MUTUO BANCARIO

Contratto con cui un istituto di credito concede un prestito a medio e lungo termine, con caratteristiche specifiche che lo distinguono da ogni altra forma di prestito. Si tratta di un prestito di danaro, accordato dalla banca con scadenza differita nel tempo, in base alla quale il beneficiario, ricevuta la somma in prestito, normalmente in un’unica soluzione, si obbliga alla restituzione graduale dell’intero importo e degli interessi maturati, attraverso rimborsi periodici aventi cadenza variabile (mensile, semestrale, annuale). Le parti, all’atto della stipula del contratto, si accordano sulle modalità di restituzione concordando un piano di ammortamento (generalmente proposto dalla banca ed accettato dal mutuatario), nel quale viene stabilita la misura degli interessi, la sua incidenza sulle rate, la periodicità e l’ammontare di queste ultime. Il rimborso viene generalmente effettuato sulla base di due procedimenti: rimborso a rate posticipate decrescenti oppure costanti. Il primo, più adatto ai mutui a tasso variabile, prevede una rata che si compone di una quota capitale costante e di una quota di interessi decrescente, calcolata sul debito residuo. Il secondo, adatto ad i mutui a tasso fisso, prevede una rata comprensiva di una quota capitale che aumenta nel corso della durata del prestito e di una quota di interessi decrescente. Il tasso di interesse può essere fisso o variabile, determinato in relazione a determinati parametri di indicizzazione quali l’Euribor, il tasso interbancario di riferimento, il prime rate ABI ecc. Il tasso di interesse praticato deve essere conforme ai dettami di cui alla l. 7.3.1996, n. 108 in materia di usura e deve essere, pertanto, al di sotto della soglia prefissata trimestralmente dal Ministero del Tesoro sulla base del tasso effettivo medio. Questo aspetto si presentaparticolarmente delicato soprattutto per quanto concerne i mutui a tasso fisso in quanto, data la peculiarità del contratto, i mutui accesi in un determinato periodo possono scontare un tasso che, dopo qualche anno, potrebbe presentarsi superiore alla soglia di usura con conseguente nullità della clausola o con la necessità di una rinegoziazione delle condizioni. Il contratto in oggetto si scontra anche con la legittimità di un’altra clausola che spesso vi accede. Ci riferiamo alla capitalizzazione degli interessi maturati, il c.d. anatocismo, diffuso e anzi costantemente inserito nei contratti di mutuo e di finanziamento bancario che si pone in nettocontrasto con l’art. 1283 c.c. ma che, secondo alcuni, troverebbe legittimazione nell’ambito delle norme bancarie uniformi. In merito vanno segnalate recenti ed importanti sentenze della Corte di Cassazione le quali, soprattutto negli anni 1999-2000 hanno sanzionato con la nullità le clausole dei contratti di mutuo e di apertura di credito che prevedevano la ricapitalizzazione degli interessi e il fenomeno anatocistico. Fra queste, si inserisce, inoltre, l’art. 3, 1° comma, della delibera CICR del 9.2.2000 che, nel modi- ficare ed attuare l’art. 120, comma 2 del TUBC, ha disposto l’illegittimità delle clausole contrattuali inerenti la produzione di interessi sugli interessi, non consentendo l’anatocismo sugliinteressi maturati in caso di inadempimento e neanche sugli interessi maturati in caso di risoluzione del contratto per mancato pagamento. In tali casi, infatti, l’importo complessivamente dovuto può, se stabilito contrattualmente, produrre interessi alla data della risoluzione del rapporto ma questi, a loro volta, non possono produrre altri interessi. Con l’introduzione dell’Euro non ci sono state sostanziali modifiche in virtù del principio di neutralità e di continuità dei contratti sancito dall’art. 3 del Regolamento europeo n. 1103/97, richiamato dall’art.2 della l. 17.12.1997 n. 433 (Delega al Governo per l’introduzione dell’euro). In virtù di questi ultimi, nessuna delle parti può chiedere la risoluzione del contratto in dipendenza esclusiva della sostituzione dell’Euro alla moneta originaria,laddove comunque, a decorrere dal 1.1.2002, tutti i mutui stipulati in lire verranno convertiti automaticamente in euro. Per quanto concerne, invece, i mutui stipulati in ECU, dal 1.1.1999, in virtù della conversione paritaria di un ecu in un euro, questi sono stati automaticamente convertiti in euro ma interessi e rate non hanno subito alcuna modifica. In tema di mutui stipulati a tasso variabile, dal 1.1.1999 sono cambiati i parametri finanziari di riferimento per l’indicizzazione. Alcuni sono stati sostituiti automaticamente mentre altri sono scomparsi. Fra i primi possiamo ricordare l’Euribor, fissato dalla Fédération Bancaire de l’Union Européenne (FBE), che sostituisce il Ribor nazionale e l’Euris che sostituisce l’Irs (Interest rate swap). Per quanto concerne i mutui agganciati al tasso ufficiale di sconto (tus) indice scomparso con l’introduzione dell’euro, per un periodo di cinque anni a decorrere dal 1.1.1999, si farà riferimento ad un tasso determinato periodicamente dalla Banca d’Italia che, inizialmente uguale all’ultimo tus, è stato poi modificato dal Governatore tenendo conto delle variazioni del tasso della BCE. Infine, qualora il mutuo fosse agganciato a un indice per il quale non è prevista la sostituzione automatica, il decreto euro ha disposto il ricorso ad un arbitratore unico, o a un collegio, se il valore dello strumento giuridico supera i 500 milioni.