nuovissima Enciclopedia di banca, borsa e finanza

Lettera selezionata: O

  • OBAMA, BARACK HUSSEIN II

    Presidente degli Stati Uniti dal novembre 2008 (in carica dal gennaio 2009), eletto nel partito democratico, rieletto nel novembre 2012, nato nel 1961 alle Hawai. Eletto presidente con larga maggioranza di voti e di grandi elettori è il presidente numero 44 della storia americanaé è stato senatore per lo stato dell'Illinois. Barack H. Obama è figlio di madre americana e di padre keniota; cresciuto dai nonni, ha una formazione giuridica, nella cooperazione e nella politica. E' tra i primi afro-americani a ricoprire prestigiosi incarichi pubblici.

  • OBBLIGAZIONE

    Rapporto giuridico tra due soggetti in virtù del quale uno di essi (debitore) è tenuto ad una determinata prestazione a favore dell’altro (creditore). L’obbligazione genera tra le parti un vincolo a cui (intervento della legge conferisce giuridicità, differenziando l’obbligazione da altri legami che nascono dal costume, dalla morale o dalla religione. Ciò non esclude, tuttavia, che in alcuni casi anche obblighi di natura non giuridica acquistino rilievo per il diritto (v. obbligazione naturale). A differenza del diritti assoluti, che danno luogo ad una tutelaerga omnes, cioè verso tutti i consociati (tipici, in tal senso, i diritti reali), dal rapporto obbligatorio nasce un diritto c.d. relativo, in quanto può essere fatto valere solo nei confronti dell’obbligato. Il rapporto obbligatorio può nascere direttamente dalla legge, dal contratto, dall’atto illecito o da altri determinati atti o fatti espressamente indicati dall’ordinamento giuridico. Suoi elementi sono i soggetti, il contenuto (v. prestazione) e l’oggetto, che talvolta può mancare. I soggetti devono essere almeno due: il soggetto attivo, o creditore,e quello passivo, o debitore. Essi devono essere determinati al momento della nascita dell’obbligazione, o quanto meno determinabili in base ad elementi contenuti nel rapporto stesso (si ha, p.e., obbligazione con soggetto attiva indeterminato, ma determinabile, nelle obbligazioni nascenti da titoli di credito). In relazione al numero dei soggetti e con riferimento alla loro particolare situazione di fronte al vincolo, le obbligazioni si distinguono comunemente in parziarie e solidali (v. obbligazione solidale). Il contenuto della obbligazione consiste nella “prestazione”, ossia nel comportamento cui è tenuto il debitore. Affinché il rapporto obbligatorio sia correttamente istituito, occorre che la prestazione sia suscettibile di valutazione economica e corrisponda ad un interesse, anche non patrimoniale, del creditore; essa deve, inoltre, essere lecita, possibile, determinata o determinabile. Le parti possono rimettere ad un terzo, detto arbitratore, la fissazione dell’oggetto della prestazione. A seconda del contenuto di quest’ultima, si hanno obbligazioni “di dare”, “di fare” e “di non fare”. Con riferimento all’oggetto e alla sua particolare posizione di fronte al vincolo, le obbligazioni si distinguono in alternative (v. obbligazione alternativa), divisibili (v. obbligazione divisibile e indivisibile), pecuniarie (v.obbligazione pecuniaria), generiche, di specie. Chi ha contratto un’obbligazione è tenuto ad adempierla esattamente, ossia, secondo il nostro ordinamento, usando “la diligenza del buon padre di famiglia” (art. 1176 c.c.). In caso di inadempimento il debitore, se non prova che questo è derivato da causa estranea a lui non imputabile, risponde con il proprio patrimonio (v. responsabilità; esecuzione forzata individuale). Particolari effetti sono connessi al ritardo del debitore nell’adempimento (v.mora del debitore) e alla omessa cura del creditore nel ricevere la prestazione (v. mora del creditore). Il rapporto obbligatorio può modificarsi o trasformarsi in senso sia soggettivo che oggettivo. Dal punto di vista soggettivo ad uno o ad entrambi i soggetti può essere sostituito o aggiunto un altro soggetto, come avviene nella cessione di credito, nella surrogazione, nella delegazione, nell’espromissione e nell’accollo. Un esempio, invece, di modificazione oggettiva è la c.d. datio in solutum o prestazione in luogo dell’adempimento. Le obbligazioni si estinguono al verificarsi di quei fatti o atti ritenuti idonei dall’ordinamento giuridico a far cessare il rapporto obbligatorio. Tradizionalmente i modi di estinzione delle obbligazioni si distinguono in satisfattori e non satisfattori. I primi, direttamente o indirettamente, fanno conseguire al creditore la prestazione e sono l’adempimento, la confusione e la compensazione. Non satisfattori sono invece quei fatti che determinano la liberazione del debitore senza che il creditore riceva la prestazione: la novazione, la remissione di un debito per impossibilità sopravvenutae la prescrizione.

  • OBBLIGAZIONE (Enciclopedia)

    (Si veda anche voce del Dizionario: Obbligazione)

    Definizione


    Dal latino obligatio; vincolo giuridico che impone ad un dato soggetto (il debitore) di tenere un dato comportamento (cioè di compiere una data prestazione) al fine di soddisfare un interesse proprio di altra persona (il creditore).

    Obbligazione nella tradizione romanistica

    La tradizionale definizione dell’obligatio in diritto romano è contenuta nelle Istituzioni di Giustiniano: “obligatio est iuris vinculum, quo necessitate adstringimur alicuius solvendae rei secundum nostrae civitatis iura”. La definizione si rivela quanto mai importante, in quanto il nostro Codice Civile non dà una definizione del rapporto obbligatorio, e ci gioviamo ancora oggi delle parole delle fonti romane. Stando alla definizione, obligatio est iuris vinculum, l’obbligazione è vincolo giuridico, e in ciò si distingue da altri rapporti da cui derivano obblighi non giuridici (morali, o di convenienza). Nell’antico ordinamento romano l’obbligazione si sostanziava nel vincolo gravante sul debitore per l’adempimento di una prestazione che, se non adempiuta, determinava l’asservimento del debitore al creditore mediante manus iniectio. L’obligatio, pertanto, non consisteva nel dovere di eseguire, bensì nel vincolo che legava le parti, in quanto era il debitore persona fisica, e non il suo patrimonio, ad essere vincolato; il vinculum, quindi, era originariamente inteso come vinculum personae. È a partire dal quarto secolo avanti Cristo che al vincolo corporale viene sostituita la responsabilità patrimoniale (appunto il vinculum iuris). L’occasione è fornita dall’emanazione della lex Poetelia Papiria: lo storico Livio ci ricorda la commozione del popolo e del Senato alla vista dei maltrattamenti inflitti al giovane Caio Publilio, ridotto allo stato di nexus soltanto per un debito contratto da suo padre. Inizialmente la responsabilità patrimoniale fu intesa come soggezione concreta dei beni del debitore; successivamente il patrimonio restò nelle mani del debitore, riconoscendo al creditore il potere di soddisfarsi sopra qualsiasi bene dell’obbligato. Il vincolo giuridico di cui trattasi è un legame inderogabile, “necessitate adstringimur”, cui il debitore è tenuto anche contro la propria volontà; e il contenuto dell’obbligo è “alicuius solvendae rei” che, interpretato in chiave moderna, risulta essere una prestazione.

    Concetto di obbligazione nel diritto moderno

    Oggetto - o contenuto - dell’obbligazione è il comportamento cui il debitore è tenuto per soddisfare l’interesse del creditore; in altre parole, è la prestazione. Parte della dottrina ritiene che bisogna distinguere l’oggetto dell’obbligazione, che è appunto la prestazione, dall’oggetto della prestazione, che è il bene dedotto nel rapporto obbligatorio; ma altro orientamento individua nella prestazione il comportamento dovuto dal debitore, mentre identifica l’oggetto dell’obbligazione nel bene ritenuto idoneo dal creditore a soddisfare il proprio interesse. Al dovere di adempiere la prestazione da parte del debitore, corrisponde quindi la soddisfazione della pretesa del creditore. Le norme del Codice Civile che sanciscono l’efficacia di tale principio sono gli articoli 1218 e 2740: il primo stabilisce che il debitore è tenuto ad eseguire esattamente la prestazione dovuta; il secondo precisa che il soddisfacimento delle pretese del creditore si attua con la soggezione di tutto il patrimonio dell’obbligato, il quale risponde con tutti i suoi beni presenti e futuri. Da quanto sin qui esposto si evince che … consistendo il contenuto del rapporto obbligatorio nella pretesa del creditore alla prestazione del debitore … l’elemento caratteristico non è dato dal bene cui la pretesa si riferisce, bensì dal soggetto passivo, l’obbligato, nei cui confronti soltanto si concepisce il diritto di credito. Tale carattere di determinatezza distingue i diritti di obbligazione … diritti relativi … dai diritti reali, diritti assoluti la cui tutela può essere esperita erga omnes, quindi nei confronti di chiunque turbi l’esercizio del diritto da parte del suo titolare. Tuttavia in epoca moderna pare avvertirsi un avvicinamento tra i diritti reali e quelli di obbligazione; in particolare sembra che molti diritti di obbligazione siano oggi opponibili a chiunque. È il caso della locazione, relativamente alla quale vige il generale principio emptio non tollit locatum, in virtù del quale il contratto di locazione si afferma nei confronti di qualunque proprietario che sia successivo acquirente del bene. Se autorevole dottrina (Perlingieri) aveva già sottolineato come nel nostro ordinamento esistano delle situazioni per così dire miste, che cioè, pur nascendo nell’ambito dei diritti personali, assumono caratteri di realità (esempi ve ne sono proprio nel campo dei c.d. diritti personali di godimento), oggi anche la giurisprudenza sembra ammettere una tutela esterna (o aquiliana) dei diritti di credito, caratterizzata dall’applicazione delle norme in materia di responsabilità extracontrattuale ex art. 2043 C.C. ogni volta in cui si abbia la lesione del credito per fatto proveniente dal terzo. Il lungo dibattito ha portato la Suprema Corte a riconoscere il diritto al risarcimento quando, sussistendo il nesso di causalità, il fatto del terzo (ad es. l’uccisione del debitore) abbia determinato l’estinzione del credito in modo definitivo ed irreparabile per il creditore (vedi Sezioni Unite della Cassazione, sentenza n. 174 del 26 gennaio 1971).

    Fonti delle obbligazioni

    Il libro IV del Codice Civile regolamenta la materia delle obbligazioni, partendo dalle norme di carattere generale (artt. 1173-1320) e proseguendo con la disciplina delle singole fonti agli artt. 1321-2059 (contratti, promesse unilaterali, titoli di credito, gestione di affari, pagamento dell’indebito, arricchimento senza causa, fatti illeciti). Il libro VI del Codice, infine, completa la disciplina con le norme in materia di responsabilità patrimoniale del debitore, di cause di prelazione in favore del creditore e di conservazione della garanzia patrimoniale (art. 2740 e seguenti). La norma di apertura in materia di fonti delle obbligazioni è l’art. 1173 C.C., ai sensi del quale “le obbligazioni derivano da contratto, da fatto illecito, o da ogni altro atto o fatto idoneo a produrle in conformità dell’ordinamento giuridico”. La disciplina delle fonti delle obbligazioni vigente nel vecchio Codice del 1865 … tra le quali figuravano la legge, il contratto, il quasi-contratto, il delitto, il quasi-delitto … risultava essere piuttosto chiusa e ancora influenzata dalla tradizione romanistica; si legge, infatti, di quasi-contratti e quasi-delitti, categorie volte a classificare e ordinare le obbligazioni non rientranti negli schemi del contratto e dell’illecito. L’attuale impostazione del sistema delle fonti appare, invece, aperto: ogni atto o fatto è idoneo a produrre un’obbligazione, purché ciò appaia possibile alla luce di una più vasta valutazione operata sulla base dei principi propri dell’ordinamento giuridico. Sistema aperto vuol dire quindi che è riconosciuta una sorta di atipicità delle fonti, nel senso che anche atti o fatti non previsti da norme specifiche possono produrre obbligazioni, con il solo limite della conformità all’ordinamento giuridico. In quest’ottica, quindi, non stupisce che nel sistema giuridico moderno sia il contratto la fonte di obbligazione predominante, nella sua veste di caratteristico strumento di collaborazione volontaria tra le parti. Ma anche la volontà che sia unilaterale rappresenta una fonte di obbligazione, pur con il limite imposto dall’art. 1987 C.C. che riconosce effetti obbligatori alla promessa unilaterale di una prestazione, esclusivamente nei casi ammessi dalla legge. Delle altre fonti di obbligazioni si è già fatta menzione; qui si vuole solo osservare che fonte delle obbligazioni, in ipotesi di mancanza della volontà dell’obbligato, è pur sempre la legge.


    Bibliografia
    Gazzoni F., (1999), Obbligazioni e Contratti, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane;
    Rescigno P., (1997), Manuale del Diritto Privato Italiano, Napoli, Casa Editrice Dott. Eugenio Jovene;
    Trabucchi A., (2009), Istituzioni di Diritto Civile, Padova, Edizioni Cedam.


    Redattore: Maria Concetta PELLONE
    ©2012 ASSONEBB



  • OBBLIGAZIONE ACCESSORIA

    Rapporto obbligatorio legato alla sorte di un’altra obbligazione che ne è il presupposto; tale è il debito di garanzia, come p.e. la fideiussione e quello avente per oggetto gli interessi (v. interesse).

  • OBBLIGAZIONE ALTERNATIVA

    Rapporto obbligatorio tra due parti avente come contenuto due o più prestazioni, ma in virtù del quale il debitore si libera eseguendone una sola. Si differenzia, quindi, sia dall’obbligazione “semplice”, che ha per oggetto una colà prestazione, sia da quella “cumulativa” che ha per oggetto più prestazioni che debbono tutte essere eseguite dal debitore. La scelta che dà luogo alla “concentrazione”, ossia alla riduzione delle prestazioni ad una sola, spetta al debitore, a meno che le parti non abbiano stabilito diversamente (può anche spettale al creditore o ad un terzo). L’impossibilità originaria o anche sopravvenuta per causa non imputabile ad alcuna delle parti concentra l’obbligazione sulla prestazione ancora possibile, cioè rende l’obbligazione semplice. Se invece l’impossibilità deve essere attribuita a colpa del creditore, il debitore è liberato, salvo che preferisca adempiere la prestazione residua e ottenere il risarcimento del danno; ciò nel caso che la scelta spetti allo stesso. Nella medesima ipotesi, se la scelta spetta al creditore, il debitore è liberato, salvo che il credito preferisca esigere l’altra prestazione e risarcire il danno.

  • OBBLIGAZIONE BANCARIA GARANTITA

    Le obbligazioni bancarie garantite, comunemente chiamate covered bonds, sono state disciplinate in Italia dalla l. 30 aprile 1999, n. 130 in materia di cartolarizzazione di crediti e dal d.l. 14 marzo 2005, n. 35 (c.d. "decreto competitività") convertito dalla l. 14 maggio 2005, n. 80. I c.b. sono particolari titoli obbligazionari emessi dalle banche che presentano un basso profilo di rischiosità grazie alle garanzie dalle quali sono accompagnati. La caratteristica essenziale dei c.b. è l’alto ammontare di garanzie (overcollateralization) e la segregazione degli attivi di qualità primaria su cui gli investitori possono rivalersi in caso di default della banca emittente. Altre caratteristiche importanti dal punto di vista in particolare degli investitori, sono la presenza di un organo di vigilanza pubblico sugli emittenti e la fornitura di un rating per tali titoli da parte di società specializzate che di norma, per i portafogli di attivi (cover pool) a garanzia della loro emissione, è superiore a quella assegnata alle obbligazioni bancarie ordinarie dello stesso emittente. L’emissione di obbligazioni bancarie garantite tuttavia non è estesa a tutte le banche, ma vi sono specifici requisiti quantitativi da soddisfare, secondo quanto stabilito nella più recente disciplina normativa con riferimento in particolare alle Disposizioni di vigilanza emesse dalla Banca d'Italia il 17 maggio 2007. Le banche devono essere "dotate di elevata patrimonializzazione in considerazione delle specifiche caratteristiche del mercato dei covered bonds e dell’esigenza di tutelare i creditori diversi dai portatori delle obbligazioni garantite, la cui garanzia patrimoniale è attenuata per effetto della cessione di attivi bancari di elevata qualità". Le banche cui è concesso emettere c.d. ad esempio devono far parte di gruppi bancari aventi un patrimonio di vigilanza consolidato non inferiore a 300 milioni di euro e un coefficiente patrimoniale complessivo a livello consolidato non inferiore al 9% o nel caso in cui la banca non faccia parte di un gruppo tali soglie si riferiscono al patrimonio di vigilanza ed al coefficiente patrimoniale complessivo a livello individuale.Con tale intervento normativo sono stati peraltro fissati dei limiti prudenziali all’emissione dei covered bonds al fine di tutelare i creditori della banca diversi dagli obbligazionisti garantiti, in particolar modo dei depositanti dell’emittente. Infatti le garanzie che accompagnano l’emissione dei covered bonds sottraggono in sostanza attivi di qualità primaria alla garanzia dei creditori non garantiti della banca. Con il perfezionarsi delle normative nazionali l’ammontare di emissioni di covered bonds si è andato espandendo nel mercato obbligazionario europeo dove si è creato un rilevante segmento destinato a tali titoli, caratterizzato anche da una normativa specifica a livello comunitario.
    Bibliografia
    Galanti E., Marangoni M., La disciplina italiana dei covered bond, in Quaderni di ricerca giuridica della consulenza legale, Banca d'Italia, n°58, 2007.

    © 2010 ASSONEBB

  • OBBLIGAZIONE DIVISIBILE E INDIVISIBILE

    Qualificazioni date al rapporto obbligatorio con riferimento al suo oggetto. L’obbligazione è divisibile quando la prestazione, data la sua natura, può essere ridotta in parti. Conseguentemente il debitore potrebbe validamente effettuare più adempimenti parziali, fino alla sua totale liberazione. Viceversa l’obbligazione è indivisibile allorché il suo oggetto non può essere ridotto in parti, per la natura della prestazione (indivisibilità oggettiva) o per la volontà delle parti (indivisibilità soggettiva). In tali ipotesi il debitore è sempre tenuto a prestare l’intero, così come, nel caso di pluralità di soggetti, ciascuno dei condebitori e dei concreditori non può che effettuare o pretendere l’adempimento dell’intera prestazione. Nei rapporti tra condebitori e concreditori, però, l’obbligazione, ancorché indivisibile, può essere divisa; pertanto il soggetto che esegue necessariamente per l’intero) la prestazione può chiedere ai condebitori quanto essi sono tenuti a dare in ragione delle rispettive quote. L’indivisibilità opera anche nei confronti degli eredi del debitore o del creditore; questo principio trova applicazione anche nel caso di obbligazione divisibile, poiché quest’ultimo beneficio non può essere opposto dall’erede del debitore incaricato di eseguire la prestazione o se oggetto dell’obbligazione è unacosa certa e determinata.

  • OBBLIGAZIONE NATURALE

    Qualunque dovere morale o sociale che induce un soggetto ad eseguire un’attribuzione patrimoniale a favore di altri. Tale prestazione non è giuridicamente esigibile, ma il debitore, se decide di eseguirla, non può poi pretenderne la restituzione, qualora in seguito se ne penta. Occorre però che la prestazione sia spontanea (cioè eseguita di propria volontà dal debitore) e che colui che la fornisce sia persona giuridicamente capace. Ipotesi di obbligazione naturale, secondo espresse norme di legge, sono l’obbligo di eseguire la disposizione fiduciaria (art. 627 c.c.), il debito di gioco e il debito prescritto.

  • OBBLIGAZIONE PECUNIARIA

    Rapporto obbligatorio avente per oggetto una somma di denaro. Ai sensi dell’art. 1277 c.c. i debiti pecuniari si estinguono con moneta avente corso legale nello Stato al momento del pagamento. Per il principio nominalistico, ai fini dell’adempimento si deve aver riguardo al solo valore nominale attribuito dallo Stato alla moneta e non a quello reale. Il debitore, cioè, deve dare la quantità di moneta stabilita, prescindendo dalle modifiche del suo potere di acquisto. Il principio nominalistico trova la sua ragione d’essere nell’esigenza di raffigurare i debiti pecuniari come entità costanti; in periodi di svalutazione monetaria, esso giova sempre al debitore. Ai fini della sua applicazione si sogliono distinguere i debiti di valuta dai debiti di valore. I primi hanno per oggetto, sin dal momento della loro costituzione, una obbligazione pecuniaria (p.e. pagamento del prezzo da parte del compratore). I debiti di valore si riferiscono, invece, a un bene reale: in essi la moneta viene in rilievo solo in un momento successivo come controvaloredel bene oggetto dell’obbligazione (p.e. risarcimento danni). Il principio nominalistico si applica ai soli debiti di valuta. Tuttavia, qualora le conseguenze della svalutazione assumano carattere talmente grave da risultare evento imprevedibile, il rapporto obbligatorio può risolversi per eccessiva onerosità (v. risoluzione del contratto). Costituendo il principio nominalistico uno svantaggio per il creditore, è a questi consentito di ricorrere a particolari clausole idonee a trasformare il debito di valuta in debito di valore (v.indicizzazione). Inoltre, per evidenti ragioni di ordine sociale, è legislativamente previsto che i crediti dei lavoratori, relativi alla retribuzione non percepita, siano sempresoggetti alla rivalutazione monetaria. Se il debito pecuniario è espresso in moneta estera, il debitore può pagare anche con moneta nazionale. In questo caso si deve tener conto del corso del cambio nel giorno della scadenza e nel luogo del pagamento. I crediti pecuniari liquidi (ossia determinati nel loro ammontare) ed esigibili (cioè non sottoposti a condizione o a termine) producono interessi (v.interesse) di pieno diritto. La regola non è però assoluta: in alcuni casi, per legge (p.e. i crediti per fitti) o per volontà delle parti contraenti, anche i crediti di denaro sono infruttiferi. (re) OBBLIGAZIONE SOLIDALE. L’obbligazione solidale passiva è quella con più debitori, ciascuno dei quali può essere costretto ad adempiere per l’intero, con conseguente liberazione di tutti gli altri. Di regola, se non è diversamente stabilito, nei confronti del creditore comune i condebitori sono sempre tenuti in solido. Nei rapporti interni, invece, i condebitori in solido sono chiamati a rispondere soltanto in ragione delle proprie quote: pertanto, se uno di essi è costretto ad adempiere l’intera prestazione, potrà agire contro gli altri affinché ognuno gli rimborsi la sua parte (c.d. azione di regresso). La solidarietà può anche essere attiva quando vi sono più creditori e ciascuno di essi ha diritto di chiedere l’adempimento dell’intera obbligazione: in questo caso, l’adempimento eseguito nelle mani di uno dei creditori libera il debitore verso tutti gli altri. All’obbligazione solidale si contrappone l’obbligazione parziaria, nella quale, pur essendovi una pluralità di soggetti, ciascun creditore può pretendere soltanto la sua parte e ciascun debitore è tenuto a pagare soltanto per la sua quota.

  • OBBLIGAZIONE PFANDBRIEFE

    Titoli obbligazionari di diritto tedesco garantiti da attività iscritte nel bilancio dell’emittente. Tali titoli possono essere emessi esclusivamente da intermediari specializzati nella concessione di mutui ipotecari (Hypotheken Pfandbriefe) o di prestiti al settore pubblico (Öffentliche Pfandbriefe). Le attività poste a garanzia sono iscritte in un apposito registro; in caso di insolvenza dell’emittente, i detentori di obbligazioni Pfandbriefe vengono soddisfatti, a valere su tali attività, prima degli altri creditori. La normativa prevede, tra l’altro, che le attività poste a garanzia abbiano valore e tassi di interesse non inferiori, e scadenze e valute corrispondenti, a quelli dei titoli in essere; nel caso di mutui ipotecari, inoltre, le garanzie non possono rappresentare più del 60 per cento del valore complessivo dei mutui erogati.
    Fonte: Banca d'Italia

  • OBBLIGAZIONE SOLIDALE

    L'obbligazione solidale passiva è quella con più debitori, ciascuno dei quali può essere costretto ad adempiere per l'intero, con conseguente liberazione di tutti gli altri. Di regola, se non è diversamente stabilito, nei confronti del creditore comune i condebitori sono sempre tenuti in solido. Nei rapporti interni, invece, i condebitori in solido sono chiamati a rispondere soltanto in ragione delle proprie quote: pertanto, se uno di essi è costretto ad adempiere l'intera prestazione, potrà agire contro gli altri affinché ognuno gli rimborsi la sua parte (c.d. azione di regresso). La solidarietà può anche essere attiva quando vi sono più creditori e ciascuno di essi ha diritto di chiedere l'adempimento dell'intera obbligazione: in questo caso, l'adempimento eseguito nelle mani di uno dei creditori libera il debitore verso tutti gli altri. All'obbligazione parziaria, nella quale, pur essendovi una pluralità di soggetti, ciascun creditore può pretendere soltanto la sua parte e ciascun debitore è tenuto a pagare soltanto per la sua quota.

  • OBBLIGAZIONE STRUTTURATA

    Obbligazione legata a prodotti finanziari sofisticati che le suddividono in più categorie (reverse floater, equity index linked, reverse convertible, constant maturity bond e altri). Gli interessi possono essere corrisposti in un unica soluzione (zero coupon), o più soluzioni e può essere previsto il rimborso del capitale a scadenza oppure con un Piano di ammortamento.

    Strutturare un'obbligazione la rende più complessa e anche redditizia in base alla legge rischio rendimento (si veda Capital Asset Pricing Model (CAPM) (Enciclopedia)).

  • OBBLIGAZIONI A CEDOLA ZERO

    Trad. it. dell’originale dizione zero coupon bonds con cui sono meglio conosciute. Sono obbligazioni prive di cedole periodiche ma che garantiscono comunque un rendimento effettivo per il fatto di essere vendute a prezzi inferiori a quelli di rimborso a scadenza. Più lontana è la scadenza, più basso è il prezzo in funzione del tasso di sconto corrente. Lanciate negli Stati Uniti nel 1981, sono state presentate anche sul mercato italiano dall’IMI con due serie nel 1982. Dal punto di vista fiscale va solo segnalato che il rendimento del titolo, costituito dalla differenza tra il prezzo pagato all’emissione ed il valore nominale rimborsato costituisce reddito di capitale ai sensi dell’art. 31 d.p.r. 22.12.1986 n. 917.

  • OBBLIGAZIONI BANCARIE

    L’art. 12 del TUBC, nel riscrivere il precedente art. 4 del d.lg.14.12.1992 n. 481, ha riconosciuto a tutte le banche la possibilità generalizzata di emettere obbligazioni, anche convertibili, sia nominative sia al portatore. In precedenza, infatti, sot- to il regime della l.b. 1936 tale facoltà era riconosciuta solo agli istituti di credito speciale, ma preclusa alle aziende di credito. L’innovazione dell’art. 12 TUBC è rilevante sia alla luce della disciplina di diritto comune, che limita l’uso dello strumento in esame alle spa e alle societàin accomandita per azioni, sia in relazione alla disciplina bancaria che, nel disporre che l’attività bancaria può essere esercitata solo con le forme della spa e della società cooperativa per azioni a responsabilità limitata, estende a queste ultime la facoltà di emissione delle obbligazioni,in rottura rispetto ad una pregressa solida tradizione. Un’altra rilevante particolarità della disciplina è costituita dall’attribuzione all’organo amministrativo della banca della competenza a deliberare l’emissione obbligazionaria,differenziandosi in tal modo dal diritto comune che ne riserva la competenza all’assemblea straordinaria. Inoltre, in materia è stato rimosso il limite quantitativo all’emissione, rappresentato dall’entità del capitale versato ed esistente, ed è stata eliminata la necessità della prestazionedelle garanzie di cui all’art. 2410 c.c. Successivamente, l’art. 64 d.lg. 23.7.1996 n. 415 (decreto Eurosim) ha modificato l’art. 12 TUBC, eliminando la prevista quotazione di diritto delle obbligazioni emesse da banche quotate ed imponendo l’applicazione delle normedel codice, con l’eccezione dell’art. 2410 c.c., alle obbligazioni convertibili in azioni proprie. Le obbligazione bancarie possono essere assistite da garanzie reali o personali, che devono essere espressamente indicate nel titolo ed alle quali non si applica la disciplina di cui all’art. 2414 c.c. Per quanto concerne i controlli e le procedure di emissione si applica l’art. 129 TUBC, come modificato dall’art. 64, comma 21 d.lg. 23.7.1996 n. 415. Va ricordata, infine, la peculiare fattispecie dell’emissione obbligazionaria dei titoli di solidarietà (q.v.), prevista dall’art. 29, comma 1, d.lg. 4.12.1997 n. 460 (“Riordino della disciplina tributaria degli enti non commerciali e delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale”), che ha riconosciuto benefici fiscali agli emittenti di tali titoli; disciplina integrata dal d.m. 8.6.1999 n. 328 che, con l’art. 3, ha individuato i soggetti abilitati all’emissione di questa tipologia. (as-lp) L’emissione delle obbligazioni non convertibili o convertibili in titoli di altre società è disciplinata dalla Banca d’Italia, in conformità delle deliberazioni del CICR. Come tutte obbligazioni in genere, quelle bancarie sono titoli di credito con le caratteristiche di cui all’art. 2413 del codice civile, emessi per la raccolta di risparmio a medio e lungo termine. Essi sono tipicamente “titoli di massa”: i titoli di una stessa emissione sono frazioni uguali di un prestito unitario, fungibili tra loro. Possono essere offerti in tranches e il relativo periodo di collocamento può essere anche protratto nel tempo. Vengono rimborsati a scadenza ovvero secondo un piano di ammortamento; possono anche essere irredimibili. L’emissione di obbligazioni è consentita a tutte le banche. Il taglio minimo delle emissioni non deve essere inferiore a 10.000 €. È consentito l’utilizzo di un taglio minimo pari o superiore a 1.000 € per le emissioni di importo non inferiore a 150 milioni di € ovvero per quelle effettuate da banche in possesso dei seguenti requisiti: patrimonio di vigilanza non inferiore a 25 milioni di €; bilanci degli ultimi tre esercizi in utile; ultimo bilancio certificato. Le obbligazioni bancarie devono avere durata originaria minima pari ad almeno 36 mesi ovvero inferiore a 36 mesi purché la durata media non risulti inferiore a 24 mesi. In nessun caso la durata media può scendere al di sotto dei 24 mesi. In caso di riapertura delle emissioni o in caso di periodo di collocamento prolungato, la durata media dell’emissione nel suo complesso non può scendere al di sotto del limite minimo di 24 mesi; i titoli emessi non possono avere una durataresidua inferiore a 18 mesi. Il rimborso anticipato delle obbligazioni su iniziativa della banca non può avvenire prima che siano trascorsi 18 mesi dalla data di chiusura del periodo di offerta dell’ultima tranche ovvero del collocamento. Il rimborso anticipato delle obbligazioni su richiesta del sottoscrittore non può avvenire prima che siano tra-scorsi almeno 24 mesi dalla chiusura del periodo di offerta dell’ultima tranche. Le banche possono tuttavia sempre procedere al riacquisto, sul mercato, delle obbligazioni emesse. Non è consentita l’emissione di titoli denominati “obbligazioni” che possiedono caratteristiche diverse da quelle indicate nelle Istruzioni. È del pari vietata l’emissione di titoli dotati delle caratteristiche indicate per le obbligazioni ma diversamente denominati.

  • OBBLIGAZIONI BULL & BEAR

    Titoli obbligazionari “a doppia tranche” cioè scomposti in due serie distinte, in genere di uguale importo, il cui valore di cambio è agganciato all’andamento di un certo indice, normalmente rappresentato dall’andamento del mercato borsistico, del prezzo di una commodity, del rapporto di cambio tra due valute o dei tassi offerti sui titoli di Stato. Il meccanismo di indicizzazioneprevede un’asimmetria fra le due serie. La serie “bull”, infatti, è indicizzata in forma diretta e viene rimborsata alla scadenza ad un prezzo che tiene conto della variazione dell’indice. Se la variazione è, p.e., del +10%, il rimborso avviene a 110; se invece la variazione è del -5%a viene rimborsata a 95. Alla serie “bear”, invece, viene riconosciuto un valore di rimborso inversamente correlato all’andamento dell’indice di riferimento, poiché tiene conto delle sue variazioni in maniera opposta al loro segno. In corrispondenza di una variazione dell’indice del +10% viene infatti rimborsata a 90, laddove con una variazione del -5% è rimborsata a 105. Spesso il prezzo di rimborso viene contenuto, all’atto dell’emissione, all’interno di due margini, uno superiore (detto plafond) ed uno inferiore (plancher), il che limita flrischio dell’investitore.La scadenza, per la natura stessa dell’operazione, è generalmente riferita al medio termine e la cedola offerta è fissa o variabile in funzione di determinati parametri, peraltro indipendenti da quello che condiziona il prezzo di rimborso del prestito. Il valore di quest’ultima può essere uguale nelle due tranches, ma può anche essere diverso nel caso sia maggiore la probabilità che il mercato esprima un andamento dell’indice al rialzo/ribasso.

  • OBBLIGAZIONI CONVERTIBILI O DOPPIE

    Titoli obbligazionari trasformabili in azioni della società che li ha emessi (c.d. emissione con procedimento diretto); per essi la società emittente si è obbligata direttamente verso l’obbligazionista alla conversione. La conversione può essere effettuata anche in azioni di una società diversa da quella che ha emesso le obbligazioni (c.d. emissione con procedimento indiretto), come spesso accade nelle emissioni effettuate da società finanziarie o fiduciarie o di finanziamento o da società o enti che esercitano il controllo su altre società. Può essere prevista la conversione in azioni ordinarie o privilegiate o parte nelle prime e parte nelle seconde a scelta dell’obbligazionista. Il diritto alla conversione può essere rappresentato da cedole o buoni, anche negoziabili separatamente dall’obbligazione. Il titolo obbligazionario sarà allora chiamato pieno o vuoto a seconda che sia ancora unita ad esso, o meno, la relativa cedola. L’istituto della convertibilità delle obbligazioni rappresenta dunque un modo di estinzione del prestito obbligazionario, per cui si offre all’obbligazionista la facoltà di scegliere se restare creditore della società fino alla scadenza o trasformare i propri titoli in azioni, senza nuovo versamento di denaro. Normalmente il tasso di interesse sulle obbligazioni convertibili è inferiore a quello sulle obbligazioni ordinarie. Le obbligazioni convertibili possono essere emesse sotto la pari; in tal modo non viene offerto alcun premio di rimborso nel caso di non conversione. La convenienza alla loro sottoscrizione deve essere calcolata quindi in base alle previsioni sull’andamento dei corsi delle azioni in cui le obbligazioni potranno essere convertite. (as-vs) Le obbligazioni convertibili attribuiscono ai titoli, oltre ai diritti connessi alle obbligazioni ordinarie (pagamento degli interessi e rimborso del capitale), anche un’opzione a convertire l0bbligazione in azioni della società emittente o di altra società con un rapporto di cambio predefinito. Con la riforma Vietti del diritto societario l’emissione di obbligazioni convertibili deve essere deliberata dall’assemblea straordinaria (art. 2420-bis c.c.) che deve determinare il rapporto di cambio e il periodo e le modalitàdella conversione. La deliberazione non può essere adottata se il capitale sociale non sia stato interamente versato. Contestualmente la societàdeve deliberare l’aumento del capitale sociale per un ammontare corrispondente alle azioni da attribuire in conversione. Nel primo mese di ciascun semestre gli amministratori provvedono all’emissione delle azioni spettanti agli obbligazionisti che hanno chiesto la conversione nel semestre precedente. Entro il mese successivo gli amministratori devono depositare per l’iscrizione nel registro delle imprese un’attestazione dell’aumento del capitale sociale in misura corrispondente al valore nominale delle azioni emesse. Fino a quando non sono scaduti i termini fissati per la conversione, la società non può deliberare né la riduzione volontaria del capitale sociale, né la modificazione delle disposizioni dello statuto concernenti la ripartizione degli utili, salvo che ai possessori di obbligazioni convertibili sia stata data la facoltà, mediante avviso depositato presso l’ufficio del registro delle imprese almeno novanta giorni prima della convocazione dell’assemblea, di esercitare il diritto di conversione nel termine di trenta giorni dalla pubblicazione. Nei casi di aumento del capitale mediante imputazione di riserve e di riduzione del capitale per perdite, il rapporto di cambio è modificato in proporzione alla misura dell’aumento o della riduzione.

