LEGITTIMA

Parte del patrimonio ereditario, detta anche riserva, che va devoluta necessariamente a favore di determinati soggetti indicati dalla legge. La funzione svolta dall’istituto è pertanto quella di proteggere i diritti di coloro (legittimari) i quali, in base ad uno stretto vincolo di parentela col defunto, hanno ragione di attendersi di ricevere in successione i beni di quest’ultimo, per lo meno limitatamente ad una certa porzione. La legge determina sia le persone dei legittimari che l’entità delle porzioni loro riservate, di modo che non sono impugnabili le disposizioni successorie di chi in vita abbia disposto del proprio patrimonio, a suo piacimento, nel rispetto dei diritti dei legittimari fissati dalla legge. Viceversa l’inosservanza, da parte del testatore, di tali limiti fa sorgere un diritto in capo ai legittimari pretermessi o comunque danneggiati, che consente loro di prelevare dall’asse ereditario la porzione di patrimonio stabilita dalla legge. La tutela accordata ai riservatari si estrinseca prevalentemente attraverso l’azione di riduzione. Per poter esercitare detta azione e calcolare la quota di legittima è necessario che si ricostruisca l’attivo ereditario al netto dei debiti. Sono suscettibili di aggressione prima le disposizioni testamentarie e poi le donazioni effettuate dal defunto prima della morte in danno del legittimario; costui, però, può agire solo a condizione che non abbia ricevuto donazioni le quali abbiano eliminato il pregiudizio, oppure non abbia ricevuto un legato in sostituzione di legittima cui non voglia rinunciare. Le disposizioni in violazionedella quota di riserva non sono però nulle in assoluto, dal momento che solo il legittimario ha la facoltà di decidere se impugnarle o meno. Il nuovo diritto di famiglia, lasciando intatta la configurazione dell’istituto, si è limitato a stabilire che al coniuge vengano trasferite quote in piena proprietà e non più solo in usufrutto.