nuovissima Enciclopedia di banca, borsa e finanza

Lettera selezionata: G

  • G-10

    Anche G10. Abbr. di: Group of Ten central bank Governors (it. Governatori delle banche centrali del Gruppo deo Dieci; fr. fr. Gouverneurs des banques centrales du Groupe des Dix). Più comune è la denominazione Group of Ten, Groupe de Dix, Gruppo dei Dieci, in luogo di G-10. Gruppo dei 10 Paesi (cui si è poi aggiunta la Svizzera e quindi effettivamente di 11) tra i più antichi membri del FMI e presenti nella BRI. Ha operato come un comitato direttivo informale per le principali iniziative della BRI ed è stato sede importante di trattazione delle questioni monetarie e valutarie negli anni Sessanta e Settanta. Successivamente è stato eclissato dal G-7. Le riunioni si tengono dal 1962 e dal 1963 i Governatori del G-10 si sono incontrati in occasione dei meetings della BRI, correntemente tenuti bimestralmente. Ne fanno parte i Governatori delle banche centrale di Belgio, Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Olanda, Regno Unito, Svezia, Svizzera (dal 1984), USA. Il Gruppo dei Dieci ha costituito quattro organi permanenti: il Comitato di Basilea, il Comitato sui sistemi di pagamento e regolamento, il Comitato sul sistema finanziario globale e il Comitato degli esperti su oro e cambi.

  • G-11

    Abbr. di: Group of 11, conosciuto anche come Cartagena Group. Forum degli Stati grandi debitori dell’America latina costituito il 21-22 giugno 1984 a Cartagena (Colombia). Comprende: Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Colombia, Repubblica Dominicana, Ecuador, Messico, Perù, Uruguay, Venezuela.

  • G-13

    Abbr. di: Group of 13, o Group of Thirteen. Gruppo costituitosi nel 1989 per emulare l’OCSE tra Algeria, Argentina, Egitto, Giamaica, India, Indonesia, Malesia, Nigeria, Perù, Senegal, Venezuela, Yugoslavia, Zimbabwe.

  • G-2

    Abbr di Group o 2. Espressione di gergo in uso a metà degli anni Ottanta per indicare le due maggiori economie del tempo, USA e Giappone e le loro intese per facilitare la cooperazione economica bilaterale.

  • G-22

    Abbr. di: Group of 22. Gruppo temporaneo, noto anche come Willard Group, annunciato nel meeting dell’Asia-Pacific Economic Cooperation (APEC) di Vancouver del novembre 1997 per lo studio della riforma del sistema finanziario internazionale. Era composto dai ministri delle finanze e dai governatori delle banche centrali dei Paesi del G-7 e di altri 15 Paesi (Argentina, Australia, Brasile, Cina, Corea, Hong Kong, India, Indonesia, Malesia, Messico, Polonia, Russia, Singapore, Sud Africa, Tailandia). Si è riunito a Washington (D.C.) il 16.4.1998 ed è stato poi sostituito dal G-33 e, poi, dal G-20.

  • G-24

    Abbr. di Group of 24. Gruppo di ventiquattro Paesi costituitosi in seguito al vertice di Parigi del G7 del luglio 1989 che aveva affidato alla Commissione europea il mandato di coordinare il programma di assistenza economica deciso a favore della Polonia e dell’Ungheria. Comprendeva (sulla base della situazione dell’epoca) i 12 Paesi della CEE, 6 Paesi dell’EFTA, USA, Canada, Giappone, Nuova Zelanda, Australia e Turchia, tutti membri dell’OCSE.

  • G-3

    Abbr. di Grupo de los Tres. Intesa tra Colombia, Mexico e Venezuela del settembre 1990 per instaurare meccanismi di coordinamento politico.

  • G-33

    Abbr. di: Group of 33. Gruppo dei ministri delle finanze e dai governatori delle banche centrali di 33 Paesi che ha sostituito il G-22 con la sua stessa missione (studio della riforma del sistema finanziario internazionale) e che si è riunito a Bonn l’11.3.1999. È stato sostituito con la stessa missione dal G-20. Era composto da Arabia Saudita, Argentina, Australia, Belgio, Brasile, Canada, Cile, Cina, Corea, Côte d’Ivoire, Egitto, Francia, Germania, Giappone, Hong Kong, India, Indonesia, Italia, Malesia, Marocco, Messico, Olanda, Polonia, Russia, Spagna, Svezia, Svizzera, Tailandia, Turchia, UK e USA.

  • G-4

    Abbr. di: Group of 4, o Group of Four. I Quattro Paesi del Cono sud (Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay) che hanno costituito il MERCOSUR.

  • G-5

    Abbr. di: Group of 5. Denominazione del forum per le questioni di cooperazione economica e monetaria di quattro Paesi (Francia, Germania, Regno Unito, USA) nato nel 1973 su iniziativa del Segretario al Tesoro statunitense George Schultz per discutere tra i ministri economici i problemi seguiti alla caduta degli Accordi di Bretton Woods. Nel 1974 venne coinvolto anche il Giappone, dando origine alla denominazione G-5. Le pressioni di Canada e Italia hanno portato ad affiancare nel settembre 1985 al G-5 il G-7 (ingresso formalizzato nella riunione di Tokyo del 1986).

  • G-7

    Abbr. di: Group of Seven. Summit sede di incontri regolari e programmati dei Primi Ministri dei Sette Grandi (USA, Giappone, Francia, Germania, Canada, Regno Unito e Italia). Ha l'obiettivo di migliorare la comunicazione e la cooperazione internazionale nelle materie d'interesse comune per i sette paesi, compreso lo sviluppo economico, la stabilità e la pace.

    Il G-7 nasce nel 1975 per iniziativa franco-tedesca (Giscard d’Estaing e Schmidt) come sede informale, al più alto livello di decisione, in cui discutere le più importanti questioni macroeconomiche e di politica monetaria. La sua istituzione rispondeva alla necessità di gestire la crisi seguita alla caduta degli Accordi di Bretton Woods nel 1971. Gli incontri regolari dei G-7 sono stati istituiti a Tokyo nel 1986, quando i G-5 decisero l’ammissione di Canada e Italia. Nel 1987 è stata invitata anche la Russia come ottavo componente, dando origine al G-8; a seguito dell'invasione della Crimea nel 2014 la Russia non viene più invitata ai Summit.

    Il G-7, come anche il G-8, è un gruppo informale, non è un’organizzazione internazionale, non è fondato su un trattato internazionale e non ha una struttura permanente di supporto. Il gruppo di ricerca internazionale che segue i lavori dei summit pubblica costanti aggiornamenti a questa pagina, dove è riportata anche la documentazione completa dei Summit.

    I compiti di segretariato sono svolti di volta in volta dal Paese ospitante e la presidenza da una riunione all’altra ruota tra i sette Paesi secondo un ordine prestabilito. I temi di carattere più propriamente economico-finanziario continuano ad essere discussi dal gruppo nel formato a sette, donde la denominazione di G7 finanziario. Il G-7 opera sia a livello di Capi di Stato e di Governo, che si incontrano una volta all’anno in occasione del vertice, sia a livello di Ministri finanziari e Governatori delle banche centrali, che si riuniscono tre-quattro volte all’anno. Inoltre, una riunione preparatoria (alla quale prendono parte solo i Ministri finanziari) precede sempre il vertice. Incontri preliminari a livello di deputies e di altri funzionari si svolgono con frequenza più elevata. Tra i compiti dei Ministri finanziari e dei Governatori delle banche centrali vi è quello di redigere un Rapporto ai Capi di Stato e di Governo preparatorio per la dichiarazione conclusiva. La dichiarazione dei Capi è il prodotto finale del G-7 e contiene raccomandazioni ai paesi membri e alle organizzazioni internazionali o proposte relative all’istituzione di nuovi gruppi internazionali (working group, task force, o anche nuove banche di sviluppo). Alla sessione dell’incontro del G7 dedicata alla sorveglianza multilaterale e ai tassi di cambio non partecipano i Governatori delle banche centrali di Francia, Germania e Italia, bensì il Presidente della BCE e il Presidente di turno dell’Eurogruppo, che hanno la competenza per la politica di cambio dell’euro. Per quel che riguarda le altre tematiche, partecipano invece i Ministri finanziari e Governatori delle banche centrali dei sette paesi membri.

    Nel 2017 il Summit si è tenuto in Italia (Taormina), nel 2018 sarà in Canada (Charlevoix).

  • G-77

    Abbr. di: Group of 77. Costituito il 15.6.1964 da 77 Paesi, ha ufficio-recapito presso le Nazioni Unite. Ha per obiettivo di promuovere la cooperazione tra i Paesi in via di sviluppo. Vi partecipano 131 Paesi, ma ha conservato la denominazione originaria.

  • G-8

    Meeting dei primi ministri dei primi 8 paesi del mondo per ricchezza: Stati Uniti, Canada, Giappone, Germania, Francia, Inghilterra, Italia e Russia. Ha luogo una volta l'anno tra giugno e luglio a rotazione nei paesi; è un incontro di grande impatto mediatico. Il G-8 non ha una segreteria nè un'organizzazione fissa. Dopo l'invasione della Crimea (2014) da parte della Russia, il meeting non ha più luogo e si incontrano i Primi Ministri dei paesi del G-7.

    L'università di Toronto ha un centro di ricerca dedicato al tema (http://www.g8.utoronto.ca/) che raccoglie la documentazione ufficiale, analisi e rapporti di efficacia delle promesse (Compliance Report).

  • G20

    Group of 20. Gruppo dei ministri delle finanze e dai governatori delle banche centrali di 20 Paesi previsto al Summit del G-7 di Colonia del giugno 1999 e formalmente istituito dalla riunione dei ministri delle finanze dei G-7 del 26.9.1999. La prima riunione dei G-20 si è tenuta il 15-16.12.1999 a Berlino. Il G-20 ha preso il posto del G-33 ed è un forum per la cooperazione e la consultazione tra Paesi avanzati e Paesi emergenti in materie riguardanti il sistema finanziario internazionale. Partecipano al G-20 Arabia saudita, Argentina, Australia, Brasile, Canada, Cina, Corea, Francia, Germania, Giappone, India, Indonesia, Italia, Messico, Russia, Sud Africa, Turchia, UK, USA, la Presidenza dell’UE e, inoltre i presidenti della BCE e della Banca mondiale, il direttore generale del FMI, il Chairman dell’IFMC e quello del Development Committee.

    Il gruppo di ricerca internazionale sul G20 pubblica in questa pagina le notizie sui summit, documentazione ufficiale, analisi di compliance e report sui paesi.

  • G2B

    Sigla svolta in inglese con Government to Business. Lo stesso che B2G, ma dal punto di vista del Governo.

  • G2C

    Sigla svolta in inglese con Government to Citizens. Indica l’insieme degli scambi di informazioni (denunce e dichiarazioni obbligatorie, p.e. dei redditi, certificazioni, domande, offerte d’impiego, pagamenti di tasse e multe, richieste di certificati o di chiarimenti e relative risposte, informazioni a accesso a database ecc.) e delle transazioni che avvengono via Internet tra i cittadini e gli uffici pubblici. Non costituisce un mercato, se non nel caso di vendite di beni o di offerte di lavoro. Il collegamento con l’amministrazione può avvenire in linea su Internet tramite un personal computer o attraverso ATM, anche di banche.

  • G2G

    Sigla svolta in inglese con Government to Government. Indica l’insieme degli scambi di informazioni (scritture contabili, lettere, circolari, accesso a database ecc.) e di transazioni che avvengono tra uffici e agenzie dell’amministrazione pubblica in Internet e in Intranet.

  • GAAP

    Acr. di: generally accepted accounting principles. Denominazione dei principi di redazione del bilancio e dei criteri di valutazione per imprese e organizzazioni non profit, escluse le amministrazioni federali, statali e locali, adottati negli Stati Uniti e predisposti dal FASB. Non sono imposti per legge e sono elaborati dalla professione, nella convinzione, tipica del mondo statunitense, che i privati hanno risorse, conoscenze e competenze superiori agli uffici pubblici.

  • GAAS

    Acr. di: generally accepted auditing standards. Sono gli auditing standards adottati dai membri dell’AICPA (American institute of certified public accountants), l’associazione professionale statunitense fondata nel 1887. Sono fissati dall’Auditing standard Board-ASB dell’AICPA, istituito del 1972, in collaborazione con l’Institute of Internal Auditors. Riguardano il modo di gestire le procedure di auditing al fine di assicurarne la qualità e l’efficacia. I principi dell’ASB riguardano specialmente l’auditing delle società per azioni (public companied). Per le altre organizzazioni, l’AICPA ha costituito uno speciale comitato, l’Accounting and review services committee-ARSC.

  • GAMMA

    Nel modello Black-Scholes di prezzamento delle opzioni (v. Black and Scholes model) indica la sensitività del coefficiente delta calcolato ex ante rispetto al prezzo, cioè come delta varia al variare del prezzo del sottostante. P.e, nel caso di un’opzione call si ha che:

    Gamma misura l’accelerazione del movimento del valore di un’opzione in funzione di variazioni del prezzo del sottostante ed è, quindi, un indicatore del grado di rischio associato ai movimenti di tale prezzo.

  • GAP

    Analisi tecnica. Situazione di interruzione della continuità grafica dell’andamento della contrattazioni, la quale si verifica quando il minimo della seduta osservata è superiore al massimo della seduta precedente (gap up) oppure il massimo della seduta è inferiore al minimo della seduta precedente (gap down).

  • GAP ANALYSIS

    Procedimento di calcolo matematico utilizzato per studiare i motivi degli scostamenti tra due curve, normalmente tra una curva degli obiettivi e una curva delle realizzazioni o delle previsioni. Con riferimento al modello denominato gestione attivo-passivo, tale termine designa il procedimento di misurazione dei gaps o divari di scadenza.

  • GARAGE COMPANY

    È così chiamata unastart-up company avviata da imprenditori giovani con pochi mezzi in locali di fortuna, come il garage di casa. È nata in questo modo Apple (quotata al Nasdaq) intrapresa nel 1976 da Steve JOB e Steve WOZNIAK nel box di casa e col ricavato della vendita di un furgone e una calcolatrice programmabile. Un esempio italiano di garage company è Inferentia DNM (quotata a Milano al Nuovo Mercato), fondata nel 1986 da Enrico GASPERINI e Alberto FIORAVANTI, due tecnologi esperti di informatica e di reti.

  • GARANZIA

    Complesso di istituti preordinati al fine di assicurare l’adempimento di un’obbligazione (v. obbligazioni). Le garanzie danno luogo a rapporti giuridici accessori (rispetto al rapporto obbligatorio) e mirano a rafforzare la posizione del creditore in ordine all’adempimento dell’obbligazione da parte del debitore. A questo proposito si parla di garanzia generica, se tutti i creditori hanno uguale diritto di soddisfare le proprie ragioni mediante esecuzione forzata (esecuzione forzata individuale) su tutti i beni del debitore, e di garanzia specifica, se determinati beni sono destinati al soddisfacimento in via preferenziale di alcuni creditori. Anche in tale ultima ipotesi, peraltro, non si esclude che, in caso di insufficienza dei beni oggetto di garanzia, i creditori (c.d. privilegiati) possano concorrere alla pari con gli altri creditori (c.d. chirografari) sui restanti beni del debitore. Le garanzie possono essere personali o reali. Le prime sono obbligazioni assunte da altri soggetti che si impegnano ad adempiere in luogo ed in concorso con il debitore principale, con la possibilità per il creditore, in caso di inadempimento, di soddisfarsi anche sopra il loro patrimonio personale. Rientrano in questa categoria la fideiussione, il mandato di credito e l’avallo. Le garanzie reali sono invece quelle che gravano su di un bene determinato del debitore o di un terzo o su tutti i beni mobili del debitore. Tali sono il pegno, l’ipoteca ed il privilegio speciale (v. privilegio), che danno luogo ad un vincolo di soggezione esecutiva preferenziale. Oltre che dalla volontà privata, le garanzie possono sorgere direttamente dalla legge (p.e., l’ipoteca legale) ovvero da una sentenza (p.e., l’ipoteca giudiziale). Esse si estinguono o per cause relative alla stessa obbligazione (p.e., adempimento, rinuncia, liberazione per fatto del creditore), oppure relative all’obbligazione garantita (remissione del debito, impossibilità di adempimento). La causa più ovvia di estinzione di una garanzia discende dalla sua natura accessoria nei confronti del credito principale: estinto il credito, la garanzia perde la sua ragione di essere e si estingue anch’essa. Nelle garanzie reali, inoltre, il perimento della cosa, in considerazione della natura degli istituti in esame, comporta l’estinzione delle garanzie ad essa connesse.

  • GARANZIA ASSICURATIVA

    Tipo di fideiussione mediante la quale una compagnia di assicurazioni, impegnandosi verso il creditore, garantisce l’adempimento dell’obbligazione del debitore. In un’accezione meno rigorosa si può parlare di garanzia assicurativa ogniqualvolta al debitore sia richiesta (come vera e propria “condizione” contrattuale o come mero elemento di valutazione precontrattuale) l’assicurazione delle operazioni per cui il credito è concesso, o altro tipo di polizza (p.e. assicurazione sulla vita), in via immediata estranea alla causa economica del rapporto creditizio ma atta ad accrescere l’affidabilità complessiva del debitore. In questo caso l’assicurazione non rappresenta una garanzia in senso stretto poiché non tutela in via diretta e speciale il diritto del creditore. Le assicurazioni contro la perdita dei diritti di credito, denominate in senso lato assicurazioni del credito, sono trattate nel “ramo cauzioni” nel settore assicurativo. Le parti interessate dalla polizza assicurativa sono la compagnia, il “contraente” (debitore o obbligato) che chiede la garanzia accollandosi l’onere del premio e l’”assicurato” (creditore) beneficiario della garanzia, che, quindi, potrà rivalersi anche sulla compagnia del danno eventualmente subito. In base alle norme in materia di fideiussione, se il debitore si rivela insolvente, la compagnia può rivalersi mediante l’azione di surroga (art. 1950 c.c.). Inoltre, in base al contratto, la compagnia può essere obbligata solidalmente oppure solo dopo preventiva escussione sul debitore principale. Vi sono diverse figure di garanzie assicurative e il settore, già molto sviluppato in alcune economie (soprattutto in Inghilterra e negli USA), è in continua evoluzione ed espansione anche in Italia. Le assicurazioni delle cauzioni connesse a rapporti di lavoro come le “assicurazioni delle cauzioni di fedeltà”, possono sostituire le garanzie reali eventualmente dovute dai prestatori d’opera, agenti, o rappresentanti alle imprese in base al contratto. L’“assicurazione contro l’infedeltà dei dipendenti” è stipulata direttamente dal datore di lavoro e, quindi, è assimilabile alle assicurazioni contro “danni” sebbene sia trattata nel “ramo cauzioni” del settore assicurativo. Rilevanti sono anche le assicurazioni delle cauzioni connesse a contratti di appalto. Per la materia in discorso v. anche cauzione fideiussoria.

  • GARANZIA BANCARIA

    La Garanzia Bancaria è l'obbligo da parte di una banca di pagare una determinata somma o "a prima richiesta" (e in questo caso si parla di garanzia bancaria autonoma o a prima richiesta, considerata una garanzia "del dare") oppure a garantire una serie di adempimenti economici e operativi a determinate condizioni (e in questo caso si parla di garanzia "del fare").

    La Garanzia Bancaria (Bank Guarantee) che in Italia spesso viene definita Fideiussione Bancariaè generalmente una sorta di "blocco fondi" avente un beneficiario economico e che può essere trasferibile e frazionabile. Può quindi essere usata sia come garanzia di un pagamento (merci ma anche un contratto di affitto o di impresa), sia in luogo del pagamento vero e proprio: questo è vero anche e soprattutto nella sua forma di Lettera di Credito (Letter of Credit) e ancor più nella Lettera di Credito Stand By (Stand By Letter of Credit), questa ultima sempre emessa da una banca ma, invece che riferita a documenti relativi a merci compravendute, in questo caso è riferita a un contratto finanziario.

