PRESTITO FORZOSO

Pubblica sottoscrizione di titoli dello Stato imposta ai cittadini. Originariamente il prestito forzoso era l’unica forma in cui si concretizzava il debito pubblico non essendo ancora diffusa la pratica di sottoscrizioni spontanee di titoli pubblici da parte di privati cittadini. I prestiti forzosi erano quindi assimilabili a una sorta d’imposta patrimoniale fatta gravare sui contribuenti in modo temporaneo in quanto a fronte di essa venivano rilasciati titoli suscettibili di rimborso e di negoziazione. Questa forma di forzata sottoscrizione dei titoli pubblici viene oggi sempre meno utilizzata per le notevoli difficoltà che si incontrano nel commisurare la sottoscrizionedi ciascun contribuente alla sua effettiva ricchezza e al grado di liquidità di tale ricchezza. A esso si fa ricorso solo in situazioni eccezionali, quali quelle che nel corso della seconda guerra mondiale spinsero Stati Uniti e Gran Bretagna a convogliare il risparmio privato verso l’acquisto di titoli del debito pubblico emessi con bassi tassi d’interesse. Un ulteriore esempio di prestito forzoso si è avuto recentemente nel nostro paese con le disposizioni legislative relative agli aumenti retributivi dovuti agli scatti della scala mobile (d.l. 2.10.1976 n. 699, convertito, con modificazioni, nella l. 10.12.1976 n. 797). In base a queste disposizioni gli aumenti retributivi causati dalle variazioni del costo della vita, nel periodo tra il 30.9.1976 e il 30.4.1978, furono corrisposti, per un importo pari al 50% dell’aumento ai lavoratori dipendenti con reddito compreso fra i 6 e gli 8 milioni e integralmente a quelli con reddito superiore agli 8 milioni, in buoni del tesoro poliennali al portatore. Molte famiglie a basso reddito scontarono i buoni ricavandone appena il 20 per cento del loro valore facciale.