nuovissima Enciclopedia di banca, borsa e finanza

Lettera selezionata: H

  • HARD DISK

    Di regola fisso (ma esistono anche modelli estraibili e portabili) è un dispositivo per la memorizzazione di dati digitali che utilizza uno o più dischi magnetici. (lett.: disco rigido).

  • HARDWARE

    Lett.: ferramenta. Termine usato in elettronica e informatica per indicare (in contrapposizione software) l’insieme dei componenti di base, in genere non modificabili, di un apparecchio o di un sistema di elaborazione dati (alimentatori, componenti circuitali, unità logiche).

  • HAUSBANK

    Lett.: banca di casa (dal ted.). Particolare impostazione della relazione di clientela tra banca ed impresa che caratterizza il sistema tedesco. Tra la Hausbank e l’impresa cliente esiste una relazione di fiducia basata sulla reciproca conoscenza approfondita e sul servizio di consulenza finanziaria che la banca offre ordinariamente all’impresa. Il rapporto con la Hausbank è tendenzialmente esclusivo, anche se, soprattutto per le imprese più grandi, la figura della Hausbank si affianca ad altri partners bancari, in questo caso definendosi più propriamente Hauptbank. Il rapporto si articola nell’offerta da parte della banca non solo di assistenza creditizia nelle diverse forme necessarie ma anche eventualmente nella sottoscrizione di una quota del capitale dell’impresa stessa. A volte la detenzione da parte della banca di una quota di capitale di minoranza nell’impresa ha un significato di reciproca conferma della relazione, mentre altre volte essa viene esercitata in una logica di venture capital (v. venture capital fund), ovvero con l’obiettivo di dismissione della stessa con eventuale collocamento sul mercato della quota, se rappresentata da azioni.

  • HAWALA

    Modalità tradizionale e fiduciaria, senza particolari formalità e senza scritture contabili, in uso nel mondo arabo mediorientale per il trasferimento di somme di denaro tra mercanti, impiegata anche da non mercanti e basata sulla stretta di mano e su una scrittura privata, avvicinabile per certi versi alla cambiale- tratta. Prima dell’introduzione del telefono chi intendeva compiere il trasferimento consegnava il denaro a un intermediario, cambista- banchiere e spesso anche mercante, che rilasciava un polizzino con l’ammontare della somma, meno le commissioni, con l’aggiunta spesso di un nome in codice. Il banchiere inviava una copia del polizzino a un corrispondente con l’ordine di pagare la somma alla famiglia o al mercante indicati come beneficiari. Tutto era fondato sulla fiducia e l’inadempimento punito con la morte. Il sistema è tuttora molto usato negli Emirati Arabi Uniti, Muscat, Bahrain, Kuwait, Afghanistan e Pakistan, specie sull’antica via della seta e nel subcontinente indiano. La procedura si è adattata alle tecnologie moderne. La trasmissione dell’ordine in codice avviene via telex o Internet, quasi impossibile da intercettare, può essere confermato per telefono, aggira i canali ufficiali di pagamento, non lascia tracce ed è quindi un sistema sicuro di riciclaggio di danaro sporco e di finanziamento di operazioni terroriste. L’hawala banking (o trading) è noto anche chit banking, chop banking e hundi banking; quest’ultima dizione è di origine indiana.

  • HDML

    Acr. di: Hand-held Device Markup Language. Versione ridotta del linguaggio HTML. HDML viene utilizzato per realizzare pagine e siti Internet consultabili da dispositivi con tecnologia WAP.

