadro di vigilanza finanziaria canadese e la sua regolamentazione federale, presentano caratteristiche tali da poter essere utilizzate come modello di riferimento anche per altri paesi. Il sistema finanziario del Canada è quindi contraddistinto da una forte regolamentazione e vigilanza prudenziale, da un ottimo sistema di gestione delle crisi e dei fallimenti degli istituti di credito, da una bassa tolleranza al rischio e da requisiti patrimoniali stringenti per le banche. In relazione alla responsabilità di vigilanza questa è ripartita tra il governo federale, i governi provinciali e tra enti e agenzie controllate dal governo federale (vedi Crown Corporation).

    Sistema finanziario: un modello canadese di regolamentazione federale

    Durante la crisi finanziaria mondiale, nessuna banca canadese è stata realmente in pericolo di fallimento o ha necessitato di piani di salvataggio da parte del governo. Ciò si può spiegare anche alla luce della limitata esposizione al mercato statunitense e ad una politica del governo di gestione delle passività, che ha facilitato l'accesso al credito nel medio e lungo periodo, “concedendo” all'economia canadese la possibilità di ridurre i danni provocati dalla recente crisi finanziaria (il sistema finanziario canadese aveva rafforzato i suoi processi di gestione, dopo le crisi degli anni '80 e '90, ricapitalizzando settori legati all'economia reale, grazie ad un forte sistema di controllo). Questi fattori hanno portato, in una recente valutazione del sistema finanziario del Canada, il FMI ad affermare che quello canadese è un sistema maturo, sofisticato e ben gestito.

    Nella definizione delle strutture di regolamentazione del sistema finanziario canadese sono coinvolti molti attori tra cui autorità pubbliche, politici e funzionari canadesi. Le responsabilità di vigilanza in Canada vengono infatti suddivise tra il governo federale, tra i governi provinciali e tra enti ed agenzie esterne controllate dal governo federale.

    Quest’ultimo è responsabile della supervisione del sistema bancario, delle compagnie di assicurazione, dei prestiti alle imprese, delle banche di credito cooperativo e dei piani pensionistici federali. In particolare, il ruolo del Ministro delle Finanze, è quello di controllare i processi di fusione delle banche e di approvare la creazione delle filiali di banche canadesi oltre i confini nazionali. Al contrario, i governi provinciali sono responsabili della supervisione degli operatori nel settore immobiliare, dei fondi comuni di investimento, di cooperative di credito e dei prestiti a livello locale. Come risultato, esistono 13 autorità provinciali di regolamentazione.

    Il modello di regolamentazione finanziaria canadese assegna alla banca centrale (Banca del Canada - BOC), il ruolo principale nella conduzione della politica monetaria e nel mantenimento della stabilità dei prezzi. L'approccio canadese al funzionamento del sistema è incentrato sulla responsabilità condivisa tra il Ministero delle Finanze e le altre autorità federali di regolamentazione finanziaria, tra cui appunto la Banca del Canada, Office of the Superintendent of Financial Institutions (OSFI) e il Canada Deposit Insurance Corporation (CDIC). In ultima analisi, secondo il FMI, il sistema canadese di condivisone dell’attività di regolamentazione e supervisione finanziaria si è rivelato un prezioso alleato durante la recente crisi economica.

    Importante è il ruolo svolto dal Financial Institutions Supervisory Committee (FISC) ??che funge da organo principale di coordinamento nella direzione della politica di regolamentazione e di supervisione delle istituzioni finanziarie. Il Comitato è composto dal Dipartimento delle Finanze del Ministero delle Finanze e quattro agenzie governative indipendenti: Office of the Superintendent of Financial Institutions (OSFI); la Banca del Canada (BOC); il Canada Deposit Insurance Corporation (CDIC) e Financial Consumer Agency of Canada (FCAC), come indicato nella Tabella 1. Queste cinque agenzie semiufficiali riferiscono direttamente al Ministro delle Finanze, che è a sua volta responsabile di fronte al Parlamento canadese.

    Tab. 1: Principali Istituti finanziari canadesi

    Fonte: Canadian Bankers Association

    In particolare, il FISC di norma si riunisce trimestralmente, ma in casi di necessità anche più frequentemente. Inoltre, il FISC conduce una revisione quinquennale obbligatoria, della legislazione nazionale in materia bancaria e finanziaria, al fine di garantirne l’aggiornamento periodico. All'interno del FISC, anche OSFI svolge un ruolo chiave nella supervisione del settore finanziario del Canada.

    OSFI supervisiona tutte le banche nazionali, filiali di banche estere che operano in Canada, aziende di credito cooperativo e compagnie di assicurazione. In termini generali, OSFI è responsabile di una serie di attività, tra cui: la valutazione delle condizioni finanziarie e delle attività svolte dalle istituzioni che operano sotto la sua giurisdizione; l’emanazione di eventuali misure correttive per le istituzioni finanziarie; il monitoraggio delle eventuali misure correttive.

    Sistema bancario

    Durante la recente crisi, le banche canadesi hanno vantato bilanci più solidi rispetto alle banche europee e statunitensi. Nonostante gli attuali problemi dell'economia mondiale, infatti, nessuna banca canadese ha avuto bisogno di iniezioni di capitali pubblici. Questo livello di capitale e di liquidità prova che l’economia canadese soddisfa gli standard patrimoniali e di liquidità stabiliti negli Accordi di Basilea III. Il FMI, inoltre, fa notare come le banche canadesi abbiano meglio gestito gli effetti della crisi finanziaria mondiale grazie ad un forte quadro normativo di vigilanza finanziaria e ad una struttura normativa che scoraggia le banche dall’assumersi rischi eccessivi.

    Il sistema bancario del Canada è dominato da cinque grandi gruppi bancari (Royal Bank of Canada, TD Canada Trust, Bank of Nova Scotia, Bank of Montreal, e Canadian Imperial Bank), che rappresentano circa il 60% delle attività totali del settore bancario, contrariamente alle banche estere che rappresentano circa il 4%. La scarsa rappresentanza delle banche estere è attribuita alle regole che limitano la concentrazione del possesso azionario in una banca. Di conseguenza, si riducono le possibilità di fusione con partner esteri o l'ingresso di un azionariato straniero attraverso le acquisizioni. Questa mancanza di concorrenza, in combinazione con il quadro giuridico finanziario del Canada, consente alle banche canadesi di concentrarsi su attività redditizie a basso rischio, come attività di “retail” (servizi erogati ai privati, depositi, mutui, carte di credito, ecc).

    Nel 2013 le Banche canadesi hanno ottenuto profitti record, riuscendo a compensare la diminuzione dei prestiti alle famiglie. La banca centrale, però, non nasconde le sue preoccupazioni per l'elevato livello di indebitamento delle famiglie canadesi (soprattutto a causa dei mutui immobiliari), valore tra i più alti dei paesi OCSE.

    Vulnerabilità e potenziali rischi per il sistema finanziario del Canada

    Nonostante il sistema finanziario canadese rimanga abbastanza solido (banche ben capitalizzate, mercati finanziari che continuano a funzionare bene, infrastrutture dei mercati finanziari in linea con gli standard internazionali), gli esperti del FMI e del World Economic Forum, ne hanno riscontrato tre potenziali punti deboli:

    1. Squilibri del mercato immobiliare. Gli squilibri nel settore del mercato immobiliare vengono evidenziati dal livello molto elevato dei prezzi delle case. I prezzi delle case crescono più velocemente rispetto al reddito disponibile, come indicato nella Tabella 2.

    Tab. 2: Squilibri del mercato immobiliare

    2. Elevato indebitamento delle famiglie. In Canada, il rapporto tra il debito complessivo delle famiglie e il reddito disponibile rimane elevato, come mostrato nella Tabella 3.

    Tab. 3: Elevato indebitamento delle famiglie

    3. Esposizione a potenziali shock esterni. Essendo il Canada un'economia aperta, è caratterizzata da mercati di beni e servizi e mercati finanziari integrati a livello globale. Se l'accesso ai mercati esteri da una parte garantisce importanti benefici alle famiglie e alle imprese canadesi, dall’altra è in grado di esporre il Canada a pericolosi shock esterni.

    Bibliografia

    BANK OF CANADA (2014) Financial system review, BOC Report, June

    BANK OF CANADA (2012) Regulation of the Canadian Financial System, BOC Report, April (http://www.bankofcanada.ca/wp-content/uploads/2010/11/regulation_canadian_financial.pdf)

    CANADIAN BANKERS ASSOCIATION (2013) Global Banking Regulations and Banks in Canada, September

    (http://www.cba.ca/en/media-room/50-backgrounders-on-banking-issues/667-global-banking-regulations-and-banks-in-canada)

    INTERNATIONAL MONETARY FUND (2014) Canada, IMF Country Report No. 14/27

    JACKSON K. J. (2013) Financial Market Supervision: Canada’s Perspective, Congressional Research Service

    OFFICE OF THE SUPERINTENDENT OF FINANCIAL INSTITUTIONS, Website (http://www.osfi-bsif.gc.ca/)

    PAN E. J. (2009) Structural Reform of Financial Regulation in Canada, Research paper

    Redattore: Giovanni AVERSA

  • SISTEMA MULTILATERALE DI NEGOZIAZIONE

    Sistema multilaterale gestito da una impresa di investimento o da un gestore del mercato che permette "... l’incontro - al suo interno ed in base a regole non discrezionali - di interessi multipli di acquisto e di vendita di terzi relativi a strumenti finanziari, in modo da dare luogo a contratti ai sensi delle disposizioni del Titolo II [della Direttiva 2004/39/CE, ndr.]". Similmente, il Decreto Legislativo 24 febbraio 1998, n°58 (Testo Unico della Finanza) definisce "gestione di sistemi multilaterali di negoziazione" la "... gestione di sistemi multilaterali che consentono l’incontro, al loro interno ed in base a regole non discrezionali, di interessi multipli di acquisto e di vendita di terzi relativi a strumenti finanziari, in modo da dare luogo a contratti" (articolo 1, comma 5-octies).

    Redattore: Maria Giovanna CERINI
    © 2010 ASSONEB

  • SISTEMA NON ASSISTITO

    Sistema che non richiede la presenza di un operatore per poter svolgere le proprie funzioni (unattended).

  • SISTEMA OPERATIVO

    Software destinato alla gestione interna degli elaboratori con riguardo ai processori, alla memoria, ai canali trasmissivi interni.

  • SISTEMA STATISTICO NAZIONALE

    Denominazione dell’insieme delle organizzazioni e degli uffici cui competono le attività di rilevazione, elaborazione, analisi e diffusione e archiviazione delle statistiche nazionali. Sono svolte dagli enti e dagli uffici pubblici di informazione statistica indicati dal d.lg. 6.9.1989 n. 322 (Norme su sistema statistico nazionale e sulla riorganizzazione dell’istituto nazionale di statistica, ai sensi dell’art. 24 della l. delega 23.8.1988 n. 400). Fanno parte del SSN: l’ISTAT, gli uffici di statistica centrali e periferici delle amministrazioni statali e delle amministrazioni e aziende autonome, gli uffici di statistica di regioni, province autonome, province, comuni, camere di commercio, di amministrazioni ed enti pubblici espressamente indicati dalla legge e altri enti e uffici pubblici identificati con decreto del Presidente del consiglio dei ministri (artt. 1 e 2 d.lg. 1989/322).

  • SISTEMI DI AMMINISTRAZIONE E CONTROLLO DELLE SOCIETÀ

    1. Prima della riforma Vietti del diritto societario, il codice civile prescriveva un unico sistema di amministrazione e controllo delle società di capitali, da sempre esistito e basato sulla diarchia consiglio di amministrazione (oppure amministratore unico, o accomandatario) e collegio dei sindaci, con l’aggiunta relativamente recente del revisore contabile. La riforma Vietti approvata con d.lg. 17.1.2003 n. 6 (riforma organica della disciplina delle società di capitali e società cooperative) consente ora all’2380 c.c. di scegliere tra tre sistemi, quello tradizionale (cosiddetto “latino”), quello dualistico (cosiddetto “germanico”), e quello monistico (cosiddetto “anglosassone”). La scelta è rimessa al momento di redazione o di modificazione dello statuto.L’opzione per il sistema dualistico o per quello monistico è rimessa allo statuto. In mancanza di una scelta espressa, il sistema di amministrazione e controllo da adottare è quello tradizionale “latino”. La riforma ha inoltre scisso totalmente il controllo di legittimità, affidato sempre ai sindaci, dal controllo contabile, di regola affidato ai revisori contabili (persona fisica) o alle società di revisione e attribuito ai sindaci solo eccezionalmente, solo nelle società che adottano il sistema di amministrazione e controllo tradizionale e che non sono obbligatoriamente tenute a nominare revisori contabili (v. controllo contabile). 2. Il sistema dualistico è basato su un consiglio di gestione e un consiglio di sorveglianza. Il consiglio di gestione, nominato dal consiglio di sorveglianza, gestisce la società compiendo le operazioni necessarie per la realizzazione dell’oggetto sociale, è composto da almeno due persone anche non socie. Il consiglio di sorveglianza, nominato dall’assemblea e composto da almeno tre persone anche non socie, nomina il consiglio di gestione e promuove l’azione di responsabilità nei confronti dei suoi componenti, svolge i controlli di legittimità e gli altri controlli che spettano nel regime normale al collegio dei sindaci, approva il bilancio di esercizio e il bilancio consolidato e svolge gli altri compiti previsti dall’art. 2409-terdecies. Il controllo contabile è sempre affidato a un revisore esterno. 3. Il sistema monistico è basato su un consiglio di amministrazione che ha, al suo interno, un comitato per il controllo sulla gestione. La gestione spetta esclusivamente al consiglio di amministrazione, nominato dall’assemblea anche tra persone non socie. Il comitato per il controllo sulla gestione è nominato dal consiglio di amministrazione che ne determina anche il numero dei componenti (salvo diversa disposizione dello statuto), è composto di amministratori che non devono essere membri del comitati esecutivo, non devono avere deleghe né particolari cariche e che comunque non devono svolgere, anche di mero fatto, compiti attinenti alla gestione dell’impresa sociale o di società che la controllano o ne sono controllate. Spetta al comitato per il controllo sulla gestione la vigilanza sull’adeguatezza della struttura organizzativa della società, del sistema di controllo interno e del sistema amministrativo e contabile e sulla sua idoneità a rappresentare correttamente i fatti di gestione. Anche in questo caso il controllo contabile è attribuito a un revisore esterno.

  • SISTEMI DI COMPENSAZIONE

    In ingl.: Net Settlement System - NNS (v. anche DNS). Sistema composto da infrastrutture, procedure tecnico-operative e norme giuridicheche consentono agli aderenti di scambiarsi e compensare le reciproche ragioni di debito e di credito, provvedendo al regolamento dei soli saldi finali a chiusura del ciclo operativo. I saldi possono essere calcolati su base bilaterale (cioè nei confronti di ciascuna controparte) o su base multilaterale (nei confronti del sistema nel suo complesso). Un sistema bilaterale è un sistema che calcola saldi bilaterali per ogni combinazione bilaterale di partecipanti al sistema (il saldo è dato dalla differenza tra debiti e crediti). Un sistema multilaterale determina un solo saldo per ogni partecipante. Il saldo risulta dalla somma di tutte le operazioni a debito e a credito effettuate da quel partecipante con tutti gli altri. A differenza dei sistemi di regolamento lordo, quelli di compensazione non prevedono,quindi, un regolamento delle singole operazioni contestuale alla loro esecuzione o concordate a una data successiva. La compensazione e il regolamento delle posizioni derivanti da pagamenti interbancari avvengono tramite la compensazione dei recapiti (v. compensazione giornaliera dei recapiti; sistemi di pagamento, sub. 2); quello delle posizioni in titoli derivante dal processo di compensazione multilaterale è, invece, realizzato mediante scritturazioni sui conti accesi presso le istituzioni di deposito accentrato (per l’Italia la Monte Titoli) o la consegna materiale dei titoli presso le Stanze.

  • SISTEMI DI PAGAMENTO

    Acr.: SdP. Si dice anche “sistemi dei pagamenti” e “sistema dei pagamenti”, ma l’espressione consolidata in sede comunitaria è “sistemi di pagamento” (fr. systèmes de paiement; ingl. payment systems) che compare anche nel TUBC (art. 146). L’espressione indica l’insieme delle procedure, manuali o elettroniche e dei mezzi, materiali o virtuali, con cui si realizza la circolazione della moneta in contropartita negli scambi di merci e servizi e nelle operazioni finanziarie. 1. Sistemi tradizionali, moneta bancaria e moneta elettronica. Il sistema tradizionale, consistente nella consegna materiale di moneta metallica o di banconote a corso legale (la moneta-merce scompare in periodi normali nei Paesi progrediti), è oggi limitato alle piccole transazioni quotidiane e anche qui èlargamente soppiantato dalla moneta bancaria e dalla moneta elettronica. La moneta bancaria è costituita dalle disponibilità liquide in conti correnti bancari (e postali nei Paesi in cui le Poste svolgono attività di raccolta di risparmio in conto corrente) ed è posta in circolazione con assegni, giroconti, bonifici, disposizioni permanenti, utilizzo di carte di credito e di debito, bancomat, borsellino elettronico. La moneta elettronica è un’invenzione recentissima della tecnologia dell’informazione e della comunicazione che utilizza moneta bancaria, ma virtualmente. Con l’impiego della crittografia, mezzi recenti come l’assegno elettronico promettono un regolamento delle transazioni rapido e sicuro, che mette al riparo dai rischi di abusi possibili, p.e., con l’uso in rete della carta di credito. Sistemi molto efficienti, come p.e. ilcircuito della Banca Sella, offrono un servizio di alta qualità e sicurezza nel trading on line e nell’e-commerce. 2. Il clearing. Sistemi di regolamento su base netta. Problemi particolari sono posti per il regolamento di transazioni tra clienti di banche diverse (se la transazione avviene tra clientidella stessa banca, il regolamento si riduce a scritture contabili nei conti della stessa banca). In questi casi sovviene l’istituto della compensazione (clearing in ingl.), assistita da sistemi elettronici computerizzati di elaborazione e di trasmissione delle informazioni. Senza questi sistemi elettronici le banche non avrebbero potuto sostenere l’impatto del grande sviluppo dei regolamenti bancari interni e trans-nazionali. Secondo il numero delle parti che vi intervengono, la compensazione può essere bilaterale o multilaterale. In questo secondo caso interviene un’organizzazione terza specializzata che riunisce i flussi di debito e limita il pagamento alla sola parte di debito che per un partecipante non risulta pareggiato da un flusso di segno opposto. Sono esempi di organizzazioni di clearing la stanza di compensazione gestite dalla Banca d’Italia nei capoluoghi di provincia e la Cassa di compensazione e garanzia per il mercato di borsa. La compensazione è agevolata dalla presenza di un’istituzione estranea alla compensazione che apre a coloro che vi partecipano un conto, talvolta anche affidato, sul quale transitano i saldi. L’istituzione può essere una banca privata ma a livello nazionale questo compito è svolto dalla banca centrale. I sistemi a compensazione sono detti sistemi di regolamento su base netta in sigla NSS (net settlement systems). Per definizione i NSS comportano l’’accumulazione di un certo numero di transazioni di modo da compensare il totale dei crediti con il totale dei debiti p.e a fine giornata. 3. Sistemi di regolamento lordo in tempo reale. Il processo di compensazione è incompatibile con un regolamento continuo e con immediatezza, oggi permesso dalle tecnologie informatiche di telecomunicazione. Lo consentono, invece, i sistemi di regolamento lordo in tempo reale, in sigla RTGS (Real Time Gross Settlement system) nei quali le istruzioni di trasferimento di fondi e il regolamento finale avvengono per ogni singola transazione (ossia senza compensazione) in tempo reale nello stesso giorno di input. Un RTGS è tipicamente un sistema elettronico che utilizza elaboratori collegati in reti di telecomunicazione per trasmettere ed elaborare le informazioni in tempo reale (vale a dire nel giro di pochi secondi). BIREL di Banca d’Italia e il TARGET europeo sono esempi di sistemi di regolamento lordo in tempo reale. L’avvento dell’elettronica e delle telecomunicazioni ha posto problemi di adattamento della normativa e la necessità di regolamentare il settore che tende a trasformarsi in monopolio naturale. La Banca d’Italia ha esercitato in passato informalmente un potere di indirizzo e di organizzazione di un sistema moderno dei pagamenti utilizzando la moral suasion. Con l’avvento dell’euro il TCE riserva alla BCE la vigilanza sui sistemi di pagamento, incluso un potere di regolamentazione. Questi poteri sono esercitati tramite le banche centrali nazionali, secondo il principio di sussidiarietà. Presso ls BRI è stato costituito un Comitato sui sistemi di pagamento e regolamento delle banche centrali del Gruppo dei 10 (Committee on Payment and Settlement Systems of the Group of Ten Central Banks). 4. I sistemi di pagamento nell’Unione Europea. Sino all’emanazione della direttiva 2007/64/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 13 novembre 2007 relativa ai servizi di pagamento nel mercato interno (Payment Services Directive - PSD) i mercati dei servizi di pagamento degli Stati membri sono stati organizzati separatamente, su base nazionale presentando un quadro giuridico frammentato in 27 ordinamenti nazionali nonostante l’adozione di numerosi atti comunitari in questo ambito come la direttiva 97/5/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 gennaio 1997, sui bonifici transfrontalieri e il regolamento (CE) n. 2560/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 dicembre 2001, relativo ai pagamenti transfrontalieri. La Commissione Europea è intervenuta in più occasioni per dare impulso ad un’armonizzazione sulla materia emanando una serie di raccomandazioni come la 87/598/CEE della Commissione, dell’8 dicembre 1987, relativa ad un codice europeo di buona condotta in materia di pagamento elettronico (relazioni fra istituti finanziari, commercianti e prestatori di servizio e consumatori), la 88/590/CEE della Commissione, del 17 novembre 1988, concernente i sistemi di pagamento, in particolare il rapporto tra il proprietario della carta e l’emittente della carta o la 97/489/CE della Commissione, del 30 luglio 1997, relativa alle operazioni mediante strumenti di pagamento elettronici, con particolare riferimento alle relazioni tra gli emittenti ed i titolari di tali strumenti. La PSD fa parte del Piano di azione per i servizi finanziari (PASF) disciplina a livello comunitario l’accesso al mercato dei servizi di pagamento, la trasparenza delle condizioni per i servizi di pagamento e le condizioni relative alla prestazione dei servizi di pagamento e mira alla creazione di un Mercato Unico europeo dei servizi di pagamento al dettaglio (la SEPA) in cui gli operatori possano agire a parità di condizioni favorendo la concorrenza tra i mercati nazionali. Approvata dal Consiglio dell'Unione europea il 15 ottobre 2007 la PDD è stata recepita in Italia con il decreto legislativo del 27 gennaio 2010, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 36 del 13 febbraio 2010 entrato in vigore il 1° marzo 2010. Al fine di garantire una coerenza giuridica tra la nuova direttiva sui servizi di pagamento e le disposizioni pertinenti del regolamento (CE) n. 2560/2001 in materia di pagamenti transfrontalieri nella Comunità nel 2009, il legislatore comunitario è intervenuto attraverso l’approvazione del Regolamento (CE) n. 924/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 settembre 2009 che abroga la precedente normativa. La Commissione ha ritenuto indispensabile tale modifica per far fronte ai problemi riscontrati nell’applicazione della disciplina del 2001 quali la presenza di obblighi di dichiarazione statistica divergenti, la mancanza di autorità competenti nazionali chiaramente individuate, l’assenza di organismi di ricorso extragiudiziale per controversie connesse a tale regolamento e al fatto che esso non riguardi gli addebiti diretti. 5.Sistemi di pagamento, politica monetaria e vigilanza. L’efficienza della struttura e della tecnologia dei sistemi di pagamento incide sulla velocità di circolazione della moneta e sull’elasticità con cui questa risponde a shocks che dovessero colpire l’offerta di moneta e innescare una trasmissione di crisi da una banca all’altra e da un Paese all’altro e ciò condiziona la politica monetaria. In generale un sistema di pagamento è tanto più (dinamicamente) efficiente quanto maggiore è il volume degli scambi che può consentire a parità di quantità di moneta e quanto maggiore è la sua flessibilità nel controbilanciare gli impulsi imprevisti, che originino all’esterno o all’interno. Molto dipende dalla Banca centrale che opera al vertice come prestatore di ultima istanza, cioè interviene, sotto certe condizioni, ad alimentare i conti accentrati delle banche sui quali transitano le operazioni. I sistemi di pagamento presentano, inoltre, potenziali imperfezioni derivanti da asimmetrie informative, imperfezioni dell’organizzazione e del mercato e dall’esistenza di diversi rischi. Per tutti questi motivi i sistemi di pagamento sono soggetti a regolamentazione e vigilanza (v. vigilanza sui sistemi di pagamento).
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  • SISTEMI DI REGOLAMENTO

    Infrastrutture, regole e procedure tecniche e operative per consentire la di regolare le transazioni in denaro e titoli tra intermediari finanziari. Si distinguono in sistemi di compensazione (clearing; sistemi di regolamento su base netta) in cui le transazioni vengono accumulate per essere compensate tra i partecipanti al termine di un certo periodo di tempo e sistemi di regolamento lordo (sistemi di regolamento diretto) in cui le transazioni vengono regolate direttamente (e in tempo reale) tra le parti, sia pure con l’intervento di un terzo che accentra la gestione dei conti.

  • SISTEMI DI REGOLAMENTO LORDO

    Infrastrutture, regole e procedure tecniche (software) e operative che consente agli aderenti di regolare le transazioni in denaro, singole o reciproche, direttamente sui conti presso la banca centrale e, per le transazioni in titoli, presso i sistemi di deposito accentrato dei valori mobiliari. Altra denominazione: sistema di regolamento diretto (v.BI-REL; RTGS; sistemi di pagamento, sub. 3; TARGET).

  • SISTEMI DI SCAMBI ORGANIZZATI

    Acr.:SSO. Insieme di regole e strutture, anche automatizzate, definito dall’art. 78 TUF, che consente in via continuativa o periodica di raccogliere e diffondere proposte di negoziazione di strumenti finanziari e di dare esecuzione a detteproposte, incrociandole fra loro o eseguendole in proprio in modo che il contratto si concluda per il tramite del sistema stesso. In inea con le disposizioni della direttiva comunitaria sui servizi di investimento, che aveva fatto venir meno il monopolio delle borse valori nell’offerta di servizi di negoziazione per i titoli da esse trattati, e secondo il principio che i mercati si costituiscono e si sviluppano sulla base di iniziative private, il TUF ha ampliato pertanto le possibilità di concorrenza tra produttori di servizi di negoziazione. La borsa ed i mercati regolamentati rientrano nel più ampio ambito dei “mercati organizzati”, che comprendono anche quei sistemi che organizzano gli scambi al di fuori dei mercati regolamentati. I sistemi che organizzano gli scambi al di fuori dei mercati regolamentati entrano in competizione con essi nel caso in cui abbiano per oggetto strumenti finanziari quotati nella prestazione del servizio di organizzazione e di gestione delle negoziazioni, sebbene il principio di concentrazione degli scambi ancora vigente nel nostro paese attenui il fenomeno. Attualmente, infatti, strumenti finanziari quotati potrebbero essere negoziati in un sistema di scambi organizzati solo per quantitativi superiori a quelli stabiliti per i blocchi o, indipendentemente dalla dimensione dell’ordine, nel caso in cui i prezzi dei contratti fossero compresi, in ciascun istante, tra quello della migliore proposta in acquisto e quello della miglior proposta in vendita (cosiddetta regola della best execution). Mentre l’esercizio di un mercato regolamentato è subordinato al rilascio di autorizzazione amministrativa, previa la verifica di determinati requisiti di capitale, di professionalità e onorabilità, al fine di garantire un ordinato funzionamento del mercato e un’adeguata tutela degli investitori, l’attività consistente nell’organizzazione di scambi su strumenti finanziari fuori dai mercati regolamentati non è soggetta ad autorizzazioni amministrative, ma il legislatore ha ritenuto necessario che un livello minimo di trasparenza fosse garantito ugualmente agli investitori. Gli organizzatori dei sistemi di scambi organizzati devono assicurare che siano predisposte procedure elettroniche per la registrazione delle operazioni concluse e debbono comunicare alla Consob gli elementi informativi in tema di regole di funzionamento del sistema, con particolare riferimento al processo di formazione dei prezzi, alle strutture utilizzate e alle relative modalità di funzionamento, agli operatori partecipanti e agli strumenti finanziari trattati. L’innovazione tecnologica ha determinato profondi cambiamenti nelle caratteristiche e nelle modalità di offerta di prodotti e servizi finanziari, nei sistemi di contrattazione e nella struttura dei mercati. Gli effetti di tale processo di innovazione, con la nascita di nuove figure di fornitori di servizi di negoziazione (in particolare gli ATS), sono rappresentati dalla riduzione dei costi di contrattazione, dalla maggiore facilità di accesso alle informazioni e dalle maggiori informazioni disponibili, nell’ampliamento della gamma di prodotti e servizi offerti, in un aumento della competizionee della specializzazione dei mercati e degli intermediari.

  • SISTEMI DI SCRITTURE

    Insieme di registrazioni contabili (v. scritture contabili) riguardanti un determinato oggetto complesso (reddito, patrimonio). Il sistema può essere, nella sua compilazione, redatto seguendo norme che ne rappresentino il metodo; pertanto, il sistemariguarda l’oggetto delle scritture ed il metodo la relativa forma. I sistemi più noti sono: quello del reddito; quello patrimoniale; quello del capitale e del risultato economico. Vi sono poi sistemi supplementari e precisamente: dei beni dei terzi; dei beni propri presso terzi; dei rischi; degli impegni. Il sistema patrimoniale ha per oggetto il patrimonio nella sua grandezza e nelle sue variazioni e la sua composizione; esso deve tendere a determinare, alla fine di un periodo amministrativo, il patrimonio esistente e i risultati economici attribuibili all’esercizio. Il sistema del reddito ha per oggetto le operazioni della gestione economica e pertanto, in linea derivata, tanto il patrimonio quanto il risultato economico. Il sistema del capitale e del reddito contrappone ai valori economici non i valori numerari (come nel sistema del reddito) ma i valori finanziari (inclusi cioè i crediti e debiti di finanziamento). I sistemi supplementari, che hanno il carattere di pseudosistemi, possono riguardare: la specie e il valore dei beni di terzi costituiti in deposito regolare presso l’azienda (che rappresentano, appunto, capitali di terzi, distinti dagli elementi del capitale aziendale); la quantità e il valore (nominale o corrente) dei beni aziendali temporaneamente affidati a terzi (beni che, pur essendo ancora di proprietà dell’azienda, non sono in suo possesso); la natura ed il valore di rischi specifici connessi con determinate operazioni aziendali (fideiussioni, accettazioni e avalli di assicurazione e di riassicurazione, effetti girati o scontati presso terzi); la specie ed il valore degli impegni contrattuali assunti dall’azienda.

  • SISTEMI ESPERTI

    Area di studio, che rientra nell’ambito dell’intelligenza artificiale, per la produzione di sistemi in grado di risolvere problemi complessi e destrutturati, per i quali è difficile individuare preventivamente un algoritmo risolutivo. Il concetto si riferisce tanto ai software che, nell’ambito di limitati domini di conoscenza, forniscono risultati simili a quelli che verrebbero generati da un’attività umanaintelligente (p.e. da un esperto in un determinato campo), quanto alle tecnologie e agli strumenti che consentono di comunicare con dispositivi informatici in modo simile a quello normalmente usato dalle persone (p.e. interpretazione del linguaggio naturale).

  • SISTEMI PROPRIETARI

    Termine generale che si può applicare all’hardware ed al software. Indica dispositivi e/o programmi di cui il fornitore non rende pubbliche le specifiche, impedendo di fatto a terze parti di realizzare copie e/o modifiche.

  • SITRAD

    Acr. di: Sistema Interbancario di Trasmissione Dati. Sistema per la trasmissione interbancaria dei dati, oggi sostituito dalla Rete Nazionale Interbancaria (RNI). Era costituito da un insieme di reti di categoria (STACRI, Seceti, Coopeld) interconnesse tra loro dalla rete gestita dalla SIA; a quest’ultima aderivano direttamente la Banca d’Italia e le principali banche. Le operazioni gestite tramite SITRAD erano i bonifici, gli incassi, i giroconti tra banche e le operazioni documentate, oltre ad altri messaggi liberi, cioè relativi a informazioni senza contenuto contabile. Si avvalevano di tale sistema, inoltre, alcune applicazioni della Banca d’Italia: la movimentazione diretta dei conti accentrati di anticipazione e deposito e le nuove procedure di liquidazione dei titoli. Il regolamento delle operazioni scambiate tramite SITRAD avveniva sui conti correnti di corrispondenza.

  • SITUAZIONE CONTABILE

    Prospetto in cui vengono riportati i saldi dei conti accesi nella contabilità dell’azienda alla data cui la situazione si riferisce. È diviso in due sezioni: saldi dare e saldi avere. La situazione contabile indica lo stato complessivo dell’azienda ed anticipa i risultati che conducono con le scritture di assestamento a fine esercizio alla valutazione del reddito e del patrimonio aziendale.

  • SITUAZIONE DI IMMOBILIZZO

    Condizione derivante dalla non corrispondenza tra gli investimenti in operazioni attive effettuate dalla banca e struttura del passivo. Da essa può dipendere uno squilibrio tra le esigenze di liquidità della gestione e la disponibilità degli elementi attivi del capitale. Mentre nelle imprese industriali un elevato grado di immobilizzazione del patrimonio è indice delle difficoltà che si incontrano nel rendere liquidi parte degli investimenti effettuati, nella banca il non poter contare su una pronta liquidazione delle attività dipende dalla composizione degli impieghi, non tanto in rapporto alla loro suddivisione a breve e a non breve scadenza, quanto rispettoalle caratteristiche dei soggetti finanziati e alla natura delle loro attività finanziarie. Così, p.e., se debitrice è un’azienda industriale, la disponibilità dei crediti è legata alla possibilità chel’andamento economico dell’azienda stessa permetta il realizzarsi delle condizioni necessarie per il rimborso dei crediti ottenuti. Ancora, nel caso di titoli, la situazione del mercato deve consentire un loro immediato assorbimento. Il formarsi di posizioni immobilizzate dà luogo ad un duplice ordine di difficoltà: di carattere finanziario (di liquidità) ed economico (maggiori oneri e pericoli di perdite).

  • SITUAZIONE DI LIQUIDITÀ

    Capacità dell’azienda di fare fronte agli impegni verso i terzi attingendo alle proprie disponibilità finanziarie. Tali disponibilità costituite per il pagamento dei debiti a breve termine si riferiscono a quelle attività liquide o immediatamente liquidabili che le imprese devono mantenere per garantire il corretto equilibrio tra entrate ed uscite. Nella gestione bancaria il documento di liquidità viene compilato giornalmente e la situazione deve essere tale che il rapporto tra disponibilità a vista e a breve scadenza e massa degli impegni a vista e a brevissimo termine (esigibilità) non garantisca soltanto il funzionamento della banca, ma soddisfianche le richieste di rimborsi in denaro contante da parte dei depositanti e gli utilizzi dei fidi da parte degli affidati. L’eventualità di dover fare fronte in qualsiasi momento alle richieste dei depositanti deve essere sempre tenuta presente poiché rifiutare un rimborso può generare unclima di sfiducia, che porterebbe la massa dei clienti ad esigere il rimborso di tutte le somme depositate. La situazione di liquidità è diversa a seconda della banca e, in una stessa banca, è variabile nel tempo. È maggiore in presenza di depositi costituiti da alte somme che si prevede possano essere prelevate da un momento all’altro, è minore in presenza di depositi costituiti da somme limitate o vincolate. Un comportamento di eccessiva prudenza diretto ad evitare il rischio di insufficiente liquidità, può influire negativamente sul risultato economico della gestione; è corretta norma di gestione contemperare l’esigenza della liquidità con quella della redditività.

  • SITUAZIONE DI TESORERIA

    Quadro contabile riassuntivo nel quale sono esposti i dati relativi ai fondi di cassa disponibili ad una certa data. La situazione di tesoreria si fa generalmente alla fine di ogni mese. La compongono i residui attivi e passivi, i fondi ed i titoli della riserva obbligatoria, l’esposizione della banca per il portafoglio riscontato, e, in genere, tutti i crediti ed i debiti dipendenti da operazioni di tesoreria. Questo documento è compilatoper indicare le disponibilità di contante della banca, per fare fronte ai pagamenti da effettuare a una data prestabilita, tenuto conto delle previsioni di entrata. Se nella situazione di tesoreria sono indicati anche i pagamenti che la banca deve effettuare a vista e a breve termine, essa assolve anche le funzioni di preventivo di cassa.

  • SITUAZIONE GIORNALIERA

    Quadro contabile riassuntivo nel quale sono esposti, a fine giornata, i saldi di singoli conti o di speciali servizi. Nelle banche di grande dimensione vengono compilate molteplici situazioni giornaliere, distinte per i vari uffici. Le più importanti sono quelle di cassa suddivise in situazione giornaliera di cassa contanti e situazione giornaliera di cassa cambiali; le situazioni corrispondenti per il servizio incassi; la situazione giornaliera della posizione dei cambi. Dall’ufficio contabilità viene compilata, inoltre, la situazione giornalieragenerale. Essa comprende i saldi di tutti i conti della banca, che vengono paragonati con i saldi del giorno precedente, con particolare riguardo alle “disponibilità” e agli “impieghi”. Ogni filiale deve compilare la sua situazione giornaliera e comunicarla, secondo i mezzi disponibili nella specifica organizzazione di ogni banca, alla sede centrale che sarà così in grado di redigere la situazione giornaliera della contabilità generale. Con l’espressione“situazione giornaliera” si indica anche il prospetto riassuntivo della consistenza di parte del patrimonio della banca.

  • SITUAZIONE IMPEGNI

    Quadro contabile periodico riassuntivo dei fidi concessi e non ancora utilizzati. Questo documento analizza la situazione di liquidità in generale, con particolare considerazione all’utilizzo da parte dei clienti dei fidi loro concessi. La banca deve tenere disponibili le somme che corrispondono alle frazioni di fidi non ancora utilizzatedai clienti; ma conoscendo le operazioni che i propri affidati compiono con i fidi accordati, non tiene disponibili gli importi totali di queste frazioni di fidi, ma solo una parte di essi, e cioè quella parte che si prevede potrà essere utilizzata entro breve tempo. Spesso la clientela richiede fidi a puro titolo prudenziale, e in misura superiore alle effettive necessità. Nella situazione impegni, accanto al valoretotale dei fidi concessi, sono indicate anche le frazioni di essi ancora da utilizzare e le probabilità di utilizzo da parte dei beneficiari, oltre che le possibilità di revoca dei fidi accordati. Compongono la situazione impegni i dati numerici finali relativi alle aperture di credito in conto corrente, agli scoperti di conto corrente, alle lettere di credito. La situazione è redatta distinguendo gli impegni in lire da quelli in valuta e, in entrambi i casi, quelli verso residenti e verso non residenti.

  • SITUAZIONE OPERAZIONI A TERMINE

    Documento integrativo dei dati nella situazione patrimoniale. Gli impegni della banca verso iterzi derivano da contratti a termine, aventi ad oggetto le operazioni di cambia consegna e le operazioni sui titoli quotati in borsa. Tale documento è redatto per facilitare la conoscenza della disponibilità di contante, di titoli e valute estere alla scadenza dei contratti conclusi ed è integrato dalla situazione titoli, che contiene l’elenco dei titoli da consegnare e di quelli da prelevare, e dalla situazione cambi, che indica le disponibilità di valuta estera. Entrambe sono indicate nell’importo complessivo per ciascuna scadenza.

  • SITUAZIONE PATRIMONIALE

    Prospetto riassuntivo dei saldi, a una determinata epoca, degli elementi dell’attivo, del passivo e del capitale netto dell’azienda. La situazione patrimoniale può essere redatta su due sezioni contrapposte: a sinistra l’attivo, a destra il passivo e il netto; oppure con la forma progressiva. La situazione patrimoniale delle aziende e degli istituti di credito, compilata a fini interni e di vigilanza, anche per conoscerne la liquidità, contiene i seguenti elementi: la scadenza nelle operazioni passive, con l’indicazione per gruppi del termine di preavviso.

  • SITUAZIONE RISCHI

    Documento contabile riassuntivo, redatto periodicamente dalle banche per evidenziare la loro esposizione verso iterzi, per le operazioni relative a fideiussioni, avalli e accettazioni, oltre che per il portafoglio riscontato. I rischi sono classificati in modo che si possano distinguere le fideiussioni, in base al loro oggetto ed alla loro natura (solidali e non solidali), dagli avalli scoperti o garantiti, dagli effetti riscontrati, che possono essere commerciali, finanziari e di smobilizzo. Per ogni categoria di rischi viene indicato l’ammontare per ciascuna scadenza. La conoscenza della situazione dei rischi è indispensabile per valutare la liquidità della banca e per trarre indicazioni utili per la gestione quotidiana.

