IL CAPITALISMO E LA CRISI: SCRITTI SCELTI DI KARL MARZ (a cura di) Vladimiro Giacchè, 2009, Derive Approdi, Roma.

Vladimiro Giacchè si è formato alla scuola superiore normale di Pisa in filosofia e si è specializzato nei mercati finanziari. E’ autore di diversi volumi.
In questo volume Giacchè riporta i testi di commento alla crisi di Karl Marx, pubblicati sul New York Daily Tribune, inediti in italiano e traduce in italiano per la prima volta il libro III del Capitale.
Secondo Marx “gli economisti che cercando di spiegare la crisi con la speculazione sono come quella corrente di filosofi che credevano che la febbre fosse la causa di tutte le malattie”. Le crisi secondo Marx sono episodi violenti che servono a ristabilire l’ordine turbato; il problema del sistema capitalistico è il capitale stesso, fine a se stesso. Si produce per produrre e non per far ampliare e formare la società. Il credito è un mezzo per superare i limiti del capitale ed è quindi una causa della sovrapproduzione. La crisi del 2007 è una crisi da sovrapproduzione che la crisi finanziaria ha solo camuffato; il crollo nel valore delle merci, o dei beni come diremmo oggi, è stato accelerato dalla crisi del credito. L’avvitamento è stato fortissimo. Gli stati hanno reagito tutti nello stesso modo: public spending. Karl Marx, già commentando la crisi del suo tempo, era fortemente scettico sull’efficacia e sulla sostenibilità dell’intervento pubblico, per via delle inefficienze del sistema e delle lentezze che già allora caratterizzavano l’intervento statale.
Marx vedeva nel sistema capitalistico la radice delle crisi; la soluzione non è certo quella di negare il ruolo della produzione e del capitale, bensì dovrebbe passare attraverso un ripensamento del loro ruolo e della loro dinamica.
Redattore: Chiara OLDANI
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