INDICI BANCARI

1. Rapporti tra alcune grandezze tipiche della gestione bancaria. L’analisi dei bilanci effettuata attraverso quozienti ratios) rappresenta una delle tecniche più frequentemente utilizzate per trarre giudizi comparativi sulla situazione economica e fi- nanziaria delle aziende che vogliono indagare. La significatività degli indici dipende strettamente dalla qualità e dal grado di disaggregazione dei dati di partenza; nel caso delle banche a causa del cosiddetto window dressing, i dati dei bilanci pubblicati spesso tendono a sopravvalutare taluni elementi della situazione effettivadella banca ed in particolare la sua dimensione misurata sulla base dei depositi. Ciò nonostante, i quozienti, soprattutto se organizzati in sistema e se applicati a più esercizi, evidenziano alcune delle politiche seguite nella compilazione dei bilanci, ed in questo modo contribuiscono alla comprensione, da parte di analisti esterni, della realtà gestionale sulla quale si indaga. In particolare, la loro utilità può essere rilevante se essi vengono adottati per compiere un’analisi delle politiche seguite da una data azienda nel tempo oppure per attuare un confronto tra più aziende quando siano ridotti al minimo i fattori di disomogeneità esterna. Si distinguono essenzialmente indici di struttura, di solvibilità, di redditività, di liquidità e di produttività. I principali indici di struttura, che consentono di cogliere, in modo sintetico e al tempo stesso significativo, gli orientamenti di fondo dell’attività bancaria, sono dati dai rapporti “impieghi in prestiti/depositi” e “investimenti in titoli/depositi”. Il più significativo indice di solvibilità è rappresentato dal rapporto “patrimonio/totale impieghi”, che pone in relazione la tipica e maggiore fonte potenziale di rischi i perdita per la banca, gli impieghi appunto, con le risorse che sono incondizionatamente a disposizione della banca stessa per fronteggiare le perdite, nella si misura in cui non vengano già assorbite dai prodotti derivanti dallagestione a corrente. Molto importanti, inoltre, sono gli indici di redditività: “utile lordo/totale depositi” (redditività lorda per unità di depositi), “utile netto/totale depositi” (redditività netta per unità di depositi), “interessi attivi da clientela a ordinaria/impieghi verso clientela ordinaria” (ricavo unitario degli impieghi verso clientela ordinaria), “totale interessi passivi/totale provvista” (costo unitario della provvista), “interessi a clientela per depositi e c/c/totale depositi” (costo unitario dei depositi della clientela), “spese di personale/totale depositi” (costo del personale per unità di depositi). Altrettanto importante nella gestione bancaria è il coefficiente di liquidità, ovvero quel rapporto che, contrapponendo le riserve di liquidità (v. riserve di liquidità delle banche) di prima e seconda linea all’ammontare dei debiti a vista che la banca ha in essere, misura la sua capacità di fronteggiare i propri impegni finanziari. Tale rapporto può ritenersi “ottimo” quando la banca non è costretta ad affrettare liquidazioni di operazioni di impiego per far fronte a pagamenti non previsti e, per contro, non constata di aver rinunciato a impieghi convenienti per formare riserve liquide eccedenti le occorrenze della gestione. Data l’elevata incidenza sul conto economico che il costo del personale tradizionalmente assume, molto significativi sono altresì i seguenti indici di produttività: “totale depositi/dipendenti”, “totale mezzi amministrati/dipendenti”, “spese di personale/dipendenti” (costo medio unitario per dipendente).

2. Innovazioni recenti. Negli anni recenti lo sviluppo dei sistemi di misurazione dell’esposizione ai rischi finanziari e l’entità del funding correlata agli strumenti determinanti tale esposizione hanno favorito l’adozione di criteri gestionali guidati dall’obiettivo di remunerare, in modo adeguato, il capitale investito. Sono stati pertanto ridefiniti gli indicatori con cui sono valutati i risultati complessivi e quello delle singole unità operative, sostituendo le tradizionali misure di utile netto, di redditività delle attività (Return on asset, ROA) e di redditività del patrimonio (Return on equity, ROE) con indicatori che misurano i risultati tenendo conto dei rischi connessi all’attività della singola unità operativa e della banca nel suo complesso. Tra gli indicatori di performance aggiustata per il rischio, i più diffusi sono quelli definiti dagli acronimi RAROC (Risk adjusted return on capital), RORAC (Return on risk adjusted capital) e RARORAC (Risk adjusted return on risk adjusted capital). Il RAROC è dato dal rapporto tra il rendimento atteso di una attività aggiustato per i rischi e il capitale impiegato (o richiesto) per il suo funzionamento. L’aggiustamento del rendimento è effettuato sulla base delle perdite attese stimate in termini di capitale a rischio. Al denominatore, il capitale è quello impiegato o richiesto dalla banca per finanziare la singola operazione. Il RORAC è definito dal rapporto tra il rendimento atteso e un ammontare di capitale che riflette i rischi connessi alla singola transazione. In questo caso l’aggiustamento al rischio riguarda il denominatore, cioè l’ammontare di capitale necessario a far fronte alle perdite attese di ogni singola transazione. L’ammontare di tali perdite attese inoltre è relativo a tutti i fattori di rischio (credito, interesse, prezzo, cambio, operativi). Un’attenzione particolare deve essere posta nella definizione dei criteri utilizzati per aggregare le singole posizioni e i singoli prodotti per tener conto della correlazione tra i vari fattori di rischio evitando di sovrastimare il rischio e quindi il capitale assorbito deprimendo il RORAC. Il RARORAC prevede la rettifica per le componenti di rischio in entrambi i termini di rendimento e di capitale. L’applicazione operativa di questi indicatori di performance aggiustata per il rischio non è evidentemente priva di difficoltà pratiche ed esente da critiche in merito ad alcune delle assunzioni di base con particolare riferimento al criterio adottato per ottenere la misura del rischio la scelta dell’orizzonte temporale all’interno del quale calcolare la volatilità dei rendimenti attesi.