nuovissima Enciclopedia di banca, borsa e finanza

Lettera selezionata: J

  • J&D

    Acr. di: June and December. Indica negli USA il pagamento semestrale di interessi o di acconti di dividendo compiuti generalmente a giugno e dicembre.

  • J-CURVE

    Curva che descrive l’impatto di una svalutazione della valuta nazionale sul saldo della bilancia commerciale di un Paese.

  • JAJO

    Acr. di: January April July October. Indica negli USA il pagamento trimestrale di interessi o di acconti di dividendo.

  • JBIC

    Acr. di: Japan Bank for International Cooperation. Organizzazione finanziaria bilaterale nipponica costituitasi il 1°.10.1999 per la fusione dell’Export-Import Bank of Japan (JEXIM) con l’Overseas Economic Cooperation Fund of Japan (OECF). Ha sede a Tokyo, circa 900 dipendenti e un capitale sociale di 985.5 miliardi di yen (circa 7.6 miliardi di dollari USA o 8.7 miliardi di €; al marzo 2000). Le sue attività si distinguono in International Financial Operations di finanziamento a condizioni di mercato alle esportazioni e alle importazioni, prestiti all’estero e acquisizioni di partecipazioni per progetti giapponesi all’estero (ammontare in essere a marzo 2000: 11.218.3 miliardi di yen, circa 87 miliardi di dollari USA o 99.3 miliardi di €) e in Overseas Economic Cooperation Operations a condizioni agevolate (ammontare in essere a marzo 2000: 10.458.7 miliardi di yen, circa 81.1 miliardi di dollari USA o 92.6 miliardi di €).

  • JEXIM

    Acr. di Japan Ex-Im Bank. o Export-Import Bank of Japan. specializzata nel credito all’esportazione. Con decorrenza 1°.10.1999 si è fusa con l’Overseas Economic Cooperation Fund of Japan (OECF) costituendo insieme la Japan Bank for International Cooperation (JBIC).

  • JLTPR

    Acr. di: Japanese Long-Term Prime rate. Tasso praticato dalle banche giapponese ai migliori clienti per prestiti superiori a un anno.

  • JOBBER

    Dealer in titoli (detto anche stockjobber) operanti alla borsa valori di Londra. Prima del big bang si contrapponeva al broker per il fatto di porsi in contropartita delle richieste di quest’ultimo, facendo ricorso al proprio portafoglio. Non aveva contatti con gli investitori, ma solo con i brokers o con altri jobbers. Da parte loro i brokers agivano solo come mediatori cioè compravano (o vendevano) titoli per conto dei clienti da (o ai) jobbers. Dopo il big bang (27.10.1986) il principio di separazione tra stockjobbers e stochbrokers è stato sostituito col principio della dual capacity, unificando i due mestieri nella figura del market maker. Negli USA il jobber è un mediatore tra un grossista e un dettagliante, ovvero, in borsa, una persona che tratta titoli di scarso o nullo valore, come i junk bonds.

  • JOHN DOE

    Nome fittizio, come Tizio, Caio, N.N., Mario Verdi ecc. nella pratica del nostro Paese, che negli USA viene attribuito negli atti legali e nelle esemplificazioni di documenti e di procedure.

  • JOINT IMPLEMENTATION

    Il "Joint Implementation" è un meccanismo flessibile (insieme al Meccanismo si sviluppo pulito e allo Schema di Scambio dei Diritti di Emissione) previsto dal Protocollo di Kyoto nell’Art. 6. Si tratta di uno strumento che consente l’abbattimento dei costi di riduzione delle emissioni. Esso offre alle nazioni industrializzate e alle economie in transizione per cui sono previsti tetti alle emissioni (Annex B Parties), la possibilità di eseguire progetti per la riduzione delle fonti di emissioni di carbonio o per il potenziamento dei serbatoi. Con tale approccio la nazione che esegue il progetto guadagna unità di riduzione di emissioni (ERUs), mentre la nazione ospitante beneficia degli investimenti esteri e dei trasferimenti di tecnologia.
    © 2009 ASSONEBB

  • JOINT PRODUCTION

    Modello di collaborazione industriale applicato dai Paesi in via di sviluppo, privi di capitale, tecnologia e know how, ma desiderosi di sviluppare un’industria nazionale. Il modello prevede che il Paese di localizzazione dell’impresa conferisce terreno, immobili e manodopera a costo fisso, mentre il partner industriale straniero apporta macchinari, impianti, tecnologia, organizzazione industrialee commerciale. mezzi finanziari. In più il partner estero ha diritto riottenere per un periodo variabile (da 5 a 10 anni) un profitto che può arrivare fino al 20% del fatturato. Al termine del contratto la proprietà dell’impresa è devoluta al Paese che la ospita e il partner estero ha il diritto di acquistare i prodotti a un prezzo vantaggioso prefissato.

