LIBERALIZZAZIONE VALUTARIA

Processo di graduale eliminazione dei vincoli di ordine valutario, relativi alla regolamentazione dei trasferimenti di merci e servizi, degli investimenti e movimenti di capitali con l’estero, attuato in esecuzione delle Direttive CEE e collocato nella più ampia prospettiva dell’integrazione dei mercati, da realizzarsi compiutamente entro il 1°.1.1993. La legislazione valutaria, sorta nel 1917 a breve distanza dalla fine del Gold Standard, era fondata su due principi fondamentali: 1) tutto è vietato, eccetto ciò che è espressamente consentito; 2) il mercato dei cambi è oggetto di monopolio pubblico. Mentre il primo principio conobbe estensioni e restrizioni, in funzione delle vicende storiche e delle condizioni economiche del paese, il secondo è rimasto in vigore fino al maggio 1990. L’origine del processo di liberalizzazione attuale risale al Trattato di Roma del 1957, istitutivo della Comunità Economica Europea, che sanciva il principio della libera circolazione dei capitali. Il principio venne tradotto in una direttiva che ebbe scarso seguito, riproposto da una direttiva nel 1986 e, da ultimo, con la direttiva del 24.6.1988, che è alla base delle più recenti trasformazioni. Nel nostro paese il processo di liberalizzazione ebbe inizio con la legge- delega 26.9.1986 n. 599, che rovesciava per la prima volta il principio del “tutto è vietato”. Nel maggio 1987 venne avviata un’anticipazione di taluni aspetti della riforma e dal gennaio 1988 alcuni vincoli caddero o vennero attenuati, principalmente con le abolizioni dell’obbligo del deposito vincolato infruttifero sugli investimenti italiani all’estero, in vigore dal 1973 e di quello del finanziamento in valuta delle importazioni con pagamento anticipato, con l’ampliamento dei termini relativi ai conti valutari per consentirne un funzionamento più flessibile anche come strumento di copertura dei rischi di cambio, con le facilitazioni per il turismo, con la semplificazione della modulistica. La disciplina è stata raccolta nel t.u. del 1988 (d.p.r. 31.3.1988 n. 148 e relativo decreto di attuazione 10.3.1989 n. 105). Nel frattempo, la CEE adottava la direttiva del 4.6.1988 che imponeva un’accelerazione del processo di liberalizzazione e, soprattutto, lo smantellamento del monopolio pubblico dei cambi. In Italia la deregulation dei movimenti di capitale era già iniziata nel 1987 con quelli a medio-lungo termine e nell’ottobre 1988 con la rimozione dei vincoli all’indebitamento in valuta verso l’estero, mentre più difficile appariva l’abolizione delle norme sulla detenzione di attività estere da parte di residenti, come è ovvio per un paese che aveva sempre incoraggiato il formarsi di posizioni debitorie per ragioni di controllo del cambio e della liquidità. Agli inizi del 1990 vennero aboliti il divieto all’acquisto di titoli esteri a breve termine e l’obbligo della cessione della valuta di diretta acquisizione nei conti valutari. Infine, con il d.m. 27.4.1990 n. 91, entrato in vigore il 14.5.1990, vennero smantellati i residui vincoli. In particolare, è ormai consentito ai residenti aprire conti e depositi in valuta in Italia e all’estero, oltre che conti in lire all’estero; concedere a non residenti linee di credito in valuta e in lire; esportare mezzi di pagamento, titoli di credito, valori mobiliari in valuta e in lire; effettuare con contropartite estere operazioni in cambi a pronti, a termine e con opzione; regolare in valuta operazioni tra residenti. Cade altresì l’obbligo di cedere la valuta di giro su conti valutari, di depositare i titoli esteri posseduti presso intermediari autorizzati, di canalizzare le transazioni attraverso il sistema bancario. In conseguenza della liberalizzazione i residenti hanno la più ampia possibilità operativa, che si estende anche alla scelta della nazionalità dell’intermediario con cui operare. La liberalizzazione si estende anche all’operatività delle banche italiane, non più soggette ai tradizionali vincoli del pareggiamento della posizione in cambi, della posizione netta verso l’estero e del massimale pronti contro termine (v. anche: disciplina valutaria italiana).