LIRA NUOVA DI PIEMONTE

Unità monetaria dello Stato sabaudo, istituita dopo la restaurazione post-napoleonica con regia patente 6.8.1816 da Vittorio Emanuele I. Nel 1820 ai nominali da 10 e da 20 lire oro, detta pezza, si aggiunsero quelli da 40 e da 80 lire, equivalenti ai corrispondenti pezzi del sistema monetario francese. Il centesimo in rame fu coniato nel 1825. La lira nuova di Piemonte equivaleva al franco francese del sistema monetario creato in Francia il 28.3.1803 su base bimetallica oro-argento nel rapporto di valore di 1 a 15,5. Al momento dell’unificazione dell’Italia la carta moneta era emessa in Piemonte dalla Banca Nazionale degli Stati Sardi, sorta nel 1850 dalla fusione della Banca di Genova e della Banca di Torino. I biglietti di banca erano emessi in vari tagli, tra cui il massimo da 1.000 lire e il minimo da 50 lire (questo a far data dal 1856). La circolazione della lira nuova di Piemonte fu estesa ai territori degli Antichi Stati annessi dal 1859 al 1861. La lira nuova di Piemonte fu però sostituita dalla lira italiana con l. 24.8.1862 n. 788. Il termine lira non era nuovo nel Piemonte (e in altre regioni italiane), perché vi circolava nel XVII la lira ducale e sul finire dello stesso secolo la Lira Nuova. Sempre nel secolo XVII furono emesse in alcune zecche piemontesi anche le monete cosiddette ossidionali, ossia monete d’assedio. Nel 1802 con l’abdicazione del re di Sardegna Carlo Emanuele IV, salito al trono nel 1796, aveva termine la monetazione sabauda pre-napoleonica. Sotto Carlo Emanuele IV furono emessi i seguenti nominali:a) in oro la doppia di 9,09 grammi e la mezza doppia; b) in argento il mezzo scudo di circa 17,5 grammi; c) in mistura i pezzi da 1 soldo, da 2,6 soldi e da 7,6 soldi; d) in rame la moneta da 2 denari. Questi nominali erano soltanto una parte della nutrita circolazione sotto Vittorio Amedeo III, la quale comprendeva oltre alle monete sopra citate anche il carlino da 5 doppie e il mezzo carlino in oro e lo scudo d’argento.