  • JOINT STOCK

    Fondo comune costituito mediante apporti di moneta o beni di vario genere. La costituzione di questo tipo di fondi avviene normalmente con lo scopo di intraprendere in comune una serie di operazioni commerciali. In Inghilterra i joint stocks sono sorti verso il XVII secolo e le compagnie che gestiscono questo ti- po di fondi sono divenute sempre più simili alle società per azioni (sono caratterizzate, infatti, da crescente importanza dell’attività svolta rispetto al fondo stesso, da divisibilità ed alienabilità del capitale). Negli USA le joint stock companies sono caratterizzate, invece, dalla mancanza di personalità giuridica.

  • JOINT VENTURE

    Forma di organizzazione internazionale. costituita da una filiale commerciale o industriale in associazione con uno o più soci, possessori di parte del capitale azionario. È anche detta filiale congiunta o comune, società congiunta o in comproprietà; è un’entità giuridica indipendente dalla società madre, prevede la messa in comune di capitali. qualunque sia la forma. oltre che la gestione e il controllo comuni. Può assumere diverse configurazioni: a) partecipazione internazionale o acquisto di una società estera già esistente. che permette all’investitore di trarre vantaggio dall’immagine e dalla capacità produttiva locale; b) creazione di un’impresa ex-novo con un socio locale, che consente apporti specifici e una minimizzazione dei problemi politici. In questo caso si può avere una società mista se socio è lo stesso Stato estero. con evidenti vantaggi quali contatti locali facilitati e minore vulnerabilità ai problemi politici; oppure si può creare una società con numerosi partners azionari privati oltre agli azionisti principali: tale formula offre un’immagine locale che permette una miglioreaccoglienza del prodotto, oltre che la riduzione dei rischi politici; entrambe trovano ampio spazio nei paesi in via di sviluppo. ove le norme governative spesso prevedono l’obbligo di associarsi con imprese locali; c) creazione di una società in un paese terzo. In generale la scelta della joint venture può essere legata a vantaggi finanziari. commerciali e strategici: il socio straniero apporta risorse finanziarie, ha la padronanza dei circuiti di distribuzione e della prassi commerciale locale e l’associarsi con esso può rappresentare un canale aperto in un settore o paese a tecnologia emergente. Tuttavia, raramente la joint venture viene attuata sulla base di una scelta volontaria. presentando tra l’altro anche rischi di divergenze o di dispersione del knowhow; spesso, inoltre, essa costituisce il punto di arrivo di operazioni di esportazione, franchising, accordi industriali (v. accordo industriale), per soddisfare esigenze di maggior controllo; per lo più si tratta di grandiimprese internazionali che cercano la minimizzazione dei rischi di investimento o la creazione di legami societari; lo strumento è valido peraltro anche per imprese di minori dimensioni con risorse limitate. In ogni caso. la decisione di partecipare in una joint venture comporta un impegno a lungo termine in una prospettiva di concorrenza internazionale e avviene in funzione degli obiettivi e strategie di espansione internazionale dell’impresa (controllare la propria nuova tecnologia o la concorrenza potenziale, diminuire i rischi politici, commerciali, tecnici e finanziari), delle sue risorse e, infine, delle opportunità offerte dal paese ospite. Il punto più cruciale nella costituzione di una joint venture è dato dalla ricerca e selezione del partner. Per una collaborazione duratura basata su stima e fiducia reciproca devono essere effettuateopportune indagini. sulla base degli obiettivi delle imprese e dei governi coinvolti. facilitate se l’impresa è già rappresentata nel paese straniero.

  • JOINT VENTURE CONTRATTUALE

    Formadi joint venture che si individua in relazione alla struttura della partecipazione congiunta: è sempre attuata sulla base di un accordo di collaborazione e ad essa si ricorre soprattutto per le piccole collaborazioni non occasionali: le aziende coinvolte possono conservare autonomia economica e giuridica e il contratto determina la forma e il modo in cui sviluppare il rapporto con norme di tipo flessibile. Si tratta quindi di una formula meno vincolante e più facile da sciogliere rispetto alle società soggetta agli usi e consuetudini del diritto commerciale internazionale.

