RISK-WEIGHTED ASSETS (RWA) (ENCICLOPEDIA)

Le attività ponderate per il rischio, o Risk-Weighted Assets (RWA), rappresentano la sintesi dei principali fattori di rischio riconducibili a una data attività finanziaria. Tali fattori vengono contemplati allo scopo di “correggere” il valore nominale dell’attività in modo da poter esprimere una più appropriata misurazione del suo valore. La logica d'inclusione del rischio all’interno del valore degli asset è quella di attribuire un coefficiente di ponderazione via via crescente all’aumentare della rischiosità stessa, in modo che il calcolo produca un incremento degli RWA all’aumentare del rischio delle attività, e decrescente al diminuire di essa. Per esempio, a parità di valore nominale di due differenti attività finanziarie, la detenzione in portafoglio di un’obbligazione corporate a medio/lungo termine di un azienda con utile di bilancio negativo nel corso degli ultimi 3 esercizi e rating BBB, genera degli RWA più elevati rispetto alla detenzione in portafoglio di un titolo di stato di un ente governativo a breve scadenza e a basso rischio sistemico, con rating AA.

La misurazione degli RWA assume un’importanza notevole soprattutto nel settore delle banche. Infatti, il Comitato di Basilea, in fase di definizione della normativa a livello internazionale sui requisiti di capitale, richiama e regolamenta appunto i Risk-Weighted Assets ai fini del calcolo degli indici di adeguatezza patrimoniale delle banche stesse (cfr. Basilea I1, Basilea II2, Basilea III3).

L’ammontare degli RWA influenza quindi l’entità del patrimonio che le banche dovranno detenere per soddisfare i requisiti di adeguatezza patrimoniale richiesti dal COMITATO DI BASILEA. Essi fanno sì che una parte del patrimonio - quella che deve essere accantonata a fronte degli impieghi rischiosi - diventi di natura indisponibile (non può cioè essere impiegata in attività rischiose). La banca dovrà quindi coprire con del patrimonio di base una determinata percentuale dei propri RWA, la quale aumenterà al crescere dei rischi assunti. Le banche chiamate a predisporre un adeguato livello di copertura patrimoniale delle proprie attività si sono dotate di accurati sistemi di rilevazione e controllo interno degli RWA, al fine di tendere in maniera continua e decisa alla riduzione e ottimizzazione della rischiosità degli impieghi, e di conseguenza alla minimizzazione del costo opportunità determinato dalla necessità di accantonare capitale crescente a fronte di impieghi dell’elevato grado di rischio.

Le principali componenti di rischio da includere nel calcolo degli RWA sono il Rischio di Credito (Credit Risk), il Rischio di Mercato (Market Risk) ed il Rischio Operativo (Operational Risk).4 L’aggregazione di queste componenti determina l’entità degli RWA della banca, i quali rappresentano una sorta di attivo di bilancio corretto per il rischio.

Nel rapporto tra creditore e debitore, sottostante ad una data attività finanziaria, il Rischio di Credito (Credit Risk) rappresenta il rischio che il creditore, in qualunque forma tecnica esso conceda il prestito, non si veda rimborsato tutto o parte dell’ammontare di risorse finanziarie impiegate nell’operazione (counterparty risk).5 Tale rischio può essere limitato alla sola quota interessi dovuti alla controparte, o anche alla quota-capitale. Il rischio di credito si genera dunque all’interno di una qualunque transazione finanziaria.

All’interno della categoria del rischio di credito vengono contemplati anche i rischi legati al deterioramento per pagamenti ritardati (crediti past-due) e il rischio-paese (country risk). I crediti past-due si generano nel momento in cui il debitore produce sensibili ritardi nei pagamenti delle rate dovute secondo i termini prestabiliti per il pagamento degli interessi o per il rimborso delle quote-capitale. Il rischio-paese (country risk) caratterizza invece le transazioni finanziarie tra soggetti appartenenti a differenti paesi,  ed è determinato dalla probabilità che uno stato sovrano in difficoltà blocchi i pagamenti in valuta estera incagliando così la transazione tra debitore e creditore, transazione il cui esito influenza il valore dell’attività finanziaria sottostante.

Generalmente il creditore pone in essere azioni per fronteggiare il rischio di credito. Ad esempio, ciò può avvenire aggiustando il prezzo delle attività finanziarie in funzione del rischio (risk-based pricing), andando cioè a “caricare” la probabilità di default del debitore sul costo della transazione, oppure chiedendo delle garanzie, reali o personali, a supporto della transazione stessa (collaterals), o ancora ricorrendo a forme di assicurazione contro il fallimento delle proprie controparti (credit defaul derivatives). Nei casi in cui il creditore ritenga che la copertura del rischio di credito non sia qualitativamente adeguata, o sia quantitativamente insufficiente, possono generarsi effetti negativi sulla concessione del credito stesso quali ad esempio la concessione di un ammontare inferiore rispetto a quello richiesto dal debitore (c.d. credit crunch effects).