  • SITUAZIONE TITOLI

    Documento riassuntivo redatto periodicamente dalle banche, per conoscere la quantità e la specie dei titoli posseduti. Le banche acquistano titoli pubblici e privati, sia in proprio che per i clienti. L’acquisto costituisce una forma di impiego della liquidità eccedente la necessità di gestione, oltre che di investimento del capitale proprio. Prima di acquistare i titoli, la banca ne valuta il rendimento e la facilità di realizzo. Quando la banca riceve ordine di acquisto per conto dei propri clienti, di fatto sarà essa stessa che venderà i titoli ai clienti. Al momento dell’acquisto, l’istituto di eredito tiene in considerazione l’andamento della domanda, in modo da programmare gli acquisti, considerando la possibilità di un guadagno derivante sia dalla differenza della quotazione dei titoli in borsa con il prezzo di vendita ai clienti, sia dall’eventuale rivendita dei titoli in borsa. Le banche, devono trasmettere alla Banca d’Italia la situazione mensile dei tìtolì di proprìetà.

  • SLEEPING BEAUTY

    Lett.: bella addormentata. Azioni di società quotata sottovalutate, per lo più per l’esistenza di valore nascosto in attività (p.e. in beni immobili urbani) iscritte a bilancio con un valore di carico molto basso. Il mercato è a conoscenza di questa specie di attività, ma non è propenso a impegnarsi sul titolo non essendo in grado di prevedere quando e quanto potrà guadagnare dall’investimento.

  • SMALL CAPS

    Azioni di imprese con una capitalizzazione di borsa relativamente bassa, modesto grado di notorietà presso il pubblico e ridotto volume di scambi, generalmente appartenenti a società di piccole dimensioni (tr. it. di Borsa Italiana spa: azioni di società a piccola capitalizzazione; fr.: valeurs secondaires). Sono titoli caratterizzati da scarsa liquidità e si possono quindi presentare elevate differenze tra bid e ask. In Italia, nonostante il significato, si è soliti indicare con questo termine anche azioni di società a media capitalizzazione (mid caps) e operanti in settori tradizionali, incluse le azioni che concorrono a formare l’indice MIDEX e quelle incluse nel segmento STAR del MTA. Oltre che sul MTA, in Italia le small caps con attività nei settori tradizionali trovano collocazione sul Mercato ristretto (17 titoli), costituito nel 1977 (che però non ha corrisposto alle aspettative) mentre il Nuovo Mercato (45 titoli), aperto nel novembre 1999,è riservato alle high growth companies. Anche per quest’ultimo la caratteristica della piccola capitalizzazione sta scomparendo. A partire dal 2.4.2001, infine, è diventato operativo un nuovo segmento del MTA: il segmento STAR, sul quale sono quotate le azioni di società a capitalizzazione medio-piccola, che operano nei settori tradizionali dell’economia e che presentano specifici requisiti di trasparenza informativa, liquidità e corporate governance. Sin.: azioni di società a piccola capitalizzazione (q.v.).

  • SMART CARD

    Lett. “carta intelligente”. Denominazione che comprende le varie carte basate sulla tecnologia elettronica del chip suddivise in carte a memoria e carte a microprocessore (v. card, sub Smart card). Talvolta la denominazione è riservata alle sole carte a microprocessore. Sin.: carte à pouce.

  • SME

    Acr. di: Sistema Monetario Europeo (Accordo monetario di cambio tra le valute dei Paesi CEE, entrato in funzione il 13.3.1979 al fine di realizzare una zona di stabilità monetaria in Europa, dopo tentativi infruttuosi messi in atto in seguito allo scardinamento dell’accordo dei cambi fissi, che era stato siglato a Bretton Woods nel 1944 (Accordi di Bretton Woods). Tra questi tentativi vi fu il Serpente monetario europeo, che dopo l’uscita tra il 1973 e il 1974 della Gran Bretagna, dell’Irlanda, dell’Italia e della Francia, si era ridotto a una “zona del marco” (Germania, Benelux e Danimarca). Le ripetute crisi valutarie e la quadruplicazione del prezzo del petrolio produssero andamenti divergenti delle principali variabili economiche all’interno dei paesi europei. Nel 1978 con la risoluzione del 5 dicembre, il Consiglio europeo riprendeva il tentativo di arginare la deriva monetaria. Allo SME aderirono tutti i paesi allora membri della CEE, compreso il Regno Unito, che però rimase in posizione marginale, senza cioè partecipare ai meccanismi di funzionamento del nuovo accordo monetario. Elemento centrale del sistema fu la moneta di conto denominata Scudo, parola equivalente al francese Écu e all’inglese European Currency Unit (v. ECU). Lo scudo fu utilizzato dalle banche centrali nei seguenti modi: a) come moneta di conto per il meccanismo di cambio; b) come base per l’indicatore di divergenza dei cambi; c) come denominatore per le operazioni relative ai meccanismi di intervento e di credito; d) come mezzo di regolamento tra le autorità monetarie della CEE. Le banche centrali conferirono al FECOM il 20% delle loro riserve in oro e in dollari sotto la forma tecnica di swaps a tre mesi, rinnovabili e alla pari con lo scudo, seguendo precisi criteri di valutazione sia al fixing di Londra per l’oro, sia al corso di mercato per il dollaro. La composizione dell’ECU al 13.3.1979 per quantità e peso percentuale relativo delle monete era la seguente:

    Lira italiana 109 9,5
    Marco 0,828 33,0
    Franco belga 3,66 9,3
    Franco francese 1,15 19,8
    Franco lussemburghese 0,14 0,3
    Fiorino olandese 0,286  10,5
    Lira sterlina 0,0885 13,3
    Sterlina irlandese 0,00759 1,2
    Corona danese 0,2217 3,1

     Per ogni valuta fu fissato il tasso centrale di parità e uno scudo fu equivalente per la valuta italiana a 1.148,15 lire, contro 2,51064 marchi, 39,4582 franchi belga, 5,79831 franchi francesi, 39,4582 franchi lussemburghesi, 2,72077 fiorini olandesi, 0,663247 sterline inglesi, 0,662638 sterline irlandesi e 7,08592 coronedanesi. Il tasso centrale servì a determinare una griglia di tassi di cambio bilaterali, attorno ai quali fu fissata una fascia di fluttuazionedel 2,25 per cento. Avvalendosi della facoltà concessa a ogni partecipante di scegliere tassi più ampi, l’Italia optò per una banda di oscillazione della lira del 6 per cento, con l’intesa di ridurla gradualmente. Solo l’8.1.1990 l’Italia poté entrare nella banda stretta del 2,25 per cento in più del tasso centrale di parità. L’impegno fu mantenuto, ma costò in termini di minori esortazioni e di minore crescita del PIL. Sulla base dei tassi centrali furono determinati a) i corsi minimi e quelli massimi di intervento, b) la soglia di divergenza, che consentiva di individuare la moneta che si distaccava rispetto alla media delle altre. Questa soglia di divergenza si situava al 75 per cento della fascia massima di oscillazione ed era calcolata con apposita formula in modo da tener conto del peso attribuito a ciascuna moneta nello scudo. Quando una moneta superava la propria soglia di divergenza scattava la presunzione che il governo e l’autorità monetaria interessati avrebbero provveduto a correggere lo scostamento con appropriate e adeguate misure e in particolare: con interventi sui mercati dei cambi; con misure di politica monetaria interna; con cambiamento dei tassi centrali e, infine, con altre misure di politica economica. Se per circostanze speciali, questo armamentario di interventi non fosse stato messo in pratica, le autorità degli altri paesi dovevano essere informate, dando ragione del mancato intervento.In linea di principio, gli interventi furono fatti nelle monete dei paesi partecipanti allo SME e quelli in dollari o in altre monete terze furono effettuati sulla base delle disposizioni stabilite dal Comitato dei governatori. Per far fronte a difficoltà finanziarie che un paese membro avesse potuto incontrare furono previsti e funzionarono particolari meccanismidi intervento o sostegni monetari e finanziari avalere su istituiti già in essere, sia delle banche centrali, come il SMBT (Sostegno Monetario a Breve Termine), sia del Consiglio europeo, come il CFMT (Concorso Finanziario a Medio Termine). Lo SME ebbe molte affinità con il serpente monetario europeo, ma si presentò anche con caratteristiche proprie, sì da apparire una costruzione scientifica accurata in teoria, ma in pratica fu farraginoso e alla fine impotente a fronteggiare situazioni che a monte avrebbero richiesto altri strumenti e altre politiche e soprattutto la coesione propria di uno stato europeo almeno confederale. L’ECU, fu una moneta creata a tavolino ed ebbe a soffrire le divergenze economiche, finanziarie e sociali e quindi politiche dei Paesi membri. P.e., una politica energetica e una politica dell’occupazione comunitarie sarebbero state della massima utilità e lo SME avrebbe potuto contribuire a portare le valute dei paesi membri verso un sistema di cambi fissi. Con lo SME si caricò la politica monetaria di compiti che erano prima di tutto politici. Furono proprio le incertezze politiche causate dalla ratifica del Trattato di Maastricht, sottoscritto nel febbraio del 1992, a innescare tensioni monetarie dirompenti, mettendo bene in evidenza l’artificiosità dello SME, che non era mai riuscito a scoraggiare la speculazione internazionale sui cambi valutari. Il sistema dei riallineamenti e l’avvicinamento del cambio di una moneta alla soglia di divergenza creavano attese di svalutazione o di rivalutazione di una moneta e nell’attesa di provvedimenti si innescavano tensioni speculative. Dopo il riallineamento le tensioni esplodevano di nuovo, se il mercato giudicava insufficiente la modifica del tasso centrale di parità. Indecisioni governative erano occasioni di attacchi speculativi. Nell’estate del 1992 lo SME fu investito da forti movimenti di capitali speculativi, che causarono ingenti perdite di riserve ufficiali. Dopo una resistenza non priva di aspetti contradditori, la lira e la lira sterlina uscivano il 16-17 settembre dallo SME. Ma le tensioni sulle altre monete continuarono e poi si accentuarono nei mesi successivi. Il 2 agostoel 1993 il Consiglio dei ministri finanziari della CEE allargò il margine di fluttuazione dal 2,5 per cento al 15 per cento in più o in meno del tasso centrale di parità, decretando in pratica la fine dello SME. I riallineamenti dei tassi centrali interessarono tutte le valute dello SME. Per la lira furono i seguenti e tutti in deprezzamento: il 6% il 23.3.1981; il 3% il 5.10.1981; il 2,75% il 14.6.1982; il 2,5% il 22.3.83; l’8% il 22.7.1985; il 3,5% il 13.9.1992; uscita dallo SME il 17.9.1992

  • SME II

    Acr. di Sistema Monetario Europeo II. Dal 31 dicembre 1998 con l’inizio della terza fase dell’UEM, lo SME è stato dichiarato decaduto, anche se dal 1992 era praticamente inoperante, vista l’ampiezza della banda di oscillazione portata al 15 per cento in più o in meno del tasso centrale di ogni moneta. Questo limite di oscillazione ha praticamente liberato ogni banca centrale dall’obbligo di intervenire per mantenere il cambio entro la fascia di oscillazione del 2,25 per cento in più o in meno. Dal successivo 1° gennaio 1999 è entrato in funzione lo SME II, il nuovo Accordo Europeo di Cambio, che costituisce l’assetto per la cooperazione nelle politiche del cambio valutario tra gli stati dell’area dell’euro e quelli dell’Unione Europea che non fanno parte dell’UEM. L’adesione allo SME II è volontaria, ma si presume che i paesi la cui moneta non sarà sostituita dall’euro, ne facciano parte. Di certo risulta che la corona danese partecipa allo SME II con una banda di oscillazione del 2,25 per cento in più o in meno del suo tasso centrale rispetto all’euro.

  • SMI

    Acr. di: Swiss Market Index. Indice base 30.6.1988=1.500 delle tre Borse svizzere (Basilea, Ginevra e Zurigo) che è basato sulla media ponderata della capitalizzazione e che include le azioni di una ventina di società svizzere componenti un portafoglio abbastanza diversificato. La composizione è riveduta, di regola, ogni sei mesi (1°1 e 1°.7) con un preannuncio di un semestre. Ne è calcolata anche una versione con l’aggiustamento per i dividenti (SMIC). È prodotto dall’Association of Tripartite Stock Exchanges e fa parte di una famiglia di indici che include anche Swiss Performance Index - SPI, questo stesso senza aggiustamento per i dividenti (SPIX), SMI with dividend adjustment (SMIC), and the Swiss Bond Indices (SBI).

  • SMITHSONIAN AGREEMENT

    Al fine di ridare stabilità al sistema monetario internazionale, i paesi più industrializzati raggiunsero il 18.12.1971, presso lo Smithsonian Institute di Washington, l’intesa, detta Accordo Smithsoniano, in base alla quale gli Stati Uniti si impegnavano sia ad eliminare la soprattassa del 10% sulle loro importazioni, introdotta con la dichiarazione di sospensioni della convertibilità esterna fatta il precedente 15 agosto, sia a svalutare il dollaro nei confronti dell’oro nella misura del 7,9%, con conseguente aumento del prezzo dell’oro da 35 a 38 dollari per oncia di fino. Teoricamente la nuova parità del dollaro scendeva da 0,888671 a 0,7366617 grammi di fino. Contemporaneamente si verificava l’allineamento delle valute dei paesi aderenti al FMI. Le nuove parità monetarie sarebbero state riferite non più all’oro, ma solo al dollaro. In particolare, Austria, Belgio, Germania, Giappone e Olanda rivalutavano le rispettive valute sia nella parità in oro, sia in dollari. La lira sterlina e il franco francese si rivalutavano solo rispetto al dollaro. La lira italiana e la corona svedese si svalutavano dell’1% rispetto alla precedente parità aurea e si rivalutavano nei confronti del dollaro. Il dollaro canadese continuava a fluttuare liberamente. I paesi più industrializzati si accordarono, inoltre, di allargare i margini di fluttuazione dei cambi dall’1% al 2,25% in più o in meno rispetto al tasso centrale o medio del dollaro. Nei giorni successivi tutti gli altri paesi aderenti al Fondo monetario aggiustarono la parità delle rispettive monete, sia seguendo il dollaro, sia rivalutandosi in oro e in dollari, sia svalutandosi in oro e rivalutandosi in dollari. L’allargamento della fascia di fluttuazione fu accordata dal FMI per l’inizio del 1972. La nuova svalutazione del dollaro del 10% rispetto all’oro decisa il 13.2.1973 rese del tutto superato lo Smithsonian Agreement.

  • SMOBILIZZO

    Liquidazione di proprietà patrimoniali operata dalle aziende attraverso la vendita di beni e la cessione di attività finanziarie, per esigenze di finanziamento o per assolvere a impegni assunti. Nelle imprese industriali difficoltà nella realizzazione di un volume di finanziamentoconforme alle potenzialità produttive, nelle forme di capitale proprio e di credito, possono spingere allo smobilizzo di posizioni rapidamente realizzabili sul mercato, per la creazione di un flusso finanziario. Nella banca lo smobilizzo di attività patrimoniali aventi uncerto grado di disponibilità, capaci cioè di trasformarsi in numerano in un breve periodo, è da collegarsi alle roporzioni esistenti tra struttura dell’attivo e del passivo ed alla possibilità che si manifestino richieste di rimborsi eccedenti il flusso di cassa, o comunque le attività già liquide. Tra i principali modi di realizzazione delle varie attività vi sono: la vendita dei titoli di portafoglio, il risconto degli effetti, le sovvenzioni passive, i riporti passivi.

  • SOCIÉTÉ DE BOURSE

    Tipo particolare disocietà abilitata alla negoziazione e gestione per conto terzi di valori mobiliari e, entro condizioni e limiti ben determinati, a operazioniin contropartita, sorta in Francia nel 1988 a seguito di un processo di riforma degli intermediari di borsa. Può assumere la forma giuridica della società per azioni, in accomandita semplice e per azioni, è soggetta ad una serie di vincoli di carattere patrimoniale ed è aperta alla partecipazione, anche totalitaria, da parte di partners esterni, sia francesi che stranieri (banche, compagnie di assicurazione, società finanziarie e non). La legge le riserva l’attività di negoziazione in azioni ed obbligazioni, sui mercati ufficiali e non (marché officiel, second marché e marché hors côte), in sostituzione della tradizionale figura dell’agente di cambio. L’unica eccezione a tale monopolio è rappresentata dalla negoziazione effettuata tra due persone fisiche, tra due società di cui una possiedaalmeno il 20% del capitale dell’altra, tra imprese di assicurazione appartenenti allo stesso gruppo, tra persone giuridiche e fondi pensione. Alla fine del periodo di contrattazioni ufficiali, le società di borsa possono continuare le negoziazioni a patto di applicare i prezzi del listino ufficiale, ovvero possono svolgere attività di negoziazione per conto proprio, ponendosi in contropartita diretta della clientela, purché esse comprino ad un prezzo uguale o inferiore rispetto a quello ultimo quotato, viceversa in caso di vendita (nel caso delle obbligazioni è possibile applicare un margine non superiore allo 0,5%, ribassando il prezzo quando il cliente compra e alzandolo quando ilcliente vende). Questa attività di contropartita può essere svolta, oltre che da società di borsa, anche da banche e società di contropartita create ad hoc, con l’obiettivo di costituire una figura di market maker, Le società di borsa, infine, sono autorizzate ad operare sul mercato primario attraverso la partecipazione a sindacati di collocamento, ed assicurano alla propria clientela un servizio di consulenza e gestione di portafoglio (possono anche attivare e gestire fondi comuni d’investimento e SICAV). Le principali finalità perseguite con la creazione della nuova categoria di intermediari di borsa sono essenzialmente le seguenti: raggruppamento dei mezzi patrimoniali degli operatori; ampliamento della gamma dei servizi offerti e delle attività esercitate; utilizzo delle reti di nuovi partners in Francia e all’estero; accesso al mercato interbancario; accesso, seppur indiretto, delle banche alle negoziazioni di valori mobiliari, tramite l’ingresso nel capitale delle società di agenti di cambio.

  • SOCIALISMO REALE

    Denominazione della società nei suoi modi di essere politico, economico e sociale dei Paesi in cui sono state applicate le istituzioni dell’URSS.

  • SOCIETÀ

    1. Contratto. Negozio giuridico di natura contrattuale con il quale due o più persone conferiscono beni e/o servizi per svolgere un’attività economica in comune allo scopo di dividerne gli utili (art. 2247 c.c.). Appartiene alla categoria dei contratti di collaborazione, di cui costituisce la figura centrale e le cui caratteristiche si distinguono da quelle proprie dei contratti di scambio. Nel contratto societario, infatti, i soci mirano a conseguire profitti attraverso un’attività economica alla quale partecipano tutti, mentre nei contratti di scambio l’utile si consegue attraverso la prestazione dall’uno all’altro contraente. La disciplina delle società è contenuta negli artt. 2247 sgg. c.c. e cioè nel Titolo V del Libro V (del lavoro), nel titolo VI per le imprese cooperative e le mutue assicuratrici e il titolo XI per le disposizioni penali. La legge stabilisce caso per caso la forma che deve essere usata dalle parti: p.e., l’atto pubblico è richiesto dalla legge per la costituzione della società per azioni; la scrittura privata autenticata per la società semplice. Come tutti i contratti deve avere un contenuto lecito e possibile; possono essere parti oltre alle persone fisiche, anche le persone giuridiche. Con la stipulazione del contratto si costituisce la società. Scopo diverso ha l’iscrizione di quest’ultima nel Registro delle imprese, i cui effetti variano a seconda del tipo di società. Requisiti essenziali del contratto di società sono: il conferimento di beni (in denaro o in natura) o di servizi (esempio tipico: l’attività lavorativa); l’esercizio in comune dell’attività economica, elemento quest’ultimo che distingue la società da altre forme associative, quali le associazioni culturali; la partecipazione dei soci agli utili e alle perdite, in proporzione ai rispettivi conferimenti, con divieto del patto leonino. 2. Tipi di società. Il contratto appartiene alla categoria degli atti tipici, nel senso che coloro che vogliono intraprendere un’attività economica in forma societaria possono servirsi soltanto dei tipi di società regolati dalla legge. Nel nostro ordinamento esistono sei forme tipiche di società che la dottrina distingue in due specie: le società di persone e le società di capitali. Sono società di persone: la società semplice (ss), la società in nome collettivo (snc), la società in accomandita semplice (sas). Sono società di capitali: la società a responsabilità limitata (srl), la società per azioni (spa), la società in accomandita per azioni (sapa). Casi particolari di società di persone che non rispettano tutte le formalità tipiche previste dalla legge sono la società irregolare e di fatto e la società occulta. Altro tipo di società è costituito dalla società cooperativa (di cui la mutua assicuratrice è una forma particolare) che, sulla carta (art. 2511 c.c.), ha scopo mutualistico. La tipicizzazione si estende a disegnare tipi di società specializzate nell’operare in settori particolari come p.e.: società consortili, società di gestione del risparmio (SGR), società di gestione accentrata, società di gestione dei mercati regolamentati, società di intermediazione mobiliare (SIM), società di investimento a capitale variabile (SICAV), società di revisione, società di venture capital, società di sperimentazione gestionale, società di trasformazione urbana, società fiduciaria, società finanziaria, società finanziaria regionale, società mista di enti locali, società organismi di attestazione, società per la cartolarizzazione dei crediti. 3. Formalità di costituzione. Ragione sociale e denominazione sociale. Per le società commerciali vige l’obbligo dell’iscrizione nel Registro delle imprese, tenuto dalla cancelleria del tribunale; l’originale dell’atto costitutivo, con sottoscrizione autenticata (ovvero una copia autentica,se è redatto per atto pubblico) deve essere depositato per l’iscrizione, entro trenta giorni, a cura degli amministratori o del notaio che ha ricevuto l’atto. Se questi non vi provvedono, l’iscrizione può essere richiesta da ciascun socio a spese della società. La mancata iscrizione nel Registro delle imprese non comporta la nullità del contratto, ma dà vita a una società irregolare (v. società irregolare e di fatto), cui si applicano le norme sulla società semplice. Le società hanno una loro sede legale, un nome, detto ragione sociale per le società personali, o denominazione sociale per le società di capitali e vari organi, quali l’assemblea (v. assemblea delle società di capitali), l’amministratore, o il consiglio di amministrazione e il collegio sindacale, alcuni dei quali possono però mancare per alcuni tipi di società. 4. Oggetto. Riguardo alla natura dell’attività economica svolta, la legge distingue le società esercenti le attività commerciali, elencate nell’art. 2195 c.c., dalle altre. Queste ultime sono regolate dalle disposizioni che la legge detta per la società semplice, sempre che i soci non abbiano espressamente convenuto di voler costituire l’ente in una delle forme previste per le società commerciali. 5. Personalità giuridica e responsabilità dei soci. Le società di persone sono sprovviste di personalità giuridica, con la conseguenza che i soci sono solidalmente e illimitatamente responsabili per le obbligazioni sociali. Tuttavia, qualora la particolare struttura della società lo consenta (come nel caso della società in accomandita semplice) e quando è ammesso un patto espresso (come nella società semplice) la responsabilità di alcuni soci può essere limitata. Le società di capitali sono invece provviste di personalità giuridica e costituiscono pertantoveri e propri soggetti di diritto che agiscono attraverso i propri organi (rapporto di rappresentanza organica o istituzionale). Per gli obblighi assunti dall’ente risponde unicamente la società con il suo patrimonio e la responsabilità dei soci resta limitata alla quota posseduta. La società cooperativa può anch’essa essere a responsabilità illimitata o limitata dei soci. 6. Per le società commerciali vige l’obbligo dell’iscrizione nel Registro delle imprese; l’originale dell’atto costitutivo, con sottoscrizione autenticata (ovvero una copia autentica, se è redatto per atto pubblico) deve essere depositato per l’iscrizione, entro trenta giorni, a cura degli amministratori o del notaio che ha ricevuto l’atto; se questi non vi provvedono, l’iscrizione può essere richiesta da ciascun socio a spese della società. La mancata iscrizione nel Registro delle imprese non comporta la nullità del contratto, ma dà vita a una società irregolare (v. società irregolare e di fatto), cui si applicano le norme sulla società semplice. Le società hanno una loro sede legale, un nome, detto ragione sociale per le società personali, o denominazione sociale per le società di capitali e vari organi, quali l’assemblea (v. assemblea delle società di capitali), l’amministratore, o il consiglio di amministrazione e il collegio sindacale, alcuni dei quali possono però mancare per alcuni tipi di società.

  • SOCIETÀ A CATENA

    Soggetti giuridici collegati attraverso una serie di partecipazioni al capitale altrui, in modo tale che la prima società detiene il pacchetto di maggioranza di una seconda, la quale a sua volta ne controlla una terza e così via. Severi limiti nelle partecipazioni reciproche sono previsti dagli artt. 2359 bis e 2360 c.c. La società controllata non può acquistare né sottoscrivere azioni o quote della società controllante se non interamente liberate e solo con somme prelevate dalle riserve, esclusa quella legale. È, inoltre, vietato alle società di costituire o di aumentare il capitale mediante sottoscrizione reciproca di azioni anche per interposta persona. Particolare rilevanza è stata data dal legislatore al fenomeno del collegamento fra società per mezzo dell’istituto dell’amministrazione straordinaria (v. risanamento finanziario delle imprese).

  • SOCIETÀ A RESPONSABILITÀ LIMITATA

    Acr.: S.r.l., s.r.l. Società commerciale che acquista la personalità giuridica con l’iscrizione dell’atto costitutivo nel Registro delle imprese e in cui il rischio dei soci è limitato alla quota di capitale conferito. Delle obbligazioni sociali risponde soltanto la società con il suo patrimonio e non i singoli soci. 1. La disciplina della s.r.l. è stata profondamente modificata dalla riforma Vietti del diritto societario. La disciplina giuridica prevista dal codice civile prima della riforma e la realtà commerciale configuravano la struttura della s.r.l. come una piccola società per azioni, in cui i diritti di partecipazioni sono rappresentati da quote e non da azioni e possono quindi essere trasferite solo secondo le regole generali sulla cessione dei crediti. Nelle intenzioni del legislatore, invece, questo tipo di società si sarebbe dovuto distinguere dalle società per azioni per una maggiore rilevanza dell’elemento personale: si voleva, cioè, apprestare un organismo più semplice per le organizzazioni minori, caratterizzate da una più o meno larga ingerenza dei soci nell’amministrazione della società, nomina del collegio sindacale obbligatoria soltanto se il capitale non è inferiore a lire cento milioni di lire, incapacità di emettere obbligazioni. Con il d.lg. 3.3.1993 n. 88, era stata introdotta la possibilità, prima negata, di una costituzione unilaterale della società a responsabilità limitata (società unipersonale), consentendo a un unico socio fondatore di svolgere un’attività imprenditoriale, sostanzialmente individuale, fruendo del beneficio della responsabilità limitata. 2. La riforma attuata dal d.l. 17.1.2003 n. 6 ha semplificato lo schema della s.r.l. eliminando adempimenti superflui e l’ha avvicinato a quello di una società di persone a responsabilitàlimitata. La materia è disciplinata dagli artt. 2462 sgg. c.c. La società deve essere costituita anche a tempo indeterminato e per atto pubblico, da depositare entro dieci giorni presso il Registro delle imprese. La personalità giuridica si acquista all’atto dell’iscrizione nel Registro. Il capitale sociale minimo è di 10.000 euro. Le partecipazioni dei soci, o quote, non possono mai essere rappresentate da azioni né costituire oggetto di sollecitazione all’investimento, sono liberamente trasferibili per atto tra vivi o per successione a causa di morte, salvo diversa disposizione dell’atto costitutivo, sono pignorabili ed espropriabili, possono formare oggetto di pegno, usufrutto o sequestro. È sempre ammessa la società unipersonale. I soci possono anche non essere persone fisiche. La facoltà di recesso è regolata liberamente dall’atto costitutivo in aggiunta delle ipotesi in cui il diritto di recedere è riconosciuto al socio dalla legge. 3. Il valore dei conferimenti non può essere inferiore al capitale sociale. Può essere conferita qualsiasi specie di attivo, purché suscettibile di valutazione economica. La s.r.l. non può costituirsi per pubblica sottoscrizione. La riforma ha disciplinato anche i finanziamenti dei soci, stabilendone la postergazione rispetto alla soddisfazione degli altri creditori e ciò per evitare la sottocapitalizzazione della società. Se l’atto costitutivo lo prevede, la s.r.l. può emettere titoli di debito sottratti alla disciplina propria delle obbligazioni di una società per azioni. Questi titoli possono essere sottoscritti soltantoda investitori qualificati e, in caso di successiva circolazione, chi li ha sottoscritti risponde della solvenza della società. 4. La riforma ha attribuito in materia di amministrazione ampia autonomia statutaria, precedendo assoluta libertà nelle forme organizzativee tre modelli diversi secondo che l’amministrazione è attribuita a tutti i soci, come nelle società di persone, a uno o più soci, indipendentemente dalla quota di partecipazione o (se l’atto costitutivo lo consente) a uno o più soggetti non soci. Più amministratori costituiscono un consiglio di amministrazione. L’atto costitutivo può prevedere, in alternativa al metodo collegiale classico, anche l’adozione del metodo disgiuntivo o congiuntivo proprio delle società di persone. L’atto costitutivo può stabilire che le decisioni consiliari siano adottate non con il tradizionale metodo collegiale, ma mediante consultazione scritta, o sulla base del consenso espresso per iscritto, sempre che risulti con chiarezza l’argomento oggetto delladecisione e il consenso alla stessa. Restano in ogni caso di competenza del CdA e dovrannoessere deliberate con metodo collegiale la redazionedel progetto di bilancio, la redazione del progetto di fusione o di scissione, l’aumento del capitale sociale. La responsabilità degli amministratori verso la società e verso i singoli soci direttamente danneggiati è solidale, ma non si estende a coloro che siano esenti da colpa o che, essendo a conoscenza dell’atto che si stava per compiere, abbiano fatto constatare il loro dissenso. L’azione di responsabilità contro gli amministratori può essere promossa anche dal singolo socio, il quale può anche chiedere, in caso di gravi irregolarità nella gestione della società, che sia adottato un provvedimento cautelare di revoca degli amministratori medesimi. In ogni caso, sono solidalmente responsabili con gli amministratori i soci che abbiano intenzionalmente deciso o autorizzato il compimento di atti dannosi per la società, i soci o i terzi(compresi quindi gli amministratori di fatto). 5. I soci decidono sulle materie riservate allaloro competenza, secondo quanto stabilito nell’atto costitutivo, e sulle materie che uno o più amministratori o tanti soci che rappresentano almeno un terzo del capitale sociale sottopongono alla loro approvazione. In ogni caso, sono riservate alla competenza dei soci: l’approvazione del bilancio entro 120 giorni e la distribuzione degli utili; se previsto nell’atto costitutivo, la nomina degli amministratori; la nomina dei membri del collegio sindacale o del revisore contabile; le modificazioni dell’atto costitutivo o dell’oggetto sociale ovvero dei diritti dei soci. L’atto costitutivo può prevedere la decisione non collegiale, stabilendo che le decisioni dei soci siano adottate mediante consultazione scritta o sulla base del consenso espresso per iscritto. In tal caso, le decisioni sono adottate col voto favorevole dei soci che rappresentano almeno la metà del capitale sociale. La decisione con il metodo assembleare è però necessaria: per le modificazioni dell’atto costitutivo, dell’oggetto sociale e/o dei diritti dei soci; se ne fanno richiesta uno o più amministratori o un numero di soci che rappresentino almeno un terzo del capitale sociale; in caso di mancata previsione nell’atto costitutivo della procedura di consultazione scritta o sulla base del consenso espresso per iscritto. 6. La nomina del collegio sindacale è obbligatoria se il capitale non è inferiore a 120.000 euro o se per due esercizi successivi sono stati superati almeno due dei tre limiti: 3.125.000 euro di attivo dello stato patrimoniale, 6.250.000 euro di ricavi e 50 dipendenti. È altresì obbligatoria se la società è tenuta alla redazione del bilancio d’esercizio in forma ordinaria. Nelle società in cui non esiste il collegio sindacale, ciascun socio ha diritto di avere dagli amministratori notizia dello svolgimento degli affari sociali e di consultare i libri sociali.

  • SOCIETÀ BANCARIA OPERANTE A MEDIO E LUNGO TERMINE

    Era prevista dalla l. 30.7.1990 n. 218 (art. 1) e dal d.lg. 20.11.1990 n. 356 (art. 18) per costituire in forma societaria le sezioni e gli istituti di credito speciale. I suoi tratti salienti erano rappresentati dalla veste giuridica (spa); dall’esenzione da obblighi e controlli per loro natura applicabili solo al breve termine (cioè alle banche); dall’ampliamento generalizzato dell’oggetto sociale (era concesso alle società bancarie di esercitare anche attività a medio e lungo termine non previste dai vecchi statuti degli enti originari, purché tali attività fossero incluse nei nuovi statuti risultanti dalla conversione ex lege); dalla facoltà di emissione di obbligazioni stanziabili e ammesse di diritto alle quotazioni. Questa figura è stata abrogata dal TUBC che ha ammesso la possibilità per tutte le banche di esercitare sia il credito a breve che quello a medio lungo termine, introducendo nel nostro ordinamento il modello della banca universale.

  • SOCIETÀ BANCARIE DERIVANTI DA RISTRUTTURAZIONE DI ENTI PUBBLICI

    Nel quadro della ristrutturazione degli enti pubblici creditizi, la l. delega 30.7.1990 n. 218, attuata - in subiecta materia - dal d.lg.20.1l.1990 n. 356, ha previsto la possibilità di conversione di detti enti in enti pubblici che svolgono attività bancaria indirettamente attraverso spa bancarie. La previsione di questo sdoppiamento della banca pubblica trae origine dalla constatazione che il modello della spa si è rivelato struttura organizzativa più idonea, rispetto a quella dell’ente pubblico economico, per l’esercizio di attività in regime di concorrenza con altre imprese (pubbliche e private). La nuova disciplina (legale; ma la previsione dev’essere anche richiamata negli Statuti delle singole spa bancarie ex art. 19, comma 2, d.lg. 20.1l.1990 n. 356) prevede il mantenimento in mano pubblica del controllo,diretto o indiretto, delle banche pubbliche, stabilendo che la maggioranza delle azioni con diritto di voto nell’assemblea ordinaria delle società bancarie derivanti dalle ristrutturazioni deve appartenere a enti pubblici o a società finanziarie o bancarie nelle quali la maggioranza delle azioni con diritto di voto nell’assemblea ordinaria appartenga a uno o più enti pubblici. Tuttavia, il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze con comunicazione alle competenti commissioni parlamentari e sentita la Banca d’Italia che provvede all’istruttoria, può autorizzare il trasferimento di azioni o di diritti di opzione che comporti il venir meno del predetto controllo, diretto o indiretto, per conseguire anche uno solo degli obiettivi elencati all’art. 21 del decreto (rafforzamento del sistema creditizio italiano, rafforzamento della sua presenza internazionale, rafforzamentodella sua dimensione patrimoniale, raggiungimento di dimensioni che ne accrescano la capacità competitiva, altre finalità di pubblico interesse). Sono previsti tre tipi di operazioni di ristrutturazione: 1) trasformazione dell’ente creditizio pubblico in spa; 2) fusioni di enti creditizi pubblici, tra loro ovvero con societàbancarie, dalle quali risultino spa, sia mediante incorporazione sia mediante costituzione di nuovi soggetti; 3) conferimenti dell’azienda bancaria o di rami di essa effettuati da uno o più enti creditizi pubblici in spa di nuova costituzione o già esistenti. Gli enti creditizi che intendono procedere a ristrutturazione devono inoltrare un progetto illustrativo delle operazioni deliberato dall’organo dell’ente competente in materia di modificazioni statutarie alla Banca d’Italia, la quale, sentita la Consob, riferisce al CICR. Il progetto è approvato con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze sentito il CICR e previo accertamento della rispondenza del progetto stesso alle esigenze di razionalizzazione del sistema creditizio. I progetti ai quali partecipino enti aventi sede nelle Regioni a statuto speciale sono trasmessi, prima dell’approvazione, alle Regioni stesse per un parere da esprimersi entro trenta giorni dalla richiesta. Per la disciplina degli enti pubblici conferenti v. statuti delle fondazioni di origine bancaria. Le spa risultanti dalle ristrutturazioni sono enti di diritto privato assoggettati al regime ordinario delle spa bancarie e tuttavia con alcune particolarità, la prima delle quali riguarda la costituzione: ilconferimento dell’azienda bancaria può essere effettuato in una spa appositamente costituita anche con atto unilaterale della banca pubblica conferente. Altra particolarità è rappresentata dalla conversione dei titoli di partecipazione al capitale emessi dagli enti creditizi pubblici in azioni: le quote di partecipazione sono convertite in azioni ordinarie, le quote di risparmio in azioni di risparmio, le quote di risparmio partecipativo in azioni ordinarie salva la facoltà degli interessati di optare per la conversione, anche parziale, in azioni di risparmio. Ai soli fini della conversione, le società bancarie e le ocietà finanziarie capogruppo del gruppo creditizio derivanti dalle ristrutturazioni possono, in deroga all’art. 14 della l. 7.6.1974 n. 216, emettere azioni di risparmio anche se non quotate in Borsa. Le società bancariesuccedono nei diritti, nelle attribuzioni e nelle situazioni giuridiche di cui erano titolari gli enti originari. In particolare, è espressamente prevista la conservazione dei privilegi e delle garanzie esistenti a favore degli enti originari senza bisogno di alcuna formalità o annotazione (tranne la pubblicazione con avviso sulla G.U.) e la possibilità che la denominazione delle società bancarie contenga, anche in deroga alle disposizioni vigenti, la denominazione degli enti originari. Alle società bancarie non si applicano invece le norme che disciplinano l’organizzazione degli enti da cui traggono origine. Successivamente, il d.lg. 17.5.1999 n. 153, in attuazione della legge delega 23.12.1998, n. 461, ha innovato profondamente la configurazione giuridica delle fondazioni bancarie (v. fondazione di origine bancaria). Il legislatore, infatti, ha proceduto ad un loro definitivo inquadramento tra “le persone giuridiche private senza scopo di lucro” sancendone la “autonomia statutaria e gestionale” e indirizzandole verso “scopi di utilità sociale e di promozione dello sviluppo economico” (art. 2). In tale ambito, alle Fondazioni è consentito l’esercizio di imprese strumentali alle finalità statutarie (art. 3, comma 1), ma (e ciò costituisce l’aspetto più rilevante della riforma) è stato prescritto il preciso obbligo di dismettere le partecipazioni di controllo in società ed enti diversi da quelli strumentali, ed in primo luogo, quindi, nelle società conferitarie (art. 6). L’effettiva dismissione delle partecipazioni bancarie, alla fine di un periodo transitorio di quattro anni (o ulteriori due), dovrebbe essere garantita mediante il ricorso ad apposito commissario (art. 25).

  • SOCIETÀ COMMISSIONARIA

    Società che svolgeva l’attività propria del commissionario di borsa. Le società commissionarie per lungo tempo erano rimaste prive di speciale disciplina legislativa o regolamentare. Solo con delibera della Consob n. 1623 del 19.12.1984 era stato dettato un regolamento (successivamente modificato con altre delibere) ai soli fini, però, dell’ammissione delle società negli antirecinti alle grida delle varie borse valori. In seguito della entrata in vigore della l. 2.1.1991 n. 1, le società commissionarie in valori mobiliari potevano transitoriamente continuare a svolgere la loro attività nei confronti del pubblico fino al 31.12.1992, fatta salva la possibilità di trasformarsi in SIM. Decorso quel termine, la società commissionaria ha quindi perso ogni funzione circa l’intermediazione in valori mobiliari, attività riservata alle SIM.