  • OBBLIGAZIONI DEGLI ENTI LOCALI

    Titoli a medio-lungo termine emessi dagli enti territoriali al fine di finanziare spese per investimenti. L’emissione di prestiti obbligazionari da parte di Regioni ed enti locali è disciplinata dall’art. 32, 2° comma, lett. i della l. 8.6.1990 n.142 (che riguarda solo Comuni e Province) e nell’art.35 della l. 23.12.1994 n. 724 (“Misure di razionalizzazione della finanza pubblica”) che ha esteso la facoltà a tutti gli enti locali territoriali. In particolare, titoli obbligazionari possono essere emessi da Regioni, Province, Comuni e unioni di comuni, Comunità montane, consorzi tra enti locali territoriali che non si trovino in situazione di dissesto o in situazione strutturalmente deficitaria. I prestiti obbligazionari devono essere destinati esclusivamente al finanziamento degli investimenti, con divieto esplicito di emissione a copertura di spese di parte corrente. L’entità del prestito deve essere pari all’ammontare del valore del progetto cui fa riferimento. La durata del prestito non può essere inferiore a cinque anni e il rimborso è assicurato attraverso il rilascio di delegazioni di pagamento e, per le Regioni, dall’iscrizione in bilancio con impegno dell’emittente a dare mandato al tesoriere ad accantonare le somme necessarie. Il collocamento deve avvenire alla pari con cedole annue, semestrali o trimestrali, a tasso fisso o variabile. Il rendimento effettivo al lordo di imposta per i sottoscrittori non deve essere superiore, al momento dell’emissione, al rendimento lordo dei titoli di Stato di pari durata emessi nel mese precedente maggiorato di un punto. Non è ammessa la garanzia a carico dello Stato, così come non lo è a carico delle Regioni per prestiti emessi dagli enti locali. Tutte le emissioni obbligazionarie devono essere approvate dalla Banca d’Italia. Finora hanno emesso obbligazioni Regioni, Province e Comuni e i relativi titoli sono indicati commercialmente rispettivamente con le sigle BOR, BOP e BOC (Buono Obbligazionario Regionale, o Provinciale, o Comunale). La facoltà di emettere prestiti obbligazionari è la maggiore manifestazione dell’autonomia finanziaria delle regioni e degli enti locali. Essi costituiscono una fonte di finanziamento alternativa a quella tradizionale del mutuo e anche uno strumento di supporto della privatizzazione delle aziende municipalizzate e alla dismissione di altre imprese e di altre attività, prevedendo la legge la possibilità che le obbligazioni siano convertibili o con warrant in azioni di società possedute dagli enti locali. Questi prestiti obbligazionari erano stati inizialmente concepiti anche come mezzo a larga circolazione per avvicinare gli enti territoriali ai cittadini, suscitando in essi partecipazione e interesse alla gestione finanziaria degli enti. L’unica emissione (di 100 miliardi di lire) collocata direttamente presso i cittadini e quotata in borsa è stata quella del Comune di Roma del luglio 1996. La prima emissione in assoluto era però avvenuta un mese prima da parte del Comune di Forlì (obbligazioni ventennali per 12,3 miliardi di lire a cedola variabile indicizzata al Ribor maggiorato dello 0,70%). Terza emissione, sempre dell’estate 1996, è stata quella del Comune di Napoli dell’ammontare di 175 milioni di dollari di obbligazioni decennali a cedola fissa. In milioni di euro l’ammontare delle emissioni sono state 164,4 nel 1996, 390,2 nel 1997, 504,5 nel 1998, 1.826,2 nel 1999 e 2.545,9 nel 2000. In massima parte le emissioni sono state compiute dalle Regioni, dal momento che Comuni e Province hanno esigenze finanziarie limitate, sotto la soglia della convenienza a emettere obbligazioni. Il collocamento è avvenuto di regola a fermo presso investitori istituzionali, di modo che il flottante è modesto. (ct-msi) L’introduzione di questi strumenti nel nostro ordinamento è stata sostenuta dalla riforma delle finanze locali verso il decentramento delle competenze dal livello nazionale a quello locale(comuni e regioni soprattutto), specie con riferimento alla spesa per investimenti, in seguito alla crescente integrazione economica e politica europea. Nonostante la nuova opportunità offerta agli enti locali di ricorrere al mercato obbligazionario abbia trovato riscontri favorevoli, i vincoli posti dalla legge hanno in parte ostacolato le emissioni. Esse infatti sono subordinate a talune condizioni legate all’equilibrato rapporto tra finanziamenti raccolti e capitale investito ovvero alla destinazione dei fondi raccolti, che devono essere finalizzati ad investimenti con un valoredi mercato, attuale e prospettico, oltre che alla situazione di avanzo di amministrazione nei conti consuntivi dell’emittente. Un ulteriore limite all’ammontare delle emissioni di municipal bonds (peraltro di fatto non particolarmente stringente) riguarda la spesa per interessi, il cui importo annuo non può superare, comprendendo l’ammontare dei mutui precedentemente contratti, il 25% delle entrate correnti. Ben più stringente, per contro, è la richiesta di una situazione di sostanziale pareggio finanziario fra entrate e uscite correnti come principio generale di bilancio. Con riferimento alle caratteristi-che tecniche, le obbligazioni, emesse al portatore e stanziabili in anticipazione presso la Banca d’Italia, non possono avere durata inferiorea cinque anni. È consentita anche l’emissione di prestiti obbligazionari in valuta e sui mercati esteri, ma in questo caso la normativa prevede l’obbligo della copertura del rischio di cambio e un limite al costo effettivo sopportato dall’emittente, legato al rendimento dei corrispondenti titoli di Stato emessi sul mercato interno. Le emissioni di local bonds comportano anche rilevanti costi fissi che possono incidere sensibilmente sulla convenienza dell’operazione, quali l’ottenimento di un rating che, pur non essendoobbligatorio, può essere opportuno poiché fornisce ai sottoscrittori una valutazione del merito di credito permettendo di valutare la rischiosità dell’investimento; le iniziative di promozione del collocamento del titolo e i costi amministrativi legati alla redazione dei diversi prospetti informativi e i successivi costi di gestione del debito, curata solitamente da intermediari finanziari specializzati. Sebbene le emissioni di tali strumenti siano state inferiori alle previsioni negli ultimi anni, si riscontra un crescente interesse degli amministratori locali per effetto, in un contesto macroeconomico di stabilizzazione dei tassi di interesse e di compressione dei deficit pubblici, da un lato, della possibilità di contenere il costo della raccolta e, dall’altro, della positiva accoglienza manifestata in genere dagli investitori, privati e istituzionali, nazionali e esteri, grazie ai loro rendimenti, superiori ai titoli di Stato a fronte di un rischio limitato dalla garanzia delle entrate tributarie e alla possibilità con essi di diversificare il proprio portafoglio. Attualmente il principale fattore di debolezza dei buoni obbligazionari degli enti territoriali è rappresentato dalla mancanza di un mercato secondario sufficientemente liquido.

  • OBBLIGAZIONI DROP LOCK

    Obbligazioni a tasso variabile convertibili in obbligazioni a tasso fisso: esse prevedono una soglia minimadel rendimento corrisposto al sottoscrittore (il cosiddetto trigger rate), al di sotto della quale il prestito diviene automaticamente a tasso fisso. Tali titoli proteggono quindi l’investitore da un eccessivo ribasso dei tassi di interesse garantendogli un rendimento fisso minimo.

  • OBBLIGAZIONI DUAL CURRENCY

    Obbligazioni denominate in valuta estera caratterizzate dal fatto che gli interessi sono denominati nella medesima valuta di emissione, mentre il rimborso può avvenire nella medesima valuta di emissione o in un’altra, a scelta dell’emittente. Quest’ultimo pertanto beneficia di eventuali variazioni favorevoli nei cambi delle valute, mentre il sottoscrittore gode di un tasso di interesse che è di norma più elevato di quello praticato su un prestito obbligazionario ordinario.

  • OBBLIGAZIONI GARANTITE

    Titolo obbligazionario assistito da garanzia offerta dallo Stato, da enti parastatali o da società private. Se le obbligazioni sono garantite da pegno, questo può avere per oggetto cose o credito verso lo Stato o enti pubblici. In quest’ultimo caso i creditori non acquistano la legittimazione a riscuotere il credito dato in pegno, che deve essere vincolato fino all’estinzione delle obbligazioniemesse. Le obbligazioni possono essere garantite anche con fideiussione, in tal caso la garanzia è data personalmente da un terzo mediante sottoscrizione dei titoli da parte del fideiussore o mediante un atto separato. Alcune volte la garanzia obbligazionaria può essere costituita da vincoli su determinate entrate dell’azienda o su diritti di concessione. Sono obbligazioni con garanzia generale o impropria quelle in cui il prestito è assistito da una garanzia generica su tutte le attività dell’impresa; quando, invece, la garanzia ricade su attività particolari della società, si tratterà di obbligazioni con garanzia specifica. A quest’ultima categoria appartengono anche le obbligazioni ipotecarie. Nel caso in cui la società emetta obbligazioni senza la costituzione di particolari garanzie, può, al tempo stesso, impegnarsi a non concedere garanzie ad altre emissioni obbligazionarie o ad altri creditori se non estendono le stesse garanzie anche alle obbligazioni in corso di emissione.

  • OBBLIGAZIONI INDICIZZATE

    Titoli obbligazionari che non offrono un rendimento né fisso né predeterminabile, ma variabile a seconda di alcuni parametri. Si definiscono indicizzate in quanto sono munite di clausole che legano l’ammontare del rimborso per capitali e interessi all’andamento di determinati indici. Tali indici possono essere sia “interni” all’impresa emittente i titoli (giro d’affari, volume della produzione, profitti netti ecc.), sia “esterni” (livello generale dei prezzi, prezzi di alcune commodities, quotazioni di borsa, tassi d’interesse corrisposti su alcuni strumenti finanziari, media dei tassi di un paniere di titoli obbligazionari). Nel caso in cui il meccanismo di indicizzazione preveda l’agganciamento al prezzo di un paniere di beni (indice dei prezzi), l’obbligazionista può proteggersi in gran parte dagli effetti della svalutazione monetaria, e cioè dagli effetti della perdita di potere di acquisto della moneta nel periodo di durata del prestito (un esempio è costituito dai CTR). Tali obbligazioni sono definite, con altra espressione, obbligazioni con clausola di aggiustamento monetario.

  • OBBLIGAZIONI INDICIZZATE E CONVERTIBILI

    Titoli obbligazionari aventi la peculiarità di essere emessi a tasso variabile ma con la clausola per cui, qualora i tassi di mercato scendanosotto un certo livello, si trasformano automaticamente in titoli a tasso fisso con cedola superiore al livello minimo prefissato. Hanno durata decennale e sono interamente indicizzate, fino ad eventuale conversione, al rendimento delle obbligazioni. In Italia hanno avuto un successo assai limitato; nonostante il vantaggio derivante dalla possibilità di congelare gli interessi ad un livello minimo, il pubblico ha costantemente preferito le obbligazioni a tasso variabile che, in caso di inversione di trend del costo del denaro, garantiscono una crescita delle cedole, mentre le obbligazioni in oggetto manterrebbero cedole fisse.

  • OBBLIGAZIONI INTERNAZIONALI

    Titoli di credito che possono essere ufficialmente quotati presso le borse di uno Stato estero (v. mercato regolamentato).

  • OBBLIGAZIONI IPOTECARIE

    Titoli obbligazionari assistiti da garanzia ipotecaria su tutti o su parte degli immobili della società che li ha emessi. Quando diverse emissioni di obbligazioni sono garantite dagli stessi beni, si parlerà di ipoteche di primo, secondo e terzo grado. La società emittente può anche impegnarsi a non fare altre iscrizioni d’ipoteca su beni vincolati in garanzia di date obbligazioni, o, qualora acquistasse la proprietà di altri beni immobili, ad estendere l’ipoteca anche a questi, o ad accordare agli obbligazionisti le stesse garanzie ipotecarie che in futuro venissero concesse ad altri. Alla garanzia ipotecaria può essere aggiunta una fideiussione, che può riguardare il pagamento degli interessi o il rimborso del capitale, o entrambe le cose. Prima che si apra la sottoscrizione, l’ipoteca deve essere accesa a favore degli obbligazionisti per l’intero ammontare del prestito. Ogni sottoscrittore viene ad essere titolare di un diritto accessorio di garanzia perla quota sottoscritta dal prestito. Il rimborso dei titoli implica una proporzionale riduzione della garanzia ipotecaria e il trasferimento dell’obbligazione importa anche il trasferimento del diritto sull’ipoteca. Questa, se è relativa alle obbligazioni, è una garanzia del credito contenuto nei singoli titoli, e non riguarda le cause di rilascio delle obbligazioni. All’obbligazionista, quindi, che fa valere la garanzia, possono opporsi anche le eccezioni relative alla sua costituzione, analogamente a quanto avviene per gli altri titoli di credito garantiti.

  • OBBLIGAZIONI MISTE

    Titolo obbligazionario che dà diritto ad eventuali integrativi degli interessi. Le obbligazioni miste appartengono alle speciali serie di obbligazioni che l’IRI aveva emesso in corrispondenza di determinate partecipazioni azionarie possedute, da costituire in gestione speciale a favore dei portatori di obbligazioni. La durata di tali obbligazioni corrisponde a quella delle gestioni in corrispondenza delle quali sono emesse. A esse può venire accordata la garanzia dello Stato per il pagamento del capitale e degli interessi.

  • OBBLIGAZIONI PLURICONVERTIBILI

    Titoli obbligazionari caratterizzantesi per il fatto che, all’atto dell’esercizio del diritto di conversione, il sottoscrittore ottiene azioni di diversa categoria della stessa società (p.e., azioni ordinarie e di risparmio) oppure azioni di diverse società (p.e., azioni di risparmio della società x emittente il prestito e ordinarie della società y, oppure, congiuntamente, azioni ordinarie della società x, di risparmio della società y facente parte del gruppo di x, obbligazioni, a loro volta convertibili, di x e di y, oppure ancora, a scelta, azioni di x e di y). Sotto il profilo giuridico si ritengono obbligazioni convertibili e sono pertanto assoggettate alla medesima disciplina.

  • OBBLIGAZIONI STRUTTURATE

    Titoli obbligazionari,disciplinati nel Regolamento dei mercati organizzati e gestiti dalla Borsa Italiana spa, (il più recente è in vigore dal 15.7.2002), il cui rimborso e/o remunerazione viene indicizzata all’andamento dei prezzi di una delle seguenti attività finanziarie: azioni o panieri di azioni quotate in Borsa in Italia o in altro Stato, indici azionari o panieri di indici azionari, valute. Possono essere emesse da società o enti, nazionali o esteri, che devono soddisfare i requisiti degli emittenti di azioni riguardo alla pubbli- cazione e deposito dei bilanci e il requisito degli emittenti di obbligazioni riguardo alla certificazione dei bilanci, oltre che Stati o enti sovranazionali. Al fine di garantire la liquidità del titolo ed un regolare funzionamento del mercato, il regolamento prevede requisiti minimi in termini di ammontare minimo e grado di diffusione tra il pubblico. A causa inoltre della complessità che caratterizza spesso il meccanismo di indicizzazione di tali strumenti, il Regolamento prevede che il rimborso non può avvenire in alcun caso a un prezzo inferiore al nominale oltre che condizioni di pubblicità e trasparenza (con riferimento in particolare alle modalità di calcolo e ad eventi di natura straordinaria).

  • OBBLIGAZIONISTA

    Titolare dei diritti che derivano dalle obbligazioni, A differenza dell’azionista (che apporta capitale di rischio e può, quindi, tanto guadagnare cospicuamente quanto perdere tutto il valore economico del conferimento), l’obbligazionista presta fondi alla società, assumendo la veste sostanziale di mutuante e godendo dei relativi interessi annuali (che l’ente emittente assicura in ogni caso), oltre che del rimborso, al valore nominale, del capitale prestato; ciò in base ad predeterminato piano di ammortamento delle obbligazioni, da attuarsi gradualmente, per mezzo di estrazioni a sorte effettuate con garanzie di serietà e di sicurezza. Nelle società per azioni è prevista la formazione di una assemblea degli obbligazionisti e ciò per la tutela dei loro interessi, con la possibile nomina di un rappresentante comune, cui sono attribuiti determinati obblighi e poteri. L’obbligazionista può mutare veste e trasformarsi in socio: è, infatti, prevista e disciplinata la possibilità di obbligazioni convertibili o doppie in azioni.

  • OBBLIGO A CONTRARRE DEGLI ENTI CREDITIZI

    Con tale espressione si fa riferimento alla possibilità di individuare dei limiti alla autonomia contrattuale (negativa) degli enti creditizi configurando, a carico delle banche, dei vincoli a stipulare negozi giuridici con chiunque richieda le prestazioni che formano oggetto dell’impresa. Nel nostro ordinamento mancano specifiche disposizioni che positivamente impongano alle imprese bancarie di contrattare, in generale o con riferimento a determinate operazioni. Secondo l’orientamento prevalente, tuttavia, la sussistenza di obblighi a contrarre in capo alle imprese bancarie può ricostruirsi interpretando estensivamente o analogicamente le norme dettate dagli artt. 2597 e 1679 c.c., le quali prevedono tale obbligo a carico dell’impresa che operi in regime di monopolio legale o, per í trasporti di linea, di pubblico servizio in concessione. L’ambito di operatività degli obblighi a contrarre nel settore creditizio viene comunque circoscritto ad alcune operazioni bancarie e, più precisamente, a quei contratti che strutturalmente non richiedono una valutazione del rischio dell’operazione e dei requisiti soggettivi dell’altro contraente da effettuarsi caso per caso da parte della banca. V. anche:parità di trattamento.

  • Obiettivi di sviluppo sostenibile

    Uno degli esiti principali della Conferenza Rio+20, organizzata dall'Organizzazione delle Nazioni Unite e che ha avuto luogo in Brasile nel giugno 2012, è stato l’accordo stipulato dagli Stati Membri di predisporre un piano atto a delineare gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS), che incrementeranno gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio e coincideranno con l’agenda di sviluppo post 2015. È stato deciso di stabilire un “processo inter-governativo inclusivo e trasparente aperto a tutte le parti interessate, con la prospettiva di promuovere degli obiettivi di sviluppo sostenibile approvati dall’Assemblea Generale.”

    L’ambizione principale degli OSS è di essere utili nel perseguire azioni di sviluppo sostenibile mirate e coerenti e di dedicarsi e concentrarsi in aree prioritarie per questo risultato.

    Nel documento finale di Rio+20, gli Stati Membri hanno concordato che gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS) devono:

    1. Essere basati sull’Agenda 21 e il Piano di Attuazione di Johannesburg.
    2. Rispettare appieno i Princìpi di Rio.
    3. Essere coerenti con il diritto internazionale.
    4. Portare avanti impegni già presi.
    5. Contribuire alla piena realizzazione dei risultati di tutti i summit principali nei campi dell’economia, del sociale e dell’ambiente.
    6. Concentrarsi su settori prioritari per il raggiungimento di uno sviluppo sostenibile, facendosi guidare dal documento finale.
    7. Dedicarsi a tutte e 3 le modalità di sviluppo sostenibile e alle loro interconnessioni e incorporarle in modo bilanciato.
    8. Essere coerenti e integrati con l’agenda di sviluppo delle Nazioni Unite oltre il 2015.
    9. Non dirottare l’attenzione o l’impegno dal raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio.
    10. Coinvolgere attivamente nel processo le parti interessate.

    È stato successivamente convenuto che gli OSS debbano essere orientati all’azione, concisi, facili da comunicare, limitati nel numero, di carattere globale, applicabili universalmente a tutti i Paesi ma allo stesso tempo che debbano tenere conto di realtà nazionali, capacità e livelli di sviluppo differenti e rispettare le politiche e le priorità internazionali.

    http://sustainabledevelopment.un.org

    Redattori: Barbara PANCINO; Emanuele BLASI

  • OBIETTIVI INTERMEDI DELLA POLITICA MONETARIA

    Insieme delle variabili monetarie (moneta, credito, tassi di interesse ecc.) alle quali le autorità di politica economica, commisurano l’impiego dei propri strumenti operativi nell’intento di conseguire un certo valoredegli obiettivi finali. Tali variabili rappresentano non solo un immediato obiettivo del singolo intervento operativo, ma anche un indiretto strumento della manovra economica complessiva. L’impiego di obiettivi intermedi quale diretto riferimento della politica economica, anziché di quelli finali, si spiega, oltre che con una maggior controllabilità, con una maggiore stabilità dei primi rispetto ai secondi. Il legame che intercorre tra strumenti ed obiettivi finali (il meccanismo di trasmissione della politica economica) è infatti assai indiretto e soggetto a numerose circostanze esterne al controllo delle autorità. L’incerta conoscenza dei comportamenti degli operatori e delle interrelazioni del sistema economico e la presenza di consistenti ritardi dell’azione di politica economica può far sì che la misura degli interventi, se regolata unicamente sulla base del valore assunto dagli obiettivi finali, risulti eccessiva o limitata ai fi- ni del raggiungimento o del consolidamento di quegli stessi obiettivi. Nel novero degli obiettivi intermedi della politica economica italiana, a partire dal 1974 ha assunto particolare importanza la variabile credito totale interno, avendo fino ad allora avuto la prevalenza la variabile tasso di interesse a lungo termine. Nel corso degli anni Ottanta l’attenzione delle autorità monetarie si è progressivamente spostata dal credito alla quantità di moneta nell’ambito di una gestione della politica monetaria sempre più attenta al controllo delle condizioni di liquidità dell’economia e sempre meno accondiscendente nei confronti del disavanzo pubblico.

  • OBSOLESCENZA TECNICA

    Deprezzamento, provocato dallo sviluppo tecnologico, dei beni che costituiscono il capitale tecnico. L’obsolescenza va distinta dal normale logorio fisico a cui sono soggetti i beni strumentali durante il loro utilizzo. Essi, infatti, anche se funzionanti e tecnicamente efficienti, possono essere superati da innovazioni che permettono di ottenere lo stesso prodotto ad un costo unitario inferiore o qualitativamente migliore e quindi più competitivo sul mercato. Da ciò nel redigere il piano di ammortamento deriva l’esigenza per l’imprenditore di prevedere la durata economica dei beni strumentali. Il problema non è di facile soluzione. Il progresso tecnologico, infatti, si manifesta normalmente con il perfezionamento continuo di determinate tecniche operative ed eccezionalmente con nuove scoperte rivoluzionarieche rendono all’improvviso superato ciò che era considerato all’avanguardia fino a poco prima. Prevedere eventi come quest’ultimo è praticamente impossibile.

  • OCCORRENDO

    Clausola riportata sulla cambiale, con cui si indica la persona alla quale deve rivolgersi il portatore in caso di mancata accettazione o di mancato pagamento della cambiale (indicazione al bisogno) v. anche intervento cambiario.

  • OCF - ORGANISMO PER LA TENUTA DELL'ALBO DEI CONSULENTI FINANZIARI

    L’Organismo di vigilanza e tenuta dell'albo unico dei consulenti finanziari … in breve “OCF” … è l'associazione senza finalità di lucro dotata di personalità giuridica, costituita il 25 luglio 2007, competente ex lege in via esclusiva ed autonoma alla funzione pubblica di tenuta dell’Albo unico dei consulenti finanziari articolato in Sezioni territoriali ed allo svolgimento dei compiti connessi e strumentali alla gestione dell’Albo stesso. L’Organismo precedentemente denominato “Organismo per la tenuta dell’Albo dei Promotori Finanziari”, in breve “APF” ha assunto la nuova denominazione in osservanza delle disposizioni previste dalla Legge 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di stabilità 2016) pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 dicembre 2015.

    Attualmente l’OCF svolge esclusivamente la funzione di tenuta dell’Albo unico dei consulenti finanziari, limitatamente ai consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede di cui all’art. 31, comma 2 del TUF.

    La Legge di Stabilità 2016 ha inoltre previsto che l’Organismo assuma le funzioni di vigilanza sugli iscritti all’Albo unico dei consulenti finanziari, suddiviso in tre sezioni (dei consulenti finanziari abilitai all’offerta fuori sede, dei consulenti autonomi c.d. consulenti fee only e delle società di consulenza di cui, rispettivamente, agli artt. 31, comma 2, 18-bis e 18 ter del TUF) attribuite alla Consob dal TUF e all’organismo di cui agli artt. 18-bis e 18-ter del TUF. Tali funzioni saranno svolte dall’OCF successivamente alle previste delibere di operatività della Consob.

    In attuazione delle modifiche apportate all'art. 31 del Testo Unico della Finanza dalla legge sul Risparmio (Legge n. 262/2005) e dal Regolamento Intermediari (delibera Consob n. 16190 del 29 ottobre 2007), l'organizzazione e la gestione dell'OCF è deferita alle associazioni professionali rappresentative degli iscritti e dei soggetti abilitati all'offerta fuori sede di prodotti finanziari e di servizi ovvero di attività di investimento, che attualmente sono: ABI (Associazione Bancaria Italiana), ANASF (Associazione Nazionale degli iscritti all’Albo unico dei Consulenti Finanziari), ASSORETI (Associazione delle Società per la Consulenza agli Investimenti).

    Il riconoscimento della personalità giuridica è avvenuto in data 11 ottobre 2007 con atto di iscrizione nel Rregistro delle persone giuridiche presso la Prefettura di Roma (iscrizione n. 531/2007).

    La Consob, con delibera 16737 del 18 dicembre 2008 (adottata ai sensi dell’art. 112 Regolamento Intermediari), ha definito nel 1° gennaio 2009 la data di inizio dell’operatività dell'APF. A partire da tale data, e’ stata disposta l’iscrizione all’Albo unico dei promotori finanziari (oggi denominati consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede per effetto della citata Legge di Stabilità 2016) di tutti i soggetti iscritti alla data del 31 dicembre 2008 all’Albo unico Nazionale tenuto dalla Consob.

    © 2018 ASSONEBB

  • OCR

    Acr. di: Optical Character Reader. OCR indica sia un sistema di riconoscimento ottico di caratteri (Optical Character Recognition), sia una parte dell’hardware di tale sistema, il lettore ottico (Optical Character Reader) costituito da apparecchiature di scansione a luce laser o a luce led. Nel primo significato OCR indica un’applicazione informatica che elabora caratteri dattiloscritti o stampati e, nei sistemi più evoluti, anche segni qualsiasi ed elementi grafici di un documento, convertendoli in dati digitali, acquisendoli nella memoria del computer in modalità grafica, riconoscendoli come testo ed eseguendo automaticamente le operazioni specificate da un programma, così comeavviene nei processi dell’identificazione automatica. In questi ultimi il riconoscimento si limita a indurre atti quali un accesso ammesso o negato, o una scrittura contabile di carico o scarico. Un OCR evoluto riproduce testi. I pacchetti in commercio (p.e. OmniPage), capaci di operare anche sui comuni personal computer, sono in grado di riconoscere testi e immagini (indipendentemente dalla formattazione e dai font usati) e di riprodurli in pagine di un word processor, da leggere, modificare, formattare, stampare, trasmettere, memorizzare come un comune testo. Sono stati inoltre realizzati sistemi di riconoscimento anche di segni grossolani di varia forma (scribble) scritti a mano e in quest’ultimo caso si impiega la sigla OMR (Optical Mark Reader e Optical Mark Recognition) per la tecnica di lettura. Un’ulteriore evoluzione dell’OCR, non ancora abbastanza affinato, è l’ICR (Intelligent Character Recognition) capace di leggere la scrittura manuale. OCR-A e OCR-B sono il nome di due standard di caratteri predefiniti per la lettura ottica (v. lettura ottica e ottico-magnetica).

  • ODD LOT. Al NYSE

    Indica un ordine di acquisto o di vendita relativo ad un numero di azioni inferiore a 100, cioè al lotto minimo stabilito per le contrattazioni alle grida (c.d. round lot). I brokers (v. broker) raccolgono e combinano fra loro vari ordini minori, fino al raggiungimento dell’unità di negoziazione minima prescritta. In Italia, dove i quantitativi minimi di contrattazione sono differenziati a seconda dei titoli, viene usato il termine spezzatura.

  • OECE

    Acr. di: Organizzazione Europea per la Cooperazione Economica (fr. Organisation Européenne de Coopération Économique-OECE;ing. Organization for European Economic Cooperation- OEEC). L’OECE era un’organizzazione internazionale istituita dalla convenzione firmata a Parigi il 16.4.1948 da 17 Stati Europei: Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Germania (sottoscrizione apposta dalle tre Potenze occupanti), Gran Bretagna, Grecia, Irlanda, Islanda, Italia, Lussemburgo, Norvegia, Olanda, Portogallo, Svizzera, Svezia e Turchia. Nel 1959 si è aggiunta l’adesione della Spagna. L’istituzione dell’OECE era legata anche alla ripartizione degli aiuti del Piano Marshall (v. ERP) e aveva in più l’obiettivo per i Paesi membri di sviluppare gli scambi di beni e servizi, di realizzare un regime di pagamenti unilaterali e di cooperare per attenuare le restrizioni agli scambi e ai pagamenti reciproci. L’OECE costituiva nelleintenzioni originarie un polo di attrazione per l’avvio e il supporto di un processo di integrazione europea. L’Organizzazione non era però dotata di poteri autonomi e ogni decisione doveva essere presa all’unanimità. Per questo motivo il Piano Marshall ha finito per essere amministrato dall’US Economic Cooperation Administration e l’OECE si è limitata a essere un forum di discussione per le riduzioni tariffarie, poi realizzate in sede GATT, per la formazione di accordi economici. Risale in proposito al 1950 la stipula della convenzione sull’UEP (Unione europea dei pagamenti). Nel 1961 l’OECE si è trasformata nell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), solo consultiva, propositiva e di studio, senza poteri di decisione.

  • OECF

    Acr. di: Overseas Economic Cooperation Fund of Japan. Organizzazione finanziaria bilaterale di sviluppo giapponese che reinvestiva all’estero gran parte del surplus della bilancia commerciale. Operava prevalentemente nel continente asiatico come agenzia di sviluppo erogandoprestiti a condizioni agevolate agli Stati in base ad accordi inter-governativi. Erogava anche prestiti e assumeva partecipazioni nel settore privato. Con decorrenza 1°.10.1999 l’OECF si è fuso con l’Export-Import Bank of Japan (JEXIM) costituendo insieme la Japan Bank for International Cooperation (JBIC).

  • OFF LINE

    Modalità di funzionamento propria delle unità o dispositivi non operanti sotto il controllo di un sistema centrale di elaborazione. Un sistema di questo tipo presenta il vantaggio di non dipendere per la conclusione di una transazione dalla disponibilità del collegamento con il sistema centrale, dato che essa può essere definita localmente utilizzando le capacità del terminale locale. Nascono d’altra parte problemi di sicurezza derivanti dalla separatezza dei singoli sistemi locali e dal conseguente ritardo nella circolazione delle informazioni;altri problemi derivano dalla difficoltà di inserire in terminali locali, necessariamente limitati nelle loro capacità, le informazioni globali del sistema.

  • OFFERTA A DISTANZA

    La promozione o il collocamento di strumenti finanziari e di servizi di investimento possono essere effettuati anche con tecniche di comunicazione a distanza, intendendosi per tali “le tecniche di contatto con la clientela, diverse dalla pubblicità, che non comportano la presenza fisica e simultanea del cliente e del soggetto offerente o di un suo incaricato” (art. 32, comma 1, TUF). Anche le offerte a distanza di prodotti finanziari sono state ritenute ammissibili dalla Consob soltanto se effettuate da intermediari autorizzati, ovvero da SGR e da SICAV: limitatamente, per le SGR, alle quote dei fondi istituiti o gestiti; e, per le SICAV, alle azioni di prossima emissione (art. 73, comma 1, Regolamento Consob 11522/1998 sugli intermediari, da ultimo modificato con delibera n. 12498/2000). Anche per le offerte a distanza dei servizi di investimento, la Consob ha riprodotto le disposizioni dell’art.30, comma 4, del TUF relative alle offerte fuori sede. Nelle offerte a distanza di prodotti e servizi finanziari, gli intermediari abilitati al collocamento hanno l’obbligo di avvalersi di promotori finanziari solo quando si tratta di comunicazioni individualizzate: p.e. rivolte agli investitori per telefax o per via telematica (art. 76 Regolamento Consob 11522/1998). Comune a quella dell’offerta fuori sede è la disciplina del recesso.

  • OFFERTA AL PUBBLICO

    Proposta contrattuale, considerata tale dalla legge se contiene gli estremi essenziali del contratto alla cui conclusioneè diretta, caratterizzata dall’indeterminatezza del destinatario. Diventa efficace nel momento in cui viene portata a conoscenza del pubblico con qualsiasi mezzo, mediante pubblicità sui giornali o su manifesti murali, mediante mostre ed esposizioni o attraverso la divulgazione parte di apposite agenzie. La revoca deve essere fatta nella stessa forma ed è efficace anche nei confronti di chi non ne abbia avuto effettiva conoscenza. L’offerta al pubblico non va confusa con la promessa unilaterale al pubblico, che vincola il promittente, indipendentemente dall’accettazione, non appena viene resa pubblica.

  • OFFERTA AL PUBBLICO DI COVERED WARRANT E CERTIFICATE

    Al pari di quella di qualsiasi strumento finanziario, l'offerta al pubblico di Covered Warrant e di prodotti di tipo Certificate è sottoposta alla disciplina della sollecitazione all'investimento. Tuttavia, l'assenza del requisito del flottante per la quotazione di Covered Warrant, quindi, la circostanza che il titolo sia direttamente venduto al pubblico in borsa, fa sì che non si effettuino in Italia - salvo casi particolari - offerte al pubblico di Covered Warrant, intese come collocamenti preliminari finalizzati alla diffusione del titolo. In ogni caso, alle offerte di Covered Warrant con liquidazione per differenziale monetario emessi da banche ed effettuate fuori borsa, non si è applicata per lungo tempo la disciplina della sollecitazione del pubblico risparmio, in forza dell'esenzione prevista dall'art. 100, comma 1, lett. f), del Testo Unico della Finanza (TUF), fino all’importante modifica effettuata con la legge 262/2005 c.d. “legge per la tutela del risparmio”. Come conseguenza, per lungo tempo l'emittente di Covered Warrant, oltre a non dover predisporre un prospetto di sollecitazione, non doveva neanche sottoporre alla Consob le campagne pubblicitarie. Restava naturalmente fermo che la Consob, ove ne fosse venuta a conoscenza, doveva controllare la correttezza delle informazioni diffuse da soggetti sottoposti alla propria vigilanza, nonché la competenza in ogni caso, dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Antitrust) per la competenza in materia di pubblicità ingannevole.
    In particolare, come noto in data 28.12.2005 è stata pubblicata sulla GU n. 208 la Legge 2 dicembre 2005, n. 262 contenente “Disposizioni per la tutela del risparmio e la disciplina dei mercati finanziari”, che in materia di circolazione degli strumenti finanziari, tra l’altro, ha abrogato l’art. 100, comma 1, lett. f) del TUF ed ha, conseguentemente, sottoposto all’obbligo del prospetto le offerte pubbliche di prodotti finanziari (diversi dalle azioni e titoli equivalenti alle azioni) emessi da banche. Il termine per l’entrata in vigore di tale obbligo è stato notoriamente rinviato al 17 maggio 2006, con Legge 9 marzo 2006, n. 80.
    Il Regolamento n. 809/2004/CE prevede tra i vari schemi di prospetto anche quelli rivolti ad emittenti titoli non di capitale. Si rammenta, altresì, che tali schemi risultano anche richiamati nel Regolamento Emittenti (RE), a seguito dell’adeguamento alla normativa comunitaria in materia di prospetto apportato con delibera della Consob n. 15232 del 29 novembre 2005 e con delibera 15960 del 30 maggio 2007 (entrata un vigore dal 13 giugno 2010).
    Pertanto, la disciplina vigente già indica gli schemi di prospetto specifici relativi a titoli non di capitale emessi da banche, semplificati rispetto a quelli disposti per altri emittenti titoli non di capitale, per quanto attiene al regime delle informazioni relative all’emittente, ciò in ragione del regime di vigilanza prudenziale cui sono sottoposti gli enti creditizi.
    Relativamente agli schemi di prospetto applicabili si ritiene di fornire i chiarimenti sotto specificati:
    A)Formato del prospetto: come consentito dal Regolamento Emittenti, esso può essere presentato come documento unico ovvero composto di documenti distinti (documento di registrazione, nota informativa, nota di sintesi).
    Per i programmi di offerte al pubblico e le offerte continue e ripetute è, poi, possibile applicare la disciplina del prospetto di base, di cui agli artt. 6-bis e 9-bis del Regolamento Emittenti.
    B)Schemi di prospetto: ai sensi dell’art. 5 del RE il prospetto informativo deve essere redatto in conformità alle previsioni del Regolamento n. 809/2004/CE.
    In particolare, gli schemi allegati al citato Regolamento comunitario comprendono anche lo specifico schema semplificato di documento di registrazione relativo ad emittenti bancari nonché gli schemi (e moduli) di nota informativa per varie tipologie (tra cui obbligazioni plain vanilla, obbligazioni strutturate, strumenti derivati e asset back security); le informazioni richieste da tali schemi vanno anche implementate con le richieste della Raccomandazione del CESR per l’attuazione uniforme del Regolamento della Commissione Europea sui prospetti informativi del febbraio 2005.
    Inoltre sono esposte nella tavola contenuta nell’Allegato XVIII del Regolamento sopra evidenziato - che si intende riprodurre in appendice alla comunicazione (cfr. all. n. 1A) - le modalità di combinazione dei vari schemi (e moduli) di prospetto che sono di seguito sintetizzate:
    1) informazioni sull’emittente: ove la banca emetta titoli di debito, strumenti finanziari derivati ed altri strumenti finanziari diversi dai titoli di capitale, occorre applicare lo schema semplificato di documento di registrazione di cui all’allegato XI del Regolamento n. 809/2004/CE.
    Tuttavia, ove la banca emetta titoli “all’ingrosso”, ossia aventi un valore nominale unitario pari ad almeno 50.000 euro (o, in assenza di un valore nominale unitario, titoli che possono essere acquisiti solo all’emissione ad un prezzo unitario pari ad almeno 50.000 euro), trova applicazione lo schema di documento di registrazione di cui all’Allegato IX.
    Con particolare riferimento al contenuto delle informazioni previste dall’Allegato XI si rammenta che sono in corso definizione con l’ABI dei format di Documento di registrazione. Questi ultimi … come detto - terrebbero conto dell’esigenza di standardizzare la descrizione dell’emittente anche ricorrendo ad una serie di indicatori, prevalentemente di vigilanza quali ad esempio il coefficiente di solvibilità, che si stanno concordando con la Banca d’Italia, nonché mediante l’utilizzo della facoltà di incorporare, mediante riferimento (by reference) talune informazioni contabili già pubblicate, così come indicato dall’art. 28 del Regolamento n.809/2004/CE.
    2) informazioni sui prodotti finanziari: sulla base della tavola di combinazione di cui al citato Allegato XVIII, in funzione della diversa tipologia del prodotto finanziario oggetto di offerta pubblica e/o ammissione alle negoziazioni in un mercato regolamentato, si possono presentare i seguenti diversi abbinamenti di schemi (e moduli):
    a) strumenti finanziari derivati: trova applicazione l’Allegato XII. Come indicato dall’art. 15 del Regolamento n. 809/2004/CE, tale schema di nota informativa si applica a quegli strumenti finanziari non inquadrabili nelle due generiche categorie dei titoli di capitale e dei titoli di debito, ivi compresi quegli strumenti finanziari per i quali l’obbligazione di pagamento e/o di consegna è legata ad un sottostante. Inoltre, secondo il “considerando” n. 18 del citato regolamento europeo, per fornire agli investitori informazioni chiare ed esaurienti circa il modo in cui il valore del loro investimento è influenzato dal valore del sottostante, gli emittenti “devono poter utilizzare esempi opportuni, su base volontaria.” Si osserva al riguardo che la pubblicazione da parte degli enti creditizi di esemplificazioni circa i possibili effetti sul rendimento dei titoli dell’andamento delle variabili rilevanti, con particolare riferimento ai casi in cui l’andamento dei parametri di riferimento può comportare un rendimento nullo o negativo dei titoli stessi costituiscono ormai prassi consolidata in Italia, come attesta l’esperienza applicativa delle norme di vigilanza in tema di trasparenza delle condizioni praticate alla clientela. Si fa presente, poi, che ove il sottostante sia costituito da azioni emesse dallo stesso emittente gli strumenti derivati o da un’entità appartenente al gruppo di detto emittente e tali azioni non siano ammesse alle negoziazioni in un mercato regolamentato, l’Allegato XII deve riportare le informazioni aggiuntive relative alle azioni sottostanti previste dall’Allegato XIV;
    b) titoli di debito: in primo luogo si sottolinea che, ai sensi degli artt. 8 e 16 del Regolamento n.809/2004/CE, per titoli di debito s’intendono quei “titoli di debito per i quali l’emittente abbia l’obbligo, che sorge al momento dell’emissione, di rimborsare all’investitore il 100% del valore nominale, nonché eventuali interessi”. Ciò premesso:
    i) nel caso di titoli di debito di valore nominale unitario inferiore a 50.000 Euro trova applicazione l’Allegato V al Regolamento n.809/2004/CE;
    ii) nel caso di titoli di debito di valore nominale unitario pari o superiore a 50.000 Euro si applica l’Allegato XIII al Regolamento n.809/2004/CE;
    iii) nel caso di obbligazioni strutturate, incorporanti taluni elementi degli strumenti derivati, trova applicazione lo schema di nota informativa sugli strumenti finanziari relativa a titoli di debito (e, quindi, a seconda della denominazione unitaria, l’Allegato V ovvero l’Allegato XIII), a cui occorre aggiungere le informazioni ulteriori in merito alla componente derivata nel pagamento degli interessi, di cui all’Allegato XII;
    iv) alle obbligazioni garantite da un terzo si applica il modulo aggiuntivo relativo alle garanzie di cui all’Allegato VI. Si fa presente, tuttavia, che in base al “considerando” n. 12 del più volte citato regolamento europeo, detto modulo aggiuntivo è da applicarsi ogni qualvolta uno strumento finanziario preveda obbligazioni giuridiche garantite da un terzo;
    3) Nota di sintesi: il Regolamento CE n. 809/2004 all’art. 24 precisa che “ l’emittente, l’offerente o la persona che chiede l’ammissione su un mercato regolamentato determina di propria iniziativa il contenuto esatto della nota di sintesi (…) di cui all’art. 5 paragrafo 2, della direttiva 2003/71 CE”. Tale ultimo articolo e l’Allegato IV alla sopra citata direttiva riporta i principali contenuti del documento in esame.
    C) Prospetto di base: trova applicazione nel quadro di emissioni effettuate sulla base di un programma predefinito così come indicato dagli artt. 6-bis e 9-bis del Regolamento Emittenti. Esso consente, una volta approvato, di comunicare (mediante avvisi integrativi) le condizioni definitive al mercato ed alla Consob, senza un ulteriore vaglio di quest’ultima. Lo stesso può altresì contenere diverse tipologie di strumenti finanziari (multiprodotto), come espressamente consentito dall’art. 26 del Regolamento n. 809/2004/CE, che saranno descritte avendo cura di distinguere le singole informazioni relative alle varie tipologie o categorie similari di prodotti. In tal caso, il prospetto di base include un’unica nota di sintesi per tutti gli strumenti finanziari, anche se le informazioni sui diversi strumenti finanziari ivi contenute devono essere chiaramente separate.
    Per le ragioni sopra esposte, il prospetto di base può consentire una maggiore flessibilità anche al fine dell’assolvimento degli adempimenti da prospetto. A tal riguardo sia nell’allegata bozza di Comunicazione che nei contatti con l’Associazione Bancaria Italiana (ABI) si è avuta cura di sottolineare l’utilità dell’adozione del predetto strumento informativo.
    La struttura del prospetto di base cambia a seconda che il documento di registrazione sia stato preventivamente autorizzato o meno. Nel primo caso il prospetto di base è composto da tre documenti distinti: documento di registrazione (che viene richiamato nella nota informativa), nota informativa e nota di sintesi. Nel caso in cui il documento di registrazione non sia stato preventivamente autorizzato il prospetto di base deve comporsi di un unico documento comprendente tra l’altro la nota di sintesi.
    La Consob ha il compito di assicurare, con il prospetto, trasparenza sulle caratteristiche dell'emittente e dei prodotti, con particolare attenzione ai rischi, nonché sulle condizioni contrattuali e di quotazione. Il prospetto fornisce inoltre esempi circa il possibile rendimento dell'investimento al mutare degli scenari (variazione dei prezzi e della volatilità del sottostante e vita residua), nonché fornisce scenari sulle situazioni più favorevoli o meno favorevoli che possono presentarsi.
    I prospetti informativi sono messi a disposizione del pubblico presso la
    Borsa Italiana e presso gli emittenti. L'originale è depositato presso l'archivio prospetti della Consob. Una volta pubblicato il prospetto informativo, e una volta che la Borsa Italiana abbia ammesso il titolo a quotazione, possono iniziare le negoziazioni in borsa. La vigilanza sulla regolarità delle negoziazioni, e quindi anche sul comportamento degli operatori (compresi i market maker), spetta, in via diretta, alla Borsa Italiana; peraltro, nell'ambito di questa attività, la Consob procede all'approvazione dei regolamenti dei mercati da questa gestiti.