    La Garanzia Bancaria viene trasferita a livello interbancario in due forme coesistenti:
    via messagistica interbancaria con il codice SWIFT MT760 (uguale sia per la Garanzia Bancaria che per la Lettera di Credito e la Lettera di Credito Stand By; e via Corriere Bancario (Bank Courier) con il sistema postale interbancario.

    www.garanziabancaria.it

    www.guglielmorinaldinifinance.com

    www.hrhprinceguglielmorinaldini.it

    © Guglielmo Maria Eugenio Rinaldini e Hrh Prince Guglielmo Rinaldini 2014

  • GARANZIA DEI DEPOSITI

    La responsabilità della banca nei confronti del depositante può essere assistita da forme di garanzia che vanno da quella collettiva, che viene comunemente denominata assicurazione dei depositi (v. Fondo interbancario di tutela dei depositi) regolata da norme rigidamente prefissate, e solitamente con un intervento dell’autorità di vigilanza, alla costituzione volontaria di fondi o all’assunzione di impegni che divengono operanti sia in caso di insolvenza della banca depositaria, sia in via preventiva. In questo secondo caso si tratta di iniziative prese da istituzioni di categoria, in assenza di sistemi di garanzia di carattere generale, basate sulla particolare solidarietà esistente, appunto, fra aziende appartenenti ad una stessa categoria. In tale ambito si prevedono, in genere, anche interventi di carattere preventivo (p.e. finanziamenti a tasso di favore) al manifestarsi di difficoltà o comunque di indizi che possano preludere al dissesto di una banca. Il loro scopo è quello di tutelare e consolidare la fiducia del pubblico nella generalità delle aziende facenti parte della categoria. Storicamente rientra in questo concetto anche l’assunzione da parte di un ente pubblico della garanzia per i depositi raccolti da un’istituzione creditizia da esso promossa e controllata.

  • GARANZIA PERSONALE E GARANZIA REALE

    Le garanzie reali sono quelle che gravano su beni (mobili o immobili), quali ad esempio il pegno e l’ipoteca, mentre quelle personali, quali la fidejussione, gravano su un terzo soggetto, che si costituisce garante e risponde dell’obbligazione, con tutto il suo patrimonio, in caso di inadempimento del debitore principale. Le garanzie reali sono pertanto generalmente considerate fattori mitiganti più forti delle garanzie personali.

    Redattore: Museo del Risparmio 2016

  • GARANZIE BANCARIE NEGLI SCAMBI INTERNAZIONALI ALL'ESPORTAZIONE

    Credito di firma diffuso nel commercio all’esportazione in forma di garanzia prestata per conto degli esportatori allo scopo di garantire agli importatori la regolare consegna e il rimborso degli anticipi pagati nell’ipotesi in cui le forniture non vengono regolarmente effettuate. Sovente tali garanzie rientrano in un intervento bancario complesso volto a favorire operazioni internazionali di durata pluriennale, come contratti per l’esecuzione all’estero di lavori di notevole importo, aggiudicati attraverso aste internazionali. Garanzie bancarie legate alle esportazioni possono essere emesse per il rilascio di carnet ATA (v. convenzione ATA), per garantire il regolare adempimento di clausole contrattuali da parte dell’esportatore in caso di non conformità dei documenti che lo stesso deve fornire, per garantire il pagamento di diritti doganali per merci temporaneamente importate ecc.

  • GARANZIE BANCARIE NEGLI SCAMBI INTERNAZIONALI ALL'IMPORTAZIONE

    Credito di firma concesso all’importatore, che assume la forma di garanzia con cui la banca si impegna a garantire il buon fine di un’obbligazione contrattuale. La banca concede la garanzia dietro richiesta dell’importatore ordinante a favore di una terza persona beneficiaria. La garanzia prende generalmente la forma di una lettera in cui la banca concedente specifica gli impegni assunti, che viene inviata al beneficiario della garanzia. A differenza del credito documentario a vista o per accettazione, la banca non si impegna direttamente ad adempiere l’obbligazione in sostituzione del cliente, ma offre una garanzia che diviene operante nel caso di inadempienza del debitore garantito. Talvolta la garanzia è emessa, per garantire all’esportatore estero il regolare pagamento, alla scadenza convenuta, delle merci ordinate dall’importatore. In altri casi l’importatore richiede alla propria banca il rilascio di una garanzia a favore del capitano della nave, allo scopo di ritirare le merci senza presentare la polizza di carico e di sollevare la compagnia di navigazione da ogni responsabilità inerente alla consegna della merce. La garanzia può, infine, essere data come alternativa alla cauzione richiesta alle banche nel caso di pagamento anticipato rispetto allo sdoganamento delle merci.

  • GARANZIE BANCARIE NEGLI SCAMBI INTERNAZIONALI PER GLI APPALTI INTERNAZIONALI

    Credito di firma normalmente richiesto dagli enti appaltatori committenti, di solito enti statali, ai partecipanti alle aste internazionali per l’aggiudicazione di contratti di appalto per l’esecuzione di lavori all’estero di importo notevole. L’ente appaltatore richiede ai partecipanti una garanzia bancaria a proprio favore quale garanzia del mantenimento dell’offerta, una volta ottenuta l’aggiudicazione (bid bond). Se l’appalto viene assegnato, tale garanzia viene estinta e sostituita con una garanzia di buona esecuzione dei lavori, per la durata degli stessi (performance bond). Un’ulteriore garanzia è richiesta se il committente regola parte del prezzo in anticipo (advance payment bond). Una garanzia può essere richiesta, infine, per il buon funzionamento degli impianti.

  • GARE PUBBLICHE

    Forme attraverso le quali la Pubblica Amministrazione giunge alla scelta del soggetto privato cui assegnare la fornitura di un bene ovvero la realizzazione di opere o lo svolgimento di attività. L’amministrazione che ha indetto la gara sceglie l’offerta più conveniente. Alla scelta segue l’aggiudicazione.

    1. Normativa nazionale. La legge di contabilità dello Stato (r.d. 18.11.1923 n. 2440) individuale seguenti forme di scelta del contraente: asta pubblica, licitazione privata, trattativa privata, appalto-concorso. 1.a) L’asta pubblica (o pubblico incanto) consiste in una gara in cui sono ammessi indistintamente tutti coloro che hanno i requisiti per parteciparvi. È consentita l’ammissione alla gara, oltre che ad imprenditori singoli, anche a raggruppamenti temporanei di imprese. Peraltro la Pubblica Amministrazione può escludere discrezionalmente determinati concorrenti; un’esclusione dovuta è comunque prevista nei confronti di coloro che siano stati dichiarati colpevoli di negligenza o malafede nell’esecuzione di precedenti contratti. La Pubblica Amministrazione rende nota la propria intenzione di indire l’asta pubblica attraverso un bando soggetto ad una particolare pubblicità che viene data mediante l’avviso di gara: questo avviso deve essere pubblicato almeno 15 giorni prima di quello fissato per lo svolgimento dell’asta nell’albo pretorio quando l’importo base è inferiore a 100 milioni, nel bollettino ufficiale della Regione quando l’importo base è inferiore a 1 miliardo e 200 milioni, sul foglio delle inserzioni della G.U. quando l’importo sia pari o superiore a 1 miliardo e 200 milioni. Inoltre, esso va pubblicato anche sui principali giornali quotidiani (l. 10.12.1981 n. 741). Il bando costituisce la lex specialis della gara alla cui osservanza è vincolata la stessa Amministrazione. In particolare, deve indicare il sistema col quale viene celebrata la gara, scelto fra i seguenti: sistema della candela vergine (le offerte devono essere presentate a voce entro il tempo segnato dall’estinguersi di un certo numero di candele o fiammiferi), sistema del pubblico banditore (la gara è fatta a viva voce e dura finché il presidente della gara non fa dare il segnale dell’aggiudicazione dal banditore) utilizzato soprattutto per la vendita di merci di minor conto, sistema delle schede segrete (le offerte segrete devono essere poi confrontate con il prezzo massimo o minimo indicato in una scheda segreta dell’amministrazione, ovvero con il prezzo base indicato nell’avviso d’asta). La gara viene aggiudicata definitivamente a primo incanto solo allorché venga adottato il metodo del pubblico banditore, negli altri casi la Pubblica Amministrazione può stabilire preventivamente che l’aggiudicazione ha carattere provvisorio e l’esperimento va ripetuto per offerte di ribasso o di aumento (c.d. esperimento di miglioria). L’incanto è un modo obbligatorio di vendita previsto dalla legge soprattutto con riferimento a beni oggetto di esecuzione forzata. 1.b) La licitazione privata consiste in una gara alla quale sono invitati solo soggetti prescelti dalla Pubblica Amministrazione in considerazione dei loro particolari requisiti di idoneità tecnica. Da ultimo, essa risulta il sistema normalmente utilizzato per gli appalti di opere pubbliche (soprattutto per la maggiore snellezza del procedimento rispetto all’asta pubblica), ferma restando la regola del pubblico incanto nel caso di vendita di beni patrimoniali dell’amministrazione (a meno che motivatamente l’ente ritenga di far ricorso alla licitazione o alla trattativa privata). La disciplina della licitazione privata ha subito numerose modifiche con riguardo alle gare d’appalto di opere pubbliche per effetto della l. 2.2.1973 n. 14 che ha introdotto nuovi metodi di aggiudicazione e della l. 8.8.1977 n. 584 che ha adeguato la legislazione italiana in materia alla normativa comunitaria. In particolare, ai fini di una maggiore trasparenza dell’azione amministrativa è stato introdotto l’istituto della prequalificazione che si articola nei seguenti adempimenti: pubblicazione dell’avviso di gara (nella G.U. e, per gli appalti di minore importo, nel bollettino ufficiale della Regione, nell’albo pretorio del comune e in almeno 2 quotidiani in cui ha sede l’amministrazione appaltante), formulazione dell’elenco delle ditte da invitare sulla base delle richieste presentate (l’invito può essere esteso anche a ditte che non hanno presentato domande ma che godono di buona fama), diramazione della lettera-invito (che contiene indicazioni precise circa le modalità di svolgimento della gara). La gara si può effettuare con il metodo delle offerte segrete, rispetto ad un valore non reso noto dalla P.A. La ditta che più si avvicina a tale stima si aggiudica il contratto. Altro criterio di aggiudicazione è quello a favore del prezzo più basso. Talvolta se ciò è discrezionalmente previsto nel bando di gara o nella lettera d’invito, la P.A. può chiedere ai concorrenti una miglioria rispetto alla prima offerta, dopo aver fatto conoscere le quotazioni iniziali delle offerte a tutti i partecipanti, affinché possano valutare le condizioni contrattuali complessivamente proposte. La l. 8.8.1977 n. 584 ha introdotto il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa che si differenzia dagli altri criteri per il fatto che vengono valutati elementi ulteriori rispetto al prezzo, quali il termine di esecuzione, il costo di utilizzazione dell’impianto, il rendimento ed il valore tecnico dell’opera. 1.c) Nella trattativa privata la Pubblica Amministrazione dopo aver interpellato in via ufficiale più soggetti tratta con uno solo di essi. Questa forma di scelta del contraente offre minori garanzie rispetto alle altre ed è pertanto ammessa solo in casi eccezionali: allorché siano stati esperiti infruttuosamente gli altri procedimenti ovvero essi non siano utilmente esperibili (p.e. per l’urgenza dei lavori). Le leggi 8.8.1977 n. 584 e l. 3.1.1978 n. 1 hanno ampliato il ventaglio delle ipotesi in cui la Pubblica Amministrazione può ricorrere alla trattativa privata. 1.d) L’appalto-concorso consiste in una gara in cui le ditte invitate dalla amministrazione presentano un progetto particolareggiato dell’opera da compiere (anche con varianti rispetto al progetto di massima predisposto preventivamente dalla amministrazione stessa) precisando contestualmente le condizioni del contratto. La peculiarità di tale sistema è data dal rapporto di collaborazione che si instaura tra Pubblica Amministrazione e privato nella formazione del progetto definitivo. Talvolta la normativa regionale fissa soglie economiche per materia o comparto (p.e. Sanità) imponendo l’impiego di una procedura di gara sopra una determinata cifra, oscillante tra i dieci e i venti milioni di lire. Sotto tale soglia si effettuano i c.d. acquisti in economia, ossia senza formalità particolari. Ogni ente può dotarsi, al riguardo, di un regolamento. La normativa comunitaria trova invece applicazione per forniture di beni, servizi o lavori di importo pari o superiore ai valori indicati per ciascuna tipologia, ossia ca. 440.000.000 di lire (più precisamente, il controvalore di 200.000 DSP) per beni e servizi e ca. 11 miliardi di lire per le opere pubbliche.

    2. Normativa comunitaria. In attuazione delle direttive comunitarie in materia di procedure per l’affidamento di forniture, servizi e lavori, sono state introdotte normative specifiche per ciascuna categoria di contratti. Il TU delle disposizioni in materia di appalti pubblici di forniture (d.lg. 24.7.1992 n. 358, modificato e integrato dal d.lg. 20.10.1998 n. 402), disciplina la fornitura di beni a favore di una pubblica amministrazione, il cui valore di stima (al netto dell’IVA) in sede di indizione di gara sia uguale o superiore al controvalore in unità di conto europee (ECU) di 200.000 diritti speciali di prelievo (DSP), limite ridotto a 130.000 per particolari amministrazioni pubbliche. Oggetto di pubblica fornitura sono i contratti a titolo oneroso che riguardano l’acquisto, la locazione, il leasing, l’acquisto a riscatto con o senza opzione per l’acquisto. Le modalità di scelta del contraente sono determinate dalle classiche quattro forme di aggiudicazione, assumendo una nuova denominazione: procedura aperta in luogo di pubblico incanto, procedura ristretta per licitazione privata e appalto concorso, procedura negoziata per la trattativa privata. Il decreto fissa le forme di pubblicità dei bandi, i termini per la presentazione delle offerte, le cause di esclusione delle imprese, le modalità di dimostrazione della capacità tecnica e i criteri per l’aggiudicazione delle forniture. La procedura aperta è la forma preferita dal legislatore comunitario proprio per le maggiori garanzie di legalità, imparzialità e trasparenza che detto sistema offre, in quanto, ogni impresa interessata può presentare offerta. Alla procedura ristretta partecipano invece solo le imprese invitate dall’amministrazione aggiudicatrice. Il ricorso a tale procedura deve essere motivato dalla necessità di rispettare un equilibrio tra il valore della fornitura e i costi della procedura, oltre che per la natura specifica dei prodotti da fornire. Si opta per l’appalto concorso quando è necessario che il privato rediga uno specifico progetto – su indicazioni di base rese note dalla pubblica amministrazione – indicando altresì condizioni, modi, tempi e prezzi per l’esecuzione. La procedura negoziata è invece consentita senza la preliminare pubblicazione del bando di gara solo per casi di eccezionale urgenza derivanti da avvenimenti imprevedibili non imputabili alla pubblica amministrazione; per prodotti fabbricati a scopo di ricerca, studio, analisi; per forniture coperte da diritti di esclusiva; per forniture complementari a beni o servizi già in uso; qualora alcuna offerta valida sia pervenuta in sede di licitazione privata, pubblico incanto, appalto concorso. Con la trattativa privata l’amministrazione aggiudicatrice consulta le imprese scelte discrezionalmente e negozia con una o più di esse i termini del contratto. Mentre il criterio di aggiudicazione del prezzo più basso è utilizzato qualora i beni offerti debbano essere conformi alle prescrizioni tecniche del capitolato speciale, il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa tiene conto del prezzo e di altri elementi quale il termine di consegna, il costo di utilizzazione, il rendimento, la qualità, il carattere estetico e funzionale, il servizio successivo alla vendita, l’assistenza tecnica. L’amministrazione deve quindi prevedere nel bando di gara un punteggio massimo (tra 40 e 60) da attribuire al prezzo più basso e i punti da attribuire ai singoli analitici elementi che verranno valutati con i restanti punti, per complessivi 100. All’offerta con prezzo più basso verrà quindi assegnato il punteggio più alto e all’offerta con prezzo più oneroso, un punteggio inversamente proporzionale. Una commissione all’uopo nominata valuterà tutti gli altri elementi secondo la c.d. discrezionalità tecnica. L’offerta economicamente più vantaggiosa coniuga prezzo e caratteristiche dei beni e servizi. Per offerte che presentino carattere anormalmente basso rispetto alle concorrenti, ossia un ribasso che supera di un quinto la media aritmetica dei ribassi delle offerte regolari, l’amministrazione ha l’onere di richiedere le precisazioni degli elementi che compongono l’offerta al fine di valutare l’economicità del processo produttivo. Se gli elementi forniti non giustificano un’offerta così economica, la stessa viene considerata anomala e la ditte viene esclusa.

  • GAS AD EFFETTO SERRA (GHG) (Enciclopedia)

    I gas ad effetto serra sono componenti di cui è composta l’atmosfera. Essi possono essere di natura sia antropogenica che naturale. I principali gas ad effetto serra (GHGs) sono il biossido di carbonio (CO2), il vapore acqueo (H2O), l’ossido nitroso (N2O), il metano (CH4) e l’ozono (O3). Il protocollo di Kyoto include anche l’esafluoruro di zolfo (SF6), gli idro-fluoro-carburi (HFC), e i per-fluoro-carburi (PFC).
    I gas ad effetto serra hanno la peculiarità di assorbire e rilasciare radiazioni infrarosse emesse da nuvole, dall’atmosfera e dalla superficie terrestre. Questo processo ha impatto sul bilancio dell’energia e si traduce nell’effetto serra che scalda la superficie terrestre. Una concentrazione molto alta di tali gas nell’atmosfera impedisce il processo naturale di assorbimento e rilascio delle radiazioni infrarosse.
    Mentre è pacifico che le emissioni di GHGs hanno un effetto riscaldante sul clima, l’effetto netto finale di riscaldamento non è altrettanto chiaro in quanto dipende anche da un effetto raffreddante delle emissioni di aerosol solfati che hanno moderato l’incremento di temperatura che stiamo osservando attualmente. La stima dell’effetto di riscaldamento globale non è quindi così semplice come si potrebbe immaginare dati altri fattori che interferiscono ed interagiscono. Dopo il vapore acqueo, che contribuisce all’incirca per il 36%-72% all’effetto serra, la CO2 è il principale gas ad effetto serra (contribuisce per il 9-26%). La concentrazione di vapore acqueo non è significativamente influenzata dall’attività umana (ad eccezione a scala non locale), mentre lo è la concentrazione di CO2. Inoltre causando il vapore acqueo e la CO2 la maggior parte dell’effetto serra, essi generano significativi feedbacks positivi sul clima, inducendo ulteriore riscaldamento della superficie terrestre. La capacità di influire sul clima da parte dei vari gas ad effetto serra, si basa sulla misura definita il Global Warming Potential (GWP) relativamente al biossido di carbonio (usato come numerario in quanto il suo GWP è definito pari a 1). Questa misura, CO2 equivalente, permette di comparare le emissioni derivanti da vari GHGs e può essere derivata moltiplicando la quantità di tonnellate di GHG per il suo GWP. La tavola 2.14 nel Quarto IPCC Assessment Report riporta, ad esempio, che il metano ha un GWP pari a 72 su 20 anni, 25 su 100 anni e 7.6 su 500 anni. Questo implica che il metano è in grado di riscaldare la superficie terrestre maggiormente rispetto al biossido di carbonio.
    Entrambe le attività, umane e naturali possono influire sulla concentrazione di GHGs nell’atmosfera.
    Le fonti naturali di anidride carbonica sono molto più grandi delle fonti che si devono all’attività umana, ma in periodi di lunga durata, le prime sono quasi completamente compensate dai serbatoi naturali come le componenti vegetative del pianeta che sequestrano CO2 tramite il loro processo di crescita o di respirazione, gli oceani, etc. (IPCC AR4 WGI, 2007).
    Durante l’era preindustriale, le concentrazioni dei gas esistenti sono state sempre piuttosto costanti. L’attività umana ha successivamente contribuito ai "cambiamenti delle concentrazioni atmosferiche di gas ad effetto serra ed aerosol, copertura del suolo e radiazione solare" che "altera il bilancio energetico del sistema climatico" (IPCC AR4, 2007). Inoltre oggi la concentrazione cresce ad un tasso maggiore rispetto al passato: negli anni ’60, l’incremento medio annuo è stato solo il 37% di quello riferito al 2000 (IPCC, 2001).
    L’attività umana ha un impatto rilevante sui livelli di ossido nitroso, metano e carbonio rilasciati. Le emissioni di ossido nitroso sono principalmente associate all’agricoltura e alla coltivazione di riso come prima forma di emissione, mentre le emissioni di metano possono essere principalmente attribuite all’attività umana collegata con animali da allevamento (Raupach et al., 2007). Le emissioni di CO2 relative all’attività umana derivano principalmente dall’utilizzo dei combustibili fossili come petrolio, gas naturale, carbone, etc. (IPCC AR4 WGII, 2007), la produzione di calce e cemento, e dall’uso del suolo (per es. deforestazione, degradazione forestale, etc.).
    I settori che maggiormente contribuiscono nella produzione di gas ad effetto serra sono il settore industriale e dei trasporti seguiti dal settore commerciale e residenziale ed infine agricolo. Le principali fonti individuali di emissione di GHGs si riferiscono all’inefficienza energetica, al consumo di energia, al riscaldamento e condizionamento, e al trasporto.
    L’incremento delle concentrazioni antropogeniche di gas sembrano aver causato l’innalzamento della temperatura media globale dalla prima metà del XX° secolo (IPCC AR4, 2007),e ci si aspetta che il riscaldamento a sua volta impatti sulle risorse idriche, disponibilità di cibo, condizioni di salute e situazione economica oltre che su altri fenomeni (Steinfeld et al., 2006).
    Dato che le concentrazioni di questi gas si sono rivelate fortemente correlate con i dati di temperatura, la United Nations Framework Convention on Climate Change (UNFCCC), nata a Rio de Janeiro nel 1992 ed entrata in vigore nel 1994, stabilisce un obiettivo di stabilizzazione delle concentrazioni di GHGs nell’atmosfera ad un livello che consenta di "prevenire e ridurre le interferenze umane pericolose per il sistema climatico". Oggi, il passo più significativo che è stato fatto a livello internazionale per controllare le emissioni di GHGs è il Protocollo di Kyoto, entrato in vigore nel 2005. Esso fissa sia un target generale di riduzione delle emissioni in riferimento ai valori del 1990 (il 1990 è l’anno base per tutti i target di riduzione del Protocollo, con poche eccezioni), che target specifici per ciascuna nazione, da raggiungere nel periodo 2008-2012. Secondo il Protocollo di Kyoto, le nazioni "Annex B" possono ridurre le loro emissioni sia (i) limitando il consumo di fonti energetiche fossili, che (ii) incrementando la sequestrazione netta di carbonio nei serbatoi naturali di carbonio (IGBP, 1998).
    Con lo scopo di monitorare e stimare i livelli attuali e futuri delle emissioni e rimozioni di gas ad effetto serra nell’atmosfera, gli articoli 4 and 12 della Convenzione UNFCC, in accodo con Le Conferenze delle Parti (COPs), sancisce che le nazioni Annex B devono consegnare gli inventari nazionali dei gas ad effetto serra antropogenici, distinguendo tra emissioni da fonti e rimozioni da serbatoi. Gli inventari sono rivisti tecnicamente ogni anno.


