LIQUIDITÀ PRIMARIA E SECONDARIA

Espressioni con significati diversi: 1.-in economia monetaria e nelle statistiche monetarie o 2.- in economia aziendale e in economia bancaria.

1. Nel primo caso si intende un aggregato monetario costituito, quanto alla liquidità primaria, dai biglietti e dalle monete metalliche, dai conti correnti bancari e postali (al netto dei conti correnti di servizio) e dai depositi a vista presso il Tesoro. La liquidità primaria, nota statisticamente come M1, rappresenta la componente più liquida delle attività detenute nel sistema economico ed è perciò utilizzata come ottimo indicatore dell’andamento delle attività monetarie rispetto a quelle reali, cioè del grado di liquidità dell’economia. Tale grado fornisce, inoltre, utili indicazioni circa il modo in cui i cittadini di un paese detengono la loro ricchezza. Un tasso di espansione della liquidità primaria superiore al tasso di espansione del PIL può indicare una preferenza del pubblico per gli impieghi in conto corrente rispetto ad investimenti di più lungo periodo. La liquidità primaria si distingue dalla liquidità secondaria (M2), che comprende invece i depositi a risparmio bancari e postali e altre disponibilità assimilabili quali i BOT e altri crediti a breve termine verso il Tesoro. Sommando le due classificazioni si ottiene un aggregato più ampio detto liquidità dell’economia (v. M0, M1, M2, M3, M4, M5, M10).

2. In economia aziendale, liquidità primaria è l’insieme delle attività disponibili (denaro in cassa e in banca, valori di pronto realizzo e crediti a breve termine), liquidità secondaria quello delle attività disponibili più attività realizzabili (cioè include anche materie prime, merci e scorte). Queste grandezze sono utilizzate per misurare la capacità di far fronte prontamente alle obbligazioni assunte nel breve termine mediante gli indici di liquidità aziendale (quick ratio e current ratio). Nell’economia bancaria, o, meglio, nella tecnica bancaria, si distingue tra liquidità primaria (denaro liquido o attività convertibili in denaro liquido a vista o al massimo in brevissimo termine), che corrisponde al concetto di riserve libere delle banche della Banca d’Italia, liquidità secondaria (attività convertibili in denaro in breve termine) e anche una liquidità terziaria (risorse convertibili in valuta o nel medio termine). La Banca d’Italia denomina la liquidità primaria riserve libere delle banche (almeno così fino al 1998) nelle quali sono fatti rientrare biglietti della Banca d’Italia, monete del Tesoro (cosiddetta cassa contante); depositi liberi presso la Banca d’Italia e il Tesoro; margine disponibile in conto anticipazione ordinaria con la Banca d’Italia (quota non utilizzata del credito aperto), il tutto al netto delle disponibilità delle banche presso la Banca d’Italia da imputarsi alle procedure di contabilizzazione della liquidazione mensile di borsa.