  • SOCIETÀ CONSORTILI

    . La crisi finanziaria delle imprese, specie qualora sia determinata da un eccessivo indebitamento in presenza di tassi elevati, può superarsi attraverso un aumento del capitale di rischio. In tale prospettiva si è ritenuto, anche per l’inadeguatezza del mercato azionario, di consentire alle banche, in via eccezionale, di partecipare al processo di ristrutturazione finanziaria delle imprese. La l. 5.12.1978 n. 787 ha previsto la possibilità per gli istituti e le banche di partecipare, previa autorizzazione della Banca d’Italia, a società consortili per azioni aventi per oggetto esclusivo la sottoscrizione e la vendita di azioni e di obbligazioni convertibili in azioni emesse da imprese industriali in connessione con un piano di risanamento, a determinate condizioni, da società che controllano le imprese industriali da risanare. La partecipazione delle banche alle società consortili, agevolate da significativi incentivi fiscali, è stata prevista come volontaria. La l. 3.4.1979 n. 95 ha peraltro attribuito al Ministero del Tesoro il potere di imporre alle banche creditrici di consorziarsi per conseguire le finalità di risanamento delle grandi imprese in crisi, con divieto, in caso di rifiuto, di iniziare o proseguire per due anni azioni esecutive sul patrimonio dell’impresa debitrice da risanare. La stessa legge ha previsto la possibilità che siano costituite dalle società consortili società per azioni per l’acquisto di aziende o impianti appartenenti a imprese in amministrazione straordinaria. Sono stati posti limiti temporali sia alla costituzione delle società consortili (tre anni dall’entrata in vigore della legge), sia alla loro durata (cinque anni). Accanto ad una prevalente partecipazione delle banche, la legge ha ammesso la partecipazione alle società consortili, nella misura massima del 40% del capitale sociale, anche di enti o società di diversa natura. Limiti (offerta pubblica in borsa o al mercato ristretto per almeno tre riunioni) sono stati posti anche per quanto riguarda le alienazioni delle azioni e delle obbligazioni convertibili di società quotate in borsa o al mercato ristretto detenute in portafoglio dalle società consortili. La vigilanza sulle società consortili è stata riservata alla Banca d’Italia con applicazione, in quanto compatibili, delle norme della legge bancaria. La legge ha richiesto, per la costituzione delle società consortili, l’adozione della forma delle società per azioni ed ha escluso che possano applicarsi le disposizioni in tema di consorzi; le stesse non sono quindi qualificabili come consorzi in senso tecnico, ma sono società finanziarie che svolgono attività esclusiva di assunzione di partecipazione in altre società. Minoritaria è l’opinione che considera le società consortili vere e proprie banche in quanto la loro attività consisterebbe, sia pure attraverso l’utilizzazione di uno strumento atipico, nell’erogazione del credito

  • SOCIETÀ COOPERATIVA

    Le cooperative sono società particolari, disciplinate dagli artt. 2511 e segg. c.c. caratterizzate, sulla carta, dall’avere “scopo mutualistico” (così dice l’art. 2511 c.c.). Vero è che le cooperative, specie di grandi dimensioni, sono di fatto spesso un mezzo per realizzare profitti avvantaggiarsi di estese agevolazioni fiscali e di accesso privilegiato al credito e alle commesse pubbliche. 1. Categorie di cooperative. La distinzione tradizionale, che risale alle origini della cooperazione nel secolo XIX, riguarda due grandi modelli di cooperative: cooperative di produzione e cooperative di consumo. A seconda dei settori di intervento si sono però aggiunte ulteriori specificazioni. Le principali categorie di società cooperative sono le seguenti: a) nel campo della produzione e del commercio dei prodotti dei soci (cooperative di produzione, di cui i soci si servono per vendere al consumo direttamente i loro prodotti); b) nel campo del consumo di beni da parte dei soci (cooperative di consumo, attraverso le quali i soci ottengono i beni loro necessari a prezzi di costo, aumentato soltanto di una lieve percentuale per spese generali); c) nel campo del finanziamento di imprese o altre attività professionali dei soci, (cooperative di credito quali la banca popolare e la banca di credito cooperativo, attraverso le quali i soci ottengono i mezzi finanziari per l’esercizio delle loro attività); d) nel campo dell’assicurazione (cooperative assicuratrici, mediante le quali i soci assicurano i rischi o delle loro attività o relativi ai loro beni, alla salute, alla vita ecc.; cosa affine è la mutua assicuratrice); e) cooperative edilizie sono quelle costituite per la costruzione di case di civile abitazione per i soci, in genere per fruire di agevolazioni fiscali e creditizie; f) vi sono poi cooperative e mutue di lavoro attraverso le quali il lavoratore mira, oltre che al salario, a un maggior guadagno derivante dalla partecipazione nel profitto della mutua, che altrimenti andrebbe al datore di lavoro; g) figura nuova è, infine, la piccola società cooperativa, introdotta dalla l. 7.8.1997 n. 266 (art. 21), composta solo da persone fisiche da 3 a 8, a responsabilità limitata, con atto costitutivo semplificato (ma da redigere in forma scritta per il deposito e l’iscrizione nel Registro delle imprese), concepita specialmente per i giovani e i disoccupati e destinata, come sembra, a svilupparsi specialmente nel settore agricolo e dell’agriturismo. 2. Responsabilità illimitata e limitata dei soci. Le società cooperative possono essere costituite come società cooperative a responsabilità illimitata o limitata. Sovente la legge prescrive che certe attività possono essere esercitate dalle cooperative solo in forma a responsabilità limitata (p.e. le cooperative di credito e di assicurazioni). Nelle cooperative a responsabilità illimitata delle obbligazioni sociali risponde la società con il suo patrimonio, e la illimitatezza si ha solo nel caso di liquidazione coatta ovvero di fallimento, in cui rispondono illimitatamente e solidalmente anche tutti i soci, ma solo in via sussidiaria (artt. 2513 e 2514 c.c.). Nelle cooperative a responsabilità limitata risponde, in ogni caso, solamente la società col patrimonio sociale; tuttavia anche qui l’atto costitutivo può disporre che in caso di liquidazione coatta ovvero di fallimento rispondono sussidiariamente o solidalmente tutti i soci per un multiplo della propria quota (art. 2514). Nel secondo caso, cioè quando la società è a responsabilità limitata, le quote di partecipazione dei soci possono anche essere rappresentate da azioni (art. 2514, comma 1). In tal caso oltre all’applicazione (disposta comunque dall’art. 2516) delle regole della spa, relative ai conferimenti e alle prestazioni accessorie, alle assemblee dei soci, agli amministratori e ai sindaci, ai libri sociali, al bilancio o alla liquidazione, si richiamano in applicazione anche le regole relative alle azioni (art. 2521, comma 2), salvo però in ogni caso quanto è disposto in particolare per le società cooperative, tanto nel codice (artt. 2518-2545) che nelle leggi speciali. 3. Capitale delle società cooperative. Limiti alla partecipazione dei soci. Un’altra caratteristica di questo tipo di società è quella di essere capitale variabile, cioè la possibilità di mutare in più o in meno, con l’aumentare o il diminuire dei soci, il capitale sociale, senza che ciò costituisca (e senza che sia perciò necessaria) modificazione dell’atto costitutivo. Il capitale della società, anche se questo è del tipo a responsabilità limitata, non è mai determinato in un ammontare prestabilito (art. 2520). Nessuno può avere parte in una cooperativa per una quota superiore a lire ottanta milioni o per un numero di azioni che, al valor nominale, superi tale ammontare (art. 2521, comma 1). Per i soci delle cooperative di manipolazione, trasformazione, conservazione o commercializzazione dei prodotti agricoli e di quelli di produzione e lavoro tale limite è fissato in lire 120 milioni (art. 2521, come modificato dall’art. 3 della I. 31.1.1992 n. 59). 4. Trasferibilità delle quote o delle azioni. La partecipazione alla società, espressa in quote o azioni, non può essere trasferita a persone diverse, con effetto verso la società, se non in seguito ad autorizzazione degli amministratori, salvo il caso di morte, e sempre che non sia vietata dall’atto costitutivo (divieto che, se introdotto con modificazione posteriore alla costituzione medesima, dà diritto al socio di recedere dalla società: art. 2523). In caso di morte, se l’atto costitutivo non prevede la continuazione del rapporto cogli eredi del socio, questi hanno il diritto alla liquidazione della sua quota o al rimborso delle azioni (art. 2528). 5. Ammissione di nuovi soci. L’ammissione di nuovi soci è deliberata dagli amministratori, e va annotata nel libro dei soci; il nuovo socio però oltre all’importo della quota o delle azioni sottoscritte deve versare la somma che gli amministratori determinano per ogni esercizio sociale (art. 2525). L’atto costitutivo può prevedere la costituzione di fondi per lo sviluppo tecnologico o per la ristrutturazione o il potenziamento aziendale mediante speciali conferimenti da parte di terzi attribuendo a questi ultimi la qualità di socio sovventore (art. 4, l. 31.12.1992 n. 59). I voti attribuiti ai soci sovventori non devono in ogni caso superare un terzo dei voti spettanti a tutti i soci. I soci sovventori possono essere nominati amministratori, fermo restando che la maggioranza del Consiglio di amministrazione deve essere comunque costituita da soci cooperatori. Lo statuto può stabilire particolari condizioni a favore dei soci sovventori per la ripartizione degli utili e la liquidazione delle quote e delle azioni. Il tasso di remunerazione non può comunque essere maggiorato in misura superiore al 2% rispetto a quello stabilito per gli altri soci. 6. Azioni di partecipazione cooperativa. Le società cooperative che abbiano adottato nei modi e nei termini stabiliti dallo statuto procedure di programmazione pluriennale finalizzate allo sviluppo e all’ammodernamento aziendale possono emettere azioni di partecipazione cooperativa, prive del diritto di voto e privilegiate nella ripartizione degli utili e nel rimborso del capitale per un ammontare non superiore al valore contabile delle riserve indivisibili o del patrimonio netto risultanti dall’ultimo bilancio certificato e depositato presso il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale. Le azioni di partecipazione cooperativa possono essere al portatore a condizione che siano interamente liberate e ai loro possessori spetta una remunerazione maggiorata del 2% rispetto a quella delle quote o delle azioni dei soci della cooperativa. Tali azioni devono essere offerte, in misura non inferiore alla metà, in opzione ai soci e ai lavoratori dipendenti della società cooperativa (art. 5 l. 59/92). All’atto dello scioglimento della società cooperativa le azioni di partecipazione cooperativa hanno diritto di prelazione nel rimborso del capitale per l’intero valore nominale (art. 5, comma 6, l. 59/92). 7. Organi sociali. Gli Organi sociali della cooperativa sono costituiti dall’assemblea, dagli amministratori e dai sindaci. Per l’assemblea dei soci è da notare che ogni socio ha un solo voto, qualunque sia l’ammontare della sua quota o il numero delle sue azioni; solo nel caso che alla cooperativa partecipino anche persone giuridiche, alle quali peraltro non si applica il limite massimo di venti milioni quale entità della partecipazione (l. 72/83), l’atto costitutivo, in relazione alla quota o al numero dei membri, può accordare più voti, ma non mai oltre cinque (art. 2532, commi 2, 3 e 4). Inoltre, quando i soci non siano inferiori a cinquecento (le persone giuridiche socie con più voti sono a quest’effetto da contare per tante persone quanti sono i voti di cui dispongono) e la società svolge azione in più comuni, o quando comunque sono non meno di trecento appartenenti a diverse categorie, l’atto costitutivo può stabilire, determinando le opportune modalità, che l’assemblea generale sia costituita da delegati eletti da separate assemblee parziali (c.d. sistema delle assemblee successive o di votazione per gradi), convocate nei luoghi ove risieda un numero di soci non inferiore a cinquanta (materia di discussione e di delibera di codeste assemblee separate è naturalmente la stessa dell’assemblea generale, a cui le prime devono inviare i propri delegati). 8. Vigilanza e controllo. Le cooperative sono inoltre soggette alla vigilanza e agli altri controlli dell’Autorità governativa che, in caso d’irregolare funzionamento, può revocare gli amministratori e affidare la gestione a un commissario, al quale per dati atti può conferire anche i poteri spettanti all’assemblea, male cui deliberazioni non sono efficaci senza l’approvazione dell’Autorità stessa che lo ha nominato (artt. 2542, 2543). I suddetti controlli sono ora disciplinati dalla l. 31.1.1992 n. 59. 9. Scioglimento e liquidazione. Le cause di scioglimento delle società cooperative sono le stesse indicate per le società per azioni dall’art. 2448, esclusa naturalmente la riduzione del capitale sotto il minimo legale, per l’evidente ragione che un minimo non c’è, onde l’ipotesi è sostituita da quella della perdita del capitale sociale (art. 2539). Inoltre, le cooperative possono essere sciolte dall’Autorità governativa, quando a suo giudizio non sono più in condizione di raggiungere gli scopi per i quali sono nate, o se per due anni consecutivi non hanno depositato il bilancio annuale o non hanno compiuto atti di gestione (ex art. 2544). Le società cooperative edilizie e di abitazione e i loro consorzi che non hanno depositato in tribunale nei termini prescritti i bilanci relativi agli ultimi due anni sono invece sciolti di diritto e perdono la personalità giuridica (art. 18, l. 31.1.1992 n. 59). La liquidazione ha luogo secondo le norme comuni, ma nel caso in cui l’attivo risultasse insufficiente a pagare i debiti, si può far luogo al passaggio dalla liquidazione ordinaria a quella cotta amministrativa, la quale inoltre può essere disposta, stante lo stesso presupposto, anche nel caso che la società non fosse ancora in liquidazione (art. 2540). Sia in caso di liquidazione coatta, che anche nel caso di fallimento (possono infatti fallire anche le cooperative se oggetto della loro impresa è un’attività commerciale; ex art. 2540, comma 2), i soci che hanno la responsabilità sussidiaria rispondono per il pagamento delle obbligazioni sociali in proporzione alla parte che ciascuno ha nelle perdite, e nella stessa proporzione i soci solvibili sopportano l’onere della parte spettante ad eventuali soci insolventi (art. 2541).

  • SOCIETÀ DI COMODO

    Società che si presumono non operative al fine di disincentivarne l’utilizzo e di conseguire maggiori entrate tributarie. L’istituto, originariamente contenutonella l. 23.12.1994 n. 724, è stato modificato con l. 23.12.1996 n. 662. Attualmente le società per azioni, in accomandita per azioni, a responsabilità limitata, in nome collettivo e in accomandita semplice, oltre che le società e gli enti di ogni tipo non residenti, con stabile organizzazione nel territorio dello Stato si considerano non operativi, salvo prova contraria sostenuta da riferimenti a oggettive situazioni di carattere straordinario, se l’ammontare complessivo dei ricavi, degli incrementi delle rimanenze e dei proventi, esclusi quelli straordinari, risultanti dal bilancio o dalle scritture contabili (dati assunti in base alle risultanze medie dell’esercizio in corso e dei due precedenti), è inferiore alla somma degli importi che risultano applicando la percentuale dell’1% al valore delle azioni, quote, partecipazioni ecc., del 4% al valore degli immobili, del 15% al valore delle altre immobilizzazioni (materiali e immateriali). La norma non si applica a taluni soggetti che si trovano in particolari situazioni (p.e. non si trovano in periodo di normale svolgimento dell’attività) o che presentano determinate caratteristiche (p.e. società esercenti pubblici servizi di trasporto). Se la società è considerata di comodo deve dichiarare un reddito minimo, in misura almeno pari alla somma di determinati importi, calcolati applicando la percentuale dello 0.75% al valore delle azioni, quote, obbligazioni, del 3% al valore degli immobili, del 12% al valore delle altre immobilizzazioni. Se la società di comodo non si adegua al reddito minimo legislativamente fissato l’amministrazione finanziaria può procedere alla rettifica del reddito dichiarato in misura pari a quello minimo presunto.

  • SOCIETÀ DI DIRITTO EUROPEO

    Tre recenti atti hanno riacceso il dibattito sulla Società europea (acr.: SE): l’Agenda sociale europea, approvata dal Consiglio europeo di Nizza del 7, 8 e 9.12.2000 (con particolare riferimento al ruolo dei lavoratori in seno ad essa); la Sedicesima relazione annuale sul controllo dell’applicazione del diritto comunitario (1998) (pubblicata nel 1999, sottolinea la priorità della materia e la mancata adozione degli atti proposti); un nuovo Parere del Comitato economico e sociale sul tema Statuto della società europea. Da oltre un decennio, infatti, non si è riusciti a trovare un accordo sulla Proposta di regolamento recante lo Statuto della società europea che la Commissione europea aveva adottato il 25 agosto 1989 e poi modificato con una nuova proposta il 16 maggio 1991 in seguito al parere del Comitato economico e sociale e al parere del Parlamento europeo. A questo testo, di oltre cento articoli, si deve aggiungere la proposta modificata di direttiva, del 6.4.1991, concernente il ruolo dei lavoratori nella summenzionata società europea. Sulla base del testo presentato, la società europea dovrebbe essere una società commerciale, con il capitale diviso in azioni e personalità giuridica. Inoltre, dovrebbe avere un capitale minimo di 100.000 EUR e dovrebbe potrebbe essere costituita: a) da società per azioni, mediante fusione o costituzione di una nuova holding (in tal caso la società europea potrebbe essere costituita anche da società a responsabilità limitata), purché almeno due di esse abbiano l’amministrazione centrale in Stati membri diversi; ovvero, purché abbiano una filiale o uno stabilimento permanente in uno Stato membro diverso da quello della loro amministrazione centrale; b) sotto forma di filiale comune, da società ai sensi del secondo comma dell’art. 48 CE (ex 58 TCE) e dagli altri enti giuridici di diritto pubblico o privato costituiti conformemente alla legislazione di uno Stato membro e che abbiano la sede centrale e l’amministrazione nella Comunità, allorché almeno due di essi abbiano l’amministrazione centrale in Stati membri differenti; ovvero, abbiano una filiale o uno stabilimento permanente in uno Stato membro diverso da quello della loro amministrazione centrale; c) da una società per azioni costituita conformemente alla legislazione di uno Stato membro e avente la sede sociale e l’amministrazione centrale nella Comunità, mediante una trasformazione, purché abbia una filiale o uno stabilimento permanente in uno Stato membro diverso da quello della sua amministrazione centrale. La sede della società dovrebbe poi essere nella Comunità e corrispondere al luogo di amministrazione centrale della stessa. Per ciò che concerne la gestione della società europea, lo statuto della stessa dovrebbe disciplinare la sua struttura, in base a un sistema dualistico (organo di direzione e organo di vigilanza), o in base a un sistema monistico (organo di amministrazione). Gli Stati membri, tuttavia, potrebbero imporre il sistema dualistico o il sistema monistico alle società europea che hanno sede sul loro territorio. Si rileva, inoltre, che per la redazione, il controllo e la pubblicità dei conti annuali e dei conti consolidati, le società europea che fossero enti creditizi o enti finanziari dovrebbero conformarsi alle norme di diritto nazionale dello Stato della sede, adottate in applicazione della Direttiva 86/635/CEE del Consiglio. Infine, per quanto concerne la partecipazione dei lavoratori, la proposta di direttiva sopra citata prevede tre possibilità alternative: a) il sistema tedesco, per il quale i lavoratori sarebbero rappresentati negli organi di gestione; b) il sistema franco-italiano, in base al quale i rappresentanti dei lavoratori farebbero parte di un comitato d’impresa, separato dagli organi di gestione; c) il sistema svedese, per il quale ogni società fisserebbe delle regole di cogestione in base a uno specifico accordo con i lavoratori. Qualora negoziati intrapresi tra gli organi di amministrazione delle società fondatrici e i rappresentanti dei lavoratori di dette società non approdassero a un accordo, la scelta del modello di partecipazione spetterebbe all’Assemblea generale chiamata a pronunciarsi sulla costituzione della società europea.

  • SOCIETÀ DI GESTIONE DEI MERCATI REGOLAMENTATI

    Nascono dalla svolta nella politica del diritto dei mercati finanziari impostadalle direttive comunitarie e attuata con il d.lg. 23.7.1996, n. 415 (decreto Eurosim), successivamente ribadita nel TUF nel 1998. La scelta di sistema si è risolta nella definizione delle attività di organizzazione e gestione di mercati regolamentati di strumenti finanziari (v. borsa valori) come di un’attività imprenditoriale in senso proprio, esercitata esclusivamente da società per azioni, anche senza scopo di lucro:le Società di gestione dei mercati appunto. La portata dell’innovazione risiede nel fatto che la nascita e lo sviluppo dei mercati finanziari e con essi tanto dell’avvio alla quotazione di nuovi settori e aree produttive quanto della crescita dell’offerta e delle opportunità per gli investitori istituzionali e i piccoli risparmiatori, non dipende più dalla sensibilità delle Autorità Pubbliche relativamente alle esigenze del tessuto produttivo ma è semplicemente il frutto della libera iniziativa privata. Quanto detto non significa che vengano a mancare delle forme diintervento diretto e indiretto da parte delle Autorità Pubbliche medesime volte a preservare la forte connotazione generale degli interessi coinvolti dal corretto dispiegamento degli scambi sui mercati finanziari. Al contrario, è proprio in questa chiave che si deve inquadrare la disciplina delle Società di gestione dei mer- cati. In essa si trova la chiave principale del significato da attribuire alla nozione di mercato regolamentato. Infatti è proprio nella specialità dello statuto previsto per le Società di gestione dei mercati e nelle forme di vigilanza che discendonodall’esigenza pubblica di garantire l’osservanza delle regole poste nel TUF e nella normativa regolamentare, per l’esercizio corretto dell’attività di organizzazione e gestione dei mercati, che si rinvengono le giustificazioni dei vincoli esterni all’attività di tali società: l’intera materia è dominata dalla ricerca di un equilibrio tra la natura privata dei soggetti investiti, delle attività da essi esercitate e dei fini per questa via perseguiti e l’interesse generale ad un corretto funzionamento dei mercati finanziari interessati. A proposito della nozione di mercato regolamentato, va detto che la nozione “domestica,” identificabile con il mercato-impresa - con tutto ciò che ne deriva, anche in termini di concorrenza con le altre organizzazioni dei mercati regolamentati esistenti - non coincide con la nozione comunitaria, che è comprensiva anche dei mercati pubblici. Di quei mercati quindi strutturati secondo il modello vigente in Italia fino alla riforma di cui al d.lg. 23.7.1996, n. 415. La confluenza in capo alle Società di gestione dei mercati di poteri di gestione e di vigilanza sul funzionamento dei mercati creati, tanto di natura privata, perché originati dai propri regolamenti, che di natura pubblica, perché delegati dalla Consob o sanciti direttamente dal legislatore, non fa delle stesse dei soggetti incaricati di pubblico servizio. L’attività di tali soggetti giuridici rimane ilfrutto della libera iniziativa economica privata, sottoposta a vincoli posti a tutela di interessi generali e confortata dal conferimento di poteri e prerogative pubblicistiche, ma pur sempre orientata al perseguimento di fini meramente privati. La Consob stabilisce in dieci miliardi di lire il capitale minimo delle Società di gestione dei mercati, salva la previsione di un minimo superiore, e pari a venticinque miliardi, ove, tra le attività connesse e strumentali esercitate, vi sia anche l’istituzione e gestione di sistemi di compensazione e garanzia delle operazioni aventi ad oggetto strumenti finanziari derivati ammessi alle negoziazioni nei mercati da essegestiti. Il profilo centrale dell’attività delle Società di gestione dei mercati peraltro sta nella predisposizione e nella successiva approvazione, da parte dell’assemblea ordinaria delle società delle quali si discute, del regolamento, in virtù del quale si disciplina effettivamente l’organizzazione e la gestione del mercato o dei mercati interessati (v. Borsa Italiana spa). Il regolamento determina in ogni caso: a) le condizioni e le modalità di ammissione, di esclusione e di sospensione degli operatori e degli strumenti finanziari dalle negoziazioni; b) le condizionie le modalità per lo svolgimento delle negoziazioni e gli eventuali obblighi degli operatori e degli emittenti; c) le modalità di accertamento, pubblicazione e diffusione dei prezzi; d) i tipi di contratti ammessi alle negoziazioni, oltre che i criteri per la determinazione dei quantitativi minimi negoziabili. È proprio con particolare riferimento al regolamento (anche se la verifica attiene anche ai requisiti essenziali della Società di gestione del mercato), la Consob esegue una penetrante forma di controllo, dalla quale deriva la stessa concessione dell’autorizzazione all’esercizio dei mercati istituiti. Oggetto di attenzione da parte della Commissione, ai fini del rilascio dell’autorizzazione suddetta, è che il regolamento del mercato sia conforme alla disciplina comunitaria e tale da assicurare la trasparenza del mercato, l’ordinato svolgimento delle negoziazioni e la tutela degli investitori. La procedura per il rilascio dell’autorizzazione si completa con la comunicazione, alle autorità di controllo degli altri paesi della Comunità, dell’avvenuta iscrizione del mercato interessato nell’elenco dei mercati autorizzati, perché in virtù del principio del mutuo riconoscimento esso diventi un mercato comunitario riconosciuto. Lo speciale statuto delle società per azioni destinate alla organizzazione e gestione dei mercati prevede poi requisiti di professionalitàe di onorabilità per i componenti del consiglio di amministrazione e del collegio sindacale, oltre che per il presidente del consiglio di amministrazione, per l’amministratore delegato ed il direttore generale. Requisiti di onorabilità devono essere posseduti anche dai soci che detengano una partecipazione superiore al cinque per cento del capitale rappresentato da azioni con diritto di voto. La conseguenza dell’eventuale mancanza dei requisiti previsti, per il socio che detenga una partecipazione quale quella indicata, è quella dell’esclusione dell’esercizio del relativo diritto di voto e, ove ciò avvenga nonostante il divieto, dell’impugnazione della deliberazione assunta - se il voto è stato determinante - anche da parte della Consob. Sempre la Commissione dovrà verificare la ricorrenza dei requisiti di onorabilità dei soci subentranti in caso di acquisti o cessioni di partecipazioni nelle Società di gestione dei merca- ti, passaggi che dovranno essere oggetto di comunicazione da parte dell’acquirente, entro ventiquattro ore, alla stessa Consob e alla Società di gestione del mercato interessata. Anche la violazione dell’obbligo di comunicazione, così come la mancanza dei requisiti indicati nell’acquirente, è causa di esclusione del diritto di voto per le azioni acquistate. Quanto alle competenze proprie delle Società di gestione dei mercati, esse devono: a) predisporre le strutture, fornire i servizi del mercato e determinare i corrispettivi ad esse dovuti; b) adottare gli tutti gli atti necessari per il buon funzionamento del mercato e verificare il rispetto del regolamento; c) disporre l’ammissione, l’esclusione e la sospensionedegli strumenti finanziari e degli operatori dalle negoziazioni, d) comunicare alla Consob le violazioni del regolamento del mercato, segnalando le iniziative assunte; e) provvedere alla gestione e alla diffusione al pubblico delle informazioni e dei documenti che gli intermediari devono rendere pubblici; f) provvedere agli altri compiti ad esse eventualmente affidati dalla Consob. Le Società di gestione dei mercati dunque non provvedono soltanto alle attività dalle quali concretamente discende la possibilità per i mercati di funzionare; ad esse competono anche importanti funzioni di vigilanza, soprattutto ove queste società assicurano il rispetto del regolamento, dal quale deriva l’ordinato svolgimento delle negoziazioni e, per questa via, la tutela degli investitori.

  • SOCIETÀ DI GESTIONE DEL RISPARMIO - SGR (Enciclopedia)

    Il TUF ha innovato l’ambito della gestione collettiva del risparmio introducendo questa nuova figura destinata a rappresentare il principale intermediario professionale nel mercato del risparmio gestito. Le disposizioni del TUF (artt.33-50) sono state integrate in sede regolamentare da alcuni provvedimenti della Banca d’Italia (Provvedimento della Banca d’Italia dell’1-7-1998 e del 20-9-1999, successivamente abrogati dal provvedimento 14-4-2005, nonché dal D.M.24-5-1999,n.228). Secondo l’art. 1, lett. o) del TUF, la società di gestione del risparmio è la società per azioni, con sede legale e direzione generale in Italia, autorizzata a prestare il servizio di gestione collettiva del risparmio. A seguito dell’entrata in vigore del TUF, quindi, la gestione collettiva del risparmio è riservata, oltre che alle SICAV, alle società di gestione del risparmio (art. 33, comma 1, TUF). Rispetto al sistema anteriore, però, l’ambito di operatività della società di gestione del risparmio risulta notevolmente più ampio visto che le è consentito di istituire e gestire fondi pensione, di offrire al pubblico anche "il servizio di gestione su base individuale di portafogli d’investimento per conto terzi" e le altre attività connesse e strumentali 1 In altri termini le SGR possono offrire i servizi di investimento (di cui alla lett. d ed f , art. 1, comma 5, TUF), altrimenti riservati alle banche, alle SIM, alle imprese d’investimento comunitarie (art. 18, 2° comma e 33, 2° comma TUF). Questa previsione, che costituisce un unicum nell’ordinamento comunitario, consente agli investitori, che vogliano destinare i propri risparmi a forme di investimento tanto collettivo quanto individuale, di rivolgersi a un solo intermediario professionale. Le società di gestione del risparmio, solitamente, gestiscono fondi comuni d’investimento di propria istituzione, ma possono anche gestire fondi comuni istituiti da altre società di gestione del risparmio (art. 36 TUF) le quali si limitino (c.d. società promotrici) alla "promozione, istituzione e organizzazione di fondi comuni d’investimento e all’amministrazione dei rapporti con i partecipanti" (art. 1, comma 1, lett. n, n. 1 TUF). Secondo quanto disposto dall’art. 43, comma 7, TUF, le società di gestione del risparmio, inoltre, rappresentano gli unici intermediari delegabili per la gestione del patrimonio delle SICAV. Le società di gestione del risparmio possono, infine, istituire e gestire fondi pensione (v. fondo pensione; art. 33, comma 2, lett. b, TUF), prestare il servizio di consulenza in materia di investimenti e commercializzare quote o azioni di OICR propri o di terzi, in conformità alle regole di condotta stabilite dalla Consob, sentita la Banca d’Italia. La SGR può anche affidare specifiche scelte di investimento a intermediari abilitati a prestare servizi di gestione di patrimoni, nel quadro di criteri di allocazione del risparmio definiti di tempo in tempo dal gestore o può delegare a soggetti terzi specifiche funzioni inerenti la prestazione di tutti i servizi che può offrire con modalità che evitino lo svuotamento della società stessa, ferma restando la sua responsabilità nei confronti dei partecipanti al fondo per l'operato dei soggetti delegati. La società di gestione del risparmio viene autorizzata dalla Consob, sentita la Banca d’Italia, ad esercitare il servizio di gestione collettiva del risparmio e di gestione su base individuale di portafogli d’investimento quando ricorrono le condizioni stabilite dall’art. 34, comma 1, TUF e cioè: a) sia adottata la forma della società per azioni; b) la sede legale e la direzione generale siano situate nel territorio della Repubblica; c) il capitale sociale versato sia di ammontare non inferiore a quello determinato in via generale dalla Banca d’Italia; d) i soggetti che svolgono funzioni di amministrazione, direzione e controllo abbiano i requisiti di professionalità e onorabilità stabiliti dall’art. 13; e) i partecipanti al capitale abbiano i requisiti di onorabilità stabiliti dall’articolo 14; f) la struttura del gruppo di cui è parte la società non sia tale da pregiudicare l’effettivo esercizio della vigilanza sulla società stessa; g) venga presentato un programma concernente l’attività iniziale oltre che una relazione sulla struttura organizzativa; h) la denominazione contenga la parole "società di gestione del risparmio". Rilasciata l’autorizzazione, la società di gestione del risparmio è iscritta in un apposito albo tenuto dalla Banca d’Italia. La società di gestione del risparmio deve operare (così si legge nell’art. 40, comma 1, lett. a TUF) con diligenza, correttezza e trasparenza nell’interesse dei partecipanti ai fondi; organizzarsi in modo da ridurre al minimo il rischio di conflitto d’interesse anche tra i patrimoni gestiti; adottare misure idonee a salvaguardare i diritti dei partecipanti ai fondi. L’art. 40 citato, al comma 2, precisa, altresì, che la società di gestione del risparmio provvede anche all’esercizio dei diritti di voto "inerenti agli strumenti finanziari dei patrimoni gestiti". Comune agli altri intermediari è la disciplina della prevenzione e della soluzione delle situazioni di crisi contenuta nel titolo IV, parte II del TUF. Le SGR sono soggette alla vigilanza della Banca d’Italia e della Consob (artt. 12 e 73 TUF), devono essere autorizzate dalla Banca d’Italia (sentita la Consob) all’esercizio della loro attività previo accertamento di particolari requisiti (art.34 TUF), sono iscritte in un apposito albo tenuto dalla Banca d’Italia (art. 35 TUF). La Banca d’Italia e la Consob il 1°.7.1998 hanno emanato i provvedimenti attuativi, volti a dare immediata attuazione alla nuova disciplina della gestione collettiva del risparmio, completati successivamente con l’emanazione del regolamento del settembre 1999. Tali provvedimenti sono stati successivamente abrogati dal Provvedimento Banca d‘Italia 14-4-05. Le SGR si differenziano dalle precedenti società di gestione dei fondi comuni d’investimento essenzialmente per la più ampia operatività, divenendo gestori unici abilitati a prestare contestualmente servizi di gestione collettiva ed individuale ovvero di istituire e gestire tutte le tipologie di fondi. Per evitare il rischio di conflitto di interessi derivante dalla unificazione in un medesimo soggetto dell’operatività sia "in monte" che su base individuale, sono stati posti vincoli di separazione patrimoniale tra le due attività ed è stato disposto il principio di esclusività dell’oggetto sociale delle SGR, che pertanto non possono svolgere alcun altro tipo di servizio finanziario o di investimento, come p.e. la negoziazione. La normativa impone il rispetto di taluni requisiti con riferimento al capitale minimo. In generale la SGR deve possedere un capitale pari ad almeno di un milione di euro. Tuttavia possono essere costituite SGR con capitale ridotto, cioè con capitale sociale minimo almeno pari a quello richiesto dal codice civile per la costituzione delle società per azioni (cc. dd. "SGR con capitale ridotto") qualora siano rispettate le seguenti condizioni:a) La SGR svolge esclusivamente l’attività di promozione e/o gestione di fondi chiusi; è partecipata, nella maggioranza assoluta del capitale sociale, da Università, centri di ricerca con personalità giuridica autonoma, enti pubblici territoriali, fondazioni universitarie e bancarie, consorzi universitari partecipati da Università e Camere di commercio; gestisce fondi il cui patrimonio iniziale non è superiore a 25 milioni di euro(in caso di superamento di tale valore, la SGR, entro 12 mesi dalla data in cui l’importo risulta superato, adegua il proprio capitale a quello richiesto in via generale). b) I fondi, come indicato nel regolamento di gestione: sono chiusi e riservati a investitori qualificati, con quota minima di sottoscrizione non inferiore a 250 mila euro; sono destinati a essere investiti, fatta eccezione per l’eventuale detenzione di disponibilità liquide per esigenze di tesoreria, esclusivamente in azioni o altri titoli rappresentativi di capitale di rischio di società di recente costituzione o da costituire, che hanno come oggetto sociale l’attività di ricerca e di utilizzazione industriale dei risultati della ricerca stessa, nell’ambito di nuove iniziative economiche ad alto contenuto tecnologico. È inoltre prevista una dotazione minima di patrimonio commisurata ai fondi gestiti e che ai soggetti con funzioni di amministrazione, direzione e controllo oltre che ai partecipanti al capitale siano dotati di appropriati requisiti di professionalità e onorabilità. Infine la SGR predispone ai fini dell’autorizzazione, un programma che illustra l’attività d’impresa, le sue linee di sviluppo, gli obiettivi perseguiti, le strategie che la società intende seguire per la loro realizzazione nonché ogni altro elemento che consenta di valutare l’iniziativa. Il programma di attività è accompagnato da una relazione sulla struttura organizzativa. Nel valutare il programma di attività e la struttura organizzativa, la Banca d’Italia pone particolare attenzione sullo stato di realizzazione dei progetti; sugli accordi con terze parti già definiti o in via di definizione; sulle caratteristiche professionali individuate per le figure destinate a ricoprire i ruoli principali dell'organigramma aziendale; sulla sostenibilità dei piani di sviluppo; sulla stabilità delle fonti di reddito attese; sulle stime alla base dei budget previsionali. Il provvedimento Banca d’Italia 14-4-05 contiene la disciplina sulle partecipazioni detenibili dalle SGR. Per quanto concerne le partecipazioni detenibili dalle SGR la normativa secondaria prevede che le partecipazioni nel settore bancario, finanziario e assicurativo, nonché quelle di natura strumentale, siano liberamente assumibili dalle SGR. Attraverso l’acquisizione di partecipazioni in altre imprese infatti, le SGR sviluppano la propria posizione strategica, entrano in nuovi settori operativi senza modificare la propria struttura aziendale, rafforzano i legami di collaborazione strategica o commerciale con altri soggetti, possono assumere un assetto organizzativo configurato in forma di gruppo. Resta, invece, esclusa la possibilità di acquisire interessenze in società che operano in settori non finanziari. Nell’acquisire partecipazioni le SGR devono da un lato porre attenzione al fine di evitare un grado eccessivo di immobilizzo dell’attivo e salvaguardare l’equilibrio della struttura finanziaria aziendale dall’altro devono monitorare adeguatamente i rischi insiti in tale forma di impiego, verificando l’andamento delle società partecipate, anche al fine di verificare la loro valutazione e di assicurare l’integrità del patrimonio aziendale. Nello specifico le SGR possono assumere partecipazioni in banche, SGR, società di gestione armonizzate, SICAV, SIM, imprese di investimento, intermediari previsti dal Titolo V del TUB,IMEL, altre società che esercitano attività finanziaria, imprese di assicurazione e società strumentali, con sede legale in Italia o all’estero. Le partecipazioni detenute dalle SGR, non detratte dal patrimonio di vigilanza (cfr. Titolo II, Capitolo V, Sezione V), non possono eccedere il 50 per cento del patrimonio di vigilanza medesimo. Quanto agli obblighi procedurali, le SGR che intendono assumere partecipazioni di controllo in una o più società appartenenti ai settori elencati, devono darne comunicazione preventiva alla Banca d’Italia. Tale comunicazione deve essere corredata dello statuto e degli ultimi due bilanci (ove disponibili) approvati della società di cui si intende assumere la partecipazione nonché di ogni notizia utile a inquadrare l’operazione nell’ambito della complessiva strategia aziendale. Sono, inoltre, fornite informazioni concernenti l’impatto dell’operazione sulla situazione finanziaria attuale e prospettica del partecipante nonché sul rispetto delle disposizioni in materia di adeguatezza patrimoniale delle SGR. La Banca d’Italia, nel termine di 60 giorni dal ricevimento della comunicazione, può vietare l’assunzione della partecipazione tenuto conto della situazione tecnica della SGR. Successivamente, nei 10 giorni dall’acquisto, le SGR comunicano alla Banca d’Italia le partecipazioni assunte. Gli incrementi o i decrementi delle partecipazioni devono essere preventivamente comunicati solo ove determinino l’acquisizione o la perdita del controllo della partecipata. Il provvedimento Banca d’Italia 14-4-05 infine contiene la disciplina sull’attività transfrontaliera, sulle norme prudenziali, di contenimento e frazionamento del rischio, applicabili ai fondi comuni e alle SICAV (v. OICR), e sulle operazioni di fusione fra SGR e fra fondi comuni.

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    1Il provvedimento Banca d’Italia 14-4-2005) stabilisce che le attività connesse sono quelle che consentono di promuovere e sviluppare l’attività principale esercitata. La sussistenza della connessione deve risultare da apposita delibera motivata assunta dall’organo amministrativo della SGR. Mentre le attività strumentali a quelle di gestione esercitate sono quelle che hanno carattere ausiliario rispetto a quella principale svolta; a titolo indicativo rientrano tra le attività strumentali quelle di: studio, ricerca, analisi in materia economica e finanziaria; elaborazione, trasmissione, comunicazione di dati e informazioni economiche e finanziarie; predisposizione e gestione di servizi informatici o di elaborazione dati; amministrazione di immobili ad uso funzionale; servizi di natura amministrativo/contabile.

    Redattori: Antonio SERRA, Alessio Diego SCANO, Francesco CESARINI, Davidia ZUCCHELLI, Bianca GIANNINI
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  • SOCIETÀ DI INTERMEDIAZIONE FINANZIARIA

    Nel nostro Paese con tale espressione si intende comunemente attività di merchant banking consistente in consulenza e assistenza finanziaria alle imprese per l’attuazione di operazioni sul capitale e nella sottoscrizione temporanea di partecipazioni con l’obiettivo di smobilizzarle in un secondo tempo, anche attraverso l’accesso alla quotazione. In Italia queste società sono state assoggettate a una regolamentazione solo parziale ed indiretta con una delibera del CICR (6.2.1987) concernente fattività delle società di merchant banking partecipate da banche. Per effetto di tale normativa alle società di intermediazione finanziaria sono vietate l’acquisizione di partecipazioni di maggioranza e l’erogazione di finanziamenti. Sono invece consentite l’attività di consulenza e di organizzazione di pool di finanziamento e la sottoscrizione di obbligazioni delle imprese assistite. La normativa impone anche alcune regole di carattere prudenziale per garantire il rispetto di criteri di frazionamento e di limitazione del rischio (quale la proporzione tra partecipazioni e patrimonio) e per assicurare una corretta struttura del passivo (la proporzione fissata tra obbligazioni emesse e capitale proprio). La l. 2.1.1991 n. 1, concernente le SIM), il d.lg. 14.12.1992 n. 481 di recepimento della seconda direttiva comunitaria e il TUBC hanno radicalmente mutato le condizioni di operatività del settore, rendendo superflua la figura giuridica della merchant bank regolamentata dal CICR.