Il Rischio di Mercato (Market Risk) è rappresentato dalla probabilità che un’attività finanziaria, scambiata su un mercato sufficientemente liquido, sia sottoposta a sensibili oscillazioni della propria quotazione, a causa dell’imprevedibilità di fattori in grado di influenzarla. Tali fattori possono essere ad esempio l’incertezza legata, oltre che all’andamento della quotazione dell’attività finanziaria stessa, anche all’andamento dei principali indicatori finanziari di mercato (Euribor, Libor, spread tra titoli di stato di un dato paese e titoli di stato percepiti come risk free, tassi di cambio), o anche indicatori reali (tasso di inflazione e di disoccupazione di un dato paese, indici della produzione industriale, rischi legati all’oscillazione del prezzo di commodities strettamente correlate all’attività finanziaria stessa). La misurazione del rischio di mercato mira tipicamente alla quantificazione della probabilità di perdita inattesa legata all’attività finanziaria, tramite modelli di misurazione del tipo Value at Risk. Tali modelli hanno appunto l’obiettivo di calcolare la perdita potenziale generabile dai rischi definiti sopra, su un dato orizzonte temporale e con un dato livello di confidenza statistica.

Il Rischio Operativo (Operational Risk) è rappresentato dalla probabilità che l’attività finanziaria subisca delle oscillazioni di valore a causa di fattori non prevedibili, che scaturiscono nel corso della normale operatività di una banca. In generale rientrano nella categoria dei rischi operativi:

i) tutti quei rischi legati ad incombenze legali e burocratiche che possono inficiare il buon fine di un’operazione finanziaria;
ii) la possibilità di incorrere in frodi (interne o esterne alla banca) o irregolarità di esecuzione delle transazioni (clients, products, & business practice);
iii) la perdita fisica dei beni sottostanti l’attività finanziaria oggetto di valutazione.

Il creditore, che detiene l’attività finanziaria a fronte della quale si generano questi rischi, può ad esempio incorrere in errori umani di computazione o blocchi procedurali nelle quotazioni di listino che impediscano la corretta esecuzione delle transazioni dell’attività finanziaria per un certo numero di ore (business disruption & systems failures, execution, delivery & process management mistakes), o nell’inadeguato funzionamento di procedure interne (employment practices). o ancora in incidenti (workplace safety), furti o rapine che determinino la perdita di risorse liquide.

Il Comitato di Basilea definisce il Rischio Operativo come il rischio legato a perdite dovute all’inadeguatezza o al cattivo esito di processi interni, a membri e sistemi dell’organizzazione interna, o anche ad eventi esterni che compromettano la normale operatività della banca. Come per il caso dei rischi di mercato, la corretta valutazione dei rischi operativi è affidata ad avanzati modelli di tipo statistico, i più diffusi tra i quali sono quelli di tipo AMA (Advanced Measurement Approaches)6. Essi stabiliscono la relazione tra i fattori di input e il rischio operativo, e permettono di calcolare l’ammontare dei requisiti patrimoniali da detenere a fronte di tale rischio. L’obiettivo di questi modelli è quello di controllare le dinamiche in base alle quali si generano gli RWA da rischio operativo, in modo da poterle governare adeguatamente e minimizzare così i requisiti patrimoniali necessari per la loro copertura.

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1http://www.bis.org/list/bcbs/tid_21/index.htm
2http://www.bis.org/list/bcbs/tid_22/index.htm
3http://www.bis.org/bcbs/basel3.htm
4Nella normativa sul calcolo dei RWA compare anche la valutazione del Rischio legato ad operazioni di cartolarizzazione (RWA for securitization exposures) ed altre componenti specifiche di rischio; per una più completa panoramica sui Rischi da includere nel calcolo dei RWA si richiama la consultazione della normativa ufficiale di Basilea III: http://www.bis.org/bcbs/qis/qiscompfaq.pdf
5Esempi di prestito sono: un mutuo ipotecario per l’acquisto di un immobile, una carta di credito per l’addebito differito in conto corrente, un prestito personale per il finanziamento di spese di elevato importo, una cessione continuativa di una quota del proprio stipendio per estensione durevole della disponibilità liquida mensile del debitore, o una linea di credito concessa a una piccola impresa per finanziare la propria attività produttiva, etc.
6http://www.federalreserve.gov/generalinfo/Basel2/docs2003/ama_implementation.pdf


Editor: Melania MICHETTI