    Bibliografia
    H. Steinfeld, P. Gerber, T. Wassenaar, V. Castel, M. Rosales and C. de Haan (2006). Livestock’s Long Shadow: Environmental Issues and Options. LEAD/FAO.
    IGBP Terrestrial Carbon Working Group (1998). The Terrestrial Carbon Cycle: Implications for the Kyoto Protocol. Science, pp. 1393 … 1394
    IPCC, 2001: Climate Change 2001: The Scientific Basis. Contribution of Working Group I to the Third Assessment Report of the Intergovernmental Panel on Climate Change. Edited by J. T. Houghton et al. Cambridge University Press, Cambridge, United Kingdom and New York, NY, USA
    IPCC, 2007: Climate Change 2007: Synthesis Report. Contribution of Working Group I, II, III to the Fourth Assessment Report of the Intergovernmental Panel on Climate Change. [Core Writing Team, Pachauri, R.K and Reisinger, A. (eds.)]. IPCC, Geneva, Switzerland, 104 pp.
    Raupach MR, Marland G., Ciais P., Le Quéré C. , Canadell J. G., Klepper G., and Field C. B. (2007). Global and regional drivers of accelerating CO2 emissions. Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America 104 (24): 10288-10293.
    The Kyoto Protocol. Downloadable at: http://unfccc.int/kyoto_protocol/items/2830.php
    United Nations Framework Convention on Climate Change (UNFCCC)
    http://unfccc.int/national_reports/annex_i_ghg_inventories/items/2715.php

    Redattore: Melania MICHETTI

    © 2009 ASSONEBB

  • GASB

    Acr. di: Governmental Accounting Standards Board. Organizzazione che negli Stati Uniti fissa standards contabili e di reporting degli States e delle altre amministrazioni locali.

  • GATT

    Acr. di: General Agreement on Tariffs and Trade. Organismo internazionale che sovrintendeva alla cooperazione tra i vari Paesi negli scambi commerciali. Dal 1°.1.1995 gli è succeduto il WTO. Sorto inizialmente come segreteria temporanea per l’organizzazione di una istituzione che avrebbe dovuto affiancarsi al FMI e alla banca mondiale (BIRS), assunse carattere permanente, per l’impossibilità di dar vita a tale istituzione, essendo inconciliabili le posizioni dei Paesi industrializzati, inclini a soluzioni di tipo liberistico e i Paesi emergenti, favorevoli alla protezione delle industrie nascenti. Si convenne solo sull’opportunità di mantenere un centro di coordinamento le cui funzioni furono stabilite nella conferenza delle Nazioni Unite svoltasi a Ginevra nell’ottobre 1947. Obiettivo principale del GATT fu la progressiva riduzione delle restrizioni commerciali e l’affermazione del principio della non discriminazione nel commercio internazionale. Gli articoli dell’accordo impegnavano i Paesi membri a espandere il commercio multilaterale, a ridurre i dazi e i contingenti all’importazione e ad abolire gli accordi tariffari preferenziali. Il GATT prevedeva un insieme di regole e di procedure concernenti soprattutto: la non discriminazione fra le parti contraenti (la clausola della nazione più favorita costituisce la base del sistema commerciale del GATT); il ricorso temporaneo ai dazi doganali, con esclusione dei contingentamenti, nei casi in cui la protezione si rivelasse necessaria (clausola di salvaguardia); il principio della consultazione e del compromesso tra le parti per dirimere le dispute commerciali; il principio di far progredire il libero commercio mediante negoziati fondati sulla reciprocità e sulla multilateralità. Il GATT è divenuto la sede naturale di tutte le grandi conferenze tariffarie e doganali tenute dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi (Ginevra nel 1947, Annecy nel 1956, Torquainel 1950-51, e ancora Ginevra nel 1956, nel 1960-62 e nel 1964-67 il Kennedy Round). Successivamente il Tokyo Round si è occupato in modo particolare delle c.d. barriere non tariffarie (protezionismo amministrativo, misure sanitarie tendenti in realtà ad escludere prodotti esteri esimili). Nel 1986 è stato avviato l’ottavo round di negoziati commerciali multilaterali, l’Uruguay Round. Delle trattative era prevista la conclusione entro quattro anni. Esse si sono invece protratte per quasi altrettanto, a causa di contrasti su diversi punti, tra cui quelli fra la CEE e gli USA soprattutto in tema di commercio mondiale di materie prime agricole, di servizi e di prodotti del tessile abbigliamento. Le trattative si sono concluse con un accordo che ha portato, tra l’altro alla costituzione del WTO (q.v.), operativo dal 1°.1.1995. Le regole del GATT subivano eccezioni. Era, infatti, prevista una clausola di salvaguardia autorizzante uno Stato contraente a sospenderei propri obblighi qualora sussista una minaccia grave per la propria economia. Nel complesso il GATT ha esercitato un’azione moderatrice sulle distorsioni del commercio internazionale. La sua attività ha incontrato, tuttavia, crescenti critiche da parte dei Paesi invia di sviluppo, che, pur rimanendo membri del GATT, hanno sollecitato la costituzione di un’altra organizzazione, l’United Nations Conference on Trade and Development (UNCTAD). I membri del GATT erano circa 90 comprendenti i quattro/quinti del commercio mondiale. Tra di loro c’erano Paesi industrializzati, in via di sviluppo e alcuni Paesi dell’ex gruppo a economia pianificata.

  • GAZZETTA UFFICIALE

    Periodico su cui vengono pubblicate leggi, regolamenti e altri provvedimenti governativi, oltre che altri atti aventi interesse generale, che costituisce una forma di conoscenza legale. Per quanto concerne le leggi, infatti, le stesse diventano obbligatorie nel decimoquinto giorno successivo a quello della loro pubblicazione, salvo che sia altrimenti disposto. La direzione e redazione della G.U. sono affidate all’ufficio pubblicazione leggi e decreti del Ministero di Grazia e Giustizia, dipendente dal gabinetto del guardasigilli; l’amministrazione, la stampa e la vendita sono curate dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato. Il testo delle leggi e degli atti di governo pubblicati dalla G.U. si presume conforme all’originale, salva la prova contraria mediante esibizione di atto autentico rilasciato dal Ministro guardasigilli o dall’archivio di Stato. Successivamente all’attuazione delle Regioni, nella G.U. (supplemento ordinario) vengono riprodotti anche le leggi e i regolamenti regionali già pubblicati nelle gazzette o bollettini delle varie Regioni.

  • GAZZETTA UFFICIALE DELLE COMUNITÀ EUROPEE

    In sigla GUCE (fr. Journal of ficiel des Communautés européennes-JO; ingl. Official Journal of the European Communities-OJ). Si articola in due serie collegate tra loro (la serie L per gli atti legislativi e la serie C per informazioni e comunicazioni) e un supplemento (la serie S) per i bandi di gare di appalto. La serie L comprende la legislazione dell’Unione europea, inclusi regolamenti, direttive, decisioni, raccomandazioni e pareri. Anche il Repertorio della legislazione comunitaria in vigore è pubblicato nella serie L della GU. Il Repertorio riunisce i riferimenti ai testi iniziali e ad ogni emendamento, i riferimenti relativi ad accordi e convenzioni conclusi dall’Unione europea, gli atti vincolanti dei trattati UE, atti complementari come quelli del Consiglio dell’UE e del Consiglio europeo ed altri. La serie C contiene informazioni e comunicazioni dell’UE, tra cui sommari delle sentenze della Corte di giustizia e del Tribunale di primo grado, resoconti dei dibattiti parlamentari, relazioni della Corte dei conti, interrogazioni parlamentari scritte e risposte del Consiglio e della Commissione, dichiarazioni del Comitato economico e sociale e del Comitato delle regioni, avvisi di concorsi pubblici per le assunzioni nelle istituzioni dell’UE, inviti a manifestazioni d’interesse per programmi UE, altri documenti pubblicati ai sensi della legislazione comunitaria, appalti pubblici per aiuti alimentari, indici della serie CE della GU. La serie S della GU è il supplemento della GU contenente specialmente i bandi degli appalti pubblici di lavori, forniture e servizi di tutti gli Stati membri dell’UE, appalti per servizi di pubblica utilità (acqua, elettricità, trasporti e telecomunicazioni), appalti pubblici delle istituzioni UE e dei ari programmi comunitari (FES, PHARE, TACIS ecc.), progetti finanziati dalla BEI, dalla BERS e dalla BCE, appalti relativi allo Spazio economico europeo (Norvegia, Islanda e Liechtenstein) ecc., avvisi concernenti i gruppi europei d’interesse economico (GEIE). Esiste, infine, una serie CE che contiene attualmente gli atti preparatori dei processi legislativi. Le serie L e C sono pubblicati su carta, CD-ROM e in linea sul sito web dell’UE. Esistono al riguardo tre data-base: CELEX (http://europa.eu.int/celex) ed EUDOR (http://eudor.eur-op.eu.int) a pagamento ed EUR-Lex (http://europa.eu.int/eur-lex) gratuita (ma riporta i provvedimenti solo per i 45 giorni successivi alla pubblicazione). EUDOR è stato chiuso a maggio 2001 ed è consultabile tramite CELEX ed EUR-Lex. La serie CE è pubblicata solo mensilmente su CDRO ed è consultabile sulla base dati EUR-Lex. La serie S è pubblicata solo su CD-ROM ed è consultabile su data base gratuito TED (http:// ted.eur-op.eu.int). TED riporta le gare di appalto in corso e consente di accedere agli archivi che contengono gli ultimi cinque anni del Supplemento S in lingua inglese. La GUCE è edita dall’EUR-OP (Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee), l’editore ufficiale delle istituzioni e degli organi dell’Unione europea: Parlamento europeo, Consiglio dell’Unione europea, Commissione europea, Corte di giustizia, Corte dei conti, Comitato economico e sociale, Comitato delle regioni, Centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale, Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, Banca europea per gli investimenti e gli altri organismi dell’Unione. L’EUR-OP è stato istituito nel 1969 e ha sede in Lussemburgo. Le tre serie della Gazzetta ufficiale sono pubblicate ogni giorno nelle 11 lingue ufficiali dell’UE. I 33 i fascicoli devono arrivare, lo stesso giorno, nelle capitali di tutti gli Stati membri. Gran parte del loro contenuto è diffuso via Internet (compresi gli avvisi di gare d’appalto) e sono consultabili in linea nel sito web dell’UE.

  • GEARING

    Termine inglese (lett.: meccanismo moltiplicativo), non usato in Europa continentale, corrispondente all’am. leverage. v.leva finanziaria.

  • GEIE

    Acr. di: Gruppo Europeo di Interesse Economico (fr. Groupement Européen d’Intérêt Économique; ingl. European Economic Interest Grouping) è un organismo associativo costituito da persone fisiche, da società e da altri soggetti giuridici con lo scopo esclusivo di facilitare o di sviluppare l’attività economica dei suoi componenti. Esso non può essere considerato società né consorzio ma costituisce un particolare strumento per consentire la cooperazione tra le imprese e gli enti all’interno della Comunità europea. Il suo obiettivo non è quello di realizzare utili per se stesso. Se il gruppo realizza utili, questi vengono divisi tra i membri e tassati di conseguenza. Le sue attività devono collegarsi alle attività economiche dei suoi membri, ma non possono sostituirle. Un GEIE non può impiegare più di 500 persone. Il GEIE è disciplinato dal regolamento (CEE) 2137/85 del Consiglio delle Comunità Europee del 25.7.1985 Nell’ordinamento italiano la disciplina comunitaria è stata recepita dal d.lg. 23.7.1991 n. 240. Dotato di capacità giuridica autonoma, il gruppo non ha lo scopo di realizzare profitti per se stesso, deve collegarsi all’attività economica dei suoi membri e può avere soltanto un carattere ausiliario rispetto a quest’ultima. Può essere costituito da società ed altri enti di diritto pubblico o privato, e da persone fisiche che esercitano un’impresa o una libera professione o che prestano altri servizi nella Comunità. Le formalità di costituzione prevedono l’iscrizione del gruppo, il deposito del contratto di gruppo presso il registro dello Stato in cui si trova la sede, la pubblicazione delle indicazioni prescritte in un apposito bollettino e la pubblicazione sulla G.U. delle Comunità Europee. Un sistema di pubblicità è previsto anche per ogni dipendenza del gruppo situata in uno Stato membro verso da quello della sede. Quest’ultima deve essere situata nel territorio della UE. I rapporti tra i membri e il funzionamento interno del gruppo sono assoggettati al regolamento comunitario alle leggi dello Stato, in cui si trova la sede. Il regolamento lascia tuttavia ai membri un ampio margine di manovra per meglio assicurare la funzionalità del gruppo. Alla gestione provvedono uno o più amministratori, che dispongono di ampi poteri per impegnare il gruppo nei confronti dei terzi. I membri possono limitarne i poteri e devono essere consultati a richiesta. Alla protezione dei terzi, ed in particolare dei creditori, è finalizzato un organico sistema di pubblicità, ripreso in gran parte dalla prima direttiva del Consiglio sul diritto delle società, che opera dal momento della costituzione e fino allo scioglimento del gruppo. La protezione dei terzi è però soprattutto assicurata dalla responsabilità solidale e illimitata dei membri per le obbligazioni di qualsiasi natura del gruppo; questa responsabilità si estende, in linea di principio, anche ai nuovi membri e permane anche dopo che è cessata la partecipazione e dopo lo scioglimento del gruppo, per un periodo massimo di cinque anni. Ogni membro può cedere in tutto o in parte la sua partecipazione nel gruppo. Il gruppo può essere sciolto per decisione dei membri o dell’autorità giudiziaria. Allo scioglimento consegue la liquidazione. Quanto agli effetti del fallimento del gruppo. il regolamento comunitario si limita a rinviare alla legislazione nazionale applicabile. Tuttavia, l’apertura di una procedura contro un gruppo per insolvenza o per cessazione dei pagamenti non comporta di per sé l’apertura della stessa procedura contro i membri del gruppo. A parte i casi in cui il regolamento rinvia espressamente alla legge dello stato in cui si trova la sede, il gruppo è soggetto, nella sua attività alle regole ordinariamente applicabili a quanti esercitano un’attività economica. Gli Stati potranno tuttavia stabilire ulteriori, specifiche regole a tutela dei membri o dei terzi o per i motivi di interesse pubblico e potranno adottare adeguate disposizioni nell’ipotesi di un abuso o di una elusione da parte di un gruppo dei suoi membri della legge di uno Stato.

  • GENERAL MOTORS

    Fondata nel 1908, General Motors (GM) è uno dei più importanti gruppi automobilistici a livello mondiale. La nuova GM ha iniziato la sua attività il 10 luglio 2009, a seguito della bancarotta della vecchia società. Con il suo quartier generale situato a Detroit, la GM ha 209,000 persone impiegate in ogni principale regione del mondo e il suo business copre più di 120 paesi. La GM produce in 31 nazioni con i suoi partner strategici autoveicoli e camion che vende al mercato attraverso le seguenti marchi del gruppo: Baojun, Buick, Cadillac, Chevrolet, FAW, GMC, Daewoo, Holden, Isuzu, Jiefang, Opel, Vauxhall, and Wuling. Il maggiore mercato della GM è la Cina , seguito da USA, Brasile, Regno Unito, Germania, Canada e Russia. La sussidiaria della GM OnStar è leader nei sistemi e servizi di sicurezza dei veicoli. Il 10 luglio 2009 la nuova General Motors ha acquisito operazioni dalla vecchia GM dunque le informazioni riguardanti l’operatività della GM precedenti a tale data si riferiscono alla vecchia GM. Per maggiori informazioni sulla nuova GM si consulti il seguente link: www.gm.com. GM è il maggiore azionista di GM Daewoo Auto & Technology Co. avente sede in Corea del Sud, e collabora nello sviluppo di prodotti, motopropulsori e progetti di vendita con le giapponesi Suzuki Motor Corp. E Isuzu Motors Ltd. La GM inoltre collabora per lo sviluppo di tecnologie avanzate con la Chrysler LLC, Daimler AG, BMW AG e la Toyota Motor Corp. Collabora altresì per la costruzione di autoveicoli con diversi produttori in tutto il mondo come la Toyota, la Suzuki, la cinese Shanghai Automotive Industry Corp. , la russa AVTOVAZ e la francese Renault SA. Ricambi e accessori originali sono venduti dalla GM stessa, attraverso i marchi GM Performance Parts, e ACDelco e la GM Customer Care & Aftersales rifornisce i distributori della GM presenti in tutto il mondo. Infine la divisione GM Powertrain si occupa della vendita di motori per autoveicoli e locomotive.

    Link:

    www.gm.com

    © 2011 ASSONEBB

  • GENERAL OBLIGATION BONDS

    Titoli obbligazionari emessi da enti pubblici statunitensi. Si differenziano dai revenue bonds in quanto, mentre questi non prevedono alcun impegno aprioristico di rimborso da parte degli enti emittenti, i general obligation bonds sono garantiti dalle imposte che gli enti stessi possono applicare sulle proprietà esistenti; per tale motivo offrono un premio al rischio, e quindi un rendimento, inferiore.

  • GEORGE SOROS

    George Soros, nato György Schwartz (Budapest, 12 agosto 1930), è ungherese naturalizzato statunitense. Attualmente presidente della Fondazione Soros e del Open Society Institute, è stato uno dei più famosi e temuti operatori di mercato. Ha contribuito a innescare la crisi della sterlina inglese e della lira italiana nel 1992, i suoi giudizi pesano come macigni. Allievo di Karl Popper alla London School of Economics, laureato in filosofia, è un intellettuale e filantropo.

