MEDIAZIONE

Contratto mediante il quale un soggetto, detto mediatore, mette in relazione due o più parti al fine di promuovere la conclusione di un affare. Il mediatore non ha legami di collaborazione, dipendenza o rappresentanza con le parti da lui messe in contatto: l’autonomia e l’imparzialità caratterizzano la sua figura e la distinguono giuridicamente da quella dell’agente, del rappresentante, delcommissionario o del lavoratore subordinato. Il mediatore professionale è soggetto agli obblighi particolari di cui all’art. 1760 c.c., ed in questo caso la mediazione è chiamata anche courtage. Il conferimento, da parte di un soggetto ad un altro, dell’incarico di una attività di mediazione non è fonte di effetti giuridici per le parti. Infatti, non solo il mediatore non è obbligato a porre in essere l’attività di mediazione, ma colui che ha conferito l’incarico rimane libero di concludere o meno l’affare con la persona presentatagli dal mediatore. Soltanto se l’affare viene concluso per effetto dell’intervento del mediatore sorge, rispettivamente, il diritto del mediatore alla provvigione e l’obbligo dei contraenti a pagarla (quindi, anche dell’altra parte che non ha conferito l’incarico, ma s’è ugualmente giovata dell’attività del mediatore, salvo patto o uso contrario). La provvigione è ripartita fra più mediatori se il contratto principale si è concluso per effetto del loro intervento. L’obbligo di imparzialità che fa carico al mediatore gli impone di comunicare alle parti tutti gli elementi di cui è a conoscenza e che possano influire sulla valutazione e conclusione del contratto principale. Tale imparzialità non viene meno se il mediatore è incaricato da una delle parti di rappresentarla nell’esecuzione del contratto conclusoper effetto del suo intervento. Se il mediatore tace ad uno dei contraenti il nome dell’altro egli non si trasforma in contraente, ma assume la responsabilità per l’esecuzione del contratto e, dopo l’esecuzione, subentra nei diritti verso il contraente non nominato.