  • HEDGE FUNDS

    Nell’interpretazione meno restrittiva, si tratta di intermediari di servizi finanziari, praticamente non soggetti a regolamentazione e a controlli, che tendono a realizzare profitti attraverso strategie di investimento delle risorse amministrate caratterizzate da alto rischio e accentuata flessibilità. Gli hedge funds sono strutturati in modo da rimanere virtualmente esclusi dall’ambito applicativo della normativa sull’intermediazione finanziaria: lo sfruttamento delle “zone grigie” della regolamentazione, pur configurandosi in modo vario nei diversi ordinamenti, accomuna tutti gli intermediari di questo tipo. Ciò consegue alla loro localizzazione in centri offshore oppure, quando la sede è negli USA, all’esenzione dalle norme prudenziali in ragione del contenuto numero di investitori e dell’elevato capitale minimo richiesto per la partecipazione. Apparsi sul mercato finanziario statunitense agli inizi degli anni Cinquanta, solo in tempi recenti essi hanno suscitato l’interesse degli operatori e delle autorità preposte al controllo dei mercati dei capitali. In effetti la loro natura economica è alquanto controversa: mentre alcuni riconoscono agli hedge funds la funzione di aumentare lo spessore e la liquidità dei mercati, altri attribuiscono loro parecchie responsabilità per le turbolenze e le tensioni sui mercati finanziari dal 1992 in poi. Sotto il profilo operativo, i primi hedge funds statunitensi furono creati allo scopo di offrire un’adeguata copertura ai portafogli azionari, con l’hedging realizzato prevalentemente incrociando operazioni di acquisto a titolo definitivo nelle fasi di rialzo, con contemporanee posizioni “corte” sui titoli nel frattempo al ribasso. In tempi più recenti il termine hedge fund è stato esteso fino ad abbracciare tutti i fondi che assumono posizioni di rischio associate ad un forte ricorso a strumenti derivati per la loro copertura. Infatti l’obiettivo appare essere non già la ricerca della neutralizzazione dei rischi sottostanti il portafoglio titoli, ma bensì i fortissimi guadagni conseguibili operando sui mercati degli strumenti derivati a più alto rischio, spesso con un alto grado di leverage, ossia di indebitamento a fronte dei capitali in gestione. Gli hedge funds attualmente esistenti risultano stabiliti in gran parte negli Stati Uniti o nel Regno Unito, benché i centri off-shore vadano assumendo un peso crescente nel tempo. Si stima che gli intermediari di questo tipo operanti sono più di 800 solo negli USA, dove la legge prescrive che i sottoscrittori devono avere un patrimonio di almeno 1 milione di dollari o entrate nette per oltre 2.000.000 dollari e ne limita il numero a 99. È inoltre vietato ai fondi fare pubblicità. Nel nostro Paese gli hedge funds sono rappresentati dai fondi speculativi (q.v.) disciplinati dal d.m. Tesoro 24.5.1999 n. 228.

  • HEDGE WARRANT (Enciclopedia)

