INTERPOSIZIONE FITTIZIA

L’interposizione fittizia è definita nel terzo comma dell’art.37 del D.P.R. 60071973 che afferma che “è imputato al contribuente il reddito lordo di cui appaiono titolari altri soggetti quando sia dimostrato, anche sulla base di presunzioni gravi, precise e concordanti, che egli ne è l’effettivo possessore per interposta persona”. Tale norma  mira a colpire il contribuente che si serve di un cosiddetto “prestanome” dotato della mera titolarità fittizia di rapporti e quindi atti e negozi produttivi di redditi. Come nel caso di simulazione, anche con l’interposizione si può effettuare una distinzione all’interno del fenomeno. L’articolo 1414 del codice civile distingue le due categorie di interposizione fittizia cosi individuate: nel caso di interposizione reale di persone si ha “un particolare rapporto tra interponente e interposto che riveste di regola il carattere di mandato senza rappresentanza e si verifica allorquando un soggetto (l’interposto), d’intesa con un altro soggetto (l’interponente), contratta in nome proprio con un terzo soggetto e diventa titolare effettivo degli obblighi derivanti dal contratto, con l’obbligo, nascente dal rapporto interno con l’interponente, di trasferire i diritti in tal modo acquistati”; nel caso dell’interposizione fittizia prevede invece “un accordo simulatorio intercorrente fra tre soggetti - il contraente effettivo o interponente, il contraente fittizio o interposto e l’altro contraente - per effetto del quale la stipulazione del negozio con la persona interposta è soltanto apparente, poiché nella realtà il vero contraente è la persona che non figura nel negozio, nei cui confronti l’altro contraente intende assumere tutti i diritti e obblighi contrattuali “.