    Autore di numerosi volumi:
    • The crash of 2008 and what it means. The new paradigm for financial markets (PublicAffairs, 2008) ISBN 978-1-58648-699-0
    • La bolla della supremazia americana: correggere l'abuso di potere americano (PublicAffairs, 2003) ISBN 1-58648-217-3 (paperback; PublicAffairs, 2004; ISBN 1-58648-292-0)
    • George Soros sulla Globalizzazione (PublicAffairs, 2002) ISBN 1-58648-125-8 (paperback; PublicAffairs, 2004; ISBN 1-58648-278-5)
    • Società aperta: rinnovare il Capitalismo globale (PublicAffairs, 2000) ISBN 1-58648-019-7
    • Scienze e Società aperta: il futuro della filosofia di Karl Popper di Mark Amadeus Notturno, George Soros (Central European University Press, 2000) ISBN 963-9116-69-6 (paperback: Central European University Press, 2000; ISBN 963-9116-70-X)
    • La Crisi del Capitalismo globale (Ponte alle Grazie, 1999) ISBN 88-7928-449-5
    • L'alchimia della finanza (Ponte alle Grazie, 1995) ISBN 88-7928-430-4

     

    Link: http://www.georgesoros.com/

     

    Redattore: Chiara Oldani
    © 2011 ASSONEBB

     

  • GESTIONE ATTIVA E PASSIVA

    Espressioni che denotano due modi estremi di condurre la gestione di un patrimonio mobiliare da parte del gestore. Nella gestione attiva il gestore ha margini di discrezionalità, nell’ambito del rispetto della normativa e dell’etica professionale e nei limiti del mandato affidatogli. Tanto nelle gestioni in monte (p.e. fondi comuni d’investimento), quanto in quelle individuali il gestore, purché non si discosti significativamente dal benchmark dichiarato, ha sempre un minimo di libertà d’azione spostando gli impieghi da certe azioni ad altre, o al reddito fisso, secondo le sue aspettative nel tentativo di migliorare la performance. Gestione passiva si ha, invece, quando il gestore deve attenersi strettamente alle indicazioni del cliente. Il caso più rigido si ha nel deposito di titoli in amministrazione (dove la gestione, se l’impiego del termine è tecnicamente corretto, si limita secondo l’art. 1838 c.c. alla custodia, all’esazione di interessi, premi, capitale e dividendi, alla verifica dei sorteggi e all’esercizio dei diritti secondo le istruzioni del cliente). Un fondo comune d’investimento può adottare, dichiaratamente e non, una gestione passiva e allora il gestore struttura la composizione del fondo come una “copia” del benchmark senza modifiche, di regola in automatico da software. Tipica gestione istituzionalmente passiva è quella degli ETF, le cui azioni rispecchiano un portafoglio la cui composizione è uguale a quella dell’indice-benchmark sottostante. Anche nella gestione attiva, specie in quella personalizzata, il gestore deve conformarsi alle esigenze degli investitori che possono preferire una gestione prudente (clienti con propensione al rischio medio-bassa, intesi a conservare nel tempo il capitale accontentandosi di un rendimento modesto ma sicuro; gli impieghi vengono fatti in BOT e altri strumenti finanziari a breve, in titoli di Stato e obbligazioni, in fondi monetari o obbligazionari); una gestione bilanciata (clienti a propensione al rischio medio-alta, che mirano ad accrescere nel tempo il capitale e ad avere una certa redditività; gli impieghi vengono fatti parte in obbligazioni e parte in azioni o in fondi bilanciati); una gestione aggressiva (clienti che desiderano soprattutto una crescita nel tempo consistente del capitale; gli impieghi vengono fatti in azioni e in fondi nazionali, nazionali ed esteri, anche del tipo speculativo).

  • GESTIONE ATTIVO-PASSIVO

    Processo mediante cui la banca gestisce in modo coordinato la dinamica delle fonti e degli usi dei fondi al fine di armonizzare i propri flussi finanziari (equilibrio finanziario), conseguire una sostanziale stabilità della capacità reddituale nel breve periodo (equilibrio economico) e alimentare la crescita dell’intermediazione. In particolare, il termine “gestione attivo-passivo” identifica un modello universalmente riconosciuto dalle direzioni bancarie come il più efficace ai fini del governo della sensibilità del margine di interesse alle variazioni dei tassi di mercato, vale a dire del rischio di tasso d’interesse. Il modello in questione si caratterizza secondo le seguenti modalità: assume come variabile guida il margine d’interesse, cioè la differenza tra ricavi da interessi attivi e costi da interessi passivi; persegue obiettivi alternativi in funzione della propensione al rischio del soggetto economico utilizzatore, in quanto (obiettivo perseguito può consistere alternativamente nell’immunizzazione del margine d’interesse dalle variazioni dei tassi di mercato (rischio nullo di tasso d’interesse), oppure nella massimizzazione degli effetti positivi di margine d’interesse ricavabili dalle variazioni attese dei tassi di mercato; presuppone necessariamente una conoscenza analitica ed approfondita della struttura per scadenze degli attivi e dei passivi, con l’avvertenza elle le scadenze si riferiscano ai tempi di rinegoziabilità delle condizioni di tasso d’interesse e non alle scadenze contrattuali dei debiti e crediti considerati, oltre che una buona conoscenza delle reali possibilità che il mercato offre per modificare tale struttura; si basa. altrettanto necessariamente, su un’elevata capacità di previsione dell’andamento prospettico dei tassi d’interesse, più precisamente delle strutture dei tassi d’interesse con riferimento ai diversi orizzonti temporali considerati; adotta come strumento operativo principale la manovra dei gaps, laddove per gap si intende il valore complessivo rispettivamente delle attività e delle passività di bilancio il cui tasso d’interesse può essere rinegoziato entro un determinato orizzonte temporale (gap cumulativo). Il modello della “gestione attivo-passivo”, pertanto, consente di modificare le strutture per scadenze degli attivi e dei passivi fino all’ottenimento delle situazioni di gaps desiderate; in particolare, l’obiettivo della neutralizzazione del rischio di tasso d’interesse è raggiunto solo quando le strutture per scadenze degli attivi e dei passivi sono speculari, nel qual caso, assumendo come ipotesi l’uguaglianza delle variazioni dei tassi attivi e passivi, il margine d’interesse risulterebbe immune rispetto alle variazioni dei tassi di mercato. Dal momento che la messa a punto delle strutture per scadenze ottimizzanti rispetto agli obiettivi perseguiti viene ottenuta procedendo “per tentativi”, misurando, attraverso i gaps, gli effetti possibili di margine di interesse in relazione ai possibili scenari dei tassi di mercato, l’adozione di tale modello implica l’attivazione di sistemi informativi progrediti e complessi, oltre che di elaborate tecniche di simulazione.

  • GESTIONE BANCARIA

    Insieme di attività finalizzate alla conduzione economica di una banca al fine del conseguimento dell’oggetto sociale. L’attività delle banche concerne principalmente l’intermediazione dei fondi e, in seconda battuta, l’offerta di servizi. Diventa, quindi, importante l’applicazione di regole di frazionamento e controllo del portafoglio impieghi ed un’attenta politica della raccolta coerente con le esigenze di investimento. La contrapposizione di flussi finanziari in entrata e in uscita e la necessità di far fronte economicamente agli impegni assunti rendono, inoltre, necessaria un’oculata gestione della liquidità. Un ruolo di importanza crescente nell’ambito della gestione è svolto dal patrimonio, le cui caratteristiche di stabilità e disponibilità assicurano all’azienda un equilibrio economico, finanziario e patrimoniale nel medio e lungo periodo (v. anche patrimonio di vigilanza). La gestione non si incentra in via esclusiva sulle risorse finanziarie, bensì anche su quelle umane e strutturali, che rendono possibile l’esplicarsi delle attività.

  • GESTIONE BANCARIA DI PATRIMONI MOBILIARI

    Servizio mediante il quale la banca provvede, verso corrispettivo, ad amministrare nell’interesse dei propri clienti i valori mobiliari compresi nei rispettivi “portafogli”, dei quali è autorizzata a mutare la composizione in relazione all’andamento del mercato finanziario. La possibilità per le banche di svolgere attività d’intermediazione mobiliare ha trovato espresso riconoscimento con la l. 2.1.1991 n. 1, la quale peraltro ha subordinato l’esercizio di tale attività all’autorizzazione della Banca d’Italia e alla comunicazione della stessa autorizzazione alla Consob. Le banche, tuttavia, non possono provvedere direttamente alla negoziazione di valori mobiliari diversi dai titoli di Stato, essendo tale attività riservata esclusivamente alle SIM, della cui opera esse, pertanto, devono avvalersi. Il rapporto in esame, inquadrabile nella figura del mandato, si affianca normalmente al deposito di titoli in amministrazione dei valori gestiti e al deposito bancario in conto corrente delle somme ricavate dalla vendita dei titoli. Talvolta la banca gode di ampia discrezionalità nel determinare la composizione del portafoglio, in altri casi deve attenersi alle indicazioni di massima del cliente o addirittura sottoporre alla sua approvazione le singole operazioni che intende compiere. Al fine di facilitare l’esercizio di tali poteri la legge riconosce espressamente al cliente un diritto d’informazione sulla natura e sui rischi dell’operazione. Il rapporto gestorio si caratterizzava (prima della l. 2.1.1991 n. 1) per la mancanza di poteri di rappresentanza in capo alla banca. In seguito all’emanazione di tale legge le banche sono obbligate ad agire in nome e per conto dei propri clienti. Il rapporto in esame si estingue per revoca dell’incarico da parte del cliente, salvo il perfezionamento delle operazioni in corso. Analoga facoltà di recesso spetta alla banca.

  • GESTIONE COLLETTIVA DEL RISPARMIO

    Per gestione collettiva del risparmio si intende una delle modalità attraverso cui un operatore professionale può amministrare una quota di risparmio affidatagli da un risparmiatore. L’operatore specializzato, grazie alle sue competenze in materia finanziaria, può effettuare operazioni di investimento diversificate, che permettono di ottenere combinazioni rischio/rendimento adeguate al profilo del cliente. La gestione del risparmio da parte dell’operatore può avvenire in due modi. L’operatore può instaurare un rapporto diretto con l’investitore, attuando dunque una gestione individuale e personalizzata, oppure può amministrare il patrimonio in monte. Nel secondo caso le risorse appartenenti al singolo investitore confluiscono in un’unica massa patrimoniale che sarà gestita in modo unitario dall’intermediario, cd. gestione collettiva del risparmio. Venendo meno il rapporto personalizzato con il cliente è possibile abbattere alcuni costi relativi alla gestione individuale. Ne segue che non è necessario disporre di patrimoni troppo consistesti per avere accesso a tale servizio di gestione del risparmio. Da un punto di vista normativo la gestione collettiva del risparmio è definita in Italia dal TUF all’art.1, comma n, come il servizio che si realizza attraverso: 1) la promozione, istituzione e organizzazione di fondi comuni d' investimento e l'amministrazione dei rapporti con i partecipanti; 2) la gestione del patrimonio di OICR, di propria o altrui istituzione, mediante l'investimento avente ad oggetto strumenti finanziari, crediti, o altri beni mobili o immobili. L’esercizio dell’attività di gestione collettiva del risparmio è riservato ad imprese specializzate, società di gestione del risparmio (SGR) ,società di investimento a capitale variabile (SICAV) e le società di gestione armonizzate. Tali organismi, al fine di tutelare gli investitori sono sottoposta a vigilanza della Banca d’Italia e alle norme di condotta per gli intermediari di valori mobiliari definite dall’autorità di vigilanza.

    Redattore : Bianca GIANNINI
    © 2010 ASSONEB

  • GESTIONE DEL PASSIVO

    Insieme delle scelte relative all’acquisizione delle risorse finanziarie a qualsiasi titolo (capitale proprio o di terzi) e da qualsiasi fonte da parte della banca oltre che al mantenimento delle stesse. Essa tende a diversificare ed a combinare fonti e forme tecniche di acquisizione delle risorse finanziarie in modo tale da ottenere flussi finanziari ed economici coerenti con quelli generati dalla gestione dell’attivo. In particolare, essa è prioritariamente orientata alla chiusura dei “circuiti finanziari” attivati sia dall’utilizzo dei prestiti che dal prelevamento dei depositi, attraverso la massimizzazione della capacità della banca di attrarre le disponibilità finanziarie delle aziende non bancarie, vale a dire la capacità di collocare proprie passività nel portafoglio delle aziende non bancarie. Ciò significa che le categorie del passivo dovrebbero caratterizzarsi per gradi di varietà e diversificazione (sotto il profilo del rendimento, della scadenza, delle modalità tecniche di funzionamento ecc.) tali da soddisfare un segmento sempre più ampio della domanda di attività finanziarie delle aziende non bancarie e da migliorare la propria convertibilità reciproca, incrementando così il grado di stabilizzazione del passivo stesso.

  • GESTIONE DEL PATRIMONIO IMMOBILIARE DELLO STATO E DEGLI ENTI PUBBLICI

    La gestione dei patrimoni immobiliari da qualche tempo va assumendo crescente importanza anche per lo Stato e per gli enti pubblici anche in vista di mettere a profitto le opportunità di alienazioni rese specialmente favorevoli in questo momento dal fatto che l’investimento in immobili è diventato per molti aspetti preferibile a quello in azioni ed obbligazioni. È noto che per una razionale e proficua gestione di beni immobili primaria importanza assume la conoscenza approfondita dei cespiti da gestire sotto alcuni aspetti fondamentali quali: consistenza ed articolazione tipologica; stato conservativo; destinazione catastale; destinazione urbanistica e presenza di vincoli (artistico, ambientale, paesaggistico ecc.); effettiva utilizzazione; reddito scaturente dalla locazione e durata del rapporto; incidenza fiscale; oneri gestionali, manutentivi e di ristrutturazione; realtà socio-economica in cui l’immobile è inserito; situazione del bene (a reddito o strumentale). Un’efficace gestione presuppone la conoscenza di tutti gli elementi relativi allo stato dei beni per valorizzarne al massimo le potenzialità di uso e di redditività e costituisce un passaggio determinante per lo sviluppo dell’azione da svolgere sul mercato per la loro eventuale dismissione sia diretta che mediante conferimento a fondi immobiliari.

    1. Gestione per l’alienazione. Censimento e valutazione sono, nell’ambito dei grandi patrimoni come quelli dello Stato e degli enti pubblici, i primi e i prioritari passaggi della gestione. Consap, p.e., che opera per conto dello Stato e di enti pubblici e ha, quindi, l’esigenza di garantire la massima trasparenza e oggettività delle valutazioni e l’obbiettivo di individuare valori di vendita dei propri beni (comprendenti, tra l’altro, un ampio ventaglio tipologico, come abitazioni, uffici, negozi, alberghi, cinema, stabilimenti industriali ecc.) aderenti alle effettive quotazioni dei diversi mercati, giudica fondamentale la fase della valutazione e la esegue con accuratezza e sottopone le stime effettuate al vaglio di un organo collegiale interno dotato di variegate competenze in materia: la Commissione Consultiva per le Dismissioni Immobiliari. Questa ha funzioni consultive e determina tempi e modalità delle alienazioni, esamina le perizie effettuate dai professionisti incaricati fornendo un motivato parere sulla congruità dei valori, esamina le convenzioni concordate con le banche per l’erogazione di mutui e si esprime su qualsiasi altro argomento inerente alle vendite che il vertice aziendale reputi opportuno sottoporle. Altro aspetto rilevante nella gestione degli immobili è quello relativo alla capacità organizzativa e tecnica necessaria a garantire efficienza gestionale ed apprezzabili risultati finanziari. L’assetto organizzativo deve, infatti, essere tale da consentire di procedere con la massima snellezza operativa e con incisiva efficacia. Appare superfluo sottolineare che tutte queste attività presuppongono l’utilizzo di una struttura informatica costantemente aggiornata che consenta anche di analizzare i risultati ottenuti e gli eventuali scostamenti da quelli attesi; di disporre cioè di un sistema informativo di supporto alla gestione, fortemente sviluppato e concepito sul piano del reporting e della analiticità di penetrazione in tutti i processi della realtà aziendale. È altresì importante che a tale strumento si possa accedere con facilità in ogni momento e che esso venga concepito per standardizzare i modelli di interfacciamento con gli altri soggetti da coinvolgere nel procedimento di gestione e/o dismissione.

    2. Gestione locativa. Per la gestione locativa dei beni amministrati fondamentale rilievo assume, da un lato, l’esigenza di non frapporre ostacoli alle vendite se ritenute più convenienti, dall’altro, quella di acquisire dalle unità locate la massima redditività per conseguire un soddisfacente risultato economico. A tale scopo è importante ottenere il consenso delle parti sociali mediante continui rapporti con le organizzazioni sindacali rappresentative degli inquilini, a livello nazionale e locale. Mediante questi contatti, spesso condotti con l’attenzione rivolta a specifiche situazioni, possono essere conseguiti soddisfacenti risultati realizzando gli interessi di tutti gli altri coinvolti nel procedimento. Circa la gestione dei grandi patrimoni immobiliari, a seguito della ripresa del mercato numerose imprese, con strumenti diversificati (acquisizioni societarie, ingresso di operatori stranieri, definizione di accordi strategici di partnership), stanno affinando le proprie tecniche commerciali attraverso l’offerta di nuovi servizi, quale la gestione integrata (Total Facilities Management). Le esperienze straniere, infatti, evidenziano il successo di tendenze strategiche intese a rafforzare l’organizzazione aziendale nelle aree di attività fondamentali per la penetrazione nel mercato (core business) e a esternalizzare le attività di contorno per concentrarsi su quelle fondamentali, con l’ulteriore obiettivo di controllare e ridurre i costi che tali attività richiedono. Questa appare la strada da seguire per un’efficace gestione dei patrimoni anche pubblici caratterizzati, quindi, dai vincoli derivanti dagli obiettivi da perseguire che, ovviamente, non possono essere quelli della massimizzazione dei profitti, ma devono riguardare anche finalità di tutela socio-economica. Per i soggetti pubblici è inoltre fondamentale distinguere tra gestione del patrimonio strumentale e gestione degli altri beni. Per assicurare un’ottimale valorizzazione delle risorse patrimoniali strumentali stimolando logiche organizzative che ne razionalizzino l’uso, l’Ente potrà, infatti, pervenire ad una precisa imputazione dei costi d’uso dei cespiti (fitti figurativi) ed ai budget operativi delle unità organizzative interne (nonché ai corrispondenti centri di costo), nella cui disponibilità ricadono i beni stessi. Sarà in tal modo possibile sia determinare un bilancio economico della gestione di ciascun cespite, sia condizioni precise di valutazione e di responsabilizzazione all’interno dell’Ente circa i costi inerenti alla disponibilità e l’uso dei beni immobili strumentali, potendo far pesare anche tali elementi economici all’interno dei processi di razionalizzazione organizzativa delle strutture operative dell’Ente stesso. Per quanto concerne il patrimonio immobiliare non destinato ad uso funzionale, appare quasi sempre conveniente avvalersi di un “Gestore Esterno” cui attribuire la totale responsabilizzazione sul risultato di gestione e sulla conservazione dei beni. In buona sostanza, cioè, si dovrebbe trasferire ad un soggetto terzo rispetto all’Ente l’onere di valorizzazione, gestione e dismissione degli immobili, vincolando quest’ultimo ad una vera e propria “obbligazione di risultato”, coinvolgendolo cioè sostanzialmente nel rischio delle attività necessarie per ottimizzare l’investimento immobiliare, ovviamente nel rispetto sia dei vincoli normativi sia di quelli di indirizzo comportamentale contrattualmente stabiliti dall’Ente proprietario. Essenziale in tale modello è la funzione di controllo che dovrà esercitare il committente, funzione mirata a verificare con un costante monitoraggio il rispetto del rapporto instaurato con riferimento al risultato economico e funzionale della gestione.

  • GESTIONE DELL'ATTIVO

    Insieme delle scelte relative alla configurazione ottimale dell’attivo patrimoniale della banca (crediti, titoli, riserve liquide). L’obiettivo preminente di tali scelte è quello di pervenire ad una stabilizzazione dell’equilibrio economico-finanziario della banca, migliorandone nel contempo l’efficienza. Essa consiste, in particolare, nel perfezionamento di criteri allocativi funzionali rispetto all’esigenza di attribuire alle passività caratteristiche di rendimento, rischio e liquidità compatibili con le attese e le propensioni dei depositanti esistenti e potenziali, in modo da assicurarsi il collocamento permanente di quantità crescenti di proprie passività nei portafogli di aziende non bancarie. Ciò significa che l’insieme delle attività deve essere composto in modo da produrre flussi di cassa positivi e flussi di ricavi adeguati in relazione sia alle uscite attese che ai costi di esercizio, in condizioni di rischio corrispondenti alla situazione di solvibilità della banca. La politica gestionale dell’attivo, quindi, si concretizza nella ricerca della combinazione ottimale di componenti liquide e non liquide e nella diversificazione di queste ultime in rapporto a scadenza e rischio. Un ulteriore aspetto di tale politica è rappresentato dalla composizione delle attività in modo tale da generare flussi di cassa in uscita suscettibili di alimentare “circuiti finanziari” in cui siano inserite aziende disposte a tenere in portafoglio passività della stessa banca, piuttosto che di altre banche. In questo modo il circuito finanziario alimentato dall’esercizio della funzione creditizia ha maggiori probabilità di chiudersi nell’ambito delle aziende clienti della banca dal lato del passivo.

  • GESTIONE DI AFFARI ALTRUI

    Situazione che si verifica quando un soggetto assume consapevolmente la gestione di un affare altrui, senza averne ricevuto l’incarico e senza essere comunque obbligato a farlo. In questa ipotesi egli è tenuto a continuare la gestione ed a condurla a termine finché l’interessato non sia in grado di provvedervi da sé. Dalla gestione di affari la legge fa sorgere obbligazioni a carico del gestore e dell’interessato. Il primo è soggetto agli stessi obblighi previsti per il mandatario, mentre l’interessato, dal canto suo, deve adempiere le obbligazioni che il gestore ha assunto in suo nome e deve rimborsargli tutte le spese sostenute. Questa regola, tuttavia, non si applica se il gestore ha agito contro la volontà dell’interessato. Questi può anche ratificare l’operato del gestore. La ratifica produce gli effetti che sarebbero derivati da un mandato, anche se la gestione è stata compiuta da persona che credeva di gestire un affare proprio.