    Gli Hedge Warrant sono covered warrant di tipo strutturato/esotico, con la relativa facoltà di esercizio di tipo europeo e sono  opzioni la cui attività sottostante anziché essere rappresentata da una singola azione o da un singolo indice azionario è rappresentata dal rapporto tra due di tali strumenti finanziari o, più in particolare, dal rapporto tra i relativi prezzi (i due strumenti finanziari che ne sono oggetto genericamente indicati come gli asset sottostanti).
    Il rapporto sottostante viene espresso come rapporto tra un’azione (oppure un indice azionario) al numeratore (denominato asset long) e un’azione (oppure un indice azionario) al denominatore (denominato asset short); potranno anche trovarsi Hedge Warrants sul rapporto tra un’azione ed un indice azionario (e viceversa).
    La terminologia asset long e asset short esprime la strategia operativa sottostante l’Hedge Warrant, che è tale per cui si assume una posizione lunga (ovvero di acquisto) sull’asset long e una posizione corta (ovvero di vendita)  sull’asset short. L’obiettivo di tale strategia è, in altre parole, quello di trarre vantaggio da una performance dell’asset long migliore di quella dell’asset short, essendo invece neutrale, rispetto alla circostanza che i mercati di riferimento abbiano un generale andamento al rialzo o al ribasso.
    In effetti, durante la propria vita, l’Hedge Warrant vedrà apprezzare il proprio valore ogniqualvolta la performance dell’asset long su tale periodo risulterà maggiore della performance dell’asset short (ad esempio, performance asset long +7% e performance asset short +1%); al contrario il valore dell’Hedge Warrant si deprezzerà nella circostanza opposta, in cui cioè la performance dell’asset long sia inferiore a quella dell’asset short.
    Si fa notare che, affinché il valore dell’Hedge Warrant si apprezzi, non è necessario che la performance di alcuno dei due asset sottostanti sia positiva, essendo invece sufficiente che la performance dell’asset long risulti migliore di quella dell’asset short (ad esempio, performance asset long –10% e performance asset short -15%).
    Si fa d’altro canto notare che, affinché il valore dell’Hedge Warrant si apprezzi, non è sufficiente che la performance di ambedue gli asset sottostanti sia positiva; nel caso in cui, infatti, pur essendo la performance di ambedue gli asset sottostanti positiva, quella dell’asset long sia peggiore di quella dell’asset short (ad esempio, performance asset long + 8% e performance asset short + 11%), in tale situazione il valore dell’Hedge Warrant subirà un deprezzamento. 
    L’Hedge Warrant ha caratteristiche tali per cui può definirsi market neutral, ovverosia tale da non risentire dei rischi generici del/i mercato/i di riferimento.
    Infatti un improvviso movimento al rialzo o al ribasso dell’intero mercato cui gli asset sottostanti appartengono che trascinasse parallelamente le quotazioni dell’asset long e dell’ asset short in modo percentualmente uguale o concorde, non produrrebbe alcun impatto sul valore dell’Hedge Warrant. Nel caso dell’Hedge Warrant tale proprietà di market neutrality è stabile nel tempo, ovvero vale esattamente durante qualsiasi giorno nel corso della vita dell’Hedge Warrant.
    In considerazione delle proprie caratteristiche, ai fini del buon andamento di un investimento in Hedge Warrant, è fondamentale la selezione degli strumenti finanziari (azioni o indici azionari) in posizione long e short, con la giusta tempistica.  Acquistando un Hedge Warrant relativo ad un dato rapporto sottostante, l’investitore, a fronte del pagamento di un premio, consegue il diritto di ricevere, alla scadenza dell’Hedge Warrant, un importo di liquidazione proporzionale alla variazione positiva (in termini percentuali) del rapporto di liquidazione rispetto al rapporto base.
    Gli Hedge Warrant possono essere caratterizzati dalla presenza di un Cap, ovverosia di un livello massimo oltre il quale l’importo di liquidazione non può andare, indipendentemente dall’effettiva variazione positiva del rapporto di liquidazione rispetto al rapporto base. In altri termini l’esistenza di un Cap è tale da porre un limite massimo all’importo cui l’investitore avrà diritto alla scadenza dell’Hedge Warrant. L’esistenza di tale limitazione si riflette però nel prezzo degli Hedge Warrant; infatti, a parità di altre condizioni, il prezzo teorico degli Hedge Warrant con Cap è inferiore al prezzo teorico degli Hedge Warrant senza Cap.
    Esemplificazioni
    Il valore teorico di covered warrant di tipo hedge warrant viene determinato utilizzando modelli di calcolo che tengono conto di almeno cinque fattori di mercato: il valore corrente del rapporto sottostante, la volatilità attesa del rapporto sottostante, il grado di correlazione tra le azioni sottostanti, i tassi di interesse, la vita residua dell’Hedge Warrant. 
    Per il calcolo del valore teorico viene utilizzato solitamente un modello di calcolo basato sulla formula di Black & Scholes.
    L’effetto di un aumento della volatilità del rapporto del sottostante, del rapporto del valore del sottostante, della vita residua e del tasso d’interesse è correlato positivamente con il valore di un Hedge Warrant; viceversa la forte correlazione tra gli asset sottostanti  comporta un effetto negativo sul valore teorico di un Hedge Warrant.
    Delle variabili di cui sopra, il livello corrente del rapporto sottostante, la sua volatilità implicita e la vita residua dell’Hedge Warrant sono quelle che hanno la maggiore incidenza sul prezzo dell’Hedge Warrant.
    Nel caso di Hedge Warrant che abbiano ad oggetto il rapporto tra indici azionari oppure tra azioni e indici azionari - relativamente ai quali non viene effettuato l’aggiustamento per lo stacco dei dividendi -  il valore teorico degli Hedge Warrant dipende altresì dalla stima dei dividendi attesi. 
    Si fa, altresì, osservare che, a parità di altre condizioni, il prezzo teorico degli Hedge Warrant con Cap è inferiore al prezzo teorico di Hedge Warrant senza Cap.
    La dipendenza del prezzo dell’Hedge Warrant dalla correlazione fra gli  asset sottostanti si può rappresentare chiarendo la dipendenza del prezzo dell’Hedge Warrant dalla volatilità del rapporto sottostante, ed il legame matematico tra tale volatilità e la correlazione.  La dipendenza del prezzo dell’Hedge Warrant dalla volatilità del rapporto sottostante è, nella sua parte dominante, del tutto analoga alla relazione che lega un’opzione plain vanilla di uguali caratteristiche con la volatilità della relativa azione sottostante.
    A propria volta tale volatilità  del rapporto sottostante dipende dalla correlazione   oltre che dalla volatilità delle due azioni long  e short  . Si applica la seguente formula matematica:
                                                   .                                                        (1)

    Si fa osservare che il livello di volatilità inserito nel modello di valutazione ai fini della determinazione del prezzo degli Hedge Warrant può variare anche durante una medesima giornata di negoziazione; tra i fattori che influiscono sul livello di volatilità è la volatilità implicita nei prezzi di opzioni aventi come sottostante gli asset sottostanti, sia over the counter che quotate su mercati regolamentati.
    Redattore: Enea  FRANZA  
    © 2011 ASSONEBB

     

  • HEDGING

    Tecnica di copertura dell’incertezza sull’andamento delle variabili economico- finanziarie (rischio di cambio, d’interesse, di mercato), consistente nell’acquisizione da parte di un investitore di contratti capaci di produrre risultati economici di segno opposto (specialmente futures e opzioni) rispetto a quelli che interesseranno la posizione principale esposta a rischio.

