INVENTARIO DEI TITOLI

Operazione mediante la quale, attraverso la ricerca, la classificazione e la valutazione si rileva, in un dato istante, la consistenza dei titoli pubblici o privati, posseduti dall’azienda a fini speculativi o per investimento. Può essere a quantità o anche a quantità e valori. È in ogni caso un inventario parziale (riferito, cioè, non all’intero patrimonio ma soltanto ai titoli), il cui scopo è quello di verificare la corrispondenzatra la consistenza fisica ed il saldo del mastro, di controllare il godimento regolare delle cedole e di evidenziare eventuali perdite ai fini di una rettifica del valore di carico o per decidere il disinvestimento. L’inventario può quindi indicare: la categoria (titoli a reddito fisso o variabile, quotati o non quotati); gli emittenti del titolo (Stato, enti pubblici, società controllate o collegate); la quantità e il valore nominale; la quotazione di mercato ecc.; il depositario, se i titoli non sono depositati presso l’azienda; nel qual caso, ai fini di un controllo interno, è necessario richiedere periodicamente la conferma del deposito. Riguardo ai criteri di valutazione dei titoli, il codice civile emendato dal d.lg. 127/91 disciplina la valutazione dei titoli con l’art. 2426. I titoli e le partecipazioni non qualificate costituenti immobilizzazioni vanno valutati al costo (con eventuale svalutazione nel caso in cui si abbia una durevole perdita di valore a fine esercizio e, qualora successivamente vengano meno le ragioni della svalutazione precedente, con rivalutazione fino al valore di costo). Le partecipazioni in società controllate e collegate possono essere valutate, oltre che con il criterio del costo, anche con il metodo del patrimonio netto contabile, ossia per un importo pari alla corrispondente frazione del patrimonio netto risultante dall’ultimo bilancio delle imprese partecipate, detratti i dividendi ed operate le rettifiche necessarie per il consolidamento e per il rispetto dei principi degli artt. 2423 e 2423-bis c.c. (redazione del bilancio e suoi principi). La eventuale differenza positiva fra tale valore e il costo o il valore iscritto nel precedente esercizio va iscritta in una riserva non distribuibile, mentre la differenza negativa è iscritta in apposita voce del conto economico. Quest’ultima differenza, se riferita al momento dell’acquisto o a quello della prima applicazione del metodo, può essere iscritta nell’attivo con indicazione nella nota integrativa (v. nota integrativa) dei motivi di tale iscrizione. Se tale differenza scaturisce dal maggior valore attribuito alle immobilizzazioni della partecipata o alla evidenziazione di un avviamento della medesima, deve essere ammortizzata rispettando le norme corrispondenti. I titoli e le attività finanziarie che non costituiscono mmobilizzazioni vanno iscritti al costo di acquisto, ridotto al valore di realizzazione desumibile dall’andamento del mercato, se inferiore al costo. Il minor valore non può essere mantenuto nei successivi bilanci se ne sono venuti meno i motivi. L’inventario in esame ha una particolare importanza per le banche dato il notevole peso che nell’operare di banca hanno le negoziazioni in titoli. L’inventario, curato di norma dall’ufficio titoli, è anche uno strumento di controllo nei confronti di chi conserva i titoli nell’apposito caveau.