MONOPOLIO FISCALE

Diritto esclusivo di produzione, importazione, vendita o anche soltanto di intermediazione che lo Stato, direttamenteo tramite un ente pubblico o una società privata concessionaria, si attribuisce, per un dato bene o servizio, con il solo o prevalente scopo di assicurare nuove entrate alle proprie finanze ovvero di riscuotere più comodamente o economicamente un’imposta indiretta sul consumo dei medesimi beni e servizi. Sono in specie definiti “monopoli fiscali” quei proventi che l’ente realizza attraverso limitazioni dell’attività privata e la vendita (di diritto privato) dei prodotti o dei servizi di monopolio ai singoli, lucrando della differenza tra costi e ricavi. L’esborso che il singolo deve sopportare per acquistare il bene prodotto in regime di monopolio fiscale è superiore non solo al costo di produzione del bene stesso, ma in genere anche a quel margine di utile che spetterebbe normalmente al privato imprenditore. A titolo indicativo si ricordano i monopoli dei tabacchi e del gioco del lotto. Sono stati aboliti quelli sulle pietrine focaie, sulla vendita delle cartine e tubetti per sigarette, sulla vendita del sale oltre che sulla coltivazione, importazione e vendita dei tabacchi greggi. Per quello che concerne il monopolio dei tabacchi lavorati e delle sigarette, esso si riferisce alle sole ipotesi della fabbricazione, della introduzione e della vendita nello Stato del tabacco lavorato, talché esso si configura come un’imposta interna sul consumo e come una restrizione della libertà di vendita di certi prodotti, sia fabbricati dallo Stato, attraverso le proprie manifatture, sia dai privati autorizzati a importare i prodotti stessi. Una particolare figura ha poi il gioco del lotto pubblico, che può essere esercitato solo dallo Stato e quindi dà luogo a un monopolio del gioco, attraverso il quale lo Stato consegue un’entrata tributaria, costituita dal minore importo della vincita rispetto a quella cui il giocatore avrebbe diritto se il gioco si svolgesse in regime libero.