  • JOINT VENTURE VERTICALE

    Forma particolare di joint venture che si distingue per la natura degli operatori coinvolti. Unisce operatori, tra loro interconnessi nel medesimo ciclo produttivo, in un rapporto che comprende fasi da monte a valle. Viene spesso utilizzata da piccole e medie imprese che investono in paesi in via di sviluppo. Può creare problemi, legati da un lato alla conduzione dei diversi cicli di produzione dell’impresa progettata e, dall’altro, alle precauzioni mostrate dagli operatori verso l’investimento nelle fasi del ciclo produttivo a loro meno conosciute.

  • JOINT VIENNA INSTITUTE

    Acr.: JVI. Centro di formazione con sede a Vienna che ha per missione di offrire diversi corsi di formazione nelle aree dell’amministrazione e del management economico e finanziario per cittadini dei Paesi dell’Europa Centrale e orientale e per i Paesi derivanti dalla dissoluzione dell’URSS. Il target group dei corsi sono principalmente funzionari pubblici e funzionari che si occupano di formazione dei ministeri delle finanze, dell’economia e di banche centrali, consulenti economici di governi e dirigenti del settore privato. L’obiettivo è di supportare anche con la formazione la transizione di questi Paesi da un’economica pianificata a un’economia di mercato. È stato costituito con un accordo del 19.8.1994 (seguito a un precedente accordo interinale del settembre 1992) tra Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI). Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BERS). Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BIRS). Fondo Monetario Internazionale (FMI) e l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) ai quali si è aggiunta successivamente la World Trade Organization (WTO). È retto da un Executive Board composto da rappresentanti delle parti dell’accordo istitutivo e da un Direttore. È fi- nanziato dal Governo austriaco, dalla Commissione europea. da ministeri di Paesi europei e del Canadà, da banche centrali. tra cui la Banca d’Italia. Riceve anche fondi dal Giappone, canalizzati dall’IMF Institute per la formazione dei cittadini di origine asiatica.

  • JOJA

    Acr. di: July October January April. Indica negli USA il pagamento trimestrale di interessi o di acconti di dividendo nei mesi indicati.

  • JSDM

    Acr. di: June September December March. Indica negli USA il pagamento trimestrale di interessi o di acconti di dividendo nei mesi indicati.

  • JUMBO LOANS

    Termine anglosassone riferito a prestiti di importo ingente, normalmente erogati a debitori sovrani (Stati) in forma consortile (v. prestito sindacato).

  • JUNIOR

    Aggettivo che, aggiunto a un dato termine (interest. issu. lien. mortgage. stock ecc.), denota un diritto subordinato rispetto a un altro. denominato senior e tale, quindi, da poter essere esercitato, nella sua pienezza o in parte, solo dopo che il senior è stato interamente soddisfatto (v. p.e. asset-backed securities; collateralized mortgage obligations).

  • JUNK BONDS

    Lett.: obbligazioni spazzatura. Titoli obbligazionari ad alto rendimento e a bassa valutazione creditizia, emessi da aziende che, per via delle dimensioni relativamente ridotte, di una difficile situazione economica o per il fatto di essere imprese in crescita ed appartenenti a settori ad elevata tecnologia. non hanno un rating particolarmente favorevole (in genere pari o inferiore a Ba3 presso Standard & Poor’s e a BaA presso Moody’s). Le societàdi rating le includono nella categoria non investment- grade bonds, cioè tra i titoli non da investimento. Sono stati utilizzati in misura crescente per il finanziamento di operazioni di fusione, acquisizione e take over, queste ultime nella forma del leveraged buy-out.

  • JUS POENITENDI

    Potere di sciogliere unilateralmente un contratto. previsto per i contratti stipulati da un consumatore o da un investitore non istituzionale da leggi speciali che derogano alle norme di diritto comune sul recesso (artt. 1341, 1342, 1370, 1373 c.c.). Costituisce un diritto di ripensamento (v. recesso. norme a tutela del consumatore sub1.-Diritto di ripensamento) consistente in un periodo di riflessione concesso alla parte considerata più debole rispetto all’altra che nella stipulazione del contratto è forte dell’esperienza e delle conoscenze della sua professione. La debolezza del primo contraente può dipendere dalla particolarità della negoziazione e del suo oggetto, che richiede una valutazione meditata; oppure dalle modalità della negoziazione, se si svolge fuori dei locali commerciali o a distanza (p.e. via Internet o rispondendo a un’offerta televisiva).