    Redattore: Enea FRANZA

    © 2011 ASSONEBB

  • OFFERTA AL PUBBLICO DI PRODOTTI FINANZIARI (Enciclopedia)

    L’offerta al pubblico di prodotti finanziari è un appello al pubblico risparmio per sollecitare la sottoscrizione di prodotti finanziari di nuova emissione (offerta pubblica di sottoscrizione) o l’acquisto di prodotti finanziari già emessi (offerta pubblica di vendita). Rientra in questa espressione ogni comunicazione rivolta a persone, in qualsiasi forma e con qualsiasi mezzo, che presenti sufficienti informazioni sulle condizioni dell’offerta e dei prodotti finanziari offerti così da mettere un investitore in grado di decidere di acquistare o di sottoscrivere tali prodotti finanziari, incluso il collocamento tramite soggetti abilitati (ex art. 1, c.1, lett. t) del TUF). Il legislatore italiano ha esteso ai “prodotti finanziari” la medesima definizione già riportata nell’art.2.1 lett. d) della direttiva 2003/71/CE (direttiva prospetto), la quale fa riferimento unicamente agli strumenti finanziari, in tal modo ampliando, rispetto alla normativa comunitaria, l’ambito di applicazione degli obblighi previsti in ipotesi di offerta al pubblico di strumenti finanziari anche alle offerte pubbliche di ogni altra forma di investimento di natura finanziaria che viene proposta al pubblico risparmio, ad esclusione dei depositi bancari o postali non rappresentati da strumenti finanziari. L’offerta al pubblico di prodotti finanziari è sottoposta ad una specifica disciplina (Capo I del Titolo II della Parte IV del TUF e Parte II, Titolo I del Regolamento emittenti, approvato dalla Consob con delibera n.11971 del 14 maggio 1999 e successive modifiche ed integrazioni), volta ad assicurare la correttezza e la completezza delle informazioni da fornirsi ai potenziali investitori e la parità di trattamento dei destinatari dell’offerta. In particolare, salvo i casi di inapplicabilità e di esenzione previsti dalla vigente normativa, l’offerta al pubblico non può essere eseguita se non previa pubblicazione di un prospetto informativo da sottoporsi preventivamente all’approvazione dell’autorità competente, che è in Italia la Consob. L’obbligo di pubblicazione del prospetto informativo non ricorre unicamente in specifici casi espressamente previsti dalla sopra richiamata normativa (ad es. se l’offerta è rivolta ad investitori qualificati, se il controvalore dell’offerta è inferiore ad una certa soglia individuata nel Regolamento emittenti), armonizzati a livello UE, nei quali il legislatore ha ritenuto o che non vi sia un bisogno di protezione pari a quello assicurato dal prospetto informativo ovvero che altri obblighi informativi possano comunque soddisfare tale bisogno di protezione (ad es. con la pubblicazione di un documento che l’autorità competente ritiene equivalente al prospetto). Il prospetto deve contenere tutte le informazioni necessarie all’investitore per pervenire ad un giudizio fondato sull’investimento proposto e, quindi, sulla situazione patrimoniale e finanziaria, sui risultati economici e sulle prospettive dell’emittente e degli eventuali garanti, nonché sui prodotti finanziari e sui relativi diritti. Pertanto, al diritto degli investitori di essere adeguatamente e correttamente informati corrispondono specifici obblighi di informazione e di correttezza di comportamento relativamente alle modalità di svolgimento dell’offerta di prodotti finanziari di tutti i soggetto che vi procedono.


    “Regole informative del prospetto”

    Nel giugno 2017 l'Unione Europea ha pubblicato un nuovo Regolamento sul Prospetto informativo; il testo è disponibile a questa pagina, insieme al documento tecnico di attuazione del regolamento da parte di ESMA. Obiettivo di questa recente riforma è di rendere più semplice l'accesso al mercato dei capitali da parte delle PICCOLE E MEDIE IMPRESE - PMI (Enciclopedia).
    I requisiti informativi del prospetto sono armonizzati a livello comunitario dal Regolamento n. 809/2004/CE. Il Committee of European Securities Regulators (Cesr fino al 31 dicembre 2010; European Securites and Markets Authority … Esmea dal 1° gennaio 2011) fornisce interpretazioni volte ad indirizzare in forma armonizzata la vigilanza delle autorità competenti ( cfr. Frequently asked questions regarding Prospectuses: Common positions agreed by CESR Members, disponibile sul sito internet http://www.cesr-eu.org). I bilanci di esercizio e/o consolidato dell’emittente da riportarsi nel prospetto (per gli ultimi tre esercizi nel caso di offerta di azioni e per gli ultimi due esercizi per gli strumenti finanziari diversi dalle azioni) devono essere sottoposti a revisione contabile completa. In Italia, l’offerta di prodotti finanziari diversi dagli strumenti finanziari comunitari non può essere effettuata se il revisore legale o la società di revisione legale hanno espresso un giudizio negativo ovvero si sono dichiarati impossibilitati ad esprimere un giudizio (ex art. 96 del TUF). Se l’offerta ha per oggetto prodotti finanziari diversi dagli strumenti finanziari comunitari il cui prospetto non è disciplinato da detto regolamento, la Consob stabilisce, su richiesta dell’emittente o dell’offerente, il contenuto del prospetto. La Consob approva il prospetto informativo se, al termine dei controlli svolti, le informazioni ivi contenute risultano complete, coerenti e comprensibili. Qualunque fatto nuovo significativo, errore materiale o imprecisione relativi alle informazioni contenute nel prospetto che sia atto ad influire sulla valutazione dei prodotti finanziari e che sopravvenga o sia rilevato tra il momento in cui è approvato il prospetto e quello in cui è definitivamente chiusa l’offerta al pubblico deve essere menzionato in un supplemento del prospetto. Anche il supplemento per poter essere pubblicato deve ottenere preventivamente l’approvazione dell’autorità competente. Il prospetto di offerta è valido dodici mesi a decorrere dalla sua pubblicazione, purché venga integrato con gli eventuali supplementi. Il prospetto e gli eventuali supplementi approvati dalla Consob sono validi ai fini dell’offerta degli strumenti finanziari comunitari negli altri Stati membri della UE, mediante notifica da parte della Consob allo Stato membro ospitante dell’atto di approvazione. Il Prospetto, una volta approvato, è depositato presso la Consob e pubblicato, quanto prima e non più tardi dell’inizio dell’offerta, con modalità previste dal Regolamento Emittenti ed armonizzate a livello UE. Prima della pubblicazione del prospetto l’offerente, l’emittente e il responsabile del collocamento possono procedere, direttamente o indirettamente, alla diffusione di notizie, allo svolgimento di indagini di mercato e alla raccolta di intenzioni di acquisto attinenti all’offerta al pubblico purché le informazioni diffuse siano coerenti con quelle contenute nel prospetto, la relativa documentazione sia trasmessa alla Consob contestualmente alla sua diffusione, sia fatto espresso riferimento alla circostanza che sarà pubblicato il prospetto e al luogo in cui il pubblico potrà procurarselo, sia precisato che le intenzioni di acquisto raccolte non costituiscono proposte di acquisto. Nello svolgimento dell’offerta, l’emittente, l’offerente, i collocatori dei prodotti finanziari e coloro che si trovano in rapporto di controllo o di collocamento con tali soggetti devono attenersi a principi di correttezza, trasparenza e parità di trattamento dei destinatari dell’offerta al pubblico e si devono astenere dal diffondere notizie non coerenti con il prospetto o idonee ad influenzare l’andamento delle adesioni. Dalla data di richiesta alla Consob dell’approvazione del prospetto, l’emittente, l’offerente, i revisori contabili e i componenti degli organi sociali dell’emittente e dell’offerente, coloro che si trovano in rapporto di controllo e di collocamento con l’offerente, con l’emittente e con chi colloca i prodotti finanziari nonché gli intermediari incaricati del collocamento e coloro che svolgono servizi connessi all’emissione o al collocamento sono soggetti ai poteri di richiesta di informazione della Consob ex artt. 114, commi 5 e 6, e 115 del TUF. Chiunque effettua un’offerta al pubblico in violazione dell’obbligo del prospetto informativo è punito dalla Consob con la sanzione amministrativa pecuniaria di importo non inferiore ad un quarto del controvalore offerto e fino ad un massimo di due volte il controvalore stesso e, ove quest’ultimo non sia determinabile, di importo minimo di centomila euro e massimo di duemilioni di euro. L’applicazione di tali sanzioni, soggette ad un regime di pubblicità cui provvede la Consob ad eccezione dei casi in cui la pubblicazione possa turbare gravemente i mercati o possa arrecare un danno sproporzionato alle persone coinvolte, comporta la perdita dei requisiti di onorabilità previsti dal TUF nei confronti degli esponenti aziendali dei soggetti abilitati e dei promotori finanziari nonché l’incapacità temporanea ad assumere incarichi di amministrazione, direzione e controllo in emittenti quotati o diffusi tra il pubblico in maniera rilevante e di società appartenenti al medesimo gruppo. Tale sanzione accessoria ha durata non inferiore a due mesi e non superiore a tre anni. Sono previste ulteriori sanzioni amministrative nel caso di violazione dei requisiti informativi del prospetto e/o degli altri obblighi informativi connessi ad un’offerta al pubblico. Inoltre, chiunque, allo scopo di conseguire per sé o per altri un ingiusto profitto, riporti nel prospetto, con l’intenzione di ingannare i relativi destinatari, informazioni false od occulti dati o notizie in modo idoneo ad indurre in errore i destinatari del prospetto è punito con la reclusione da uno a cinque anni.

    Legenda:
    TUF= d.lgs. 24 febbraio 1998 n.58
    Regolamento n. 809/2004/CE = Regolamento (CE) N. 809/2004 della Commissione del 29 aprile 2004 recante modalità di esecuzione della direttiva 2003/71/CE del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda le informazioni contenute nei prospetti, il modello dei prospetti, l’inclusione delle informazioni mediante riferimento, la pubblicazione e la diffusione di messaggi pubblicitari.

    Bibliografia
    art.2.1 lett. d) della direttiva 2003/71/CE
    art. 1, c.1, lett. t) del TUF
    artt. 96 e 97 del TUF
    Capo I del Titolo II della Parte IV del TUF e Parte II, Titolo I del Regolamento emittenti, approvato dalla Consob con delibera n.11971 del 14 maggio 1999 e successive modifiche ed integrazioni
    Frequently asked questions regarding Prospectuses: Common positions agreed by CESR Members, disponibile sul sito internet http://www.esma.europa.eu


    Redattore: 2011 Nelda SOTIS, 2018 Redazione ASSONEBB

    © 2018 ASSONEBB

  • OFFERTA DI RIPORTI

    Disponibilità di coloro che in borsa erano in qualità di riportatori (banche, società finanziarie e risparmiatori) a rendere titoli a riporto contro denaro. Tale disponibilità, che in sostanza significa offerta di credito alla borsa, costituisce il punto di incontro diretto tra il mercato monetario e quello finanziario. L’offerta di riporti, insieme con la domanda di riporti e con le condizioni generali del mercato monetario, influenza la misura del tasso dei riporti. Esso tenderà ad avvicinarsi ai livelli massimi quando l’offerta delle disponibilità liquide non risulterà adeguata alla relativa domanda, mentre tenderà a scendere ai livelli minimi nel caso contrario. Talvolta, quando la richiesta dei finanziamenti titoli è esuberante (ciò accade in periodi persistenti ribassi del mercato e di alto numero di venditori o nel caso di rilevanti scoperti su singoli titoli), si può avere o la contrattazione alla pari od anche il riporto con deporto. Le condizioni del mercato monetario non solo incidono sul costo del riporto, ma influenzano l’andamento delle quotazioni dei titoli, andamento che verrà regolato accrescendo o diminuendo, a seconda delle circostanze, l’offerta dei riporti (v. riporto).

  • OFFERTA DI TITOLI

    Contropartita alla domanda di mezzi finanziari effettuata dallo Stato, dalle imprese e dagli intermediari finanziari. A fronte dei fabbisogni di capitali, necessari per continuare o incrementare la propria attività i soggetti sopra menzìonati possono ricorrereal mercato monetario e finanziario con emissione di titoli, che rappresentano strumenti di credito che incorporano il diritto indicato nel documento stesso e sono perciò agevolmente trasferibili. A seconda dei soggetti emittenti e del tipo di fabbisogno finanziario che i titoli sono destinati a coprire, l’offerta può considerarsi alimentata da: titoli del debito pubblico, emessi dallo Stato per fronteggiare esigenze di tesoreria di breve periodo oppure per sopperire a necessità di più lunga durata; titoli obbligazionari (v. obbligazioni), emessi contro prestiti a lunga scadenza stipulati dal settore privato, dagli enti pubblici economici e dalle società a partecipazione statale. Detti titoli, così come la categoria precedente, conferiscono ai loro possessori la qualifica di creditori nei confronti dell’ente emittente; azioni emesse dalle imprese allo scopo di aumentare il proprio capitale sociale, per coprire necessità finanziarie di lungo periodo. Le azioni conferiscono ai loro possessori la qualità di socio nei riguardi della società emittente.

  • OFFERTA FUORI SEDE

    Per offerta fuori sede di strumenti e prodotti finanziari “si intendono la promozione e collocamento presso il pubblico: a) di strumenti finanziari in luogo diverso dalla sede legale o dalle dipendenze dell’emittente, del proponente l’investimento o del soggetto incaricato della promozione o del collocamento; b) di servizi di investimento in luogo diverso dalla sede legale o dalle dipendenze di chi presta, promuove o colloca il servizio” (art. 30, comma 1, TUF). Non costituisce offerta fuori sede quella effettuata nei confronti dei c.d. investitori istituzionali, la cui professionalità rende superflua l’applicazione della particolare disciplina delle offerte fuori sede, diretta a tutelare maggiormente il pubblico dei risparmiatori. In relazione all’ipotesi sub a) va sottolineato che l’emittente o il proponente l’investimento non possono effettuare direttamente l’offerta fuori sede di strumenti finanziari omettendo di ricorrere alle prestazioni dell’intermediario professionale abilitato all’esercizio del servizio di collocamento, quindi di imprese di investimento e banche (v.servizi di investimento). Ciò, in quanto il legislatore ha inteso riservare agli intermediari il servizio di collocamento fuori sede, a tutela della posizione dei risparmiatori indotti all’investimento in strumenti finanziari da imprese prive di strutture stabili nei luoghi in cui avviene la promozione o l’offerta del collocamento. L’unica eccezione a tale regola è rappresentata dal disposto dell’art. 30, comma 3, lett. b) TUF, il quale ammette che l’offerta fuori sede degli strumenti finanziari – oltre che dagli intermediari autorizzati al servizio di collocamento – possa essere effettuata dagli organismi di investimento collettivo limitatamente alle proprie quote o azioni. Se l’offerta fuori sede costituisce una modalità di una più complessiva sollecitazione all’investimento troveranno applicazione entrambe le discipline: sia quella della sollecitazione (e del relativo obbligo di prospetto); sia quella dell’offerta fuori sede. Anche l’offerta fuori sede dei servizi di investimento (art. 30, comma 1, lett. b), compete solo agli intermediari professionali. Se l’offerta fuori sede ha per oggetto servizi prestati da altri intermediari, le imprese di investimento e le banche devono essere autorizzate allo svolgimento del servizio di collocamento. Se, invece, si tratta di propri servizi di investimento, le imprese di investimento, le banche, leSGR e gli intermediari finanziari iscritti nell’elenco speciale della Banca d’Italia possono liberamente effettuarne l’offerta fuori sede, anche se non autorizzate ad esercitare il servizio di collocamento (art. 30, comma 4, TUF). Per esercitare professionalmente fuori sede l’attività di investimento finanziario gli intermediari abilitati devono avvalersi dell’opera dei promotori finanziari, I contratti di collocamento di strumenti finanziari o di gestione di portafogli conclusi fuori sede vedono la loro efficacia sospesa per la durata di sette giorni, decorrenti dalla data di sottoscrizione da parte dell’investitore. Entro detto termine l’investitore può comunicare il proprio recesso senza spese né corrispettivo al promotore finanziario o al soggetto abilitato (art. 30, comma 6, TUF). Non è prevista nessuna forma particolare per la comunicazione del recesso, la facoltà del quale deve risultare dai moduli o formulari consegnati all’investitore: l’omessa indicazione di tale facoltà “comporta la nullità dei relativi contratti”, nullità soltanto relativa perché può essere “fatta valere soltanto dal cliente” (art. 30, comma 7, TUF).

  • OFFERTA PUBBLICA DI ACQUISTO

    Acr.: OPA: Tecnica di negoziazione di valori mobiliari per importi considerevoli, secondo la quale una parte, sia essa una persona fisica o giuridica, si rivolge direttamente alla generalità dei portatori di titoli di una determinata società, proponendo di acquistare le azioni o obbligazioni in loro possesso entro un periodo di tempo predeterminato e ad un prezzo che normalmente rimane fisso per tutto il periodo in cui l’offerta rimane aperta. Può essere mista (offerta pubblica di acquisto e di scambio-OPAS). L’OPA presenta diversi elementi costitutivi: il carattere pubblico, che ne fa una tecnica diversa dagli ordini di acquisto ordinari in borsa e che implica per le controparti, proponente e accettante, una forza obbligatoria e irrevocabile; le caratteristiche dei titoli cui fa riferimento, che devono essere largamente diffusi ed essere preferibilmente, ma non necessariamente, quotati o quotabili in borsa; il prezzo d’offerta (c.d.prezzo di acquisizione), di regola comprensivo di un sovrapprezzo rispetto al corrente prezzo di mercato, che resta fisso e immodificabile, tranne rare eccezioni, per tutta la durata dell’offerta, indipendentemente dalla consistenza del pacchetto di titoli trattato, e viene regolato per contanti oppure per cessione di altri titoli, nel quale caso si configura un’offerta pubblica di scambio; la durata obbligatoriamente limitata ed il quantitativo minimo stabilito per i titoli richiesti, il cui mancato raggiungimenti, provoca il decadimento dell’offerta; l’Obiettivo, che, quantunque di solito consiste nell’acquisizione del controllo della società bersaglio (target) o nel suo consolidamento, attuato in accordo (OPA consensuale o agreed take over bid) o in contrasto (OPA ostile o hostile take over bid), non esclude altre finalità quali l’acquisizione e/ o il consolidamento di una qualificata partecipazione minoritaria, il riassorbimento delle quote di minoranza (c.d. OPA residuale) o la mera realizzazione di operazioni finanziarie speculative, attraverso l’acquisizione del controllo della società ed il suo successivo smembramento sul mercato (asset stripping), ottenendo così il finanziamento dell’operazione e ricavando dalle plusvalenze realizzate cospicui margini di guadagno. Numerose sono le problematiche suscitate dall’utilizzo dello strumento dell’OPA: problemi di ordine economico, politico e sociale, relativi in particolare alla possibilità che si verifichi un incremento del grado di concentrazione del sistema economico, a scapito dei consumatori, o che il controllo di imprese di primo piano per l’economia nazionale possa cadere nelle mani di persone o gruppistranieri; problemi di sicurezza potenzialmente emergenti in relazione ai repentini spostamenti dei corsi borsistici indotti dall’offerta, che offrono la possibilità di effettuare manovre speculative a danno del pubblico degli investitori; problemi connessi all’informazione dell’azionariato, del pubblico in generale e dei dirigenti della società destinataria, con la gestione della stessa prima e durante lo svolgimento dell’offerta, con gli obiettivi del promotore e la validità della sua proposta; problemi tecnici legati alla tempistica dell’operazione, allo svolgimento delle singole operazioni, al loro controllo continuativo. Tali considerazioni rendono opportuna una regolamentazione specifica della materia ed hanno portato, nei paesi dove l’OPA è maggiormente diffusa (Stati Uniti, Francia, Regno Unito), all’emanazione di norme atte ad assicurarne la trasparenza e la regolarità di attuazione. Per quanto riguarda l’Italia, fino ad epoca relativamente recente si lamentava l’assenza di una disciplina specifica ed unitaria delle offerte pubbliche. L’unico contributo organico rimaneva un complesso di norme predisposte nel 1971, sotto forma di autoregolamentazione, dal Comitato direttivo degli agenti di cambio di Milano, e raggruppate sotto il titolo “Codice di comportamento per le offerte pubbliche di acquisto di titoli”. Tale codice fissava una serie di regole relative all’osservanza di particolari condizioni, garanzie e cautele, per lo più in un’ottica di tutela del principio della “parità di trattamento” di tutti gli azionisti della medesima società, volte a limitare il fenomeno di grossa entità o addirittura di controllo attraverso trattative private condotte al di fuori del mercato ufficiale, a prezzi largamente superiori a quelli che si vengono quotidianamente a formare sul mercato stesso per via del riconoscimento di “premi di maggioranza” o di “rilevanza”. Pur emanato in un momento quanto mai opportuno ed essendosi dimostrato abbastanza efficiente nel consentire la regolare effettuazione delle operazioni relative ad un’OPA, il codice in oggetto palesava evidenti limiti e denunciava la necessità di un quadro normativo più complesso ed organico, dotato di forza cogente. A regolare l’aspetto informativo delle OPA è così intervenuta la legge n. 216 del 7.6.1974, istitutiva della Consob e recante disposizioni sul mercato mobiliare, poi sostituita integralmente dalla l. 23.2.1983 n. 77 (artt. 18, 18-bis, 18-ter e 18- quater), sull’istituzione e la disciplina dei fondi comuni d’ìínvestimento, che ha fatto rientrare le OPA, così come le offerte pubbliche di vendita e di scambio, tra le diverse forme di sollecitazione al pubblico risparmio. Quest’ultima legge, in particolare, dispone l’obbligo della preventiva comunicazione alla Consob dell’operazione da parte del proponente, con l’indicazione della quantità e delle caratteristiche dei valori mobiliari offerti oltre che dei termini e delle modalità per lo svolgimento dell’operazione, l’obbligo di pubblicazione di un prospetto informativo riflettente l’organizzazione, la situazione economico-finanziaria e l’evoluzione dell’attività del proponente medesimo, oltre che la facoltà da parte della Consob di porre un veto all’operazione in caso di mancata osservanza degli obblighi. Il problema della mancanza di una normativa regolante anche gliaspetti procedurali, oggetto di una lunga serie di progetti di legge, rimaneva tuttavia aperto anche dopo l’emanazione delle leggi sopra citate, ed è stato definitivamente risolto con l’approvazione della l. 18.2.1992 n. 149 sulla “Disciplina delle offerte pubbliche di vendita, sottoscrizione, acquisto e scambio di titoli”. Tale provvedimento contiene una casistica di riferimento dell’OPA obbligatoria, individuandone quattro diverse tipologie: preventiva, successiva, residuale e incrementale del semi- controllo. La prima interessa coloro i quali vogliano acquisire il controllo di una società quotata in borsa; l’OPA avrà per oggetto un ammontare di titoli che consenta complessivamente di acquisire il controllo della società target, ossia la maggioranza dei diritti di voto o anche solo un’influenza di carattere dominante nell’assemblea ordinaria. Nel caso sia impossibile individuare gli azionisti di controllo, la legge prevede l’obbligo quando l’operazione mira ad acquisire una partecipazione non inferiore a quella già posseduta, e la Consob è deputata a fissare periodicamente la soglia minima oltre la quale l’OPA successiva interessa coloro che intendano raggiungere il controllo di una società attraverso acquisti fuori borsa, nel qual caso l’acquirente, entro 30 giorni dall’acquisto del pacchetto, ha l’obbligo di promuovere un’offerta pubblica per un quantitativo di titoli non inferiore a quello acquistato “fuori borsa”. Il prezzo di offerta non dovrà scendere, in questo caso, sotto la media ponderata di quello riconosciuto al venditore del pacchetto di controllo. L’obbligo di OPA residuale scatta quando, per effetto di un’acquisizione, il flottante di una società scende sotto la soglia minima del 10% ovvero sotto il minor limite eventualmente stabilito dalla Consob. In questo caso, l’acquirente è tenuto a lanciare un’offerta di acquisto sulla totalità dei titoli ancora in circolazione ad un prezzo determinato dalla Consob. L’OPA incrementale del semi-controllo, infine, deve essere promossa quando un singolo azionista si trova in possesso di una quota pari alla metà di quella necessaria per il controllo di una certa società ed intende accrescere del 20% (o di oltre il 2% del capitale) a propria partecipazione; tale obbligo non sussiste se è un’unica società a detenere il controllo e la maggioranza del capitale sociale.

  • OFFERTA PUBBLICA DI SOTTOSCRIZIONE

    Acr.: OPS. Offerta pubblica di sottoscrizione di una determinata quantità di titoli azionari e/od obbligazionari, a un prezzo prefissato,in occasione di aumenti di capitale a pagamento e/o dell’emissione di nuovi prestiti obbligazionari. Qualora l’operazione riguardi azioni già esistenti si ha un’offerta pubblica di vendita. L’operazione può essere mista (offerta pubblica di vendita e di sottoscrizione). Essa presuppone, relativamente alle azioni, la rinuncia all’esercizio del diritto d’opzione da parte dei soci, e prevede generalmente il ricorso ad un apposito sindacato di garanzia o di collocamento. L’obiettivo perseguito è essenzialmente duplice e si riconduce, da un lato, alla formazione del flottante necessario per la successiva quotazione in borsa, dall’altro, al rafforzamento del patrimonio netto e della struttura finanziaria della società proponente, contestuale alla diversificazione della compagine azionaria (v, anche sollecitazione al pubblico risparmio).

  • OFFERTA PUBBLICA INIZIALE

    Trad. it. dell’espressione inglese initial public offering- IPO. Indica il collocamento presso il pubblico di azioni di una società che si intende quotare in un mercato regolamentato. Qualora l’operazione riguardi azioni di nuova emissione si ha un’offerta pubblica di sottoscrizione. L’operazione può essere mista (offerta pubblica di vendita e di sottoscrizione). L’obiettivo generalmente perseguito è quello di creare il flottante necessario per l’ammissione alla quotazione di borsa. La materia è trattata negli artt. 113 sgg. del TUF (in precedenza era stata regolata una prima volta con la l. 18.2.1992 n. 149). La procedura prevista da Borsa Italiana spa l’IPO si accompagna alla quotazione, cioè all’ammissione alle negoziazioni in borsa e mira ad assicurare trasparenza ai contenuti delle offerte e a garantire condizioni di parità a tutti i potenziali acquirenti. Prima dell’offerta, la società è una private company; dopo il collocamento essa diventa una public company, cioè una società ad azionariato diffuso. La procedura inizia con la deliberazione del consiglio di amministrazione della società sui termini e sulla convenienza della quotazione e con quella successiva dell’assemblea, con la nomina dello sponsor e degli altri consulenti che affiancheranno la società durante l’intero processo e la pianificazione delle fasi successive della procedura. Le banche e gli altri consulenti che affiancano la società sono tenute alla due diligence. La società, lo sponsor e i consulenti redigono, secondo il modello Consob, un prospetto di quotazione che, prima di essere diffuso tra il pubblico, deve essere depositato presso la Consob per ottenere il nulla osta alla sua pubblicazione. La Consob autorizza la pubblicazione del prospetto entro due mesi, dopo aver verificato che Borsa Italiana spa ha ammessola società alla quotazione. Viene anche presentata domanda di ammissione a quotazione a Borsa Italiana spa che delibera entro due mesi, comunicando alla società e alla Consob l’ammissione o il rigetto della domanda. Il provvedimento di ammissione ha validità di sei mesi. Viene quindi pubblicato e distribuito agli analisti un rapporto di ricerca sul titolo e costituito un consorzio di collocamento. A partire dalla pubblicazione del rapporto la società deve astenersi da qualsiasi azione di promozione sul titolo. Segue un incontro degli analisti del consorzio di collocamento con gli investitori per presentare la società (fase di pre-marketing) e, successivamente, la presentazione della società agli investitori istituzionali in una serie di incontri sulle principali piazze finanziarie (roadshow). Si procede, quindi, alla determinazione del prezzo di collocamento col metodo del bookbuilding (v. pricing) e, infine, si giunge al collocamento vero e proprio e all’avvio delle negoziazioni in borsa. Nella procedura la società deve essere affiancata da consulenti specializzati. Oltre allo sponsor, intervengono il coordinatore generale (che può essere lo stesso sponsor e può essere più d’uno) che si occupadel collocamento dei titoli sul mercato e, di solito, anche altre figure: il consulente finanziario, società di revisione, consulente legale, consulente di comunicazione.

  • OFFERTA REALE

    Procedimento posto in essere dal debitore quando il creditore per qualsivoglia ragione impedisca l’adempimento dell’obbligazione(v. mora del creditore). L’offerta viene eseguita per mezzo di un notaio o di un ufficiale giudiziario. Il procedimento consta di due fasi, la seconda eventuale: in un primo momento l’offerta viene fatta mediante tentativo di consegna al creditore, ma se questi si rifiuta di ricevere la prestazione, il debitore può eseguire il deposito delle somme di denaro presso la Cassa depositi e prestiti o presso un istituto di credito e delle cose mobili diverse dal denaro presso un pubblico stabilimento di deposito. seguito il deposito, il debitore è liberato dall’obbligazione una volta che il creditore lo accetta o, in caso di mancata accettazione, se è dichiarato valido con sentenza passata in giudicato.

  • OFFICE AUTOMATION

    Insieme di procedure e di apparecchiature elettroniche che realizzano l’automazione di alcuni lavori d’ufficio. Sotto questa voce è andato sviluppandosi il concetto di informatica individuale, data l’evoluzione tecnologica e la disponibilità crescente di software applicativo sempre più sofisticato e user friendly utilizzabile su pc, grazie all’enorme potenza elaborativa e di memoria oggi ottenibile a basso costo sui personal computer, sia del tipo desk top sia portatili. Queste caratteristiche, unitamente alla diffusione generalizzata dell’interfaccia grafica GUI, hanno fatto sì che gli strumenti di office possano essere utilizzati in sostituzione o in modo collaterale a numerose procedure attualmente realizzate sui grossi elaboratori centrali (mainfraime o host).

  • OFFSET

    Tipologia di countertrade molto sofisticata, largamente utilizzata nei grossi contratti e in particolare quando l’importatore sia un ente statale o un’azienda pubblica. Di norma prevede la stipulazione, a fronte della vendita originaria, di un contratto parallelo con il quale l’impresa esportatrice, oltre ad accettare beni a parziale compensazione, si impegna a destinare “in loco” una certa quota del ricavato dell’esportazione. Tali investimenti, in genere in settori altamente tecnologici, possono consistere in contratti di sub-fornitura e assemblaggio conclusi direttamente dall’esportatore e/o nella costituzione di joint-venture con organismi locali. La gestione di contratti di tipo offset richiede un impegnativo ed oneroso project management formato spesso, oltre che da un trader a livello internazionale, da una merchant o investment bank.

  • OFFSHORE

    Espressione riferita a quelle piazze finanziarie a carattere internazionale nelle quali l’insediamento di un operatore comporta una serie di agevolazioni fiscali e/o valutarie (Bahamas, Barbados, Bermude, Cayman, Antille Olandesi, Panama, Hong Kong, Singapore, Nuove Ebridi, Libano, Liberia ed altre).

  • OGGETTO DELLA GARANZIA DEI SISTEMI DI GARANZIA DELLA CLIENTELA BANCARIA IN ITALIA

    Sono coperti i depositanti delle banche italiane e delle succursali in Italia di banche extracomunitarie, salvo che non partecipino a un sistema di garanzia estero equivalente. I depositanti delle succursali italiane di banche comunitarie sono tutelati dai sistemi dei Paesi di origine e, per le sole succursali che vi aderiscano volontariamente, dai sistemi italiani per la differenza tra l'importo assicurato da questi ultimi e l'ammontare offerto dal sistema di garanzia dello Stato di appartenenza (topping up). La copertura riguarda i fondi con obbligo di restituzione (ad es. conto corrente, deposito a risparmio, certificato di deposito), con esclusione, in particolare, dei depositi al portatore, delle obbligazioni, dei pronti contro termine e delle passività computate nei mezzi patrimoniali delle banche; non sono coperti dalla protezione i depositanti 'istituzionali' (altri intermediari o organismi pubblici). Il sistema delle Banche di Credito Cooperativo (BCC) ha esteso la tutela, attraverso l'istituzione di un nuovo fondo su base volontaria, anche alle obbligazioni. Gli strumenti finanziari della clientela detenuti dalle banche nell'esercizio dei servizi di investimento, inclusi i titoli oggetto di operazione pronti contro termine, sono protetti dal Fondo Nazionale di Garanzia, ai sensi della disciplina in materia di sistemi di indennizzo degli investitori, entro il limite di 20 mila euro.