  • SOCIETÀ DI INTERMEDIAZIONE MOBILIARE (SIM)

    Le Società di Intermediazione Mobiliare (SIM) sono, come stabilito dal "Testo unico in materia di intermediazione finanziaria"1, imprese di investimento diverse dalle banche e dagli intermediari finanziari vigilati. Tali società possono svolgere attività di negoziazione per conto proprio (brokerage) o per conto terzi (dealing), Le SIM possono inoltre prestare professionalmente, nei confronti del pubblico, i servizi accessori e altre attività finanziarie, nonché le attività connesse o strumentali. Differentemente dalle SGR, le SIM devono chiedere l’autorizzazione alla Consob che, una volta sentita la Banca d’Italia, rilasciano l’autorizzazione all’esercizio dei servizi di investimento.
    A seguito dell’entrata in vigore del TUF la società di intermediazione mobiliare, già introdotta e regolata dalla l. 1991/1 e dal d.lg. 1996/415 (c.d. Eurosim), ora abrogati, deve intendersi come l’impresa, diversa dalla banca e dagli intermediari finanziari iscritti nell’elenco previsto dall’art. 107 del TUBC, autorizzata a svolgere servizi di investimento, avente sede legale e direzione generale in Italia (art. 1, comma 1, TUF). La SIM è quindi un’impresa di investimento soggetta alla disciplina legislativae regolamentare prevista dal Testo Unico sopracitato. In particolare, le SIM, assieme a banche, società di gestione del risparmio e, temporaneamente, società fiduciarie, svolgono, oltre agli altri servizi di investimento, attività di gestione di portafogli di investimento in strumenti finanziari su base individuale, nel senso che gestiscono distintamente somme e strumenti finanziari appartenenti a singoli clienti. La SIM viene autorizzata dalla Consob, sentita la Banca d’Italia, ad esercitare i servizi di investimento e i servizi accessori, oltre che attività connesse e strumentali (v. art. 18, commi 1 e 4 del TUF) qualora ricorrano le condizioni fissate dall’art. 19 del TUF: a) sia adottata la forma della società per azioni; b) la denominazione sociale comprenda le parole “società di intermediazione mobiliare”; c) la sede legale e la direzione generale della società siano situate nel territorio della Repubblica; d) il capitale versato sia di ammontare non inferiore a quello determinato in via generale dalla Banca d’Italia; e) venga presentato, unitamente all’atto costitutivo e allo statuto, un programma concernente l’attività iniziale, oltre che una relazione sulla struttura organizzativa; f) i soggetti che svolgono funzioni di amministrazione, direzione, controllo abbiano i requisiti di professionalità e onorabilità indicati nell’art. 13; g) i partecipanti al capitale abbiano i requisiti di onorabilità e di idoneità stabiliti dall’art. 14; h) la struttura del gruppo di cui fa parte la SIM non sia tale da pregiudicare l’effettivo esercizio della vigilanza sulla società stessa e siano fornite le informazioni richieste ai sensi dell’art. 15, comma 5. Rilasciata l’autorizzazione la CONSOB iscrive la SIM in un apposito albo (art. 20 TUF). Lo stesso TUF prevede una disciplina speciale per le SIM riguardante i requisiti di onorabilità dei soci e la acquisizione delle partecipazioni nelle società che ricalca sostanzialmente quella già prevista per le banche. Le SIM, come imprese di investimento, sono soggette alla vigilanza della Consob e della Banca d’Italia. Alle SIM si applica la disciplina speciale sui provvedimenti ingiuntivi e sulle crisi prevista dagli artt. 51-60 TUF. In particolare, il Presidente della Consob, sentito il Governatore della Banca d’Italia, può disporre in via d’urgenza, ove ricorrano le situazioni di pericolo per i clienti e per i mercati, la sospensione degli organi di amministrazione della SIM e la nomina di un commissario che ne assuma la gestione quando risultino gravi irregolarità nell’amministrazione ovvero gravi violazioni delle disposizioni legislative, amministrative o statutarie. Il commissario dura in carica per un periodo massimo di sessanta giorni. Il commissario nell’esercizio delle sue funzioni è pubblico ufficiale (art. 53 del TUF). Il Presidente della Consob può stabilire speciali cautele e limitazioni per la gestione della SIM (art. 53, comma 2, TUF). Le azioni civili contro il commissario, per atti compiuti nell’espletamento dell’incarico, sono promosse previa autorizzazione della Consob (art. 53, comma 4, TUF). Le SIM, inoltre, sono soggette ad amministrazione straordinaria (art. 56 TUF). La procedura di amministrazione straordinaria, la cui direzione spetta alla Banca d’Italia, è ammissibile in presenza di gravi irregolarità di gestione o di gravi violazioni normative; di previsioni di gravi perdite del patrimonio della ocietà; di richiesta, con istanza motivata, degli amministratori o dell’assemblea straordinaria della stessa società, ovvero del commissario nominato in via d’urgenza dal Presidente della Consob. Alle SIM non si applica il Titolo IV della legge fallimentare sull’amministrazione controllata. Infine, le SIM sono soggette a liquidazione coatta amministrativa ai sensi e secondo quanto previsto dall’art. 57 del TUF. Profili penalistici. v. intermediazione finanziaria, disposizioni penali.
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    1Si veda art.26 del d.lgs. n.58 del 25 febbraio 1998, "Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, ai sensi degli articoli 8 e 21 della legge 6 febbraio 1996, n. 52".
    Redattore: Mirko IORI; Antonio Serra, Alessio Diego Scano
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  • SOCIETÀ DI INVESTIMENTO IMMOBILIARE QUOTATA (SIIQ)

    Le SIIQ (Società di Investimento Immobiliare Quotate) sono state introdotte in Italia con la legge finanziaria per l’anno 2007 (l. 296/2006 art. 1, commi dal 119 al 141). Sono società per azioni residenti nel territorio dello Stato Italiano finalizzate, in via prevalente, alla locazione di immobili (requisito oggettivo) con alcuni vincoli: il valore degli immobili deve essere almeno pari all’80% dell’attivo (criterio patrimoniale), i ricavi derivanti da locazione dei beni immobili che costituiscono l'attivo devono essere almeno l'80% dei ricavi totali iscritti a conto economico (requisito reddituale), devono essere costituite in forma di società per azioni, essere residenti nel territorio dello Stato, le azioni devono essere negoziate in mercati regolamentati (italiano, di uno degli stati membri dell’Unione europea o di uno dei Paesi aderenti all’accordo sullo spazio economico europeo), nessun socio deve possedere più del 51% dei diritti di voto nell’assemblea ordinaria e più del 51 % dei diritti di partecipazione agli utili, almeno il 35% delle azioni deve essere detenuto da soci che non possiedano più dell’1 % dei diritti di voto e dell’1 % dei diritti di partecipazione agli utili (requisito soggettivo).
    Nel caso in cui la SIIQ non rispetti per due esercizi consecutivi anche solo una delle due condizioni di prevalenza (requisito oggettivo e requisito reddituale) il legislatore prevede le cessazione del regime fiscale agevolato già a partire dal secondo anno in cui i requisiti non sono stati rispettati.
    Le SIIQ hanno le seguenti peculiarità: a) decidono autonomamente la percentuale massima di indebitamento (contrariamente ai REIT tedeschi che possono indebitarsi al massimo per un valore pari al 55% dell’attivo immobiliare) b) decidono autonomamente rispetto ai limiti alla concentrazione dei rischi (nel rispetto di alcuni parametri: massimo 20% dei ricavi provenienti da uno stesso locatario come stabilito dalla società di gestione del mercato regolamentato italiano ed approvati dalla Consob), c) nessuna autonomia patrimoniale, il patrimonio non è autonomo rispetto ai gestori, come nel caso invece dei fondi immobiliari (rimane ovviamente l’autonomia patrimoniale perfetta delle S.p.A.), d) governance diretta, la gestione della società e quindi del patrimonio immobiliare è affidata direttamente agli azionisti (non c’è l’interposizione della SGR), e) pluralità dei sottoscrittori (requisito soggettivo), f) durata indefinita (caratteristica comune a tutte le S.p.A.) f) prevalenza attività locazione immobiliare (requisito oggettivo e reddituale).
    Con le SIIQ si è aumentata la competitività, trasparenza e liquidità del mercato immobiliare italiano e si è creato uno strumento di investimento nel mercato immobiliare ulteriore rispetto ai fondi immobiliari. Volendo portare a confronto le SIIQ con i fondi immobiliari si può affermare che, oltre alle differenze di natura giuridica e di governance, le SIIQ sono più liquide, hanno importanti agevolazioni fiscali ed una vigilanza meno stringente.
    Bibliografia
    Linneman P. (2004), "Real Estate finance and investments: risks and pportunities". Philadelphia.
    Tronconi O., Ciaramella A., Pisani B. (2007). "La gestione di edifici e patrimoni immobiliari". Milano. Il sole 24 ore.
    AA.VV. (2007). "Societa di investimento immobialire quotate". Milano. Il sole 24 ore.
    Legge finanziaria per l’anno 2007 (legge 296/2006)
    Legge finanziaria per l’anno 2008 (legge 244/2007)
    Regolamento del Ministero dell’Economia e delle Finanze sulle SIIQ (D.M. 174/2007)
    Circolare della Agenzia delle Entrate sulle SIIQ (n. 8/E del 31 gennaio 2008).

    Redattore: Alberto Maria SORRENTINO
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  • SOCIETÀ DI REVISIONE

    Società che svolgono l’attività di controllo contabile e di revisione aziendale. Esse si distinguono in società iscritte all’albo speciale tenuto dalla Consob ai sensi dell’art. 161 TUF, e che sono abilitate alle funzioni di revisione contabile e di certificazione dei bilanci nelle società aventi azioni quotate in borsa e in quelle altre società sottoposte all’obbligo della revisione in virtù di varie leggi speciali (come, p.e., società di gestione del risparmio, SIM, SICAV: art. 9 TUF), e società che svolgono attività di libera revisione e controllo per le quali, allo stato, non vi è alcuna disciplina speciale circa i requisiti e la loro vigilanza. Alquanto analitica e rigorosa è la disciplina per le società di revisione iscritte all’albo Consob che è appunto data dagli artt. 155-165 del TUF. In particolare, il conferimento dell’incarico è deliberato dall’assemblea ordinaria in occasione dell’approvazione del bilancio di esercizio. L’incarico è conferito previo parere del collegio sindacale (art. 159, comma 1 del TUF), del quale deve essere data lettura in assemblea prima della deliberazione (v. anche art. 80 Reg. Consob 11971/1999). Non è più richiesta l’approvazione della Consob come richiesto dalla precedente disciplina (d.p.r. 31.3.1975 n. 136). La Consob conserva, invece, il potere di conferire l’incarico d’ufficioquando la società omette di adottare la relativa delibera (art. 159, comma 6, del TUF). L’incarico di revisione ha la durata di tre esercizi e può essere rinnovato per un massimo di due volte (art. 159, comma 4, del TUF). L’assemblea può revocare l’incarico solo in presenza di una giusta causa e deve provvedere contestualmente a conferire l’incarico ad altra società di revisione. Anche per la revoca è richiesto il preventivo parere del collegio sindacale (art. 159, comma 2, del TUF). Particolari norme sono poste a tutela dell’autonomia, della serietà e della competenza delle società cui è affidato il controllo con- tabile. Si deve trattare di società di persone o di capitali, i cui amministratori e soci di maggioranza siano in maggioranza iscritti nel registro dei revisori contabili ai sensi dell’art. 6, comma 1, d.lg. 27.1.1992 n. 88. Gli amministratori devono poi possedere i requisiti di onorabilità previsti dall’art. 8, comma 1, d.lg. 1992/88. Al fine di assicurare l’indipendenza della società e del responsabile della revisione, l’incarico non può essere conferito a società di revisione che si trovano in una delle situazioni di incompatibilità previste con regolamento dal Ministero della Giustizia, sentita la Consob (art. 160, comma 1, del TUF). I responsabili della revisione e i dipendenti che hanno effettuato l’attività di revisione contabile sono responsabili in solido con la società di revisione per i danni conseguenti alla società controllata o a terzi da propri inadempimenti o illeciti (art. 160, comma 2, del TUF); si prevede l’irrogazione di sanzioni penali nei casi di falsità nella divulgazione di notizie riservate, di prestiti e garanzie della società e di compensi illegali. Le società di revisione sono soggette alla vigilanza della Consob per controllarne l’indipendenza e l’idoneità tecnica (art. 162, comma 1, del TUF). La Consob, tra l’altro, può richiedere la comunicazione, anche periodica, di dati e notizie e la trasmissione di atti e documenti, eseguire ispezioni e assumere notizie e chiarimenti dagli amministratori, dai sindaci e dai direttori generali, raccomandare l’adozione di principi e criteri per il controllo contabile e la certificazione dei bilanci. La Consob ha il potere di disporre la cancellazione della società di revisione dall’albo speciale nei casi espressamente previsti (art. 163, comma 2, del TUF).

  • SOCIETÀ DI SPERIMENTAZIONE GESTIONALE

    Società miste a capitale pubblico e privato per sperimentare stabili forme di collaborazione tra strutture del Servizio sanitario nazionale e i privati, alternative ai modelli pubblici di gestione e di fornitura dei servizi. Sono previste dall’art. 9 bis del d.lg. 30.12.1992 n. 502 (ex d.lg. 19.6 1999 n. 229). La partecipazione dei privati non può superare il 49% e deve essere privilegiata quella delle ONLUS. L’avvio della sperimentazione deve essere autorizzato dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Provincie autonome di Trento e Bolzano (v. Conferenza Stato-Regioni) che ha anche il potere (e il dovere) di verificare annualmente i risultati delle sperimentazioni autorizzate.

  • SOCIETÀ DI TRASFORMAZIONE URBANA

    Acr. STU. Società per azioni che Comuni e Città metropolitane, con la possibile partecipazionedelle Regioni e delle Province, possono costituire in base all’art. 17.LIX della l. 15.5.1997 n. 127 per avviare interventi di trasformazione urbana in attuazione degli strumenti urbanistici in vigore. Alle STU possono partecipare anche privati, da individuare attraverso procedure di evidenza pubblica. Le STU progettano gli interventi, acquistano le aree necessarie (consensualmente o mediante espropriazione), realizzano la trasformazione e ne commercializzano il risultato. Le aree di intervento possono essere zone non ancora edificate da urbanizzare o zone già urbanizzate, di cui può essere variata la vocazione e la destinazione.

  • SOCIETÀ DI VENTURE CAPITAL

    Società specializzate, originarie del mercato statunitense, che svolgono un’attività che consiste in una serie di interventi sul capitale di imprese attuati secondo diverse modalità ma accomunati dal fatto che le imprese oggetto di intervento si trovano in una particolare fase di sviluppo, solitamente all’inizio di una fase di espansione (development capital) o addirittura in fase di costituzione (startup). La caratteristica rilevante di questi organismi sta nel fatto che - diversamente dalla merchant bank di origine britannica - i loro interventi si sostanziano nella sottoscrizione di una quota, anche maggioritaria, del capitale di rischio. In questo senso le societàdi venture capital svolgono un’attività assimilabile a quella delle società di intermediazione finanziaria operanti nel mercato italiano. Solitamentel’intervento nel capitale di rischio si accompagna ad un certo grado di coinvolgimento della società di venture capital nella gestione dell’impresa. In tal caso la società di venturecapital, procedendo allo smobilizzo, tenderà a realizzare capital gains.

  • SOCIETÀ FIDUCIARIA

    Operatore finanziario disciplinato dalla legge del 23.11.1939, n. 1966, che lo definisce come società che esercita, in forma di impresa, l’amministrazione di beni per conto terzi. Ha per oggetto la gestione fiduciaria di beni altrui, fermo restando il dirittodel fiduciante di dare istruzioni al fiduciario e percepire gli utili della gestione. Se costituite come società di capitali, il loro capitale deveessere interamente versato ed essere investito, almeno per la metà, in titoli di stato, mentre le azioni devono essere nominative e la loro cessione è subordinata all’autorizzazione o gradimento del consiglio di amministrazione. Se invece la società fosse costituita secondo le norme della società di persone, i soci devonodimostrare di poter soddisfare le obbligazioni sociali col patrimonio. Scopo di tale istituto è quello di consentire la gestione dei patrimoni loro affidati con una certa indipendenza rispetto ai soggetti titolari degli stessi, al fine di consentire la riservatezza nella gestione degli affari ed evitare loro i rischi connessi alla nomina di un prestanome. Possono amministrare beni oppure assumere la rappresentanza dei titolari di azioni e obbligazioni. In ogni caso, con la gestione fiduciaria non si realizza un vero e proprio trasferimento dei beni ma bensì la creazione di una soggettività in capo alla società, con finalità di difesa fiscale o di facilitare collegamenti e trasferimenti finanziari. L’attività principale delle s. fiduciarie consiste essenzialmente in due tipi di servizi: gestione di portafogli di investimento su base individuale e amministrazione di beni. Conseguentemente, rientrando il primo servizio nell’ambito dell’intermediazione finanziaria e dei servizi di investimento, sia la l. 2.1.1991 n. 1 sia il decreto Eurosim (d.lg. 23.7.1996 n. 415) così come il TUF, hanno apportato notevoli modifiche alla disciplina ed alla operatività delle stesse. Con la prima normativa suindicata, nell’ambito delle disposizioni inerenti le SIM ed i mercati mobiliari, era stabilito che le società fiduciarie potessero svolgere, in via esclusiva, l’attività di gestione dei patrimoni mediante operazioni aventi ad oggetto valori mobiliari in nome proprio e per conto terzi; a tal fine le stesse vennero iscritte in una specifica sezione dell’ Albo delle SIM e assoggettate a particolari regole operative. Venne confermata così la principale caratteristica di tali strutture e cioè quella di agire in nome proprio e per conto del cliente mediante l’intestazionefiduciaria. Questa permetteva, in virtù del vincolo che si formava, che l’intermediario conservasse il possesso e la proprietà dei beni acquistati nell’interesse e per conto del cliente sino alla conclusione del rapporto, ferma l’effettiva e sostanziale proprietà dei beni in capo al cliente che, in quanto tale, ne indirizzava la gestione e poteva chiedere la restituzione in ogni momento. La peculiarità delle s. fiduciarie era dunque rappresentata dalla possibilità di operare spendendo il proprio nome ma per conto terzi; possibilità allora riconosciuta soloa tali società, dato che le SIM e le banche, nella gestione dei portafogli su base individuale, dovevano invece agire esclusivamente in nome e per conto terzi. Con il decreto Eurosim (d.lg. 23.7.1996 n. 415) venne modificato ancora una volta lo status delle società fiduciarie per l’adeguamento alla nuova disciplina dei servizi d’investimento, permettendo, con un’importante novità, anche alle SIM ed alle banche di agire in nome proprio e per conto del cliente previo consenso scritto dello stesso. Così le società fiduciarie già esistenti furono messe davantialla possibilità di continuare ad effettuare la gestione del portafogli su base individuale con l’intestazione fiduciaria, non potendo prestare, però, nessun altro servizio di investimento o esercitare il servizio di gestione senza intestazione fiduciaria. In ogni caso, le società dovettero aggiungere nella propria denominazione sociale le parole “società di intermediazione mobiliare”. Le stesse, poi, vennero inserite in un’apposita sezione dell’Albo delle imprese di investimento, istituito dal decreto Eurosim e assoggettate alle relative norme, con disapplicazione di quelle di cui alla l. 23.11.1939 n. 1996 e l. 1.8.1986 n. 430. Il TUF del 1998, con l’art. 199, ha sostanzialmente confermato inmateria le disposizione dell’Eurosim, sia pure transitoriamente, fino alla riforma organica delle società fiduciarie e di revisione. Tra le novità che, seppure marginali e transitorie, sono state introdotte dal TUF possiamo ricordare l’art. 147 che, nel riprodurre sostanzialmente l’art. 16 della l. 7.6.1974 n. 216 in tema di rappresentante comune degli azionisti di risparmio, aggiunge, con il 2° comma, un elemento nuovo che permette di nominare quale rappresentante di tale categoria di azionisti anche le persone giuridiche autorizzate all’esercizio dei servizi di investimento oltre che le società fiduciarie. Inoltre, il termine “fiduciari” adottato dal legislatore negli artt. 93 e 105 TUF, coordinati con gli artt. 14,15,17, 61, 80, 115, 147 in cui si citano le società fiduciarie, sembrerebbero evidenziare un’incongruenza, mentre, in realtà, il primo termine deve intendersi riferito anche alle persone fisiche ed a quei soggetti, comunitari e non, che pur adottando una formagiuridica diversa dalla tipica società fiduciaria, operano sulla base di strumenti fiduciari quali, p.e. i trustee.

  • SOCIETÀ FINANZIARIA

    Società avente per oggetto statutario esclusivo o principale, o che svolga quale attività esclusiva o principale, l’assunzione di partecipazioni in altre società, la compravendita, il possesso, la gestione o il collocamento di titoli pubblici o privati. Per lungo tempo la società finanziaria è stata identificata con la società holding. cioè con la società che, essendo socia di altre società, esercita il controllo, in via diretta o indiretta, quale capogruppo, sulle società operative del gruppo medesimo. Questa assimilazione appare corretta se limitata al profilo della partecipazione: non può viceversa essere accettata per ciò che attiene al piano del controllo. che non rientra fra gli elementi individuanti dellafattispecie società finanziaria. La dottrina ha comunque chiarito che l’oggetto inanziario è riconducibile a tre diversi tipi di attività (società di investimento e di partecipazioni; società di gestione mobiliare; società di intermediazione finanziaria) e ciò indipendentemente dalla stabilità delle partecipazioni acquisite e dall’esercizio per conto proprio o altrui dell’attività medesima. Queste varie attività sono state a loro volta singolarmente disciplinate in leggi speciali, anche recenti (cfr. l. 23.3.1983 n. 77), sui fondi comuni d’investimento, sia delle SIM, alle quali compete senz’altro la qualifica di società finanziarie.

    1. Definizione. L’attività finanziaria tipica viene definita dall’art. 106 TUBC: essa consiste nell’assunzione di partecipazioni, nella concessione di finanziamenti, nella prestazione di servizi di pagamento e di intermediazione in cambi: Tale attività deve essere esercitata in via esclusiva e nei confronti del pubblico ed è riservata a intermediari iscritti in un elenco generale tenuto dal ministro del Tesoro. L’iscrizione nell’elenco viene concessa alle seguenti condizioni: a) la società deve adottare la forma di spa, sapa, srl o società cooperativa; b) l’oggetto sociale (leve prevedere come attività esclusiva quella finanziaria, come sopra definita; c) il capitale sociale versato deve essere non inferiore a cinque volte il capitale minimo previsto per la costituzione delle società per azioni; d) i partecipanti al capitale e gli esponenti aziendali devono possedere i requisiti previsti dalla normativa regolamentare. In proposito, la diversa disciplina, prevista dall’art. 19 della legge 216/74, resta secondo la dottrina abrogata in quanto incompatibile con il disposto dell’art. 106 TUBC Quando l’esercizio delle attività indicate non avvenga nei confronti del pubblico (p.e. soltanto a favore di altre società dello stesso gruppo), esso, se costituisce attività prevalente, è riservato ai soggetti iscritti in un’apposita sezione dell’elenco generale. L’attività finanziaria occasionale o meramente strumentale è invece consentita anche a soggetti diversi dagli intermediari iscritti ed è perciò esclusa dall’ambito delle norme esposte. Ancora, si fa eccezione per i soggetti che, secondo la valutazione del Tesoro, sono sottoposti per legge a forme di vigilanza sostanzialmente equivalenti sull’attività svolta. L’attività di mediazione o di consulenza nella concessione di finanziamenti da parte di banche o di intermediari finanziari, quando sia esercitata da soggetti diversi dalle banche e dagli intermediari medesimi, dai promotori finanziari e dalle imprese assicurative, è invece sempre subordinata all’iscrizione in un Albo istituito presso il Tesoro. Una nozione speciale di società finanziaria è quella che opera nel contesto della vigilanza su base consolidata, introdotta dall’art. 59, comma 1, lett. b), TUBC. La citata disposizione attribuisce la qualità di finanziarie alle società che esercitano, in via esclusiva o prevalente, l’attività di assunzione di partecipazioni aventi le caratteristiche indicate dalla Banca d’Italia in conformità delle delibere CICR, una o più delle attività previste dall’art. 1, comma 2, lett. f), numeri da 2 a 12, TUBC, altre attività finanziarie previste ai sensi del numero 15 della medesima lettera (per tale elenco v. intermediari finanziari non bancari).

    2. Controllo. Le società finanziarie, pur se non quotate in borsa, sono comunque soggette al controllo della Consob, che esercita i propri poteri in funzione della tutela del mercatomobiliare, procurando anche informazioni al pubblico. In particolare sussistono, nei confronti della Consob, numerosi obblighi di comunicazione a carico delle società finanziarie e dei loro Organi, che devono trasmettere, prima delle relative assemblee di approvazione, copia dei bilanci e degli allegati, delleproposte di modifica dell’atto costitutivo e di emissione di obbligazioni. La Consob ha inoltre, nei confronti delle società in discorso, il potere discrezionale di richiesta di qualsiasi ulteriore informazione ritenuta necessaria per la trasparenza del mercato. Per le società finanziarie ammesse alle quotazioni di borsa vige anche l’obbligo della certificazione del bilancio ad opera di una società di revisione. Una disciplina particolare del bilancio è prevista, per le società finanziarie quotate in borsa, dal d.p.r. 31.3.1975 n. 137, che disciplina il conto dei profitti e delle perdite in un modo difforme dalla previsione generale del codice civile, allo scopo di fornire un’informazione più precisa sul risultato delle singole opera- zioni poste in essere dalla società finanziaria (per ulteriori informazioni su questo punto, v.bilancio delle banche).

    3. D.lg. 1999/342. Per effetto delle modifiche apportate dal d.lg. 4.8.1999 n. 342, la disciplina degli intermediari finanziari contenuta nel TUBC risulta oggi sensibilmente modificata, sia per quanto riguarda i soggetti in tal modo qualificabili sia, e soprattutto, per quanto riguardail sistema di controlli esercitabili sugli stessi. Dal primo punto di vista, deve rilevarsi l’estensione della qualificazione di intermediari finanziari anche ai Consorzi di garanzia collettiva fidi (v. consorzio di garanzia fidi) e ai soggetti che esercitano professionalmente l’attività di cambiavalute. Per ambedue le categorie la legge prevede l’iscrizione in un’apposita sezione dell’elenco generale di cui all’art. 106 TUBC Dal punto di vista dei controlli, invece, è stata introdotta una ripartizione di funzioni tra il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, cui la legge riconosce compiti di indirizzo e supervisione, e l’UIC, che esercita le proprie funzioni di sotto l’alta vigilanza del primo. In particolare, a tale ultimo organismo sono stati attribuiti in via originaria, determinati compiti in precedenza svolti dal Ministro del tesoro, quali la tenuta dell’elenco generale ed il potere di disciplinare le modalità di iscrizione nello stesso. Esso, inoltre, risulta investito di poteri informativi ed ispettivi volti a verificare, anche a mezzo di altre autorità, il rispetto, da parte degli intermediari finanziari, dei requisiti necessari per l’iscrizione nell’elenco, oltre che poteri propositivi in ordine alla cancellazione dallo stesso. Tale ultimo provvedimento, di competenza del Ministro del tesoro, può essere disposto a) per violazione dell’obbligodi svolgimento in via esclusiva di attività finanziaria; b) per sopravvenute modificazioni delle condizioni di iscrizione all’elenco relative alla forma giuridica, all’oggetto e all’entità del capitale; c) per gravi violazioni di norme di legge o della normativa secondaria emanata in forza delle disposizioni del TUBC

  • Società Finanziaria Internazionale (IFC)

    Acr. di International Finance Corporation, in it. Società Finanziaria Internazionale- SFI (il nome è talvolta tradotto Compagnia Finanziaria Internazionale; fr. Société Financière Internationale-SFI; sp. Corporación Financiera Internacional- CFI; ted. Internationale Finanzkorporation).

    Organizzazione finanziaria multilaterale costituita nel 1956 per fornire capitale di credito o di rischio a iniziative private industriali, incluse le strutture turistiche, operando come un investitore privato, a condizioni di mercato e, per le partecipazioni, assumendosi il rischio d’impresa con i partners. Ha personalità giuridica internazionale e autonomia finanziaria e patrimoniale, sebbene si coordini con la Banca per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BIRS) e l’ Associazione Internazionale per lo Sviluppo (IDA) all’interno del World Bank Group di cui fa parte. Ha sede a Washington, presso la sede del Gruppo. Partecipano all’IFC 176 Paesi. Per essere membri occorre essere prima soci della BIRS. È retta da un Board of Governors composto di rappresentanti degli Stati membri che formalmente accentra tutti i poteri, ma li delega in massima parte al Board of Directors che è composto dagli Executive Directors della BIRS. Il Presidente è lo stesso della BIRS e dell’IDA. L'organismo che si occupa dei ricorsi per i progetti finanziati dall'IFC è il Compliance Advisor Ombudsman (CAO). Sebbene finanzi iniziative del settore privato, l’IFC può intervenire anche a favore di imprese con qualche partecipazione statale, purché essa operi in attività riservate al settore privato e sia gestita con criteri commerciali. L’IFC limita il suo finanziamento o la sua partecipazione al 25% del costo stimato di ogni nuovo progetto (in via eccezionale anche fino al 35% per progetti di piccolo ammontare), mentre per i progetti di espansione può giungere al 50%, purché il suo intervento non superi il 25% della capitalizzazione totale della società che gestisce il progetto.

  • SOCIETÀ FINANZIARIA REGIONALE

    Enti, o agenzie secondo il linguaggio amministrativo invalso, istituiti dalle Regioni, operanti nel campo economico, dotati di capitale pubblico, che hanno per missione di favorire iniziative economiche nell’ambito della Regione. Sorti come organismi corrispondenti agli enti polifunzionali statali e ritenuti non vincolati al riparto di competenze di cui all’art. 117 Cost., tali società si distinguono in tre tipi, il primo classificabile come ente di pura gestione di patrimoni azionari; il secondo come società finalizzata al compimento di operazioni finanziarie; il terzo come società di fornitura di servizi. Piuttosto che strumenti pubblici della programmazione regionale, pur con gradazioni diverse, le finanziarie regionali vanno considerate organizzazioni di carattere privatistico con un rapporto di disponibilità, non di dipendenza, rispetto alla regione e, più precisamente, società intermedie e di raccordo tra pubblico e privato. Conforta in questa interpretazione l’essere non sottoposte, di regola, ad atti di indirizzo, l’essere unite da un legame con l’ente pubblico che si esaurisce nella nomina, da parte di quest’ultimo, degli amministratori e con l’assegnazione delle dotazioni. Inoltre le finanziarie regionali non possiedono finalità prefissate dalla legge e possono, quindi, assumere diversi connotati a seconda dei risultati che devono raggiungere. Nel corso degli anni le finanziarie regionali hanno svolto sia attività finanziaria vera e propria, con concessione di finanziamenti, assunzioni di capitale e anche operazioni di venture capital, interventi di ristrutturazione ecc., sia attività produttiva di servizi reali, un termine invalso agli inizi degli anni Ottanta per indicare l’attività di fornitura diretta di utilità (attività di formazione, promozionali, di ricerca, di analisi di mercato, di consulenza, di carattere culturale ecc.). Questo nuovo filone di attività ha instaurato un rapporto più immediato tra pubblico e privato, essendo i privati diretti utilizzatori dei servizi reali erogati dal soggetto fornitore in pubblico comando, col quale entrano in contatto attraverso varie forme di coinvolgimento, tra le quali soprattutto quelle contrattuali.

  • SOCIETÀ IMMOBILIARE (Enciclopedia)

    Una società si definisce immobiliare se ha come oggetto sociale principale quello della gestione/valorizzazione di un portafoglio immobiliare di cui ne possiede il titolo di proprietà. Con riferimento alla valutazione di una società immobiliare è possibile utilizzare diverse metodologie: 1. Metodo finanziario, 2. Metodo EVA (Economic Value Added), 3. Metodo dei multipli, 4. Metodo Patrimoniale.
    Nel primo caso (Metodo Finanziario) si fonda il valore dell’azienda sulla sua capacità di generare flussi di cassa e il valore è calcolato attraverso l'attualizzazione dei flussi di cassa attesi. Tra le peculiarità di tale metodo vi è la determinazione del periodo esplicito di previsione dei flussi di cassa, la stima del costo del capitale, il calcolo del terminal value (TV) alla fine dell’orizzonte esplicito di previsione e la sua corretta attualizzazione.
    Nel secondo caso (Metodo EVA) si utilizza una metodologia1 tesa a evidenziare l'effettiva capacità dell'azienda di produrre ricchezza, considerando la remunerazione del capitale di debito e di quello di rischio. Una impresa crea valore se la differenza tra il reddito operativo al netto delle tasse da esso generato e il costo del capitale impiegato per ottenerlo è positiva (EVA > 0). Peculiarità di questa metodologia sono: la determinazione del periodo esplicito di previsione degli EVA, la stima del costo del capitale, il calcolo del terminal value alla fine dell’orizzonte esplicito di previsione e la sua corretta attualizzazione. Ai fini della valutazione della società immobiliare è possibile concludere che essa è pari al capitale investito più la somma di tutti i futuri EVA attualizzati, più il TV attualizzato.
    Nel terzo caso (Metodo dei multipli) è possibile desumere il valore di una azienda sulla base dei prezzi negoziati per titoli quotati su un mercato regolamentato che rappresentano quote di capitale di imprese comparabili. Obiettivo del metodo è quello di sviluppare dei rapporti (i c.d. multipli), fondati sulla relazione degli effettivi prezzi delle azioni delle società comparabili con variabili economiche aziendali. I multipli così ottenuti vengono applicati alle stesse variabili economiche della società oggetto di valutazione ottenendo il suo valore. Peculiarità di tale metodologia sono la considerazione delle prospettive di crescita e di rischio specifiche della società immobiliare oggetto di valutazione.
    Nel quarto caso (Metodo patrimoniale) si esprime il valore dell’azienda in funzione del valore del suo patrimonio, quantificandolo come prezzo di ricostituzione del patrimonio nella prospettiva di funzionamento aziendale. Il valore coincide con l’investimento netto che sarebbe necessario ad avviare una nuova impresa con una struttura patrimoniale identica a quella oggetto di valutazione. Peculiarità di tale metodologia risiede nella stima analitica a valori correnti di ogni elemento del patrimonio.
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    1La metodologia cha ha introdotto il concetto di EVA è da ricondurre alla società di consulenza Stern & Stewart che negli anni '80 ha provveduto ad implementarla e diffonderla.
    Bibliografia
    Milano F. (2005), "Corso di Finanza Aziendale", Luiss University Press.
    Monti E. (2005), "Manuale di Finanza per l'impresa. Teoria e pratica.".UTET.
    Linneman P. (2004), "Real Estate finance and investments: risks and pportunities". Philadelphia.
    Tronconi O., Ciaramella A., Pisani B. (2007). "La gestione di edifici e patrimoni immobiliari". Milano. Il sole 24 ore.
    AA.VV. (2007). "Societa di investimento immobialire quotate". Milano. Il sole 24 ore.

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  • SOCIETÀ IN ACCOMANDITA PER AZIONI

    Acr.: sapa. Ente costituito da soci accomandatari e da soci accomandanti, dotato di un proprio capitale, che acquista la personalità giuridica con l’iscrizione dell’atto costitutivo nel Registro delle imprese. Il capitale sociale è suddiviso in azioni ed il suo ammontare minimo è di centoventimila euro. La costituzione può essere simultanea o successiva o mediante pubblica sottoscrizione. La società in accomandita per azioni non ha una ragione sociale ma una denominazione e questa deve contenere il nome di almeno uno dei soci accomandatari seguito dalla sigla s.a.p.a. L’attività della società si attua attraverso l’operare dei propri organi: l’assemblea dei soci; gli amministratori; il col- legio sindacale. La società in accomandita per azioni è fornita di personalità giuridica che ne determina una completa autonomia dalle personedei soci, nei rapporti interni ed esterni; essa ha, di conseguenza, organizzazione, patrimonioe volontà propri. La società è dotata, altresì, di una sede sociale nella quale si accentra la vita amministrativa dell’ente. Per le obbligazioni sociali risponde con il suo patrimonio; se questo è insufficiente, è prevista dalla legge una responsabilità sussidiaria da parte dei soci accomandatari, dato che gli accomandanti sono obbligati soltanto nei limiti delle azioni sottoscritte. Il rapporto sociale si estingue per la morte del socio e per il passaggio ad altro soggetto delle azioni. La società in accomandita per azioni si estingue per tutte le cause previste per la società per azioni; il suo fallimento comporta il fallimento dei soci accomandatari. Alla società in accomandita per azioni sono applicabili le norme relative alla società per azioni, in quanto compatibili con le disposizioni speciali del capo VI, titolo V, libro V (artt. 2452-2461) c.c.

  • SOCIETÀ IN ACCOMANDITA SEMPLICE

    Acr.: sas. Ente costituito da persone fisiche a fini di lucro e caratterizzato dalla coesistenza di due distinte categorie di soci, gli accomandatari e gli accomandanti. Il capitale sociale è formato da quote, come in tutte le società a base personale (e in ciò si distingue dall’accomandita per azioni); la ragione sociale è data dal nome di almeno uno dei soci accomandatari con l’indicazione di società in accomandita semplice (sas). Per la costituzione la legge prevede la stipulazione del contratto sociale e la pubblicità si attua con il deposito del medesimo presso l’ufficio del Registro delle imprese; l’iscrizione, però, al contrario di quanto avviene per l’accomandita per azioni, non fa acquistare alla società la personalità giuridica. Nel contratto devono essere indicati i soci accomandatari e quelli accomandanti: accomandatario è il socio che risponde delle obbligazioni sociali solidalmente e illimitatamente con il propriopatrimonio; accomandante è il socio che ne risponde limitatamente alla quota conferita. L’amministrazione della società spetta solo ai soci accomandatari, che hanno anche poteri di rappresentanza connaturati alla loro qualifica. I soci accomandanti non possono compiere atti di amministrazione, a meno di assumere anch’essi responsabilità solidale e illimitata verso i terzi; essi, tuttavia, possono prestare la loro opera sotto la direzione degli amministratori. Se l’atto costitutivo lo prevede, i soci accomandanti possono compiere atti di ispezione e di sorveglianza. La società in accomandita semplice è dotata, come ogni altra a base personale, di autonomia patrimoniale; di conseguenza assume diritti e obbligazioni inerenti alla sua attività statutaria, in nome e per contoproprio; il suo patrimonio, pur appartenendo ai soci in comunione, è organicamente distinto da quello dei singoli membri ed è destinato a perseguire gli scopi della società. La società in accomandita semplice si scioglie, oltre che per le cause proprie di tutte le società di persone (v. società semplice), quando rimangono soltanto soci accomandatari o soci accomandanti e nel termine di sei mesi non sia stato sostituito il socio mancante. Deciso lo scioglimento, si attua la fase di liquidazione. Il fallimento della società determina il fallimento personale del socio e dei soci accomandatari, ma non degli accomandanti, a meno che costoro non abbiano agito per la società senza essere per legge legittimati a farlo.

  • SOCIETÀ IN NOME COLLETTIVO

    Acr.: snc.Impresa costituita da due o più persone fisiche, che con beni comuni, formanti il capitale sociale, intendono esercitare un’attività economica a scopo di lucro, rispondendo solidalmente e illimitatamente per le obbligazioni sociali assunte. La legge esige la redazione dell’atto costitutivo e ne precisa gli elementi che da esso debbono risultare. La pubblicità si attua mediante il deposito dell’atto costitutivo presso l’ufficio del Registro delle imprese, con la sottoscrizione autenticata dei contraenti o di una copia autentica dello stesso se la stipulazione è avvenuta per atto pubblico. La ragione sociale è formata dal nome di uno o più soci con l’indicazione del rapporto sociale (p.e., “Rossi, Bianchi e &”). Alla società in nome collettivo è riconosciuta soltanto l’autonomia patrimoniale, e non anche la personalità giuridica (v. persona giuridica). L’autonomia è, nei rapporti esterni, espressamente affermata dalla legge, secondo la quale la società in nome collettivo acquista diritti e obbligazioni proprie; conseguentemente la sfera giuridica della società è distinta da quella dei soci, sebbene i patrimoni di tutti i soci rispondano illimitatamente delle obbligazioni sociali, in caso di insufficienza del patrimonio sociale, nella fase di liquidazione o di fallimento della società. Il fallimento di uno o più soci illimitatamente responsabili non produce quello della società, il cui fallimento, invece, lo comporta anche per tutti i soci. I soci che amministrano la società vengono nominati nell’atto costitutivo o, successivamente, su deliberazione di tutti i soci. Gli amministratori che hanno la rappresentanza della società possono compiere tutti gli atti che rientrano nell’oggetto sociale ed hanno l’obbligo di tenere i libri e le scritture contabili. Il rapporto sociale può cessare per varie cause quali la morte del socio, il recesso dello stesso, la sua estromissione dalla società in tutti i casi di grave inadempimento degli obblighi che derivano dalla legge o dall’atto costitutivo. Le cause di scioglimento della società in nome collettivo, oltre a quelle previste per la società semplice sono: il provvedimento dell’autorità governativa nei casi stabiliti dalla legge; lo svolgimento da parte della società di un’attività non commerciale; la dichiarazione di fallimento. Deciso lo scioglimento, si attua la fase di liquidazione (v. liquidazione di un’azienda).

