IsDB

Acr. di: Islamic Development Bank (fr. Banque islamique de développement-BID). Istituita in base a un accordo stipulato in seno alla seconda riunione della Conferenza islamica dei ministri delle finanze del 10.8.1974 entrato in vigore il 23.4.1975. La Banca ha sede a Gedda (Arabia saudita) ed è operativa dall’ottobre 1975. Ne possono essere membri i Paesi della Organization of Islamic Conference (OIC). I soci sono attualmente 53. Gli 11 maggiori azionisti detengono l’89,7% del capitale sottoscritto e l’83,9% dei voti (al settembre 2000) nel Board of Executive Directors. Gli 11 Paesi sono (in percentuale i voti nel Board): Algeria (3%); Arabia saudita (23%); Egitto (3,8%); Emirati arabi uniti (6,6%); Indonesia (3%); Iran (8,2%); Kuwait (11,6%); Libia (12,5%); Malesia (2%); Pakistan (3%); Turchia (7,2%). Unità di conto dell’IsDB è l’islamic dinar (1 dinar = 1 DSP). L’IsDB costituisce un gruppo abbastanza articolato e ben dotato di fondi. Il capitale autorizzato della Banca ammonta a 6 miliardi di dinars (circa 8,58 miliardi di euro o 7,47 miliardi di dollari USA ai cambi medi del febbraio 2002) per due terzi sottoscritto, versato per 2,489 miliardi di dinars (circa 3,56 miliardi di euro o 3,1 miliardi di dollari USA). La Banca opera, finora, esclusivamente con mezzi propri per finanziare progetti dei Paesi membri in modi formalmente compatibili con la Shariah islamica (prestiti senza interessi a 15-25 anni con un periodo di ammortamento di 3-7 anni,gravati solo di commissioni per i costi di amministrazione e utilizzati per il finanziamento di progetti di infrastrutture specie dei Paesi meno sviluppati; murabahah; leasing; varie forme di carature e compartecipazione agli utili di cui quelle tipiche del diritto arabo sono il mudarabah, specialmente usato nel finanziamento delle importazioni e del musharakah), presta assistenza tecnica, favorisce gli scambi commerciali e i flussi di investimento tra i Paesi membri e gestisce uno Special Assistance Fund per assistere i Paesi membri colpiti da calamità naturali e per finanziare progetti nei settori della sanità e dell’istruzione. Mobilizza i risparmi e gli investimenti dal settore privato arabo con due partecipate: l’Islamic Banks’ Portfolio (IBP) e l’Unit Investment Fund (UIF). Ha costituito nel 1983 l’Islamic Research and Training Institute (IRTI), istituto di ricerca e di formazione sull’economia islamica e sulla banca islamica. Ha costituito l’Islamic Corporation for the Insurance of Investment and Export Credit (ICIEC) per l’assicurazione dei crediti all’esportazione e l’assicurazione e la riassicurazione contro i rischi commerciali e politici. Nel 1998 ha avviato l’IDB Infrastructure Fund per il finanziamento di progetti di infrastrutture specialmente nei settori di energia, telecomunicazioni, trasporti, risorse naturali, petrolchimica e similari nei Paesi membri. Nel 1999 ha costituito l’Islamic Corporation for the Development of the Private Sector (ICD) per promuovere lo sviluppo del settore privato secondo I principi della Shariah. È retta da un Board of Governors (uno per ogni Paese membro), da un Board of Executive Directors (sette eletti dai Paesi con le quote di partecipazioni maggiori all’IsDB e sette eletti dagli altri governatori) e un Presidente, in realtà direttore generale, responsabile della gestione quotidiana.