    Fonte: Banca d'Italia

  • OGGETTO SOCIALE

    Attività economica-imprenditoriale che i soci di una società intendono svolgere in comune. Tale attività deve essere obbligatoriamente indicata nell’atto costitutivodella società e può essere modificata in qualunque momento secondo le norme che disciplinano le modifiche dell’atto costitutivo in base al modello societario prescelto. L’elemento in esame rappresenta in realtà il cosiddetto “scopo- mezzo”del contratto sociale, stipulato dalle parti (soci) per il raggiungimento dello “scopo- fine” che, come noto, consiste nella realizzazione e divisione degli utili (ai sensi dell’art. 2247 c.c.). L’oggetto sociale deve essere possibile, lecito e determinato e deve possedere tutti i requisiti essenziali, indicati dall’art. 2082 c.c., al fine di poter concretizzare un’attività d’impresa, (professionalità, economicità, organizzazione, destinazione alla produzione o allo scambio di beni o servizi). Affinché l’attività imprenditoriale possa considerarsi svolta in comune dai soci, è necessario che la stessa sia giuridicamente imputabile alla società, quale soggetto autonomo e distinto dai soci che la compongono, anche se, in realtà, proprio questi ultimi sono i diretti interessati all’effettivo conseguimento dell’oggetto sociale. L’imputazione suddetta avviene mediante la c.d. “spendita del nome” della società (ragione o denominazione sociale a seconda che si tratti di società di persone o di società di capitali e cooperative) da parte degli amministratori o comunque di chi agisce in nome e per conto della stessa.

  • OIC

    1. Acr. di: Organismo Italiano di Contabilità. Fondazione privata costituita nel 2001 con la missione di predisporre i principi contabili per la redazione dei bilanci d’esercizio e consolidati delle imprese, dei bilanci preventivi e consuntivi delle aziende non profit e delle amministrazioni pubbliche, nazionali e locali. Sono sui compiti: pubblicare principi contabili per la redazione dei bilanci delle aziendeprivate, non profit e pubbliche per i quali non è prevista l’applicazione degli IAS, coadiuvare il legislatore nell’emanazione della normativa in materia contabile e connessa, fornire supporto all’applicazione in Italia dei principi contabili internazionali, svolgere un ruolo di collaborazione e di stimolo nei confronti dello IASB, operare in stretto contatto con l’EFRAG, promuovere la cultura contabile. Hanno partecipato alla sua costituzione:ABI, AIAF, ANDAF, Ania, Assilea, Assirevi, Assogestioni, Asonime,Borsa Italiana spa, Centrale dei Bilanci, Confapi, Confcommercio, Confindustria, Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti, Consiglio Nazionale dei Ragionieri. (al)

    2. Acr. di: Organization of the Islamic Conference (fr. Organisation de la conférence islamique- OCI). Organizzazione politica con sede a Gedda (Arabia saudita) per l’espansione della solidarietà islamica nel campo economico, sociale, culturale e politico, costituita nel 1969. Ne fanno parte 57 Stati a pieno titolo e 5 Stati od organizzazioni come osservatori anche europei. I 57 Stati sono: Afghanistan, Albania, Algeria, Azerbaijan, Bahrain, Bangladesh, Benin, Brunei Darussalam, Burkina Faso, Cameroon,Chad, Comoros, Djibouti, Egypt, Emirati Arabi Uniti, Gabon, The Gambia, Guinea, Guinea- Bissau, Guyana, Indonesia, Iran, Iraq, Jordan, Kazakhstan, Kuwait, Kyrgyzstan, Lebanon, Libya, Malaysia, Maldives, Mali, Mauritania, Marocco, Mozambico, Niger, Nigeria, Oman, Pakistan, Palestina, Qatar, Saudi Arabia, Senegal, Sierra Leone, Somalia, Sudan, Suriname, Siria, Tajikistan, Togo, Tunisia, Turchia, Turkmenistan, Uganda, Uzbekistan, Yemen. Sono osservatori: Bosnia and Herzegovina, Repubblica Centro Africana, Moro National Liberation Front of the Philippines, Tailandia, Repubblica Turca di Cipro.

  • OICVM

    Acr. di: Organismi di InvestimentoCollettivo in Valori Mobiliari. Espressione, introdotta dal diritto comunitario, che indica le organizzazioni (organismi nel linguaggio comunitario) il cui oggetto esclusivo è l’investimento collettivo in valori mobiliari dei capitali raccolti presso il pubblico, il cui funzionamento è soggetto al principio della ripartizione dei rischi e le cui quote sono riacquistate o rimborsate a carico del patrimonio dell’organismo su richiesta dei portatori (art. 1 direttiva 85/611/ (CEE) del Consiglio del 20 dicembre 1985 e succ. modif.). Rientrano nella più ampia categoria degli organismi di investimento collettivo del risparmio OICR della quale comprendono i Fondi comuni d’investimento mobiliare e le Società di Investimento a Capitale Variabile (SICAV).

  • OIL FACILITIES

    Crediti internazionali concessi l’ambito del FMI per far fronte agli squilibri della bilancia dei pagamenti derivanti dalle importazioni di prodotti petroliferi. Questo sportello del FMI, sorto in seguito agli aumenti di prezzo del petrolio decisi nel 1973, è statofinanziato attraverso accordi tra il FMI e i nove paesi membri produttori di materie prime (Arabia Saudita, Canada, Emirati Arabi Uniti, Iran, Kuwait, Nigeria, Oman, Paesi Bassi e Venezuela) per un totale iniziale di circa tre miliardi di DSP. Secondo l’accordo il FMI corrispondeva ai paesi finanziatori un interesse del 7% annuo a carico dei paesi che fruivano dei finanziamenti. La possibilità di accedere a questi canali creditizi era subordinata sia all’esistenza di un deficit della bilancia dei pagamenti, sia alla disponibilità del paese interessato a concordare con il FMI una linea di intervento per riequilibrare i conti con l’estero. Oltre a ciò, per poter usufruire delle oil facilities, era necessario impegnarsi a non introdurre misure commerciali di carattere restrittivo e a non effettuare svalutazioni della moneta al solo scopo di rendere più competitivi i propri prodotti. Il finanziamento poteva essere al massimo pari all’aumento, rispetto al 1972, del costo delle importazioni di prodotti petroliferi e comunque non poteva superare il 75% della quota detenuta presso il FMI dal paese richiedente il finanziamento.

  • OIL MONEY

    Disponibilità valutaria derivata dalla vendita di prodotti petroliferi. Dopo i fortissimi aumenti di prezzo decisi dai paesi produttori nel 1973, questa massa valutaria è divenuta assai cospicua, tanto da rappresentare per diversi anni un elemento di notevole instabilità per l’intero sistema monetario internazionale. A fronte di queste notevolissime disponibilità valutarie non sempre vi sono stati infatti adeguati programmi di spesa per i beni reali, per cui una parte consistente della valuta in possesso dei paesi produttori veniva impiegata a breve sui mercati finanziari e finiva per fluttuare da un paese all’altro alla ricerca della migliore remunerazione. In genere, tali disponibilità sono state costituite da dollari, valuta utilizzata per gran parte dell’interscambio petrolifero: si parla in questo caso di oil dollar. È anche vero però che non si trattava solo di dollari, dal momento che l’instabilità della valuta americana ha indotto lcuni paesi produttori a convertire le loro entrate in valute più solide o comunque in un paniere di valute tale da minimizzare i rischi di cambio.

  • OIL SPILL

    Con tale termine s’intende lo scarico accidentale di greggio (o di prodotti petroliferi), da un pozzo (in terra o in mare), da una condotta, da un serbatoio, da una petroliera, dovuti ad un evento fortuito (manovra errata o incidente). Scarichi intenzionali od operativi riguardano invece gli idrocarburi che accompagnano l’acqua di lavaggio delle petroliere, i fanghi di perforazione (dopo la loro utilizzazione) e i rifiuti dell’industria chimica.
    Editor: Claudio DICEMBRINO
    © 2009 ASSONEBB

  • OLOGRAMMA

    È l’immagine tridimensionale di un oggetto ottenuta mediante un processo particolare basata sull’utilizzo di proiettori aluce coerente (Laser). L’immagine è memorizzata su un supporto di materiale speciale e, osservata ad occhio nudo, appare tridimensionale come l’oggetto originale. Gli ologrammi vengono inseriti in carte di plastica per renderle più sicure contro le falsificazioni, date le difficoltà connesse con il processo di produzione.

  • OMBUDSMAN BANCARIO

    Rappresenta un momento tipico di difesa del contraente debole nel rapporto banca-cliente, sorto in risposta ai limiti di tempo e di costo dei tradizionali canali di tutela delle posizioni contrattuali. La circolare ABI, che istituisce tale sistema, ne articola la struttura in due presidi: l’Ufficio Reclami, presso ogni istituto di credito, e l’Ombudsman, Organo collegiale composto da cinque Membri scelti tra soggetti qualificati in materie economiche, creditizie e giuridiche, operante a livello nazionale. L’Ufficio Reclami è competente a gestire i reclami presentati da tutta la clientela per qualunque questione derivante da rapporti intrattenuti con la banca, mentre il ricorso all’Ombudsman è sottoposto a limiti soggettivi e di valore. Può, infatti, rivolgersi a tale organo una limitata categoria di utenti bancari: esclusivamente i soggetti che, secondo la definizione fornita dalle norme sul credito al consumo, rivestono la qualifica di consumatori, avvalendosi dei servizi bancari per scopi estranei all’attività professionale o imprenditoriale eventualmente svolta; inoltre, la competenza dell’Ombudsman è circoscritta alle controversie che abbiano causato un danno al reclamante non superiore ai cinque milioni di lire. Entro tali limiti, il cliente può esperire il ricorso a tale Organo a condizione che: la controversia non sia stata già sottoposta all’autorità giudiziaria o al giudizio arbitrale; l’Ufficio Reclami non abbia tempestivamente provveduto o la sua risposta non sia stata favorevole, anche se parzialmente al cliente o, ancora, all’accoglimento del reclamo non sia seguita l’attuazione dell’Ufficio Reclami, nei tempi che il provvedimento di accoglimento deve indicare. La valutazione dell’Ufficio Reclami e dell’Ombudsman ha ad oggetto esclusivamente le modalità con cui l’ente creditizio ha gestito le operazioni, ossia una verifica della trasparenza privatistica e della corretta applicazione di regole legali e contrattuali. È, infatti, esclusa nettamente dall’area di competenza di entrambi gli Organi ogni forma di sindacato diretto ad entrare nel merito delle scelte di indirizzo e di politica gestionale della banca. L’Autorità introdotta dall’ABI, priva della natura di Organo giudiziario, adotta decisioni prive di efficacia vincolante per il soggetto reclamante, il quale è sempre libero di investire della controversia l’autorità giudiziaria, sia durante che dopo il giudizio reso dall’Ombudsman. La banca interessata, invece, conformemente agli impegni assunti con la sottoscrizione dell’accordo, è tenuta ad adeguarsi alla decisione del garante, che, pur privo di potere coercitivo, esercita un potere di “persuasione” sulla banca attraverso il deterrente della pubblicità dell’inadempienza sulla stampa, che può influire negativamente sull’immagine dell’intermediario bancario.

  • OMOLOGAZIONE

    1. Provvedimento con cui l’autorità giudiziaria accerta o dichiara la conformità alla legge di determinati atti, previo esame della legittimità e/o anche del merito e/ o dei presupposti giuridici necessari a produrre certi effetti. Trova diverse applicazioni, p.e. per la separazione consensuale dei coniugi, per i provvedimenti di affiliazione, per il concordato fallimentare e di quello preventivo. Per gli atti di costituzione e per le modifiche degli atti costitutivi delle società di capitale e delle cooperative l’omologazione non è più richiesta dopo che la l. 24.11.2000 n. 340 ha modificato gli articoli del codice civile che la prevedevano.

    2. Provvedimento con cui gli uffici tecnici di un’autorità amministrativa accertano e dichiarano se un certo manufatto, destinato a essere prodotto in serie, possiede i requisiti tecnici previsti dalla legge e ne autorizzano la produzione e il commercio. Ciò avviene p.e. per i veicoli a motore, le apparecchiature elettriche e radioelettriche, i fitofarmaci ecc.

    3. Per metonimia, omologazione (detta anche omologa) sono dette la procedura di accertamento e dichiarazione e l’atto che ne riporta le decisioni.

  • OMX 30

    Indice azionario oggetto di opzioni e futures sul mercato a termine svedese (v. Stockholm optionmarknad). È rappresentato da un paniere di 30 titoli quotati alla Borsa di Stoccolma,la cui composizione è rivista su base trimestrale, selezionando i titoli che nel periodo immediatamente precedente al momento della revisione abbiano evidenziato il più elevato turn-over di negoziazioni.

  • ON CALL

    Tipo di negoziazione mercantile in uso nei mercati nord americani e particolarmente nel commercio dei cotoni e dei cereali. Mediante tale negoziazione gli esportatori lancianopubblicamente offerte di merce basandosi, nella determinazione del prezzo offerto, sulle quotazioni del mercato “a termine” del posto. In tale offerta di fatto tramutano le quotazioni “a termine” in offerte “in effettivo” CIF (tutte le negoziazioni on call prevedono il prezzo CIF); tale quotazione si ottiene aggiungendo alla quotazione dell’a termine i costi (nolo, assicurazioni ecc.) e l’utile dell’operazione. Al fine di coprirsi dal rischio di una variazione di costo nel mercato dell’”a termine” l’esportatore fissa nell’offerta soltanto la quota di prezzo (on) che dovrà essere aggiunta alla quotazione che la merce avrà nel mercato “a termine” ad una certa data fissa indicativamente nell’offerta. In tale offerta viene anche fissata la data entro la quale il compratore dovrà effettuare la chiamata (call detto anche richiamo) con cui fisserà la data di riferimento del prezzo correlativamente a quello esposto nel mercato “a termine” appunto nella data indicata.

  • ON LINE

    Modalità di funzionamento di unità e dispositivi operanti sotto il controllo remoto di un sistema centrale di elaborazione. Avviene mediante lo sfruttamento di linee di trasmissione ed il controllo può essere effettuato in tempo reale oppure in un tempo successivo.

  • ONERE

    Necessità di un comportamento cui il soggetto è tenuto per realizzare un proprio interesse. È, quindi, una situazione particolare del rapporto giuridico che si colloca tra la libertà e l’obbligo e che si distingue dalle situazioni soggettive passive in quanto la legge non impone il comportamento del soggetto, né stabilisce una sanzione in caso di inadempimento. Questo si spiega per il fatto che oggetto dell’onere è il comportamento che deve essere posto in essere per poter esercitare un proprio diritto (p.e., secondo l’art. 1495 c.c., il compratore decade dal diritto alla garanzia se non denuncia al venditore i vizi entro otto giorni dalla scoperta). Il suo adempimento, quindi, si traduce nell’impossibilità, per il titolare, di soddisfare l’interesse; non incidendo, peraltro, sulla realizzazione di aspettative altrui, non è fonte di responsabilità verso alcuno. I medesimi caratteri presenta “l’onere della prova”, che consiste nel comportamento della parte di indicare al giudice con quali mezzi di prova intende dimostrare i fatti che costituiscano il fondamento del suo diritto. Nel linguaggio tecnico il termine onere viene spesso usato come sin. di costo.

  • ONERI DEDUCIBILI

    Oneri deducibili dal reddito complessivo delle persone fisiche, giuridiche e degli enti non commerciali specifi- camente indicati agli artt. 10, 65, 110, d.p.r. 22.12.1986 n. 917. A titolo indicativo, entro limiti e a condizioni specificamente indicate, sono deducibili le spese mediche e di assistenza specifica, gli assegni familiari, i contributi previdenziali e assistenziali versati in ottemperanza a disposizioni di legge, le indennità corrisposte al conduttore, per perdita dell’avviamento, in caso di cessazione del rapporto locatizio e altri ancora. L’art. 65, d.p.r. n. 917, cit., disciplina la deducibilità dal reddito di impresa degli oneri di utilità sociale sostenuti in relazione alle varie ipotesi di erogazioni liberali specificamente contemplate. Si tratta, in particolare, delle spese relative a opere o servizi utilizzabili dalla generalità dei dipendenti o di categorie di dipendenti sostenute per specifiche finalità di educazione, istruzione, ricreazione, assistenza sociale e sanitaria o culto per un ammontare non superiore al 5 per mille dell’ammontare delle spese per prestazioni di lavoro dipendente sostenute; le erogazioni liberali fatte a persone giuridiche che perseguono esclusivamente le finalità di cui sopra, o finalità di ricerca scientifica; le erogazioni a favore di università e di istituti di istruzione universitaria; sono, inoltre, deducibili altri oneri di cui all’art.10, d.p.r. n. 917. cit., per l’espresso rinvio effettuato a tale norma. Analogo rinvio è contenuto nell’art. 110, d.p.r. n. 917, cit., per la determinazione degli oneri deducibili dal reddito complessivo degli enti non commerciali. In generale va notato che sono deducibili solo gli oneri tassativamente indicati nelle disposizioni sopra richiamate. La deduzione deve necessariamente essere indicata nella dichiarazione dei redditi e deve essere effettuata el periodo d’imposta in cui gli oneri sono stati effettivamente sostenuti. Con l. 14.11.1992 n. 438, taluni oneri deducibili sono stati trasformati in detrazioni d’imposta (a titolo indicativo si consideri la detrazione del 19% degli interessi in dipendenza di mutui garantiti da ipoteca su immobili contratti per l’acquisto dell’unità immobiliare da adibire ad abitazione principale entro un anno, per un importo non superiore a L. 7 milioni (€ 3.615,20); entro certi limiti, le spese funebri, le spese veterinarie, le spese scolastiche, talune erogazioni liberali ecc.

  • ONERI FIGURATIVI

    Elementi di costo non contabilizzati ma tenuti presenti nella formazione dei prezzi di vendita o nei calcoli sulla convenienza o meno di accettare ordini diproduzione. Sono considerati oneri figurativi gli elementi extracontabili del costo, p.e.: i fitti figurativi, cioè i costi di affitto che l’impresa avrebbe dovuto sostenere se non avesse avuto fabbricati e edifici industriali di sua proprietà; gli stipendi figurativi, ossia gli stipendi che dovrebbero essere corrisposti per il lavoro del proprietario o dei suoi familiari (ovviamente se non contabilizzati in quanto effettivamente pagati), che si hanno in genere nelle aziende individuali o a carattere familiare; gli interessi di computo, dati dall’interesse sul capitale investito nella produzione dal momento in cui si acquistano le materie prime fino a quando si realizza il ricavo di vendita. Sommando al costo complessivo di produzione gli oneri figurativi si ottiene una particolare configurazione di costo detto economico-tecnico.

  • ONERI PLURIENNALI

    Costi relativi a beni oservizi il cui utilizzo si protrae per più anni, con la conseguenza che ogni anno dovrà essere imputata a carico dell’esercizio una quota del costo di tali beni. Questo processo non si estende a tutta la gestione, ma riguarda solo il periodo di durata fisica o economica (v.obsolescenza) dell’investimento oggetto di ammortamento. Le percentuali applicate per il calcolo della c.d. “quota di ammortamento” variano secondo valutazioni economiche (v.ammortamento) e anche secondo le norme stabilite dalle leggi fiscali (v. ammortamento fiscale). I costi pluriennali possono riferirsi all’acquisto di immobilizzazioni materiali ed immateriali quali fabbricati, impianti, macchinari, arredi, automezzi, brevetti industriali, oneri relativi all’emissione di prestiti obbligazionari, spese d’impianto e di costituzione ecc. Nella contabilità del settore pubblico l’espressione “oneri pluriennali” viene usata con riferimento agli impegni assunti con leggi di spesa che riguardano un arco temporale superiore all’anno.

  • ONG

    Acr. di: Organizzazione Non Governativa, tr. it. di Non Governmental Organization- NGO. Associazioni private, costituite dal concorso di individui e organizzazioni private e anche di organizzazioni appartenenti a più Stati. Le ONG non sono mai istituite da accordi internazionali,come avviene invece per le organizzazioni intergovernative. La loro costituzione e la loro attività sono regolate dalle leggi internedello Stato in cui vengono costituite. Molto importanti sono le ONG di carattere tecnico e scientifico comunemente chiamate a collaborare in sede internazionale nei lavori preparatori di trattati internazionali. Altre ONG, riccamente dotate di mezzi, svolgono forte attività internazionale in materie ambientali e religiose e sono anche accreditate presso l’ONU, dove sono consultate in materie di loro competenza ed esercitano attività di lobbying politica come portatrici di interessi particolari. Con il procedere della globalizzazione, a queste attività politiche le ONG hanno aggiunto quella ideologica per influenzare e mobilitare l’opinione pubblica mondiale.

  • ONLUS

    Acr. di: Organizzazione non lucrativa di utilità sociale. Sono Onlus le associazioni, i comitati, le società cooperative e gli altri enti di carattere privato, con o senza personalità giuridica, i cui statuti o atti costitutivi, redatti nella forma dell’atto pubblico o della scrittura privata autenticata o registrata, prevedono espressamente: 1) lo svolgimento in via istituzionale di attività in uno o più dei settori di rilevante interesse sociale individuati tassativamente dal legislatore (p.e. assistenza sociale e socio-sanitaria, beneficenza, istruzione, sport dilettantistico ecc.); 2) l’esclusivo perseguimento di finalità di solidarietà sociale; 3) il divieto di svolgere attività diverse da quelle tassativamente previste, a eccezione di quelle a esse direttamente connesse; 4) il divieto di distribuire, anche in modo indiretto, utili o avanzi di gestione; 5) l’obbligo di impiegare gli utili o avanzi per la realizzazione delle attività istituzionali e connesse; 6) l’obbligo di devolvere il patrimonio dell’organizzazione, in caso di scioglimento, ad altra Onlus; 7) l’obbligo di redigere il bilancio o rendiconto annuale; 8) la previsione di una disciplina uniforme del rapporto associativo volto ad assicurarne l’effettività; 9) l’uso, nella denominazione e nei segni distintivi, o nelle comunicazioni rivolte al pubblico, della locuzione/acronimo Onlus. La disciplina di questi enti è contenuta nel d.lg. 4.12.1997 n. 460. Accanto alle Onlus come sopra definite vi sono enti che sono definiti tali a prescindere dai requisiti statutari. Si tratta, tra gli altri, delle organizzazioni di volontariato, delle organizzazioni non governative riconosciute idonee ai sensi della l. 26.2.1987 n. 49, delle cooperative sociali di cui alla l. 8.11.1991 n. 381. Il reddito delle Onlus è determinato con gli stessi criteri stabiliti per tutti gli enti non commerciali, salve agevolazioni specifiche tra e quali, la più rilevante, quella per cui (a eccezione delle società cooperative) lo svolgimento delle attività istituzionali nel perseguimento di esclusive finalità di solidarietà non costituisce esercizio di attività commerciale. Sono inoltre esclusi dal reddito imponibile i proventi derivanti dallo svolgimento delle attività direttamente connesse. Il venire meno dei requisiti previsti ai fini della qualificazione dell’ente come Onlus determina la perdita di tale qualifica, con conseguente sospensione del regime agevolativo oltre che, in taluni casi, con l’applicazione di sanzioni pecuniarie.

  • OPERATORE QUALIFICATO

    Detto anche investitore qualificato e investitore istituzionale. Indica un soggetto appartenente a una speciale categoria di investitori per i quali nei rapporti con gli intermediari autorizzati non si applicano certe disposizioni e cautele previste per i rapporti con gli altri investitori e ciò in ragione della loro presumibile competenza professionale. La materia è regolata dagli art. 31, 2 comma del Regolamento Consob di attuazione del TUF, adottato con delibera n. 11522 del 1.7.1998 (e succ. modif.) e dall’art. 1 lette h del d.m. Tesoro 24.5.1999 n. 228. Sono defi- niti, in base a questi articoli, operatori qualificati gli intermediari autorizzati, le SGR, le SICAV, i fondi pensione (v. fondo pensione), le compagnie di assicurazione, i soggetti esteri che svolgono in forza della normativa in vigore nel proprio Stato d’origine le attività svolte dai soggetti di cui sopra, le società e gli enti emittenti strumenti finanziari negoziati in mercati regolamentati, le società iscritte negli elenchi di cui agli articoli 106, 107 e 113 del TUBC (e cioè gli intermediari finanziari diversi dalle banche), le persone fisiche che documentino il possesso dei requisiti di professionalità stabiliti dal TUF per i soggetti che svolgono funzioni di amministrazione, direzione e controllo presso società di intermediazione mobiliare, le fondazioni bancarie (v. fondazione bancaria), oltre che ogni società o persona giuridica in possesso di una specifica competenza ed esperienza in materia di operazioni in strumenti finanziari espressamente dichiarata per iscritto dal egale rappresentante.

  • OPERATORI DI BORSA

    Intermediario cheopera nei mercati regolamentati. Prima dell’estensione della borsa telematica e prima dell’istituzione delle SIM operavano in borsa diverse figure con compiti e qualifiche diverse come operatori intermediari o esecutori di ordini ammessi ai recinti e agli antirecinti alle grida delle borse valori (agenti di cambio, commissionari di borsa, procuratori e rappresentanti alle grida di un agente di cambio, rappresentanti e sostituti rappresentanti di borsa di commissionarie autorizzate, osservatori alle grida di banche e produttori di ordini o remisiers), i quali agivano solo per conto di terzi. Attualmente possono partecipare alle negoziazioni in borsa e nei mercati comunitari ed extra-comunitaririconosciuti dalla Consob gli agenti di cambio (ruolo a esaurimento), le banche e le imprese di investimento (nazionali, comunitarie ed extracomunitarie) autorizzate al servizio di negoziazione per conto proprio e per conto di terzi.

  • OPERAZIONE DELLA BANCA D'ITALIA

    Le operazioni della Banca d’Italia sono effettuate in applicazione delle decisioni di politica monetaria adottate dal Consiglio direttivo della BCE. L’Eurosistema dispone di diverse tipologie di strumenti per la conduzione delle operazioni di mercato aperto: lo strumento più importante è rappresentato dalle operazioni temporanee (da attuarsi sulla base di contratti di vendita/acquisto a pronti con patto di riacquisto/vendita a termine o di prestiti garantiti). L’Eurosistema può anche fare ricorso a operazioni definitive, all’emissione di certificati di debito della BCE, agli swap in valuta e alla raccolta di depositi a tempo determinato.
    Le operazioni di mercato aperto sono svolte dalle singole BCN su iniziativa della BCE, che ne stabilisce le modalità e le condizioni. Esse possono essere condotte sulla base di aste standard, aste veloci o procedure bilaterali. Con riferimento alle finalità perseguite, le operazioni temporanee di mercato aperto si possono distinguere in:
    a) operazioni di rifinanziamento principali, effettuate con frequenza settimanale e scadenza a una settimana, mediante aste standard;
    b) operazioni di rifinanziamento a più lungo termine, effettuate normalmente con frequenza mensile e scadenza a tre mesi, mediante aste standard; è inoltre possibile la conduzione, a frequenza irregolare, di operazioni con scadenze diverse, quali la durata di un periodo di mantenimento, sei, dodici e trentasei mesi;
    c) operazioni di fine-tuning, senza cadenza prestabilita: mirano a regolare gli effetti sui tassi di interesse causati da fluttuazioni impreviste della liquidità nel mercato; sono di norma effettuate mediante aste veloci o procedure bilaterali e possono consistere in operazioni temporanee, definitive, di swap in valuta o di raccolta di depositi a tempo determinato;
    d) operazioni di tipo strutturale: mirano a modificare il fabbisogno strutturale di liquidità del settore bancario nei confronti dell’Eurosistema, possono avere la forma di operazioni temporanee o di emissione di certificati di debito della BCE e sono effettuate dalle BCN attraverso aste standard; se le operazioni strutturali sono di tipo definitivo sono effettuate attraverso procedure bilaterali.
    Fonte: Banca d'Italia

  • OPERAZIONE SOSPETTA

    Operazione finanziaria che per connotazioni oggettive (caratteristiche, entità, natura) e in relazione alla posizione soggettiva del cliente (capacità economica e attività svolta) induce a sospettare una provenienza illecita delle somme utilizzate (v. antiriciclaggio). Queste operazioni sono individuate sulla base delle indicazioni operative per la segnalazione di operazioni sospette emanate dallaBanca d’Italia e devono comunque essere segnalate all’UIC. L’UIC compie l’analisi della segnalazione avvalendosi anche della collaborazionedelle altre autorità di vigilanza e decide, quindi, se trasmetterla alle autorità investigative.

  • OPERAZIONE TRIANGOLARE

    Intervento delle banche di un paese terzo nel rapporto fra importatore ed esportatore sui mercati internazionali.

  • OPERAZIONI DI BANCA

    Insieme delle negoziazioni compiute dalla banca. Differisce da “contratto bancario”, categoria giuridica che denota i negozi mediante i quali si costituiscono, si modificano o si estinguono i rapporti bancari. La fondamentale attività delle aziende di credito consiste nella raccolta del risparmio tra il pubblico e nel contemporaneo esercizio del credito (art. 1 11 TUBC), cioè nella raccolta di mezzi monetari dai settori in surplus finanziario (principalmente le famiglie) e nel loro impiego dove essi sono necessari (settori in deficit finanziario, principalmente le imprese e le amministrazioni pubbliche). Le operazioni di una banca, come le operazioni di qualunque impresa, appaiono strettamente coordinate in modo da formare nel loro complesso un sistema. Una classificazione che facilita la comprensione di questo sistema divide le operazioni di banca in tre gruppi abbastanza omogenei: operazioni di provvista, operazioni di impiego, operazioni accessorie sussidiarie (servizi), operazioni collaterali (parabancario). Le primedue costituiscono le attività tipica di una banca e quelle che tradizionalmente la caratterizzano nel nostro Paese. Esse rappresentano la tipica espressione dell’attività intermediatrice della banca nel settore creditizio. Da ricordare che la gamma delle operazioni bancarie si è accresciuta e diversificata negli ultimi trent’anni, anche per importazione di tecniche e di pratiche elaborate nei Paesi più avanzati, assumendo forme molto sofisticate e incidendofortemente sul vecchio ordinamento della l.b. 1936. Le trasformazioni hanno portato, in seguito all’impulso delle direttive comunitarie, a una serie di provvedimenti culminati col d.lg. 1.9.1993 n. 385 (TUBC) e col d.lg. 24.2.1998 n. 58 (TUF). Il TUBC ha realizzato la terza riforma bancaria in cui il cambiamento principale è stato l’abbandono del principio di specializzazione bancaria e l’adozione di quello della despecializzazione degli intermediari creditizi. Ciò ha permesso l’introduzione nel nostro Paese della figura della banca universale (dopo una breve esperienza del gruppo creditizio polifunzionale) che ha consentito di ampliare alquanto i confini di ciò che è consentito all’attività bancaria.

    1. Operazioni di provvista. Va distinta in: a) raccolta originaria, attuata mediante varie forme di conto corrente, libero e vincolato; di libretto di deposito a risparmio libero e vincolato; buono fruttifero; certificato di deposito; obbligazione bancaria e b) raccolta derivata, attuata mediante le operazioni di risconto, le anticipazioni, i riporti passivi e soprattutto mediante i c/c interbancari passivi e talora i certifi cati di deposito interbancari. Le operazioni di provvista sono operazioni passive, poiché la banca diviene debitrice verso coloro che depositano, e in quanto tali, comportano dei costi, gli interessi passivi.

    2. Operazioni di impiego. Le operazioni di impiego sono rappresentate principalmente da af- fidamenti in conto corrente; sconto di portafoglio; finanziamenti su portafoglio commerciale; crediti personali; anticipi all’esportazione; crediti ipotecari; mutui e finanziamenti a tasso fisso e indicizzati; anticipazioni fondiarie ed edilizie; somministrazioni in conto mutuo; crediti agrari; leasing finanziario; acquisto di crediti d’impresa. Un secondo gruppo di operazioni di impiego sono compiute anche investendo in valori mobiliari e titoli, al fine di creare una riserva di liquidità e per trarre un reddito da un portafoglio a minimo rischio, composto cioè da titoli con vasto mercato, facilmente realizzabili. Le operazioni di impiego di fondi sono operazioni attive, sia giuridicamente dato che l’azienda di credito per esse si costituisce creditrice verso i terzi sia economicamente per i proventi, principalmente interessi o sconti attivi percepiti.

    3. Servizi. Con le operazioni accessorie le banche mettono a disposizione della clientela una serie di servizi che si sono alquanto ampliati e resi in modi sofisticati negli ultimi vent’anni: ordini di pagamento a favore di terzi (bonifici); depositi di titoli a semplice custodia; depositi di titoli a custodia e amministrazione; gestione di patrimoni mobiliari; negoziazione di titoli (di Stato, obbligazionari, azionari), inclusa la raccolta di ordini; servizio titoli (pagamento dividendi o cedole, rimborso titoli scaduti o estratti); servizi di incasso effetti, documenti, assegni; pagamento utenze, contributi e tributi; acquisto e vendita di valuta estera nelle sue diverse forme, compreso il rilascio; di travellers cheques in divisa estera e il pagamento o la negoziazione di assegni; turistici in divisa estera; locazione cassette di sicurezza e depositi chiusi; carte di credito; versamento e prelievo di contante presso sportelli automatici; consulenza in valori mobiliari; operazioni di collocamento di titoli pubblici. Queste operazioni sono fonte di proventi per la banca, sotto forma di provvigioni o commissioni e anche di vantaggi indiretti.

    4. Parabancario. Le operazioni parabancarie, infine, sono offerte dalle banche di regola attraverso società specializzate (abbastanza raramente in forma diretta), donde il nome. Comprendono p.e. leasing, factoring, forfaiting, attività di revisione e di certificazione, di elaborazione automatica dei dati, di gestione fiduciaria e di consulenza (v.parabancario, oltre alle voci specifiche).

  • OPERAZIONI DI CREDITO

    Rapporti intercorrenti fra banca e clienti in forza dei quali la prima eroga ai secondi somme di denaro oppure presta ad essi garanzia di diversa natura impegnandosi per loro conto con la propria firma. Si parla nei due casi, rispettivamente, di credito per cassa e di credito di firma. Nel primo caso la banca impiega i fondi a propria disposizione, nel secondo svolge funzione intermediatrice fra clienti lontani o fra i quali non esiste un rapporto di reciproca fiducia; in tal caso, la banca non eroga ai clienti somme di denaro, ma più spesso mette a loro disposizione la propria organizzazione e il credito di cui essa gode sul mercato per facilitare ai clienti stessi il compimento sicuro di dati affari. Le operazioni di prestito e di finanziamento a tasso ordinario sono così classifi cate dalla Banca d’Italia: acquisto di crediti d’impresa, affidamenti in conto corrente, anticipazioni fondiarie e edilizie, anticipi all’esportazione, crediti agrari, crediti ipotecari, crediti personali, finanziamenti su portafoglio commerciale, leasing finanziario, mutui e finanziamenti a tasso fisso, mutui e finanziamenti indicizzati, sconto di portafoglio, somministrazioni in conto mutuo.

  • OPERAZIONI DI LIQUIDAZIONE

    Attività inerente l’adempimento e l’esecuzione dei contratti di borsa. La liquidazione può essere a termine, a contanti oppure a termine fermo. Con la prima, i due contraenti si concedono reciprocamente credito e restano entram- bi soggetti al rischio di inadempimento della controparte, sia per quanto concerne la liquidità (mancato rispetto dei tempi) sia in relazione al credito stesso (stato di insolvenza). L’operazione avviene solo nei giorni specificamente indicati dal calendario di borsa e si svolge nell’ambito della c.d. “Stanza di compensazione”, nella quale vengono liquidati tutti i contratti stipulati dall’inizio alla fine del ciclo borsistico, (che coincide con il giorno successivo a quello dei riporti fino al giorno dei riporti del mese successivo). Gli adempimenti sono scaglionati in dieci giorni dedicati, nell’ordine, alla risposta premi, ai riporti, ai compensi, alla spunta in cui gli operatori verificano la concordanza dei rispettivi saldi bilaterali senza il coinvolgimento della stanza, alla consegna fogli, alla correzione degli errori, alla consegna dei titoli, alla liquidazione, al pagamento dei saldi creditori di denaro, al regolamento dei saldi creditori titoli. I sei giorni dal quarto al nono sono quelli della procedura di liquidazione presso la stanza di cui, i primi tre sono dedicati alle operazioni preliminari mentre il settimo e l’ottavo sono dedicati ai saldi debitori ed il decimo, esterno alla procedura di liquidazione, ai saldi creditori. Così tra la stipula di un contratto di compravendita ed il previsto adempimento può intercorrere un termine compreso fra quindici e quarantacinque giorni; termini idonei per operazioni di speculazione e di copertura. La liquidazione a contanti consiste, invece, secondo i regolamenti e le delibere Consob di riferimento, nel pagamento effettuato entro il giorno successivo a quello della stipulazione del contratto, con la facoltà del venditore di ritardare la consegna dei titoli per due giorni; ciò è possibile in quanto i contratti sono stipulati a contante ma vengono liquidati il terzo giorno di apertura della borsa successivo al giorno di negoziazione. Conseguentemente ogni giornata borsistica ha un proprio giorno di liquidazione. Le liquidazioni a termine fermo riguardano i futures sugli indici azionari che hanno durata particolare, quali, p.e., il FIB30 che ha una durata massima di nove mesi essendoquotate contemporaneamente tre scadenze relative al trimestre in corso ed ai due trimestri successivi. Questi vengono liquidati giornalmente fino alla scadenza e quindi la liquidazione giornaliera avviene al prezzo di chiusura del giorno determinato (dallaCassa di Compensazione e garanzia) sulla base della media ponderata dei prezzi dell’ultimo 10% dei contratti scambiati sul mercato.

