INDICI DI BILANCIO

Rapporti aritmetici mediante i quali si tende a fornire una espressione sintetica della relazione esistente tra il valore posto al numeratore e quello posto al denominatore, opportunamente prescelti, previo raggruppamento, correzione ed elaborazione dei dati del bilancio, appartenenti sia allo stato patrimoniale che al conto economico. Tali indici, che gli anglosassoni chiamano ratios, consentono (sempre che siano calcolati e valutati con rigore e cautela) di evidenziare condizioni di equilibrio o di squilibrio aziendale, sul piano patrimoniale, finanziario ed economico. La tecnica dell’analisi di bilancio trova, così, nei rapporti-indici un valido strumento per l’individuazione delle condizioni strutturali e funzionali che caratterizzano l’impresa oggetto di indagine. Nelle banche, in sede di esame del bilancio di esercizio ai fi- ni dell’affidamento, assumono particolare rilievo alcuni ratios di natura finanziaria, quali: l’acid test (rapporto tra liquidità immediate + differite e passività correnti) e il current ratio (rapporto tra attività correnti e passività correnti), impiegati per esprimere, rispettivamente, la liquidità secca e quella totale dell’impresa; l’indice di solvibilità (attivo disponibile e realizzabile su indebitamento a breve e lungo termine) e l’indice di solidità patrimoniale (capitale di proprietà su capitale di credito). L’impiego degli indici può comportare il pericolo di non ponderati giudizi sulle effettive condizioni economico- finanziarie d’azienda, specialmente se non si tiene adeguato conto della dinamica dell’impresa, la quale risulta più dalla comparazione tra i valori assunti in tempi diversi da un determinato indice (o ancor meglio da un opportuno insieme di indici) che non dalla considerazione pura e semplice di questo o di quel ratio. Si possono attenuare le difficoltà connesse all’utilizzo dell’analisi di bilancio per diversi fini (tra cui la concessione di fidi bancari) tenendo presente che ogni indice fa parte di un sistema in cui singoli quozienti sono elementi che possono essere correttamente interpretati solo nella loro interrelazione reciproca. A superare le varie dif- ficoltà, peraltro aggravate dall’enorme varietà dei rapporti adottabili e dalla vaghezza delle relative definizioni, concorrono tecniche le quali, come avviene nella c.d. analisi discriminante, si avvalgono di rigorose formulazioni quantitative e di complesse elaborazioni matematico-statistiche, non disdegnando di combinare l’impiego degli indici con le informazioni esumibili dall’analisi relativa alla formazione e alla struttura dei flussi e deflussi economico- finanziari d’impresa. Per calcolare in modo pienamente corretto gli indici di bilancio occorre riclassificare lo stato patrimoniale civilisticoin quello finanziario (v. stato patrimoniale finanziario); il primo dei due prospetti presenta infatti alcune macrovoci e voci intermedie che contengono insieme valori a breve e valori a medio-lungo termine (pur richiedendone l’evidenziazione separata). Il conto economicocivilistico va riclassificato in vista di una corretta analisi per indici (v. conto economico riclassificato), poiché non evidenzia i risultatioperativi ed è predisposto in base alla natura dei costi e non alla loro destinazione.