  • GESTIONE DI PATRIMONI MOBILIARI

    Servizio di gestione di patrimoni mobiliari su base individuale nell’ipotesi in cui sia svolto da una banca. Oggi la medesima attività è stata rinominata dall’art. 24 TUF in gestione di portafogli di investimento (q.v.), riprendendo l’espressione già contenuta nel d.lg. 23.7.1996 n. 415 (art. 20). Il termine “portafoglio di investimento”, mutuato dal vocabolario degli economisti, trova corrispondenza nella direttiva 10.5.1993, n. 93/22/CEE, nei testi italiano, inglese (portfolio of investment) e francese (portefeuille).

  • GESTIONE DI PORTAFOGLI DI INVESTIMENTO

    Attività che consiste nella gestione su base individuale nell’interesse dei clienti di valori mobiliari compresi nei rispettivi “portafogli” (v. servizi di investimento). Il servizio era già denominato gestione di patrimoni mobiliari (più precisamente “gestione di patrimoni, mediante operazioni aventi ad oggetto valori mobiliari”, secondo la dizione dell’art. 1, lett. C della l. 2.1.1991 n.1). La nuova denominazione è stata introdotta dal d.lg. 23.7.1996 n. 415 (recepimento della direttiva 93/22/CEE del 10.5.1993 relativa ai servizi di investimento del settore dei valori mobiliari ecc.), trasfuso nell’art. 24 TUF.

    1. Intermediari abilitati. L’esercizio professionale del servizio è riservato da quest’articolo ad alcuni intermediari autorizzati e cioè SIM e altre imprese di investimento, SGR, banche, agenti di cambio iscritti nel ruolo unico nazionale (v. agente di cambio).

    2. Disciplina del contratto. Al servizio di gestione di portafogli di investimento si applicano le seguenti regole (art. 24 TUF): a) il contratto è redatto in forma scritta; b) il cliente può impartire istruzioni vincolanti in ordine alle operazioni da compiere; c) l’impresa di investimento, la società di gestione del risparmio o la banca non possono, salvo specifica istruzione scritta, contrarre obbligazioni per conto del cliente che lo impegnino oltre il patrimonio gestito; d) il cliente può recedere in ogni momento dal contratto, fermo restando il diritto di recesso del gestore ai sensi dell’articolo 1727 c.c.; e) la rappresentanza per l’esercizio dei diritti di voto inerente agli strumenti finanziari in gestione può essere conferita al gestore con procura da rilasciarsi per iscritto e per singola assemblea nel rispetto dei limiti e con le modalità stabiliti con regolamento dal Ministro dell’economia e delle finanze, sentite la Banca d’Italia e la Consob; f) l’esecuzione dell’incarico ricevuto può essere delegata, anche con riferimento all’intero portafoglio, a soggetti autorizzati alla prestazione del servizio di gestione di portafogli di investimento solo su autorizzazione scritta del cliente. Sono nulli i patti contrari a queste disposizioni e la nullità può essere fatta valere solo dal cliente. È nulla (art. 23 TUF) ogni pattuizione di rinvio agli usi per la determinazione del corrispettivo dovuto dal cliente e di ogni altro onere a suo carico. In tali casi nulla è dovuto. Nei giudizi di risarcimento dei danni cagionati al cliente spetta ai soggetti abilitati l’onere della prova di aver agito con la specifica diligenza richiesta.

    3. Regole di comportamento. I gestori devono attenersi a queste regole di comportamento: a) comportarsi con diligenza, correttezza e trasparenza nell’interesse dei clienti e per l’integrità dei mercati; b) acquisire le informazioni necessarie ai clienti e operare in modo che essi siano sempre adeguatamente informati; c) organizzarsi in modo tale da ridurre al minimo il rischio di conflitti di interesse e, in situazioni di conflitto, operare sempre in modo da assicurare da assicurare comunque ai clienti trasparenza ed equo trattamento; d) disporre di risorse e di procedure, anche di controlla interno, idonee ad assicurare l’efficiente svolgimento del servizio; e) svolgere una gestione indipendente, sana e prudente e adottare misure idonee alla salvaguardia dei diritti dei clienti sui beni affidati. L’agire in nome proprio e per conto del cliente da parte del gestore deve essere autorizzato per iscritto.

    4. Separazione patrimoniale. Gli strumenti finanziari e le somme di denaro dei singoli clienti, detenuti a qualunque titolo dal gestore costituiscono patrimonio distinto a tutti gli effetti da quello dell’intermediario e da quello degli altri clienti. Su tale patrimonio non sono ammesse azioni dei creditori dell’intermediario o nell’interesse degli stessi, né quelle dei creditori dell’eventuale depositario o sub-depositario o nell’interesse degli stessi. Le azioni dei creditori dei singoli clienti sono ammesse nei limiti del patrimonio di proprietà di questi ultimi. Per i conti relativi a strumenti finanziari e a somme di denaro depositati presso terzi non operano le compensazioni legale e giudiziale e non può essere pattuita la compensazione convenzionale rispetto ai crediti vantati dal depositario o dal sub-depositario nei confronti dell’intermediario o del depositario. Salvo consenso scritto dei clienti, il gestore non può utilizzare, nell’interesse proprio o di terzi, gli strumenti finanziari e le disponibilità liquide di pertinenza dei clienti, detenuti a qualsiasi titolo (art. 22 TUF).

  • GESTIONE DI TESORERIA

    Gestione a breve termine dei flussi finanziari generati dalle operazioni di raccolta e di impiego nell’attività di intermediazione svolta dalle banche e da altri intermediari. Alla tesoreria è assegnata la responsabilità di stimare entro un orizzonte temporale di breve periodo i riflessi delle operazioni sull’equilibrio finanziario della banca al fine di predisporre interventi idonei a bilanciare in condizioni di economicità i saldi positivi o negativi derivanti dal susseguirsi di flussi finanziari in entrata ed in uscita (rispettivamente, avanzi o disavanzi di tesoreria). La tesoreria svolge quindi la funzione di ricercare forme di investimento a breve termine remunerative per temporanee eccedenze di risorse finanziarie che diversamente rappresenterebbero per la banca attività infruttifere o a basso reddito; alternativamente ad essa spetta di individuare fonti che consentano di fronteggiare ad un costo accettabile i fabbisogni di liquidità generati dall’ordinaria gestione. La tesoreria amministra le operazioni giornaliere connesse al regolamento presso la stanza di compensazione dei saldi generati da debiti ed impegni della banca nei confronti di altre banche ed istituzioni creditizie; provvede, inoltre, alla copertura di eventuali deficit derivanti dal regolamento in compensazione ed alla gestione delle disponibilità che in questa sede si formano sui conti di deposito detenuti presso la Banca d’Italia. La necessità di fronteggiare tempestivamente squilibri dei flussi finanziari aziendali impone alla tesoreria di predisporre un certo ammontare di riserve di liquidità (v. riserve di liquidità delle aziende di credito) nella forma di impieghi di mercato monetario a breve scadenza o facilmente smobilizzabili con vendite sul mercato (depositi presso altre banche, effetti riscontabili, titoli di Stato a breve termine); ad essa sono inoltre delegate le operazioni di indebitamento a breve termine, realizzate attraverso la raccolta di depositi interbancari (v. deposito interbancario) o accedendo al credito della Banca d’Italia nella forma prevalente di anticipazioni su pegno di titoli in conto corrente o a somma e scadenza fissa (v. rifinanziamento delle aziende di credito).

  • GESTIONE FINANZIARIA

    Aspetto dell’amministrazione di un’impresa che riguarda la raccolta e l’impiego dei mezzi monetari occorrenti allo svolgimento dell’attività operativa. Ogni atto in cui si concreta l’attività di un’impresa ha come conseguenza, diretta o mediata, un’entrata o un’uscita di denaro con evidenti ripercussioni sulle disponibilità monetarie. L’esecuzione di un pagamento comporta, infatti, la necessità di disporre di mezzi monetari da utilizzare per tale scopo. Esso costituisce un fabbisogno di disponibilità o fabbisogno finanziario. Un incasso determina, invece, un aumento delle disponibilità, potenzialmente utilizzabili per far fronte ai fabbisogni finanziari dell’impresa. Compiti fondamentali della gestione finanziaria sono la previsione delle necessità finanziarie, il reperimento dei mezzi idonei a soddisfarle e l’utilizzazione di tali mezzi all’interno del sistema d’impresa. La copertura dei fabbisogni finanziari, originati dall’esercizio dell’impresa, può avvenire tramite fonti interne (autofinanziamento) o fonti esterne all’impresa (finanziamenti con vincoli di capitale o con vincolo di credito). Problema specifico della politica finanziaria di un’impresa è quello di ricercare, nell’ambito della natura, delle dimensioni e degli obiettivi dell’impresa stessa, la combinazione ottimale tra le varie fonti di finanziamento, in relazione al costo, alla durata e al vincolo di ciascuna di esse. È importante che la gestione finanziaria segua linee programmatiche tracciate con riferimento agli obiettivi dell’impresa e tenendo conto delle concrete possibilità di provvista dei mezzi occorrenti per conseguire tali finalità.

  • GESTIONE IN MONTE

    Tipologia di servizi di gestione patrimoniale caratterizzati dalla confluenza del risparmio raccolto in un fondo comune d’investimento amministrato da una SGR, la quale prende decisioni di investimento e disinvestimento in modo unitario, così che anche i rendimenti scaturenti dalla gestione siano ripartiti in maniera uniforme tra tutti i partecipanti e proporzionalmente alle quote di partecipazione al fondo. I risparmiatori non possono intervenire sulle scelte di amministrazione, potendo solo entrare ed uscire dal fondo (con sottoscrizione di quote o riscatto) che viene così definito “aperto”. La società gerente non ha altri vincoli da rispettare se non quelli inerenti al grado di rischio d’investimento e al tipo e alle qualità di titoli da inserire, per statuto, nel patrimonio del fondo (il quale potrà assumere le denominazioni di fondo azionario, obbligazionario o bilanciato).

  • GESTIONE TITOLI

    Operazione bancaria attiva che può consistere sia in un investimento di capitale proprio della banca, sia in un impiego di fondi raccolti dalla clientela. Concerne l’acquisto di titoli pubblici e privati effettuato dalle banche e rientra tra le operazioni di credito poiché, pur non rappresentando un prestito diretto a favore del venditore di titoli, riguarda sempre titoli rappresentativi di diritti di credito o di diritti di soci di società per azioni. Molteplici sono le esigenze che inducono le banche ad effettuare questi investimenti. I titoli, costituendo delle attività di facile e pronto realizzo, concorrono soprattutto alla formazione bancaria, diretta a fronteggiare in caso di bisogno le richieste di rimborso dei depositi. Le banche, poi, preferiscono sempre investire in valori mobiliari le eccedenze di disponibilità che si verificano in certi momenti, sia per usufruire di interessi, dividendi, premi ed altri diritti, sia per costituirsi una sufficiente scorta dei titoli più richiesti dalla clientela per le loro operazioni di compravendita, sia per poterli dare in cauzione a garanzia di emissioni di assegni circolari, di anticipazioni passive, di servizi di tesoreria, esattoria ecc., sia, infine, per speculare, entro certi limiti, sulle oscillazioni del corso dei titoli. In complesso, possiamo dire che con la politica di impiego in titoli le banche perseguono tre obiettivi, e cioè sicurezza del capitale investito, liquidità e reddito. Il portafoglio titoli presenta, quindi, una notevole consistenza ed occorre sempre adattare la sua composizione alle mutevoli situazioni del mercato, effettuando frequenti negoziazioni in connessione con le variazioni presenti e previste delle quotazioni dei titoli. La banca, sempre per conseguire una riduzione dei rischi dipendenti dall’amministrazione di una così ingente massa di titoli, attua il principio del frazionamento degli investimenti tra titoli pubblici e privati, tra titoli a reddito fisso e a reddito variabile, tra titoli con maggiore certezza di realizzato e con maggiore certezza di reddito, tra titoli a breve scadenza e a lunga scadenza ecc Questa diversificazione, attuata tenendo nel portafoglio una pluralità di titoli con caratteristiche diverse, costituisce uno dei canoni fondamentali di ogni politica di investimento.

  • GESTIONE VALUTARIA

    Attività economico-amministrativa, svolta dalle banche, avente per oggetto operazioni in valuta estera. Fino al 1999 l’attività delle c.d. banche abilitate (v. banca abilitata) nel mercato dei cambi e in quello dei depositi in valuta estera si è svolta nell’ambito di un regime fortemente vincolistico (v. disciplina valutaria italiana), progressivamente liberalizzato nel corso degli anni Novanta. La funzione intermediatrice del sistema bancario in campo valutario, resa possibile anche dall’obbligo di fare affluire nei conti valutari delle banche tutte le divise a disposizione delle aziende italiane esercenti attività con l’estero, era molto rilevante. Attualmente, la gestione in valuta estera delle banche assume caratteri del tutto diversi rispetto al passato, essendo venuta meno la maggior parte dei vincoli all’operatività sull’estero per i residenti e per le banche stesse. Sotto il profilo della raccolta, le principali fonti di provvista sono rappresentate dalla clientela ordinaria e dalle banche. La clientela ordinaria è costituita essenzialmente dagli investitori istituzionali e dalle imprese che intrattengono significativi rapporti con l’estero di natura commerciale e finanziaria, in minor misura dalle famiglie. I depositi sono per lo più a breve termine, ma non nella forma del conto corrente. La provvista da banche riguarda principalmente i corrispondenti esteri: essi costituiscono la fonte più rilevante di provvista, anche dopo l’inizio del processo di liberalizzazione valutaria. Il mercato interbancario dei depositi è infatti molto organizzato e sofisticato, sia dal punto di vista delle infrastrutture operative sia da quello delle modalità tecniche (strumenti di raccolta-impiego). Sotto il profilo degli impieghi, quelli interbancari hanno ovviamente grande rilevanza, ma il processo di liberalizzazione valutaria ha ampliato l’operatività nei confronti dei residenti, che possono ricevere finanziamenti anche a prescindere dall’esistenza di sottostanti operazioni commerciali e che, d’altro canto, hanno accresciuto il grado di sofisticazione delle loro esigenze, in correlazione con lo sviluppo dei processi di internazionalizzazione.

  • GESTORE DEI MERCATI ENERGETICI (GME)

    Il Gestore dei Mercati Energetici S.p.A. (GME) è la società, costituita dal Gestore della Rete di Trasmissione Nazionale S.p.A. (attualmente Gestore dei Servizi Energetici - GSE S.p.A.), a cui è affidata l’organizzazione e la gestione economica del mercato elettrico, secondo criteri di neutralità, trasparenza, obiettività e concorrenza tra produttori e che assicura, inoltre, la gestione economica di un’adeguata disponibilità della riserva di potenza.
    Con l’avvio operativo del mercato elettrico, avvenuto il 31 marzo 2004, è nato in Italia il primo mercato organizzato dell’elettricità, analogamente alle esperienze già maturate in ambito internazionale.
    La creazione di un mercato elettrico corrisponde a due esigenze ben precise:
    - stimolare la concorrenza nelle attività, potenzialmente competitive, di produzione e vendita di energia elettrica, attraverso la creazione di una piattaforma di mercato; 
    - favorire la massima efficienza nella gestione del dispacciamento dell’energia elettrica, attraverso la creazione di un mercato per l’acquisto delle risorse per il servizio di dispacciamento.
    Il mercato elettrico, comunemente indicato come “borsa elettrica italiana”, consente a produttori, consumatori e grossisti di stipulare contratti orari di acquisto e vendita di energia elettrica. Le transazioni si svolgono su una piattaforma telematica alla quale gli operatori si connettono attraverso la rete internet, con procedure di accesso sicuro, tramite certificati digitali, per la conclusione on-line di contratti di acquisto e di vendita di energia elettrica.


    Il mercato elettrico si articola nel:
    • Mercato elettrico a pronti (MPE) composto da: 

    ◦ mercato del giorno prima (MGP) dove i produttori, i grossisti ed i clienti finali idonei possono vendere/acquistare energia elettrica per il giorno successivo. Il GME è controparte centrale delle transazioni concluse sul MGP;
    ◦ mercato infragiornaliero (MI) dove i produttori, i grossisti ed i clienti finali possono modificare i programmi di immissione/prelievo determinati su MGP. Il GME è controparte centrale delle transazioni concluse sul MI;
e
    ◦ un mercato per il servizio di dispacciamento (MSD), sul quale Terna S.p.A si approvvigiona dei servizi di dispacciamento necessari alla gestione ed al controllo del sistema elettrico. Il MSD si articola in fase di programmazione (MSD ex-ante) e Mercato del Bilanciamento (MB).
    Terna è controparte centrale delle transazioni concluse sul MSD. 

    • Mercato elettrico a termine dell’energia elettrica con obbligo di consegna e ritiro (MTE): dove gli operatori possono vendere/acquistare forniture future di energia elettrica. Il GME è controparte centrale delle transazioni concluse sul MTE.
    • Piattaforma per la consegna fisica dei contratti finanziari conclusi sull’IDEX (CDE) dove vengono consegnati i contratti finanziari derivati sull’energia elettrica conclusi sull’IDEX - segmento del mercato degli strumenti finanziari derivati di Borsa Italiana S.p.A. dedicato alla negoziazione degli strumenti finanziari derivati sull’energia elettrica - relativamente ai quali l’operatore abbia richiesto di esercitare l’opzione di consegna fisica sul mercato elettrico. Il GME è controparte centrale dei contratti consegnati.
    Nell’ambito dell’organizzazione e gestione economica del mercato elettrico, al GME è affidata, inoltre, l’organizzazione delle sedi di contrattazione dei certificati verdi (attestanti la generazione di energia da fonti rinnovabili), dei titoli di efficienza energetica (cosiddetti “certificati bianchi”, attestanti la realizzazione di politiche di riduzione dei consumi energetici) e delle Unità di Emissione.
    Il GME gestisce, inoltre, ai sensi dell’Allegato A alla Delibera AEEG n. 111/06 e ss.mm.ii la Piattaforma dei conti energia a termine per la registrazione di contratti a termine di compravendita di energia elettrica conclusi al di fuori del sistema delle offerte.
    In data 15 agosto 2009 è entrata in vigore la legge 23 luglio 2009, n. 99 recante “Disposizioni per lo sviluppo e l'internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia”, con la quale, all’art. 30, viene affidata in esclusiva al GME la gestione economica del mercato del gas naturale da effettuarsi secondo criteri di neutralità, trasparenza, obiettività, nonché di concorrenza.