  • OPERAZIONI DI MERCATO APERTO

    Le operazioni di mercato aperto sono effettuate dalla banca centrale e consistono nell’acquisto o nella vendita di titoli presso gli operatori al fine di controllare la base monetaria. Con la vendita di titoli la banca centrale diminuisce la liquidità del sistema economico e finanziario. Viceversa con l’acquisto di titoli viene immessa liquidità nel sistema. Rispetto alla manovra della riserva obbligatoria e al rifinanziamento delle banche, le operazioni di mercato aperto risultano molto più flessibili anche per le necessità di breve periodo. Rientrano nell’ambito delle operazioni di mercato aperto le operazioni di pronti contro termine, oggi preferite, perché ancor più flessibili, più rapide e meno costose per gli operatori economici.

  • OPERAZIONI DI SMOBILIZZO O DI TESORERIA

    Insieme delle transazioni per mezzo delle quali un soggetto economico, utilizzando variamente le proprie attività non liquide, si procura la disponibilità di moneta di cui abbisogna. Tali operazioni si rendono necessarie quando i pagamenti superano le riscossioni di un importo maggiore delle riserve liquide in cassa; possono, tuttavia, manifestarsi anche in momenti di panico del mercato per mantenere un adeguato grado di solvibilità oppure per ragioni di pura e semplice convenienza economica (in periodi di prezzi calanti o di bassi tassi d’interesse o di scarsa remunerazione dei capitali investiti). Nella prassi bancaria, si ricorre a tali operazioni quando si verificano forti richieste di rimborso da parte dei depositanti e le riserve liquide siano insufficienti a sopperire a tale evenienza. In questo caso, la banca può vendere i titoli esistenti nel proprio portafoglio, chiedere anticipazioni passive dando in pegno i beni di cui dispone, riscontare gli effetti in suo possesso, annullare le aperture di credito concesse. È evidente, tuttavia, che il successo della manovra mirante ad incrementare le disponibilità liquide dipende dalle condizioni generali del mercato monetario e del sistema bancario, oltre che dalla politica monetaria e creditizia adottata dalla banca centrale. Se quest’ultima ha deciso infatti di non aumentare la liquidità complessiva del sistema economico, un aumento della liquidità di alcune unità economiche deve necessariamente avvenire mediante una corrispondente riduzione della liquidità di altre unità economiche; di conseguenza, se sulla base delle regole di convenienza economica, il trasferimento della liquidità dalle unità in sur- plus a quelle in deficit non avviene, la carenza di liquidità delle unità in deficit può essere colmata solo mediante un’espansione della massa monetaria volutamente perseguita dalla banca centrale.

  • OPERAZIONI FUORI BILANCIO

    Note anche come operazioni off-balance sheet. Categoria di operazioni bancarie caratterizzate dal fatto di non originare variazioni nella provvistao negli impieghi di fondi (se non a scadenza ed eventualmente) e di essere contabilizzate fra i conti d’ordine, pur concorrendo alla formazione del reddito d’esercizio e alla configurazione dei rischi caratteristi dell’attività bancaria. Sono classificate dalla Banca d’Italia nelle Istruzioni (Tit. IV, cap. 2.5) in due specie generali: a) garanzie e impegni (v. credito di firma; loan committments); b) contratti derivati finanziari (p.e. futures e opzioni). Le operazioni fuori bilancio sono computate per la determinazione dei requisiti patrimoniali sui rischi di mercato e vanno ponderate calcolando per ciascuna l’ammontare dell’“equivalente creditizio”. Questo si ottiene moltiplicando il valore nominale delle singole operazioni per un fattore di conversione che tiene conto della probabilità che, a frontedell’operazione, si determini un’esposizione creditizia per cassa di cui viene stimata l’entità. Rientrano nel computo anche le operazioni fuori bilancio di copertura, cioè quelle effettuate, secondo le Istruzioni della Banca d’Italia, per proteggere dal rischio di avverse variazioni dei tassi di interesse, dei tassi di cambio o dei prezzi di mercato il valore di singole attività o passività in bilancio o fuori bilancio o di insiemi di attività o di passività in bilancio o “fuori bilancio”. Un’operazione fuori bilancio è considerata di copertura quando: a) c’è l’intento della banca di porre in essere tale copertura; b) è elevata la correlazione tra le caratteristiche tecnico-finanziarie (scadenza, tasso di interesse, ecc.) delle attività/passività coperte e quelle del contratto di copertura; c) le condizioni previste ai due punti precedenti risultano documentate da evidenze interne della banca.

  • OPERAZIONI PRONTI CONTRO TERMINE

    Le operazioni di pronti contro termine consistono in una doppia compravendita di titoli eprecisamente in una vendita (acquisto) di titoli a pronti contro acquisto (vendita) a termine a un prezzo prestabilito. Si tratta di operazioni a breve termine e il tasso dell’interesse è dato dalla differenza fra i due prezzi rapportata all’anno. Le operazioni pronti contro termine possono essere effettuate da banche, da intermediari finanziari e da privati, ma quelle che hanno maggiore rilevanza sono quelle della banca centrale e si distinguono in due tipi: di impiego e di rifinanziamento. Con le operazioni di impiego la banca centrale vende alle banche titoli e si impegna a riacquistare titoli della stessa specie e nella medesima quantità a un prezzo di norma superiore. Sotto il profilo monetario si riduce la base monetaria. Con le operazioni di rifinanziamento la banca centrale acquista titoli a pronti dalle banche e si impegna a rivendere a termine titoli della medesima specie e quantità a un prezzo normalmente inferiore. Per la banca centrale il risultato consiste in un aumento della base monetaria. Per le banche questo secondo tipo di pronti contro termine possono essere assimilate al risconto e alle anticipazioni. Nel corso del tempo e per mutate situazioni il pronti contro termine è stato affinato e ora l’assegnazione dei titoli avviene secondo un meccanismo di competitività. Come avviene per il collocamento dei BOT, si ha l’asta competitiva, con la quale la banca centrale regola la base monetaria, mentre il tasso dell’interesse è determinato dal mercato. L’assegnazione dei titoli avviene al prezzo offerto da ciascun partecipante.

  • OPERAZIONI TEMPORANEE IN TITOLI DELLA BANCA CENTRALE

    Rientrano nelle operazioni pronti contro termine, La banca centrale vende titoli alle banche al fine di drenare temporanea liquidità dal mercato, mediante cessioni a pronti di titoli con contestuale impegno di riacquisto a termine, ovvero per accrescere momentaneamente la liquidità del sistema, nell’ipotesi opposta di acquisti di titoli a pronti, a fronte di un contestuale impegno di cessione a termine. In entrambi i casi lo scarto fra i prezzi a pronti e a termine, e i proventi di cedola in corso di maturazione a cavallo dell’operazione, determinano il rendimento ovvero il costo dell’operazione.

  • OPERAZIONI TRA CORRISPONDENTI

    Insieme di atti e rapporti bancari relativi ad accordi preventivi intercorsi fra corrispondenti anche residenti in piazze diverse allo scopo di seguire lo svolgimento dei servizi commerciali richiesti dalla clientela. Le banche, instaurando rapporti di corrispondenza, cercano di offrire alla clientela una gamma sempre più vasta di servizi. Spesso, ai fini della concorrenza con altre ban- che locali, assume importanza l’ampiezza della rete di corrispondenti. Può, inoltre, risultare un efficace mezzo per acquisire nuovi clienti locali che inizialmente entrano in contatto con la banca in conseguenza di rapporti intrattenuti ori l’istituto corrispondente. Fra le banche che realizzano tali accordi di corrispondenza, si stipulano le condizioni, reciproche, o meno, alle quali si renderanno i servizi. Di solito l’analisi di tali condizioni è piuttosto dettagliata. Tutte le operazioni compiute per conto di un corrispondente vengono addebitate a questo per le spese relative sopportate. Le principali operazioni tra corrispondenti riguardano: versamenti e cheques, ordini di pagamento da effettuarsi contro ritiro di documenti, pagamenti su lettere di credito, disposizioni con cheques, giroconti con le filiali, servizio effetti, incasso cedole e titoli estratti, aperture di credito, avalli e fideiussioni, ordini di borsa su titoli.

  • OPERAZIONI TRA FILIALI DI BANCA

    Insieme dei rapporti che si instaurano tra filiali di una stessa banca, in conseguenza del lavoro che ciascuna filiale affida o riceve dalla consorella, a seconda che debba essere eseguito sulla piazza di quest’ultima o sulla propria. Il numero e la varietà delle operazioni che vengono compiute tra filiali di una stessa banca dipendono dall’ordinamento interno della banca e, in particolar modo, dalle norme regolanti i rapporti di dipendenza e gerarchia tra le filiali. Ai fini di un compiuto controllo e di una sana gestione dei fondi, si stabiliscono i limiti di facoltà alle direzioni locali, obbligandole, altresì, a compiere determinati tipi di operazioni soltanto per conto della direzione centrale o della fi- liale capogruppo, oppure come semplice tramite fra questa e la clientela o, infine, in contropartita con la direzione centrale o con la filiale capogruppo.

  • OPIC

    Acr. di: Overseas Private Investment Corporation. Agenzia federale statunitense per l’assistenza degli investimenti privati degli USA in economie emergenti di circa 140 Paesi in via di sviluppo nell’ambito della politica estera statunitense. È stata costituita agli inizi degli anni Settanta, ha sede a Washington (D.C.). Finanzia progetti privati rilasciando assicurazioni contro i rischi politici, concedendo finanziamenti a lungo termine, direttamente o indirettamente finanziando fondi di investimento privati. È, dunque, assicuratore e finanziatore insieme. Sebbene organizzazione pubblica, opera senza ricorrere a soldi dei contribuenti e produce profitti (185 milioni di $ USA nel 2000), costituendo riserve tecniche con i premi di assicurazioni e provvedendo ai finanziamenti con la vendita di propri prodotti finanziari. Ha un capitale sociale di 50 milioni di $ USA, mezzi propri per 3.321. milioni di $ USA e accantonamenti per 680 milioni di $ USA. In trent’anni di attività ha suppor6tyato investimenti per 138 miliardi di $ USA che hanno prodotto 63,6 miliardi di esportazioni. (re) OPPOSIZIONE. Atto giuridico diretto a impedire la produzione di effetti di un provvedimento dell’autorità o, più raramente, di un atto privato. Particolare rilievo assumono le opposizioni esperibili in sede giurisdizionale, le quali, di regola, sono da annoverare tra i mezzi di impugnazione. Tipica, in tal senso, è l’opposizione di terzo (art. 404 c.p.c.), proponibile contro una sentenza passata in giudicato o comunque esecutiva, resa senza il contraddittorio di un soggetto a cui rechi pregiudizio. Con le opposizioni in sede di esecuzione (artt. 615 e 617 c.p.c.) l’opponente tende a ottenere un accertamento negativo del potere dell’istante di agire o da contrastare gli atti del processo esecutivo dimostrandone i vizi che li invalidano (v. esecuzione forzata individuale). Caratteristica è altresì l’opposizione al decreto ingiuntivo, la quale consiste in una domanda diretta all’accertamento dell’inesistenza, totale o parziale, del diritto fatto valere con il ricorso. Nel diritto fallimentare acquistano notevole importanza l’opposizione allo stato passivo e alla sentenza dichiarativa di fallimento. L’istituto dell’opposizione ricorre altresì, con diverse funzioni, anche n altre branche dell’ordinamento, come, p.e., nel diritto processuale penale (v. decreto penale) e nel diritto amministrativo. In quell’ultimo caso, l’opposizione è un tipico mezzo di impugnazione dell’atto amministrativo davanti alla stessa autorità che lo ha emesso e fa parte dei c.d. ricorsi amministrativi, contrapposti a quelli giurisdizionali e comprendenti anche il icorso gerarchico e il ricorso straordinario al Capo dello Stato.

  • OPPOSIZIONE ALLO STATO PASSIVO

    Atto con cui, nel fallimento, viene contestata l’esecutività dello stato passivo. Consiste in un’impugnazione del decreto del giudice delegatocon cui lo stato passivo è reso esecutivo, e si propone con ricorso al giudice delegato. Sono legittimati i creditori esclusi od ammessi con riserva, i quali possono contestare la validità dell’accertamento sommario che ha portato al rigetto totale o parziale della loro domanda di ammissione. S’instaura un ordinario giudizio di cognizione, che si svolge, in contraddittorio del curatore, per il riesame degli elementi addotti dal creditore al fine della sua ammissioneal passivo. L’opposizione va proposta entro quindici giorni dal deposito dello stato passivo in cancelleria; se più sono le opposizioni, esse vanno esaminate e decise in un unico giudizio cumulativo. Al creditore opponente incombe l’onere di costituirsi almeno cinque giorni prima dell’udienza fissata dal giudice delegato per la trattazione della causa, pena la decadenza dall’opposizione. Diversa dall’opposizione è l’impugnazione dello stato passivo, concessa ai creditori ammessi per contestare l’ammissione al passivo di altri crediti. L’impugnazione va proposta negli stessi termini previsti per l’opposizione ed il creditore ha sempre l’onere di costituirsi almeno cinque giorni prima dell’udienza di comparizione. Qualora vengano proposte parallelamente opposizioni ed impugnazioni, i giudizi vanno riuniti. Analoghe norme sono dettate per il procedimento di liquidazione coatta amministrativa, in cui l’opposizione deve essere proposta davanti al tribunale competente entro quindici giorni da quello in cui il commissario liquidatore ha depositato l’elenco dei crediti nella cancelleria del predetto tribunale.

  • OPTION FUND

    Tipologia di fondo comune d’investimento operante sul mercato statunitense, caratterizzato per il fatto di investire parte del proprio attivo in contratti a premio o opzioni, L’utilizzo delle options è funzionale, nella maggior parte dei casi, alla copertura del portafoglio titoli dal rischio di perdite di valore contro il costo della rinuncia a parte dei guadagni potenziali. Esso configura, dunque, un comportamento piuttosto prudenziale, diretto alla stabilizzazione dei rendimenti. Esistono, peraltro, alcuni option funds che sfruttano i premi per fi- nalità di tipo speculativo, cioè per amplificare in rendimenti più che per cautelarsi dal rischio di mercato.

  • OPTION LINKED NOTES

    Titoli obbligazionari sia a tasso fisso che a tasso variabile apparsi sul mercato statunitense alla fine del 1985, caratterizzati dal fatto di incorporare una serie di opzioni particolari. La combinazione dello strumento obbligazionario con l’opzione (talora negoziabili separatamente) consente il collocamentosia presso gli investitori tradizionali sia presso coloro che desiderino acquisire l’opzione per trarre vantaggio dalle sue fluttuazioni di prezzo.

  • OPZIONE

    Facoltà, da esercitarsi entro un certo periodo di tempo, di comprare o di vendere qualsiasi tipo di bene, mobile o immobile, o di esercitare un diritto attribuita per legge a una delle parti o riconosciuta a questa dall’altra parte. In questo senso enerico si estende nel linguaggio comune fino a comprendere la prelazione, pattizia o legale, che si ha quando la facoltà è data a una parte al verificarsi di un certo evento (p.e. prelazione pattizia nell’acquisto di un immobile concessa al locatario in caso di vendita; prelazione legale, sempre in caso di vendita, a favore del conduttore o affittuario del fondo rustico e del conduttore di fondi urbani a uso commerciale; prelazione dei partecipanti all’impresa familiare; del creditore pignoratizio; dei creditori insinuati nel fallimento). Giuridicamente l’opzione è la clausola o convenzione (clausola di opzione, patto di opzione) regolata dall’art. 1331 c.c. con cui uno dei due contraenti (il promittente) si impegna (solitamente dietro un corrispettivo) a mantenere ferma una propria proposta ontrattuale per un determinato periodo di tempo durante il quale l’altra parte (stipulante) ha la facoltà (diritto di opzione) di accettarla o non. Applicazioni di rilievo nell’ambito finanziario sono il diritto di opzione sulle azioni di nuova emissione (art.2441 c.c.) e gli strumenti finanziari derivati denominati appunto opzioni. (gcl)

    OPZIONI. Sono gli strumenti finanziari derivati (ingl., fr. e ted.: option) previsti dall’art. 1.2 lett. i) TUF. Nella forma più semplice esse attribuiscono al compratore (buyer, o holder), dietro il pagamento di un corrispettivo (premio, option premium), il diritto (non l’obbligo) di acquistare (opzione call) o di vendere (opzione put), alla o entro una data prestabilita, una quantità concordata di un’attività fi- nanziaria o reale sottostante (l’underlying) a un dato e predeterminato prezzo a termine o strike price (prezzo di esercizio; anche exercise price). L’opzione sarà esercitata da un compratore razionale solo se egli potrà guadagnare dalla differenza dello strike price rispetto al prezzo a pronti (spot price) corrente al momento dell’esercizio (v. infra sub 3). La controparte si chiama venditore (writer). Il pre- mio viene pagato all’acquisto dell’opzione e non è restituibile all’investitore, sia che l’opzione venga esercitata o non. L’opzione è un contratto nel quale, ai sensi dell’art. 1331 c.c. le parti convengono che una di loro (il writer)rimane vincolata alla propria dichiarazione iniziale e l’altra (il buyer) ha la facoltà di accettare o non accettare la dichiarazione della prima. Non c’è, dunque, simmetria tra compratore e venditore. Queste operazioni possono avere come sottostante strumenti finanziari, tassi di interesse, valute, crediti, merci e relativi indici.

    1. Origine opzioni.

    Contratti con opzioni sono state usate da secoli nelle transazioni mercantili e per le prestazioni di servizi. Nel settore finanziario essi sono comparsi assai più tardi e solo nell’Ottocento sono stati negoziati regolarmente in borsa nella forma di contratti a premio (v. contratti a premio). Fino al 1973 nei mercati finanziari mondiali si trattavano solo contratti a premio di questa specie. Negli USA, in particolare, queste transazioni erano di importo quasi trascurabile rispetto al volume di scambi del mercato a pronti. Le operazioni a premio erano trattate da pochi brokers specializzati e non erano molto allettanti, in quanto chi operava in borsa trovava facilmente credito in denaro (call money) o in titoli per lo scoperto (short selling) per operare sul mercato in contanti invece che su quello a termine. Nel 1973 venne aperto il mercato regolamentato del Chicago Board Options Exchange e venne pubblicato lo studio sul Black and Scholes model di valutazione di questo nuovo tipo di opzioni. Si dovette attendere, però, almeno dieci anni per la comparsa di opzioni su valute (currency options) e su tassi di interesse (p.e. gli interest rate cap), cioè fino a quando non si sono resi disponibili PC, software adeguati e capacità di utilizzarli da parte degli operatori finanziari. Il London Traded Options Market è stato aperto nel 1978, il MATIF nel 1987, il SOFFEX e l’italiano MIF nel 1988, l’IDEM nel 1994.

    2. Utilità delle opzioni.

    L’utilità principale della negoziazione delle opzioni è data dalla possibilità di difendersi dai rischi finanziari, o, come si dice, dalla copertura delle posizioni (hedging). In particolare l’opzione è impiegata per proteggere il valore dell’attività sottostante da future variazioni negative nei prezzi di mercato, bilanciando perdite sul sottostante con guadagni sul mercato dei derivati. Altri prodotti derivati (futures, FRA, FSA, swap) offrono anch’essi una copertura contro il rischio, inteso come probabilità di qualsiasi variazione futura di risultato, tanto sfavorevole quanto favorevole. Però tragli strumenti finanziari, le opzioni, sono gli unici in grado di fornire al compratore l’immunizzazione solo contro gli eventi sfavorevoli e di lasciare aperta la possibilità di quelli favorevoli. Il venditore, invece, resta esposto illimitatamente a tutti gli eventi sfavorevoli. Il premio è il costo di questa assicurazione. Le opzioni sono strumenti di ingegneria finanziaria versatili. La loro flessibilità ha dato origine a molti adattamenti. Un’estesa varietà di forme è impiegata nel controllo delle condizioni di rischio e si trova abbinata, talvolta nascosta, in altri prodotti finanziari. Può essere, p.e., emessa congiuntamente a un’obbligazione (obbligazione cum warrant) e prende il nome di warrant, che può essere staccato e negoziato liberamente in modo autonomo.

    3. At the money, in the money, out of the money.

    Un’opzione (call o put) è at the money (in sigla ATM) quando lo strike è uguale o molto vicino al prezzo corrente (spot price) del sottostante e comporta per il compratore un flusso di cassa nullo o del tutto trascurabile. In the money (ITM) è invece detta l’opzione che comporta per il compratore un flusso di cassa positivo e ciò si verifica quando il prezzo di esercizio è minore del prezzo corrente del sottostante nell’opzione call e viceversa per l’opzione put. Out of the money (OTM), infine, è l’opzione che comporta un flusso di cassa negativo per il compratore, ossia quando il prezzo di esercizio è maggiore del prezzo corrente del sottostante e viceversa per l’opzione put. Un compratore razionale esercita l’opzione solo quando comporta un flusso di cassa positivo, cioè gli consente un guadagno dato dalla differenza tra prezzo corrente e prezzo di esercizio, dedotto il premio pagato (e, a rigore, anche gli interessi sulla somma pagata come premio per il periodo in cui l’opzione è rimasta in vita).

    4. Fome di contratti di opzione.

    Esistono diverse distinzioni delle opzioni secondo le peculiarità che le contraddistinguono.

    4.a) Opzioni americane sono quelle in cui il compratore può esercitare il diritto in qualsiasi momento fino alla scadenza; opzioni europee quelle in cui il diritto può essere esercitato solo alla scadenza. Sono le forme per così dire classiche e tradizionali di questo contratto. .

    4b) Opzioni esotiche è un nome collettivo che raccoglie specie elaborate successivamente: barrier option, opzione asiatica, ladder, opzioni binarie (o digitali).

    4.b.1) La barrier option differisce dalla forma tradizionale nel prezzo di esercizio: in essa vengonofissati due valori di strike, un outstrike e un in strike. Col primo si determina il livello al quale l’opzione cessa di esistere, col secondo il livello in cui l’opzione viene esercitata. Si conoscono, inoltre due forme di barrier option: la knock out optino (nella quale quando il prezzo del sottostante raggiunge un certo livello, l’opzione cessa di esistere, anche se non è ancora scaduta) e la knock in optino (nella quale quando il prezzo del sottostante raggiunge un certo livello, l’opzione inizia a esistere).

    4.b.2) Le opzioni asiatiche si caratterizzano per il fatto che il loro regolamento avviene solo per differenza. Se ne conoscono due forme: l’averagestrike (in cui lo strike price è calcolato alla scadenza in base alla media dei valori assunti dal sottostante durante la durata del contratto) e l’average price (in cui lo strike price è determinato al momento della stipula del contratto e il prezzo di esercizio è fatto pari alla media dei valori assunti dal sottostante durante la durata del contratto).

    4.b.3) Nel ladder se prima della scadenza dell’opzione il prezzo del sottostante supera di un certo ammontare il prezzo di esercizio, il compratore incassa la differenza tra i due prezzi.

    4.b.4) Nelle opzioni binarie o digitali il compratore ha diritto di riscuotere un importo pre- fissato solo se alla scadenza (opzioni europee), o entro la data di scadenza (opzioni americane), il prezzo del sottostante si trova all’interno di un intervallo predefinito. .

    4.b.5) Infine, la bermudan è un’opzione americana in cui però il diritto di esercizio è esercitabile ad alcune date soltanto. L’applicazione di questa specie di opzione si trova frequentemente nei warrant.

    5. Specie negoziate.

    Le opzioni aventi caratteristiche standard sono negoziate sull’IDEM e, limitatamente a quelle che hanno come sottostante titoli di Stato e tassi di interesse, sul MIF. Le caratteristiche che differenziano queste operazioni da quelle dei contratti a premio (v. contratti a premio 2) negoziati sull’MPR sono l’essere le opzioni esse stesse strumenti finanziari (della specie degli strumenti finanziari derivati, art. 1.2, lett. i, TUF) e l’essere quindi negoziabili. Inoltre sull’MPR, dove l’opzione è chiamata “facolt”à (art. 4.6.1.1 del Regolamento), i contratti non possono avere per oggetto azioni sottostanti ai contratti di opzione negoziati nell’Idem. Nell’Idem, dunque, l’attività sul sottostante si estende a tutti gli strumenti finanziari, tassi di interesse ecc., mentre sul MIF è nominativamente delimitata a pochi strumenti finanziari e sull’MPR, sempre più trascurato dagli operatori, è limitata nominativamente e negativamente rispetto all’Idem. Infine lenegoziazioni sull’Idem e sul MIF avvengono con l’interposizione della Cassa di compensazione e garanzia, che non esiste per l’MPR. L’art. 4.8.1 del Regolamento dei mercati organizzati e gestiti da Borsa Italiana spa (in vigore dal 22.4.2002) prevede che sull’Idem possono essere negoziati, oltre ai futures, contratti di opzione aventi come sottostante strumenti finanziari, tassi di interesse, valute, merci e relativi indici. Di fatto le opzioni oggi negoziate sull’Idem sono le opzioni su azioni, di tipo americano e il contratto MIBO 30, di tipo europeo, sull’indice MIB 30. I warrant e i covered warrant, particolari specie di opzione, sono negoziati il primo sul Mercato telematico azionario (MTA) e il secondo sul Mercato telematico dei Covered Warrant (MCW). Va ricordato che il grosso (anche il 90%) delle operazioni di opzione (e di futures) viene compiuto sull’OTC (over the counter).

  • ORA LAVORATA

    Definizione della contabilità nazionale utilizzata nella misurazione del volume di lavoro complessivamente impiegato nell’attività produttiva svolta all’interno del paese. L'input di lavoro misurato dalle ore lavorate esclude le ore in CIG e quelle retribuite ma non lavorate (per ferie, festività soppresse, malattia, permessi e altro) e include quelle effettuate in aggiunta al normale orario di lavoro; comprende altresì le ore effettuate dai lavoratori irregolari, dagli occupati non dichiarati, dagli stranieri non residenti e nell’ambito dei secondi lavori.
    Fonte: Banca d'Italia

  • ORARIO DI BANCA

    Apertura al pubblico degli sportelli bancari. Le banche tendono ad uniformarsi nell’orario di prestazione dei servizi. Bisogna distinguere tra l’orario di sportello e l’orario d’ufficio. L’orario di sportello indica l’apertura al pubblico delle filiali della banca e può variare secondo gli usi e le necessità di singole zone oltre che in base alle scelte di organizzazione della rete territoriale delle aziende. Presso losportello automatico è possibile effettuare operazioni di norma senza limitazioni di orario. L’orario di ufficio fa riferimento alle ore di lavoro del personale bancario ed è regolato da condizioni contrattuali uniformi per la categoria.

  • ORARIO DI BORSA

    Arco di tempo della giornata durante il quale sono svolte le contrattazioni in borsa. Per effetto del consistente sviluppo del trading on-line, si è andato diffondendo il trading after hours (v. Mercato after hours) presso tutte le principali borse e gli ATS (Alternative Trading System). Il trading after hours è la raccolta e l’esecuzione di ordini anche successivamente agli orari di apertura dei mercati,riservato inizialmente agli investitori istituzionali ma aperto poi anche a quelli individuali. Al fine di ridurre i rischi di una insufficiente liquidità del mercato il “trading fuori orario” è però consentito talvolta solo a pochi titoli e/o per ordini di dimensioni limitate. Gli orari delle contrattazioni nei mercati regolamentati sono specifi cati nelle Istruzioni ai regolamenti di Borsa Italiana spa.

  • ORDER DRIVEN

    Mercati ad asta, che si contrappongonoai mercati di dealers (v. quote driven), nei quali gli ordini a prezzo limitato vengono esposti nel registro degli ordini (il cosiddetto market order book); il processo di negoziazione ha luogo attraverso il confronto degli ordini consolidati nel book e il loro incrocio in base a criteri di priorità di prezzo e di tempo. Maggiore è il numero degli ordini presenti sul book, maggiore la liquidità del mercato e, quindi, l’efficienza del processo di formazione dei prezzi, l’attrattività del mercato per i potenziali investitori, la possibilità per gli investitori di ottenere il miglior prezzo possibile date le condizioni generali del mercato. Nei mercati di dealers, per contro, la liquidità è fornita dalle quotazioni esposte dai dealers o dai market makers e la conclusione dei contratti ha luogo ogni qualvolta un broker o un investitore è disposto ad accettare le condizioni di prezzo quotate dal dealer.

  • ORDINAMENTO GIURIDICO

    Complesso di norme e di istituti mediante i quali viene assicurato l’ordinato svolgimento della vita sociale e dei rapporti tra i singoli (v. norma giuridica). Il concetto di ordinamento giuridico è inteso in dottrina in due modi profondamente diversi. Secondo la c.d. teoria normativa, di origine tedesca, esso sarebbe un mero insieme di norme disposte secondo un rigido ordine gerarchico facente capo ad una unica norma base fondamentale e astratta (c.d. grundnorm), la quale rappresenterebbe l’elemento di coesione del sistema. Secondo la teoria istituzionale, l’ordinamento giuridico è invece un’istituzione reale ed effettiva, composta da un corpo sociale, dalla sua organizzazione gerarchica e da un sistema normativo disciplinante il funzionamento dell’istituzione stessa. La teoria normativa è, quindi, monista, ossia ritiene che l’ordinamento giuridico sia uno solo e che si frazioni in tanti ordinamenti particolari tutti facenti capo alla norma base; la teoria istituzionale è, invece, pluralista, in quanto ritiene che ciascuna istituzione (famiglia, società, Stato ecc.) abbia un proprio ordinamento che si pone in posizione gerarchica (di superiorità, parità ecc.) rispetto agli altri ordinamenti. Recenti concezioni propongono un’integrazione delle due teorie, in quanto ciascuna di esse conterrebbe elementi necessari per identi- ficare il concetto di ordinamento giuridico. Il più evoluto e complesso degli ordinamenti giuridici è lo Stato. Accanto ad esso esistono una pluralità di altri ordinamenti, alcuni dei quali si pongono in posizione superiore (p.e. ordinamento internazionale), altri in posizione paritaria (ordinamento dei singoli Stati esteri e della Chiesa). All’interno dell’ordinamento statale si articolano altresì una molteplicità di ordinamenti minori aventi una distinta vita autonoma e le cui norme non sono interamente operanti per l’ordinamento generale (p.e. le forze armate, i singoli ministeri, gli enti pubblici, il settorecreditizio ecc.). Tali norme sogliono essere designate come “norme interne”, appunto perché sono destinate ad operare solo all’interno di tali ordinamenti e solo nei confronti dei soggetti facenti parte della relativa organizzazione.

  • ORDINANTE

    Soggetto che impartisce un ordine ad un altro, con obbligo o facoltà, per quest’ultimo, di eseguirlo, nei termini e secondo le modalità specificate. Nella prassi bancaria, col termine “ordinante” ci si riferisce, più specificamente, alla persona (o impresa) che, in veste di compratore nel commercio internazionale, chiede la concessione di un credito a favore del venditore estero (beneficiario) subordinandone l’erogazione alla consegna alla banca, da parte del venditore stesso, dei documenti rappresentativi delle merci (v. credito documentario).

  • ORDINATIVO D'IMBARCO

    Documento, rilasciato dal vettore marittimo o da un suo agente o raccomandatario al caricatore, contenente l’ordine rivolto al capitano della nave di accettare a bordo un determinato carico. Il capitano e l’ufficiale di bordo, effettuato l’imbarco della merce, rilasciano al caricatore un documento detto ricevuta di bordo, che attesta il compimento dell’operazione e ne registra gli estremi e la data.

  • ORDINE A CARNET APERTO

    Ordine di borsa senza indicazione di quantità, ossia passati per l’acquisto o la vendita di un quantitativo illimitato di titoli di una determinata specie. E stato impiegato fino a quando si sono svolte le negoziazioni alle grida. Si trattava generalmente di ordini passati da clienti di provincia agli intermediari di borsa affinché li eseguissero qualora lo avessero ritenuto opportuno.

  • ORDINE A REVOCA

    Anche: ordine valido a revoca. Ordine di borsa che per le operazioni a termine rimaneva valido fino al termine della riunione di borsa del giorno della risposta ai premi. È stato impiegato fino a quando si sono svolte le negoziazioni alle grida.

  • ORDINE AL LISTINO

    Anche: ordine in chiusura. Ordine di borsa da eseguire durante la chiamata del titolo in fase di chiusura per la formazione del listino ufficiale. È stato impiegato fino a quando si sono svolte le negoziazioni alle grida. L’operazione poteva essere negoziata anche ad un prezzo diverso da quello unico finale che appare a listino. In pratica, tuttavia, nei confronti della clientela minore e più in generale per evitare contestazioni, si preferiva far coincidere i due prezzi.

  • ORDINE AL MEGLIO

    Sin.: ordine a prezzodi mercato. Ordine di borsa impartito senza indicazione di prezzo limite di prezzo lasciando l’intermediario libero di operare, sempre durante la riunione nel corso della quale ha ricevuto la comunicazione, nel momento ed alle condizioni giudicate più favorevoli per il cliente. Estato impiegato fino a quando si sono svolte le negoziazioni alle grida. L’ordine di borsa impartito al meglio andava eseguito il più presto possibile (immediatamente) e senza limite di prezzo. L’assenza di indicazione di prezzo non significava, tuttavia, che l’operazione era eseguita necessariamente al prezzo più conveniente registrato durante la seduta, data l’impossibilitàper gli operatori conoscere il momento in cui esso si realizza. Tali ordini risultavano assai graditi per l’agente di cambio che li riceveva, in quanto consentivano un margine di manovra abbastanza ampio, in ragione anche della propria posizione titoli. L’assenza di limiti e di condizioni e l’affidamento, in pratica, alla completa discrezionalità dell’intermediario li rendeva alquanto pericolosi per il cliente, il quale potevaandare incontro a vedersi dare l’eseguito a un prezzo assai diverso da quello che del titolo al momento di trasmissione dell’ordine o in chiusura. Tale rischio si riduceva passando ordini al meglio frazionati in più volte. In caso di titoli illiquidi, l’ordine al meglio poteva comportare alti rischi in periodi di turbolenza delle borse. Per la clientela più modesta e per quella bancaria si usava far coincidere l’eseguito con il prezzo di listino. La discrezionalità dell’intermediario con l’ordine al meglio era minore di quella con l’ordine curando.

  • ORDINE CIRCA

    Ordine di borsa nel quale l’operazione di acquisto o di vendita poteva essere eseguita a un prezzo rispettivamente superiore o inferiore a quello indicato dal committente, entro un limite pari all’ammontare della mediazione ufficiale. Esistevano anche ordini “piccolo circa” e “largo circa”, per i quali lo scarto era la metà e il doppio del “circa”, mentre erano caduti in disuso da tempo il “larghissimo circa” e il “piccolissimo circa”, pari al quadruplo del “circa” e alla metà del piccolo circa”. Questi ordini consentivano all’intermediario di operare con un certo margine di manovra, ovviando così agli inconvenienti rappresentati dagli ordini vincolati. È stato impiegato fino a quando si sono svolte le negoziazioni alle grida.

  • ORDINE CON LIMITE DI PREZZO

    Anche: a prezzo determinato o vincolato. Ordine di borsa di acquisto o di vendita in cui vengono riportati la quantità richiesta ed è stabilito un limite entro il quale l’intermediario può dare corso all’operazione. Si tratta di un prezzo minimo perle vendite e di un prezzo massimo per gli acquisti, per cui (essendo sottintesa in quest’ordine la clausola salvo meglio) l’agente può eseguire specie se riesce a spuntare condizioni più favorevoli. Gli ordini con limite di prezzo possono essere al lordo o al netto, a seconda che i prezzi siano o meno comprensivi della provvigione spettante all’intermediario. In mancanza di qualsiasi indicazione, vengono eseguiti al lordo. L’ordine con limite di prezzo può essere riferito all’apertura o al listino. V. anche stop-loss.

  • ORDINE CURANDO

    Ordine di borsa nel quale il cliente si affida all’esperienza dell’intermediario per la scelta delle migliori possibilità offerte dalla seduta. Gli ordini del genere non recano alcuna condizione riguardo al prezzo e devono essere assolti nei tempi e nei modi più opportuni per il committente. L’intermediario è quindi libero di operare in una sola volta o frazionatamente, su piazza o fuori piazza, e anche di eseguire parzialmente o non eseguire affatto l’ordine (al contrario degli ordini al meglio che devono, una volta accettati, trovare sempre esecuzione salvo impossibilità totale o parziale). Esiste qui un margine di discrezionalità maggiore che nell’ordine al meglio, frutto di un particolare rapporto fiduciario che lega il committente all’intermediario.

  • ORDINE DÉBORDANT

    Ordine di borsa con prezzo prestabilito che poteva essere eseguito anche parzialmente purché nella riunione venisse raggiunto almeno raggiunto il prezzo fissatodal cliente. Questi ordini venivano in genere passati da coloro che, prevedendo lo sviluppo di una tendenza al rialzo o al ribasso, intendevano inserirsi nel momento in cui questa si manifesterà con certezza. Per questo, il prezzo stabilito per l’acquisto era sempre superiore a quello corrente, mentre il prezzo di vendita era inferiore. L’intermediario era autorizzato a eseguire in tutto o in parte l’ordine, ma solo quando il corso del titolo debordava il limite fissato, segnalando la tendenza in atto. Altre volte i débordant erano legati ad acquisti o vendite di premi (in genere, dont e stellage). È stato impiegato fino a quando si sono svolte le negoziazioni alle grida.

  • ORDINE DEL GIORNO

    Elenco delle materie ed argomenti da trattare nel corso di un’assemblea. Deve essere indicato nell’avviso di convocazione e formulato in modo sufficientemente analitico, al fine di consentire la precisa individuazione degli argomenti da trattare e delimitare la competenza dell’assemblea, impedendola discussione e deliberazione su materie ulteriori e diverse. In giurisprudenza si ritiene che, ai fini della regolarità dell’ordine del giorno, esso debba consentire “un’identificazione sintetica purché chiara e non ambigua, specifi- ca e non generica” degli argomenti da trattare. Sono comunque consentite le delibere su materie strettamente correlate ed accessorie rispetto a quelle indicate nell’ordine del giorno, come p.e. la delibera sull’azione di responsabilità contro gli amministratori ed i sindaci, adottabile nel corso della discussione sul bilancio, ai sensi dell’art. 2393, comma 2, c.c., norma che, perciò, si ritiene espressione di un principio piùgenerale.

