INDICI AZIONARI E OBBLIGAZIONARI

1. Numeri, nei quali viene sintetizzata una grande quantità di dati riguardanti singoli titoli, compresi o in un gruppo di valori aventi particolari caratteristiche, o in un settore di attività economica, oppure relativi all’intero listino di borsa. I numeri indici (che si ottengono espri- mendo di regola la base di riferimento in termini di 100 e rapportando gli aprì dati in termini di incremento o di decremento percentuale rispetto al dato base) servono a dare la visione immediata delle variazioni intervenute in periodi successivi. In particolare, gli indici di borsa (che hanno lo scopo di individuare, fra i numerosi andamenti particolari,la tendenza di fondo del mercato) servono per valutare il comportamento del singolo titolo in rapporto all’andamento generale e, soprattutto, costituiscono lo strumento essenziale per effettuare validi e utili confronti, specie tendenziali. La loro costruzione, e quindi la loro interpretazione, si basa sul presupposto dell’esistenza di una stretta connessione tra prezzi di borsa e andamento economico generale e societario, nel senso che si ritiene che le quotazioni - le quali riflettono, nella loro variabilità, le speranze e i timori, le previsioni e i comportamenti (razionali ed irrazionali) di migliaia di operatori - dimostrino nel medio e lungo periodo una costante tendenza ad avvicinarsi, sia pure con diverse gradazioni e rapidità, al valore reale dei titoli, mentre nel breve termine forniscono “segnali” che vanno adeguatamente apprezzati. Gli indici di borsa non danno indicazioni di valori assoluti, poiché, pur essendo ineccepibili dal punto di vista matematico, risentono dell’influenza di tutte le variabili casuali presenti sul mercato talora sostanzialmente distorti e fornendo così informazioni scarsamente utili e che, se non correttamente interpretate, possono condurre a spiacevoli errori. La loro stessa costruzione, inoltre, risente di problemi complessi, che vanno dalla determinazione del tipo di indicatore che si desidera, alla scelta dei metodi di aggregazione e di ponderazione degli indici elementari dei singoli titoli per la formazione di un indice unico (generale, di settore, speciale), al paniere dei titoli da considerare e alla loro importanza nell’ambito del comparto o del listino, al prezzo (di apertura, del durante, di chiusura, di compenso, oppure una loro media, prezzi fatti e nominali ecc.), ai quantitativiscambiati da rilevare e alla scelta della borsa o delle borse di riferimento ecc. Il numero indice va quindi considerato essenzialmenteuno strumento tecnico che, apportando notizie diverse sull’andamento futuro del mercato azionario e sul comportamento del singolo titolo,integra, ma non sostituisce, l’analisi economica e l’analisi congiunturale, che rimangono fondamentali per lo studio della redditività e delle prospettive di sviluppo delle imprese. La scelta dell’indice più appropriato è un problema da risolvere ponendo mente agli scopi che ci si propone di perseguire. Occorre chiarire, però, che agli indici di borsa non possono essere attribuiti fini e significati non loro propri, e che, in ogni caso, essi, mentre tendono ad esprimere l’andamento di fondo di un insieme di variabili (appunto i corsi azionari), sono scarsamente utili ai fini della valutazione della bontà, in termini di guadagno o di perdita, di un investimento. Questo per almeno due ragioni: gli indici non tengono conto dei proventi che via via giungono a maturazione e del loro eventuale reinvestimento, parziale o totale; non esiste, in genere, coincidenza tra i titoli utilizzati per la costruzione dell’indice e quelli immessi nei portafogli (formati spesso da una ristretta rosa di valori). Per misurare le variazioni di valore, intervenute nel tempo, di un capitale investito in azioni soccorrono altri indicatori (gli indici di capitalizzazione). Vengono calcolati indici di borsa per tutti i valori mobiliari, anche se il riferimento più signifi- cativo riguarda i titoli azionari. Si hanno indici generali, settoriali o di comparto e indici speciali; questi ultimi riguardano particolari categorie di titoli (p.e., azioni ad alto contenuto patrimoniale, azioni speculative ecc.). La periodicità di rilevazione può essere giornaliera, settimanale, mensile. In alcuni mercati esteri l’indice di seduta viene articolato per fasi di contrattazione: si hanno quindi indici di apertura, del durante e di chiusura (è questo il caso del Dow Jones di New York e del Financial Times di Londra). Molto utilkizzati in Italia sono gli indicatori azionari Mediobanca, gli indici di Borsa Italiana, l’indice di borsa Comit (già indice BCI) che si aggiungono a numerosi altri indici generali, settoriali e speciali calcolati da istituti finanziari e aziende bancarie.

2. Revisioni degli indici indotti dall’introduzione dell’euro. L’introduzione dell’euro ha indotto una revisione degli indici utilizzati per le analisi dell’andamento dei mercati e per la valutazione della performance dei portafogli. Tra gli indici azionari sono stati introdotti i quattro indici Stoxx, prodotti da Dow Jones per conto delle borse tedesca, francese e svizzera, e i due indici FtEurotop, prodotti dal Financial Times in collaborazione con la Borsa olandese. I primi si distinguono a seconda che includano solamente le blue-chips (Stoxx 50) o un paniere più ampio di titoli e a seconda che facciano riferimento a titoli dell’area della UE o dell’area dell’euro, e sono costruiti con ’intento di rappresentare adeguatamente il peso del mercato di ciascun paese. I due indici Ft Eurotop si distinguono per il numero di titoli, 100 e 300 rispettivamente, e comprendono i titoli continentali più rappresentativi, indipendentemente dalla piazza di quotazione. Sia gli indici Stoxx sia quelli FtEurotop raggruppano le azioni in settori economici (19 e 35 rispettivamente) ed i titoli italiani hanno un peso leggermente maggiore nei primi (8 e 6 per cento). Tra gli indici azionari, si segnalano anche l’indice pan-europeo di Morgan Stanley e i due nuovi indici elaborati da Standard&Poor’s (S&P Euro e S&P Euro- Plus). Da ricordare anche l’indice S&P/MIB (q.v.). Banca Intesa, in collaborazione con la Borsa Italiana, calcola l’Euro Blue Chips Index (Ebci), il primo indice azionario pan-europeo elaborato in Italia, basato sugli indici più diffusi dei paesi dell’area dell’euro, con l’eccezione del Portogallo e del Lussemburgo; i titoli italiani, rappresentati dal Mib30, pesano per circa il 14%. Nel comparto obbligazionario sono stati introdotti nuovi indici per l’area dell’euro: l’Euro Credit Index di Morgan Stanley, l’Euro-Aggregate Index di Lehman Brothers e, infine, gli indici di JPMorgan e Salomon Smith Barney, entrambi denominati EMU Bond Index. Tali indici obbligazionari sono composti da titoli a tasso fisso con una vita residua superiore all’anno, che soddisfano criteri di liquidità e di merito di credito prefissati. Gli indici pubblicati da JPMorgan sono basati unicamente su emissioni pubbliche, mentre gli indici Morgan Stanley, Lehman Brothers e Salomon Smith Barney includono anche emissioni private; i titoli italiani pesano per circa il 20% nel primo indice, per il 18% nel secondo, per il 13% nel terzo e per il 21% nel quarto. Unicredito e Il Sole-24Ore calcolano l’indice EMU6, in cui sono presenti titoli atasso fisso con vita residua superiore all’anno emessi in Belgio, Francia, Germania, Italia, aesi Bassi e Spagna. I titoli italiani pesano per circa il 25%.