    © 2009 ASSONEBB

  • GESTORE DEI SERVIZI ENERGETICI (GSE)

    Il Gestore dei Servizi Energetici - GSE S.p.a. opera per la promozione dello sviluppo sostenibile, attraverso l'erogazione di incentivi economici destinati alla produzione energetica da fonti rinnovabili e con azioni informative tese a diffondere la cultura dell'uso dell'energia compatibile con le esigenze dell'ambiente.
    Il GSE concentra, in modo esclusivo, la sua azione su tali tematiche a partire dal 1° novembre 2005, quando hanno avuto efficacia le disposizioni del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dell' 11 maggio 2004 che prevedevano il trasferimento a Terna delle attività di gestione della rete di trasmissione nazionale, fino ad allora svolte dalla società Gestore della Rete di Trasmissione Nazionale S.p.a.
    A valle del trasferimento il GRTN è diventato il GSE per rendere più coerente la propria denominazione con la missione ad esso assegnata.
    Nel tempo, alle attività inizialmente attribuite al GSE dal DPCM 11 maggio 2004 :
    • svolgimento delle attività beni, rapporti giuridici e personale afferenti alle funzioni di compravendita dell'energia CIP 6 e di emissione e verifica del meccanismo dei certificati verdi;
    • svolgimento della attivita' correlate all'attuazione della Direttiva Europea 2001/77/CE in tema di promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili;
    • gestione delle partecipazioni detenute nelle societa' Gestore del Mercato Elettrico S.p.a. ed Acquirente Unico S.p.a.,
    con successive leggi e normative dei Ministeri competenti e dell'Autorità per l'Energia Elettrica e il Gas sono stati aggiunti ulteriori compiti :
    • per l'incentivare la produzione elettrica da energia solare;
    • per qualificare gli impianti di cogenerazione ad alto rendimento;
    • per facilitare la generazione elettrica distibuita sul territorio mediante il ritiro di energia e lo scambio sul posto.
    Le disposizioni emanate prevedono che GSE assicuri, oltre alla regolazione economica, anche il supporto informativo per promuovere i meccanismi di sostegno ed il corretto uso delle fonti energetiche. Le attività prevalenti del Gestore dei Servizi Energetici consistono nel garantire agli operatori il sostegno economico che le normative nazionali assicurano per lo sfruttamento delle fonti energetiche rinnovabili. L'impiego di tali fonti, senza opportuni meccanismi di sostegno, risulta infatti - in genere - ancora troppo costoso per consentirne la diffusione.
    In particolare il GSE:
    • qualifica gli Impianti di generazione elettrica Alimentati da Fonti Rinnovabili (IAFR);
    • effettua il riconoscimento del rispetto della condizione tecnica di cogenerazione;
    • emette i certificati verdi (CV) e verifica i relativi obblighi da parte di produttori ed importatori;
    • rilascia la Garanzia d'Origine (GO) per l''energia elettrica prodotta da impianti utilizzanti fonti energetiche rinnovabili o funzionanti in cogenerazione ad alto rendimento;
    • gestisce, in qualità di Soggetto Attuatore, il sistema di incentivazione dell'energia elettrica prodotta da impianti fotovoltaici e da impianti solari termodinamici;
    • ritira dai produttori e colloca sul mercato l'energia elettrica prodotta da impianti utilizzanti fonti rinnovabili e fonti a queste assimilate, per i quali sono stati sottoscritti contratti di cessione pluriennali (c.d. energia CIP 6);
    • ritira e colloca sul mercato l'energia ceduta da impianti che, in base alle disposizioni di legge tradotte nella delibera AEEG n. 280/07, cedono energia al GSE in alternativa all'accesso diretto al mercato (c.d. ritiro dedicato);
    • ritira e colloca sul mercato l'energia prodotta da nuovi impianti a fonti rinnovabili fino a 1.000 kW (200 kW per impianti eolici), che, in base alla Legge Finanziaria 2008, scelgono il meccanismo di incentivazione della tariffa onnicomprensiova in alternativa al sistema dei certificati verdi;
    • eroga il servizio di scambio sul posto dell'energia prodotta da impianti fino a 200 kW a fonti rinnovabili o funzionanti in cogenerazione ad alto rendimento (dal 1° gennaio 2009).
    L’impegno sempre più incisivo del GSE per la promozione delle fonti rinnovabili nel contesto nazionale ha determinato il suo riconoscimento quale attore di primo piano nell’attuazione delle scelte di politica energetica italiane anche a livello internazionale, sia attraverso la partecipazione a seminari e workshop che con l’adesione a organizzazioni internazionali. GSE, a oggi, ha un ruolo attivo in seno all’OME (Observatoire Méditerranéen de l'Énergie), alla IEA (International Energy Agency) e all’AIB (Association of Issuing Bodies). Nell’ambito di quest’ultima il GSE emette i certificati RECS (Renewable Energy Certificate System) validi a livello europeo.

    © 2009 ASSONEBB

  • GETTITO FISCALE

    Volume delle entrate statali derivanti dalla riscossione delle imposte e delle tasse. L’ammontare delle risorse che in tal modo vengono accumulate dallo Stato, rapportato al prodotto interno lordo (PIL), dà luogo al concetto di pressione fiscale, che indica l’incidenza delle imposte e delle tasse sulla produzione nazionale. Il gettito fiscale complessivo è la risultante delle entrate che affluiscono all’erario attraverso l’imposizione diretta, quella indiretta e quella operata con gli altri tributi minori. Diverso è il concetto di pressione fiscale che rappresenta il rapporto tra l’ammontare delle entrate realizzate dallo Stato e dagli altri enti pubblici a titolo di tributi e contributi sociali in un dato periodo temporale ed il reddito nazionale prodotto nella stessa unità di tempo.

  • GIACENZA DI CASSA

    Rimanenza di contante e titoli assimilati che, nelle banche, viene rilevata quotidianamente. Nei verbali di verifica giornaliera gli elementi costitutivi della giacenza di cassa sono: i vaglia dell’istituto di emissione; i biglietti di banca; la valuta divisionaria metallica; i vaglia e gli assegni; i vaglia; i sospesi di cassa. In senso generico la giacenza di cassa comprende spesso anche le cambiali all’incasso sia di proprietà della banca che ricevute dai clienti. Anche per questa ragione non sempre si può fare affidamento sull’intera cifra contabile della rimanenza ai fini del preventivo di cassa, del documento, cioè, che pone a confronto gli incassi ed i pagamenti previsti e le loro somme algebriche col residuo effettivo di cassa iniziale. Inoltre, non tutto il contante può ritenersi effettivamente disponibile per l’esistenza di biglietti laceri e di moneta divisionaria. I primi vengono restaurati e presentati alla banca centrale in cambio di altrettanti biglietti nuovi o vaglia. Anche la moneta divisionaria è oggetto di attenzione poiché se risultasse insufficiente la richiesta di spezzati e di biglietti di piccolo taglio da parte dei clienti che ne hanno bisogno ingenti cifre rimarrebbero infruttifere. Nelle banche con filiali, normalmente la direzione centrale, compilando una situazione generale riassuntiva dei diversi preventivi di cassa, ordina opportuni trasferimenti di fondi e autorizza le operazioni necessarie per garantire alla filiale la giacenza di cassa ritenuta indispensabile.

  • GIACENZA MEDIA DEI DEPOSITI

    Periodo medio di permanenza presso la banca dei fondi depositati. La conoscenza della giacenza media dei depositi assume grande importanza per la banca ai fini della valutazione delle possibilità di impiego dei fondi raccolti e della misura delle riserve di liquidità. La giacenza media viene determinata facendo la media aritmetica ponderata delle durate delle singole consistenze. L’utilizzo dei dati analitici giornalieri renderebbe tale calcolo estremamente complesso; sono state pertanto elaborate varie formule, ciascuna delle quali però soggetta a critiche. Una fra le più note è la seguente:

    dove Gm = giacenza media (espressa in giorni), CD + V = consistenza iniziale al tempo 0 e successivi versamenti; 13 = numero saldi mensili (dal 1° gennaio al 31 dicembre). Di norma i depositi a risparmio presentano una giacenza media molto più elevata dei conti correnti: i primi, infatti, regolati da disposizioni contrattuali che ne limitano, peraltro solo formalmente, la libera disponibilità, rappresentano una forma di investimento a breve termine con cui i depositanti perseguono prevalentemente obiettivi di remunerazione. Più specificamente, i depositi a risparmio libero presentano una minore durata media, che è invece maggiore in quelli vincolati e massima nei certificati di deposito. I conti correnti al contrario hanno carattere monetario, prevedono cioè la disponibilità a vista del deposito e svolgono funzioni di strumento di pagamento. La locuzione “giacenza media” è sovente utilizzata nell’accezione di consistenza media del deposito (v. consistenza del deposito).

  • GIACENZE MONETARIE

    Attività liquide o prontamente liquidabili senza perdite esistenti in un dato momento presso una banca. Le principali voci che compongono le giacenze monetarie sono: le disponibilità di cassa nella loro accezione più vasta; i crediti per depositi liberi presso la banca centrale; le disponibilità a vista sulla banca centrale per anticipazioni su titoli regolate in conto corrente. L’entità di queste voci non è soggetta in Italia a vincoli particolari, per cui le banche possono, entro i limiti posti da una corretta gestione della liquidità, ridurre il rapporto fra disponibilità in contanti e massa dei depositi. Tale risultato può essere conseguito anche attraverso la diffusione di moneta scritturale (assegni, bonifici, giroconti).

  • GIARDINETTO TITOLI

    Voce di gergo per designare il portafoglio di titoli obbligazionari o azionari suddiviso in valori appartenenti a diversi settori produttivi. Tale criterio di investimento ha lo scopo di minimizzare i rischi derivanti dall’eventuale andamento sfavorevole dei corsi, in quanto la diminuzione della quotazione accusata da alcuni titoli può essere compensata con l’aumento di quella degli altri. Il portafoglio così assortito, è di sotto tipico dei piccoli e medi risparmiatori. Nel caso di investitori di maggiore importanza vengono utilizzate tecniche di scelta più raffinate, tendenti a determinare una “composizione ottimale” del portafoglio titoli.

  • GILT STRIPPING

    Creazione di due strumenti finanziari negoziabili a partire da singole giltedged securities. Uno dei due nuovi titoli incorpora gli interessi e l’altro il capitale (principal). Il beneficio dello stripping sta nel fatto che entrambi i due nuovi titoli hanno un costo minore dell’originale sottostante, ma conservano di questo la durata certa. Ciò li rende convenienti e adatti come investimento a coloro che devono appaiare per scadenza impieghi e debiti o riserve tecniche (p.e. i fondi pensione e le compagnie di assicurazioni). Il Governo britannico ha organizzato nel 1997 un apposito mercato per la negoziazione dei titoli così “strippati” (v. STRIPS market)

  • GILT-EDGED MARKET

    Denominazione corrente del segmento del mercato obbligazionario britannico, sul quale vengono trattati i titoli dello Stato inglese, con l’esclusione deiTreasury bills che sono i negoziati nel mercato monetario. Gli operatori in questo mercato sono detti Gilt-Edged Market Makers (GEMM) che si riuniscono nella Gilt-Edged Market Makers Association (GEMMA).

  • GILT-EDGED SECURITIES

    Titoli a reddito fisso emessi dal Governo britannico e quotate in borsa nel gilt-edged market. Non includono i Treasury bill. Possono essere redimibili o irredimibili e alcune serie sono state indicizzate. Sono denominate gilt-edged (lett.: dal bordo dorato) in quanto titoli di prim’ordine, di cui è certo il pagamento degli interessi e il rimborso alle date prefissate. Non sono tuttavia del tutto senza rischio, essendo esposte alle fluttuazioni di borsa. La leggenda vuole che l’espressione gilt-edged venne impiegata per i titoli del Governo britannico per il fatto che i certificati cartacei che li rappresentavano avevano originariamente un bordo dorato (cioè gilt). Un’altra derivazione viene supposta dal fatto che i titoli del Governo britannico erano considerati good as (as safe as) gold, donde il termine gilts.

  • GIOCO EQUO

    E' la caratteristica che assume una scommessa, o una lotteria, nel caso in cui siano conosciute le probabilità di distribuzione dell'evento aleatorio oggetto del gioco ed in caso di esito positivo, la somma ricevuta in premio sia pari alla posta moltiplicata il reciproco della probabilità di vincita. In particolare, data la probabilità del verificarsi dell'evento aleatorio (Px), il prezzo da pagare per partecipare al gioco (B), è pari al prodotto della somma premio (S) per la probabilità di vincita (Pv).



    Al contrario la scommessa non è equa quando vi è una remunerazione o profitto (?) del gestore del gioco.



    Bibliografia

    AA.VV., Matematica Finanziaria, Monduzzi Editore, 1998

    Grinstead M. C., Snell J. L., Introduction to Probability, American Mathematical Society, 1997

    Redattore: Giuliano DI TOMMASO

  • GIORNALE NAUTICO

    Documento di bordo che il comandante della nave ha l’obbligo di tenere e conservare. Il giornale nautico si compone di quattro libri: inventario di bordo, nel quale sono descritti tutti gli attrezzi e gli oggetti che formano il corredo e (armamento della nave; giornale generale e di contabilità, nel quale sono annotate tutte le entrate e le spese riguardanti la gestione della nave (prestiti contratti e la loro estinzione, atti compiuti dal comandante e i processi verbali da lui redatti in qualità di ufficiale di stato civile, oltre che tutti gli avvenimenti straordinari verificatisi durante il viaggio e ogni altra indicazione prevista dal regolamento); giornale di navigazione nel quale sono annotati tutti i dati e i fatti inerenti alla navigazione (rotte seguite, rilievi meteorologici, manovre effettuate ecc.); giornale di carico o di boccaporto, nel quale si annotano gli imbarchi e gli sbarchi di merci, specificandone natura, qualità, quantità, numero e marche di colli, ubicazione nelle stive, data, luogo di carico e di destinazione, nome del caricatore e nome del destinatario, data e luogo di riconsegna.

  • GIORNALMASTRO

    Libro contabile strutturato in maniera da poter fungere, contemporaneamente, da “giornale” (v.libro giornale) e da “mastro”. È anche detto giornale all’americana. In esso ciascuna pagina, peraltro molto grande, contiene una colonna per la data della registrazione, un’altra per la descrizione dell’operazione e una terza colonna per l’ammontare di tale operazione. Seguono affiancate tante colonne quanti sono i conti necessari all’impresa distinti ciascuno nelle sezioni dare e avere. La somma scritta nella terza colonna viene, nello stesso rigo, riportata nel dare di un conto, o suddivisa nel dare di più conti, e nell’avere di un altro conto, o ripartita nell’avere di più altri conti (v. partita doppia). Questo se il metodo di registrazione è la partita doppia, non essendo in altri metodi necessaria la contemporanea iscrizione nel dare e nell’avere, A piè di ogni pagina si fanno i totali di tutte le colonne dalla terza, compresa, in poi: il totale di tutti i dare dei conti deve essere uguale al totale di tutti gli avere degli stessi e anche al totale della terza colonna. Ciò serve da verifica dell’esatta applicazione della partita doppia. Al giornalmastro, importato dalla pratica amministrativa americana, seguì la contabilità a ricalco sia a mano che a macchina, quella a schede perforate (v. scheda perforata) e l’elaborazione elettronica.

  • GIORNI BANCA

    È il numero dei giorni da aggiungersi alla data di esecuzione di un’operazione bancaria per ottenere la data dalla quale decorrono gli interessi sull’operazione stessa.

  • GIORNI DI GRAZIA

    In ingl. days of grace. Indica i giorni di dilazione (giorni di tolleranza) concessi dalla legge, dalla consuetudine o dalle convenzioni private per il pagamento di un’obbligazione pecuniaria.

  • GIORNI DI VIAGGIO

    Tempo che viene computato in più nel calcolo della scadenza delle divise, così indicato nel listino di alcune piazze estere, specialmente transoceaniche. L’aggiunta della dicitura “computandosi 10 giorni di viaggio”, p.e. accanto ai cambi a vista o a certo tempo vista, significa che la carta a vista si identifica con quella a 10 giorni di scadenza e quella a 30 giorni vista con quella a 30 più 10 giorni di scadenza. Sono giorni di viaggio anche quelli previsti per la presentazione al pagamento dell’assegno pagabile in luogo diverso da quello di emissione in più rispetto al termine dell’assegno pagabile nello stesso comune in cui è stato emesso (art. 32 l.ass.).

  • GIORNO DI GODIMENTO

    Termine dal quale maturano gli interessi o i dividendi su un valore mobiliare. Generalmente gli interessi vengono corrisposti posticipatamente alla fine di ogni semestre o di ogni anno. I godimenti più usuali dei titoli a reddito fisso sono: 1° gennaio; 1° aprile, 1° luglio, 1° ottobre. Il godimento dei titoli azionari è ovviamente variabile, dipendendo dalla chiusura dell’esercizio amministrativo Si distingue un godimento pieno quando un titolo ha diritto all’intero reddito di un esercizio dal godimento parziale, quando il titolo ha diritto a una frazione di tale reddito. Si ha godimento regolare quando il titolo porta unita la cedola in corso di maturazione.

  • GIORNO DI SCADENZA

    Termine in cui matura l’obbligo, per il debitore, di effettuare la prestazione alla quale è tenuto; nei rapporti di natura finanziaria indica la data entro la quale il pagamento deve essere eseguito. Nelle operazioni bancarie il giorno di scadenza può essere determinato, indeterminato con preavviso reciproco o anche a vista.

  • GIPS

    Acr. di: Global Investment Performance Standards. Nel campo dell’asset management, i GIPS (Global Investment Performance Standards) sono degli standard internazionali di presentazione delle performances storiche di un ente gestore ai clienti potenziali o a quelli già acquisiti. I GIPS derivano dallo sforzo di standardizzazione dell’AIMR (la statunitense Association for Investment Management and Research) che nel 1987 introdusse i Performance Presentation Standards (AIMR-PPS) per il mercato dell’asset management USA. All’inizio del 1999 l’AIMR (insieme con un comitato internazionale composto da rappresentanti del mondo dell’asset management, della consulenza e degli investitori istituzionali) terminò il proprio lavoro di degli standards internazionali giungendo nell’Aprile del 1999 alla pubblicazione dei GIPS. In Italia I GIPS sono stati tradotti da Assogestioni nel giugno del 1999. Loro obiettivo è di fornire al cliente una rappresentazione veritiera e una informativa piena riguardo all’attività passata del gestore per rispondere a una serie di quattro domande. a) Da chi sono generate le performance? Il concetto introdotto è quello di ente gestore (firm) che rappresenta la “fabbrica” dei prodotti di investimento gestiti; un ente gestore può essere rappresentato o da una società di investimento vera e propria (in Italia una Società di Gestione del Risparmio, SGR, oppure altra entità abilitata a gestire risparmio per conto terzi) ovvero anche una singola unità di una società di investimento dedicata ad un particolare ambito gestionale e sostanzialmente autonoma dal resto della struttura. b) Di che cosa viene misurata la performance? Si utilizza il concetto dei compositi (composites) che rappresentano le linee di prodotti venduti dall’ente gestore; ogni composito racchiude tutti i portafogli caratterizzati da comunanza di obiettivi e/o strategie di investimento; p.e. il composito “azioni Italia” potrebbe essere composto da tutti quei fondi comuni d’investimento e quei portafogli gestiti in maniera simile da un stesso ente gestore per conto della clientela e investiti in azioni italiane. c) Da che cosa sono costituiti i compositi? Il concetto richiamato è quello di portafoglio a gestione discrezionale (discretionary portfolios) derivante da un contratto con un cliente e pienamente valorizzato ai prezzi di mercato; un portafoglio è discrezionale quando il cliente (p.e. una fondazione, un fondo pensione, una moltitudine di clienti individuali che sottoscrivono un fondo comune d’investimento) non può intervenire nell’attività decisionale dell’ente gestore: le performance che con i GIPS si vogliono mostrare, infatti, riguardano unicamente il risultato della capacità gestionale dell’ente gestore. In un composito non sono ammessi pezzi di altri portafogli (cosiddetti carve-outs), p.e. la parte dei titoli azionari italiani proveniente da un fondo comune azionario internazionale. d) Come sono calcolate le performance? Si ricorre al calcolo della performance secondo il metodo di misurazione della performance timeweighted, che estrae il contributo del gestore alla crescita del portafoglio attraverso l’eliminazione dell’effetto dei conferimenti/prelievi decisi dal cliente.

  • GIRATA

    Scrittura apposta su un titolo di credito, normalmente sul dorso, con la quale il trasmittente (girante) ordina al debitore cartolare di eseguire la prestazione a favore di colui al quale il titolo è trasferito (giratario). Costituisce il mezzo esclusivo di trasferimento dei titoli di credito all’ordine e comporta la traslazione di tutti i diritti in essi incorporati. Può essere “piena” od “in bianco”: la prima, oltre alla firma del trasferente” girante, contiene l’indicazione del giratario (formula tipica: “per me pagate al signor …” seguita dalla sottoscrizione del girante), la seconda consiste soltanto nella firma del girante. Chi ha ricevuto un titolo in bianco ha varie possibilità: o di riempire la girata col proprio nome, o di riempirla col nome di un’altra persona cui venga consegnato il titolo, o di apporre una successiva girata (piena o in bianco), o di limitarsi a consegnare il titolo ad un successivo portatore. Quest’ultima alternativa fa sì che il titolo possa circolare attraverso una serie di meri passaggi manuali, come avviene per i titoli al portatore; ciò tuttavia non altera la natura di titoli all’ordine, avendo pur sempre il giratario in bianco la possibilità di ripristinare tale tipo di circolazione riempiendo la girata precedente o apponendo una nuova girata. La serie continua di girate determina la legittimazione del possessore del titolo all’esercizio del diritto: è esclusa la continuità delle girate nel caso in cui ad una girata piena non segua la girata di colui che nella precedente è indicato come giratario. La grata non può essere sottoposta a condizione, che, se apposta, si ha per non scritta. La girata parziale è nulla. Il girante, salvo diversa disposizione di legge “come nel caso della cambiale e dell’assegno bancario.” o clausola contraria risultante dal titolo, non è responsabile dell’adempimento della prestazione da parte dell’emittente. Esistono, accanto alla normale girata, due tipi particolari, la girata per incasso o per procura e la girata a titolo di pegno, le quali producono effetti limitati; con la girata “per incasso” o “per procura” il giratario non può girare il titolo se non per procura. Tale tipo di girata viene usualmente adottato dai portatori di titoli di credito cambiari che si servono dei servizi bancari per incassare i crediti incorporati nelle cambiali o negli assegni. La girata a titolo di pegno (girata in garanzia) attribuisce al giratario un diritto di pegno sul titolo. Il giratario in garanzia, in quanto non proprietario del titolo, può soltanto attribuire ad altri la facoltà di esercitare i diritti in suo nome e conto (girata per procura). Nel diritto cambiario la girata, oltre alla funzione di trasferimento del titolo, svolge anche una funzione di garanzia dell’esecuzione della prestazione; il girante è, infatti, obbligato al pagamento a favore dei successivi portatori in caso di mancato pagamento da parte del debitore principale purché (inadempimento sia accertato mediante protesto. Tale funzione può essere esclusa con l’apposizione alla girata della clausola “senza garanzia”. Oltre che per i titoli di credito “all’ordine”, la girata costituisce un mezzo di traslazione, sia pure non esclusivo, dei titoli di credito “nominativi”. Questi, infatti, salvo diversa disposizione di legge, possono essere trasferiti mediante girata, la quale tuttavia deve essere autenticata da una notaio o da un agente di cambio, deve essere datata e sottoscritta dal girante e deve contenere (indicazione del giratario. L’efficacia di tale girata è, però, limitata fra le parti, assumendo rilevanza il trasferimento nei confronti dell’emittente soltanto quando ne sia fatta annotazione sui suoi registri. Il diritto ad ottenere tale annotazione spetta al giratario che si dimostra possessore in base ad una serie continua di girate. Regole particolari vigono per la girata dei titoli azionari.