  • ORDINE DI ACCREDITAMENTO

    Disponibilità di somme, a favore di propri clienti, che le banche possono autorizzare presso banche corrispondenti. Le somme sono messe a disposizione senza che i clienti posseggano delle credenziali o titoli analoghi. Sarà suffi- ciente che i beneficiari si facciano riconoscere dalle banche corrispondenti, con i mezzi solitamente in uso, come il controllo della firma precedentemente spedita dalla banca che hadisposto l’accredito; oppure con l’esibizione, da parte del cliente, del documento-contratto comprovante l’avvenuta apertura di credito. Tali operazioni sono note con il nome di ordini di accreditamento semplici: esse vengono effettuate dalle grandi banche corrispondenti, anche di paesi esteri. Gli ordini di accreditamento possono riferirsi a crediti: giornalieri e mensili, se i pagamenti devono essere effettuati entro un giorno o un mese, e generalmente, entro limiti di somma; illimitati, quando i pagamenti possono avvenire dietro richiesta degli intestatari del conto e senza limitazione di somma. Con ordine di accreditamento si indica anche l’accensione di un conto presso un ufficio provinciale del Tesoro, a favore di un funzionario delegato, per il pagamento di alcune spese dello Stato. Questo accredito è previsto per i casi nei quali non è possibile emettere un ordine di pagamento, oppure un mandato, direttamente al creditore.

  • ORDINE DI BORSA

    Disposizione data dal cliente a un intermediario (banca, SIM, agente di cambio) per l’esecuzione di operazioni di borsa. È considerato un contratto atipico, che non si inquadra in nessuna delle figure negoziali previste dal codice civile, nemmeno in quella del mandato, rimesso alla libertà contrattuale delle parti, agli usi e alle disposizioni regolamentari delle autorità di borsa. L’ordine è di regola scritto, ma, se si tratta di clienti conosciuti, può essere accettato anche a voce o per telefono. Esso deve indicare le informazioni necessarie per essere tradotto in una proposta di negoziazione da immettere nel sistema telematico dei mercati regolamentati, o per essere trattatonei mercato dei blocchi. Per l’obbligo della concentrazione delle negoziazioni nei mercati regolamentati, il passaggio dell’operazione nei blocchi (v.block trading) è consentito solo per ordini che riguardano un lotto di titoli superiore a una certa soglia stabilita dalla Consob. Le informazioni indispensabili sono: specie di operazione, specie e uantità degli strumenti finanziari da negoziare, il prezzo, fase (se è prevista) della seduta di borsa nella quale l’ordine deve essere eseguito, tempo e modalità di esecuzione. Il rifiuto di eseguire o di trasmettere un ordine deve essere immediatamente comunicato al committente. Gli intermediari autorizzati alla negoziazione devono eseguire gli ordini rispettando la priorità nel tempo della loro ricezione e devono rispettare la regola della best execution, ossia devono eseguire gli ordini alle migliori condizioni possibili, tenuto conto del momento, delle dimensioni e della natura delleoperazioni. Se la negoziazione è eseguita in un mercato regolamentato, la best execution si considera realizzata. Secondo il prezzo, il tempo e le modalità di esecuzione si hanno diverse condizioni contrattuali, in parte cadute in disuso con l’abbandono delle negoziazioni alle grida: ordini al meglio, al listino, a revoca ecc., per i quali vedi alle rispettive voci. Uno speciale ordine di borsa è il blocco per il quale v.block trading.

  • ORDINE DI CONSEGNA

    Documento attraverso il quale il possessore di una polizza di carico dispone della merce da questa rappresentata a favore di terzi, ordinando al capitano della nave di consegnare la merce al titolare dell’ordine stesso. Viene utilizzato in caso di vendita della merce durante il viaggio a più compratori parziali, attraverso il frazionamento della polizza di carico in una serie di documenti intestati agli acquirenti. L’emissione di ordini di consegna, secondo quanto stabilito dal codice della navigazione, è obbligatoria quando sia stata prevista nel contratto di trasporto. La richiesta spetta a chi ha diritto di disporre delle merci a mezzo del titolo. A seconda del procedimento seguito nell’emissione di ordini di consegna (delivery orders), questi vengono detti propri o regolari ed impropri o irregolari. Nel primo caso sono emessi o vistati dal vettore o dal raccomandatario, nel secondo sono redatti dal possessore della polizza di carico e mancano del predetto visto. Sull’ordine di consegna, in genere, si richiamano le condizioni della polizza, con la conseguenza che il possessore dell’ordine di consegna rimane vincolato alle stesse. Sono titoli rappresentativi delle merci viaggianti al pari della polizza e consentono pertanto la negoziazione del carico. Con altro significato l’espressione è usata nel diritto processuale civile per indicare l’ordine (detto anche di rilascio) impartito dal giudice al debitore, nell’esecuzione forzata individuale o concorsuale di consegnare al creditore una cosa di specie (cioè determinata), oggetto dell’esecuzione medesima.

  • ORDINE DI PORTAFOGLIO

    Speciali assegni che il direttore generale del Tesoro, con il concorso del contabile del portafoglio, emette su un conto corrente aperto presso la Tesoreria centrale, salvo a ottenere poi, dalle amministrazioni o dagli enti per i quali siano stati eseguiti gli acquisti di divise o di titoli, il rimborso,mediante i consueti mandati, dell’importo della somma occorsa.

  • ORDINE DI RILASCIO

    Documento emesso dal vettore, raccomandatario od agente marittimo a favore dell’avente diritto alla restituzione delle merci che si trovino sulla nave o negli appositi magazzini (p.e. magazzini doganali). Il possesso dell’ordine di rilascio legittima a chiedere la consegna delle merci indicate: dell’ordine emesso va fatta menzione, con annotazione, sull’originale della polizza di carico.

  • ORDINE IN DERRATE

    Disposizione, in forma cambiaria o di assegno, diretta alla consegna di generi alimentari, derrate e minerali. L’ordine in derrate sorse nel Meridione italiano come prova della vendita di merci e per una più facile distribuzione di esse, con funzioni simili ad ordini o promesse di consegna. Aveva l’aspetto di un biglietto o lettera che un commerciante inviava a una succursale fuori piazza, o a un suo rappresentante perché questi consegnasse, a una certa data, un certo quantitativo di derrate a una persona indicata nella lettera a cui erano state vendute le merci. Simile quindia una cambiale tratta, l’ordine in derrate fu preso in considerazione dal vecchio codice di commercio come un vero e proprio titolo cambiario. In realtà da questo si distingue in quanto non può avere scadenza a vista e a certo tempo vista e il bollo del titolo è calcolato in base al valore delle derrate secondo il listino prezzi vigente. Inoltre, sono indicate nel titolo le quantità e le qualità delle merci oltre che il luogo di consegna. Si accomuna invece alla cambiale in quanto come questa può essere accettato, avallato, protestato, circola come una cambiale e i diritti del possessore sono diritti cambiari e quindi sottoposti alle medesime regole della cambiale.

  • ORDINE PER FINE MESE

    Detto anche ordine per liquidazione, era in uso fino a quando si sono svolte le negoziazioni alle grida e le contrattazioni erano a termine. Si riferiva a contratti da eseguire per la liquidazione del mese in corso.

  • ORDINE SENZA INDICAZIONE DI VALIDITÀ

    Ordine che, essendo senza una specifica indicazione di validità, si intende valido per la riunione di borsa dello stesso giorno o di quello successivo, se è ricevuto al termine della riunione.

  • ORDINE TUTTO O NIENTE

    Acr.: TON. Ordine che deve essere eseguito totalmente e che, altrimenti, deve intendersi come annullato.

  • ORDINE VALIDO ESECUZIONE

    Detto anche: ordine valido sempre. Ordine che resta valido finché non è espressamente revocato.

  • ORDINE VWAP

    Acr. di volume-weighted averageprice. Modalità di un ordine di borsa che richiede l’esecuzione al VWAP, cioè l’applicazione del prezzo medio ponderato della seduta, ovvero quello dal momento in cui l’ordine è pervenuto fino alla fine della seduta o fino al momento indicato dal cliente. È una formula degli ordini (di acquisto o di vendita) impiegata specialmente dai gestori dei fondi e di portafogli di investimento. Non è un vero e proprio limite di prezzo, poiché il VWAP è conosciuto solo dopo i fatti. Il VWAP, piuttosto, presuppone come riferimento il prezzo che si potrebbe ottenere senza muovere in mercato (cioè in condizioni di concorrenza perfetta). Se si ottiene un prezzo più alto del VWAP, nel caso di un ordine di acquisto si può pensare che il broker abbia negoziato male l’ordine e abbia spinto i prezzi all’insù e viceversa per un prezzo più basso nel caso di un ordine di vendita.

  • ORGANI SOCIALI, ORGANI STATUTARI NELLE SOCIETÀ

    Strutture e figure in cui si articola l’organizzazione interna della società per azioni e, più in generale, delle società di capitali e delle società cooperative. Gli organi sociali possono essere collegiali o monocratici. Nel nostro sistema giuridico, nell’ambito delle società per azioni, è prevista l’obbligatoria presenza di tre organi distinti con specifiche funzioni e competenze quali: l’assemblea dei soci, confunzioni esclusivamente deliberative; l’organo amministrativo, monocratico (amministratore unico) o collegiale (consiglio di amministrazione), avente compiti gestionali e viene nominato dall’assemblea; il collegio sindacale, avente compiti di controllo sulla gestione, i cui membri vengono nominati dall’assemblea. L’assetto organizzativo così delineato tende ad assicurare il corretto svolgimento dell’attività sociale e costituisce un modello sostanzialmente rigido ed inderogabile nella sua necessaria articolazione in quanto rappresenta una sorta di “contrappeso” e bilanciamento rispetto all’importante beneficio della responsabilità limitata concesso ai soci. In materia, l’unica concessione all’autonomia privata consiste nella possibilità, peraltro limitata, di modificare la ripartizione ed articolazione della funzione deliberativa e gestionale. È consentito, infatti, concentrare alcuni poteri deliberativi in capo all’organo amministrativo, delegando allo stesso poteri propri dell’assemblea (come p.e. in sede di aumento di capitale ed emissione di obbligazioni); viceversa è possibile riservare all’assemblea decisioni inerenti la gestione della società di competenza degli amministratori. Inoltre, è riconosciuto ampio margine discrezionale all’autonomia privata in relazione all’organizzazione, alla struttura ed all’articolazione delle funzioni dell’organo amministrativo, le quali possono essere delegate ad uno o più amministratori o ad un comitato esecutivo.

  • ORGANISMO D'INVESTIMENTO COLLETTIVO DEL RISPARMIO (OICR)

    Acr. di: Organismi di Investimento Collettivo del Risparmio. Il TUF (d.lg. 1998/58) all’art. 1, lett. m), definisce organismi di investimento collettivo del risparmio il fondo comune d’investimento e la SICAV. La nozione di fondo comune d’investimento è da intendersi in senso ampio, e come tale riferibile ai fondi mobiliari aperti, ai fondi mobiliari chiusi e ai fondi immobiliari. Quanto alla categoria “fondi mobiliari aperti”, essa è comprensiva sia dei fondi mobiliari aperti c.d. “armonizzati”, ossia rientranti nella nozione di Organismi di investimento collettivo in valori mobiliari (OICVM) secondo le direttive 85/611/CEE e n. 88/220/ CEE, in materia di organismi di investimento collettivo del risparmio, sia i fondi mobiliari aperti c.d. “non armonizzati”, ossia non compresi nella nozione di cui al testo della Direttiva.

  • ORGANIZATION OF PETROLEUM EXPORTING COUNTRIES - OPEC

    Organizzazione di Stati produttori di petrolio costituita il 14.9.1960 con sede in Vienna per coordinare le politiche in materia di estrazione e di prezzi del petrolio. Comprende undici Stati e cioè: Algeria, Arabia saudita, Emirati Arabi Uniti, Indonesia, Iran, Iraq, Kuwait, Libia, Nigeria, Qatar, Venezuela. (re) OPEN PRICE. Tecnica utilizzata generalmente nell’offerta pubblica di vendita, nell’ambito di operazioni di privatizzazione, in base alla quale il prezzo delle azioni destinate al pubblico è pari al minore fra i seguenti prezzi: il prezzo registrato in borsa nell’ultimo giorno del periodo di offerta (ridotto di uno sconto di ammontare percentuale predeterminato); il prezzo massimo di offerta predeterminato all’inizio del periodo di offerta; il prezzo delle azioni offerte agli investitori istituzionali, a sua volta determinato sulla base della raccolta di prenotazioni vincolanti (book building.).

  • ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE (ONU) Enciclopedia

    Acr.: ONU. Organizzazione intergovernativa costituita da 192 stati membri che ha come obiettivo il conseguimento della cooperazione internazionale nei diversi ambiti dello sviluppo economico, del progresso socioculturale, dei diritti umani e della sicurezza internazionale. L’Organizzazione ha sede a New York (Stati Uniti). Il 13 ottobre 2006 è stato eletto come 8° Segretario Generale dell’ONU il sudcoreano Ban Ki-Moon che è succeduto al ghanese Kofi Annan.

    1. Dalla Società delle Nazioni all’Organizzazione delle Nazioni Unite

    L’ONU nasce ufficialmente nel 1945, ma le sue origini possono farsi risalire alla Società delle Nazioni che operò sulla scena mondiale dal 1919 al 1945. Quest’ultima fu fortemente auspicata dal presidente americano Woodrow Wilson e creata con un accordo istitutivo (detto covenant o patto) inserito nel trattato di pace di Versailles e negli altri trattati di pace che decretarono la fine del primo conflitto mondiale. Gli obiettivi del patto per gli Stati contraenti erano di "promuovere la cooperazione internazionale e di garantire la pace e la sicurezza internazionali" con l’obbligo di non ricorrere alla forza ma "di intrattenere apertamente relazioni internazionali fondate sulla giustizia e sull’onore…". Dalla Società furono inizialmente esclusi i paesi vinti, Germania, Austria-Ungheria, Turchia e Bulgaria, oltre alla Russia dei Soviet. Paradossalmente restarono fuori del patto anche gli stessi Stati Uniti, in cui la maggioranza bocciò la ratifica dei trattati di Versailles.
    La Società era composta dagli stessi tre organi fondamentali dell’odierna ONU: Assemblea Generale, Consiglio esecutivo e Segretariato. I primi due erano semplici conferenze diplomatiche, una generale ed una più ristretta, prive di qualsiasi potere legislativo ed esecutivo e con le stesse competenze, in cui le decisioni erano prese secondo la regola dell’unanimità. Dunque, le novità introdotte dalla Società delle Nazioni non sono da ricondurre tanto al carattere e alla struttura degli organismi posti in essere quanto piuttosto al carattere universale del patto, alla stabilità delle conferenze diplomatiche e alla periodicità delle loro riunioni, e alla preventiva accettazione da parte degli Stati membri di particolari obblighi relativi sia alla costituzione e funzionamento di tali organismi che al comportamento dei membri stessi nei confronti delle loro decisioni1. La composizione dell’Assemblea e del Consiglio continuò a variare negli anni seguendo l’evolversi della situazione europea. Furono gradualmente ammessi i vinti … alcuni dei quali però uscirono nuovamente dopo poco tempo a causa di diverse vicissitudini politiche (Germania e URSS) … ed espulsi altri Stati … tra cui l’Italia nel 1937, condannata per l’invasione dell’Abissinia ….
    Lo sforzo di organizzazione istituzionale in materia di cooperazione internazionale prodotto dalla Società delle Nazioni venne vanificato dagli avvenimenti politici degli anni seguenti la sua costituzione e che portarono, nel 1939, allo scoppio del secondo conflitto mondiale. Tuttavia quest’ultimo accadimento dimostrò, in maniera ancora più profonda, l’esigenza di una nuova struttura internazionale più stabile ed efficiente a garantire la cooperazione tra gli Stati. Tale esigenza fu soddisfatta, a conclusione della guerra, il 26 giugno 1945 durante la conferenza di San Francisco in cui gli Stati vincitori istituirono con statuto (la così detta "Carta di San Francisco") una nuova organizzazione internazionale di stampo universale e con finalità generali: l’Organizzazione delle Nazioni Unite. Anche l’ONU dunque, così come la Società delle Nazioni, nacque all’interno degli accordi di pace di un conflitto mondiale, più precisamente la pace di Yalta, ed ebbe come suo principale promotore il presidente americano Franklin Delano Roosvelt. L’Organizzazione si costituì inizialmente attorno alla coalizione dei vincitori ed il Consiglio di Sicurezza, così come venne concepito nel 1945, fu per oltre quarant’anni lo specchio del bipolarismo USA … URSS che contraddistinse la situazione politica mondiale fino al crollo del regime sovietico e della cortina di ferro in Europa sul finire degli anni Ottanta. In particolare, questa situazione trovava rappresentazione nell’esistenza del diritto di veto per le potenze occidentali da una parte (USA, Gran Bretagna, Francia, più Taiwan in rappresentanza della Cina non comunista fino al 1971), e quelle comuniste dall’altra (URSS e Cina comunista dal 1971). Tale diritto rendeva possibile un tavolo di confronto fra i due blocchi e tra questi e il blocco dei paesi non-allineati, senza per questo che il sistema di voto permettesse di decidere al di fuori dell’accordo di tutti i membri permanenti. Al contrario della Società delle Nazioni, l’ONU si rivelò un sistema capace di resistere agli stravolgimenti politici e culturali del tempo. Dalla crisi di Cuba del ‘62 alla rivoluzione culturale del ‘68, l’ONU riuscì ad evitare il problema dei ritiri che aveva invece pesantemente colpito la Società delle Nazioni. La vera sfida che l’Organizzazione si è trovata ad affrontare nel corso della sua esistenza sembra essere frutto dei nostri tempi. Con il crollo del regime sovietico, la conseguente fine del bipolarismo mondiale e l’avvento di una nuova logica ispirata alla concorrenza globale, l’ONU si trova a fare i conti con un nuovo assetto politico ed economico che trova scarsa corrispondenza nella struttura e nelle regole dei suoi organi istituzionali. Per questo motivo, il dibattito che all’inizio del XXI secolo investe appieno l’Organizzazione verte su una sua profonda e necessaria trasformazione che possa permettere una più reale ed equilibrata rappresentazione del nuovo assetto mondiale in cui ogni Stato diviene possibile protagonista mettendo in campo i propri specifici elementi di potenza.

    2. Scopi, principi e struttura dell’Organizzazione delle Nazioni Unite

    La Carta dell’ONU rientra nella categoria dei trattati istitutivi di organizzazioni internazionali e rappresenta l’insieme delle norme situate al livello più alto nel sistema giuridico delle Nazioni Unite. L’articolo 1 della Carta identifica i fini principali dell’Organizzazione che possono essere sintetizzati come segue:
    1. Mantenere la pace e la sicurezza internazionale promuovendo efficaci misure collettive per prevenire e rimuovere le minacce alla pace e risolvere pacificamente le situazioni che potrebbero portare ad una rottura della stessa;
    2. Sviluppare tra le nazioni relazioni amichevoli fondate sul rispetto del principio dell’eguaglianza dei diritti e dell’autodeterminazione dei popoli;
    3. Conseguire la cooperazione internazionale in ambito economico, sociale, culturale ed umanitario e promuovere il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali a vantaggio di tutti gli individui;
    4. Promuovere il disarmo e la disciplina degli armamenti;
    5. Garantire il rispetto per il diritto internazionale e incoraggiarne lo sviluppo e la codificazione.
    Per quanto riguarda la struttura dell’Organizzazione, si notano affinità e differenze con quella della Società delle Nazioni. Così come quest’ultima, l’ONU è composto dall’Assemblea Generale, dal Consiglio di sicurezza e dal Segretariato accanto a cui, però, figurano anche altri organi principali. Dell’Assemblea fanno parte, con eguale diritto di voto, tutti gli Stati aderenti all’Organizzazione. Tale organo si occupa di questioni fondamentali quali segnalazioni di pace, entrata, sospensione o espulsione di Stati membri e problemi di bilancio. Ogni Stato ha diritto ad avere 5 rappresentanti nell'Assemblea, ma dispone di un solo voto. Il Consiglio di sicurezza è invece un organo più ristretto e con maggiori poteri. E’ composto di 5 membri permanenti (Cina, Francia, Regno Unito, Stati Uniti e Russia) e di 10 membri non permanenti, eletti per un periodo di due anni dall’Assemblea Generale. I primi hanno diritto di veto, in altre parole possono bloccare qualsiasi decisione loro sgradita e fare in modo che non sia discussa dall’Assemblea. La presidenza del Consiglio è invece detenuta a rotazione mensile secondo l’ordine alfabetico dei membri non permanenti. Il Segretariato è un organo a carattere permanente presieduto dal Segretario Generale. Quest’ultimo è nominato dall'Assemblea su raccomandazione del Consiglio di Sicurezza e resta in carica per quattro anni. Del Segretariato fanno parte un insieme di uffici e dipartimenti finalizzati alla gestione amministrativa dell'Organizzazione che operano in maniera assolutamente indipendente rispetto ai governi degli Stati membri. L’articolo 7 della Carta dell’ONU annovera, tra gli altri organi principali, anche il Consiglio economico e sociale, la Corte internazionale di giustizia ed il Consiglio per l’amministrazione fiduciaria. Quest’ultimo ha di fatto cessato di esistere con la fine dei regimi di amministrazione fiduciaria mentre la sua chiusura formale è stata concordata in un summit tenutosi a New York nel settembre del 2005. Del Consiglio economico e sociale fanno parte 54 membri nominati per tre anni che svolgono funzioni consultive e di coordinamento all'attività economica e sociale dell’Organizzazione e delle varie agenzie ad essa collegate. La Corte internazionale di giustizia, con sede all’Aja (Paesi Bassi), è il principale organo giudiziario delle Nazioni Unite ed ha il compito di dirimere le controversie fra gli Stati membri che ne hanno accettato la giurisdizione. La Corte è costituita da 15 giudici che non rappresentano i loro Paesi né possono investire altri incarichi di natura politica o amministrativa.
    Accanto agli organi principali esistono una serie di organi secondari nella forma di fondi o programmi istituiti per fini specifici e collegati all’Assemblea Generale e al Consiglio Economico e Sociale. Tra i più importanti ricordiamo: l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (ACNUR), la Commissione delle Nazioni Unite per il Diritto Commerciale Internazionale (UNCITRAL), l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (UNHCHR), l’Ufficio delle Nazioni Unite per i Servizi ai Progetti (UNOPS), la Commissione Economica per l’Africa (ECA), la Commissione Economica per l’Europa (ECE), la Commissione Economica per l’America Latina e i Caribi (ECLAC), la Commissione Economica e Sociale per l’Asia e il Pacifico (ESCAP), la Commissione Economica e Sociale per l’Asia occidentale (ESCWA), il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF), la Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo (UNCTAD), il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP), il Fondo di Sviluppo delle Nazioni Unite per le Donne (UNIFEM), il Programma Alimentare Mondiale (PAM), l’Istituto di Ricerca delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Sociale (UNRISD), il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP).
    Esistono inoltre una serie di agenzie specializzate sorte da trattati del tutto autonomi rispetto alla Carta delle Nazioni Unite ed i cui membri, solo in linea di principio, coincidono con quelli dell'Organizzazione. Tali agenzie operano indipendentemente dalle Nazioni Unite sia al livello giuridico che organizzativo che finanziario, coprendo tutti i settori dello sviluppo economico e sociale e fornendo assistenza tecnica ed altre forme di aiuto pratico ai vari paesi. Tra le principali si ritrovano: l'Organizzazione per l’Agricoltura e l’Alimentazione (FAO), il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD), l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura (UNESCO), l'Organizzazione Internazionale per il Lavoro (OIL), l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l'Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM), l’Organizzazione Internazionale Marittima (IMO), l'Organizzazione delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Industriale (UNIDO), l’Organizzazione Mondiale per la Proprietà Intellettuale (WIPO), l’Unione Postale Universale (UPU), l’Unione Internazionale per le Telecomunicazioni (ITU), l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA), il Programma Volontari delle Nazioni Unite (UNV).

    3. L’ONU e i diritti umani

    La nascita del diritto internazionale dei diritti umani è strettamente collegata a quella delle Nazioni Unite. Le ragioni di tale legame si ritrovano, oltre che nella corrispondenza del periodo storico che ne ha visto la luce, nella progressiva presa di coscienza del mondo politico dell’esistenza di una stretta relazione tra protezione dei diritti umani e mantenimento della pace. A tale proposito, proprio la Carta delle Nazioni Unite del 1945 indica tra gli scopi dell’Organizzazione sia quello di "mantenere la pace e la sicurezza internazionali" sia quello di "promuovere ed incoraggiare il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali per tutti senza distinzione di razza, di sesso, di lingua o di religione". Sebbene un attento esame delle disposizioni della Carta tenda a far prevalere il primo sul secondo come fine prioritario dell’Organizzazione, non v’è dubbio che la protezione dei diritti umani assuma un ruolo strumentale rispetto al mantenimento della pace (Marchesi, 2007). La Carta delle Nazioni Unite contiene una serie di norme dedicate ai diritti umani, in cui si attribuiscono funzioni agli organi dell’Organizzazione e si impongono una serie di obblighi agli Stati membri. In forza dell’articolo 68 della Carta, che riconosce la facoltà al Consiglio economico e sociale di istituire commissioni finalizzate alla protezione dei diritti umani, è stata creata la Commissione dei diritti umani quale organo con competenze specifiche in materia. Nel corso di una graduale riforma del sistema di garanzia dei diritti umani, la Commissione è stata dapprima affiancata dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, un organo con funzioni prevalentemente burocratiche istituito nel 1996, e, nel 2006, sostituita dal Consiglio dei diritti umani (Human Rights Council). Quest’ultimo, presenta numerose affinità con la Commissione sia dal punto di vista organizzativo che funzionale, ma si caratterizza per essere organo sussidiario dell’Assemblea generale e non del Consiglio economico e sociale in una sorta di processo di up-grading visto da molti come indispensabile ai fini del rafforzamento dell’azione di protezione dei diritti umani delle Nazioni Unite. Il riferimento ai diritti umani contenuto nelle norme della Carta, è stato precisato da un documento separato noto con il nome di Carta internazionale dei diritti dell’uomo (International Bill of Rights). Tale documento comprende la Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo, elaborata dalla Commissione e approvata dall’Assemblea generale il 10 dicembre 1948. La Dichiarazione può essere considerata come l’atto di nascita del diritto internazionale dei diritti umani ed è "il risultato della dialettica tra le posizioni politiche e le componenti ideologiche più importanti dell’epoca storica in cui ha visto la luce" (Marchesi, 2007). Nel corso degli anni la Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo ha avuto il ruolo chiave di portare alla luce della comunità internazionale la questione dei diritti umani, che diventava affare non più esclusivamente domestico, ed ha contribuito in maniera fondamentale alla creazione di norme internazionali e nazionali in materia.

    4. L’ONU e la lotta alla povertà nel XXI secolo: gli Obiettivi di sviluppo del Millennio

    A partire dagli anni ‘90, l’attenzione delle organizzazioni internazionali si è progressivamente concentrata sull’adozione di strategie idonee alla lotta e allo sradicamento della povertà. Il continuo confronto che la crescente globalizzazione permette tra le diverse, e molto spesso inaccettabili, realtà economiche e sociali mondiali ha contribuito, senza dubbio, a sensibilizzare l’opinione internazionale sui molteplici aspetti dello scadimento della qualità della vita. L’esigenza di trovare soluzioni a questo problema e di intraprendere uno sforzo unitario in questo senso, ha fatto in modo che al Summit del Millennio del settembre 2000 gli Stati membri delle Nazioni Unite approvassero la Millenium Declaration, i cui principi sono stati tradotti negli Obiettivi di sviluppo del Millennio (Millennium Development Goals). Attraverso tali Obiettivi, le istituzioni internazionali impegnate nella lotta contro la povertà incorporano esplicitamente nelle loro strategie targets di riduzione della povertà umana. Gli obiettivi sono tra loro interrelati e si riferiscono non solo all’aspetto più strettamente economico della povertà, l’aumento del reddito, ma anche ad altre componenti fondamentali per garantire un livello accettabile di qualità di vita. Ad ognuno degli 8 Obiettivi del Millennio sono collegati una serie di target, si tratta di risultati concreti che gli Stati membri si sono impegnati a raggiungere entro l’anno 2015. Nella Tabella 1 sono riportati Obiettivi e target così come identificati nella Millennium Declaration.
    Tabella 1: Gli Obiettivi di sviluppo del Millennio

    Fonte: ONU (2003).
    _____________________________________
    1Ago, L’organizzazione internazionale dalla Società delle Nazioni alle Nazioni Unite, 1946

    Bibliografia
    Casarotto, M. (2006) La riforma delle Nazioni Unite: Europa e Stati Uniti a confronto, Pubblicazioni Centro Studi per la Pace.
    Esposito, C. (2009), Istituzioni Economiche Internazionali e Governance Globale, Giappichelli Ed.
    Marchesi, A. (2007), Diritti Umani e Nazioni Unite. Diritti, Obblighi e Garanzie, Franco Angeli.
    Marchisio, S. (2000), Il Diritto delle Nazioni Unite, Il Mulino.
    Treves, T. (2005), Diritto Internazionale. Problemi fondamentali, Giuffrè Editore.

    © 2009 ASSONEBB

  • ORGANIZZAZIONE DI SHANGHAI PER LA COOPERAZIONE (OSC)

    L’Organizzazione di Shanghai per la cooperazione (OSC) nasce inizialmente come meccanismo per favorire la risoluzione di dispute territoriali tra i paesi aderenti (Repubblica Popolare Cinese, Russia, Kazakhstan, Kyrgyzstan, Tajikistan, and Uzbekistan). Nasce ufficialmente nel 2001, quando al cosiddetto Gruppo dei cinque (o Shanghai Five), già attivo dalla metà degli anni Novanta sul tema della cooperazione nella gestione dei confini, si aggiunse anche l’Uzbekistan e il Gruppo decise di istituzionalizzarsi in OCS. L’Organizzazione è andata progressivamente rafforzandosi, intensificando la cooperazione tra i suoi membri tanto su questioni di sicurezza quanto in ambiti come quello economico, energetico e culturale. Secondo alcuni studiosi di geopolitica, la OCS sarebbe nata con l’intento di contenere e bilanciare la presenza statunitense nell’area centroasiatica: un’interpretazione che si è rafforzata da quando, nel 2005, da un summit della OCS è emersa la richiesta a Washington di ritiro delle proprie installazioni e dei propri soldati presenti in Asia centrale. Sulla capacità reale della OCS di essere un contrappeso alle ingerenze esterne nella regione conta in maniera determinante lo stato di salute delle relazioni bilaterali tra Russia e Cina. L’OCS firma protocolli d’intesa con l’Association of Southeast Asian Nations (ASEAN) ed è anche definita come NATO del continente asiatico.

    Redattore: Giovanni AVERSA

  • ORGANIZZAZIONE FINANZIARIA BILATERALE

    Categoria che comprende banche e altre organizzazioni finanziarie, per lo più costituite e possedute da un solo Paese, o comunque promosse dai Governi dei Paesi industrializzati per l’assistenza e la consulenza finanziaria ai Paesi emergenti o più poveri. Le organizzazioni di questa categoria sono gli strumenti delle politiche di cooperazione allo sviluppo dei loro Governi e svolgono attività di promozione degli investimenti pubblici e privati con preferenza per le operazioni in cui sono coinvolti interessi di imprese nazionali. Esse operano finanziando progetti direttamente o indirettamente con prestiti o partecipazione al capitale di rischio, concedendo prestiti agli importatori esteri di prodotti nazionali (specie nei settori strategici quali l’industria aeronautica), assicurazioni e garanzie, prestando assistenza manageriale, finanziaria e tecnica al settore pubblico e a quello privato (ma non tutte queste attività sono esercitate assieme). Il credito all’esportazione è uno strumento di sostegno pubblico all’industria nazionale e, nello stesso tempo, una fonte notevole di finanziamento a medio-lungo termine per i Paesi in via di sviluppo. Per questo secondo motivo esso è stato ed è una delle fonti principali di cofinanziamento dei progetti con la BIRS e le altre banche regionali di sviluppo. Esso può anche causare distorsioni nella concorrenza. per questo motivo il credito all’esportazione è disciplinato da un Arrangement del 1978 stipulato in sede OCSE (OECD Arrangement on guidelines for officially supported export credits, abbr.: OECD Arrangement) e successivamente riveduto e integrato, che pone limiti massimi alla durata dei prestiti e limiti minimi ai tassi di interesse applicati. Hanno sottoscritto l’accordo: Australia, Canada, i 15 Stati dell’UE (Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia,Franca, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Olanda, Portogallo, Spagna, Svezia, UK), Giappone, Corea, Nuova Zelanda, Norvegia, Svizzera e USA. L’Arrangement è un Gentlemen’s Agreement e non è un atto dell’OCSE, anche se riceve il supporto amministrativo del Segretariato dell’OCSE. Le grandi organizzazioni finanziarie bilaterali sono quelle di Francia (Agence Française de Développement-AfD), Germania (Deutsche Investitions- und Entwicklungsgesellschaft mb-DEGe Kreditanstalt für Wiederaufbau-KfW), Giappone (Japan Bank for International Cooperation-JBIC), Olanda (Nederlandse Financierings Maatschappij voor Ontwikkelingslanden NV-FMO), UK (CDC Capital Partners-CDC) e USA (Export-Import Bank of the United States-EX-IM BANK e Overseas Private Investment Corporation-OPIC). L’Italia ha costituito nel 1990 con la l. 24.4.1990 n. 100 Società Italiana per le Imprese Miste all’Estero. (SIMEST). Altri Paesi che hanno istituito organizzazioni bilaterali sono Danimarca (con i fondi IFU, IFV, ,MIØ), Finlandia (Finnfund), Svezia (Swedfund International AB) e Sud Africa (Industrial Development Corporation of South Africa Limited-IDC). Sono assimilabili a organizzazioni bilaterali le società del Nordic Finance Group, composto da Nordic Investment Bank (NIB),Nordic Development Fund (NDF), Nordic Environment Finance Corporaiton (NEFCO) e Nordic Project Fund. Può essere che le attività delle organizzazioni finanziarie bilaterali si estendano a quelle proprie delle export credit agencies (ECA, q.v.).

  • ORGANIZZAZIONE FINANZIARIA MULTILATERALE

    Categoria che comprende banche e altre organizzazioni finanziarie internazionali, costituite da più di uno Stato. Il criterio della nazionalità dei partecipanti distingue questa categoria da un’organizzazione finanziaria bilaterale e da un’export credit agency (ECA). Le organizzazioni finanziarie multilaterali di regola adottano la forma societaria, con peculiari adattamento richiesti dal diritto internazionale. La prima istituzione in ordine di tempo è stata laBRI (Banca dei Regolamenti Internazionali, 1930), che è, però, un’organizzazione sui generis che si distingue dalle altre per origine e compiti attuali. Le altre organizzazioni sono state istituite dopo la seconda guerra mondiale, a cominciare da FMI e BIRS (1945), Fonds de Développement Social du Conseil de l’Europe (1956) e BEI (1957). BRI a parte, le organizzazioni finanziarie internazionali si distinguono in istituzioni monetarie e in istituzioni di sviluppo. Rientrano nelle istituzioni monetarie il Fondo Monetario Internazionale (FMI), l’Arab Monetary Fund (AMF), il FECOM, l’IME e le banche sopranazionali di emissione (e talvolta di vigilanza) quali la Banca Centrale Europea (BCE), la Banque Centrale des Etats de l’Afrique de l’Ouest (BCEAO), la Banque des Etats de l’Afrique Centrale (BEAC). Le istituzioni di sviluppo hanno per missione il finanziamento a condizioni di mercato o agevolative dello sviluppo economico e sociale. Le maggiori si raggruppano in otto gruppi:World Bank, cui fanno capo BIRS, IDA,IFC, MIGA e ICSID (quest’ultimo svolge però compiti arbitrali); African Development Bank (AfDB) con l’African Development Fund (ADF) e il Nigerian Trust Fund (NTF); Asian Development Bank (AsDB) con l’Asian Development Fund (ADF), il Technical Assistance Special Fund (TASF) e il Japan Special Fund (JSF); Banca Europea per gli Investimenti (BEI) con il controllato Fondo europeo per gli investimenti (FEI); Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BERS); Inter-American Development Bank (IDB) con l’Inter-American Investment Corporation (IIC) e il Multilateral Investment Fund (MIF); International Fund for Agricultural Development (IFAD), Islamic Development Bank (IsDB) con l’Islamic Banks’ Portfolio (IBP), l’Unit Investment Fund (UIF), l’Islamic Corporation for the Insurance of Investment and Export Credit (ICIEC), l’IDB Infrastructure Fund, l’Islamic Corporation for the Development of the Private Sector (ICD). Le banche di sviluppo prestano direttamente o tramite affiliate diversi servizi, hanno cioè diversi “sportelli” (windows) specializzatati: crediti a condizioni di mercato e a condizioni agevolate; operazioni riservate alle imprese private; concessione di garanzie; assistenza manageriale, finanziaria e tecnica; ricerca, formazione e training. Il prospetto seguente riepiloga le prestazioni degli otto principali gruppi.

    Sportelli delle principali MDB
      Sportello crediti Sportello
    per il settore
    privato
    a condiz. di
    mercato
    a condiz.
    agevolate
    World Bank BIRS IDA IFC
    AfDB AfDB ADF, NTF no
    AsDB AsDB AsDF AsDB, JSF
    BEI BEI no FEI
    BERS BERS no BERS
    IDB IDB MIF IIC
    IFAD IFAD IFAD no
    IsDB IsDB IDB ICD
      Sportello
    garanzie
    Assistenza
    tecnica
    Ricerca,
    training
    World Bank MIGA BIRS no
    AfDB no AfDB no
    AsDB no JSF, TASF ADBI
    BEI FEI BEI no
    BERS no BERS no
    IDB no IDB no
    IFAD no no no
    IsDB ICIEC IsDB IRTI

     Altre istituzioni di sviluppo di interesse regionale sono le seguenti: Arab Bank for Economic Development in Africa (ADEBA), Arab Fund for Economic and Social Development (AFESD), L’ASEM Trust Fund, Banco Centroamericano de Integracion Economico (BCIE), Banque de développement des États de l’Afrique Centrale (BDEAC), Banque Ouest Africaine de Développement (BOAD), Council of Europe development Bank (CEB) ex Fonds de Développement Social du Conseil de l’Europe, East African Development Bank (EADB), Fonds de Coopératiion et de développement de la CEDEAO. Da ricordare infine l’Inter-Arab Investment Guarantee Corporation (IAIGC) organizzazione multilaterale di assicurazione degli investimenti e dei crediti all’esportazione. Si noti che negli Stati Uniti (e nell’ambito delle organizzazioni internazionali) si usa l’espressione multilateral development banks (MDB), per le organizzazioni internazionali che hanno per missione l’aiuto allo sviluppo e il sostegno fi- nanziario a condizioni di mercato o di agevolazione ai Paesi con medio e minimo livello di reddito. La denominazione è però correntemente riservata alle organizzazioni cui partecipanogli USA.

