HAWALA

Modalità tradizionale e fiduciaria, senza particolari formalità e senza scritture contabili, in uso nel mondo arabo mediorientale per il trasferimento di somme di denaro tra mercanti, impiegata anche da non mercanti e basata sulla stretta di mano e su una scrittura privata, avvicinabile per certi versi alla cambiale- tratta. Prima dell’introduzione del telefono chi intendeva compiere il trasferimento consegnava il denaro a un intermediario, cambista- banchiere e spesso anche mercante, che rilasciava un polizzino con l’ammontare della somma, meno le commissioni, con l’aggiunta spesso di un nome in codice. Il banchiere inviava una copia del polizzino a un corrispondente con l’ordine di pagare la somma alla famiglia o al mercante indicati come beneficiari. Tutto era fondato sulla fiducia e l’inadempimento punito con la morte. Il sistema è tuttora molto usato negli Emirati Arabi Uniti, Muscat, Bahrain, Kuwait, Afghanistan e Pakistan, specie sull’antica via della seta e nel subcontinente indiano. La procedura si è adattata alle tecnologie moderne. La trasmissione dell’ordine in codice avviene via telex o Internet, quasi impossibile da intercettare, può essere confermato per telefono, aggira i canali ufficiali di pagamento, non lascia tracce ed è quindi un sistema sicuro di riciclaggio di danaro sporco e di finanziamento di operazioni terroriste. L’hawala banking (o trading) è noto anche chit banking, chop banking e hundi banking; quest’ultima dizione è di origine indiana.