  • GIRO D'AFFARI

    Valore monetario del volume delle vendite realizzate in un determinato periodo di tempo. Il giro d’affari viene comunemente espresso col termine inglese di turnover. È un elemento segnaletico della capacità di vendita dell’impresa e, in questo senso, acquisisce un notevole rilievo fiscale, soprattutto ai fini della determinazione del regime IVA in cui ricade l’azienda e di quello contabile (ordinario o semplificato), al quale sono tenute le imprese non strutturate in forme obbligate alla pubblicazione del bilancio.

  • GIROCONTO

    Disposizione impartita alla banca, presso la quale si intrattiene un rapporto di conto corrente, di trasferire una somma da un conto ad un altro dello stesso ordinante o di un terzo. Gli ordini di giro o giroconti sono molto usati ed hanno come scopo l’eliminazione dell’uso di numerario nelle relazioni tra clienti titolari di conti correnti presso banche.

  • GIUDICE

    Organo, composto da una o più persone, cui compete di porre in essere l’attività giurisdizionale, cioè di risolvere una controversia in posizione di supremazia rispetto alle parti e con una decisione a cui dall’ordinamento è attribuita forza giuridica. Il concetto di giudice non coincide con quello di magistrato, con il quale si indica chi in genere esercita una funzione pubblica di rilievo o, più rigorosamente, chi in genere fa parte dell’organizzazione giudiziaria anche se non ha attribuzioni decisorie. La qualifica di giudice, infine, in modo improprio, è talvolta anche attribuita agli arbitri cui è demandata la decisione di una controversia (v. arbitrato, rituale e irritale).

  • GIUDIZIO

    Valutazione giuridica che il giudice, dopo aver criticamente esaminato le opposte ragioni di fatto e di diritto delle parti, compie di una determinata situazione mediante la pronuncia finale contenuta nella sentenza, così espletando la funzione giurisdizionale. Comunemente il termine è anche usato come sinonimo di processo civile o penale, cioè di quel complesso di attività attraverso le quali si esplica la giurisdizione.

  • GIUDIZIO SUI BILANCI

    L’art. 156 del TUF, comma 1, richiede che le società di revisione esprimano con apposita relazione un giudizio sui bilanci di esercizio e consolidati delle società quotate in mercati regolamentati. I giudizi possono essere: a) senza rilievi, se i bilanci sono conformi alle norme che ne disciplinano i criteri di redazione; b) con rilievi; c) negativi; d) dichiarazione di impossibilità di esprimere un giudizio. Le società di revisione devono esporre analiticamente nelle relazioni i motivi delle proprie decisioni.

  • GIURISDIZIONE

    Potestà dello Stato di rendere giustizia, cioè di dirimere le controversie civili e di irrogare le pene in caso di violazione di norme penali. In senso oggettivo indica la relativa funzione, che è, insieme con la legislazione e l’amministrazione, esplicazione della sovranità dello Stato. In senso soggettivo è intesa come il complesso degli organi a cui è attribuita la funzione suddetta, che sono autonomi rispetto agli organi investiti dalle altre due funzioni. La funzione giurisdizionale comprende il potere di decisione, cioè il potere di conoscere, di istruire e di decidere e quello di coercizione, cioè di realizzare forzatamente la tutela degli interessi e dei diritti. Attraverso la giurisdizione lo Stato persegue la realizzazione di interessi di altri soggetti e dà attuazione alla norma giuridica rimasta inapplicata. Della giurisdizione, sia in senso soggettivo che oggettivo, si possono fare diverse distinzioni. Si parla di giurisdizione ordinaria quando è esercitata da giudici ordinari per la tutela dei diritti soggettivi, mentre è speciale quando è esercitata dai giudici speciali (v. Consiglio di Stato, funzione giurisdizionale; Corte dei conti; tribunale delle acque), prevalentemente per la tutela di un interesse legittimo, La giurisdizione costituzionale giudica della legittimità costituzionale delle leggi e degli atti aventi forza di legge, sui conflitti di attribuzione fra i poteri dello Stato, fra Stato e Regioni e fra Regioni e sulle accuse al Presidente della Repubblica e ai ministri (v. Corte costituzionale). La giurisdizione penale tende a realizzare direttamente l’interesse punitivo dello Stato, mentre quella civile (nella quale è compresa la tributaria) in senso ampio tende a realizzare qualunque interesse, tranne quello punitivo dello Stato. La giurisdizione volontaria realizza un interesse senza proporsi di risolvere il contrasto con altro interesse; quella contenziosa realizza un interesse, risolvendo il contrasto fra interessi contrapposti. Il difetto di giurisdizione del giudice ordinario nei confronti della pubblica amministrazione o dei giudici speciali è rilevato, anche di ufficio, in ogni stato e grado del processo, mentre il difetto di giurisdizione del giudice italiano nei confronti dello straniero è in certi casi rilevabile di ufficio, in altri può essere eccepito solo dal convenuto. Inoltre, è previsto il regolamento di giurisdizione, col quale le parti possono chiedere che le sezioni unite della Corte di Cassazione risolvano le questioni di giurisdizione.

  • GIURISPRUDENZA

    Complesso delle decisioni emesse dai giudici nell’esercizio della funzione giurisdizionale, mediante l’interpretazione della legge e la sua applicazione al caso concreto. Nel nostro ordinamento, eccettuata l’ipotesi della Corte Costituzionale, la cui pronunzia di illegittimità costituzionale di una norma determina la sua inefficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione, le pronunzie dei giudici non hanno effetto al di fuori dei casi concreti in relazione ai quali sono emesse e, quindi, la giurisprudenza che ne risulta non costituisce precedente vincolante, ma ha un valore puramente indicativo e persuasivo. Ciò peraltro non toglie che tale valore, soprattutto quando si tratta di pronunzie della Cassazione, spieghi una qualche influenza concreta, specialmente per l’interesse dei giudici e degli avvocati a trarre conforto alle loro tesi o per l’interesse scientifico degli studiosi o, infine, per l’interesse dello stesso legislatore, che dalla maniera in cui i giudici interpretano e applicano le leggi può trarre spunto per colmare lacune legislative o per riformare le leggi. Le decisioni giurisprudenziali sono oggetto di numerose raccolte, pubblicate da diverse case editrici specializzate, che scelgono quelle più importanti o almeno ciò che di esse può interessare di più come precedente, provvedendo alla formazione di sunti o massime, predispongono gli indici e le voci, richiamano i precedenti e, infine, fanno seguire alle decisioni note e commenti, in cui l’insegnamento giurisprudenziale viene anche comparato con quello della dottrina.

  • GIUSTA CAUSA

    Evento della realtà sociale che incide dall’esterno sulle vicende di un contratto di durata o ad esecuzione continuata o ad esecuzione differita, determinandone lo scioglimento senza obbligo di preavviso e consentendo, quindi, che il recesso possa essere esercitato con effetto immediato. La giusta causa è menzionata da numerose disposizioni di legge, sia generali, come quelle contenute nel codice civile, sia speciali (p.e., la l. 15.7.1966 n. 604 in ordine allo scioglimento del rapporto di lavoro subordinato). L’avvenimento esterno, sotto il profilo strutturale, può essere il più vario, potendo consistere in un semplice fatto o in un negozio giuridico, in un evento isolato o in una complessa serie di eventi; di esso non si può dare quindi una definizione valida per tutti i casi, essendo possibile solo precisare che la valutazione sulla esattezza della causa va fatta servendosi dei parametri offerti dall’ordinamento giuridico ed adeguando le esigenze obiettive dello stesso alla concreta situazione delle parti ed alle modalità del regolamento contrattuale e del relativo svolgimento. Menzione a parte, in quanto non hanno effetto interruttivo di un rapporto giuridico patrimoniale, meritano il giusto motivo previsto dall’art. 81 c.c. in tema di risarcimento del danno per mancata esecuzione della promessa di matrimonio; la “giusta causa” prevista dall’art. 146 c.c. in tema di allontanamento del coniuge dalla residenza familiare e come attributo dell’allontanamento stesso; infi- ne, l’ipotesi prevista dall’art. 2041 c.c. e riferita all’arricchimento senza causa in danno di altra persona, la cui mancanza importa che chi si è arricchito è tenuto, nei limiti dell’arricchimento, ad indennizzare il danneggiato della correlativa diminuzione patrimoniale.

  • GIUSTIFICATIVI DI SPESA

    Documenti che dimostrano il sostenimento di determinate spese. Sono costituiti da fatture, ricevute, bollette ecc. che devono essere conservate per un periodo di tempo più o meno lungo, secondo la loro natura. Essi hanno lo scopo di documentare l’entità e il tipo di spese sostenute dai singoli uffici di fronte alla direzione o amministrazione generale o di fronte a terzi, come nel caso di verifiche fiscali o giudizi civili o penali.

  • GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA

    È l’insieme dei mezzi di garanzia offerti al cittadino leso da un atto della pubblica amministrazione.

    1. Origini. L’origine dell’attuale sistema di giustizia amministrativa risale alla Costituzione francese dell’anno VIII, la quale distinse per la prima volta le questioni relative ai rapporti tra privati, devolute ai tribunali ordinari, da quelle relative all’esercizio dei pubblici poteri attribuite ai Consigli di Prefettura e al Consiglio di Stato quando riguardassero la legittimità dei provvedimenti ministeriali, l’impugnazione da parte delle province delle decisioni dei Consigli di Prefettura e i conflitti di attribuzione tra pubblica amministrazione e tribunali. Introdotto in Italia dalle legislazioni napoleoniche, il modello francese fu ristrutturato nel 1859, distinguendo gli ambiti di competenza del giudice amministrativo da quelli del giudice ordinario. La l. 20.3.1865 n. 2248 All. E di unificazione amministrativa del Regno istituì la distinzione, diventata poi caratteristica, tra diritti soggettivi e, residualmente, ciò che la dottrina ha poi denominato interessi legittimi. Si vennero così a contrapporre da un lato le contravvenzioni e tutte le materie nelle quali si fa questione di diritti soggettivi (civili o politici) comunque vi possa essere interessata la pubblica amministrazione, per le quali era possibile il ricorso giurisdizionale al giudice ordinario (art. 2, l. 1865/2248) e, dall’altro, ogni affare non configurabile come diritto soggettivo, per il quale era ammesso solo il ricorso amministrativo alla stessa amministrazione che lo aveva messo in atto o in via gerarchica al livello gerarchico superiore (art. 3, l. 1865/2248). In pochi decenni il sistema venne più volte modificato e si giunse a istituire, a fianco dello strumento del ricorso amministrativo, una giurisdizione amministrativa con le Giunte Provinciali Amministrative (GPA), giudici di legittimità in casi tassativamente indicati dalla legge, nei confronti di atti amministrativi lesivi di interessi legittimi; con l’apertura di sezioni giurisdizionali del Consiglio di Stato (v. Consiglio di Stato, funzione giurisdizionale); con l’estensione della giurisdizione amministrativa a questioni coinvolgenti anche diritti soggettivi (laddove fosse difficile la loro distinzione dagli interessi legittimi: c.d. giurisdizione esclusiva). A fianco di questa struttura con competenze generali esistevano ed esistono tuttora) giurisdizioni speciali amministrative per speciali materie:Corte dei conti (contenzioso contabile e pensionistico), tribunale delle acque (impugnativa di atti statali relativi al regime delle acque pubbliche), commissione tributaria (contenzioso fiscale).

    2. Istituzione del TAR. In seguito a sentenze della Corte Costituzionale, le GPA vennero abolite e con la l. 6.12.1971 n.1034 si diede attuazione all’art. 125 Cost. che prevede in ciascuna Regione l’istituzione di “organi di giustizia amministrativa di primo grado”. Secondo il sistema attuale di giustizia amministrativa, il cittadino leso da un atto dell’autorità amministrativa (v. atto amministrativo) può scegliere indifferentemente la via del ricorso amministrativo o quella della giurisdizione amministrativa. In quest’ultimo caso la competenza è dei TAR in primo grado e del Consiglio di Stato in appello, secondo le modalità stabilite dalla legge, la quale fa salva in taluni casi la giurisdizione del magistrato ordinario (nelle cause penali e in tutti quei casi in cui si faccia questione di un diritto civile e politico, anche se ne è coinvolta la pubblica amministrazione o siano stati emanati provvedimenti dell’autorità amministrativa).

    3. I ricorsi amministrativi. Nel caso in cui il cittadino presenti un ricorso all’autorità amministrativa si dà inizio a un procedimento amministrativo (cioè non giurisdizionale), poiché interno alla stessa pubblica amministrazione che agisce nel proprio interesse e non come organo imparziale. I ricorsi amministrativi sono: il ricorso gerarchico proprio e il ricorso gerarchico improprio, il ricorso in opposizione e il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica. Il ricorrente, sia esso persona fisica o giuridica (quest’ultima agirà per mezzo del suo legale rappresentante), può presentare ricorso avverso un atto amministrativo qualora vanti un interesse diretto, personale ed attuale al suo riesame e purché agisca nel termine perentorio di 30 giorni (120 per il ricorso straordinario al capo dello Stato) dalla sua notificazione o dalla sua piena conoscenza. La rimessione in termini può essere deliberata solo allorché sia ravvisabile un “errore scusabile”. Il procedimento, non contenzioso, può avere per oggetto un atto tanto definitivo quanto non definitivo: nel primo caso si tratterà di un ricorso straordinario come nel caso del ricorso al Capo dello Stato, che presuppone esaurita la funzione amministrativa; nel secondo invece di un ricorso ordinario come quello gerarchico.

    3.a) Il ricorso gerarchico proprio è un rimedio amministrativo a carattere generale, che presuppone la non definitività dell’atto e l’esistenza di un organo gerarchicamente superiore a quello che lo ha emanato. Il ricorso è ammesso in un unica istanza all’organo sovraordinato (il ministro se l’atto proviene da un organo statale cui sia preposto un dirigente), sia per motivi di legittimità che di merito. Qualora l’atto lesivo sia stato esaminato da un organo collegiale, da un organo di vertice o da un ente pubblico sottratto alla gerarchia, esso non può essere oggetto di un ricorso gerarchico proprio (non esistendo un superiore), ma è passibile, nei casi previsti dalla legge, di un ricorso gerarchico improprio. E’ questo un rimedio di carattere eccezionale, a cui si può pertanto ricorrere solo nelle ipotesi tassativamente indicate dalla legge che stabilisce altresì l’autorità chiamata a pronunciarsi.

    3.b) Il ricorso in opposizione è anch’esso rimedio a carattere eccezionale, utilizzabile solo in casi tassativi, per motivi, sia di legittimità che di merito, rivolto alla medesima autorità che ha emanato l’atto impugnato.

    3.c) Il ricorso straordinario al capo dello Stato (cioè al Presidente della Repubblica), la cui origine risale al periodo delle monarchie assolute, è strumento di giustizia amministrativa a carattere generale nei confronti di atti amministrativi definitivi lesivi di interessi legittimi e diritti soggettivi, di cui si eccepisce l’invalidità per motivi di legittimità e non anche di merito. Sul ricorso si pronuncia il Presidente della Repubblica su proposta del ministro competente, previo parere obbligatorio ma non vincolante del Consiglio di Stato (una pronuncia che se ne discosti dovrà essere motivata). Il ricorso straordinario al Capo dello Stato è alternativo al ricorso giurisdizionale al fine di evitare che sul medesimo atto amministrativo impugnato si pronunci due volte il Consiglio di Stato, una volta attraverso il parere obbligatorio e la seconda in sede di appello (con evidente violazione del principio ne bis in idem). L’art. 3, comma 4 l. 21.7.2000 n.205 ha ammesso la possibilità di sospendere l’atto a richiesta del ricorrente, ove siano allegati danni gravi e irreparabili derivanti dalla sua esecuzione (codificando con ciò un principio già dichiarato dalla Corte Costituzionale). (gcl)