  • HELP DESK

    Struttura, costituita da personale e apparecchiature, destinata a supportare l’utenza finale (dipendenti o clienti) nell’utilizzo dei prodotti informatici; in particolare, l’help-desk applicativo è destinato all’assistenza nell’utilizzo delle procedure, quello tecnico è volto all’assistenza nell’uso delle apparecchiature e delle infrastrutture.

  • HERMES

    Abbr. di: Hermes Kreditversicherungs- AG. Società di assicurazione crediti con sede ad Amburgo, già controllata dal gruppo assicurativo Allianz, una delle principali acompagnie di assicurazioni mondiali. Si è integrata tra il 2002 e il 2004 con l’omologo gruppo francese Euler, dando origine al Gruppo Euler Hermes, operante in Francia con Euler Hermes SFAC e in Germania con Hermes Kreditversicherung, che, oltre a essere società operative, sono entrambe sub-holding con società attive anche in settori connessi. Nel 1996 il controllo della tedesca Hermes era stato acquisito da Allianz, quello della Euler dal gruppo assicurativo francese AGF. Nel 1998 Allianz ha assunto il controllo di AGF. Nel 1999 Hermes ed Euler avevano stipulato uno stretto accordo di cooperazione.

  • HIGH FLYERS

    Espressione anglosassone utilizzata per indicare azioni che subiscono eccezionali rialzi di quotazione e che registrano un price/earnings ratio generalmente superiore alla media. Nella terminologia italiana, peraltro poco usata, sono dette azioni di crescita o azioni di sviluppo

  • HIGH YIELD BONDS

    Obbligazioni ad alto rendimento. Ne sono un tipico esempio i junk bonds sul mercato statunitense.

  • HIPC DEBT INITIATIVE

    HIPC e acr. di: Heavily Indebted Poor Countries, espressione introdotta dalla BIRS per denotare i Paesi più poveri, non affidabili a condizioni normali e che possono accedere solo all’assistenza agevolata dell’IDA e del Poverty Reduction and Growth Facility (PRGF) del FMI. Appartengono agli HIPC 4 Paesi dell’America latina (Bolivia, Guyana, Honduras, Nicaragua), 4 asiatici (Birmania o Myanmar, Laos, Vietnam, Yemen) e 33 africani (Angola, Benin, Burkina Faso, Burundi, Cameroun, Chad, Comoros, Congo, Côte d’Ivoire, Etiopia, Ghana, Guinea, Guinea Bissau, Kenya, Liberia, Madagascar, Malawi, Malì, Mauritania, Mozambico, Niger, Repubblica Centro-Africana, Repubblica Democratica del Congo, Rwanda, São Tomé & Principe, Sénégal, Sierra Leone, Somalia, Sudan, Tanzania, Togo, Uganda, Zambia). L’HIPC debt iniziative è nata nel 1996 come piano congiunto della BIRS e del FMI per alleggerire il debito dei paesi poveri maggiormente indebitati, selezionati secondo certi criteri, ed è stata potenziata nel 1999 (enhanced HIPC).

  • HOLDING

    Società, generalmente di capitali, avente quale scopo unico o principale l’assunzione di partecipazioni azionarie in altre società, al fine di dirigerne o controllarne l’operato. Se l’assunzione o l’amministrazione delle partecipazioni costituisce l’unica attività svolta dalla società capogruppo, si parla di holding pura; se, invece viene esercitata un’attività di produzione e di scambio, si parla di holding mista. Può anche accadere che la società controllata acquisti il controllo di una terza società e questa a sua volta venga a controllarne una quarta e così via (c.d. sub-holding o holding di settore). In questo caso si costruisce una struttura piramidale con cui la società madre può controllare un capitale molto più grande di quello iniziale.