  • SOCIETÀ IRREGOLARE E DI FATTO

    Situazione in cui si trova una società per la quale non si è compiuto il procedimento di formazione previsto dalla legge. Il fenomeno riguarda soprattutto la società in nome collettivo e le società in accomandita semplice, le quali, in caso di mancata iscrizione dell’atto costitutivo nel Registro delle imprese, vengono assoggettate alla disciplina propria della società semplice, per la quale non è previsto nessun regime dipubblicità legale. In questi casi, infatti, il contratto di società rimane valido mentre non si verificano le conseguenze che sono proprie del regime di pubblicità previsto dalla legge. L’irregolarità può essere iniziale, cioè dipendere dal fatto che fin dalla sua costituzione la società non è stata iscritta nel Registro delle imprese, o sopravvenuta, nell’ipotesi di successiva cancellazione dal Registro delle imprese, per una causa qualsiasi (mancanza delle condizioni di legge, cessazione dell’attività), quando la società continua di fatto l’attività. Si parla di irregolarità sopravvenuta anche nel caso di fusione attuata mediante costituzione di nuova società quando l’atto di fusione non venga iscritto. L’irregolarità, ferma restando la validità e l’efficacia del contratto, ha influenza soltanto nei confronti dei terzi: la posizione dei creditori sociali e di quelli particolari del socio è regolata dalle norme sulla società semplice. Le società irregolari non sono ammesse al beneficio del concordato preventivo e dell’amministrazione controllata; ciascun socio che agisce si presume abbia la rappresentanza della società e, a meno che non si provi la conoscenza del terzo, non sono opponibili a questo i patti limitativi della rappresentanza. Rispetto alla società semplice la società irregolare presenta alcune diversità: il terzo che contratta con la società irregolare non ha l’onere di accertare sulla base del contratto sociale il potere di rappresentanza del socio che agisce, mentre chi contratta con una società semplice deve accertarlo; il socio accomandante risponde, nella società irregolare per le obbligazioni sociali nei limiti della sua quota, anche in mancanza di pubblicità di fatto, laddove nella società semplice le limitazioni della responsabilità del socio sono efficaci solo se sottoposte ad idonea pubblicità. Analogo al fenomeno della società irregolare è quellodella società di fatto, che si ha quando due o più persone, senza costituire alcuna delle società fra quelle previste dalla legge, mediante reciproci conferimenti, esercitano in comune un’attività commerciale. In tal caso tutti i soggetti partecipanti rispondono solidalmente e illimitatamente con il loro patrimonio personaledelle obbligazioni sociali. In caso di fallimento di un socio, una volta accertata l’esistenza della società di fatto, il fallimento viene esteso agli altri soci.

  • SOCIETÀ MISTA DI ENTI LOCALI

    Forma di impresa pubblica che si aggiunge all’azienda speciale e le altre forme previste dall’art. 113 TULOEL per la gestione dei servizi pubblici locali (“servizi pubblici che abbiano per oggetto produzione di beni ed attività rivolte a realizzare fini sociali e a promuovere lo sviluppo economico e civile delle comunità locali.”, secondo la definizione dell’art. 112 TULOEL). La figura della società mista è stata introdotta dalla l. 8.6.1990 n.142 (art. 22), modificato dalla l. 15.5.1997 n. 127. La legge 1990/142 ne prevedeva una sola specie: la società per azioni a prevalente capitale pubblico (società miste a capitale pubblico-privato). La l. 1997/127 ha permesso per questa specie di società la possibilità anche della forma a responsabilità limitata. La scelta della società di capitali in luogo di altre forme di gestione (in economia, in concessione, azienda speciale, istituzione) va fatta se è opportuna in relazione alla natura o all’ambito territoriale del servizio la partecipazione di più soggetti pubblici o privati. La l. 1997/127 ha introdotto una seconda specie di società per azioni senza il vincolo della proprietà pubblica maggioritaria. Di quest’ultima è prevista la possibilità di costituzione, anche in deroga ai vincoli derivanti da disposizioni di legge specifiche, per l’esercizio di servizi pubblici e per la realizzazione delle opere necessarie al corretto svolgimento del servizio oltre che per la realizzazione di infrastrutture e altre opere di interesse pubblico, che non rientrino nelle competenze istituzionali di altri enti. A differenza delle società a prevalente capitale pubblico, la scelta dei soci privati e l’eventuale collocazione dei titoli azionari sul mercato devono avvenire con procedure di evidenza pubblica. L’atto costitutivo delle società deve prevedere l’obbligo dell’ente pubblico di nominare uno o più amministratori e sindaci. Nel caso di servizi pubblici locali una quota delle azioni può essere destinata all’azionariato diffuso e resta comunque sul mercato. Quanto alla natura giuridica della società mista, le opinioni della dottrina e della giurisprudenza sono discordanti: se, da un lato, il Ministero dell’interno ne ha prospettato la natura privatistica, la Corte dei conti, alla stregua della giurisprudenza comunitaria, ne ha invece evidenziato (almeno per quanto riguarda le società a prevalente capitale pubblico) il carattere pubblicistico. Ancora discordante, rispetto a tale interpretazione, appare l’orientamento della Cassazione, in base al quale le società a prevalente capitale pubblico, dato il carattere industriale o commerciale delle loro attività, non possono essere considerate come organismi di diritto pubblico. Infine parte della dottrina ritiene che tali società, essendosottoposte (in base ad una lettura della l. 18.11.1998 n. 415), alla disciplina degli appalti di lavori o servizi, debbano essere configurate come Amministrazioni aggiudicatrici. Il TULOEL sembra considerare quello della società mista un modello ormai ritenuto più idoneo a soddisfare le esigenze legate ad una gestione efficiente ed efficace dei servizi pubblici e a preferirlo a scapito dell’azienda speciale. Si veda al riguardo il procedimento semplificato (art. 115 TULOEL) per la trasformazione delle aziende speciali, o di rami di esse, in spa a prevalente capitale pubblico, (e con differenti modalità in spa a capitale pubblico minoritario, art. 116) attraverso atti unilaterali provenienti dagli Enti di riferimento, mediante deliberazioni dei rispettivi Consigli Tali enti possono restare unici azionisti per un periodo non superiore a due anni dalla trasformazione, essendo successivamente obbligati ad aprire il pacchetto azionario al mercato.

  • SOCIETÀ OCCULTA

    Società la cui esistenza è volutamente celata ai terzi, che sono così indotti a credere di operare con un imprenditoreindividuale agente in nome e per conto proprio. Se provano l’esistenza del rapporto sociale dell’imprenditore con un socio occulto, i terzi possono far valere le proprie azioni anche verso questi.

  • SOCIETÀ ORGANISMI DI ATTESTAZIONE

    Acr.: SOA. Società costituite in forma di società per azioni e con sede obbligatoria in Italia (ancorché non partecipate da residenti) e capitale non inferiore al miliardo di lire (o centomila euro) autorizzate dall’Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici a certificare l’esistenza di sistemi di qualità nelle imprese interessate a operare sul mercato degli affidamenti di lavori pubblici., e di attestare l’esistenza nelle medesime imprese dei sistemi di qualità certificati ovvero di elementi significativi, e tra loro correlati, di detti sistemi. Le SOA attestano in capo all’impresa il possesso dei requisiti e della certificazione (o della dichiarazione) rilasciata dai soggetti accreditati secondo le norme europee UNI CEI EN 45000. In definitiva, per una valida attestazione del sistema di qualità si richiede che ciascuna impresa interessata stipuli un apposito contratto con una SOA autorizzata, la quale avrà poi il termine di 90 giorni per l’espletamento degli accertamenti istruttori del caso e per il rilascio dell’attestazione. Tale attestazione avrà peraltro valore solo per treanni, per cui per ottenerne un’altra sarà necessario stipulare un nuovo contratto con la SOA.

  • SOCIETÀ PER AZIONI

    Acr.: S.p.a., s.p.a. e, correntemente, spa. Impresa societaria che esercita un’attività commerciale e che acquistala personalità giuridica con l’iscrizione dell’atto costitutivo nel Registro delle imprese. Sono dette nel Regno unito public limited company (acr.: plc, ovvero ltd. aggiunto al termine della denominazione sociale); in fr. e nei Paesi di lingua francese con diritto codificato di modello francese: société anonyme (anche in Italia fino al codice civile 1942, società anonima era la denominazione della società per azioni); in Spagna sociedad anónima; in Portogallo sociedade anónima; in Germania Aktiengesellschaft. Negli Stati Uniti, dove il diritto societario è di competenza degli States, in luogo di company comunemente si impiega per la società commerciale il termine corporation e, in luogo di limited, il termine incorporated (abbr.: inc.) dopo la denominazione sociale, per precisare il possesso della personalità giuridica.

    1. La riforma Vietti del diritto societario ha introdotto molte novità nella disciplina della società per azioni con l’obiettivo di favorire lo sviluppo di nuove imprese e rendere le società italiane più competitive in ambito europeo. La riforma ha disegnato un modello unitario di spa composto da due tipi, quello della spa chiusa, che non fa ricorso al mercato del capitale di rischio e quello della spa aperta, che fa ricorso invece al mercato del capitale di rischio e che, a sua volta, comprende due sottotipi: le società quotate, spa con azioni quotate in mercati regolamentati e le società diffuse, spa con azioni diffuse tra il pubblico in misura rilevante. Nell’insieme, il legislatore concede ampi spazi di autonomia nelle scelte dell’assetto delle spa, ben più del rigido sistema precedente, ma il grado di autonomia si restringe via via che la società si apre al mercato del capitale di rischio per il sopravvenire di norme imperative a tutela degli interessi dei creditori, degli investitori, delle minoranze sociali e dei terzi in generale. Le principali innovazioni introdotte dalla riforma per le società per azioni sono: nuovo limite del capitale sociale aumentato nel minimo a 120.000 euro; possibilità di costituire spa unipersonali; nuove possibilità di scelta di diversi sistemi di amministrazione e controllo; possibilità di destinare, entro determinati limiti, patrimoni destinati a uno specifico affare; possibilità di emettere azioni senza indicarne il relativo valore nominale; nuove regole anche ai fini pubblicitari in merito ai patti parasociali; maggiore tutela del socio, anche attraverso una nuova disciplina del recesso.

    2. La costituzione di una società per azioni può essere simultanea o successiva, mediante pubblica sottoscrizione; è simultanea, quando i sottoscrittori dell’intero capitale sociale, accertata l’esistenza delle condizioni volute dalla legge, stipulano l’atto costitutivo, nominano gli amministratori e i sindaci; successiva, quando la società viene creata per mezzo di pubblica sottoscrizione, sulla base di un programma che ne indichi l’oggetto, il capitale, le principali disposizioni dell’atto costitutivo, l’eventuale partecipazione che i promotori si riservano agli utili ed il termine entro il quale deve essere stipulato l’atto costitutivo. Per procedere alla costituzione è però necessario che sia sottoscritto per intero il capitale sociale, versati presso la Banca d’Italia almeno i tre decimi dei conferimenti in denaro e che sussistano le altre condizioni richieste dalle leggi speciali in relazione al suo particolare oggetto. La costituzione viene fatta per atto pubblico, a pena di nullità, che deve indicare tutti gli elementi richiesti dalla legge. Lo statuto contiene le norme relative al funzionamento della società e come tale, se forma oggetto di atto separato, deve essere allegato all’atto costitutivo. Entrambi devono essere depositati a cura di un notaio, entro il termine di 30 giorni, presso il Registro delle imprese nella cui circoscrizione è posta la sede sociale. Prima dell’iscrizione nel registro e del conseguente acquisto della personalità giuridica, i soci che agiscono in nome della società sono responsabili personalmente e illimitatamente per le obbligazioni assunte; essi però possono successivamente rivalersi nei confronti della società, una volta perfezionata la costituzione. L’attribuzione della personalità giuridica comporta una completa autonomia della società dalle persone dei soci, sia nei rapporti interni che esterni, in quanto essa con l’operare dei suoi organi è portatrice di una propria volontà. Il capitale sociale minimo è di 120.000 euro, suddiviso in azioni; capitali sociali minimi di diverso e più elevato ammontare sono previsti dalle leggi speciali per spa che svolgano particolari attività finanziaria, bancaria ecc.). L’oggetto della società segna il campo di attività della persona giuridica. La vita sociale si svolge attraverso gli organi della società, che sono l’assemblea dei soci e gli organi di amministrazione e controllo. Per gli organi di amministrazione e controllo la riforma ha introdotto, accanto al precedente sistema “latino” composto di amministratore (o consiglio di amministrazione) e collegio dei sindaci con il concorso esterno del revisore, il sistema dualistico (cosiddetto “germanico”) e quello monistico (cosiddetto “anglosassone”). V. in proposito la voce sistemi di amministrazione e controllo delle società.

    3. La legge appresta vari mezzi ai soci di minoranza per la tutela dei loro interessi. Quando la violazione degli obblighi da parte degli amministratori e dei sindaci è particolarmente grave, i soci che rappresentano almeno il decimo del capitale sociale possono chiedere l’interventodell’autorità giudiziaria, denunciando i fatti al tribunale del luogo nella cui giurisdizione è posta la sede della società. Il potere di denuncia è pure attribuito al pubblico ministero, su segnalazione del singolo socio o di minoranze che non raggiungono la parte di capitale necessaria, in modo da ottenere lo stesso risultato.

    4. La società per azioni per procacciarsi i mezzi finanziari può emettere obbligazioni, oltre ad attingere fondi di autofinanziamento, accantonati nei conti e cioè alle riserve statutarie, alle riserve legali ad altri fondi c.d. disponibili. La vita sociale deve essere documentata mediante la tenuta dei libri sociali spettante agli amministratori, tenuti altresì alla redazione del bilancio di esercizio. La società si scioglie per il decorso del termine, per il conseguimento dell’oggetto sociale o per la sopravvenuta impossibilità di conseguirlo, per l’impossibilità di funzionamento o per la continuata inattività dell’assemblea, per la riduzione del capitale sociale al di sotto del limite legale, se non si è provveduto alla sua reintegrazione, per la deliberazione dell’assemblea, per le altre cause previste dall’atto costitutivo. La società si scioglie anche per provvedimento dell’autorità governativa, Lo scioglimento determina la liquidazione della società (v. liquidazione di un’azienda).

    5. Discipline speciali sono previste per particolari categorie di spa (quotate in Borsa, SIM, altre). In particolare, con l’emanazione del TUF (d.lg. 24.2.1998 n. 58) è stata dettata una compiuta disciplina delle società con azioni quotate in borsa (Titolo III, Capo II, artt. 119 sgg. del TUF). La disciplina speciale dettata dal legislatore è volta alla tutela degli interessi degli investitori, da un lato; “all’efficienza e alla trasparenza del mercato del controllo societario e del mercato dei capitali”, dall’altro (art. 91 TUF). A questo scopo alla Consob sono affidati specifici poteri di controllo. Alla protezione degli azionisti-investitori (anche solo potenziali) si ispirano la disciplina della trasparenza degli assetti proprietari (artt. 120-124), della tutela delle minoranze (artt. 125-135, oltre che artt. 102-112 sull’offerta pubblica di acquisto), dei controlli del collegio sindacale (artt. 148-154) e delle società di revisione contabile (artt. 155- 165). La disciplina speciale rispetto alla societàper azioni comune si connota anche per le regole profondamente diversificate in materia di delega di voto (artt. 136-144), funzionamento dell’organo assembleare (art. 126 sull’assemblea straordinaria), presenza di azioni di risparmio (artt. 145-147). Il TUF disciplina anche altre società per azioni di diritto speciale quali SIM, SICAV, SGR.

    6. V. per argomenti particolari le voci; Assemblea degli obbligazionisti, Assemblea delle società di capitali, Azioni, Azioni con diritto di voto condizionato, Azioni con diritto di voto limitato a particolari argomenti, Azioni con voto limitato, Azioni con diritto di voto plurimo, Azioni convertibili, Azioni correlate, Azioni di godimento, Azioni di lavoro, Azioni di risparmio, Azioni gratuite, Azioni limitate e a voto scalare, Azioni nominative vincolate, Azioni nuove, Azioni prive di proporzionalità rispetto al conferimento, Azioni privilegiate, Azioni privilegiate cumulative, Azioni privilegiate e tasso variabile, Azioni proprie, Azioni riscattabili, Azioni senza diritto di voto, Azioni senza valore nominale, Finanziamento destinato a uno specifico affare,Fusione di società, Libri sociali, Obbligazioni, Obbligazioni convertibili o doppie, Patrimonio destinato a uno specifico affare, Patto parasociale, Recesso da una società, Scissione di società, Sistemi di amministrazione e controllo delle società, Trasformazione di società.

  • SOCIETÀ PER LA CARTOLARIZZAZIONE DEI CREDITI

    Società operative nell’ambito delle operazioni di securitization, disciplinatecon la l. 30.4.1999 n. 130 e correntemente conosciute come special purpose vehicle (q.v.). Le operazioni di cartolarizzazione avvengono mediante cessione a titolo oneroso di crediti pecuniari esistenti e futuri, individuabili in blocco quando si tratta di una pluralità di crediti e danno origine alle asset-backed securities. Queste operazioni consentono di smobilizzare i crediti vantati da un determinato soggetto (per lo più banche, enti previdenziali, società finanziarie), mediante la cessione degli stessi, dietro corrispettivo, a un’apposita società che provvede alla contestuale emissione di titoli per finanziarne l’acquisto e che assume il ruolo di cessionario e può emettere anche i titoli relativi ai crediti rilevati. L’art. 3 della l. 30.4.1999 n. 130 indica i requisiti che devono possedere le società per la cartolarizzazione disponendo, in particolare, che: esse devono avere quale oggetto esclusivo la realizzazione di una o più operazioni di cartolarizzazione dei crediti; i crediti relativi a ogni operazione devono costituire un patrimonio separato, a tutti gli effetti, da quello della società e da quello relativo ad altre operazioni; su ciascun patrimonio della società non sono ammesse azioni da parte dei creditori diversi dai portatori dei titoli emessi per finanziare l’acquisto dei crediti stessi. Alla società, sia essa solo cessionaria oppure sia anche emittente dei titoli (o ad entrambe se soggetti distinti), si applica il titolo V del TUBC (artt. 106-114) che, come noto, contiene la disciplina degli intermediari finanziari iscritti negli elenchi di cui agli artt. 106 e 107 TUBC. Ne deriva che queste società devono costituirsi necessariamente con la forma della spa, srl., sapa. o cooperativa e devono possedere anche tutti i requisiti previsti per gli esponenti aziendali e i partecipanti al capitale dagli artt. 108 e 109 TUBC. Non si applicano, invece, le disposizioni di cui all’art. 106 TUBC in materia di oggetto sociale e di capitale sociale oltre che le relative norme sanzionatorie.

  • SOCIETÀ SEMPLICE

    Associazione di due o più persone che, mediante reciproci conferimenti, esercitano un’attività economica. Per l’atto di costituzione della società semplice non occorre una forma particolare fatta eccezione per quella richiesta dalla natura dei beni conferiti, e non è previsto un regime di pubblicità legale. Oggetto dell’attività sociale è soprattutto quella agricola, in quanto la società semplice non può essere costituita per l’esercizio di un’attività commerciale. La società opera con il proprio capitale, formato dalle varie quote sottoscritte dai singoli soci. L’amministrazione può essere disgiunta o congiunta: nel primo caso spetta disgiuntamente a più soci e ciascuno di essi ha diritto di opporsi alle attività che altri voglia compiere; nel secondo caso spetta congiuntamente a più soci ed è necessario il consenso unanime di tutti per le deliberazioni sociali. 1 soci che non partecipano all’amministrazione della società hanno il diritto, in ogni momento, di avere informazioni sull’andamento delle operazioni sociali dai soci amministratori e di consultare i documenti relativi all’amministrazione. Alla società semplice è riconosciuta l’autonomia patrimoniale, entro determinati limiti. Per le obbligazioni sociali risponde innanzi tutto la società con il suo patrimonio sociale, mentre la responsabilità personale, solidale e illimitata dei singoli soci è sussidiaria, perché gli stessi godono del benefi- cio della preventiva escussione del patrimonio sociale. Va rilevato, peraltro, che nei confronti dei terzi rispondono i soci che hanno agito per la società e anche gli altri, salvo patto contrario che sia stato fatto conoscere all’esterno con mezzi idonei. Le modificazioni del contratto sociale devono essere deliberate con l’unanimità dei consensi, ma non è esclusa l’applicazione del principio maggioritario se espressamente convenuto. Lo scioglimento della società semplice può avvenire per il decorso del termine, per la volontà di tutti i soci, per il conseguimento dell’oggetto sociale, per mancanza della pluralità dei soci, e per tutte le cause previste dal contratto sociale. Deciso lo scioglimento si apre la fase di liquidazione con la quale, depurato il patrimonio delle passività, deve farsi luogo alla ripartizione del patrimonio residuo fra i Soci (v. liquidazione di un’azienda). Dopo l’entrata in vigore della l. 29.12.1993, n. 580, istitutiva del Registro delle imprese, e del relativo regolamento di attuazione (d. p. r, 7.12.1995 n. 581, modificato dal d. p. r. 16.9.1996 n. 559), anche la società semplice è tenuta all’iscrizione, in una sezione distinta di detto registro, con funzione di pubblicità notizia (artt. 8, commi 4 e 5, l. 1993/580 e 7 d.p.r. 1995/581).

  • SOCIETÀ STRUMENTALE

    Ai fini della vigilanza regolamentare sono definite società strumentali le società non finanziarie (società he svolgono attività diversa da quella bancaria, finanziaria, assicurativa) che costituiscono partecipazione di controllo di una banca o di un gruppo bancario (anche congiuntamente ad altri soggetti) e che esercitano in via esclusiva o prevalente attività che hanno carattere ausiliario all’attività della banca o del gruppo o, nel caso di detenzione congiunta, dei soggetti partecipanti. Tale carattere deve essere desumibile dallo statuto della società stessa.

  • SOCIETA CONTROLLATA

    Società le cui quote o azioni sono possedute, in maggioranza, da un’altra società, detta controllante, la quale, per mezzo del controllo dei voti e, di regola, con la nomina di amministratori di sua fiducia, determina la sua attività (v. controllo societario). Più raramente il controllo può essere esercitato in virtù di patti contrattuali stipulati fra le due società, in modo tale che una società subisce il controllo dell’altra come conseguenza delle limitazioni che derivano dal negozio stipulato. La società controllata è regolata dal legislatore insieme con la società collegata, che è quella che partecipa col suo patrimonio ad altre società (v. società a catena). Per questa ragione le società collegate costituiscono il genere e le controllate la specie, potendosi avere un collegamento senza controllo, ma non un controllo senza collegamento

  • SOCIETA' DI INVESTIMENTO A CAPITALE FISSO (SICAF)

    Organismo di investimento collettivo del risparmio costituito in forma di società per azioni a capitale fisso con sede legale e direzione generale in Italia avente per oggetto esclusivo l'investimento collettivo del patrimonio raccolto mediante l’offerta di proprie azioni e di altri strumenti partecipativi
    Fonte: Banca d'Italia

  • SOCIETA' VEICOLO

    Società che ha per oggetto esclusivo la realizzazione di una o più operazioni di cartolarizzazione e che, in tale ambito, emette strumenti finanziari negoziabili.
    Fonte: Banca d'Italia

  • SOCIO FINANZIATORE

    Persona fisica o giuridica che con un suo apporto finanziario consente la costituzione della società e lo svolgimento dell’attività sociale. La figura del socio finanziatore riveste notevole importanza nel caso della sottoscrizione della società per azioni. Esistono, inoltre, particolari categoriedi soci finanziatori, quali le banche, gli istituti speciali di credito e le società finanziarie, che sottoscrivono il capitale sociale per intero e, una volta costituita la società, rivendono tutte o parte delle azioni sottoscritte. Attraverso questa procedura la costituzione avviene in maniera più rapida poiché si evita di ricorrere alla pubblica sottoscrizione.

  • SOCIO FONDATORE

    Persona fisica o giuridica che partecipa alla costituzione delle società. Nelle società per azioni i soci fondatori sono coloro che, sia nel caso di costituzione simultanea che in quella per pubblica sottoscrizione, stipulano l’atto costitutivo. Il socio fondatore può godere di speciali benefici, consistenti, dinorma, in una diversa partecipazione agli utili netti della società, per un periodo non superiore ai cinque anni. Questa clausola può essereprevista soltanto dall’atto costitutivo. Non esistono invece limiti per eventuali altri benefici concessi ai soci fondatori dopo la costituzione della società.

  • SOCIO MOROSO

    Persona che non adempie, entro i termini prescritti, al pagamento della quota sociale. Il codice civile regola, con riferimentoalle società di capitali, la mora del socio. Nel caso di società a responsabilità limitata gli amministratori possono diffidare il socio ad eseguire i versamenti entro 30 giorni; trascorso tale termine si può procedere alla vendita della quota a rischio e per conto dello stesso. Il valore della quota si desume dall’ultimo bilancio approvato. In caso di mancata vendita gli amministratori possono escludere il socio, trattenendo le somme già riscosse. In ogni caso, il socio moroso perde il diritto di voto. Se trattasi di società per azioni il codice civile prevede analoghi provvedimenti, ma la diffida deve essere pubblicata sulla G.U. Inoltre, il termine entro il quale il socio deve effettuare i versamenti è di soli 15 giorni.

  • SOCIO OCCULTO

    Soggetto che partecipa ad una società senza apparire. La partecipazione del socio occulto in gergo detto anche tiranno, si basa generalmente su accordi segreti, mediante intestazione fittizia di quote o azioni ad altri soggetti. Se trattasi di società dl fatto (v. società irregolare e di fatto) e la società occulta è costituita da due soli soci, all’esterno appare un unico imprenditore che agisce in nome e per conto proprio. In tal caso, la responsabilità per le obbligazioni sociali è estesa anche al socio occulto (anche se lo stesso non ha partecipato direttamente all’attività sociale) e il fallimento può essere a lui esteso. Le stesse norme valgono, in genere, con riferimento ai soci occulti di società di persone regolarmente costituite, i quali, una volta accertata la loro qualità, sono considerati alla stessa stregua di qualsiasi altro compartecipe alla società. Discorso diverso deve farsi riguardo al socio occulto, o tiranno, di società di capitali regolarmente costituite, il quale non può essere chiamato a rispondere delle obbligazioni sociali, a meno che non si dimostri che lo stesso sia in concreto l’unico socio della società (art. 2362 c.c.). La giurisprudenza è concorde nel ritenere che, attesa la rigida separazione del patrimonio della società da quello dei soci, al socio occulto di società di capitali non possa essere esteso il fallimento della società.

  • SOCIO PROMOTORE

    Persona fisica o giuridica che favorisce e promuove la costituzione della società. Nelle società per azioni il socioo i soci promotori sono coloro che preparano il programma della costituenda società. Una volta che il capitale è stato interamente sottoscritto è compito dei promotori stabilire il termine entro il quale i sottoscrittori devono versare i 3/10 della loro quota e, avvenuto il versamento, devono convocare l’assemblea costituente. Il socio promotore è solidalmente responsabile per le obbligazioni assunte per costituire la società; esso può godere degli stessi benefici del socio fondatore.

  • SOFARIS

    Abbr. di Société française de garantie des financements des petites et moyennes entreprises. Società costituita nel dicembre 1982 dal Governo francese e da istituzioni finanziarie per gestire la maggior parte dei diversi fondi pubblici di garanzia per i crediti. È una società specializzata che garantisce parzialmente il rischio di certi crediti bancari alle PMI e anche certe partecipazioni ai mezzi propri di queste. Suo obiettivo è favorire la formazione di nuove imprese, gli investimenti all’estero, l’innovazione e l’artigianato. È controllata dalla BDPME (Banque du développement des PME), direttamente per il 49,34% e indirettamente per l’8,96% attraverso il CEPME, altra controllata diretta della BDPME (q.v.).

  • SOFFERENZA RETTIFICATA

    Esposizione complessiva per cassa di un affidato verso il sistema finanziario, quando questi viene segnalato alla Centrale dei rischi:
    · in sofferenza dall’unico intermediario che ha erogato il credito
    · in sofferenza da un intermediario e tra gli sconfinamenti dall’unico altro intermediario esposto
    · in sofferenza da un intermediario e l’importo della sofferenza è almeno il 70 per cento dell’esposizione complessiva verso il sistema finanziario o vi siano sconfinamenti pari o superiori al 10 per cento
    · in sofferenza da almeno due intermediari per importi pari o superiori al 10 per cento del credito
    · utilizzato complessivo per cassa.
    Fonte: Banca d'Italia

  • SOFFERENZE

    Crediti vantati da una banca nei confronti di soggetti in gravi e non transitorie difficoltà, in stato di insolvenza, anche non accertata giudizialmente, o in situazioni sostanzialmente equiparabili che comportano il mancato rimborso alla scadenza contrattuale. Le sofferenze costituiscono poste immobilizzate, poiché il recupero dei mezzi investiti si realizza in tempi lunghi, oltre ad essere incerto, data la peculiare situazione economica e finanziaria del debitore che rende consigliabile l’avvio degli atti di rigore. L’eventuale procedura giudiziale è affidata all’ufficio contenzioso della bancache ne segue l’esito e registra tutte le operazioni relative al credito. Dal punto di vista economico quando i crediti vengono classificati come sofferenze la banca cessa di calcolare gli interessi pattuiti nel contratto ed applica gli interessi di mora a fronte dei quali viene costituito un fondorischi specifico. A fini prudenziali e nel rispetto delle previsioni civilistiche la banca deve anche effettuare accantonamenti al fondo svalutazione crediti. Il d.p.r. 22.12.1986 n. 917 ha ampliato le possibilità di deducibilità fiscale delle perdite su crediti in conto interessi e in conto capitale, rendendo la stessa possibile non solo nel caso in cui il debitore sia già assoggettato a procedure concorsuali, ma anche quando le perdite risultino da elementi certi e precisi.

  • SOFFEX

    Abbr. di: Swiss Options and Financial Futures Exchange. Società anonima con sede a Zurigo, affiliata della Borsa svizzera chefunge da borsa e stanza di compensazione per la negoziazione elettronica e le operazioni con gli strumenti derivati standardizzati, in particolare futures e opzioni. Nel 1998 ha dato vita alla Eurex Svizzera SA (v. EUREX) dopo la fusione con la DTB (Deutsche Terminbörse), borsa elettronica per le opzioni e i financial futures di Francoforte.

  • SOFT LANDING E HARD LANDING

    Con il primo termine, che letteralmente significa atterraggio morbido, viene indicato un rallentamento del mercato e dell’economia che comunque continua la sua fase di crescita seppure a ritmi più lenti. Si tratta di uno scenario iverso dalla recessione ma che a volte può manifestare squilibri generati da un livello di crescita troppo elevato. Il secondo termine, invece, indica una brusca frenata dell’economia che non cresce più ma cala vistosamente determinando in tal caso la recessione.

  • SOFTWARE

    Insieme o parte dei programmi, delle procedure e delle regole necessarie per il funzionamento di un sistema di elaborazione dati (lett.: articolo morbido, contrapposto a hardware, ferramenta, articolo di ferro). Si distingue tra a) software di base (o di sistema, sistema operativo, necessario per gestire le risorse di un sistema informatico e organizzare l’esecuzione dei programmi applicativi); b) software applicativo (o applicazione) che esegue particolari lavori per gli utenti, come un word processor (p.e. Word), un foglio elettronico (p.e. Excel), un pacchetto di disegno grafico (p.e. CorelDraw), un collegamento operativo con Internet (p.e. Netscape, Explorer); c) software integrato, commercializzato a partire dal 1982, che unisce in un pacchetto coordinato più applicazioni (p.e. Smart Suite, Office).

  • SOFTWARE APPLICATIVO

    Software concepito e realizzato in modo specifico per la soluzione di un problema applicativo dell’utente di un sistema di elaborazione dati. È detto anche applicazione. Esempi di software applicativo tratti di prodotti commerciali perpersonal computer sono un word processor (p.e. Word), un foglio elettronico (p.e. Excel), un pacchetto di disegno grafico (p.e. CorelDraw), un collegamento operativo con Internet (p.e. Netscape, Explorer).

  • SOFTWARE MONEY

    Moneta elettronica virtuale trasferita in rete con l’impiego di software specializzati installati su personal computer (v. moneta elettronica).

  • SOFTWARE, TUTELA PENALE

    La tutela dei programmi per elaboratore (tutela penale del software) è disciplinata, in attuazione della direttiva CE 91/250, dalla l. 22.4.1941 n. 633 (protezione del diritto d’autore) così come novellata dal d.lg. 29.12.1992 n. 518. I programmi vengono protetti come opere letterarie ai sensi della Convenzione di Berna, resa esecutiva con la l. 20.6.1978 n. 399. L’art. 171, l. 1941/633punisce con la multa da lire 100.000 (centomila) a lire 4.000.000 (quattro milioni) chiunque riproduca opere altrui non allo scopo di lucro o commerciale o in esemplari maggiori di quelli che si aveva diritto di produrre. È inoltre prevista l’ipotesi in cui la riproduzione avvenga per colpa (art. 172, l. 1941/633): in questo caso lasanzione non è penale, ma amministrativa e arriva sino a due milioni di lire. Nelle fattispecie penali introdotte all’art. 171 bis l. 1941/633 la duplicazione al fine di lucro o la detenzione a scopo commerciale sono necessari per la rilevanzapenale della duplicazione e per la messa in commercio non autorizzate. La pena è quella della reclusione da sei mesi a tre anni e della multa da lire 15.000.000 (un milione) a lire 30.000.000 (dieci milioni) (valori modificati dal d.lg. 15.3.1996 n. 205). La condanna per i reati previsti al comma 1 dell’art. 171 bis l. 1941/633, comporta la pubblicazione della sentenza in uno o più quotidiani e in uno o piùperiodici specializzati (art. 171 bis l. 1941/633 comma 2).

  • SOGGETTO GIURIDICO

    Persona che ha l’attitudine ad essere titolare di diritti e di obblighi giuridici (v. capacità giuridica). Soggetto giuridico è innanzitutto la persona fisica e cioè l’essere umano. Negli attuali ordinamenti ogni essere umano è un soggetto giuridico mentre in passato gli schiavi non erano ritenuti capaci di essere titolari di diritti e di obblighi giuridici. Soggetto giuridico, inoltre, la persona giuridica, che può essere una associazione o una fondazione.

  • SOGO SHOSHA

    General trading companies (v.trading company) giapponesi di grandi dimensioni e non specializzate. Sono sorte nell’era Meiji (1868-1912) con l’apertura all’Occidente e al commercio estero, dopo 200 anni di isolazionismo autarchico e hanno costituito il motore del decollo industriale del Giappone. All’inizio operavano come ponte per l’importazione di tecnologia occidentale ed esportazione di manufatti giapponesi, ma presto intrapresero lo sfruttamento diretto all’estero di risorse naturali e lo sviluppo dei mercati esteri dei prodotti nazionali, in specienell’area di espansione coloniale del Paese. Le sogo shosha sono oggi intermediari di merci, servizi e informazioni, per lo più inserite in grandi cartelli di imprese (keiratsu). Circa la metà delle operazioni sono svolte all’interno del Paese, un 30% riguarda l’import-export e un 20% le operazioni offshore. Un terzo circa delle esportazioni giapponesi e metà circa delle importazioni passano attraverso le sogo shosha. Quote importanti sono detenute dalla sogo shosha anche nelle esportazioni di altri Paesi (p.e. quasi il 20% delle esportazioni australiane). Le sogo shosha si occupano di tutte le attività commerciali all’ingrosso di interesse per l’industria,dalla ricerca e coltivazione di risorse naturali alla tecnologia avanzata, dai prodotti intermedi a quelli per il consumo finale, dalle merci alle costruzioni e allo sviluppo urbano, di aree industriali e di infrastrutture. L’attività si è allargata al software, ai film, alla musica, ai programmi TV e, negli ultimi anni, al campo della tecnologia dell’informazione e della comunicazione e ai settori avanzati, quali la biotecnologia, latecnologia spaziale, la tecnologia e i sistemi di protezione ambientale. Le sogo shosha acquisiscono licenze da società occidentali o ne importano i prodotti che distribuiscono in Giappone attraverso proprie catene di negozi (e ristoranti) anche in franchising. A fianco della commercializzazione le sogo shosha operano anche nel business investment, svolto all’estero con la realizzazione di infrastrutture, opere di urbanizzazione e impianti industriali in cui partecipano come partner insieme a soci pubblici e privati locali in collaborazione con i Governilocali. In questa attività esse possono curare tutto il processo dallo studio di fattibilità, a progettazione, direzione dei lavori, costruzione, fornitura di materiali e impianti e assistenza tecnica, arrangiamento dei finanziamenti, gestione delle opere realizzate, promozione delle esportazioni e delle vendite dei prodotti. Le sogo shosha realizzano, inoltre, progetti dell’assistenza ufficiale allo sviluppo (ODA) del Governo giapponese. I due settori, commercializzazione e business investment, sono complementari e sono supportati da servizi finanziari, di logistica dei trasporti, di ricerca e consulenza, di marketing, nei quali esse hanno accumulatodecenni di esperienza e che si fonda su una rete informativa mondiale. Le sogo shosha si vantano di essere in grado di organizzare e realizzare ogni specie di progetto. Le sogo shosha sono circa 2.000 in Giappone. Di queste le nove grandi (in ordine decrescente di fatturato) sono: Mitsui & Co., Ltd., Mitsubishi, Itochu, Sumitomo, Marubeni, Nissho Iwai, Tomen, Nichimen, Kanematsu.. Tutte hanno stretti legami con organizzazioni bancarie e tre (Mitsui, Mitsubishi, Sumitomo) sono anche inserite negli importanti trust industriali omonimi (keiratsu, già antichi zaibatsu). I dipendenti (shosha men) in Giappone e all’estero sono circa 80.000. Un posto di lavoro in una sogo shosha è molto ambito tra i giovani diplomati e laureati giapponesi (più o meno come da noi è l’essere assunto in una banca d’affari).

  • SOLLECITAZIONE AL PUBBLICO RISPARMIO

    Espressione che la legge utilizzava in luogo di sollecitazione all’investimento (q.v.), prima dell’entrata in vigore del TUF. La sollecitazione al pubblico risparmio (v. valore mobiliare) era definita dall’art. 18 ter della l. 7.6.1974 n. 216 ogni pubblico annuncio di emissione; ogni acquisto o vendita mediante offerta al pubblico; ogni offerta di pubblica sottoscrizione; ogni pubblica offerta di scambio di valori mobiliari; ogni forma di collocamento porta a porta, a mezzo circolari e mezzi di comunicazione di massa in genere; ogni annunciopubblicitario tendente ad offrire informazioni o consigli al pubblico degli investitori, concernenti valori mobiliari non ancora emessi o per i quali l’emittente o l’offerente non abbia già predisposto il prospetto informativo, fatta eccezione per quelli quotati presso le borse valori. La sollecitazione al pubblico risparmio di valori mobiliari doveva essere preceduta da una comunicazione alla Consob, con indicazione della quantità e delle caratteristiche dei valori mobiliari offerti e dei termini e delle modalità dell’operazione. La sollecitazione doveva essere preceduta dalla pubblicazione di un prospetto informativo, riguardante il soggettoche propone l’operazione (art. 18, comma 3, l. 7.6.1974 n. 216).

