MERCI IN TRANSITO

Destinazione doganale che possono ricevere le merci estere, le quali entrano nel territorio nazionale con il solo scopo di attraversarlo per giungere ad una destinazione estera. Si distingue nella pratica il transito diretto, dal transito indiretto; nel primo caso la merce proveniente dall’estero entra nel territorio italiano e continua subito il viaggio verso la destinazione estera stabilita; nel secondo caso la merce entra nel territorio italiano e viene immessa in punti franchi in attesa di definitiva destinazione. In Italia tali operazioni sono soggette al rilascio di licenza preventiva ministeriale. Al momento dell’entrata nel territorio nazionale, il transitario presenta una dichiarazione, e rilascia una cauzione alla dogana di entrata. Questa può essere sostituita da una fideiussione bancaria o da una polizza rilasciata a tale scopo da una compagnia abilitata al ramo cauzioni. La restituzione della cauzione avviene alla dogana di uscita dietro presentazione del certificato di scarico rilasciato dopo un’accurata verifica alle merci, tendente ad accertare che durante il viaggio nel territorio nazionale il carico non sia stato manomesso. Dopo la stipulazione di due importanti accordi internazionali TIF e TIR, il commercio di transito è stato molto agevolato. Con la convenzione TIF di Ginevra del 10.1.1952, infatti, si rese valevole per tutte le dogane dei paesi attraversati da linee ferroviarie, la dichiarazione rilasciata presso la dogana di partenza. Con la convenzione TIR stipulata a Ginevra il 15.1.1959 si estese la clausola TIF alle merci viaggianti su strada. Entrambe le convenzioni sono state approvate in Italia dopo qualche anno, la prima con l. 16.10.1956 n. 1132, la seconda con l. 12.8.1962 n. 1517. Assimilato al transito, era il regime di transito comunitario, disciplinato dal Regolamento 77/222/CEE che aveva lo scopo di semplificare le formalità relative all’attraversamento delle frontiere interne alla CEE. In tale regime era previsto un transito comunitario esterno (modulo T1) per le merci non originarie o non in libera pratica; e un transito comunitario interno (modulo T2) per merci in libera pratica o in libera circolazione nei paesi CEE. Ai fini dell’applicazione di tale regime, va ricordato, che si consideravano in libera pratica le merci originarie da paesi terzi che avessero assolto le previste obbligazioni di naturale in un paese membro della Comunità. La CEE ha emanato un nuovo Regolamento (90/2726/CEE) che ha abrogato il citato Regolamento 77/222/CEE e che è entrato in vigore il 1°.1.1993. Con esso sono stati aboliti gli uffici di passaggio ed ogni controllo e formalità. La procedura di transito comunitario interno vincola non solo la circolazione di merci comunitarie nel territorio doganale della Comunità, ma anche le spedizioni da una località ad un’altra della Comunità, di merci comunitarie che attraversano il territorio di paesi dell’EFTA, a condizione che l’attraversamento avvenga in base ad un titolo di trasporto unico emesso in uno stato membro. Il regime di transito comunitario interno non si applica ai trasporti di navi effettuati in base a carnet TIR, iniziati o da concludersi all’esterno della CEE o effettuati insieme a merci da scaricare in paese terzo o effettuati da una località all’altra della CEE attraverso il territorio di un paese terzo; in base a carnet ATA (v. convenzione ATA), manifesto renano o formulario 302 del Trattato del Nord Atlantico.