  • JUS VARIANDI

    Con tale espressione si fa riferimento alla clausola contrattuale che attribuisce alla banca (ovvero a intermediari finanziari) il potere di modificare unilateralmente le condizioni economiche del rapporto. In base all’art. 117 TUBC, la possibilità di variare in senso sfavorevole al cliente il tasso d’interesse e ogni altro prezzo o condizione. elementi che sono obbligatoriamente indicati nel contratto, necessita innanzitutto di approvazione specifica da parte del cliente. La disciplina riecheggia il regime disposto per le clausole vessatorie dall’art. 1341 c.c. La dottrina distingue però il caso in cui le parti convengano una variazione con riferimento a parametri predeterminati (c.d. clausola di indicizzazione): la modifica del contratto è qui concordata; essa perciò resta svincolata dal regime predisposto dal TUBC, è automatica e senz’altro efficace. Le modifiche sfavorevoli al cliente che dipendono da un atto unilaterale di volontà. di cui appunto all’art. 117 TUBC. devono essere invece comunicate al cliente medesimo. L’art. 118 TUBC stabilisce infatti che, se nei contratti di durata è convenuta tale facoltà di modifica. la comunicazione, a pena di inefficacia, deve avvenire nei modi e nei termini stabiliti dal CICR (art. 118, 1° e 2° comma). La norma non si occupa delle variazioni “favorevoli”, sicché si è dedotto che esse si applicano automaticamente al rapporto. Al cliente. in seguito alla comunicazione, è data la sola facoltà di recedere dal contratto senza penalità entro quindici giorni dal ricevimento della comunicazione medesima. oltre che il diritto di ottenere, in sede di liquidazione del rapporto, l’applicazione delle condizioni precedentemente praticate (art. 118, 3° comma). La clausola dello jus variandi era stata tradizionalmente valutata in senso negativo dalla dottrina: in particolare si deduceva la nullità per mancanza dell’accordo. ovvero per mancanza o indeterminatezza dell’oggetto. Quando poi la legge sulla trasparenza delle condizioni contrattuali (l. 154/92) ne ha ammesso la validità, la dottrina, pur ritenendo lo jus variandi esercitabile ad nutum anche nei contratti a tempo indeterminato, ne affermava la sindacabilità alla luce dei principi generali di meritevolezza di tutela e di buona fede. Nello stesso senso, anche nel vigore del TUBC, la dottrina richiede, in base ai principi della direttiva 93/13/CEE del Consiglio, del 5.4.1993, riguardante le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori, recepita agli articolida 1469-bis a 1469-sexies del codice civile. che la clausola dello jus variandi non determini significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti alle parti del contratto e inoltre che. all’atto dell’esercizio del potere di modi- fica. sussistano condizioni che oggettivamente giustifichino le variazioni. In ogni caso, poi, resta l’indagine alla stregua dei parametri di correttezza e buona fede nell’esecuzione del contratto.

  • JUST IN TIME

    Lett.: appena in tempo. Tecnica di produzione industriale in cui l’approvvigionamento delle materie prime e dei prodotti intermedi avviene nel momento in cui essi sono richiesti dalla lavorazione. In questo modo è possibile ridurre gli immobilizzi finanziari in scorte e in attrezzature di stockaggio ed eliminare il rischio di acquistare materiali che potrebbero diventare inutilizzabili in seguito. Il successo di questo sistema dipende dall’efficienza della collaborazione tra l’impresa produttrice e i fornitori, giacché un ritardo delle consegne può imporre l’interruzione della produzione.

  • JUVENTUS FOOTBALL CLUB

    Juventus opera nel settore del calcio professionistico e l’attività caratteristica della Società consiste nella partecipazione alle competizioni calcistiche nazionali ed internazionali e nell’organizzazione delle partite. Le principali fonti di ricavo della Società derivano dalle attività di sfruttamento economico dell’evento sportivo, del brand Juventus e dell’immagine della Prima Squadra, tra cui le più rilevanti sono le attività di licenza dei diritti televisivi e media, le sponsorizzazioni, l’attività di cessione di spazi pubblicitari e le attività di licensing e merchandising.

    Le azioni Juventus sono quotate al Mercato di Borsa Italiana.

    Juventus è controllata da EXOR N.V., società quotata in Borsa con sede a Amsterdam, che ne detiene il 63,8% del capitale. EXOR N.V. è una delle principali società di investimento europee ed è controllata dalla Giovanni Agnelli B.V..

Lettera selezionata: J In lingua italiana

  • Privacy Policy
  • Cookie Policy
  • Publication Ethics and Malpractice

Copyright © 2019 ASSONEBB. All Rights reserved.

Menu
×