  • HOME BANKING

    Lett.: banca a casa. Attività di e-banking che fa ricorso alla telematica per offrire servizi alla clientela a domicilio, oltre a forme di comunicazione elettronica tra la banca e la clientela, sempre al domicilio di questa. Nell’accezione più ampia si considerano utenti di servizi at home, oltre ai privati, anche le imprese, qualsiasi organizzazione compresi gli intermediari finanziari bancari e non bancari. Per questo esteso significato il termine corretto è telebanking. Il servizio è prestato per via teleinformatica, può essere attivato dal cliente tramite un personal computer, telefono fisso o telefono cellulare e riguarda informazioni sui movimenti e sul saldo di conti correnti, esecuzione di pagamenti (bonifici, bollettini postali, imposte e tasse), operazioni in titoli (trading on line), informazioni di borsa e altri servizi a valore aggiunto non necessariamente bancari come comunicazioni alla banca, caselle elettroniche postali, segnalazione di offerte e vetrine virtuali della banca e di partner della banca, consigli per il tempo libero e quanto altro può essere gestito in rete. (v. anche virtual banking). In materia di regolamentazione, la disciplina dei rapporti banca-clientela, come definita sin dagli anni novanta, non ha subito sostanziali mutamenti. I successivi interventi legislativi sono stati indirizzati ad un adeguamento dei profili della tutela del consumatore e alle nuove esigenze tecniche legate al canale distributivo telematico, più che ad apportare sostanziali modificazioni al previgente quadro delle tutele e dei controlli. Le ultime modifiche rilevanti si possono ritrovare nel Decreto Legislativo 22 maggio 1999, n. 185
    relativo alla protezione dei consumatori in materia di contratti a distanza e nella Direttiva EU n. 65/2002 sul collocamento di prodotti finanziari a distanza.

    Vedi anche:

    BAPR Online

    CARIGE On Demand

    CLARISBANCA online VENETO BANCA

    E-Banking ICBPI

    FIDEURAM Online

    Home Banking BANCA POPOLARE DI VICENZA

    Home Banking INTESA SANPAOLO

    Qui UBI Imprese

    SMART WEB BUSINESS Gruppo BPER

  • HOST

    Lett.: ospite. Elaboratore che in una rete di computer esegue programmi applicativi per gli utenti finali e, in Internet, computer usato da più di un utente per accedere alla rete. È sinonimo di “nodo”. Il numero di host computer collegati a Internet è oggi dell’ordine di 100 milioni di unità.

  • HOT CARD FILE

    Elenco di carte disabilitate al servizio, solitamente registrato in maniera elettronica.

  • HOT MONEY

    Lett.: moneta calda. Nell’ambito microeconomico (cioè dell’esperienza a livello di impresa) si tratta di strumenti di finanziamento e investimento disponibili per gli operatori su scadenze di brevissimo termine (generalmente da sei a sette giorni, non superiori, comunque, al mese). L’erogazione e il rimborso avviene di regola con un preavviso non superiore a 48 ore e i tassi di interesse sono pari o inferiori a quelli del mercato monetario. Rientrano quindi per loro natura fra gli strumenti di gestione della tesoreria (denaro caldo). Nell’ambito macroeconomico l’espressione indica i capitali che migrano rapidamente da un Paese all’altro alla ricerca di impieghi a breve e brevissimo termine a interessi più remunerativi, ovvero in valute giudicate più stabili. La mobilità di queste risorse a livello internazionale dipende dalle aspettative degli operatori economici in termini di previsione dei tassi di cambio e di interesse, di timori di inasprimento della politica monetaria e fiscale o di gravi perturbazioni di ordine politico o sociale.

  • HTML

    Acr. di: Hyper Text Markup Language (lett.: linguaggio per la marcatura di ipertesti). Linguaggio standard per la marcatura di documenti da presentare sulle pagine www. Produce, tra l’altro, testi corredati da etichette, o rinvii, che indicano al browser, cioè al programma di navigazione, come realizzare i link con altri documenti presenti sullo stesso computer o su un altro computer (host), cioè come saltare (jump) a essi e richiamarli automaticamente sullo schermo. È stato messo a punto da Tim Berners-Lee nel 1991 presso il CERN (Conseil Européen pour la Recherche Nucléaire) di Ginevra (v. Internet, sub Breve storia di Internet).

  • HTTP

    Acr. di: Hyper Text Transport Protocol (lett.: protocollo per il trasporto di ipertesti).Protocollo (con relativo software per i server) per la navigazione in ipertesto, cioè in documenti scritti in html, diffusi sul www.

Lettera selezionata: H In lingua italiana

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