  • SOLLECITAZIONE ALL'INVESTIMENTO

    Tecnica di collocamento dei prodotti finanziari disciplinata dagli artt. 94 e ss. TUF, che si attuamediante offerta, invito ad offrire ovvero divulgazione di messaggi promozionali rivolti al pubblico ed aventi ad oggetto la vendita o la sottoscrizione degli stessi. Tutte le operazioni di sollecitazione all’investimento, rivolte ad un numero di soggetti superiore a quello determinato dalla Consob in via regolamentare, sono sottoposte ad una particolare disciplina ispirata ai principi della correttezza dell’informazione del pubblico e della parità di trattamento dei soggetti sollecitati. Per offerta si intende ogni tipo di proposta, in qualunque modo formulata, rivolta ad un numero indeterminato di soggetti. Si tende ad includere in tale concetto anche le forme di vendita di prodotti finanziari proposte o concluse a mezzo intermediari, a distanza o al domicilio dei risparmiatori. L’invito ad offrire rientra nel concetto di sollecitazione ogni qualvolta abbia ad oggetto la sottoscrizione o la vendita di prodotti finanziari. Esso si differenzia dall’offerta in quanto privo degli elementi essenziali del contratto. Per messaggio promozionale deve intendersi, invece, ogni tecnica che, pur non contenendo un’offerta o un invito ad offrire, sia ugualmente idonea ad indurre il pubblico all’investimento, come la divulgazione di messaggi pubblicitari a mezzo stampa, reti televisive e telematiche. Chi intende porre in essere un’operazione di sollecitazione all’investimento deve darne preventivacomunicazione alla Consob. A tale autorità deve essere inviato anche il prospetto destinato alla pubblicazione (v. prospetto informativo).Si tratta di un documento contenente tutte le informazioni necessarie per consentire al pubblico degli investitori di pervenire ad un corretto giudizio sull’operazione proposta, sia in relazione alle caratteristiche patrimoniali e finanziarie dell’emittente, sia in relazionea quelle dei prodotti finanziari offerti. Sia il contenuto che le modalità di pubblicazione del prospetto informativo sono stabilite dalla Consob in via regolamentare. La violazione dell’obbligo di preventiva comunicazione comporta l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria, mentre la falsità delle informazioni contenute nel prospetto è punita penalmente. Al fine di tutelare il pubblico degli investitori contro manovre dirette a svilire il valore delle informazioni contenute nel prospetto, prima della pubblicazione dello stesso è fatto divieto di divulgazione di annunci pubblicitari riguardanti la sollecitazione all’investimento. Sono, invece, consentite tutte quelle operazioni dirette a valutare le probabilità di successo dell’operazione, quali indaginidi mercato e raccolta di intenzioni di acquisto, purché effettuate secondo le prescrizioni della Consob. Nello svolgimento dell’operazione di sollecitazione l’offerente, l’emittente e l’intermediario incaricato del collocamento devono osservare una serie di regole di correttezza ed attenersi alle modalità stabilite in via regolamentare dalla Consob al fine di garantire la parità di trattamento tra i destinatari. Lo svolgimento di un’operazione di sollecitazione all’investimento determina la sottoposizione, della società emittente i titoli che ne formano oggetto, alla vigilanza della Consob. In caso di fondato sospetto di operazioni di sollecitazione eseguite senza previa comunicazione, o in violazione della disciplina normativa o regolamentare, tale autorità può chiedere anche a coloro che hanno acquistato o sottoscritto i prodotti finanziari la comunicazione di dati o notizie. In tali casi l’operazione di sollecitazione può essere anche sospesa in via cautelare e, qualora la violazione sia successivamente accertata, la sua prosecuzione può essere vietata. Ai sensi dell’art. 100 del TUF, la disciplina della sollecitazione all’investimento non si applica alle operazioni a) rivolte ad un numero di soggetti inferiore a quello stabilito in via regolamentare dalla Consob; b) rivolte esclusivamente ad investitori professionali; c) di ammontare complessivo inferiore a quello determinato dalla Consob; d) aventi ad oggetto strumenti finanziari emessi o garantiti dallo Stato italiano, da uno Stato membro dell’Unione europea ovvero da organismi internazionalidi cui tali Stati facciano parte; e) aventi ad oggetto strumenti finanziari emessi dalla BCE e dalle banche centrali nazionali degli Stati dell’Unione; f) aventi ad oggetto prodotti finanziari, diversi dalle azioni o dai titoli che consentono di acquisirle o sottoscriverle, ovvero prodotti assicurativi emessi da imprese di assicurazione. Altri casi di inapplicabilità della disciplina della sollecitazione all’investimento possono essere individuati dalla Consob in via regolamentare. Per espressa disposizione normativa non configura ipotesi di sollecitazione all’investimento l’attività di raccolta di depositi bancari o postali effettuata senza emissione di strumenti finanziari.

  • SOLVE ET REPETE

    Clausola che le parti possono inserire nei contratti con prestazioni corrispettive, per effetto della quale, se uno dei soggetti non esegue la propria prestazione,l’altro non può rifiutare la propria, ma deve in ogni caso eseguirla. Successivamente, perdurando l’inadempimento della controparte, colui che ha adempiuto potrà richiedere quanto ha dato. Solve et repete in sostanza vuol dire:prima paga e poi richiedi (quando hai ingiustamente pagato). La possibilità di inserire la detta clausola è prevista dall’art. 1462 c.c., ma con limitazioni: essa non ha effetto per le eccezioni di nullità, di annullabilità e di rescissione del contratto; la parte che solleva queste eccezioni, cioè, non potrà mai essere tenuta ad effettuare, prima, la propria prestazione. Inoltre, nei casi in cui la clausola è efficace, il giudice, se riconosce che concorrono gravi motivi, può sospendere la condanna dellaparte ad eseguire la prestazione, imponendo, se del caso, una cauzione. Nel diritto tributario il principio del solve et repete significava che il contribuente non poteva adire il giudice per sentir dichiarare non dovuta un’imposta richiestagli se prima non l’aveva pagata: prima egli doveva, cioè, pagare l’imposta e poi doveva richiedere, tramite il giudice, quanto indebitamente pagato. Il principio serviva ad assicurare più facilmente alla Pubblica Amministrazione le entrate tributarie ed era attuato in varie leggi, che però sono state tutte dichiarate incostituzionali, a partire dalla sentenza 29.3.1961 n. 21 della Corte Costituzionale, per contrasto con gli arti. 3, 24, 113 Cost. Il principio, perciò, non trova oggi più attuazione nel diritto tributario.

  • SOLVIBILITÀ

    Situazione in cui si trova una persona (fisica o giuridica) quando è in grado di soddisfare regolarmente le obbligazioni assunte. Uno dei compiti più importanti della gestione bancaria è quello relativo all’accer- tamento della solvibilità dei clienti che hanno richiesto o già ottenuto un fido. La situazione finanziaria ed economica di una persona fisica o giuridica dà la misura del suo grado di solvibilità. Difficoltà contingenti possono comportare momentanei squilibri nella situazione finanziaria dell’impresa, con manifestazioni esterne di insolvibilità malgrado il permanere di una solida situazione economica.

  • SOMMINISTRAZIONE

    Contratto di durata per mezzo del quale uno dei contraenti, dietro corrispettivo, s’impegna nei confronti dell’altro ad una prestazione periodica o continuata di cose. La specie più comune di tali contratti è rappresentata dalla somministrazione di acqua, gas, telefono, energia elettrica e simili. La determinazione della quantità della prestazione spetta generalmente all’avente diritto; tuttavia, quando nessuna pattuizione è stata concordata, si fa riferimento al normale fabbisogno dell’avente diritto. Il prezzo, nelle prestazioni periodiche, è dovuto al momento della prestazione, in quelle continuate alle scadenze usuali. Affinità intercorrono tra questo contratto e quello di vendita a consegne ripartite; ma, mentre nella vendita si ha una sola prestazione che però viene frazionata nell’esecuzione, nella somministrazione si hanno prestazioni successive di uguale contenuto e di uguale prezzo. Spesso nella somministrazionesi trova inserita una clausola di esclusiva, che consiste nell’obbligo che il somministrato assume verso il somministrante di non rivolgersi per l’acquisto dello stesso genere di cose ad un’impresa concorrente. Questa clausola non opera nei rapporti relativi ai servizi essenziali (acqua, gas, energia elettrica).

  • SONDAGGIO CONGIUNTURALE

    Dal 1993 la Banca d’Italia conduce, nel periodo settembre-ottobre, un sondaggio tra le imprese nel quale raccoglie informazioni qualitative sulle tendenze congiunturali. Il campione è in linea di principio coincidente con quello dell’indagine annuale sulle imprese industriali e dei servizi condotta dalla Banca d’Italia all’inizio dell’anno. I principali risultati vengono pubblicati in un riquadro del fascicolo autunnale del Bollettino Economico; la documentazione dettagliata su risultati e metodi utilizzati nell’indagine è resa disponibile nei Supplementi al Bollettino Statistico. Indagini campionarie. Elaborazioni sui dati raccolti, nel rispetto della riservatezza dei dati individuali, sono possibili attraverso il sistema di elaborazione a distanza BIRD
    Fonte: Banca d'Italia

  • SOPRA LA PARI

    Quotazione dei titoli pubblici e privati e dei cambi superiore a un determinato prezzo base. Per i titoli, tale prezzo è rappresentato dal valore nominale. Si parla, quindi, rispettivamente di quotazione sopra la pari o di emissione sopra la pari per significare che il corso o il prezzo di emissione di un titolo sono superiori al suo valore nominale. Quanto ai cambi esteri, la dizione sopra la pari indica un corso del cambio più alto della parità base tra le valute considerate. Il riporto si definisce a sua volta sopra la pari nel caso in cui il prezzo pagato a termine dal riportato per il riacquisto dei titoli sia superiore al valore al quale li ha trasferiti a pronti al riportatore.

  • SOPRAVVENIENZE ATTIVE E PASSIVE

    Fatto imprevisto, fortuito, modificante il capitale netto aziendale in aumento (sopravvenienza attiva) o in diminuzione (sopravvenienza passiva). Si considerano sopravvenienze attive: le eredità attive, i legati, le vincite in lotteria, le cancellazioni di debiti da parte del creditore, i ricavi di rottamazione di beni pluriennali ecc. Sono ritenute sopravvenienze passive: il riconoscimento di debiti non rilevati in precedenza, i danni accidentali a beni durevoli ecc. Sotto il profilo tributario, le sopravvenienze attive e passive concorrono a formare il reddito imponibile (in aumento le prime, in diminuzione le seconde) dell’esercizio in cui hanno concreta manifestazione finanziaria. Si tratta di componenti straordinari di reddito d’esercizio, positivi e negativi.

  • SORTEGGIO DEI TITOLI

    Estrazione dei titoli del debito pubblico o delle obbligazioni di società per il rimborso del prestito. In particolare, l’operazione, nel caso di ammortamento graduale di prestiti rappresentati da titoli, permette di individuare quali di essi devono essere rimborsati ad ogni scadenza. I prestiti pubblici rimborsabili per sorteggio sono quelli del debito consolidato redimibile. L’estrazione, che si effettua annualmente, dà il diritto al possessore dei titoli estratti di riscuotere integralmente il valore nominale indicato sugli stessi. Le operazioni di sorteggio delle obbligazioni devono farsi, a pena di nullità, alla presenza del rappresentante comune, regolarmente nominato dall’assemblea degli obbligazionisti o dal presidente del tribunale o, in mancanza, di un notaio, come previsto dall’art. 2420 c.c. I risultati dell’estrazione vengono pubblicati in un apposito bollettino e, comunque, portati a conoscenza degli interessati. Si può avere sorteggio di titoli anche per le azioni nel solo caso in cui un’impresa concessionaria, che ha ottenuto dalla pubblica amministrazionel’autorizzazione ad esercitare un servizio di pubblica utilità per un ampio periodo, proceda ad ammortamento finanziario del capitale sociale, per ridurre gradualmente il valore dell’attivo patrimoniale, reversibile all’ente concedente. Avviene così il rimborso in numerano delle azioni estratte alla scadenza periodica delle rate di ammortamento e per un’entità pari alla quota relativa al periodo stesso.

  • SORVEGLIANZA DOGANALE PREVENTIVA

    Le importazioni di merci non soggette a preventiva licenza ministeriale possono essere assoggettate in. via preventiva a procedure par- ticolari di sorveglianza e di controllo disposte dal Ministero del Commercio con l’Estero di intesa con quello delle Finanze. Tali procedure,che possono essere introdotte in applicazione di disposizioni comunitarie oppure allo scopo di tenere “sotto osservazione” importazioni che potrebbero determinare turbamenti nell’equilibrio del mercato interno, consistono nella dichiarazione di importazione, nel rilascio automatico di autorizzazioni, nel certificato di importazione. Particolarmente importante è la dichiarazione di importazione. Si tratta di una forma di sorveglianza che costituisce una dichiarazione di intenzione di importare effettuata dall’operatore e di cui l’Amministrazione prende atto con apposizione del timbro. Si tratta di uno strumento fondamentale di sorveglianza alla libera importazione delle merci a dogana; vale 30 giorni dalla data del timbro, non è prorogabile e alla scadenza deve essere restituita. Per l’importazione di alcuni prodotti specifici la dichiarazione dev’essere accompagnata da particolari documenti. Si hanno tre regimi: DF,dichiarazione corredata da fattura; DP, dichiarazione corredata da documenti quali certificato di conformità, bolletta doganale e, se prodotti siderurgici CECA, contratto di acquisto; DA, dichiarazione con accordo di autolimitazione per controllo.

  • SOSPENSIONE DEI PAGAMENTI

    Nota anche come moratoria, è una forma di dilazione dei pagamenti prevista in via generale dalla legge per tutto il tempo in cui si protrae la procedura di amministrazione controllata di un’impresa commerciale cui il tribunale abbia concesso tale beneficio. A tale istituto possono fare ricorso, in caso di situazioni eccezionali e per il periodo limitato di un mese prorogabile di altri due mesi, anche i commissari straordinari qualora sia necessario prolungare il termine di scadenza delle obbligazioni pecuniarie, ovvero delle obbligazioni aventi ad oggetto la restituzione di strumenti finanziari, facenti capo a banche, SIM, SGR e SICAV sottoposte alla procedura di amministrazione straordinaria. È pressoché unanime in dottrina il convincimento che scopo dell’istituto sia quello di tutelare i creditori delle imprese in crisi garantendone la parità di trattamento. La sospensione dei pagamenti è un istituto speciale previsto per le banche dall’art.74 TUBC nel contesto del procedimento di amministrazione straordinaria (v amministrazione straordinaria di banche), in forza del quale, ove ricorrano circostanze eccezionali, i commissari preposti alla procedura, al fine di tutelare gli interessi dei creditori, possono sospendere il pagamento delle passività in qualsiasi genere da parte della banca per un periodo massimo di un mese, eventualmente prorogabile per altri due. Il provvedimento è assunto sentito il comitato di sorveglianza, previa autorizzazione della Banca d’Italia. Durante il periodo di sospensione non possono essere intrapresi o proseguiti atti di esecuzione forzata o atti cautelari (v. misure cautelari) sui beni della banca. Durante lo stesso periodo non possono essere iscritte ipoteche sugli immobili o acquistati diritti di prelazione sui mobili della banca. se non in forza di provvedimenti giudiziali esecutivi anteriori all’inizio del periodo di sospensione. Nel vigore della precedente disciplina della sospensione era controverso se durante la medesima potesse essere dichiarato dal tribunale competente lo stato di insolvenza della banca. ai sensi dell’art. 195 l.fall. (v. insolvenza dell’impresa bancaria). La nuova normativa specifica a questo proposito che la sospensione non costituisce di per sé stato di insolvenza.

  • SOSPENSIONE DEI TERMINI

    Periodo durante il quale, per espressa disposizione di legge, è impedito il verificarsi delle scadenze, di solito processuali, altrimenti comminato per il mancato compimento di atti da parte del soggetto interessato. In diritto processuale civile, p.e., l’esercizio delle impugnazioni contro i provvedimenti giurisdizionali è assoggettato a termini piuttosto brevi. Attesa la gravità delle conseguenze connesse all’inutile decorso dei termini (inammissibilità rilevabile anche d’ufficio della impugnazione), il legislatore ha in parte attenuato il rigore delle norme che regolano l’attività processuale, disponendo la sospensione di diritto, dal 1° agosto al 15 settembre di ciascun anno, (periodo feriale per magistrati e avvocati), di tutti i termini relativi, salvo per le cause dichiarate urgenti, i quali riprendono a decorrere dalla fine del periodo di sospensione stesso. Peraltro, ove il decorso del termine abbia avuto inizio durante il periodo di sospensione, l’inizio stesso è differito alla fine di detto periodo. Esistono altre disposizioni particolari, suggerite da esigenze di tecnica processuale: p.e., in caso di calamità o scioperi, i termini possono essere sospesi con provvedimenti legislativi o ministeriali; quando viene proposto il regolamento facoltativo di competenza, rimane sospeso il termine per proporre le altre impugnazioni fino alla comunicazione della sentenza che pronuncia sul regolamento; è sospeso il termine per proporre ricorso per Cassazione quando la sentenza sia stata impugnataper revocazione. In diritto sostanziale, si parla di sospensione del termine prescrizionale per quelle cause, tassativamente indicate nel codice civile (rapporti fra le parti, condizione del titolare del diritto), che rendono non operativa la prescrizione.

  • SOSPENSIONE E REVOCA DELLA QUOTAZIONE

    Ai sensi del Titolo 2.5. del Regolamento dei mercati organizzati e gestiti dalla Borsa Italiana spa in vigore dal 1°.7.2002 si ha sospensione della quotazione di uno strumento finanziario, mediante provvedimento della Borsa Italiana spa, se la regolarità del mercato dello strumento stesso non è temporaneamente garantita o rischia di non esserlo ovvero se lo richieda la tutela degli investitori. La sospensione non può avere una durata superiore ai 18 mesi. Decorso tale termine senza che siano venuti meno i motivi dell’adozione del provvedimento la Borsa Italiana spa revoca la quotazione dello strumento finanziario in questione. Ai fini della revoca si dovrà tener conto di prevalentemente di elementi predeterminati nel regolamento dei mercati gestiti dalla Borsa Italiana spa. I provvedimenti di cui sopra sonocomunicati all’emittente e resi pubblici mediante avviso di borsa e/o mediante strumento informatico di supporto alle negoziazioni; se riguardano titoli di Stato è necessario sentire l’emittente.

  • SOSTENIBILITÀ D'IMPRESA (Enciclopedia)

    1. Origine del concetto di sostenibilità
    In anni recenti, il concetto di sostenibilità ha fatto la sua comparsa nel dibattito accademico internazionale. Questa nozione, ricavata dagli studi sull’etica dell’ambiente e l’ecologia, viene sempre più spesso associata al mondo del business, ponendo l’attenzione sull’impatto delle attività economiche sulle risorse naturali del pianeta.
    Il termine sostenibilità deriva dal verbo sostenere e implica il processo volto al mantenimento di un certo stato nel tempo (Bologna 2008). In ecologia, il concetto di sostenibilità è nato per porre un freno alle politiche di sviluppo economico, adottate soprattutto nei paesi maggiormente industrializzati durante il secolo scorso. In tal senso, i primi sostenitori dell’idea di "sviluppo sostenibile" avevano l’obiettivo di fissare dei limiti allo sviluppo socio-economico in relazione agli equilibri ecologici del pianeta.
    Il concetto di sviluppo sostenibile apparse per la prima volta nel corso della conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente umano, che si tenne a Stoccolma nel 1972 con l’obiettivo di rispondere alla nuova esigenza di mediazione tra sviluppo economico e tutela ambientale (Bologna 2008). Tuttavia, una prima definizione di sviluppo sostenibile fu formulata solo alcuni anni più tardi nel documento elaborato da IUCN (International Union for Conservation of Nature), UNEP (United Nations Environment Program) e WWF(World Wide Fund for Nature), dal titolo World conservation strategy of the living natural resources for a sustainable development. Nel documento, lo sviluppo viene definito come sostenibile se tiene conto degli effetti sociali e ambientali, oltre che quelli meramente economici, delle risorse esistenti e dei vantaggi e svantaggi di qualsiasi risposta alternativa in una prospettiva di breve e di lungo periodo (IUCN,et al. 1980)1. Tuttavia, la definizione più nota di sostenibilità è quella offerta, alcuni anni più tardi, dalla Commissione mondiale per l’ambiente e lo sviluppo, meglio nota come Commissione Brundtland (dal cognome dell’allora primo ministro norvegese presidente della Commissione). Nell’introduzione del rapporto della commissione è definito come sostenibile lo "sviluppo economico e sociale che soddisfa i bisogni dell’attuale generazione senza compromettere la capacità di quelle future di rispondere ai propri" (citato in Bologna 2008, p.95).
    Numerose conferenze delle Nazioni Unite, a partire dagli anni 90, hanno contribuito a specificare e sviluppare ulteriormente la nozione di sostenibilità, tra queste la Conferenza di Rio su Ambiente e Sviluppo del 1992, il Millennium Summit del 2000, il Summit Mondiale sullo Sviluppo Sostenibile di Johannesburg del 2002 ed il Word Summit delle Nazioni Unite del 2005. Parallelamente all’impulso dato dalle Nazioni Unite, la nozione di sostenibilità è divenuta oggetto di numerosi studi nell’ambito delle scienze sociali ed economiche. In aggiunta all’aspetto legato all’eco-efficienza, in questa letteratura, è possibile scorgere un crescente consenso su una nozione di sviluppo sostenibile che contenga elementi di efficienza economica ed equità sociale. In questa prospettiva, sviluppo sostenibile implica il raggiungimento di una qualità di vita che può essere mantenuta per diverse generazioni, in quanto è equa da un punto di vista sociale, efficiente in termini economici e sostenibile da un punto di vista ambientale (Dyllick e Hockerts 2002, Salzmann et al. 2005).
    2. Sostenibilità e sviluppo economico
    Parallelamente agli sviluppi internazionali, in anni recenti è emersa una vasta letteratura sul rapporto tra ecologia e sviluppo economico. In particolare, l’attenzione degli studiosi si è concentrata su due aree di applicazione l’economia internazionale e l’impresa.
    Nel caso dell’economia internazionale si è andata sviluppando una nuova aerea dell’etica degli affari che discute le relazioni esistenti tra crescita economica, giustizia sociale e impatto ambientale su scala globale2. In questa prospettiva, un contributo rilevante è stato offerto da Wolfgang Sachs che riferendosi alla definizione di sostenibilità della Commissione Brundtland spiega che l’essenza della sostenibilità si trova nella "particolare relazione" che si instaura tra persone piuttosto che tra persone e natura. Secondo il teorico tedesco, questa nozione rappresenta il fondamento per un nuovo approccio etico, che estende il principio di equità alla comunità umana in una prospettiva temporale che investe il presente ed il futuro (Sachs 2001, 2001a). Questo approccio ha un particolare significato con riferimento alle differenze esistenti tra paesi del Nord e del Sud del mondo: l’imperativo della giustizia sociale su scala globale, infatti, non può prescindere dalla considerazione dell’impatto che lo sviluppo economico ha sull’ambiente e, dunque, sulle condizioni di vita per le generazioni future. In questa prospettiva, con riferimento alle sfide poste dall’inquinamento globale, Sachs sostiene che la questione di giustizia va intesa nei termini che tutte le generazioni presenti e future hanno egual diritto sul patrimonio di risorse naturali del mondo. In questa prospettiva, i paesi industrializzati sono chiamati ad operare un cambiamento strutturale della propria economia, in maniera da consentire agli altri paesi di "non essere privati delle risorse a cui hanno diritto" (entitled to use) (Sachs 2001, p. 126).
    Una posizione ulteriore in tal senso è offerta dai teorici dell’approccio biofisico (biophysical approach), che riconduce l’idea di prosperità ad una prospettiva ecologica, capace di includere sviluppo economico e sviluppo umano al suo interno (Adolphson 2004). Con riferimento al commercio internazionale, questo approccio cambia radicalmente la prospettiva dello scambio che, in opposizione all’orientamento economico classico fondato sull’idea del mutuo beneficio degli scambi, tiene invece conto del valore-natura (nature’s free work) delle risorse naturali investite nella produzione. Per questa ragione, la teoria biofisica considera non equi in linea di principio quegli scambi che avvengono tra paesi industrializzati e paesi in via di sviluppo, poiché questi ultimi commerciano generalmente materie prime il cui valore-natura non è calcolato nello scambio (Adolphson 2004).
    Accanto alla prospettiva internazionale, una parte rilevante della letteratura ha poi ricondotto il concetto di sostenibilità all’impresa e alle sue attività. Le imprese, ed in particolare le multinazionali, sono il motore dell’economia mondiale e, al contempo, sono i maggiori responsabili dell’inquinamento globale; ciò implica che sia illusorio parlare di sviluppo sostenibile senza porre l’accento sul ruolo dell’impresa (Shrivastava 1995). Muovendo da questa convinzione, molti autori hanno affiancato al tradizionale approccio della RSI l’espressione "sostenibilità d’impresa", con l’obiettivo di includere nella nozione di responsabilità d’impresa una certa attenzione verso l’ecologia. La prossima sezione è dedicata ad una descrizione di questo approccio ed al modo in cui esso si combina con l’approccio tradizionale fondato sugli stakeholder.
    3. Sostenibilità d’impresa (Corporate Sustainability)
    L’idea di sostenibilità d’impresa (SI) è emersa nella letteratura sull’etica degli affari a partire dalla metà degli anni Novanta, come conseguenza della convinzione comune che l’indagine sullo sviluppo sostenibile dovesse coinvolgere anche le imprese. Tuttavia, sin dai primi studi è emersa l’esigenza di definire i termini e le modalità dell’inclusione del concetto di sostenibilità nell’analisi d’impresa. Nel 1995, un primo gruppo di autori ha affrontato questo problema tentando di introdurre la prospettiva ecologica nelle dinamiche aziendali. A questo scopo, Starik e Rands hanno suggerito un approccio "multi-livello e multi-sistema" in grado di includere elementi ecologici, culturali, politico-economici, organizzativi e individuali, e hanno descritto le caratteristiche di organizzazioni ecologicamente sostenibili in relazione a ciascun livello (Starik e Rands 1995). Shrivastava, invece, ha ricondotto i quattro aspetti dello sviluppo sostenibile (controllo sulla popolazione, sicurezza alimentare, gestione delle risorse naturali e creazione di economie sostenibili) a quattro meccanismi tipici dell’impresa (qualità di gestione ambientale, strategie competitive sostenibili, trasferimento di tecnologie e controllo dell’impatto sulla popolazione). In questo schema, gli aspetti ecologici hanno una certa priorità per l’impresa rispetto agli altri fattori, tra cui sicurezza alimentare e controllo sulla popolazione (Shrivastava 1995).
    Nello stesso periodo, altri autori hanno concentrato l’attenzione sull’importanza degli aspetti sociali impliciti nella formula di sviluppo sostenibile (Schaefer 2004). In questa prospettiva, Galdwin et al. hanno definito la sostenibilità come quel processo che permette all’impresa di raggiungere uno sviluppo sociale fondato su "inclusione, connessione, equità, prudenza e sicurezza"(Galdwin et al. 1995, p.878). In questa definizione gli aspetti sociali della sostenibilità sono chiaramente enunciati nei primi tre elementi: l’inclusione, che implica la possibilità di crescita per tutti; la connessione, che indica l’interdipendenza dei tre ambiti economico, ecologico e sociale, ed infine l’equità, che si riferisce alla prospettiva inter e intra-generazionale (Galdwin et al. 1995).
    Studi successivi hanno contribuito a chiarire e sviluppare ulteriormente la nozione di SI. In letteratura, è possibile riconoscere un crescente consenso circa una nozione di SI fondata su un’idea di gestione d’impresa che sia in grado di includere tre dimensioni, quella economica, quella sociale ed ambientale (Steurer et al. 2005). L’idea di fondo è che i tre pilastri (economico, sociale ed ecologico) siano legati l’un l’altro in modo da influenzarsi reciprocamente.

    Figura 1: Le tre dimensioni della sostenibilità
    Tuttavia, la relazione esistente tra i tre pilastri rimane ancora oggetto di discussione. In uno studio del 2002, Dyllick e Hockerts hanno offerto una prospettiva teorica in grado di garantire un equilibrio sostenibile tra le tre dimensioni d’impresa (Dyllick e Hockerts 2002). In generale, molti studi sulla sostenibilità d’impresa si sono concentrati sul cosiddetto "caso mercato" (Business Case) per lo sviluppo sostenibile, che pone al centro della relazione la dimensione economica. Al centro di tali indagini vi è il concetto di efficienza. L’eco-efficienza è un criterio largamente utilizzato nella SI ed implica l’uso efficiente da parte dell’impresa del capitale naturale. In termini di calcolo, l’eco-efficienza introduce una relazione tra la ricchezza generata dall’impresa e il suo impatto ecologico aggregato3 (WBCSD 2000). Dal concetto di eco-efficienza, in anni più recenti, è stata derivata la nozione di socio-efficienza, che descrive, in maniera analoga, la relazione tra la ricchezza generata dall’impresa e il suo impatto sociale. Molti studi sul "caso mercato", quindi, vincolano la sostenibilità economica all’efficienza sociale ed ecologica dell’impresa.
    Tuttavia, secondo Dyllick e Hockerts, questi studi sottovalutano l’importanza e l’autonomia degli altri due casi: il "caso natura" (Natural Case) e il "caso società" (Societal Case).4 Dal punto di vista del caso natura, i due concetti di eco-efficacia e sufficienza ecologica hanno la priorità rispetto alla prospettiva fondata sull’efficienza; mentre, nel "caso società" l’attenzione è rivolta alla socio-efficacia e all’equità ecologica. Come mostra la figura 2, i due autori europei suggeriscono una nuova ipotesi teorica che ricompone i tre casi, riconoscendo sei criteri: eco-efficienza, socio-efficienza, socio-efficacia, eco-efficacia, equità ecologica e sufficienza ecologica. La nozione di efficacia, tanto in ambito ecologico quanto in quello sociale, va intesa come un superamento dell’idea di efficienza nel senso che tiene conto del possibile impatto ambientale o sociale di tutte le fasi del ciclo di vita del prodotto (McDonough e Braungart 2003). Il criterio della sufficienza ecologica si riferisce agli impatti relativi alle preferenze della popolazione circa i prodotti, la SI dovrebbe tener conto delle preferenze della comunità in cui opera coerentemente con gli impatti ambientali attesi. Infine la questione dell’equità ecologica introduce il tema dell’equa distribuzione del capitale naturale e dei rischi connessi al consumismo e la produzione industriale (Dyllick e Hockerts 2002).

    Figura 2: L’interdipendenza tra Caso Mercato Caso Società e Caso Natura secondo Dyllick e Hockerts.(Dyllick e Hockerts 2002)
    3.1 Rapporto tra Responsabilità Sociale d’Impresa e Sostenibilità d’Impresa
    Il tema relativo alla relazione tra la RSI e la SI è oggetto di dibattito nella letteratura contemporanea dell’etica degli affari. La questione di fondo è che mentre la RSI si concentra sull’impresa, il concetto di sostenibilità introduce una nozione di stakeholder più ampia, che tiene conto non solo della società in cui si opera ma anche delle comunità che potrebbero essere direttamente o indirettamente coinvolte nelle attività dell’impresa e dei suoi stakeholder e delle generazioni future.
    In uno studio del 2003, Marrewijk individua almeno tre possibili letture della relazione esistente tra RSI ed SI. In primo luogo, è possibile considerare la SI come un’evoluzione della RSI nel senso che essa introduce una nozione una responsabilità allargata alla società nel suo complesso. In questa prospettiva, Marrewijk fa riferimento ad un gruppo di studiosi che si sono concentrati sulla riformulazione della nozione di RSI nei termini di Corporate Societal Accountability (CSA), dove i due termini societal e accountability hanno lo scopo di introdurre una responsabilità verso la società nel suo complesso.
    Una seconda lettura introduce una relazione di tipo gerarchico tra RSI e SI. A questo proposito, Marrewijk si riferisce alla proposta di alcuni ricercatori della Helsinki University of Technology, che considerano la SI come punto di arrivo di un percorso che passa necessariamente per la RSI come stadio intermedio in cui le imprese imparano a bilanciare le tre dimensioni economica, sociale ed ecologica.

    Figura 3: Relazione 3 P, Sostenibilità d’Impresa e Responsabilità d’Impresa (Fonte: Erasmus University, Wempe & Kaptein in Marrewijk 2003)
    Infine, è possibile considerare la SI e la RSI essenzialmente come sinonimi. In quest’ottica, se è vero che nel corso degli anni Novanta esisteva in letteratura una differenza di orientamenti tra studi che si concentravano sulla dimensione ecologica e quelli che si concentravano sulla dimensione sociale, oggi questi due ambiti sono intimamente correlati (Marrewijk 2003).
    Un ulteriore contributo al dibattito relativo al rapporto tra RSI e SI è fornito nel 2005 da un gruppo di ricercatori del Managing Sustainability Research Centre (MSRC) di Vienna. Secondo gli studiosi del MSRC la teoria della SI può essere intesa come un’evoluzione in chiave concettuale (conceptual perspective) della teoria degli stakeholder (Steurer et al 2005, p. 267). In letteratura, è possibile riconoscere almeno tre prospettive di studio della teoria degli stakeholder: la prospettiva impresa, la prospettiva stakeholder, e la prospettiva concettuale. La prospettiva concettuale, che è la più recente in termini di tempo, sposta l’attenzione dall’impresa e dagli stakeholder verso un fondamento morale generale ed esterno all’impresa. Questa prospettiva consente agli studiosi che la adottano di utilizzare il principio generale di sostenibilità come filtro morale per la definizione dei principi da seguire nei rapporti tra stakeholder. Dunque, il concetto di sostenibilità ha avuto un ruolo cruciale nell’evoluzione della teoria degli stakeholder in chiave concettuale (Steurer et al 2005).
    ---------------------------------------------------
    1E’ opportune notare, a questo proposito, che nella versione italiana del documento il termine sustainable fu tradotto con la formula “razionale e duraturo” (Bologna 2008, p.91-2).
    2Con riferimento a questo punto si veda anche il paragrafo 3.3 Etica ambientale applicata al mondo degli affari della voce Etica degli affari.
    3Il concetto di eco-efficienza è stato utilizzato per la prima volta dal World Business Council for Sustainable Development WBCSD nel 2000.
    4A questo proposito è interessante notare che il titolo dell’articolo di Dyllick e Hockerts è “Oltre il Caso Mercato per la Sostenibilità d’Impresa” (Beyond the Business Case for Corporate Sustainability)

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    Werhane, P.H., e Freeman, R.E. 2005. "Business Ethics." In A Companion to Applied Ethics, (a cura di) R. G. Frey e C. H. Wellman. Blackwell Publishing Group, Oxford.
    Redattore: Valentina GENTILE
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  • SOSTITUTO D'IMPOSTA

    Soggetto che in forza di disposizioni di legge è obbligato al pagamento di imposte in luogo di altri, per fatti o situazioni a questi riferibili ed anche a titolo di acconto; deve esercitare la rivalsa se non è diversamente stabilito in modo espresso e ha facoltà di intervenire nel procedimento di accertamento del tributo. Nel nostro ordinamento l’istituto della sostituzione tributaria trova applicazione ogni qualvolta un soggetto ha la materiale disponibilità di un bene su cui grava il tributo, appartenente ad altri, e può quindi con facilità e senza sforzo operare la decurtazione a titolo d’imposta. È il caso, p.e., delle ritenute (v. ritenuta alla fonte) operate dai datori di lavoro sulle retribuzioni corrisposte ai lavoratori dipendenti, ovvero effettuate daicommittenti ai lavoratori autonomi, infine, operate sui redditi di capitale dagli enti pagatori. Nei casi citati, il motivo della sostituzione è il proposito di combattere le tentazioni all’evasione fiscale, che esisterebbero se il versamento delle imposte fosse lasciato solo all’iniziativa del contribuente: l’esazione e il conseguente versamento sono, quindi, demandati a un terzo che, grazie all’obbligo della rivalsa previsto dalla legge, non ha un interesse contrario a quello dell’erario. Per effetto delle modifiche introdotte con l. 27.12.1997 n. 449 rientrano ora nel novero dei sostituti di imposta anche i condomini e le persone fisiche che esercitano arti o professioni. Tra gli obblighi dei sostituti d’imposta si segnala quello inerente la certificazione imposto, con effetto 1.1.1998, dal d.lg. 2.9.1997 n. 314. In specie, i sostituti di imposta che corrispondono somme e valori soggetti a ritenute alla fonte devono rilasciare un’apposita certificazione unica (CUD) anche ai fini dei contributi dovuti all’INPS e agli altri enti previdenziali e assistenziali, attestante l’ammontare complessivo delle dette somme e valori, l’ammontare delle ritenute operate, delle detrazioni d’imposta effettuate e dei contributi previdenziali e assistenziali.

  • SOSTITUZIONE DI MUTUO

    Operazione in cui un mutuatario sostituisce il contratto di mutuo esistente, anche con la propria banca, aumentando l’importo del prestito; è prevista l’iscrizione di una nuova ipoteca con un costo per il cliente.
    Fonte: Banca d'Italia

  • SOTTO LA PARI

    Corso o prezzo di negoziazione di titoli pubblici e privati e dei cambi inferiori ad uri determinato prezzo base. Quest’ultimo è rappresentato, per i titoli, dal loro valore nominale. Si parla, quindi, rispettivamente di quotazione sotto la pari o di emissione sotto la pari per significare che il corso o il prezzo di emissione di un titolo sono inferiori al valore nominale di esse. Le azioni non possono essere emesse sotto la pari (art. 2346 c.c.). Per i cambi esteri, un corso di cambio viene definito sotto la pari se è più basso della parità base tra le valute considerate. Per i riporti, infine, la dizione sotto la pari indica che il prezzo pagato dal riportato per riottenere i titoli a termine è inferiore alla somma corrisposta a pronti dal riportatore.

  • SOTTOSCRIZIONE

    1. Apposizione, in calce ad un atto o a un documento, della firma della persona alla cui paternità l’atto o il documento si riferiscono o dalla quale essi promanano. La sottoscrizione attribuisce una particolare efficacia alla scrittura privata quando sia stata autenticata dal notaio oppure quando colui,contro il quale la scrittura è prodotta in giudizio, la riconosca per propria (riconoscimento giudiziale della scrittura) o non la disconosca in giudizio. Parimenti essenziale è la sua funzione nella cambiale e nell’assegno bancario. 2. Assunzione dell’impegno di versare all’emittente o alla cassa da questi incaricata di un certo importo in valuta legale contro l’acquisto di un dato quantitativo di azioni, obbligazioni o titoli di Stato di nuova emissione.

  • SOTTOSCRIZIONE ECCEDENTE

    Emissione di obbligazioni per somma superiore al capitale versato ed esistente secondo l’ultimo bilancio approvato (v. obbligazioni). La deliberazione assembleare relativa deve considerarsi legittima soltanto se ricorrono le condizioni previste dalla legge. Quando le obbligazioni sono garantite da ipoteca su immobili di proprietà sociale, sino a due terzi del valore di questi; se l’eccedenza dell’importo delle obbligazioni rispetto al capitale versato (ed esistente), è garantita da titoli nominativi, emessi o garantiti dallo Stato, aventi scadenza non anteriore a quella delle obbligazioni, ovvero da equivalente credito di annualità o sovvenzioni a carico dello Stato o di enti pubblici. In tal caso i titoli debbono rimanere depositati e le annualità o sovvenzioni essere vincolate presso un istituto di credito, per la parte necessaria a garantire il pagamento degli interessi e l’ammortamento delle relative obbligazioni fino alla loro estinzione; quando, per motivi che interessano l’economia nazionale, la società venga autorizzata con provvedimento dell’autorità governativa; se leggi speciali stabiliscono i limiti di emissione delle obbligazioni per particolari categorie di società (p.e. l. regionale siciliana 5.8.1957 n. 51).

  • SOTTOSCRIZIONE PUBBLICA

    1. Raccoltadi fondi, attraverso libere oblazioni individuali, in seguito ad appello rivolto al pubblico per un fine altruistico o di utilità generale. Viene adottata soprattutto in occasione di pubbliche calamità, per la costruzione di ospedali, monumenti e altre opere pubbliche. Le norme del codice civile (artt. 39-42) regolano i rapporti giuridici che sorgono tra i promotori od organizzatori, spesso costituiti in comitato, i sottoscrittori ed i soggetti, determinati o determinabili, destinatari del fondo.

    2. Nel linguaggio tecnico, la pubblica sottoscrizione è un modo di offerta dei titoli emessi da una società per azioni o da altro ente. Le azionie le obbligazioni vengono pubblicizzate presso il pubblico affinché i risparmiatori interessati provvedano alla loro sottoscrizione. Di norma, un certo numero di banche vengono incaricate dall’emittente di provvedere alla raccolta delle sottoscrizioni nel termine stabilito nel bando di emissione.

  • SOTTOSTANTE

    Rappresenta il valore del progetto d’investimento che si vuole intraprendere. Generalmente il sottostante equivale al valore attuale dei benefici netti del progetti di opzione. In una opzione call all’aumentare del sottostante aumenta il valore dell’opzione, nelle opzioni put avviene il contrario. Un’importante differenza rispetto alle opzione finanziarie è che il possessore di queste non possa influenzare il valore del sottostante mentre il management che opera su asset reali può incrementarne il valore e quindi far aumentare il valore di opzione che da esso dipende.

