LEGISLAZIONE ANTIMONOPOLISTICA

Normativa che combatte le coalizioni limitatici della libera concorrenza. In diversi Paesi esistono leggi appositamente promulgate a questo fine: il primo esempio è dato dalla legislazione statunitense che risale allo Sherman Act del 1890. L’adozione di una normativa italiana di tutela della concorrenza è avvenuta solocon la l. 10.10.1990 n. 287, con decenni di ritardo rispetto all’esperienza degli altri paesi industrializzati e della stessa Comunità Europea che, con gli artt. 81-86 (ex artt. 85-90) del T.CEE e gli artt. 65-67 del Trattato CECA (cosi come modificati dal Trattato di Amsterdam del 2.10.97, ratificato dall’Italia con la l. 16.6.98 n. 209) s’era già dotata fin dalla metà degli anni Cinquanta di una legislazione in materia. In talia numerose proposte di legge in materia erano state presentate senza successo negli anni Cinquanta e Sessanta, bloccate dall’opposizione dell’industria pubblica, contraria ad assoggettarsi al regime di concorrenza e da quella del settore privato, comprensibilmente ostile a progetti che comunque prevedevano ampie esenzioni dalla normativa per le attività del settore pubblico. In questo ultimo caso, si sosteneva che, data al presenza di restrizioni alla concorrenza spesso derivanti da vincoli di carattereamministrativo e da politiche industriali volte a privilegiare specifici settori o categorie di imprese, ampie esenzioni risultavano discriminatorie nei confronti del settore privato. Le proposte di introduzione di una normativa antitrust che si sono susseguite negli anni Cinquanta e Sessanta erano motivate dall’esigenza che il tumultuoso processo di sviluppo che stava interessando il Paese non provocasse distorsioni allocative tali da danneggiare i consumatori. Nel 1979 il dibattito si riaprì con una proposta della Confindustria a cui seguì nel 1983 la proposta di “Statuto di impresa” della Commissione ministeriale Ferri. Entrambe le proposte, ispirate alla disciplina di tutela della concorrenza europea, non ottennero maggiore successo delle precedenti. Esse tuttavia vanno ricordate per la chiarezza con cui si proposero il problema di garantire parità di condizioni fra impresa pubblica e impresa privata e per l’ampio spazio che riservarono alla valutazione degli effetti anticoncorrenziali del sistema economico nazionale. Successo ebbero, per contro, l’introduzione di discipline settoriali antitrust riguardante le imprese operanti nei settori dell’editoria(l. 5.8.1981 n. 416, modificata dalla legge 25.2.1987 n. 67) e in quello radiotelevisivo (l. 6.8.1990 n. 223, legge Mammì) volta a garantire il pluralismo dell’informazione di massa e a impedire l’assunzione di posizioni dominati nei relativi mercati. È opportuno sottolineare, però, che normativa in questione ha avuto come obiettivo principale non la tutela della concorrenza, ma la salvaguardia del diritto all’informazione attraverso la regolamentazione degli assetti proprietari delle imprese editrici di quotidiani e delle emittenti radiotelevisive. La Comunità Europea, dal canto suo, ha sempre considerato la tutela della concorrenza uno dei suoi rincipali obiettivi (v. gli artt. 2-3 TCE) così come modificato dal Trattato di Maastricht e da ultimo dalla l. 16.6.1998 n. 209 di ratifica del Trattato di Amsterdam. Gli interventi in questa direzione sono tuttavia andati intensificandosi a partire dagli anni Ottanta, con una maggiore severità nell’applicazione degli articoli del Trattato di Roma riguardanti gli ostacoli posti alla concorrenza. In particolare, la Commissione della Comunità Europea ha eseguito una rigorosa politica di limitazione degli aiuti pubblici a sostegno di imprese e industrie nazionali (artt. 87-89 TCE, ex artt. 92-94). Nel dicembre del 1989 con l’adozione del Regolamento 89/4069/ CEE, relativo al controllo preventivo delle operazioni di concentrazione tra imprese operanti nel mercato comunitario, la Comunità Europea ha compiuto un passo ulteriore nell’ampliamento della gamma degli strumenti di cui dispone per tutelare la concorrenza. Il processo di completamento del mercato unico europeo, infatti, aveva messo in evidenza la difficoltà di estendere l’applicazione degli ex artt. 85 e 86 del TCE fino a comprendere tutte le operazioni di concentrazione potenzialmente pregiudizievoli della concorrenza. Con l’approvazione del Regolamento cit. veniva così recepita una proposta dibattuta all’interno della Commissione fin dal 1973, sostenuta con particolare enfasi dai rappresentanti tedeschi (v. Autorità antitrust). Da ricordare, anche, il d.lg. 25.1.1992 n. 74, modificato dal d.lg. 25.2.2000 n. 67, emanato in attuazione della direttiva 84/450/CEE, come modificata dalla direttiva 97/55/CEE in materia di pubblicità ingannevole e comparativa.