IRI

. Acr. di: Istituto per la Ricostruzione Industriale. Istituito nel 1933 (r.d. 23.1.1933 n. 5),nominalmente con destino temporaneo, per trasformazione della Sezione smobilizzi dell’IMI. Suo compito iniziale era l’amministrazione dei crediti industriali e delle molte partecipazioni azionarie delle grandi banche immobilizzate in seguito alla grande crisi del 1929, nominalmente per il tempo necessario al loro recupero (i crediti) o alla loro restituzione al settore privato (le partecipazioni). Nel 1937 l’IRI viene trasformato in ente di gestione permanente delle partecipazioni statali (v. ente autonomo di gestione) come strumento delle politiche economiche dirigiste del Governo fascista, compito mantenuto con i Governi del dopoguerra. In seguito a ciò i settori di attività svolte e le risorse richieste dal Gruppo sono notevolmente aumentate. Nel 1956 l’IRI è passato alla dipendenza formale del Ministero delle partecipazioni statali, istituito in quell’anno. Con la soppressione di questo Ministero (1992) le competenze relative all’IRI sono state trasferite al Ministero dell’Industria (oggi Ministero delle attività produttive) salvo l’esercizio dei diritti spettanti allo Stato quale azionista, demandato al Tesoro (oggi Ministero dell’economia e delle finanze). Organizzativamente l’IRI era una holding a capo di un conglomerato. Come holding l’IRI deteneva le partecipazioni operative direttamente o indirettamente attraverso sub-holding che potevano essere solamente società fi- nanziarie di settore o anche società operative. Nel 1933 l’IRI si era trovato a controllare quote di maggioranza di società operanti nei principali settori dell’economia italiana: la siderurgia con l’Ilva e la Terni; il settore meccanico con la Breda, l’Ansaldo e l’Alfa Romeo; le tre principali banche commerciali: il Credito Italiano (v. UniCredito), il Banco di Roma (v. Banca di Roma) e la Banca Commerciale Italiana. Queste banche daranno poi vita, alla fine della guerra, a Mediobanca. Nel 1950 con l’avvio del programma per la costruzione della rete autostradale è costituita la società Autostrade. Nei primi anni 50 si potenzia il settore navale e quello telefonico e sono acquisiti e sviluppati tre nuovi campi di attività diretta: la radiotelevisione con l’EIAR rinominata RAI, i trasporti aerei con l’Alitalia e la produzione del cemento, con la Cementir. Nel decennio successivo sono state avviate molte attività nel Meridione: nuovi impianti siderurgici a Taranto, una nuova linea di produzione dell’Alfa Romeo a Napoli, nuovi investimenti, sia nelle industrie meccaniche e cantieristiche, che nell’ingegneria impiantistica. Al culmine dell’espansione del conglomerato IRI (inizio degli anni Ottanta del secolo scorso) le sub-holding di settore (“gruppo” era denominato nel linguaggio delle relazioni IRI l’insieme delle società dipendenti da ciascuna sub-holding) erano, in ordine di fondazione: la STET, costituita fin dal 1933 per gestire le partecipazioni in campo telefonico (area poi estesa alle telecomunicazioni e all’elettronica); la Finmare (1936), per le partecipazioni armatoriali; la Finsider (1937), per quelle siderurgiche; la Finmeccanica (1948) per aerospazio, difesa, energia, trasporti e automazione; la Fincantieri (1959) per le partecipazioni nei cantieri navali; l’Italstat (1968) per le infrastrutture e degli assetti urbanistici, la Fintecna (gestione di partecipazioni e liquidazione di società industriali e di servizi), Finsiel (servizi informatici), A questo elenco vanno aggiunta la Società meridionale finanziaria (SME), che aveva il compito di reinvestire, soprattutto nel Sud, gli indennizzi spettantile in seguito alla nazionalizzazione dei propri impianti elettrici, la Cofiri (servizi finanziari e assicurativi, promozione e sostegno di nuove iniziative imprenditoriali), la Sofinpar (gestioni finanziarie e immobiliari), l’Alitalia, la Rai e l’IRI Management.(formazione manageriale). Con la seconda legge sulle privatizzazioni 8 agosto 1992, n. 359 (art. 15) l’IRI si è trasformato in spa e ha dato avvio alla liquidazione delle attività. Dal 1992 ad oggi, l’IRI è uscito completamente dai settori operativi. Nel settore bancario sono stati privatizzati il Credito Italiano (1993; v. UniCredito), la Banca Commerciale Italiana (1994) e la Banca di Roma (1997). Nel settore alimentare sono state vendute nel 1993 le finanziarie Italgel e Cirio-Betolli-De Rica; nel triennio 1994-1996 l’IRI ha venduto la SME cui facevano capo Autogrill (distribuzione autostradale) e GS (grande distribuzione). Nel settore siderurgico l’IRI ha privatizzato la Acciai Speciali Terni (1994) e successivamente l’Ilva Laminati Piani (1995) e la Dalmine (1996). Nel 1997 è stata privatizzata Telecom, nel 1999 Autostrade, Finmeccanica e Aeroporti di Roma, nel 2000 Cofiri con le relative partecipazioni. Nel giugno 2000 è stato deliberato lo scioglimento anticipato dell’IRI spa a partire dal 1°.7.2000. Il mandato dei liquidatori scadrà con l’approvazione del bilancio dell’esercizio 2003. Dal giugno 1992 al dicembre 2000 il valore complessivo delle cessioni è stato di 84.314 miliardi di lire derivanti da operazioni di privatizzazione per 67.382 miliardi e cessioni di quote di minoranza e di immobili non strumentali per 16.932 miliardi.