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  • SOTTRAZIONE DI COSE

    Attività delittuosa con la quale un bene viene tolto dalla sfera di disponibilità o di vigilanza riconosciuta dalla legge. Esempio tipico è il furto, che si realizza attraverso l’impossessamento, con violenza, della cosa mobile altrui. Fatti specifici raffiguranti una sottrazione di documenti o di beni sono previsti dalla legge fallimentare (v.reati fallimentari). L’imprenditore dichiarato fallito, che abbia sottratto o sottragga beni, libri o altre scritture contabili, commette il reato di bancarotta fraudolenta. Può anche accadere che la sottrazione configuri delitti contro la personalità dello Stato, allorché riguardi atti e documenti concernenti la sicurezza dello stesso. Rilievo esclusivamente civilistico assume, invece, la sottrazione dei beni ereditari da parte dei chiamati all’eredità; questi decadono dalla facoltà di rinunciarvi e si considerano eredi puri e semplici, con tutte le implicazioni, anche in termini di responsabilità patrimoniale personale, ove l’eredità sia passiva.

  • SOUTH SEA BUBBLE

    Appellativo di un’avventura altamente speculative avviata in Inghilterra nei primi decenni del Settecento. Nel 1711 venne costituita una società, la South Sea Company, che in cambio di privilegi per l’esplorazione e lo sfruttamento del commercio dei mari del sud promise di assumersi l’onere del debito pubblico inglese. La società emise un gran numero di azioni di cui faceva aumentare il valore fittizio finanziandone essa stessa l’acquisto, senza svolgere effettiva attività commerciale. Nel 1720 i dirigenti della South Sea Company scomparvero portando con sé le liquidità restanti e la società fallì causando un gran caos finanziario e lasciando in miseria un gran numero di speculatori (tra i quali vi erano molti membri della Corte e del Parlamento).

  • SOVRAPPREZZO AZIONI

    Maggiorazione, rispetto al valore nominale, del prezzo da pagarsi all’atto della sottoscrizione di nuove azioni emesse in sede di aumento del capitale sociale. Durante la vita dell’impresa, si assiste ordinariamente ad un accrescimento di valore del patrimonio nei confronti del capitale nominale, sia per effetto di profitti accantonati dalla società, sia in conseguenza della svalutazione monetaria o dell’aumento di valore di alcune parti dell’attivo sociale o di altri eventi. In conseguenza di ciò, quando si effettua un aumento reale del capitale sociale, il valore teorico di emissione delle nuove azioni, che andrebbe determinato sulla base del patrimonio netto dell’impresa risultante dal bilancio di cessione, si dimostra in genere superiore al valore nominale. Si è soliti tuttavia fissare il prezzo effettivo di emissione ad un livello intermedio tra il valore nominale e detto valore teorico, allo scopo di incentivare i sottoscrittori delle nuove azioni, i quali non avrebbero altrimenti alcun interesse ad esercitare il diritto d’opzione. La differenza tra prezzo effettivo d’emissione e valore nominale, detta appunto sopraprezzo o premio di emissione, risponde in definitiva all’esigenza di perequare le posizioni dei vecchi e dei nuovi soci. In effetti, l’ammissione di questi ultimi o comunque l’aumento del numero delle azioni comportano l’ideale ripartizione delle riserve palesi ed occulte già costituite fra vecchie e nuove azioni, così che la richiesta del sopraprezzo risulta ampiamente giustificata. Un premio di emissione può essere preteso anche per la sottoscrizione di azioni con particolari privilegi, oppure quando la società intenda adeguare immediatamente i suoi fondi di riserva alla nuova misura del capitale sociale. In sintesi, quindi, con un’emissione sopra la pari la società da un lato ottiene un finanziamento pari all’aumento del capitale sociale e dall’altro realizza un incremento delle proprie riserve di capitale. Nel fissare la misura del sopraprezzooccorre tenere presenti vari elementi, quali la situazione del mercato finanziario, la possibilità per l’impresa di ricorrere all’autofinanziamento o ad altre forme di finanziamento a lungo termine, il costo del danaro ecc Se la società richiede un sopraprezzo assai prossimo al plusvalore che il titolo ha sul mercato, corre il rischio di non effettuare il collocamento delle nuove azioni nel caso in cui, durante le operazioni di aumento del capitale sociale, i corsi delle vecchie azioni subiscano una riduzione che li porti al disotto del prezzo d’emissione.

  • SOVVENZIONE CAMBIARIA

    Operazione di credito a scadenza determinata assistita dal rilascio di un pagherò emesso dal cliente affidato direttamente all’ordine della banca finanziatrice. L’operazione viene detta impropriamente anche prestito cambiario o sconto di pagherò diretto, ma, sebbene ne conservi l’aspetto formale, è in realtà un credito in bianco, assistito da un effetto sottoscritto dal debitore e sovente accompagnato, per maggior garanzia della banca, da firme di avallanti. Non si tratta di una vera e propria operazione di sconto, infatti, poiché manca la cessione di un credito non scaduto ed esigibile verso terzi. L’ammontare dell’effetto rappresenta l’importo nominale della sovvenzione cambiaria, ma il cliente riceve il netto ricavo, ottenuto detraendo l’interesse calcolato in via anticipata, le commissioni d’uso ed il costo del bollo della cambiale. La scadenza dei pagherò diretti non supera solitamente 4 mesi. In questo caso, tipico di un’impresa che svolge un’attività a carattere stagionale con periodiche espansioni del fabbisogno finanziario o che presenta esigenze finanziarie transitorie a seguito di una temporanea espansione dell’attività, la scadenza dell’effetto coincide con la scadenza del finanziamento. La sovvenzione è però spesso di durata assai maggiore di quella risultante dalla cambiale, specie quando viene conclusa per far fronte al pagamento di beni strumentali o di uso durevole, di modo che la scadenza pluriennale effettiva del prestito non coincide con quella dell’effetto che viene rinnovato fino all’estinzione. L’azienda debitrice può così fruire del rimborso graduale, mentre i rinnovi periodici consentono alla banca di rivedere le condizioni di tasso. L’operazione può essere garantita da avalli cambiari, da fideiussioni, dal pegno di titoli, oltre che dall’iscrizione ipotecaria nel caso la scadenza del credito si protragga per alcuni anni. L’istituto sovventore ha la possibilità di riscontare l’effetto presso altri istituti. Inoltre, il carattere esecutivo del titolo cambiario consente una più rapida escussione del debitore in caso di insolvenza di questo. In relazione a ciò il rilascio dell’effetto può ricorrere anche in altri casi nei quali assume una funzione accessoria, nel senso che l’operazione rientra in una struttura tecnica diversamente qualificata che contempla una parallela obbligazione cambiaria dell’azienda affidata. Può trattarsi di una anticipazione su merci o su titoli, come, più spesso, di un’apertura di credito in conto corrente. Il prestito cambiario è caratteristico di molte operazioni di credito agrario d’esercizio in cui è rappresentato da finanziamenti concessi a fronte del rilascio di cambiali agrarie, le quali, oltre ad essere sovente avallate, godono anche di privilegio legale sui beni acquistati col prestito e sui frutti del fondo (v.cambiale agraria).

  • SPAM, SPAMMING

    Spam (lett.: carne in scatola) è un messaggio di posta elettronica non richiesto e inviato a tappeto contemporaneamente a parecchi destinatari. Spamming è una vera e propria aggressione in rete per mezzo del computer che consiste nel bombardarequalcuno con un gran numero di messaggi non richiesti che devono essere scaricati per liberare la casella di posta elettronica.

  • SPAZIO ECONOMICO EUROPEO

    Acr. SEE (fr. Espace économique européen-EEA; ingl. European Economic Area-EEA; EEA Countries). Denominazione dell’area di libero scambio costituita tra i Paesi Membri dell’UE e dell’EFTA con l’Agreement on the European Economic Area del maggio 1992. Inizialmente l’area doveva comprendere 19 Paesi, 12 della CE e 7 dell’EFTA. L’accordo è stato però ratificato solo da 18 Paesi, essendo i cittadini svizzeri espressi negativamente con referendum. L’Accordo è entrato in vigore il 1.1.1991. La forma che lo SEE ha assunto rappresenta una modalità adeguata di integrazione iniziale tra diversi paesi e favorisce l’ulteriore approfondimento di tali legami. Prova di questo è anche il fatto che dal 1.1.1995 tre dei sette paesi appartenenti all’EFTA (Austria, Finlandia e Svezia) sono diventati Membri dell’Unione Europea. Obiettivo ultimo dell’accordo era di realizzare durante il 1993 la libera circolazione dei beni, persone, servizi e capitali nella misura più ampia possibile all’interno del continente europeo. Secondo le intenzioni di ambo le parti, l’accordo era infatti il primo gradino per la costruzione di una Europa nuova, soprattutto se si considera il fatto che per molti membri dell’EFTA, questo non è stata che la precondizione per porre la propria candidatura per la piena adesione all’UE. Attualmente lo SEE comprende i Paesi dell’UE, l’Islanda, il Liechtenstein e la Norvegia.

    Redattori: Carlo SECCHI, Stefania BAZZONI, Laura RESMINI, Bianca GIANNINI

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  • SPECIAL PURPOSE VEHICLE

    Acr.: SPV. È detto anche Special Purpose Entity-SPE. Trad. in it. “società veicolo”. È la società specializzata che in un’operazione di securitization si rende cessionaria di gruppi di crediti omogenei che deve destinare in via esclusiva al servizio di titoli che essa stessa (o un altro soggetto) emette per finanziare l’operazione negoziandoli sul mercato. Si dice che i titoli sono backed (coperti) dalle attività finanziarie cedute (v. asset backed securities). Essi costituiscono la base della finanza strutturata. Nel nostro Paese questa figura è stata regolata dalla l. 30.4.1999 n.130 sulla cartolarizzazione dei crediti. La sua natura (finanziaria, fiduciaria o di fondo d’investimento) è lasciata abbastanza nel vago, di modo che è aperta la possibilità di mutuare tutti i principali schemi utilizzati all’estero. Ciò che importa è che la società SPV sia giuridicamente indipendente, nel senso che sia in grado di valutare e di decidere autonomamente l’operazione e che sia veramente special purpose, cioè anche professionalmente specializzata in questo tipo di operazioni.

    Società operative nell’ambito delle operazioni di cartolarizzazione (securitization), disciplinate con la l. 30.4.1999 n. 130. Le operazioni di cartolarizzazione avvengono mediante cessione a titolo oneroso di crediti pecuniari esistenti e futuri, individuabili in blocco quando si tratta di una pluralità di crediti e danno origine alle asset-backed securities. Queste operazioni consentono di smobilizzare i crediti vantati da un determinato soggetto (per lo più banche, enti previdenziali, società finanziarie), mediante la cessione degli stessi, dietro corrispettivo, a un’apposita società che provvede alla contestuale emissione di titoli per finanziarne l’acquisto e che assume il ruolo di cessionario e può emettere anche i titoli relativi ai crediti rilevati. L’art. 3 della l. 30.4.1999 n. 130 indica i requisiti che devono possedere le società per la cartolarizzazione disponendo, in particolare, che: esse devono avere quale oggetto esclusivo la realizzazione di una o più operazioni di cartolarizzazione dei crediti; i crediti relativi a ogni operazione devono costituire un patrimonio separato, a tutti gli effetti, da quello della società e da quello relativo ad altre operazioni (principio di separatezza); su ciascun patrimonio della società non sono ammesse azioni da parte dei creditori diversi dai portatori dei titoli emessi per finanziare l’acquisto dei crediti stessi. Alla società, sia essa solo cessionaria oppure sia anche emittente dei titoli (o ad entrambe se soggetti distinti), si applica il titolo V del TUBC (artt. 106-114) che, come noto, contiene la disciplina degli intermediari finanziari iscritti negli elenchi di cui agli artt. 106 e 107 TUBC. Ne deriva che queste società devono costituirsi necessariamente con la forma della spa, srl., sapa. o cooperativa e devono possedere anche tutti i requisiti previsti per gli esponenti aziendali e i partecipanti al capitale dagli artt. 108 e 109 TUBC. Non si applicano, invece, le disposizioni di cui all’art. 106 TUBC in materia di oggetto sociale e di capitale sociale oltre che le relative norme sanzionatorie.

  • SPECIALIST

    It. specialista, operatore specialista. Intermediario iscritto in apposito elenco tenuto dalla Borsa Italiana spa, con il compito principale di sostenere la liquidità del titolo di cui è responsabile e di migliorare l’informativa fornita al mercato. Lo specialist si impegna, in particolare, per ciascuno degli strumenti finanziari sui quali intende intervenire, a esporre sul mercato continuativamente (a partire da almeno 60 minuti prima della conclusione della fase di pre-apertura) proposte in acquisto e in vendita a prezzi che non si discostino tra loro di una percentuale superiore a quella stabilita dalla Borsa Italiana spa (fra un minimo del 2% e un massimo del 15%). La Borsa Italiana spa individua i titoli (azioni ordinarie, privilegiate e di risparmio ed obbligazioni convertibili) che possono essere negoziati con l’intervento degli specialist sulla base delle loro caratteristiche di liquidità (controvalore medio giornaliero degli scambi, ampiezza del differenziale medio fra migliori prezzi in acquisto e migliori prezzi in vendita (touch medio), frequenza degli scambi). Gli operatori specialisti si impegnano inoltre a fornire al mercato almeno due analisi finanziarie l’anno (una completa e una di aggiornamento in occasione del bilancio e della relazione semestrale) sugli emittenti gli strumenti sui quali operano oltre che brevi analisi in occasione di particolari eventi societari. Se, nel corso della giornata, gli specialist sono intervenuti per un controvalore superiore a 150.000 euro, sono sollevati dagli obblighi di negoziazione. L’emittente e gli altri soggetti interessati al miglioramento della liquidità dei titoli, a loro volta, devono fornire un fondo di liquidità costituito da titoli e da mezzi finanziari o, in alternativa, partecipare agli utili e alle perdite che lo specialist realizza a seguito della sua attività di sostegno della liquidità. A fronte degli impegni assunti, gli specialist godono di agevolazioni tariffarie e contributi in termini di utilizzo di strumenti tecnico-informatici e organizzazione di incontri e di supporto nella diffusione delle analisi finanziarie.

  • SPECIALISTI IN TITOLI DI STATO

    Gli specialisti in titoli di Stato sono una speciale categoria di primary dealers (operatori principali), agenti nei mercati all’ingrosso dei titoli di Stato, cioè nello MTS, che si impegnano a soddisfare, rispetto agli altri, requisiti più stringenti, sia in termini di sottoscrizione nelle aste dei titoli di Stato, sia in termini di attivitàdi negoziazione sui mercati secondari regolamentati. Essi devono essere in grado di formulare in via continuativa offerte di acquisto e di vendita di titoli, differenziati per caratteristiche, mantenere condizioni competitive di prezzo e svolgere scambi significativi. In contropartita, gli specialisti godono di alcuni privilegi esclusivi, tra cui la partecipazione al collocamento delle tranches supplementari riservate, alle aste di riacquisto effettuate utilizzando il Fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato e alle operazioni di concambio. Gli specialisti sono selezionati a domanda sulla base della rispondenza a certi requisiti fissati da ultimo dal regolamento con le norme sulla disciplina dei mercati all’ingrosso dei titoli di Stato (d.m. Tesoro 13.5.1999 n. 219), che richiede all’art. 3 un patrimonio netto di vigilanza di 75 miliardi di lire, possesso di struttura organizzativa idonea, aggiudicazione nel mercato primario di una quota di almeno il 3% su base annua dei titoli di Stato emessi, svolgimento di un’attività nei comparti del mercato secondario coerenti con gl obiettivi di gestione del debito pubblico. Gli specialisti ammessi sono iscritti dal Ministero dell’Economia e delle Finanze in un apposito elenco denominato Elenco degli Specialisti in titoli di Stato. Il Dipartimento del Tesoro elabora annualmente una graduatoria (in base a criteri quantitativi e qualitativi) e verifica, ogni due anni, che non siano venuti meno i requisiti per il mantenimento della qualifica di specialista. Prima della scadenza di tale termine, l’esclusione può avvenire qualora venga meno uno dei requisiti, ovvero per gravi motivi, nel caso di comportamenti che contrastino con l’efficienza complessiva del mercato o con l’ordinato svolgimento delle negoziazioni. Gli operatori esclusi dall’elenco non possono presentare domanda di iscrizione prima che sia trascorso un anno dalla data di esclusione.

  • SPECIALIZZAZIONE BANCARIA

    Omogeneità nel complesso delle operazioni di raccolta e/o di impiego svolte da una banca. Tale condizione riduce a rischio di illiquidità strutturali e consente alla banca maggiore conoscenza e controllo, oltre che capacità di giudizio circa la convenienza ad operare i singoli settori produttivi e commerciali. Si distinguono tre tipi di specializzazione, in base all’attività svolta (specializzazione funzionale), alla durata delle operazioni di impiego (specializzazione temporale), all’ampiezza della zona di lavoro (specializzazione territoriale). Sotto il regime della vecchia l.b. 1936 vigeva il principio della specializzazione (q.v.) funzionale e temporale, il cui abbandono è stato avviato dal d.lg.14.12.1992 n. 481 e completato l’anno successivo dal TUBC. Una specializzazione territoriale si realizzava attraverso il potere discrezionale della Banca d’Italia di autorizzare o non l’apertura di nuovi sportelli e, di fatto, er alcune categorie di aziende (casse di risparmio, banche popolari, casse rurali e artigiane). Col TUBC una limitazione territoriale resta in vigore solo per le banche di credito cooperativo (v.zona di competenza territoriale).

  • SPECIMEN

    Biglietto sul quale le banche raccolgono le firme delle persone autorizzate a emettere assegni o a effettuare altre operazioni di prelevamento. Lo specimen di firma (dettoanche cartoncino delle firme), consente all’istituto di credito di comparare la firma depositatacon quella apposta sull’assegno (o, in genere, sul documento) e di verificarne, così, l’autenticità. In caso di presentazione di un ordine dipagamento falsificato, la banca è responsabile del pagamento indebitamente effettuato qualora la falsificazione potesse essere rilevata con l’uso dell’ordinaria diligenza, senza dover ricorrere a specifiche cognizioni tecniche o a particolari attrezzature. Maggiori difficoltà interpretative si presentano nell’ipotesi in cui la firma apposta sull’assegno risponda ai requisiti indicati dall’art. 11, r.d. 21.12.1933 n. 1736 (l.ass.), pur essendo differente da quella depositata. È dubbio, infatti, se sussista un obbligo del cliente di sottoscrivere gli assegni in modo conforme allo specimen, con la conseguenza di ritenere legittimo il comportamento della banca che, sulla base della semplice difformità, rifiuti di onorare l’assegno, oppure se, data la rispondenza ai requisiti minimi previsti dall’articolo citato, la banca sia tenuta a veri-ficarne altrimenti l’autenticità. Una ulteriore funzione dello specimen è quella di permettere alla banca, con il deposito della firma delle persone autorizzate a effettuare operazioni in nome altrui, di appurare la sussistenza dei poteri rappresentativi in chi sottoscrive il documento,senza dover richiedere, di volta in volta, l’esibizione della procura. Ogni variazione dei nominativi delle persone autorizzate deve infatti essere comunicata alla banca in base a modalità prefissate nella convenzione di specimen, la cui inosservanza esonera la banca da ogni responsabilità.

  • SPEDIZIONE

    Contratto di mandato, col quale lo spedizioniere assume l’obbligo di concludere in nome proprio e per conto di altri un contratto di trasporto (v. trasporto), e di compiere le operazioni accessorie (assicurazione, sdoganamento, custodia della merce ecc.). Qualora, come inpratica avviene spesso, lo spedizioniere effettui egli stesso il trasporto della merce, egli cumula in sé anche le qualità del vettore, con i relativi obblighi. Nella scelta della via, del mezzo e delle modalità di trasporto della merce, lo spedizioniere è tenuto ad osservare le istruzioni del committente e, in mancanza, ad operare secondo il miglior interesse del medesimo. In sostanza, la spedizione dà luogo ad uno dei c.d. contratti misti, che, pur essendo unitari dal punto di vista dello scopo economico perseguito dalle parti, assommano in sé le caratteristichee la disciplina di più contratti diversi. Così, p.e., lo spedizioniere, oltre ad essere obbligato a concludere il contratto di trasporto, può essere obbligato a custodire la merce in un magazzino: per quest’ultima funzione dovranno applicarsi le norme del contratto di deposito.

  • SPESE DI MARKETING/NUMERO DI CLIENTI

    Multiplo di mercato usato per le società della nuova economia, di recente costituzione e, in particolare, per le società operanti nell’e-commerce, case d’asta, portali, motori di ricerca e Internet Communities. È dato dal rapporto tra spese di marketing sostenute e il numero di clienti della stessa. In generale si tende a giudicare favorevolmente una società che spende molto per accrescere e consolidare la clientela.

  • SPESOMETRO

    Viene chiamato spesometro una delle comunicazioni che i soggetti passivi dell'imposta sul valore aggiunto (IVA) devono presentare ogni anno all'Agenzia delle Entrate.
    Lo spesometro ha lo scopo di limitare l'evasione fiscale in ambito IVA. A partire dal 2013 è ufficialmente denominato "comunicazione polivalente" poiché il tracciato record da inviare all'Agenzia delle Entrate è stato unificato ad altre dichiarazioni, ad esempio la comunicazione di acquisti da paesi in black-list.
    Lo spesometro è un provvedimento fiscale italiano che non trova corrispondenze in altri paesi.
    Il Nuovo Spesometro è la trasmissione telematica di Dati Fatture entro la scadenza prevista dall’Agenzia delle Entrate.
    Per trasmettere la comunicazione Dati Fatture, occorre preparare un file xml che rispetti le specifiche tecniche e che, in particolare, contenga:
    • i dati identificativi del soggetto a cui si riferisce la comunicazione (per le fatture emesse come
    cedente/prestatore, per le fatture ricevute come cessionario/commettente)
    • i dati delle controparti e, per ognuna, i dati delle operazioni effettuate nel periodo di riferimento.
    Per creare il file si può utilizzare l’apposito software di compilazione.
    Si può preparare il file anche con software di mercato, purché il risultato sia conforme alle regole previste dalle specifiche tecniche.
    Il file con la Comunicazione Dati Fatture deve essere firmato digitalmente. Per la firma si possono utilizzare tre sistemi alternativi:
    • un certificato di firma qualificata rilasciato da una autorità di certificazione riconosciuta
    • il nuovo servizio di firma elettronica basata sui certificati rilasciati dall’Agenzia delle Entrate,
    disponibile sulle piattaforme Desktop Telematico e Entratel Multifile
    • la funzione di sigillo disponibile nell’interfaccia web Fatture e Corrispettivi.
    Un file comunicazione Dati Fatture, può essere firmato e trasmesso singolarmente oppure può essere inserito in una cartella compressa, in formato zip, contenente più file comunicazione. In questo caso, possono essere firmati i singoli file o anche solo la cartella compressa.
    Se si vuole essere sicuri che il file sia formalmente corretto, è possibile utilizzare l’apposito software di controllo.
    Il software di controllo è disponibile anche all’interno della piattaforma Desktop Telematico; in alternativa, è disponibile l’apposita funzione di controllo del file all’interno dell’interfaccia web Fatture e Corrispettivi - Funzioni di supporto - Controllo Dati fattura.

    Come inviare la comunicazione
    Il file dovrà, quindi, essere firmato elettronicamente e trasmesso telematicamente all’Agenzia delle Entrate, attraverso alternativamente:
    • l’utilizzo della funzione di trasmissione delle Comunicazioni Dati Fatture disponibile nell’interfaccia web Fatture e Corrispettivi
    • l’utilizzo di uno dei canali di interazione con il Sistema di interscambio già accreditati per la fatturazione elettronica
    • l’accreditamento di un canale di interazione specifico per la trasmissione delle comunicazioni Iva e dei dati fattura.

    Istruzioni, software e chiarimenti alla pagina https://www.agenziaentrate.gov.it/wps/content/Nsilib/Nsi/Schede/Comunicazioni/Dati+Fatture+%28c.d.+nuovo+spesometro%29/Scheda+informativa+Dati+Fatture+c.d.+nuovo+spesometro/?page=schedecomunicazioni

  • SPEZZATURA

    Quantitativo di titoli che non raggiunge un lotto minimo (v. lotto di titoli) di negoziazione sul MTA o sul Mercato Expandi,ovvero la quantità minima, per importo, di negoziazione dei titoli a reddito fisso. Una spezzatura nasce in seguito a operazioni di raggruppamento di azioni o di aumento di capitale con formazione di resti (p.e. l’assegnazione di 2 azioni ogni 10 attribuisce 200 azioni al possessoredi 2.000 azioni; le azioni assegnate sono una spezzatura se 200 è inferiore in quantità al lotto minimo), oppure da una modifica del lotto minimo, o ancora in seguito all’esecuzione di contratti relativi a strumenti derivati (p.e. si esercita un’opzione avente come sottostante una quantità di titoli diversa dal lotto minimo negoziabile sul mercato di riferimento). Anche le spezzature dello MTA e del Mercato Expandi (costituite da azioni, warrant. diritti. obbligazioni convertibili e altri titoli ivi trattati) sono trattate in borsa e dal 17.10.1994 nello speciale segmento dello MSP (Mercato delle spezzature). Le proposte di negoziazione possono essere specificate con la modalità di esecuzione valida fino alla data specificata (VSD), per cui la parte ineseguita della proposta rimane eseguibile anche nei giorni successivi fino alla data di scadenza indicata, con la priorità temporale della proposta originaria. In assenza della specificazione VSD, una proposta di negoziazione assume automaticamente la modalità “esegui e cancella”: la proposta è eseguita per la quantità disponibile e l’eventuale parte ineseguita è cancellata (modalità EOC cioè esegui o cancella). Le spezzature possono essere immesse in negoziazione solo senza limite di prezzo (al meglio  secondo la terminologia tradizionale). Nemmeno è ammesso il parametro TON (tutto o niente).Il prezzo di esecuzione di tutti i contratti è quello di apertura che si registra nel medesimo giorno sul mercato nel quale sono negoziate le partite regolari relative al titolo di riferimento. Pertanto, i contratti vengono eseguiti solo se viene determinato un prezzo di apertura ed il titolo non è sospeso. Nel caso di pluralità di quotazioni di apertura sul medesimo titolo, il controvalore da utilizzare per la conclusionedei contratti sul mercato MSP è il primo prezzo di apertura. Per agevolare le negoziazioni sui mercati di riferimento (borsa e ristretto) agli intermediari autorizzati è consentito raggruppare ordini relativi a spezzature ricevuti da più clienti fino a concorrenza del lotto minimo, che può essere quindi immesso sul sistema telematico di borsa. Dal 28.12.1998 le spezzature di azioni, obbligazioni convertibili e warrant sono negoziate sullo MTA (Mercato Telematico Azionario) senza l’intervento degli specialisti, durante l’intera seduta di Borsa, ma sono visualizzatee partecipano alla negoziazione della sola asta di apertura. Dal 1995 esse erano negoziate su un mercato ad hoc attraverso l’intervento diun intermediario specializzato nella negoziazione in proprio di spezzature e impegnato a sottoscriverne lo sbilancio, ovvero il saldo in acquisto o in vendita delle proposte rimaste ineseguite, per un determinato importo calcolato in funzione delle caratteristiche del titolo. Le nuove modalità di negoziazione rispondono all’esigenza di unificare gli scambi sullo stesso sistema telematico, rendendolo più efficiente attraverso il contenimento dei costi di gestione e la riduzione della permanenza degli ordini sul mercato. L’abolizione del lotto minimo per azioni e fondi chiusi (dal 14.1.2002) ridurrà alquanto la formazione di spezzature.

  • SPILLOVER EFFECTS

    Lett. effetti di diffusione (da to spill: versare); anche spillover, spillovers, tr. in it. con “traboccamento”. Effetti benefici indotti in una certa parte del territorio o ambito amministrativo da attività (specialmente consistente in spese pubbliche) svolta in altra parte o in altro ambito amministrativo. È un caso particolare di esternalità connesso all’esistenza di numerosi centri di decisione e di spesa autonomi (Stato, Regioni, enti locali ecc.) di modo che l’ambito dell’ente o del programma cui compete il costo non coincide con quello di diffusione del beneficio con la conseguenza, spesso, sfavorevole che l’impegno di spesa e il servizio corrispondente tende a essere inferiore a quello necessario per un’azione efficiente ed efficace. P.e. le spese antinquinamento sostenute da un Comune sono di beneficio anche di altri Comuni, ma possono essere inadeguate per estirpare la causa dell’inquinamento che risiede anche in aree più o meno limitrofe e anche lontane. Un rimedio è quello della costituzione di consorzi o di altre forme di organizzazione del servizio tali da coinvolgere tutta l’area interessata dall’inquinamento. Il termine spillover è impiegato in economia anche per indicare lo squilibrio diffuso da un mercato all’altro.

  • SPIN-OFF

    Lett.: dare origine.

    1. Processo di riorganizzazione di un gruppo con cui le azioni di una società partecipata o di una acquisizione di un gruppo sono trasferite agli azionisti della capogruppo senza scambio con azioni di quest’ultima (v. split-off). L’operazione costituisce una forma di pagamento di dividendo in natura.

    2. Nel linguaggio commerciale è detto anche di un prodotto che è un adattamento, una modificazione, uno sviluppo di un prodotto simile.

    3. È detto anche di un prodotto secondario o incidentale o di un effetto collaterale derivante da un nuovo processo tecnologico.

  • SPLIT

    Lett.: frazionamento. v. frazionamento di azioni; frazionamento di titoli.

  • SPLIT-OFF

    Lett.: staccare. Processo di riorganizzazione di un gruppo in cui le azioni di una società partecipata o di una nuova acquisizione sono assegnate agli azionisti della capogruppo in cambio di azioni di quest’ultima (v. spin-off).

  • SPLIT-UP

    Lett.: scomposizione. Processo di riorganizzazione in cui le azioni di una società sono scambiate con quelle di due o più società di nuova costituzione risultanti dalla liquidazione della prima società.

  • SPLITTING

    Lett.: frazionamento. Sin. diSPLIT (v. frazionamento di azioni; frazionamento di titoli). Nella pratica tributaria procedimento di suddivisione del reddito con la quale ipartecipanti a un’impresa a conduzione familiare si suddividono il reddito per ridurre l’aliquota fiscale marginale e pagare complessivamente meno imposte. Senza questo accorgimento il reddito familiare verrebbe colpito con aliquote marginali più elevate. Per la normativa tributaria italiana v. impresa familiare, regime fiscale.

  • SPONSOR

    Soggetto finanziario (banca, SIM, impresa di investimento o intermediario finanziario iscritto nell’elenco speciale di cui all’articolo107 TUBC) impegnato a collaborare con l’emittente nell’assolvimento degli impegni connessi alla quotazione in borsa. Disciplinato nel Regolamento dei mercati organizzati e gestiti dalla Borsa Italiana spa, in recepimento di una prassi adottata da tempo nei mercati più evoluti, lo sponsor svolge essenzialmente funzioni di garante in merito al profilo qualitativo dell’emittente (è imposta infatti la pubblicazione del suo nome sugli avvisi la cui diffusione è prevista dal citato Regolamento e la possibilità che esso possa essere associato a quello dell’emittente in atti e pubblicazioni della Borsa Italiana spa). La durata dell’incarico di sponsor, da conferirsi almeno all’atto della presentazione della domanda di quotazione, è prevista in un anno dalla data di inizio delle negoziazioni nel caso di prima richiesta di quotazione di titoli azionari, certificati rappresentativi di azioni e altri titoli di capitale di rischio, o per il periodo che va dalla presentazione della domanda alla data di inizio delle negoziazioni nel caso di richiesta di quotazione di strumenti finanziari diversi dalle azioni. Gli impegni, in particolare, che lo sponsor si assume sono diversi a seconda che la sua attività si limiti alla collaborazione con l’emittente in vista dell’ammissione alla quotazione ovvero si protragga nel tempo e perduri nel corso della quotazione stessa. Nel primo caso, su rilascio di apposite dichiarazioni scritte alla Borsa Italiana, esso attesta, fra l’altro, la corretta e completa comunicazione di tutti i dati e i fatti rilevanti di cui è venuto a conoscenza, l’attendibilità dei dati previsionali definiti dopo attento esame dall’emittente, il rispetto delle regole della migliore prassi nazionale o internazionale, oltre che del fatto che la società emittente, informata delle responsabilità e degli obblighi derivanti dalla quotazione, dispone di procedure che consentano ai responsabili di valutare adeguatamente la situazione economica e finanziaria della società stessa. Qualora invece affianchi la società nel corso della quotazione, lo sponsor deve assicurare per tutta la durata dell’incarico una tempestiva ed approfondita informativa sulla societàemittente attraverso la pubblicazione di analisi finanziarie e l’organizzazione di incontri con la comunità finanziaria nazionale. Qualora successivamente alla presentazione della domanda di ammissione a quotazione l’emittente revochi l’incarico di sponsor o esso vi rinunci, di ciò dovrà essere data immediata comunicazione alla Borsa Italiana e l’emittente dovrà procedere alla nomina di un nuovo sponsor per l’arco di tempo residuo stabilito.

  • SPORTELLO AUTOMATICO

    Apparecchiatura posta a disposizione della clientela, abilitata al prelievo di banconote (cash dispenser) e/o all’effettuazione di altre operazioni (self service ecc.).

  • SPORTELLO BANCARIO

    Il concetto di sportello bancario (comprensivo anche delle dipendenze che hanno limitazioni nell’operatività verso la clientela ovvero nel periodo di funzionamento) è stata introdotta nel 1978 dallaBanca d’Italia, sulla base degli indirizzi formulati dal CICR per semplificare la tipologia delle dipendenze. La normativa comunitaria in materia predilige una nozione di dipendenza indicata col termine succursale, che è stata recepita dal TUBC. Questo definisce la succursale come una sede, sprovvista di personalità giuridicae costituente parte di una banca, che effettua direttamente, in tutto o in parte, l’attività della banca. Le banche italiane possono stabilire succursaliin Italia e negli altri Stati comunitari, informandone previamente l’Autorità di vigilanza (cioè la Banca d’Italia). La Banca d’Italia può vietare lo stabilimento di una nuova succursale per motivi attinenti all’adeguatezza delle strutture organizzative o della situazione finanziaria, economica e patrimoniale della banca. L’apertura di succursali in uno Stato extracomunitario è, invece. subordinata al rilascio di un’apposita autorizzazione da parte della Banca d’Italia. Per quanto riguarda le banche comunitarie, sono previste facoltà analoghe a quelle riconosciute alle banche italiane all’interno di una particolare procedura. Il primo insediamento è preceduto da una comunicazione alla Banca d’Italia da parte dell’autorità competente dello Stato di appartenenza. La succursale inizia l’attivitàdecorsi due mesi dalla comunicazione. La Banca d’Italia e la Consob, nell’ambito delle rispettive competenze, indicano, se del caso, all’Autorità competente dello Stato comunitario e alla banca le condizioni alle quali, per motivi di interesse generale, è subordinato l’esercizio dell’attività della succursale. Le banche extracomunitarie, già operanti in Italia con una succursale, possono stabilire altre succursaliprevia autorizzazione della Banca d’Italia (v. anche: articolazione territoriale delle banche; zona di competenza territoriale;.

  • SPOT

    Contrazione di spot goods. Lett.: pronto, merci pronte. Merci effettivamente disponibili sulla piazza e pronte per la consegna. Indica anche la vendita per contanti di titoli o valuta.

  • SPOT FORTNIGHT

    Deposito interbancario a tempo avente durata bisettimanale.

  • SPOT MARKET

    Lett.: mercato a pronti. Ogni mercato mobiliare dove si scambiano strumenti finanziari per consegna e pagamento a contanti.

  • SPOT NEXT

    Deposito interbancario di tipo vincolato che prevede lo scambio dei fondi nel secondo giorno lavorativo successivo a quello di negoziazione, mentre il rimborso in linea capitale, il computo e la liquidazione degli interessi sono previsti nella giornata successiva.

  • SPOT PRICE

    Prezzo a pronti, prezzo per contanti. Spot è parola che indica vendita per contanti. Nelle borse valori indica la quotazione dei titoli negoziati per contanti, nelle borse merci il prezzo relativo a operazioni per pagamento e consegna immediati.

  • SPOT WEEK

    Deposito interbancario a tempo avente la durata di una settimana.

  • SPREAD 1

    Parola con diversi significati nella pratica anglosassone. In contabilità indica la registrazione in un giornale o nel mastro di un’operazione o di un insieme di operazioni compiuta analiticamente con tutti i dettagli relativi. In borsa e in finanza indica l’esistenza di due prezzi invece che di uno solo e anche lo scarto tra di essi, p.e. nel caso di denaro e lettera. Nelle operazioni di finanziamento indica l’addizionale di interesse aggiunta al tasso base di riferimento. In tal caso lo spread è generalmente fisso per tutta la durata del prestito, ma talvolta viene negoziato uno spread, detto split; stabilito in una data misura per i primi anni del prestito e in un’altra, maggiore o minore della prima, per la sua vita residua. Si danno anche contratti di finanziamento a spread variabili in funzione della revisione del tasso di riferimento. Sempre nelle operazioni di finanziamento lo spread è la differenza tra il prezzo di acquisto di un’intera emissione di titoli da parte di un sindacato di collocamento e il prezzo al quale i titoli sono poi ceduti al pubblico. Price spread è, nella pratica commerciale, l’utile lordo o la percentuale di utile lordo pari alla differenza tra il prezzo di vendita al pubblico e il prezzo di produzione o di acquisto da parte del commerciante, ovvero tra costo e ricavo di un’operazione o, più in generale, tra tutti i costi e tutti i ricavi di un esercizio aziendale. Nel linguaggio di borsa statunitense, infine, indica anche un particolare contratto di borsa a premio (v. spread 2).

  • SPREAD 2

    Lo spread è un contratto di borsa a premio a doppia opzione e a triplice facoltà come lo straddle, ma a due basi, proprio delle borse statunitensi. Lo spread viene stipulato per un certo quantitativo di titoli e prevede il pagamento di un premio, la fissazione di due prezzi e tre facoltà del compratore del premio: ritirare i titoli al prezzo più alto maggiorato del premio, consegnare i titoli al prezzo più basso decurtato del premio, abbandonare il premio. Il compratore deciderà quale scelta fare in funzione del prezzo di mercato del giorno di esercizio del contatto.

  • SPUNTA

    Giorno stabilito dal calendario di borsa nel quale, quando le negoziazioni si svolgevano alle grida, avveniva la verifica dei saldi delle operazioni svolte nel mese borsistico appena concluso e l’accertamento delle reciproche posizioni debitorie o creditorie, in titoli o denaro.

  • SSB

    Acr. di: Società per i Servizi Bancari. Costituita nel 1992, fornisce prodotti e servizi per la realizzazione e la gestione dei sistemi informatici per le banche nell’area dei sistemi di pagamento, (check truncation, incassi RIBA, RID ecc., accredito degli stipendi agli statali ecc.), nei servizi di e-commerce (POS,FASTpay, borsellini elettronici MiniPay), nel “processing” delle carte di credito e di debito, nel corporate banking e nella firma digitale. Azioniste di SSB sono ABI, banche e istituti centrali di categoria, SIM bancarie e non bancarie, Telecom Italia, finanziarie e agenti dicambio, mentre la sua clientela è composta da banche italiane, da banche internazionali operanti in Italia, da imprese ed Enti della Pubblica Amministrazione. Nel 2000 SSB ha trattato oltre 3.000.000.000 di operazioni interbancarie. SSB è azionista con Telecom Italia di TSP Spa, società che offre servizi basati sull’utilizzo di carte a microprocessore. SSB si avvale di TSP per tutte le attività di “card management” relative alle carte a microprocessore. SSB è membro di VISA e azionista di Europay.

  • STABEX

    Acr. di: STAbilization and EXport earnings (fr. Fonds de stabilisation des recettes d’exportation sur les produits agricoles; it. Stabilizzazione dei proventi d’esportazione). Meccanismo di sostegno della stabilità delle entrate che i Paesi dell’ACP ottengono dalle loro esportazioni di 49 prodotti per lo più agricoli (ma la lista includeva anche la lana e alcuni prodotti marini). Era stato introdotto nel 1979 dalla Convenzione di Lomé insieme al Sysmin, era a carico del FES ed è stato soppresso, assieme al Sysmin, dall’Accordo di Cotonou del giugno 2000. I principali beneficiari dello Stabex erano la Costa d’Avorio, il Cameroun, l’Etiopia e l’Uganda (che accentravano quasi la metà delle erogazioni).