  • ORGANIZZAZIONE INTERNAZIONALE DEL LAVORO - OIL (ENCICLOPEDIA)

    Abstract

    L'Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) è l'agenzia delle Nazioni Unite che riunisce Governi, datori di lavoro e lavoratori di 185 Stati membri in un'azione comune per promuovere il lavoro dignitoso in tutto il mondo. L’OIL si caratterizza per unicità grazie ad una struttura tripartita che prevede nel lavoro dei suoi organi costituenti un’equa partecipazione, accanto ai Governi, dei rappresentanti delle organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro. Il suo ruolo principale è quello di formulare norme minime internazionali sulle condizioni di lavoro e sui diritti fondamentali del lavoratore, assistendo i Governi nella formulazione di politiche nazionali in materia economica e sociale. Inoltre, l'OIL opera a stretto contatto con le principali organizzazioni internazionali con funzioni in materia di commercio, finanza, economia e diritti umani. Nel 1969 viene assegnato il Premio Nobel per la Pace in riconoscimento alle sue attività svolte.

    Motivi politici ed economici della nascita dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro

    Le ragioni che stanno alla base della creazione di un’organizzazione internazionale come l’OIL riguardano anche motivazioni di carattere politico ed economico. Dopo la Prima Guerra Mondiale, infatti, si voleva evitare l’espansione del socialismo e contemporaneamente che alcuni Paesi traessero vantaggi economici dalla scarsità di regolamentazione in materia di lavoro. Il crescente malcontento tra i lavoratori di tutto il mondo minacciava di esplodere in manifestazioni su larga scala, come in Russia nel 1917 e nello stesso tempo l’assenza di standard universali sulle condizioni dei lavoratori poteva comportare notevoli vantaggi economici per quei Paesi privi di tutele che si avvalevano di più bassi costi di manodopera.

    Storia

    L’OIL è’ stata istituita nel 1919 in seno alla Società delle Nazioni dal Trattato di Versailles, in base alla convinzione che la pace universale e duratura può essere fondata soltanto sulla giustizia sociale. E’ stata la distruzione senza precedenti operata dalla Grande Guerra del 1914-18 a dare l’impulso necessario ai Paesi del mondo per la nascita di tale organizzazione, non solo per disciplinare le norme del lavoro ma anche per preservare la pace nel dopoguerra. Ed è per questo che Belgio, Cuba, Repubblica Cena, Francia, Italia, Giappone, Polonia, Regno Unito e Stati Uniti, nel 1919 iniziano a scrivere la Costituzione dell’OIL che successivamente verrà inserita nel Trattato di Versailles. Il risultato è stato la nascita di una organizzazione tripartita, unica nel suo genere, che riunisce nei suoi organi esecutivi i rappresentanti di Governi, datori di lavoro e lavoratori.

    Le prime sei convenzioni dell'organizzazione, riguardanti le limitazioni di orario di lavoro, la disoccupazione, la tutela della maternità e l'età minima lavorativa, vengono adottate nella prima Conferenza dell’OIL, convocata a Washington, DC, nell'ottobre del 1919. Mentre l'estate seguente viene istituito a Ginevra l'Ufficio Internazionale del Lavoro, segretariato permanente dell'OIL. Nel 1926, viene anche istituito un sistema di vigilanza sull'applicazione delle norme, attraverso la creazione di un Tribunale amministrativo.

    A causa dei problemi dovuti alla Grande Depressione, si evidenzia sempre di più la necessità di adottare un approccio di cooperazione a livello internazionale per la gestione delle tematiche riguardanti il lavoro. E’ per questo che nel 1934 anche gli Stati Uniti diventano ufficialmente un membro dell'OIL pur continuando a rimanere fuori della Lega delle Nazioni. A distanza di qualche anno, inoltre, nel bel mezzo della Seconda Guerra Mondiale, i rappresentanti di Governi, datori di lavoro e lavoratori provenienti da altri 41 Paesi, adottano la Dichiarazione di Filadelfia, che sancisce le finalità e gli obiettivi dell'OIL.

    Dopo la seconda Guerra Mondiale, il numero degli Stati membri raddoppia, l'Organizzazione assume il suo attuale carattere universale, il bilancio cresce di cinque volte e il numero di funzionari quadruplica. Nel 1960 l'OIL istituisce l’International Institute for Labour Studies con sede a Ginevra e nel 1965 l’International Training Centre a Torino. Qualche anno più tardi nel 1969 l'OIL vince il Premio Nobel per la Pace nel suo 50° anniversario dalla fondazione. Il 1998 è un’altra data fondamentale nella storia dell’OIL, quando i delegati alla Conferenza Internazionale del Lavoro adottarono la “Dichiarazione sui principi e i diritti fondamentali nel lavoro”, impegnando gli Stati membri a rispettare e attuare una serie di norme fondamentali del lavoro.

    Oggi l'OIL è l’organismo internazionale responsabile dell’adozione e dell’attuazione delle norme internazionali del lavoro contribuendo al raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (vedi anche Obiettivi di sviluppo sostenibile). Forte dei suoi 185 Stati membri, si prefigge di assicurare che le norme del lavoro siano rispettate sia nei principi che nella pratica.

    Struttura

    L'OIL svolge le sue funzioni attraverso tre principali istituzioni, ognuna con una struttura tripartita (Governi, datori di lavoro, lavoratori). I tre organi dell’Organizzazione sono: l’Ufficio internazionale del lavoro, la Conferenza internazionale del lavoro e il Consiglio di amministrazione.

    L’Ufficio internazionale del lavoro è il segretariato permanente dell'Organizzazione, ha sede a Ginevra e ha uffici locali in oltre 40 Paesi.

    Nella Conferenza internazionale del lavoro, nota anche come Parlamento del lavoro, si riuniscono annualmente i rappresentanti nazionali dei Paesi membri, per prendere decisioni sulla politica generale e sul budget dell'OIL. Spetta, inoltre, alla Conferenza l’adozione di nuove norme internazionali del lavoro e l’approvazione del bilancio.

    Il Consiglio di amministrazione è l'organo esecutivo e si riunisce tre volte l'anno e decide l'ordine del giorno della Conferenza internazionale del lavoro. E’ composto da 28 rappresentanti governativi, 14 rappresentati degli imprenditori e 14 dei lavoratori.

    Inoltre l’OIL è composta da esperti che lavorano nei paesi di tutto il mondo ed da un Tribunale per la risoluzione delle controversie tra l'ente e i suoi funzionari.

    Obiettivi

    L'OIL si occupa di promuovere il lavoro dignitoso e produttivo in condizioni di libertà, uguaglianza, sicurezza e dignità umana per uomini e donne. I suoi principali obiettivi sono: promuovere i diritti dei lavoratori, incoraggiare l’occupazione in condizioni dignitose, migliorare la protezione sociale e rafforzare il dialogo sulle problematiche del lavoro. L’OIL fornisce inoltre assistenza tecnica principalmente nelle seguenti aree: formazione e riabilitazione professionale, politiche per l’occupazione, amministrazione del lavoro, diritto del lavoro e relazioni industriali, condizioni di impiego, gestione dello sviluppo, sviluppo di cooperative, sicurezza sociale, statistiche del lavoro, sicurezza e salute sul posto di lavoro.

    Promuove infine lo sviluppo di organizzazioni di lavoratori e datori di lavoro indipendenti, e fornisce servizi di formazione e consulenza a tali organismi.

    L'OIL svolge le proprie funzioni a stretto contatto con alcune organizzazioni internazionali e con organizzazioni regionali come l'Unione europea. Inoltre partecipa alle riunioni del G8 e del G20.

    Sito Organizzazione Internazionale del lavoro, (http://www.ilo.org)

    Bibliografia

    BRANDOLINI A. (2004) Does the ILO definition capture all unemployment?, Roma, Banca d’Italia (http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/temidi/td04/td529_04/td529/tema_529.pdf)

    DI TURI C. (2007) Globalizzazione dell’economia e diritti umani fondamentali in materia di lavoro: il ruolo dell’OIL e dell’OMC, Milano, Giuffrè editore (http://www.giuffre.it/it-IT/products/170430.html)

    ILO … OECD (2013) Short-term labour market outlook and key challenges in G20 countries, Moscow, 19 July (http://www.ilo.org/wcmsp5/groups/public/---dgreports/---dcomm/---publ/documents/publication/wcms_217546.pdf)

    MECHI L. (2012) L'Organizzazione Internazionale del Lavoro e la ricostruzione europea. Le basi sociali dell'integrazione economica (1931-1957), Roma, Ediesse, (http://www.ediesseonline.it/catalogo/storia-e-memoria/l-organizzazione-internazionale-del-lavoro-e-la-ricost)

    Redattore: Giovanni AVERSA

  • ORGANIZZAZIONE MONDIALE DEL COMMERCIO (Enciclopedia)

    Organizzazione internazionale istituita con l’accordo di Marrakesh il 1 gennaio 1995, al fine di regolare le relazioni commerciali tra i paesi membri nelle questioni relative agli accordi e strumenti giuridici ad essi attinenti. L’attività dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) si fonda sugli stessi principi alla base del GATT (Accordo Generale sulle Tariffe e sul Commercio), del quale l’Organizzazione ha assunto il ruolo precedentemente detenuto, recependo gli accordi e le convenzioni adottate. Il passaggio dal sistema GATT a quello dell’OMC è avvenuto al termine di un complesso regime di transizione conclusosi il 1 gennaio 2006, data in cui il precedente sistema ha cessato di esistere, dopo aver fornito un importante aiuto alla creazione di un sistema commerciale stabile contribuendo ad una crescita economica senza precedenti.
    Attualmente fanno parte dell’Organizzazione 1531 stati membri indicati nella Tabella 1:
    Tabella 1 … Paesi membri e Paesi osservatori

    Fonte
    : OMC (2008)

    1. Principi cardine dell’Organizzazione

    I principi fondamentali dell’Organizzazione Mondiale del Commercio sono alla base del sistema commerciale multilaterale. In particolare il sistema commerciale dovrebbe essere così strutturato:
    - Senza discriminazioni … ossia gli stati non dovrebbero attuare alcun tipo di discriminazione verso i loro partner commerciali, riconoscendo equamente il loro lo status di "nazione più favorita"; inoltre non dovrebbero compiere discriminazioni tra prodotti e servizi nazionali o esteri, riservando loro il "trattamento nazionale".
    - Più libero … riducendo le barriere al commercio attraverso negoziazioni; tali ostacoli includono imposte e dazi e misure quali divieti alle importazioni o quote che riducono, secondo determinati criteri, le quantità di tali importazioni.
    - Prevedibile … compagnie, investitori e governi stranieri, dovrebbero avere la certezza che barriere al commercio, incluse le barriere tariffarie e non tariffarie, non aumentino arbitrariamente; la riduzione delle tariffe e gli sforzi all’apertura dei mercati costituiscono elementi caratteristici dell’attività dell’Organizzazione.
    - Maggiormente competitivoscoraggiando pratiche commerciali scorrette come i sussidi alle esportazioni e il dumping, procedura di vendita sui mercati esteri ad un prezzo inferiore a quello di vendita sul mercato di origine per guadagnare maggiori quote di mercato.
    - Maggiormente vantaggioso per i paesi in via di sviluppoconcedendo loro più tempo per potersi adattare "alle vigenti norme", maggior flessibilità e privilegi speciali.
    Struttura organizzativa
    L’OMC presenta un’articolata struttura organizzativa costituita da organi principali, a cui sono affidate competenze generali, organi sussidiari permanenti e organi sussidiari con competenze relative a specifiche questioni. Tra gli organi principali, la Conferenza dei ministri si riunisce in forma plenaria una volta ogni due anni ma può essere convocata in via straordinaria su iniziativa del suo Presidente, su richiesta del Consiglio generale o della maggioranza dei membri. La Conferenza svolge le funzioni tipiche dell’Organizzazione ponendo in essere le azioni necessarie a tale fine, è abilitata, inoltre, a prendere decisioni in merito a qualsiasi situazione che riguardi gli accordi di commercio multilaterale sottoscritti. Il Consiglio generale è un organo esecutivo ed esercita le funzioni proprie della Conferenza nell’intervallo tra le sue riunioni; si riunisce quindi, circa dodici volte l’anno e garantisce il costante esercizio delle funzioni proprie dell’Organizzazione. Inoltre, a tale organo principale sono affidate funzioni quali la sorveglianza del funzionamento e degli accordi e delle decisioni ministeriali. Esso inoltre, costituisce un organismo a cui è preposta la gestione del sistema integrato di risoluzione delle controversie (Dispute Settlement Body) e l’analisi delle politiche commerciali (Trade Policy Review Body).
    Sono organi sussidiari permanenti:
    - Consiglio per gli scambi di merci;
    - Consiglio per gli scambi di servizi;
    - Consiglio per gli aspetti dei diritti di proprietà intellettuale attinenti al commercio.
    Essi operano sotto la direzione del Consiglio generale e si riuniscono per lo svolgimento delle funzioni ad essi attribuiti dai relativi accordi. A questi si aggiungono una serie di Comitati specifici che si occupano di questioni circoscritte ma allo stesso tempo rilevanti per il buon funzionamento dell’Organizzazione o per l’applicazione del relativo ordinamento, con compiti attribuiti loro dall’Accordo istitutivo dell’OMC, dagli Accordi commerciali multilaterali e dal Consiglio generale. Sono Comitati specifici:
    - Comitato commercio e sviluppo;
    - Comitato restrizioni per motivi della bilancia dei pagamenti;
    - Comitato bilancio, finanze e amministrazione;
    - Comitato commercio e ambiente;
    - Comitato sugli accordi commerciali regionali.
    Il Direttore generale2 dell’OMC è nominato dalla Conferenza dei ministri e questo, a sua volta, nomina i funzionari del Segretariato; ha responsabilità amministrative e gestionali e, come stabilito dall’Accordo istitutivo, ha il compito di presentare il bilancio annuale di previsione e il rendiconto finanziario al Comitato bilancio e, una volta approvati, al Consiglio generale. Il Direttore generale ha il compito di rappresentare l’Organizzazione nei rapporti con gli altri soggetti giuridici, svolgendo anche la funzione di depositario dei contratti. Inoltre, l’art. 4 dell’Accordo prevede che, sia il Direttore generale che i funzionari del Segretariato, essendo a capo di un’organizzazione internazionale, mantengano un ruolo super partes.

    2. Processo decisionale

    Il processo decisionale dell’OMC prende avvio con consultazioni informali e riunioni dei diversi Consigli e Comitati. L’assunzione delle decisioni avviene senza una decisione formale per consensus, tale criterio non prevede l’accordo unanime degli stati membri ma l’assenza di opposizione formale degli stessi alla proposta. In quest’ultimo caso è necessario ricorrere al meccanismo di voto secondo la regola un membro, un voto, indipendentemente dal peso in termini demografici ed economici dei paesi. La votazione dovrà raggiungere la maggioranza richiesta, diversa a seconda del contenuto, della tipologia degli emendamenti e degli effetti degli atti in discussione. Modifiche di principi generali, quali quello della nazione più favorita o quello del trattamento nazionale, richiedono l’unanimità. Per contenuti diversi è necessaria la maggioranza dei due terzi dei membri, e dei tre quarti per adozione di interpretazioni o concessione di deroghe. Nei casi non specificati e in presenza di mancato consenso si fa ricorso all’approvazione con maggioranza semplice.

    3. Speciali politiche dell’Organizzazione

    Le principali funzioni dell’organizzazione riguardano negoziazioni commerciali e regole di commercio multilaterale; ad ogni modo, l’OMC pone in essere quattro particolari politiche a supporto di quattro relative funzioni.
    - Assistenza alle economie in via di sviluppo e transizione: l’OMC presta molta attenzione a tali paesi, cercando di analizzarne i bisogni e risolverne i problemi. Un elevato numero di programmi sono implementati insieme con le altre organizzazioni internazionali. Inoltre, i paesi meno sviluppati ricevono aiuto dal punto di vista commerciale e delle tariffe relativamente ai loro interessi nelle esportazioni e nella partecipazione ai diversi organi dell’organizzazione.
    - Aiuto specializzato per la promozione delle esportazioni: il Centro per il Commercio Internazionale assiste i paesi in via di sviluppo nella formulazione ed implementazione dei programmi per la promozione delle esportazioni ma anche per le operazioni e tecniche di importazione. Il Centro è stato istituito dal GATT nel 1964 ed opera in collaborazione con l’OMC e l’UNCTAD, la Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo. I paesi meno sviluppati possono usufruire liberamente dell’aiuto del Centro.
    - Cooperazione nelle politiche economiche globali: l’OMC opera con organizzazioni internazionali quali il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale ed altre istituzioni multilaterali per un maggior livello di coerenza nell’implementazione di politiche economiche globali.
    - Comunicazione dell’introduzione di nuove misure di commercio o variazioni di quelle già esistenti: tutti i paesi membri hanno l’obbligo di informare l’OMC circa le azioni rilevanti poste in essere affinché la loro implementazione possa essere monitorata dall’organizzazione.
    _____________________________________
    1Al 23 luglio 2008.
    2Dal 1 gennaio 2005 la carica di Direttore generale dell’OMC è ricoperta da Pascal Lamy.
    Bibliografia
    Esposito, C., Istituzioni Economiche Internazionali e Governance Globale, Giappichelli Ed., 2009
    Jackson J., The Uruguay Round and the WTO: New Opportunities for the Bretton Woods System, in Bretton Woods Commission, Bretton Woods: Looking to the Future, 1994.
    WTO Segretariat, From GATT to the WTO: the Multilateral Trading System in the New Millennium, Kluver Law International, 2000.
    WTO, Annual reports.

    © 2009 ASSONEBB

  • ORGANIZZAZIONE PER L'ALIMENTAZIONE E L'AGRICOLTURA - FAO (ENCICLOPEDIA)

    Abstract

    L’Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) è un’agenzia specializzata del sistema delle Nazioni Unite in tema di agricoltura, alimentazione, pesca e sviluppo delle aree rurali. Viene fondata il 16 ottobre del 1945 in Canada e per ricordarne la fondazione ogni 16 ottobre si festeggia la “Giornata Mondiale dell’Alimentazione”. Attualmente i Paesi che ne fanno parte sono 194 più l’Unione Europea e due membri associati quali Isole Faroe e Tokelau. La sede principale è a Roma. La FAO lavora in collaborazione con istituzioni di ogni genere: fondazioni private, Organizzazioni Non Governative, aziende, associazioni professionali, altre organizzazioni delle Nazioni Unite e con i Governi. Secondo il Preambolo dello Statuto della FAO, entrato in vigore il 19 febbraio 1947, gli Stati membri si impegnano a promuovere azioni separate e collettive volte ad accrescere il livello di nutrizione e tenore di vita dei popoli sotto le loro rispettive giurisdizioni; migliorare il rendimento della produzione e l’efficacia della distribuzione di tutti i prodotti alimentari ed agricoli; migliorare le condizioni delle popolazioni rurali, contribuire all’espansione dell’economia mondiale e a liberare l’umanità dalla fame.

    Cenni Storici

    La FAO, fondata il 16 ottobre 1945, è la prima agenzia specializzata creata in seno alle Nazioni Unite. La nascita di tale organizzazione avviene verso la fine della Seconda Guerra Mondiale, poiché proprio la guerra contribuisce a dare rilevanza al problema delle esigenze alimentari imposte alle popolazioni e ai soldati. Ma un primo tentativo di realizzazione di un ente internazionale in materia agricola risale al 1905, anno della fondazione dell’Istituto Internazionale di Agricoltura (IIA), i cui compiti però nel 1946 vengono trasferiti proprio alla FAO.

    Al contrario, l’organizzazione dei lavori per l’istituzione ufficiale della FAO, comincia già nel 1935 con la creazione di un comitato ad hoc in seno alla Società della Nazioni e successivamente nel 1943 con la Conferenza di Hot Springs in Virginia.

    La Conferenza, alla quale partecipano 45 Paesi, si conclude con l’approvazione di un atto finale contenente 33 raccomandazioni e la volontà di costituzione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura1. L'istituzione concreta di questa organizzazione viene affidata ad una Commissione provvisoria, istituita a Washington con i rappresentanti dei Governi e delle autorità rappresentati alla Conferenza di Hot Springs. Due anni più tardi nella Conferenza convocata a Québec City il 16 ottobre nasce la FAO.

    Tra le iniziative più importanti promosse fino ad oggi si ricordano la “Campagna mondiale contro la fame”, “Programma Alimentare Mondiale (PAM)” e la creazione della Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo (UNCTAD).

    Funzioni

    La FAO fornisce assistenza allo sviluppo, offre ai Governi consulenza in tema di politiche generali, raccoglie, analizza e diffonde informazioni e opera come forum internazionale per discutere delle questioni relative all’alimentazione e all’agricoltura. Inoltre i suoi programmi speciali aiutano gli Stati ad essere pronti ad affrontare le crisi di emergenza alimentare e forniscono i soccorsi necessari.

    La FAO gestisce fondi stanziati dai Paesi industrializzati, da banche per lo sviluppo e da altre fonti, garantendo che i progetti raggiungano gli obiettivi prefissati. Sin dalla sua fondazione, l'organizzazione ha posto particolare attenzione allo sviluppo delle zone rurali, che ospita il 70% delle persone povere e affamate del mondo. Infine definisce norme, standard internazionali e convenzioni.

    Le principali funzioni della FAO sono regolamentate dall’articolo I del suo Statuto:

    1. L’Organizzazione raccoglie, analizza, interpreta e diffonde notizie relative alla nutrizione, all’alimentazione e all’agricoltura. La FAO funge da rete di conoscenze. Si avvale delle competenze del proprio personale - agronomi, forestali, nutrizionisti, scienziati sociali, economisti, statistici e altri professionisti - per raccogliere, analizzare e diffondere i dati. La FAO pubblica centinaia di newsletter, rapporti e libri, distribuisce riviste, crea forum di condivisone online.

    2. Promuove e all’occorrenza raccomanda azioni nazionali e internazionali vertenti su:

    a) la ricerca scientifica, tecnologica, sociale e economica in materia di nutrizione, alimentazione e agricoltura;

    b) il miglioramento dell'insegnamento e dell'amministrazione in materia di nutrizione, alimentazione e agricoltura e la diffusione delle conoscenze teoriche e pratiche nel campo della nutrizione e dell'agricoltura;

    c) la conservazione delle risorse naturali e l'attuazione di metodi perfezionati di produzione agricola;

    d) il perfezionamento delle tecniche di trasformazione, commercializzazione e distribuzione dei prodotti alimentari ed agricoli;

    e) l'istituzione di soddisfacenti sistemi di credito agricolo a livello nazionale e internazionale;

    f) l'adozione di una politica internazionale per quanto concerne gli accordi sui prodotti agricoli.

    3. L'Organizzazione ha inoltre le seguenti funzioni:

    a) fornire ai Governi l'assistenza tecnica da essi richiesta. FAO offre la sua esperienza ai Paesi membri nella definizione della politica agricola, nel sostegno alla pianificazione, nell’elaborazione della legislazione efficace e nella creazione di strategie nazionali per realizzare lo sviluppo rurale e gli obiettivi di riduzione della fame.

    b) organizzare, in cooperazione con i governi interessati, le missioni necessarie per aiutarli ad eseguire gli obblighi sorti dall'adesione alle raccomandazioni della Conferenza delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura. Politici ed esperti da tutto il mondo si riuniscono presso la sede centrale per contribuire ad elaborare accordi sui principali problemi alimentari e agricoli. Come un forum neutrale, la FAO è il luogo principale in cui Paesi industrializzati e Paesi in via di Sviluppo possono incontrarsi e discutere di questi temi.

    Struttura

    La FAO ha uno staff con più di 3600 unità e la sua struttura interna è composta da: Conferenza Plenaria degli Stati membri, Consiglio dell’Organizzazione, Direttore Generale, Dipartimenti, Uffici Regionali, Uffici sub-Regionali e sedi sul campo.

    1. La Conferenza Plenaria degli Stati membri: si riunisce ogni due anni per analizzare le attività svolte ed approvare il programma di lavoro; decreta la politica generale e approva il bilancio; emana il Regolamento interno e il Regolamento finanziario dell'Organizzazione; può fare raccomandazioni agli Stati membri sui problemi inerenti all'alimentazione e all'agricoltura ed elegge il Consiglio.

    2. Il Consiglio dell’Organizzazione: è l’organo direttivo della FAO e si compone di 49 Stati membri con un solo voto ciascuno e da un Presidente del Consiglio nominato dalla Conferenza. Nell'esecuzione delle sue funzioni, il Consiglio è assistito da un Comitato del programma, da un Comitato finanziario, da un Comitato delle questioni costituzionali e giuridiche, da un Comitato dei prodotti, da un Comitato delle peschiere, da un Comitato delle foreste, da un Comitato dell'agricoltura e da un Comitato della sicurezza alimentare mondiale.

    3. Il Direttore Generale dell'Organizzazione: è nominato dalla Conferenza per un mandato di sei anni ed è rieleggibile; ha pieni poteri e autorità per dirigere i lavori dell'Organizzazione; partecipa senza diritto di voto a tutte le sedute della Conferenza e del Consiglio e sottopone loro per esame le proposte intese ad un'azione appropriata nel campo dei problemi di loro competenza.

    4. I Dipartimenti sono 8: Dipartimento Agricoltura e Difesa del Consumatore; Dipartimento Sviluppo Economico e Sociale; Dipartimento Gestione Risorse Naturali ed Ambiente; Dipartimento Pesca e Acquacoltura; Dipartimento Foreste; Dipartimento Cooperazione Tecnica; Dipartimento Conoscenza e Comunicazione e il Dipartimento Risorse Umane, Finanziarie e Fisiche.

    5. Uffici regionali: la funzione principale degli uffici regionali è l'identificazione generale, la pianificazione e l'attuazione delle attività prioritarie della FAO nella regione.

    6. Uffici sub-regionali: monitorano il livello di attuazione dei programmi e dei progetti.

    7. Sedi sul campo: sono il principale canale di collegamento della FAO per i governi e altri partner (donatori, ONG, organizzazioni della società civile, istituti di ricerca).

    Nel 1994, la FAO subisce la ristrutturazione più importante dalla sua fondazione attraverso la decentralizzazione delle sue operazioni. Le ragioni delle riforme vanno ricercate nella semplificazione delle procedure e nella riduzione dei costi. Le riforme hanno riguardato il trasferimento di personale dalla sede centrale a quelle sul campo, un maggiore impiego di esperti dei paesi in via di sviluppo e maggiori collegamenti con il settore privato e le Organizzazioni Non Governative.

    Budget

    I progetti operativi della FAO hanno due fonti principali di finanziamento:

    - Il bilancio dell’organizzazione, finanziato dai contributi degli Stati membri.

    - Le risorse extra bilancio, ricevute da altri partner come ad esempio il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP) e altri fondi delle Nazioni Unite.

    Ciascuno Stato membro della FAO s'impegna a pagare annualmente all'organizzazione il proprio contributo al bilancio. Il bilancio totale della FAO per il 2012-13 è di 2,4 miliardi di dollari. Di questi, il 42 % proviene da contributi dei Paesi membri fissati dalla Conferenza, mentre il 58% attraverso contributi volontari dei membri e di altri partner.

    Per quanto riguarda i programmi di ricerca finanziati dalla FAO, questi sono più di 4.000, e riguardano azioni coordinate in vari settori: Agricoltura (60%), Ambiente (12%), Nutrizione e Alimentazione (11%), Servizi (7%), Pesca ed Acquacoltura (7%), Sociale (2%) e Foreste (1%).

    Dal quadro finanziario, inoltre, si evidenzia che il maggior numero dei progetti (il 47%) e dei finanziamenti (circa il 52,3%) sono stati destinati al continente africano, seguono il Centro e Sud America (21,4%-10,4%), il continente asiatico e l’area del Pacifico (20,6%-24,9%) ed, infine, il Medio Oriente (6,6%-8,7%) e l’Europa (4,4%-3,7%).


    1 Cfr. Final Act of the United Nations Conference on Food and Agriculture, Hot Springs V A May 18 to June 3 1943,Washington; US Government printing of. 1943

    Bibliografia

    D’ANDREA F. … PORCU F. (2011) Analisi dei progetti finanziati dalla Food and Agriculture Organization of the United Nations (FAO), Pomezia, Consiglio per la ricerca e sperimentazione in agricoltura.

    FAO (2013) Basic texts of the Food and Agriculture Organization of the United Nations, Volumes I and II.

    MARCHISIO S. … DI BLASE A. (1992) The Food and Agriculture Organization (FAO), Milano, Franco Angeli.

    ROSIGNOLI R. … SILVAGGI C. (2009) La governance internazionale e il ruolo della FAO, Roma, Centro stampa Università La Sapienza.

    UNITED NATION (2012) Basic Facts about the United Nations, Napoli, Editoriale Scientifica.

    Redattore: Giovanni AVERSA

  • ORGANIZZAZIONE PER LA COOPERAZIONE E LO SVILUPPO ECONOMICO (OCSE)

    (fr. Organisation pour la coopération et le développement- OCDE; ingl. Organisation for Economic Co-operation and Development-OECD). Istituzione internazionale nata nel 1961 con l’obiettivo di favorire lo sviluppo economico e gli scambi tra i diversi paesi. È il risultato dell’estensione delle funzioni e dell’allargamento degli obiettivi dell’Organizzazione europea per la cooperazione economica (OECE), a sua volta creata nel 1948 allo scopo di utilizzare e coordinare gli aiuti dell’European Recovery Program-ERP (Programma di ripresa economica europea) previsti dal Piano Marshall e di promuovere una ripresa degli scambi internazionali. Esaurita la fase di ricostruzione delle economie europee, l’organizzazione, sulla base della convenzione firmata il 14.12.1960 a e Parigi dagli originari paesi dell’OECE, dagli Stati Uniti, dal Canada e dalla Spagna, ha assunto una dimensione mondiale, ha mutato la propria denominazione ed ha esteso i propri compiti ed obiettivi. L’OCSE si propone di raggiungere tre obiettivi fondamentali: favorire lo sviluppo economico e un alto livello di occupazione salvaguardando la stabilità finanziaria dei paesi membri; favorire lo sviluppo economico anche dei Paesi non membri, in particolare quelli in via di sviluppo; favorire l’espansione del commercio mondiale su base multilaterale. L’attività dell’organizzazione si esplica attraverso diversi comitati che operano su specifici problemi ed elaborano studi e proposte da sottoporre ai governi (p.e. Comitato per gli scambi commerciali, Comitato per l’assistenza allo sviluppo ecc.). L’OCSE pubblica periodicamente in due lingue, inglese e francese, studi riguardanti la congiuntura e le prospettive economiche dei paesi membri, bollettini statistici, raccolte sintetiche della contabilità nazionale di detti paesi e ricerche specifiche su determinati problemi. L’OCSE raggruppa attualmente (2002) 30 Paesi che condividono i principi dell’economia di mercato, del pluralismo democratico e del rispetto dei diritti umani. I Paesi membri comprendono i 15 dell’UE e, inoltre, Australia, Canada, Corea del Sud, Giappone, Islanda, Messico, Norvegia, Nuova Zelanda, Polonia, Repubblica Ceca, Repubblica Slovacca, Svizzera, Turchia, Ungheria, USA. L’OCSE, tuttavia, non essendo un “club” chiuso, mantiene contatti con il resto del mondo. Speciali programmi di cooperazione sono stati siglati con i paesi dell’ex blocco socialista, dell’Asia e dell’America Latina. Dal 1998 è attivo uno speciale comitato per i rapporti con i paesi non membri.

  • ORGANIZZAZIONE PER LA COOPERAZIONE E LO SVILUPPO ECONOMICO (OCSE) (Enciclopedia)

    (Si veda anche voce del Dizionario:Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico - OCSE)

    1. Storia ed obiettivi

    L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico nasce ufficialmente nel 1947 con il nome di Organizzazione Europea per la Cooperazione Economica (OECE) con l’obiettivo prioritario di dar vita alla ricostruzione postbellica delleconomia europea, usufruendo al meglio degli aiuti statunitensi dell’European Recovery Program, meglio conosciuto come Piano Marshall.
    La firma della prima convenzione per la cooperazione ed il coordinamento in materia economica tra le nazioni europee risale all’aprile del 1948. Tale convenzione, entrata in vigore soltanto il 28 luglio dello stesso anno, è stata ratificata da 16 stati europei: Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Gran Bretagna, Grecia, Irlanda, Islanda, Italia, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo, Svezia, Svizzera, Turchia. La Germania e la Spagna aderirono più tardi, nel 1959.
    L’OCSE, sorta con lo scopo di diventare un’organizzazione permanente per la cooperazione economica, stabilì il suo quartier generale a Chateau de la Muette a Parigi ed iniziò la sua attività in accordo ai seguenti principi:
    - promuovere la cooperazione tra gli stati membri e i programmi nazionali per la ricostruzione dell’Europa;
    - sviluppare i mercati europei attraverso la riduzione di tariffe e barriere all’espansione dei mercati;
    - studiare le reali possibilità di creare un’unica area per il libero scambio;
    - studiare un adeguato sistema multilaterale di pagamenti e raggiungere condizioni ottimale per un miglior impiego della forza lavoro.
    Con l’obiettivo di creare una vera e propria unione economica tra gli stati aderenti, nasce il 14 dicembre 1960, l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) ed entra in vigore il 30 Settembre 1961, sostituendo di fatto lOECE. Oltre ai paesi che in precedenza avevano aderito allOECE, dal 1961 ne fanno parte anche Canada e Stati Uniti e, nel corso degli anni, hanno aderito all’Organizzazione anche Giappone (1964), Finlandia (1969), Australia (1971), Nuova Zelanda (1973), Messico (1994), Corea del Sud (1996); più tardi anche altri paesi quali Repubblica Ceca (1995), Polonia (1996), Ungheria (1996), Slovacchia (2000) aderirono allorganizzazione. In un protocollo supplementare alla Convenzione siglata nel 1961, i paesi firmatari decisero all’unanimità che la Comunità Europea, attraverso la Commissione Europea, poteva partecipare ai lavori dell’OCSE; tale partecipazione andava ben al di là dall’ottenere il semplice status di osservatore e di fatto gli accordava lo status di quasi membro.
    Il compito principale dellOCSE consiste nell’agevolare il raggiungimento dei più alti livelli di crescita nelle economie dei paesi membri, lespansione delloccupazione e il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione; tutto ciò cercando di mantenere la stabilità finanziaria, con l’obiettivo di contribuire alla crescita delleconomia mondiale e allestensione del commercio mondiale su basi multilaterali e non discriminatorie. Per partecipare in maniera attiva allo sviluppo dell’economia mondiale, l’Organizzazione ha progressivamente esteso la sua attenzione ad un crescente numero di altri paesi non membri, in aggiunta ai trenta già aderenti, al fine di condividere le sue competenze specializzate e le esperienze raccolte nel corso del tempo, con più di settanta paesi in via di sviluppo e con economie dei mercati emergenti.Nel maggio 2007, inoltre, i paesi OCSE hanno invitato Cile, Estonia, Israele, Russia e Slovenia ad aprire trattative per l'adesione all'Organizzazione e manifestato la volontà di aumentare gli sforzi per una possibile futura partecipazione di Brasile, Sud Africa, Cina, India ed Indonesia.

    2. Strumenti per il raggiungimento degli obiettivi

    L’OCSE persegue i suoi obiettivi attraverso strumenti ed attività di varia natura, quali la predisposizione di intese con valore vincolante e di convenzioni, raccolta ed armonizzazione di dati, elaborazione di studi nazionali e comparativi, esami-paese secondo il metodo della "peer review", o valutazione da parte di esperti, attività preparatoria seguita da incontri internazionali, definizione di linee guida e coordinamento delle politiche di cooperazione allo sviluppo attraverso il Comitato di Aiuto allo Sviluppo.
    Al fine di raggiungere tutti gli obiettivi prefissati dallOCSE, è indispensabile da parte degli stati membri utilizzare in modo adeguato le risorse disponibili, promuovere la ricerca scientifica e la formazione professionale, tentare di raggiungere una crescita economica e una stabilità finanziaria ottimale, cosi come impegnarsi ad eliminare ogni tipo di ostacolo per lo scambio di beni e servizi e per i movimenti di capitali. Attraverso lerogazione di capitale, lassistenza tecnologica e lallargamento dei mercati, i paesi membri si impegnano inoltre, a fornire assistenza ai paesi meno sviluppati; gli stati aderenti, lavorando costantemente in stretta collaborazione tra loro su progetti comuni, mettono a disposizione dellOCSE tutte le informazioni e i dati in loro possesso, indispensabili per l’adempimento delle sue funzioni. Oggi lOCSE si occupa da vicino di numerosi argomenti su scala mondiale quali l’educazione, la scienza, l’agricoltura e gli affari fiscali, anche se indubbiamente le principali attività svolte rimangono la cooperazione economica, la liberalizzazione delle merci, delle transazioni e dei capitali invisibili.

    3. Struttura organizzativa

    La struttura istituzionale dellorganizzazione comprende un Consiglio, composto da un rappresentante per ogni paese e un delegato della Commissione Europea, circa 200 Comitati costituiti dai rappresentanti dei singoli paesi membri e basati su specifiche aree di lavoro quali, economia, commercio, scienza, occupazione, educazione e mercati finanziari, e dal Segretariato a capo del quale vi è il Segretario generale.
    Tutti i paesi sono rappresentati nel Consiglio, che per questo è l’autorità più influente dell’amministrazione dell’OCSE; tale organo ha il compito di nominare un presidente e due vice-presidenti ogni anno. Qualsiasi tipo di decisione o raccomandazione è soggetta all’approvazione di tutti gli stati membri, sono ammesse eccezioni soltanto in casi straordinari e accettati all’unanimità dai membri del Consiglio. In caso di astensione, il paese che non ha espresso il suo voto non è vincolato alla decisione presa; in particolare, tale clausola incoraggia i paesi a non partecipare al voto senza avere un interesse specifico in materia.
    Le singole Commissioni si riuniscono ogni anno intervenendo e partecipando al lavoro del Segretariato. I membri di tali gruppi di lavoro sono costituiti solitamente da esperti delle materie prese in esame provenienti sia da paesi membri che non membri.
    Altro importante organo è il Segretariato, strutturato in Direzioni Generali. Il Segretariato svolge attività di coordinamento ed è responsabile del funzionamento dell’intera organizzazione; la sua funzione principale è quella di preparare il lavoro dell'Organizzazione, svolto nei Comitati dai delegati nazionali e finalizzato nel Consiglio. Il Segretario generale è nominato dal Consiglio e rimane in carica per un periodo di cinque anni, supportato e coadiuvato da più vice o assistenti segretari, anch’essi nominati dal Consiglio. Dal 1 Giugno 2006 la carica di Segretario Generale è ricoperta dal messicano Angel Gurria, subentrato al canadese Donald J. Johnston. Tale figura, inoltre, ha il dovere di partecipare alle riunioni dei rappresentanti permanenti, cosi come presenziare agli incontri dei Comitati e degli altri organismi dell’OCSE. Altri incarichi del Segretario generale riguardano lo studio preliminare per la diffusione delle direttive del Consiglio e dei Comitati, essendo egli responsabile per la loro effettiva attuazione, e la gestione delle relazioni dell’organizzazione con il resto del mondo.

    4. L’OCSE e la società civile

    L'OCSE riconosce il prezioso contributo della società civile al processo decisionale delle politiche governative e conferisce primaria importanza all'attività di consulenza e di dialogo con le organizzazioni che rappresentano la società civile (OSC). Il ruolo della società civile è menzionato anche nelle attività per la riduzione della povertà e per le strategie di sviluppo sostenibile, la prevenzione dei conflitti e il rafforzamento della capacità di scambi. Esiste una lunga tradizione di dialogo con la società civile nell'ambito della politica dell'ambiente, nella misura in cui le OSC sono state all'origine di una potente lobby di difesa dell'ambiente negli anni 1960-70. Il ruolo si è evoluto progressivamente dalle campagne di sensibilizzazione fino alla partecipazione decisionale e alle attività di sorveglianza. Il Comitato Consultivo Economico ed Industriale presso l'OCSE (BIAC) e la Commissione Sindacale Consultiva presso l'OCSE (TUAC) sono stati ufficialmente designati come interlocutori dalla decisione del Consiglio dell'OCSE del 1962, i quali oltre a regolamentare i rapporti dell’OCSE con le Organizzazioni non Governative, partecipano a gran parte delle attività e consultazioni a livello ministeriale.
    L’OCSE mantiene inoltre delle relazioni permanenti con altri organismi internazionali, quali l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (International Labour Organization … ILO), il Fondo Monetario Internazionale, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (Food and Agricultural Organization … FAO) e la Banca Mondiale.

    5. L’OCSE: statistiche, raccolta dati e pubblicazioni

    L’OCSE costituisce da sempre una delle più grandi e più attendibili fonti di statistiche confrontabili e di dati economici e sociali; oltre a raccogliere dati, esso svolge la funzione di monitoraggio, analisi e previsione degli sviluppi economici, nonché la realizzazione di studi su cambiamenti sociali e modelli evolutivi di commercio, ambiente, agricoltura, tecnologia, tassazione ed altro ancora. L’Organizzazione oggi è una delle più grandi e apprezzate case editrici in campo economico e di politica pubblica; le sue pubblicazioni rappresentano un eccellente veicolo per la diffusione di documenti e studi, sia su carta stampata che sul web.

    Bibliografia
    Armingeon, K., Beyeler, M. (2004), The OECD and European Welfare States, Edward Elgar Publishing.
    Carlucci F., Cavone F. (2004), La Grande Europa … Integrazione, Allargamento, Sviluppo, FrancoAngeli.
    OECD (2008), Organisation for European Economy Co-operation, OECD website (http://www.oecd.org).
    OECD Historical Series (1997), Explorations in OEEC History, OECD Publishing.

    © 2009 ASSONEBB

  • ORIGINALE

    Documento steso dall’autore che si contrappone a copia. Atti o documenti originali, in particolare, sono la prima stesura del documento, redatta con la partecipazione delle persone interessate e recante la loro sottoscrizione.

  • ORO

    Metallo nobile dal tipico colore giallo, duttile, malleabile, stabile all’aria, difficilmente attaccato dagli agenti chimici, diffuso per lo più allo stato nativo sotto forma di pepite, pagliuzze e polvere, più raramente in composti da cui è però facilmente separabile. Così come il rame, il ferro. lo stagno ecc., l’oro è conosciuto fin dalla preistoria ed è stato utilizzato puro o in lega con l’argento. La lega naturale oro argento era nota nell’antichità come elettro, detto anche l’oro bianco degli antichi. L’oro è anche materia prima scarsa, nonostante le molte centinaia di tonnellate estratte ogni anno. Queste caratteristiche hanno fatto dell’oro, puro e in lega, il metallo per eccellenza destinato alla monetazione, usato mezzo monetario, riserva di valore, mezzo di pagamento (anche dopo aver perso lo status di moneta legale), sebbene non pochisiano i suoi impieghi industriali (compresa l’industria spaziale) e in manufatti di oreficeria. La quantità di oro fino contenuto in una lega è misurata in carati (v.carato) e in ventiquattresimi. L’oro, p.e., a 18 carati contiene 18 parti di oro e 6 parti di rame (o altro metallo). Meno usata è la misurazione in millesimi, secondo l’uso invalso per l’argento. Leghe con denominazioni particolari sono l’oro bianco che contiene l’80% di oro e il 20% di platino l’oro rosso (o oro di Bologna) ad alto tenore di rame, l’oro verde contenente il 25% di argento. La storia monetaria dell’oro dagli anni Quaranta vede la funzione monetaria sostanzialmente limitata alle riserve ufficiali. Tuttavia, anche dopo l’abolizione della convertibilità nel 1971 le riserve sono cresciute sì che i maggiori detentori sono gli USA (262 milioni di once) e i paesi del FECOM (Fondo Europeo di Cooperazione Monetaria) e dell’ECU (374,6 milioni di once) cioè le massime potenze industrializzate (se si fa eccezione del Giappone). La storia del secolo XIX e fino agli anni Trenta del secolo XX ha conosciuto il periodo di gold standard, nelle sue varianti (quella inglese, 1717-1914, e quella americana, 1834-1914) e di gold bullion standard. In questi regimi e soprattutto nel gold standard il potere d’acquisto dell’oro e i prezzi delle merci sono rimasti sostanzialmente stabili, a costo però di pesanti deflazioni. Da ciò i due “partiti” degli estimatori (antinflazionisti) e dei detrattori (antideflazionisti). Dal 1971, con la fine della convertibilità esterna del dollaro, fissata negli Accordi di Bretton Woods nel 1944 a 35 dollari per oncia di fino, che fu il prezzo stabilito da Roosevelt nel 1934, i1 problema è irrilevante mentre nella teoria economica si continua a discutere, sia pure in modesta misura, di tali questioni. Qualcuno ritiene che l’ECU, basato anche su un deposito aureo dei paesi partecipanti, esprima una qualche forma di convertibilità. Analogo ragionamento potrebbe essere esteso all’euro.

    1. Riserve mondiali di oro. Lo stock mondiale di oro si suddivide in due grandi componenti: come riserva di valore e come materia prima per l’industria, in gran parte oreficeria. Le stime più aggiornate indicano in circa 36.000 ton.le riserve ufficiali di banche centrali, governi, organismi internazionali; e in circa 9.500 ton. le riserve di investimento private, per un totale quindi di circa 45.500 ton. L’altra componente è data da 56.000 ton. di oro utilizzato dall’industria, compresa quella spaziale. Di recente la produzione annua è cresciuta ininterrottamente anche se ha mostrato differenti tassi di crescita, specie negli ultimi venti anni. A metà degli anni Novanta ha superato il livello di 2.500 tonnellate l’anno. La produzione è data innanzitutto da tre grandi paesi auriferi: Sudafrica (la cui quota, pur mostrando un trend in declino, è pari al 27% del totale), USA (con una quota crescente nel tempo e ora pari al 14%), URSS (con quota calante nel tempo e ora pari all’11% del totale).

    2. Mercato e prezzi dell’oro. Sul lungo termine il prezzo dell’oro è aumentato in termini reali, pur mostrando una decisa flessione nell’ultimo decennio. Dal 1971, anno in cui il Presidente USA Nixon dichiarò l’inconvertibilità esterna del dollaro, l’andamento del prezzo dell’oroha mostrato un profilo di crescita ma con oscillazioni notevoli. Negli anni Settanta ci sono stati grandi aumenti del prezzo, mentre gli anni Ottanta sono stati di pesante caduta, proseguita poi negli anni Novanta. La media annuale del 1991 è stata di 362 dollari per oncia di fino e quella del 2000 di 274 dollari. Effetto momentaneo sulla caduta del prezzo dell’oro ha avuto l’Accordo sull’oro siglato alla fine del 1999 dalle banche centrali dell’Eurosistema, cui hanno aderito la Banca d’Inghilterra, la Banca nazionale svizzera e la Sveriges Riksbank.Le banche centrali firmatarie dell’accordo, che dispongono di circa 33.000 ton. di oro, pari a circa il 47% di tutte le riserve auree uf- ficiali, hanno assunto l’impegno di limitare le vendite di oro fino a un massimo di 400 tonnellate l’anno e di 2.000 tonnellate in un quinquennio. Queste istituzioni finanziarie hanno inoltre affermato che l’oro rimaneva un elemento importante delle loro riserve ufficiali. Fattori speculativi e precauzionali di varia natura hanno facilitato, dal 1974, la nascita e la crescita di mercati a termine sull’oro. Negli stessi mercati si scambiano sulla carta quantitativi che in alcuni anni hanno superato la metà dell’oro storicamenteestratto. L’oro non perde la sua attrattività anche se esso appare polarizzato. Da un lato gli estimatori della gioielleria, che in fondo valutano uesta anche come riserva di valore “domestica”. Dall’altro le banche centrali che, salvo qualche caso sporadico, continuano a detenere l’oro come la “riserva di ultima istanza”. Nel settore privato dell’economia l’oro costituisce sovente un bene rifugio anche se assume la forma di gioielli e di monili, data la relativa facilità di smobilizzo. L’umanità continua quindi a credere nella “barbara reliquia” di cui parlò Keynes, ma il tasso di deprezzamento a mediolungo termine della moneta cartacea e dei titoli di credito espressi in moneta corrente induce la gente a persistere in vecchi costumi.

  • ORO FINANZIARIO

    La nuova normativa sul mercato dell’oro introduce la possibilità di effettuazione di operazioni finanziarie sull’oro senza la materiale presenza o trasferimento di oro fisico. L’esercizio in via professionale di questa attività è riservato alle banche e agli altri intermediari finanziari abilitati. Esempi di operazioni in oro finanziario sono il conto corrente in oro, i contratti a termine contro oro, i finanziamenti espressi in grammi oro. L’oro fi- nanziario può liberamente essere riconvertito in oro fisico e viceversa.

  • OSCILLAZIONE DEL CAMBIO

    Variazione del prezzo o corso del cambio tra la moneta nazionale e una o più valute estere. Molteplici sono le cause che danno luogo a tali oscillazioni. La più frequente è costituita dal rapporto tra domanda e offerta di divise, a sua volta dipendente soprattutto dalla situazione debitoria e creditoria di uno Stato verso l’altro, e cioè dall’andamento della “bilancia dei pagamenti”. In regime di libera convertibilità delle monete in oro (gold standard) le oscillazioni dei cambi sono contenute entro i c.d. “punti dell’oro” (gold points) e cioè nei limiti oltre i quali appare conveniente regolare debiti e crediti in oro invece che con monete o divise estere. Il “punto dell’oro superiore” (o gold point per l’esportazione) è il limite al di sopra del quale il debitore trova più conveniente inviare oro, anziché acquistare o rimettere una divisa estera; il “punto dell’oro inferiore” (o gold point per l’importazione) è il limite al di sotto del quale il creditore trova più conveniente ricevere oro, piuttosto che trarre o vendere una divisa estera. In un regime parzialmente vincolato, in cui è ammessa la libera convertibilità da parte di alcuni Stati, le valute estere vengono ad assumere, nei riguardi delle oscillazioni dei cambi, la medesima funzione dell’oro (v. ancheAccordi di Bretton Woods; Sistema monetario europeo).

  • OSTACOLO ALL'ESERCIZIO DELLE FUNZIONI DELLE AUTORITA' PUBBLICHE DI VIGILANZA

    L’art. 2638 c.c. (così come riscritto dal nuovo testo del Tit. XI, libro V c.c. sulle disposizioni penali in materia di società e di consorzi promulgato con d.lg. 11.4.2002 n. 61) semplifica e accorpa la disciplina di diverse disposizioni che regolavano la materia (art. 134 TUBC e 171 TUF). Il delitto (punito con la reclusione da uno a quattro anni) riguarda la condotta di amministratori, direttori generali, sindaci e liquidatori di società od enti e degli altri soggetti sottoposti per legge alle autorità pubbliche di vigilanza o tenuti ad obblighi nei loro confronti, i quali nelle comunicazioni alle predette autorità previste in base alla legge (Banca d’Italia; Consob), al fine di ostacolare le funzioni di vigilanza (dolo specifico): a) espongonofatti materiali non rispondenti al vero sulla situazione economica, patrimoniale e finanziaria dei sottoposti alla vigilanza; b) occultano con altri mezzi fraudolenti in tutto o in parte fatti che avrebbero dovuto comunicare, concernenti la situazione medesima. Il secondo comma dell’art. 2638 c.c. estende la responsabilità penale dei medesimi soggetti alle ipotesi in cui la condotta che ostacola l’attività di vigilanza sia meramente omissiva.

  • OTTAVA

    Nel linguaggio tecnico di analisi finanziaria indica la settimana.

  • OTTENIMENTO ABUSIVO DI CREDITO

    L’art. 137 TUBC (d.lg. 1993/385) prevede al secondo comma l’ipotesi contravvenzionale di falso interno bancario, che sanziona “chi svolge funzioni di amministrazione o di direzione presso una banca nonché i dipendenti di banche che, al fine di concedere o far concedere credito ovvero di mutare le condizioni alle quali il credito venne prima concesso ovvero di evitare la revoca del credito concesso, consapevolmente omettono di segnalare dati o notizie di cui sono a conoscenza o utilizzano nella fase istruttoria notizie o dati falsi sulla costituzione o sulla situazione economica, patrimoniale e finanziaria del richiedente il fido” con l’arresto da sei mesi a tre anni e con l’ammenda fino a venti milioni di lire. L’ipotesi viene presa in considerazione qualora il fatto non costituisca più grave reato. La disposizione si caratterizza per una soglia di tutela particolarmente avanzata, poiché il reato si consuma già nella fase preliminare del rapporto di credito, a prescindere dalla idoneità delle false informazioni a trarre in inganno. La condotta consiste in false comunicazioni in relazione alla concessione di un fido e si configura anche con la semplice omissione. Ciò è dovuto al maggior disvalore che consegue a comportamenti ingannevoli posti in essere da soggetti qualificati dalla loro funzione nell’ambito della banca che eroga il credito. È proprio questa considerazione che fa ritenere incomprensibile, a fronte di una previsione delittuosa di mendacio bancario, la scelta legislativa di tutelare il falso interno con una contravvenzione, e la perplessità è ancora maggiore ove si ponga mente al fatto che la nuova ipotesi di cui al secondo comma è verosimilmente destinata a fungere da vera e propria norma di chiusura, in quanto chiamata a comprendere sotto il proprio ambito di operatività, in materia bancaria, le ipotesi che prima della l. 86/ 90 venivano punite a titolo di peculato per distrazione.

  • Outlier

    E’ un valore non significativo, anomalo e distorcente l’informazione, nell’analisi di una serie storica; e pertanto vengono tralasciati e non considerati.

  • OUTSOURCING

    Contratto atipico con cui un’impresa (cliente) trasferisce a un soggetto terzo (outsourcer) giuridicamente autonomo il compimento di una propria attività. Sovente il terzo è una società che fa parte del gruppo del cliente. L’outsourcing può avere per oggetto tutti i settori di attività d’impresa. È però specialmente praticato per le elaborazioni informatiche, il trasporto valori e molto diffuso nel settore bancario e finanziario. Se sia riconducibile al modello dell’appalto privato (artt. 1655 ss. c.c.), piuttosto che a quello del contratto d’opera (art. 2222 c.c.), o della somministrazione (artt. 1559 ss. c.c.), è questione dibattuta in dottrina. Inclina a favore della prima ipotesi il fatto che l’outsourcing presuppone di regola che l’outsourcer sia un’impresa con la relativa organizzazione, il che esclude la prevalenza del lavoro proprio che caratterizza il contratto d’opera. La natura di contratto di durata fa invece propendere a favore del modello della somministrazione, sebbene sia prevalente nell’outsourcing un’obbligazione di “dare” e non di “fare”. Per il richiamo contenuto nell’art. 1677 c.c. nulla esclude comunque di applicare le disposizioni di entrambi gli istituti dell’appalto e della somministrazione. (al) Lo scopo del trasferimento, o esternalizzazione, di attività già svolte all’interno della propria organizzazione aziendale a società e comunque a soggetti terzi giuridicamente autonomi è di contenere gli oneri finanziari e i costi di gestione e di migliorare la qualità dei servizi trasferiti. Il fenomeno, volto alla razionalizzazione delle strutture e dei processi produttivi, è particolarmente rilevante in ambito bancario e si è intensificato nel corso degli ultimi anni per la numerosità sia degli operatori sia delle funzioni coinvolte. Oltre a quelle informatiche, le attività che vengono esternalizzate nella maggior parte dei casi hanno natura ausiliaria o amministrativa, come p.e. il servizio trasporto valori, la gestione degli strumenti di pagamento elettronici, i servizi di economato e degli archivi, le attività di back-office e di custodia dei titoli. L’outsourcing riguarda talvolta anche la selezione e la formazione del personale, il ricorso a legali esterni o la promozione dei prodotti/servizi della banca, il controllo di gestione e l’attività di ispettorato/ internal auditing. Nell’ambito dell’area business, viene esternalizzata talvolta la gestione della riserva obbligatoria, l’asset management per conto della clientela, la gestione del portafoglio titoli di proprietà e il credito al consumo. Per alcune funzioni inoltre, come p.e. la pianificazione strategica, il controllo di gestione e la gestione dei rischi, l’outsourcing risulta connesso a processi di acquisizione di banche ovvero a strategie di ristrutturazione all’interno del conglomerato bancario e l’outsourcer è costituito dall’azienda capogruppo; per altre, quali le funzioni ausiliarie e contabili l’obiettivo perseguito è la razionalizzazione e la trasformazione da fissi a variabili dei costi.

  • OVER THE COUNTER (OTC)

    Gli scambi di strumenti finanziari possono avvenire all’ingrosso, fuori dai mercati regolamentati, ma solo tra operatori specializzati che siano perfettamente coscienti dei rischi connessi con le loro operazioni. Gli scambi fuori mercato non sono standardizzati (durata, scadenza, quantità, metodo di pagamento) quindi le due parti devono accordarsi su tutti i termini della transazione perché essa sia valida.
    Dal 1990 si è diffuso il modello di Alternative Trading System, offerto dagli stessi provider, come Reuters e Bloomberg, che consente al singolo operatore di creare una pagina telematica in cui inserire le proprie quotazioni per una serie di titoli. Tali quotazioni possono essere visualizzate ed "applicate" da qualsiasi altro utente "Reuters"-"Bloomberg"; l'applicazione è l'atto che indica la propria volontà negoziale e deve essere accettata dal proponente; a seguito dell'accettazione il sistema invia una conferma telematica con tutti i dettagli della transazione conclusa.
    Esistono dei codici di condotta che descrivono i minimi termini per effettuare uno scambio OTC ed essi traggono la loro origine dai codici marittimi e dai codici religiosi.
    Il volume degli scambi sul mercato OTC è molto più grande del mercato di borsa, grazie alla libertà lasciata agli operatori finanziari che possono disegnare i contratti in base alle loro specifiche necessità (vedi i dati della BIS http://www.bis.org/statistics/derstats.htm). I rischi connessi con questi mercati non hanno dato luogo finora a perdite significative.

    Bibliografia

    Hull J. (2008) Options, futures and other derivatives, Prentice Hall
    Oldani C. (2008) Governing Global Derivatives, Ashgate, London

    © 2018 ASSONEBB

  • OVER-REACTION E UNDER-REACTION

    Abstract
    In base ai dettati della teoria di efficienza del mercato, i prezzi dei titoli si adattano immediatamente alle nuove informazioni e non esiste nessun modo per “battere il mercato”. Tuttavia, studi di Finanza Comportamentale hanno dimostrato che il mercato, in base alla natura delle nuove informazioni, reagisce in maniera eccessiva (over-reaction) o troppo ridotta (under-reaction).

    L’over-reaction rappresenta la reazione eccessiva, smisurata e ottimistica degli investitori alla disponibilità di nuove informazioni riguardanti determinati titoli sul mercato. Questa reazione sproporzionata suggerisce che gli investitori siano eccessivamente influenzati da eventi casuali e tale reazione provoca un cambiamento nei prezzi dei titoli nel periodo successivo alla pubblicazione delle nuove informazioni, prezzi che non riflettono più il valore fondamentale dei titoli.
    Per De Bondt e Thaler (1985), l’investitore irrazionale ha una reazione eccessivamente ottimistica nel periodo iniziale con successiva correzione (un’inversione di tendenza) nel lungo periodo che tende a riportare il prezzo del titolo al suo valore corretto. Può accadere, quindi, che buone notizie su un titolo in un determinato momento, condizionino per lunghi periodi il prezzo dello stesso, rendendolo sopravvalutato rispetto al valore attuale dei cash-flow futuri attesi (valore fondamentale, Price Earning). Tale comportamento degli investitori, il quale risulta nettamente in contrasto con l’ipotesi di efficienza dei mercati finanziari, può essere generato dal meccanismo di rappresentatività che interviene nel processo decisionale dell’individuo o dall’over-confidence del soggetto ed è favorito da comportamenti imitativi.
    La rappresentatività si basa su un numero limitato di regole semplici e veloci, cioè le scelte degli investitori sono formulate sulla base di stereotipi piuttosto che su un meccanismo logico e razionale. Quindi, la stima della probabilità di un evento sembra dipendere da quanto esso risulta essere simile ad una determinata categoria di eventi, indipendentemente dalla frequenza osservabile e dall’ampiezza del campione. La tendenza ad ignorare l’ampiezza del campione provoca spesso degli errori, come il cosiddetto gambler fallacy (errore del giocatore d’azzardo) analizzato da Kahneman e Tversky (1974), cioè la propensione degli investitori a ritenere che la frequenza di un evento di un campione grande sia osservabile anche con riferimento ad un campione piccolo. Per esempio nel gioco d’azzardo gli individui ritengono che un evento casuale abbia una probabilità maggiore di verificarsi perché non si è verificato per un determinato periodo di tempo; nel gioco del lotto i cd. numeri ritardatari.
    Per comportamento imitativo s’intende, invece, il fenomeno attraverso il quale gli individui agiscono allo stesso modo, senza che ci sia alcun coordinamento tra i singoli individui (effetto gregge). Il singolo individuo spesso trova difficoltà a trovare le giuste risposte, soprattutto nelle fasi di incertezza. Per questo tende a prestare attenzione alle azioni e alle scelte di altri soggetti. Inoltre, egli ritiene che, seguendo il comportamento degli altri individui (gregge), la responsabilità di eventuali perdite non sia la sua, a differenza di quando adotta una strategia contraria alla tendenza. Questo effetto, ma anche il generale over-reaction degli investitori alle nuove informazioni, può essere alla base di anomalie e casi di fallimento del mercato quali le bolle finanziarie. In un ulteriore studio, Kahneman e Riepe (1998) hanno notato che la mente umana è sempre alla ricerca di modelli (pattern), cause, storie coerenti ed è fortemente focalizzata ad adottare l’ipotesi che un fattore casuale può essere presente dietro qualsiasi sequenza notevole di eventi. Di conseguenza gli investitori tendono a sovra-interpretare dei modelli casuali e che è improbabile persistano nel tempo. Essi reagiscono agli eventi recenti e alle proprie esperienze senza prestare sufficiente attenzione agli eventi che non sono stati direttamente sperimentati o conservati nel tempo.
    Al contrario dell’over-reaction, l’effetto di under-reaction si ha quando l’arrivo di nuove informazioni su un determinato titolo viene trasferito in acquisti/vendite solo parzialmente e quindi, gli investitori, sotto-reagiscono alle diffusioni di tali informazioni. I prezzi dei titoli, dopo l’emissione di nuove informazioni, tendono a muoversi lentamente rispetto a quanto sarebbe corretto aspettarsi. In genere, il fenomeno dell’under-reaction ha un orizzonte temporale più breve di quello dell’over-reaction, anche se nel lungo periodo i prezzi dei titoli tornano ad essere pari al loro valore fondamentale.
    Tale sotto-reazione degli agenti finanziari può essere spiegata dal fenomeno del conservatorismo analizzato da Edwards (1968). Esso rappresenta il lento aggiornamento delle aspettative di fronte all’arrivo di nuove informazioni. Edwards si accorge che gli investitori che si comportano in modo conservativo prestano poca attenzione o addirittura ignorano le informazioni derivanti dai recenti annunci sugli utili, ma si aggrappano alle loro convinzioni precedenti sulla base dei redditi passati. Studiosi come Fama hanno cercato di dimostrare come gli effetti di over-reaction e under-reaction all’interno del mercato siano in grado di compensarsi e quindi non costituiscono un motivo per ritenere inesatta l’ipotesi di efficienza dei mercati finanziari. Altri importanti economisti come Barberis, Shleifer e Vishny (1997) hanno cercato di elaborare modelli in grado di spiegare i comportamenti degli agenti finanziari. Essi ritengono che questi atteggiamenti dei traders siano dettati dal peso statistico (statistical weight) e dalla forza (strenght) degli annunci con cui si forniscono nuove notizie. In presenza di annunci dal peso elevato (ovvero di informazioni che hanno una rilevanza statistica importante), ma dalla forza ridotta, si verificano, di solito, fenomeni di under-reaction, mentre nella situazione opposta è usuale trovarsi di fronte a over-reaction degli investitori. Inoltre Barberis, Shleifer e Vishny ritengono che, di norma, nel caso di under-reaction il valore atteso dei rendimenti futuri ottenuti in seguito ad una notizia positiva è maggiore rispetto a quello ottenuto per una cattiva notizia, mentre nel caso di over-reaction, il valore atteso dei rendimenti che derivano da una serie di buone notizie è inferiore a quello che segue una serie di notizie negative.

    Bibliografia
    Barberis, Shleifer e Vishny (1997) A model of investor sentiment. Journal of Financial Economics 49 (1998) 307343
    De Bondt W. Thaler R. (1985). Does the stock market overreact? The Journal of Finance
    Vol. 40, No. 3
    Edwards W. (1968). Conservatism in human information processing. In Formal representation of human judgment, Wiley.
    Kahneman D., Tversky A.(1974) . Judgement under uncertainty: Heuristics and Biases. Science, 185(4157), 1124-1131.
    Kahneman D., Riepe M.(1998). The Psychology of non-Professional Investor. The Journal of Portfolio. Management, 24, 52-65.

  • OVERALLOTMENT

    Con questo termine si definisce nell’ambito di una IPO la facoltà del Global coordinator di vendere allo scoperto una quota maggiore di azioni agli investitori, generalmente pari al 15% dell’offerta totale. A copertura di tali azioni vi è la opzione di chiedere un prestito di azioni (stock lending) che viene concessa per esempio da alcuni soci dell’emittente. Nel caso in cui il Global coordinator eserciti l’opzione il prezzo di tali azioni sarà pari a quello di collocamento. Tale operazione, spesso accompagnata da una clausola Greenshoe, ha come obiettivo quello di garantire la stabilizzazione del prezzo del titolo appena quotato nel mercato azionario.

    Bibliografia

    G. Forestieri (a cura di), Corporate & investment banking, Egea, Milano, 2009

    Redattore: Bianca Giannini

    © 2010 ASSONEBB

  • OVERBANKING

    Eccessiva concentrazione di sportelli bancari in una determinata area di mercato. Tale situazione determina un’eccedenza dell’offerta di servizi bancari rispetto alla loro domanda e, in certe situazioni, può condurre la concorrenza a patologiche degenerazioni (aumento del numero di fallimenti bancari). In quest’ultimo caso, il beneficio in termini di efficienza del sistema bancario indotto dall’aumento della tensione concorrenziale comporta un costo non indifferente in termini di stabilità.

  • OVERCONFIDENCE E UNDERCONFIDENCE

    Abstract
    Nella Finanza Comportamentale si osserva che spesso gli individui commettono degli errori nelle loro decisioni. Due tra i più importanti fenomeni analizzati in finanza comportamentale sono l’overconfidence e l’underconfidence.

    L’overconfidence si manifesta quando gli individui hanno un’eccessiva sicurezza e fiducia nel loro giudizio, nelle loro conoscenze e competenze. Essi ritengono di poter sfruttare tutte quelle informazioni di cui sono a conoscenza, sovrastimando tali informazioni e aumentando la propria autostima, in caso di conferma delle loro decisioni in corrispondenza di un determinato evento, attribuendo tale risultato positivo alle proprie capacità. Una conseguenza dell’overconficence è un’eccesiva attività di trading che conduce spesso a delle performance sub-ottimali. A tal riguardo Barber e Odean (2000) hanno condotto uno studio su 78.000 investitori di una società di brokeraggio. I teorici hanno diviso gli investitori in cinque gruppi in base alla frequenza di trading e hanno osservato che il rendimento annuale del gruppo che negozia con più frequenza è circa il 6% in meno, al netto dei costi di transazione, del gruppo che negozia meno frequentemente. Secondo Barber e Odean, la bassa performance dell’alto livello di trading può essere spiegata dall’errore dovuto dalla troppa confidenza dell’investitore individuale, che lo spinge ad un trading eccessivo. Gli investitori non riescono a imparare dagli errori commessi in passato e non tendono a correggerli con il passare del tempo, ma solitamente accade che, di fronte ad una perdita consistente, l’avversione al rammarico induce gli investitori a giustificare lo sbaglio commesso come una conseguenza di fattori e cause esterne, al contrario di quando le decisioni si rivelano profittevoli.
    Barberis e Thaler (2003) ritengono che l’atteggiamento di overconfidence generi negli individui intervalli di confidenza troppo stretti e non corrispondenti alla realtà per quanto riguarda le loro stime, poiché le persone sottostimano la probabilità di errore delle proprie valutazioni. Inoltre, queste persone sono spesso portate a distorcere le probabilità di realizzazione di un evento, non prendendo in considerazione il fatto che gli eventi esterni accadono più frequentemente rispetto a quanto ci si aspetta. Ad esempio, viene stimato come certo un evento che ha l’80% di probabilità di realizzazione e viene valutato come impossibile un evento cha ha il 20% di probabilità di realizzazione. Il fenomeno dell’overconfidence non avviene solo in ambito finanziario, ma anche in settori giuridici, di ingegneria o psicologia. All’interno del settore finanziario può essere utilizzato per spiegare numerosi fenomeni come l’esistenza di bolle speculative o il grande numero di negoziazioni che può verificarsi su un determinato titolo. E’ stato osservato che l’overconfidence si manifesta maggiormente nel sesso maschile rispetto a quello femminile e in età giovanile, mentre tende a decrescere con il trascorrere del tempo, in quanto gli individui con l’acquisizione di una più ampia esperienza, sviluppano un processo valutativo delle proprie capacità che risulta essere più oggettivo. Inoltre, l’evidenza empirica ha rilevato che tale fenomeno è più diffuso nelle attività che non offrono un feedback immediato e in quelle che richiedono analisi teoriche piuttosto che prestazioni meccaniche. L’overconfidence risulta essere un orientamento appartenente alla natura umana e costituisce un fenomeno molto più rilevante e diffuso dell’underconfidence, che è invece l’attitudine contraria. L’underconfidence si manifesta quando gli investitori dimostrano una sfiducia nell’attendibilità delle proprie previsioni e spesso tendono a sottostimare le proprie abilità. Tale mancanza di fiducia può verificarsi soprattutto in situazioni in cui la scelta da compiere sia fortemente complicata o dubbiosa. Questi investitori, rinunciano ad effettuare tali scelte, attribuendone probabilità di successo molto basse. Per questo sono portati a compiere atteggiamenti conservativi e ad un lento aggiustamento delle previsioni all’arrivo di nuove informazioni. I fenomeni di overconfidence e underconfidence non devono essere confusi con i termini di ottimismo e pessimismo, infatti l’eccesso o la mancanza di fiducia nelle proprie scelte non implica necessariamente l’ottimismo o il pessimismo sulle prospettive di mercato.

    Bibliografia
    Barber B., Odean T. (2000). Trading is hazardous to your wealth: the common stock performance of individual investors. Quarterly Journal of Economics, 116, pp. 261-292.
    Barberis N., Thaler, R. (2003). A Survey of Behavioral Finance. Handbook of the Economics of Finance, Vol. 1B, Financial Markets and Asset Pricing. Elsevier North Holland.

  • OVERDRAFT

    Operazione con la quale un correntista di una banca dà ordine di addebitare il proprio conto per importi eccedenti il saldo disponibile, in presenza o meno di una concessione di fido da parte della banca. Il termine deriva dal verbo to overdraw o trarre allo scoperto, operazione del tutto simile ad uno scoperto di conto corrente. Con questo termine si indica inoltre nelle attuali tecniche di rifinanziamento della banca centrale il ricorso temporaneo a scoperti presso la stessa banca centrale da parte delle banche eccedenti il credito già aperto, normalmente di durata giornaliera (v.scoperto infragiornaliero).

  • OVERNIGHT

    Si indica con questo termine una generica operazione di finanziamento che implica lo scambio di disponibilità per una durata non superiore alle 24 ore. Più in particolare, l’overnight rappresenta una forma di deposito bancario negoziato - tipicamente sul mercato delle eurovalute - per l’impiego o la raccolta di fondi a brevissimo termine, in cui la transazione ed il relativo regolamento avvengono con valuta lo stesso giorno ed il rimborso è concordato per la giornata lavorativa successiva, vale a dire a distanza di 24 ore. I depositi overnight sono negoziati nell’ambito del mercato interbancario e in quasi tutti i sistemi finanziari gli scambi di fondi per tale durata costituiscono la quota più rilevante del mercato interbancario: le operazioni sono indirizzate a controbilanciare sfasamenti di brevissimo periodo dei flussi di tesoreria che possono generare avanzi o disavanzi temporanei, in genere in connessionecon i regolamenti realizzati in stanza di compensazione. I volumi scambiati e le condizioni di tasso risentono quindi significativamente delle condizioni di liquidità giornaliere del sistema bancario e possono oscillare in modo marcato, differenziandosi da una giornata operativa ad un’altra o modificandosi nel corso della stessa giornata.

  • OVERNIGHT INDEXED SWAP (OIS)

    Swap sui tassi di interesse in cui una controparte si impegna a pagare un tasso di interesse fisso ricevendo in cambio uno variabile basato sul valore medio di un indice overnight, quale per esempio il tasso Eonia, durante la durata del contratto
    Fonte: Banca d’Italia

  • OVERSHOOTING DEL TASSO DI CAMBIO

    Con il termine overshooting si è soliti indicare il deprezzamento (apprezzamento) di breve periodo del tasso di cambio nominale superiore al suo valore di lungo periodo a seguito di un aumento (riduzione) dell’offerta di moneta. Questo fenomeno, descritto per primo da R. Dornbusch (1976), è dovuto principalmente alla presenza di rigidità che impediscono l’istantaneo aggiustamento dei prezzi. L’ipotesi di prezzi rigidi, plausibile nelle analisi di breve periodo, pone l’onere dell’aggiustamento sul tasso di cambio nominale che dunque esibisce una volatilità molto alta. Consideriamo ad esempio gli effetti di una politica monetaria espansiva (restrittiva). A causa della fissità dei prezzi, con l’aumento (diminuzione) della moneta nominale aumenteranno (diminuiranno) anche i saldi monetari reali mentre il tasso di interesse nominale subirà una contrazione (innalzamento). Il rispetto della parità scoperta dei tassi d’interesse implica un deprezzamento (apprezzamento) nominale che compensi lo spread negativo (positivo) tra tasso di interesse domestico e tasso di interesse internazionale. Il tasso di cambio nominale si aggiusta istantaneamente più che compensando l’iniziale espansione (contrazione) monetaria. Il deprezzamento (apprezzamento) che ne consegue porta il cambio ad un livello superiore (inferiore) a quello di lungo periodo. É questo il fenomeno dell’overshooting. Nel medio periodo i prezzi interni saliranno determinando un relativo apprezzamento (deprezzamento) e nel lungo periodo il principio della neutralità della moneta sarà soddisfatto: tutte le variabili nominali saranno cresciute (diminuite) nella stessa proporzione della moneta.

    Bibliografia

    Dornbusch R. (1976), "Expectations and Exchange Rate Dynamics," The Journal of Political Economy, Vol. 84, pp. 1161-76

    © 2009 ASSONEBB

Lettera selezionata: O In lingua italiana

  • Privacy Policy
  • Cookie Policy
  • Publication Ethics and Malpractice

Copyright © 2019 ASSONEBB. All Rights reserved.

Menu
×