  • STABILE ORGANIZZAZIONE

    1. In base all’art. 1 del d.p.r. 31.3.1988 n. 148, sono considerati residenti ai fini dell’applicazione della normativa valutaria, fra gli altri, le persone giuridiche, associazioni e organizzazioni che hanno sede all’estero e sede secondaria in Italiaper quanto riguarda le attività esercitate in Italia con “stabile organizzazione”. Viceversa, non sono soggette alla disciplina valutaria italiana le attività svolte all’estero da residenti ed esercitate attraverso una stabile organizzazione. Al concetto di stabile organizzazione fanno riferimento anche le norme tributarie (artt. 112 e 113 TUIR accordi internazionali contro la doppia imposizione). La normativa italiana identifica la stabile organizzazione facendo riferimento alla nozione emergente a livello internazionale (particolarmente in sede OCSE): in pratica si tratta di una “sede fissa di affari in cui l’impresa esercita in tutto o in parte la sua attività”. Occorre dunque una struttura logistica (sede, succursale, ufficio, officina, laboratorio, miniera, cantiere con durata superiore ai 12 mesi) e l’esercizio di una attività. Da quest’ultimo punto di vista occorre dire che non possono essere considerate stabili organizzazioni le attività di carattere preparatorio o ausiliario, di deposito, esposizione, consegna, raccolta di informazioni, approvvigionamento ecc In mancanza di installazione fissa, si ha comunque stabile organizzazione nel caso di persona fisica che opera per conto dell’impresa estera, purché non si tratti di un intermediario indipendente.

    2. Per il diritto comunitario “stabile organizzazione” designa ogni sede fissa di affari (situata in uno Stato membro) attraverso la quale una società di un altro Stato membro esercita in tutto o in parte la sua attività e i cui utili sono soggetti ad imposta nello Stato membro nel quale essa è situata ai sensi del pertinente trattato fiscale bilaterale o, in assenza di un siffatto trattato, ai sensi del diritto interno.

  • STABILIZZATORE AUTOMATICO

    Meccanismo economico, legato a fattori istituzionali, tendente a contenere le fluttuazioni cicliche. Un esempio è costituito dall’imposta personale sul reddito: data la progressività dell’imposta, un’espansione/contrazione dell’attività economica determina una crescita/riduzione del prelievo che attenua la variazione del reddito. Si dicono automatici perché i loro effetti si manifestano in assenza di provvedimenti discrezionali.
    Fonte: Banca d'Italia

  • STABILIZZAZIONE DELLA RACCOLTA

    Politica gestionale dell’azienda bancaria diretta a contenere il grado di variabilità dei depositi. Tale politica non va intesa con riferimento ai singoli conti, bensì ad aggregati di depositi o al complesso delle componenti della raccolta: lanotevole movimentazione dei singoli depositi, infatti, è particolarmente gradita alla banca sia per gli effetti positivi che essa produce sui ricavi, grazie al gioco delle valute e delle commissioni percepite, sia per le migliori possibilità di compensazione tra gli accreditamenti e gliaddebitamenti che ne conseguono. La stabilizzazione dell’ammontare dei depositi nel tempo permette di ridurre le esigenze di riserve liquide e di allargare il ventaglio degli impieghi in relazione alla loro durata e alla loro redditività. Alla stabilizzazione dei depositi contribuiscono una razionale distribuzione ed espansione territoriale degli sportelli, un’adeguata diversificazione degli strumenti di raccolta, l’ampliamento e la diversificazione dei soggetti depositanti. L’articolazione territoriale e settoriale dell’attività, in particolare, consente di realizzare un’adeguata compensazione tra gli alterni andamenti stagionali (v. fluttuazione dei depositi). Non particolarmente efficace quale strumento di stabilizzazione si rivela la variazione del saggio di remunerazione offerto sulle varie componenti: l’onere in termini di interessi passivi addizionali tende, infatti, ad annullare il vantaggio in termini di minori costi opportunità derivante dalla riduzione delle riserve secondarie.

  • STACCO

    Espressione usata in borsa per designare il giorno in cui si procede allo stacco dei coupons relativi al pagamento dei dividendi di una certa società maturati nel corso dell’esercizio, degli interessi annessi a titoli obbligazionari quotati o all’esercizio di diritti d’opzione. È un elemento estremamente utile al fine di depurare l’andamento del mercato da quelle oscillazioni di natura tecnica legate allo staccodelle cedole. Di norma le operazioni di stacco avvengono sempre in occasione del primo giorno di un mese borsistico. Dopo il pagamento del dividendo, il titolo è generalmente quotato ad un valore inferiore rispetto al precedente (v. corso ex cedola); ciò non perché il mercato abbia perso fiducia nel titolo, ma perché la quotazione deve essere decurtata dell’importo del dividendo (o dell’interesse) pagato al possessore del titolo.

  • STACRI

    Acr. di Sistema di Teletrasmissione Automatica tra le Casse di Risparmio Italiane. Rete elettronica di trasmissione di dati delle Casse di risparmio e dei Monti di credito su pegno istituita nel 1980 e gestita dell’ICCRI, poi confluita nel SETIF. I rapporti di credito e di debito tra gli appartenenti a tale sistema sono accentrati e regolati presso l’ICCRI. Esso viene utilizzato non solo per il trasferimento elettronico di fondi in contropartita con altre aziende della categoria (ordini di pagamento, giriconto, operazioni Bancomat) ma anche per lo scambio di flussi informativi oltre che per l’esecuzione delle scritturazioni contabili relative ai movimenti dei conti correnti di corrispondenza detenuti, in forma accentrata, presso l’ICCRI. Lo STACRI, pertanto, effettua una compensazione su base multilaterale.

  • STAFFA

    Prospetto denominato anche scalare interessi o conto scalare, in cui si riportano le operazioni in ordine cronologico di valuta per il calcolo degli interessi sui conti correnti liquidati con il metodo scalare amburghese. Nella compilazione della staffa i capitali addebitati e accreditati con valuta già maturata, ad esclusione dunque delle partite con valuta postergata, cioè le partite con valuta posteriore alla data di chiusura del periodo al quale la staffa si riferisce, vengono dapprima raggruppati per valuta in modo da avere, per ciascun giorno di valuta, un solo capitale. Si calcolano poi i numeri, moltiplicando cioè il capitale per i giorni decorrenti dalla valuta di ogni saldo alla valuta del saldo successivo. Si procede quindi alla somma dei numeri “dare” e di quelli “avere” da cui si determinano i rispettivi interessi a debito e a credito. La staffa è parte integrante dell’estratto conto rimesso dalle banche ai clienti titolari di conti correnti in corrispondenza, ancorché essa venga inviata al correntista con frequenza minore rispetto a quest’ultimo.

  • STAG

    Speculazione di chi acquista azioni dinuova emissione con il proposito di rivenderle al più presto e realizzare un utile. Se le aspettative rispecchiano la realtà, il comportamento dello speculatore ha un effetto favorevole sull’attività economica, in quanto dà un’indicazione degli impieghi utili a coloro che vogliono investire. Il mercato ne ha un orientamento positivo, perché il risparmio si canalizza nell’impiego più produttivo. Nel caso egli operi con contratti a premio viene chiamato premista.

  • Stagionalità

    E’ costituita dalle fluttuazioni di breve periodo ricorrenti, della serie storica considerata, che tendono a ripetersi in maniera pressoché analoga nei diversi periodi considerati.

  • STAKE OUT ARRANGEMENTS

    Accordi stipulati fra banche e azionisti di una compagnia di assicurazione statunitense, in base ai quali le prime acquisiscono una partecipazione azionaria nella compagnia superiore al 5% del capitale, congelando il diritto di voto delle azioni che eccedono il suddetto limite (e aggirando così i divieti posti dall’ordinamento bancario relativamente alla detenzione di quote partecipative superiori al 5% delle azioni con diritto di voto di imprese operanti in attività assicurative “pure”, cioè non credit related) oppure acquisi- scono azioni privilegiate spogliate del diritto di voto e convertibili in azioni ordinarie, oppure, infine, possiedono il diritto di opzione, in caso di aumento del capitale sociale, per una quota superiore alla partecipazione originariamente posseduta. Grazie a tali accordi le banche statunitensi si preparano il terreno per accrescere in futuro, in caso di deregolamentazione delle attività assicurative loro concesse, le partecipazioni nelle società di assicurazione.

  • STAKEHOLDERS

    Lett.: portatori di interessi. Nome collettivo per indicare chiunque per qualsiasi ragione è interessato a un’organizzazione e alle conseguenze del suo comportamento: azionisti, dipendenti, fornitori, clienti, concorrenti, banche e finanziatori, consumatori,gruppi politici e religiosi, Fisco ecc.

  • STALLIA

    Tempo concesso rispettivamente al caricatore e al ricevitore per effettuare le operazioni di carico e di scarico nei trasporti marittimi, fissato dalle parti contraenti o, in mancanza, dagli usi. Le stallie decorrono dal momento della notifica al caricatore o al ricevitore dell’avviso di prontezza, cioè dell’indicazione che la nave è pronta a ricevere o a sbarcare il carico, ovvero da un certo tempo dopo la notifica suddetta (free time). Le stallie sono quasi sempre espresse in giorni e possonoessere calcolate in giorni correnti (running days), cioè consecutivi di calendario, o lavorativi (working days) o anche per giorni di tempo lavorativo (weather working days). Qualora sia sconosciuta la quantità di merce che dovrà essere imbarcata o sbarcata in ogni porto, le stallie possono essere dedotte in modo indiretto mediante la fissazione di una rata giornaliera di carico o di scarico. Quando poi, oltre la quantità di merce da caricare o da scaricare, siano sconosciuti, al momento della stipulazione del contratto, anche i porti nei quali dovranno svolgersi le operazioni di imbarco e di sbarco, la determinazione delle stallie è rimessa agli usi dei porti nei quali avranno luogo le operazioni di carico e di scarico. Le stallie possono essere fissate separatamente per le operazioni di caricoe di scarico: in tal caso si dicono “distinte”. Sono dette, invece, “promiscue o reversibili” qualora venga concesso un tempo cumulativo entro il quale le due operazioni dovranno essere effettuate, con possibilità quindi di compensare eventuali ritardi in una delle due fasi con accelerazioni dell’altra. Qualora la nave debba rimanere in porto per ultimare il carico o lo scarico delle merci, rispetto alla stallia determinata, si ha controstallia che comporta un aumento del nolo da corrispondere al vettore. Viceversa, se le operazioni di carico o scarico vengono ultimate prima del periodo di stallia, il caricatore ha diritto a un premio (despatch money) previsto dalla clausola di acceleramento.

  • STAMPIGLIATURA DEI TITOLI

    Con l’entrata in vigore della normativa sulla dematerializzazione dei titoli di cui al d.lg. 24.6.1998 n. 213, tale operazione non ha più ragione diessere eseguita posto che sia le azioni quotate in borsa che quelle diffuse tra il pubblico non possono essere più rappresentate da titoli cartacei.

  • STAND-BY

    Denominazione generica attribuita, nel gergo bancario, ad una pluralità di interventi diversi, accomunati da un principio operativo unitario che si traduce nell’erogazione di una linea di credito con facoltà di tiraggio libero a favore del beneficiario, anche se nell’ambito di alcun regole previste contrattualmente. In un’accezione più ristretta, il termin stand-by designa uno schema particolare di finanziamento bancario a medio termine, tipico dei prestiti consortili (v.prestito sindacato), di recente introduzione. Si tratta di un’operazione a termine prefissato con la quale un gruppo di banche si impegna a mettere a disposizione di un’impresa una linea di credito di importo predeterminato (ripartito pro quota fra i vari partecipanti), utilizzabile in una o più volte in modo assolutamente discrezionale, salvo un preavviso scritto alla banca erogante (da richiedere dai 10 ai 15 giorni prima della data di utilizzo) che deve indicare la somma precisa di cui l’azienda intende usufruire, generalmente non inferiore ad una quota della linea di credito o suoi multipli. Ogni utilizzo deve avvenire per importo fisso, senza possibilità di versamenti a decurtazione. La durata di ogni utilizzo viene definita per contratto; normalmente questa è di 1, 2, 3 mesi e, a seguito di ogni rimborso, la linea di credito risulta ulteriormente utilizzabile per il relativo importo. Nei mercati più evoluti, il contratto di stand-by contiene spesso una clausola in base alla quale il cliente si impegna a non utilizzare il fido per un periodo, a sua scelta, di durata prestabilita (p.e., 30-40 giorni consecutivi) in ognuno degli anni solari di decorrenza del contratto. I periodi di non utilizzo devono essere segnalati dal cliente con un preavviso non inferiore a quello stabilito in contratto (10-15 giorni). In alternativa, è data facoltà al cliente di limitare gli utilizzi in ciascun anno solare ad un importo medio non superiore ad una quota prefissata della linea di credito. Tali condizioni sottintendono la volontà di imprimere un andar mento oscillante all’esposizione globale del cliente, evitando il permanere della e stessa per un periodo pluriennale su livelli vicini all’importo globale del fido concesso. Quanto alla regolamentazione dei rapporti fra le parti, l’azienda affidata può recedere dal contratto, talvolta senza il pagamento di alcuna penale, con un preavviso di 60-90 giorni e previo integrale rimborso delle eventuali esposizioni ancora in essere. Per contro essa si impegna a corrispondere gli interessi alla fine di ogni periodo di utilizzo, ad un tasso di genere commisurato ad un parametro fluttuante ed aumentato di uno spread convenuto, oltre che una speciale commissione di fido, calcolata sull’importo non utilizzato della linea di credito e pari ad una frazione percentuale, quale compreso per i proventi non percepiti in conto interessi dalle banche mutuanti. Gli interessi, posticipati, vengono liquidati alla scadenza di ogni utilizzo; la commissione di mancato utilizzo, invece, alla scadenza di ogni trimestre solare. È, infine, concessa ad ogni banca la facoltà di revocare il contratto allorquando si verifichino circostanze tali da pregiudicare le proprie possibilità di escutere il credito. In quanto l’operazione stand-by offre all’affidato la facoltà di ricostituire le disponibilità con successivi rimborsi a scadenze intermedie v. credito rotativo. Per le operazioni stand-by che configurano una linea di credito in lire o valuta accordata a banche v. conti interbancari. Per le operazioni di questo tipo che intercorrono fra il FMI e i paesi membri v. accordo stand-by.

  • STAND-BY ARRANGEMENT

    Strumento di finanziamento dell’FMI volto a fornire assistenza finanziaria di breve periodo ai paesi membri. L’ammontare del prestito è soggetto a limiti proporzionali alle quote del paese membro presso il Fondo. L’FMI può concedere assistenza finanziaria per ammontari superiori a tale limite solo in circostanze eccezionali. La durata massima è triennale e il rimborso può avvenire in otto rate nell’arco temporale compreso tra 25 e 48 mesi dall’erogazione.
    Fonte: Banca d’Italia

  • STAND-BY CREDIT

    Rapporto creditizio intercorrente tra banche centrali o istituzioni finanziarie, che prevede l’apertura di una linea di credito potenziale a favore di un’altra, la quale ne attingerà secondo i propri bisogni. La pratica del credito stand-by si riscontra in maniera particolare nelle relazioni fra banche e paesi in temporanea difficoltà di bilancia dei pagamenti; tale credito è concepito come argine contro l’impatto della speculazione che può colpire la valuta del paese in difficoltà. Spesso è sufficiente il semplice annuncio dell’operazioneper far cessare la pressione sulla valuta di quel Paese.

  • STAND-BY LETTER OF CREDIT

    Garanzie autonome emesse da una banca su richiesta del cliente (ordinante) a favore di un terzo con il quale intercorre il rapporto fondamentale (o generalmente a favore di altro istituto di credito con sede nel paese di appartenenza del beneficiario), in forza delle quali la banca emittente è tenuta ad eseguire la prestazione di garanzia a seguito della presentazione (e dopo il controllo di conformità formale) dei documenti dai quali risulta che l’ordinante non ha adempiuto la sua obbligazione. Di recente introduzione nell’ambito delle operazioni bancarie nordamericane per soddisfare le esigenze imposte dai commerci internazionali, esse derivano dall’adattamento delle commercial letters of credit disposto per ovviare al generale divieto vigente per le banche statunitensi (note come “no guaranty rules”) di rilasciare guaranties (fideiussioni) al fine di garantire l’adempimento delle obbligazioni altrui e operano nei limiti della fraudolenta macchinazione ordita dal benefi ciario (secondo l’egregious fraud standard) per escutere abusivamente la garanzia. Se sul piano strutturale è marcata la somiglianza con le lettere di credito irrevocabili o confermate, utilizzate nell’ambito delle operazioni di credito documentario, sul piano funzionale, peraltro, le stand-by letters non rappresentano uno strumento di pagamento, ma svolgono una funzione di garanzia e, per il modo in cui operano, si caratterizzano per (autonomia rispetto al rapporto sottostante. Perché ricorra la figura in esame l’Uniform Commercial Code impone il rispetto di alcuni requisiti di ordine formale, e cioè che la “lettera”: a) sia emessa, a richiesta del cliente, da un istituto; b) contenga la promessa di soddisfare la domanda di pagamento; c) condizioni il pagamento alla presentazione di determinati documenti (documentary draft o documentary demand). La forma contrattuale della stand-by letter of credit ricorre comunque, indipendentemente dalla presentazione di documenti, a condizione che nell’intitolazione della lettera compaia la dizione “letter of credit” o che queste parole assumano una veste grafica di rilievo (conspicuous) nella stessa.

  • STANDARD & POOR'S

    Acr.: S&P. Abbr. di Standard & Poor’s Ratings Services, agenzia di rating i cui inizi risalgono al 1860, quando Henry Varnum Poor prese a fornire informazioni finanziarie, destinate specialmente agli investitori europei nel Nuovo Mondo. L’attuale denominazione è stata assunta nel 1941 con la fusione tra la Poor’s Publishing e la Standard Statistics per formare la Standard & Poor’s Corporation. La Standard Statistics era stata costituita nel 1906 per raccogliere informazioni finanziarie sulle società statunitensi e aveva preso ad assegnare il rating a titoli privati e di Stato nel 1916. Nel 1966 la S&P è stata acquistata dalla McGraw-Hill Companies, Inc. La S&P, prima società di rating nel mondo, è presente con proprie filiali in una quarantina di Paesi, in Italia a Milano con Standard & Poor’s Europe Inc. Essa elabora il rating su governi, banche, istituzioni finanziarie e società d’ogni tipo e sulle loro emissioni di titoli per un totale di passività finanziarie dell’ordine di migliaia di miliardi di dollari. S&P fornisce inoltre al pubblico e alla clientela una messe di informazioni, a cominciare dai molti indici sulle quotazioni di gruppi di titoli (v. indici di borsa S&P) delle grandi borse mondiali: del mercato statunitense (S&P 500 Index, S&P MidCap 400 Index e S&P SmallCap 600 Index sono i più noti e i più utilizzati come benchmak dell’andamento delle quotazioni azionarie statunitensi), delle borse canadesi, australiane, latino americane, giapponesi, asiatiche ed europee (S&P Europe 350 con i suoi arrangiamenti S&P Euro Index e S&P Euro Plus Index) oltre a un indice mondiale, lo S&P Global 1200, che copre 29 Paesi. S&P pubblica inoltre quotazioni e altri dati dei mercati finanziaria anche in tempo reale, infor- mazioni e analisi alla clientela su azioni, titoli a reddito fisso, cambi, merci e fondi comuni d’investimento, commenti sull’andamento dei mercati ecc. (v. anche S&P/MIB).

  • STANDARD DI POTERE D'ACQUISTO

    Acr.: SPA (fr. standard de pouvoir d’achat-SPA; ingl. purchasing power standard-PPS) Monetafittizia, elaborata dall’Eurostat (Istituto statistico delle Comunità europee) come unità artificiale di misura. È utilizzata per attenuare le differenze di potere d’acquisto tra due Paesi con differenti livelli di prezzi e ciò per rendere i prezzi di prodotti e servizi comparabili nei vari Paesi e riflettere livelli di vita il più possibile reali. I dati espressi in SPA sono derivati dai dati in moneta nazionale ai quali sono applicate le parità di potere d’acquisto. Il PIL espresso in SPA non è sinonimo del reddito disponibile per le famiglie.

  • STANDSTILL

    “Accordo di sospensione” fra una banca e un soggetto finanziato per effetto del quale la banca si impegna a non adire le vie legali per il recupero del credito per un determinato periodo di tempo. Tale accordo serve a concedere tempo al soggetto finanziato in difficoltà, al fine di non compromettere definitivamente il recupero, anche parziale, del prestito concesso.

    Redattore: Museo del Risparmio 2016

  • STANZA DI COMPENSAZIONE

    Centro di clearing presso il quale si svolgono le attività di compensazione di titoli di credito e valori mobiliari (v. anche sistemi di compensazione). Ogni banca e ogni altro partecipante alla stanza vi presenta un bilancio delle somme che essa deve dare o deve ricevere da ogni altro partecipante e regola le differenze con un’operazione di addebito o di accredito su un conto corrente intrattenuto presso la banca centrale. In Italia presso le stanze di compensazione, che sono gestite dalla Banca d’Italia, sono effettuate le attività relative ai cosiddetti “recapiti locali” (v. recapiti; si tratta, principalmente, di compensazione di assegni bancari) e, in alcune di esse, alla liquidazione dei titoli. Dal 12.10.1998 le attività relative alla Recapiti locale sono circoscritte alle Stanze di Milano e di Roma. Le attività di liquidazione dei titoli avvengono nelle Stanze di Milano, Firenze, Genova, Torino, Venezia, Roma, Napoli.

  • STAR

    Acr. di: Segmento titoli ad alti requisiti. Segmento del Mercato Telematico Azionario (MTA) operativo dal 2.4.2001 sul quale sono negoziate le azioni di società a capitalizzazione medio-piccola (mid caps), che operano nei settori tradizionali dell’economia e che presentanospecifici requisiti di trasparenza informativa, liquidità e corporate governance. Si tratta di un segmento riservato alle PMI che offre specifici vantaggi alle società emittenti e agli intermediari e agli investitori. Le prime accedono alla visibilità necessaria a reperire capitali e a valorizzare le azioni, i secondi possono operare in un segmento con elevati standard qualitativi, facilità di accesso alle informazioni e liquidità. L’ammissione al segmento STAR richiede particolari requisiti aggiuntivi rispetto a quelli richiesti per la quotazione sugli altri segmenti, in specie l’adesione ai principi di corporate governance del Codice di autodisciplina di Borsa Italiana spa. È inoltre richiesto a) una capitalizzazione delle azioni inferiore a 800 milioni di euro, in modo da dar vita ad un segmento di mercato rappresentativo delle piccole e medie imprese italiane, escluse quelle comprese nel MIDEXe nel MIB 30; b) una diffusione minima delle azioni tra il pubblico degli investitori per un ammontare corrispondente al 35% del capitale sociale, per le società di nuova quotazione e al 20% per le azioni già quotate; c) l’impegno dell’emittente a pubblicare i dati trimestrali entro 45 giorni dalla fine del trimestre, a trasmettere i dati trimestrali e semestrali di bilancio alla Borsa Italiana spa nel formato elettronico richiesto dalla Borsa stessa, a rendere disponibile l’informativa prevista dallanormativa vigente, anche in inglese, attraverso il proprio sito Internet, secondo uno schema definito dalla Borsa in modo da assicurare la massima diffusione informativa anche all’estero; d) la nomina da parte dell’emittente di un soggettointerno alla società per poter essere coinvolto pienamente nelle decisioni strategiche, cui affidare il compito di investor relator, incaricato di tenere i rapporti con gli investitori; e) avere amministratori indipendenti (il Consiglio di amministrazione della società deve essere composto da amministratori che, per numero e autorevolezza, abbiano un peso rilevante nelle decisioni; inoltre, per garantire l’indipendenza, gli amministratori non devono esercitare li ontrollo sulla società p.e. partecipando a patti parasociali o detenendo, direttamente o indirettamente, partecipazioni azionarie di entità rilevante). Occorre inoltre che: f) l’emittente nomini un comitato per il controllo interno dell’attività della società, o dare tale incarico al Consiglio di amministrazione; g) siano previste forme di incentivo per gli amministratori esecutivi e gli alti dirigenti, legando una parte rilevante della loro retribuzione al raggiungimento degli obiettivi individuali fissati e/o ai risultati economici della società; h) l’emittente nomini un operatore specialista che sostenga la liquidità del titolo sul mercato, si impegni a pubblicare almeno due analisi finanziarie all’anno e brevi analisi in occasione dei principali eventi societari e a diffondere i dati trimestrali, a trasmettere alla Borsa Italiana tutti gli studi e le ricerche che ha condotto ed organizzi almeno due volte all’anno un incontro tra il management della società e gli investitori professionali. A fine 2004 le società quotate nel segmento STAR erano 45.

  • STAR DEL CREDERE

    Garanzia assunta dal commissionario verso il committente per l’esecuzione di un affare e cioè garanzia dell’adempimento degli obblighi assunti dal terzo contraente (art. 1736 .c.). P.e., in caso di vendita stipulata per conto del committente, il commissionariogarantisce a questi che il terzo acquirente pagherà il prezzo secondo le pattuizioni. Lo star del credere può nascere da una clausola espressa inserita nel contatto, o dagli usi. Spetta al commissionario un compenso aggiuntivo o una maggior provvigione rispetto a quella ordinaria. Il patto dello star del credere solo eccezionalmente e per singoli affari può essere convenuto nell’ambito di un rapporto di agenzia (art. 1746, 3° comma c.c., aggiunto dall’art. 28, 2° comma, l. 21.12.1999 n. 526, che vieta l’inserimento di una clausola generale siffatta nelcontratto di agenzia). Nelle operazioni di banca si ha lo star del credere nel pro soluto e nello sconto a forfait.

  • STARBOND

    Forma di stripping, consistente nell’applicazione di tale tecnica a titoli a reddito variabile quali, p.e., i CCT. È stata messa a punto principalmente al fine di superare le difficoltà che, in origine, avevano ostacolato l’affermazione dello stripping. Sotto il profilo tecnico, essa è il frutto di un arbitraggio su titoli a cedola variabile, effettuabile in via sistematica da qualsiasi operatore, il cui “spazio economico” risiede nello spread che lega la cedola del CCT al BOT sottostante. Il risultato di tale operazione è appunto, da un lato, la creazione di uno starbond, cioè di un titolo che per durata, rendimento e rischio si configura come un perfetto sostituto di un BOT di valore parialla valorizzazione della cedola “strippata”, e, dall’altro, di un titolo, quello ex cedola, in grado di offrire notevoli opportunità non solo al Tesoro (in merito all’allungamento della vita residua del debito pubblico), ma anche ai gestori professionali e ai piccoli risparmiatori. Lo schema che conduce allo starbond prevede, tipicamente, lo stacco dal CCT della cedola in corso e la cessione al risparmiatore, cui viene garantito un tasso di rendimento superiore di un certo margine rispetto a quello offerto dal BOT sottostante, ma non superiore allo spread che la cedola del medesimo CCT riconosce rispetto al BOT.

  • START-UP COMPANY

    Lett.: società nascente, in fase iniziale. Denominazione che compare negli Stati Uniti negli anni Novanta per indicare un’impresa high tech, o una dot com di nuova costituzione, alle quali si attribuiscono forti potenzialità di sviluppo delle vendite e dei profitti da realizzarsi in breve tempo. Si tratta di società giovani con fabbisogni legati a un progetto di sviluppo e di società operanti in settori innovativi a elevata tecnologia, che devono sviluppare prodotti nuovi o attive in settori tradizionali con innovazioni di prodotto, di processo e distributive che comportano una crescita significativa. Le start-up high-tech e dot.com sono dette perciò anche high growth companies (società con elevate prospettive di crescita). Mercato elettivo di prima quotazione di queste società è stato negli Stati Uniti il Nasdaq. Le borse europee hanno istituito, negli Anni Novanta, nuovi mercati (denominati STM, second-tier markets), o nuovi segmenti di mercati per le start-up, costruiti apposta per accelerare l’accesso alla quotazione delle società senza una storia alle spalle, minimizzandone anche i costi. Questi mercati specializzati sono il Nuovo Mercato di Milano (aperto nel 1999), l’Alternative Investment Market (AIM) aperto nel 1995 al London Stock Exchange, il Neuer Markt tedesco, il Nouveau Marché a Parigi, il Nouveau Marché/ Nieuwe Markt a Bruxelles e il Nieuwe Markt (NMAX) ad Amsterdam tutti aperti nel 1997, il Nuevo Mercado a Madrid e il Novo Mercado a Lisbona aperti nel 2000. Altri mercati o segmenti simili sono il Neha ad Atene, il Nm List a Helsinki, il Growth Enterprise Market a Hong Kong, il New Capital Market in Nuova Zelanda, il New Market a Osaka. La crisi del 2000-2002 ha fatto passare di moda le start-up e ha ridimensionato i mercati specializzati per il loro collocamento. Il Neuer Markt tedesco è stato chiuso nel 2003. Stessa fine hanno fatto l’EASDAQ (European Association of Securities Dealers Automated Quotation), autorizzato nel 1996 in Belgio come mercato telematico pan-europeo di società ad alto potenziale di crescita a orientamento internazionale, non necessariamente però di piccole dimensioni, chiuso, dopo vicissitudini, nel 2003, il Nasdaq Deutschland aperto nel marzo 2003 e chiuso l’agosto successivo, il Nasdaq Japan, aperto nel 2000 e chiuso nel 2002.

  • STATO

    Lo Stato è un ente sociale che viene ad esistenza quando su un territorio delimitato un popolo si organizza giuridicamente e si sottopone ad una autorità di governo. Dunque gli elementi costitutivi dello Stato sono il territorio, il popolo e il governo. Il territorio comprende la terraferma, le acque interne, lo spazio aereo sovrastante e il sottosuolo sin dove è possibile una loro utilizzazione, il mare territoriale fissato in 12 miglia dalla costa. In quanto suo elemento costitutivo (anche secondo il codice penale che all’art. 241 definisce l’attentato all’integrità del territorio delitto contro la personalità dello Stato), lo Stato esercita sul territorio un diritto di carattere personale e non viceversa un diritto reale, il quale presupporrebbe un oggetto giuridico distinto dal soggetto suo titolare. Del popolo fanno parte tutti coloro che hanno lo status di cittadino; ad essi pertanto si indirizza l’ordinamento giuridico, rendendoli, in particolare, soggetti di diritti e di doveri. Il governo, infine, è costituito d quelle istituzioni autoritarie che reggono lo Stato. La presenza dei tre elementi costitutivi non è tuttavia sufficiente a caratterizzare lo Stato e a distinguerlo da altri enti, quali p.e. le Regioni: occorre ricorrereall’imprescindibile requisito proprio soltanto dello Stato e determinante dunque nella sua caratterizzazione: la sovranità. Per sovranità si intende sia l’originarietà dell’ente, in quanto non deriva la sua validità da alcun altro ordinamento giuridico, sia l’indipendenza dello stesso nei confronti di qualsiasi altra persona giuridica (in particolare indipendenza dagli altri Stati). Lo Stato esercita le tre funzioni, legislativa,esecutiva e giurisdizionale attraverso tre differenti poteri, con ciò dando attuazione al principio della separazione dei poteri, risalente a Locke e successivamente ampiamente teorizzato da Montesquieu in De l’Esprit des Lois. Il principio di separazione dei poteri è stato attuato nel nostro ordinamento in maniera “flessibile”, consentendo pertanto una serie di deroghe alla attribuzione della funzione legislativa alle Camere, di quella esecutiva al Governo e di quella giurisdizionale all’ordine giudiziario. È stato infatti riconosciuto l’esercizio di funzioni esecutive e giurisdizionali al Parlamento attraverso l’emanazione di leggi provvedimento e l’esecuzione del controllo sulla validità dell’elezione dei propri membri; legislative e giurisdizionali al Governo attraverso i decreti legge e i decreti legislativi da un lato, le sentenze dei tribunali amministrativi dall’altro; esecutive (e non anche legislative) alla magistratura attraverso gli atti di volontaria giurisdizione. Accanto ai tre poteri si collocano gli altri organi costituzionali, indipendenti e superiorem non recognoscentes: il Presidente della Repubblica e la Corte Costituzionale. Il primo, considerato il carattere parlamentare del governo italiano, è essenzialmente organo rappresentativo, cui sono attribuite funzioni ora rientranti tra quelle legislative, ora tra le esecutive, ora tra le giurisdizionali. Il Capo dello Stato nell’esercizio delle sue funzioni è irresponsabile (salvo che per attentato alla Costituzione e alto tradimento);ciò si è reso possibile in virtù della correlativa assunzione di responsabilità dei ministri, mediante l’istituto della controfirma ministeriale. La Corte Costituzionale è organo garante dell’osservanza dell’ordinamento giuridico: in primis è giudice della costituzionalità della legge e degli atti aventi forza di legge. In altri ordinamenti il giudizio di costituzionalità (che trova il suo presupposto nella rigidità della carta fondamentale) anziché essere attribuito ad un organo ad hoc, istituto per quello scopo, è devoluto vuoi alla magistratura (giurisdizione diffusa degli USA) vuoi alle assemblee legislative. Organi a rilevanza costituzionale sono la Corte dei Conti e il Consiglio di Stato, nel duplice ruolo di organi di consulenza del Governo e di giudici amministrativi; il Consiglio dell’economia e del lavoro con compiti di consulenza e di proposta.

  • STATO DELLA STANZA

    Prospetto mensile redatto dagli agenti di cambio (v. agente di cambio), nel quale venivano elencati i conti di debito e di credito dagli stessi agenti di cambio contratti con gli associati alla stanza di compensazione. In seguito alla riforma dei mercati finanziari tale prospetto è stato sostituito dalla documentazione che deve essere predisposta dalle SIM e dalle banche autorizzate alla negoziazione di strumenti finanziari.

  • STATO DI NECESSITÀ

    Disposizioni penali.L’art. 54 c.p. stabilisce che “non è punibile chi ha commesso il fatto (che costituisce reato) per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo”. Il comma 2 prevede che la disposizione non si applichi a coloro che abbiano un particolare dovere giuridico di esporsi al pericolo. Tale ipotesi presenta diverse analogie con la legittima difesa, differenziandosene per due elementi essenziali: da un lato, non si lede qui il diritto dell’aggressore, bensì di un terzo estraneo, che non ha per di più determinato la situazione di pericolo; dall’altro lato, l’art. 54 fa dipendere la non punibilità dalla necessità non di salvaguardare un qualsiasi diritto, ma di fronteggiare il pericolo di un danno grave alla persona. Si ritiene che non ci si riferisca soltanto alla vita e all’integrità fisica, ma anche ai diritti della personalità (p.e. quelli attinenti alla sfera sessuale). Il pericolo deve avere carattere di attualità; esso non deve però essere causato volontariamente dall’agente. Non deve, per di più, essere altrimenti evitabile(e così, p.e., se il soggetto in pericolo ha possibilità di fuga non potrà rinunciarvi e invocare poi l’art. 54). È necessario infine che l’azione lesiva sia proporzionata al pericolo, anche se il giudizio di bilanciamento non dovrebbe essere formalisticamente riferito ai beni di conflitto considerati in se stessi, ma ai rischi incombenti rispettivamente sul bene da salvaguardare e su quello offeso. Il comma 3 prevede l’applicazionedella scriminante anche nel caso in cui lo stato di necessità sia determinato dall’altrui minaccia, stabilendo che, in questo caso, “del fatto commesso dalla persona minacciata risponde chi l’ha costretta a commetterlo”.

    Contratti. Parallelamente il concetto opera in diritto civile, nel campo della responsabilità per fatti illeciti, dove regola generale è che il responsabile di un danno ingiusto sia tenuto al risarcimento di danni per avere agito con dolo o colpa (c.d. imputabilità). Lo stato di necessità costituisce una deroga a tale principio, operando come causa di giustificazione, se l’agente è stato indotto al compimento del fatto dannoso dalla necessità di salvare se stesso o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona. In tal caso al danneggiato è dovuta un’indennità valutata equamente dal giudice. Situazione affine presenta il contratto concluso in stato di pericolo, per il quale è concessa l’azione di rescissione (artt. 1447-1452 c.c.; v. rescissione del contratto) allorquando sia stato stipulato a condizioni inique.

  • STATO MEMBRO DI ORIGINE

    Ai fini della disciplina sia dell’offerta al pubblico sia della trasparenza delle informazioni societarie, la nozione di "stato membro d’origine" è funzionale all’individuazione dell’autorità competente della UE per l’approvazione del prospetto informativo e per la vigilanza relativa alle informazioni regolamentare che l’emittente è tenuto a diffondere. Nell’ambito della disciplina dell’offerta al pubblico, ai sensi dell’art. 93-bis, comma 1, lett. f) del TUF, per stato membro di origine s’intende: 1) nel caso di emittenti comunitari di titoli di capitale, lo Stato membro della UE ove l’emittente ha la sua sede sociale; 2) nel caso di emissione di strumenti finanziari comunitari diversi dai titoli non di capitale con valore nominale unitario di almeno 1.000 euro, ovvero se espressi in una valuta diversa dall’euro con denominazione minima pressoché equivalente a 1.000 euro, e nel caso di emissione di strumenti finanziari diversi dai titoli di capitale che conferiscono il diritto di acquisire titoli negoziabili o di ricevere un importo in contanti mediante conversione o esercizio dei diritti che essi conferiscono, purché l’emittente degli strumenti finanziari comunitari diversi dai titoli di capitale non sia l’emittente degli strumenti finanziari comunitari sottostanti o un’entità appartenente al gruppo di quest’ultimo emittente, lo Stato membro della UE in cui l’emittente ha la sua sede sociale, o nel quale gli strumenti finanziari comunitari sono stati o sono destinati ad essere ammessi in un mercato regolamentato o nel quale gli strumenti finanziari comunitari sono offerti al pubblico, a scelta dell’emittente, dell’offerente o della persona che chiede l’ammissione secondo il caso; 3) per tutti gli emittenti di strumenti finanziari comunitari che non sono menzionati nel precedente punto 2) aventi sede in un paese terzo, lo Stato membro della UE nel quale gli strumenti finanziari comunitari sono destinati ad essere offerti al pubblico per la prima volta dopo la data di entrata in vigore della direttiva 2003/71/CE o nel quale è stata presentata la prima domanda di ammissione alla negoziazione in un mercato regolamentato a scelta dell’emittente, dell’offerente o della persona che chiede l’ammissione, secondo il caso, salvo scelta successiva da parte degli emittenti aventi sede in un paese terzo, qualora lo Stato membro d’origine non fosse stato determinato da una loro scelta.

     

    Redattore: Nelda SOTIS

    © 2011 ASSONEBB

  • STATO MEMBRO OSPITANTE

    E’ lo stato membro della UE in cui viene effettuata un’offerta al pubblico o viene richiesta l’ammissione alla negoziazione di strumenti finanziari comunitari, qualora sia diverso dallo Stato membro d’origine (art. 93-bis, comma 1, lett. g del TUF).

     

    Redattore: Nelda Sotis

    © 2011 ASSONEBB

  • STATO PATRIMONIALE

    Prospetto contabileche rappresenta nel bilancio di esercizio la situazione delle attività e delle passività a una data convenzionale, generalmente il 31 dicembre. È presentato nella forma sinottica a T del conto a sezioni divise contrapposte, con due colonne (“sezioni”) per i valori, una per sezione. Nella colonna del dare (a sinistra) sono riportate le attività, in quella dell’avere (a destra) le passività. Il saldo tra attività e passività è iscritto a bilancio nella colonna la cui somma è di importo minore. Quando il valore delle attività eccede quello delle passività, il saldo costituisce il patrimonio netto e si trova, quindi, iscritto nella colonna dell’avere, insieme alle passività. Nel caso contrario si ha un’eccedenza passiva iscritta nella colonna del dare, che è indice di decozione e di incapacità dell’azienda di far fronte autonomamente ai debiti. Per le società di capitali la struttura e il contenuto dello stato patrimoniale sono prescritti dal codice civile, salvo che per le società che esercitano particolariattività (p.e. le banche) per le quali vigono disposizioni di leggi speciali. A parte queste eccezioni, nello stato patrimoniale devono essere iscritte separatamente, e nell’ordine indicato, le voci previste negli articoli 2424 che si riportaqui di seguito. Le voci precedute da numeri arabi possono essere ulteriormente suddivise, senza eliminazione della voce complessiva e dell’importo corrispondente. Esse possono essere raggruppate soltanto quando, a causa del loro importo, il raggruppamento è irrilevante per la chiarezza e per la rappresentazione veritiera e corretta della situazione patrimoniale e finanziaria della società, o quando esso favorisce la chiarezza del bilancio. Nel secondo caso la nota integrativa deve contenere distintamente le voci oggetto di raggruppamento. Devono essere aggiunte altre voci qualora il loro contenuto non sia compreso in alcuna di quelle previste dallo schema dell’art. 2424. Le voci precedute da numeri arabi devono essere adattate quando lo esige la natura dell’attività esercitata. Per ogni voce dello stato patrimoniale e del conto economico deve essere indicato l’importo della voce corrispondente dell’esercizio precedente. Se le voci non sono comparabili, quelle relative all’esercizio precedente devono essere adattate; la non comparabilità e l’adattamento o l’impossibilità di questo devono essere segnalati e commentati nella nota integrativa. Sono vietati i compensi di partite. Tutti gli importi in valore delle voci devono essere espresse in unità di euro senza decimali. Attivo: A) Cre