    4. Le riforme del processo amministrativo. Significative innovazioni sono state introdotte in materia di giustizia amministrativa a partire dal 1998. Il d.lg. 31 marzo 1998 n. 80 ha notevolmente ampliato la giurisdizione esclusiva, vale a dire la giurisdizione devoluta non in base alla natura delle posizioni soggettive coinvolte (diritti o interessi legittimi) ma per materia al giudice amministrativo, trasferendo al medesimo, innanzitutto, le controversie in materia di pubblici servizi, ivi compresi quelli afferenti al credito, alla vigilanza sulle assicurazioni, al mercato mobiliare, al servizio farmaceutico, ai trasporti, alle telecomunicazioni e ai servizi di cui alla l. 14.11.1995 n. 481. Così, in particolare le controversie: a) concernenti la istituzione, modificazione o estinzione di soggetti gestori di pubblici servizi; b) tra le amministrazioni pubblici e i gestori di pubblici servizi; c) tra le amministrazioni pubbliche e i soci di società miste e quelle riguardanti la scelta dei soci; d) in materia di vigilanza e controllo dei gestori di pubblici servizi; e) sulle procedure di affidamento di appalti pubblici di lavori servizi e forniture; f) riguardanti le attività e le prestazioni rese nell’espletamento di pubblici servizi, con la sola esclusione dei rapporti individuali di utenza con soggetti privati, delle controversie meramente risarcitorie sul danno alla persona e di quelle in materia di invalidità (art. 33 d.lg. 31.3.1998 n. 80). Ulteriori materie acquisite alla giurisdizione esclusiva sono sia l’urbanistica che l’edilizia con la precisazione che la prima concerne tutti gli aspetti dell’uso del territorio (art. 34 d.lg. 31.3.1998 n. 80). Ma la novità più significativa è rappresentata dal potere attribuito al giudice amministrativo, nel nuovo ambito di giurisdizione esclusiva di disporre, anche attraverso la reintegrazione in forma specifica, il risarcimento del danno ingiusto. (art. 35 d.lg. 1998/80). Il nuovo rito prevede in caso di accoglimento della domanda risarcitoria in primo luogo la fissazione di criteri in base ai quali l’Amministrazione o il gestore del pubblico servizio dovrà proporre il pagamento di una somma entro un congruo termine. In caso di mancato accordo l’interessato potrà, attraverso ricorso per l’ottemperanza, chiedere la determinazione della somma dovuta. L’ampliamento della giurisdizione esclusiva comporta, nelle nuove materie oggetto di devoluzione, arricchimento dello strumentario istruttorio: sono ammessi i mezzi di prova previsti dal codice di procedura civile e la consulenza tecnica d’ufficio, escluso l’interrogatorio formale e il giuramento. Viene espressamente abrogato l’art. 13 della l. 19.2.1992 n. 142 che in ambito di violazione delle norme comunitarie o nazionali in materia di appalti prevedeva, previo annullamento dei relativi atti amministrativi, la giurisdizione del giudice ordinario per il risarcimento del danno. Di poco successiva al d.lg. 31.3.1998 n. 80, sempre in tema di risarcimento dei danni causati dalla attività della pubblica amministrazione, va segnalata la sentenza della Corte di Cassazione n. 500/1999 in quanto rappresentata una svolta epocale a proposito della risarcibilità degli interessi legittimi. La Corte Suprema infatti, superando una giurisprudenza “pietrificata” sul punto, ammette per la prima volta che la lesione di un interesse (legittimo) meritevole di tutela sia risarcibile, purché sia adeguatamente dimostrata la fattispecie costitutiva dell’illecito. A quanto sopra viene aggiunto che la tutela risarcitoria può essere accordata anche indipendentemente dalla pronuncia di annullamento dell’atto che l’interesse legittimo abbia leso. Sembra venire meno dunque, il tradizionale riparto fondato sulla distinzione diritti soggettivi-interessi legittimi originato dalla legge 20.3.1865 n. 2248 Allegato E) abolitrice del contenzioso amministrativo. Sennonché la dichiarazione di illegittimità costituzionale, per eccesso di delega, dell’art. 33 del d.lg. 31.3.1998 n. 80 (C. Cost. 17 luglio 2000 n. 292) accelera vertiginosamente l’approvazione della riforma del processo amministrativo, varata dopo appena quattro giorni con la l. 21.7.2000 n. 205. Si tratta di riforma che, pur non sostituendo il testo della l. 6.12.1971 n. 1034, vi innesta consistenti modifiche. Così, per citare soltanto i più rilevanti, in materia cautelare, sebbene continui a non essere prevista la possibilità del ricorso d’urgenza ante causam, è ora, ammesso il provvedimento cautelare presidenziale, anche inaudita altera parte. E’ disciplinata la ottemperanza alle ordinanze cautelari, il termine per il loro appello trova una disciplina autonoma (60 giorni dalla notificazione della ordinanza, ovvero 120 giorni dalla comunicazione del deposito della stessa). La fase cautelare, unitamente alla decisione sui mezzi istruttori, diventa la possibile “finestra” di passaggio al merito: è l’ipotesi della decisione in forma semplificata che, fermo il requisito della completezza del contraddittorio, il giudice amministrativo può adottare d’ufficio qualora ravvisi la manifesta fondatezza, ovvero la manifesta irricevibilità, inammissibilità, improcedibilità o infondatezza del ricorso. In tal caso si ha accelerazione o metamorfosi del rito e la sentenza è redatta con succinta motivazione. Ulteriore significativa innovazione è rappresentata, in linea con la anzidetta trasformazione del rito, dall’articolazione delle forme di tutela giurisdizionale. Accanto alle tradizionali ipotesi del giudizio sul merito a cognizione piena ed esauriente e del giudizio cautelare articolato sul rito camerale, si affiancano, infatti, forme di tutela sommaria e riti speciali, in quanto abbreviati rispetto a quello ordinario. 5. Riti sommari. Tra i riti sommari vi è, innanzitutto, quello ingiunzionale previsto per le controversie in materia di giurisdizione esclusiva avente ad oggetto diritti soggettivi di natura patrimoniale; nello stesso ambito, inoltre, sono ammesse, inoltre, le ordinanze provvisionali ai sensi dell’art. 186 bis e 186 ter c.p.c. (art. 8 l. 21.7.2000 n. 205). Analogo rito sommario è previsto in caso di rinuncia al ricorso, cessazione della materia del contendere, estinzione del giudizio e perenzione (art. 9, l. 21.7.2000 n.205). 6. Riti abbreviati. Tra i riti abbreviati, si segnala, oltre alla già vista trasformazione della fase cautelare in giudizio sul merito, quello di cui all’art. 23 bis l. 6.12.1971 n. 1034 applicato ad un intero gruppo di controversie delimitate per materia (che in parte inglobano le controversie già previste dall’art. 19 del d. l. 25.3.1997 n. 67) caratterizzato dalla dimidiazione dei termini (salvo quelli per la proposizione del ricorso) da una ipotesi di trasformazione del rito differenziata rispetto a quella comunque prevista dal rito abbreviato della decisione in forma semplificata, dalla pubblicazione del dispositivo entro 7 giorni dalla data dell’udienza, dalla scomparsa del termine annuale per la proposizione dell’appello (ridotto a 120 giorni dalla pubblicazione della sentenza), dalla possibilità di proporre appello, al fine di ottenere la sospensione dell’esecuzione della sentenza, con riserva dei motivi. Il rito abbreviato in questione si applica alle seguenti materie: incarichi di progettazione e attività correlate; procedure di aggiudicazione, affidamento ed esecuzione di opere pubbliche, ma anche di servizi pubblici e forniture, ivi compresi i bandi di gara gli atti di esclusione dei concorrenti oltre che quelli relativi alle procedure di occupazione e di espropriazione delle aree relative; provvedimenti delle autorità amministrative indipendenti; provvedimenti relativi alle procedure di privatizzazione o dismissione di imprese o beni pubblici oltre che quelli relativi alla costituzione, modificazione o soppressione di società, aziende e di istituzioni; provvedimenti di nomina adottati previa delibera del Consiglio dei Ministri ai sensi della l. 23.8.1988 n. 400; provvedimenti di scioglimento degli enti locali e connessi concernenti la formazione e il funzionamento degli organi. Tra i riti abbreviati si segnala ancora quello avverso il silenzio dell’Amministrazione, rito camerale da definire entro termine a cadenza fissa (30 giorni dal deposito del ricorso oppure dalla data fissata per eventuali adempimenti istruttori), con abbreviazione dei termini per l’appello. In caso di totale o parziale accoglimento del ricorso di primo grado, il giudice ordina all’Amministrazione di provvedere di norma entro un termine non superiore a 30 giorni. Qualora l’Amministrazione resti inadempiente il giudice, su richiesta di parte, nomina un Commissario che provvede in luogo della amministrazione. Il Commissario, prima di provvedere in via sostitutiva, dovrà accertare se anteriormente al suo insediamento l’Amministrazione abbia comunque provveduto. Sempre tra i riti abbreviati va rammentata la previsione che il ricorso in materia di accesso documentale, già previsto dall’art. 25 della l. 7.8.1990 n. 241 quale rito abbreviato autonomo rispetto alla impugnativa giurisdizionale, possa essere proposto anche quale incidente del ricorso principale, con istanza presentata al Presidente e depositata presso la segreteria della Sezione a cui è assegnato al ricorso, previa notifica all’Amministrazione e ai controinteressati. In tal caso il ricorso viene deciso non con sentenza, ma con ordinanza istruttoria adottata in Camera di Consiglio (art. 1 l. 21.7.2000 n.205). Gli artt. 33, 34 e 35 interessati dalla pronuncia della Corte Costituzionale 17 luglio 2000 n. 292 sono stati quasi letteralmente ritrascritti dall’art. 7 della l. 21.7.2000 n.205. Significativa la modifica introdotta, tuttavia, all’art. 35, nella parte in cui integra l’art. 7 della l. 6.12.1971 n. 1034: il giudice amministrativo ha sempre cognizione (e non come in precedenza soltanto nelle materie di giurisdizione esclusiva) su tutte le questioni relative all’eventuale risarcimento del danno e agli altri diritti patrimoniali consequenziali. Tale ultima espressione (“e gli altri diritti patrimoniali consequenziali”) potrebbe far pensare oltre che ad una sorta di “rivincita” del giudice amministrativo nei confronti dello spazio di giurisdizione autoaffermato dal giudice ordinario in materia di risarcimento degli interessi legittimi con la sentenza n. 500/1999 citata, alla intenzione del legislatore di superare le aperture prospettate nella sentenza predetta, inerenti al venir meno della pregiudizialità amministrativa (annullamento dell’atto lesivo) rispetto alla tutela risarcitoria. Se oltre che la giurisdizione assegnata dal nuovo testo dell’art. 7, l. 6.12.1971 n. 1034 non è esclusiva e dunque sembra rivestire carattere alternativo rispetto a quella ipotizzata dalle Sezioni unite della Cassazione. Non sembra da escludersi, dunque, la possibilità di adire il giudice amministrativo per l’annullamento e il risarcimento, oppure il giudice ordinario per il risarcimento, quando l’annullamento non sia più proponibile (per decorso del termine) o perché già in precedenza improponibile (si pensi al caso di danno da ritardo nella adozione di atto poi effettivamente adottato). 7. Attività istruttoria. Quanto all’attività istruttoria, nelle controversie devolute alla giurisdizione esclusiva è confermata la possibilità di assumere i mezzi di prova previsti dal codice di procedura civile, esclusi l’interrogatorio formale ed il giuramento, oltre che di disporre consulenza tecnica d’ufficio (art. 7, comma 3 l. 21.7.2000 n. 205). Significativa l’introduzione dell’attività istruttoria delegata: la decisione sui mezzi istruttori, compresa la consulenza tecnica può essere adottata oltre che dal Presidente della Sezione da un Magistrato da questi delegato; in alternativa essa è disposta dal Collegio mediante ordinanza con la quale viene contestualmente fissata la data della successiva udienza di trattazione del ricorso (art. 1, comma 2, l. 21.7.2000 n. 205). Come già rammentato, la decisione sui mezzi istruttori può essere una delle “finestre” di trasformazione del rito attraverso la definizione immediata del ricorso con decisione in forma semplificata. In ipotesi di annullamento con rinvio della sentenza appellata avanti il Consiglio di Stato la prosecuzione del giudizio avanti il Tribunale Amministrativo è accelerata tramite la fissazione d’ufficio dell’udienza pubblica da tenere entro 30 giorni dalla pubblicazione della sentenza con la quale è disposto il rinvio (art. 11, l. 21.7.2000 n. 205). La novella conferma la immediata esecutività delle sentenze di primo grado, non sospese dal Consiglio di Stato in quanto per la loro esecuzione è previsto l’esercizio da parte del Tribunale Amministrativo dei poteri inerenti al giudizio di ottemperanza al giudicato di cui all’art. 27, 1° comma n. 4 del TU sul Consiglio di Stato. 8. Notifiche. Per quanto attiene alle effettuazioni delle notifiche, il Presidente del Tribunale può disporre che la notifica del ricorso o di provvedimenti sia effettuata con qualunque mezzo idoneo, compresi quelli per via telematica o telefax ai sensi dell’art. 151 c.p.c. Con decreto del Ministero della Giustizia 13.2.2001 n. 123 è stato adottato il regolamento sull’uso di strumenti informatici e telematici nel processo civile, amministrativo e nel processo dinanzi alle sezioni giurisdizionali della Corte dei conti. Sulla scorta della disciplina dei documenti informatici di cui al d.p.r. 10.11.1997 n. 513 viene disciplinata la formazione, comunicazione e notificazione di atti mediante documenti informatici attraverso il c.d. sistema informatico civile. L’art. 18 del d.m. in esame prevede che la disciplina per il processo civile si applichi, in quanto compatibile, anche al processo amministrativo e ai processi innanzi alle sezioni giurisdizionali della Corte dei conti.

  • GIVE UP

    Procedura attraverso cui la compensazione e garanzia dei contratti conclusi da un operatore ammesso alle negoziazioni sul mercato IDEM (negoziatore) per conto di un proprio committente viene effettuata da un diverso operatore (compensatore), designato dal committente stesso. L’operatore che svolge la funzione di compensatore deve essere aderente (generale o individuale) alla Cassa di compensazione e garanzia. Per ciascun contratto di give-up il negoziatore e il compensatore definiscono, rispettivamente, il codice-negoziatore e il codice-compensatore identificativi del contratto medesimo.

  • GLAMOUR STOCKS

    Espressione di gergo con cui si designano i titoli più richiesti del listino di borsa secondo la terminologia anglosassone. I glamour stocks appartengono a società nuove o più avanzate tecnologicamente e sono, quindi, al centro di manovre speculative che consentono la realizzazione di profitti notevoli e repentini.

  • GLASS-STEAGALL ACT

    Termine indicante l’insieme dei provvedimenti contenuti nel National Banking Act emanato negli Stati Uniti nel 1933 che sanciscono la separazione istituzionale tra attività bancarie in senso lato (commercial banking) e attività di sottoscrizione e collocamento di titoli (investment banking). Le norme principali, in quanto afferenti l’attività di intermediazione in titoli, sono le Sections 20,16, 21 e 32. L’art. 20 proibisce alle commercial banks membri del Federal Reserve System di avere società affiliate operanti nel settore mobiliare, in quanto non si ammettono collegamenti proprietari di alcun tipo con organizzazioni impegnate inattività di emissione, sottoscrizione e vendita al pubblico di azioni, obbligazioni e titoli di eredito in genere. L’art. 16 pone una serie di vincoli all’attività intitoli svolta direttamente dalle banche stesse; queste ultime devono limitarsi esclusivamente all’acquisto e alla vendita di azioni ed obbligazioni per conto della clientela (c.d. discount brokerage). Esse, inoltre, non possono sottoscrivere nuove emissioni, eccezion fatta per le obbligazioni emesse dal Governo federale, dagli enti governativi e dagli enti locali. Le stesse limitazioni valgono per le banche statali membri del Federal Reserve System (state-chartered banks). L’art. 21 vieta a qualsiasi persona, ente o società di impegnarsi nell’attività in titoli se, nel contempo, accetta depositi in conto corrente, di risparmio, o altre passività a vista. Tale articolo circoscrive l’operatività intitoli anche alle insured non member banks (banche non appartenenti al Federal Reserve System che tuttavia assicurano i propri depositi presso la FDIC, pur non estendendolo espressamente alle loro affiliate o partecipate. L’art. 32, infine, dispone che nessun funzionario, impiegato o socio di alcuna organizzazione impegnata prevalentemente nell’emissione o sottoscrizione di titoli, possa essere contemporaneamente impegnato in qualità di funzionario, direttore, impiegato o socio in una banca membro, se non previo ottenimento di uno specifico permesso federale. Dalla lettura dei provvedimenti elencati si ricava la sostanziale inesattezza dell’affermazione secondo cui il Glass-Steagall Act precluda completamente alle commercial banks l’attività in valori mobiliari; essi, in effetti, riconoscono a tali istituti la facoltà di eseguire ordini di compravendita di titoli e azioni senza rivalsa, esclusivamente per conto della clientela, senza assumere in nessun caso posizioni in proprio, e di sottoscrivere obbligazioni del Governo federale, dei governi statali e di ogni altra entità pubblica. Quanto alle motivazioni che hanno spinto all’emanazione del Glass-Steagall Act, quelle fondamentali sembrano ritenersi le seguenti: l’esigenza di raggiungere e mantenere un sufficiente grado di stabilità all’interno del settore delle commercial banks; la volontà di neutralizzare i potenziali conflitti d’interesse all’interno di istituzioni abilitate ad effettuare contemporaneamente operazioni bancarie “tradizionali” e attività di investment banking; la convinzione che le operazioni in titoli svolte dalle banche siano suscettibili di esasperare la volatilità del mercato e minare, di conseguenza, la stabilità economica del paese. Un ulteriore fattore è rintracciabile, con ogni probabilità, nella necessità di porre freno agli abusi riscontrati in molte operazioni in titoli effettuate dalle affiliate delle banche commerciali alla fine degli anni Venti. Negli ultimi tempi, a circa sessant’anni dall’introduzione del Glass-Steagall Act, il sistema bancario statunitense sta comunque subendo profonde modifiche; è stato infatti presentato, nel febbraio del 1991, un piano di riforma elaborato dal Tesoro e intitolato Deposit insurance studies and recommendation for financial services reform. Tale piano costituisce un importante strumento di intervento sulla struttura del settore ai fini, da un lato, di consentire il superamento della grave crisi che lo ha caratterizzato in epoca recente, culminata in una serie di fallimenti che hanno interessato istituti di dimensioni via via crescenti e che hanno comportato interventi statali di salvataggio per ammontari elevatissimi, dall’altro di migliorare il livello di competitività delle banche sia all’interno, nei confronti di altre istituzioni, sia all’esterno, rispetto alle banche giapponesi, tedesche ecc. I punti essenziali della riforma concernono l’abolizione della specializzazione funzionale fra banche e securities firms attraverso l’autorizzazione, concessa alle prime, alla costituzione di gruppi polifunzionali diversificati anche nell’area dell’intermediazione mobiliare. Numerose disposizioni contenute nel Glass Steagall Act e nel Bank Holding Company Act sono state abrogate nel novembre 1999 con la promulgazione del Financial Services Modernization Act.

  • Gli assegnati della Rivoluzione francese

    Vediamo come nella storia ci siano stati diversi tentativi di mettere in atto sistemi molto simili alla moneta fiscale ripercorrendo le vicende di uno di questi: gli “assegnati” della Rivoluzione Francese.

    Già prima della Rivoluzione le casse dello stato francese erano esauste e il debito assommava ad una somma compresa fra i 4 ed i 5 miliardi di lire francesi, causato per circa la metà dai costi della guerra contro l’Inghilterra in appoggio alla rivoluzione americana.

    Per cercare di arginare la situazione l’Assemblea nazionale Costituente, dietro proposta dell’allora deputato Talleyrand, il 2 novembre 1789 decise che i beni del clero, valutati sui 2 miliardi di lire francesi, fossero messi a disposizione della nazione e con i decreti del 19 e 21 dicembre ne affidò la vendita alla “Caisse de l’Extraordinaire”.

    schermata-2017-05-14-alle-08-48-35Il problema fu che l’alienazione di una massa così cospicua di beni immobiliari abbisognava di tempi lunghi mentre le esigenze finanziarie dello stato si facevano sempre più drammatiche. Si trovò quindi la soluzione nell’emissione di biglietti, chiamati “assignat” (assegnati), rappresentanti una parte dei beni messi in vendita e che dovevano essere obbligatoriamente usati per pagare i beni stessi una volta messi all’incanto. In tal modo lo stato avrebbe incassato subito moneta corrente con cui pagare i debiti che andavano in scadenza per poi incamerare nuovamente i biglietti emessi al momento della vendita dei beni confiscati al clero. Nel mentre i possessori di quei biglietti erano garantiti dai beni stessi e ricevevano inoltre un interesse del 5%.

    La prima emissione, nel dicembre 1789, fu di 140 milioni di lire francesi. Gli assegnati emessi erano di 1000 lire cadauno, destinati quindi non ad un vasto pubblico ma, per così dire, a “investitori istituzionali”, intesi come persone facoltose desiderose di partecipare alla compravendita dei beni immobiliari confiscati o interessati al rendimento dei biglietti stessi, considerata la garanzia che ne copriva il rimborso.

    Nell’aprile 1790 una nuova emissione per 400 milioni di lire fu accompagnata dalla diminuzione del tasso interesse dal 5% al 3% ma soprattutto dall’autorizzazione al Tesoro di usare gli assegnati per pagare le spese correnti.

    L’operazione, che prima aveva caratteristiche che la facevano assomigliare ad una moderna cartolarizzazione, diventò quindi molto simile alle attuali proposte di moneta fiscale, in quanto emissione di “moneta” a copertura di spese pubbliche, garantita da future entrate dello stato, ma con in più addirittura la garanzia reale su beni immobiliari e pure la corresponsione di un interesse sulle somme versate. Ebbene, che cosa andò storto e perché?

    Jacques Necker, l’allora ministro delle finanze, contrario alla trasformazione degli assegnati in vera e propria moneta, si dimise a settembre del 1790, nel mentre ad ottobre vennero emessi nuovi assegnati per altri 800 milioni di lire francesi, seguiti nei mesi seguenti da emissioni più o meno grandi volte a coprire le spese statali e con tagli sempre più piccoli per favorirne la diffusione presso tutta la popolazione.

    La continua emissione di biglietti e lo scarso ritiro degli stessi da parte dello stato, per la lentezza della vendita del patrimonio immobiliare confiscato, portò ben presto alla sfiducia del pubblico, già segnato dal fallimento del “sistema di Law”, nella nuova moneta cartacea. Gli assegnati persero valore in maniera sempre più veloce: dal 1790 al 1793 si svalutarono del 60% mentre le emissioni raggiunsero i 2,7 miliardi di lire a settembre 1792, 5 miliardi nell’agosto 1793 e 8 miliardi all’inizio del 1794.

    schermata-2017-05-14-alle-08-48-46Nel mentre leggi su leggi si affastellavano nell’illusione di sostenere a qualunque costo il valore degli assegnati: l’8 aprile 1793 un decreto stabilì che tutti gli acquisti e contratti dello stato fossero regolati solo in assegnati, l’11 aprile venne esteso l’uso obbligatorio degli assegnati al settore privato, il 21 aprile si previde la condanna a morte per chi stampava assegnati falsi, il 27 giugno un altro decreto chiuse provvisoriamente la Borsa di Parigi, stabilì la sospensione dei tassi di cambio e comminò sanzioni severe a chi effettuava transazioni in oro, argento con parità diverse dal cambio fisso ufficiale, l’8 settembre chi non accettava in pagamento assegnati divenne punibile con la morte, il 13 novembre fu vietato il commercio con l’uso di metalli preziosi come contropartita, nel mentre fu destinata al rimborso degli assegnati la vendita di altri beni demaniali ed il contributo straordinario di un quarto sulle rendite annue di ogni cittadino.

    Quando il 19 febbraio 1796 il Direttorio della repubblica francese decise di terminare il sistema degli assegnati e di bruciare pubblicamente in place Vendôme le tavole di stampa, i punzoni, i timbri e tutto il materiale usato per fabbricarli, le emissioni erano arrivate ad un totale di 45 miliardi contro i 2 miliardi previsti inizialmente.

    Nel mentre i beni demaniali posti all’incanto, che erano la base di tutta l’operazione, furono venduti in moneta svalutata favorendo le persone facoltose che potevano fare incetta di assegnati dalla povera gente.

    Il fallimento degli assegnati e del precedente sistema di Law provocò un ricordo così indelebile nei francesi che la sfiducia verso i moderni mezzi di pagamento di cartamoneta si rivelò una delle cause del ritardo della finanza del paese rispetto alla Gran Bretagna, ritardo che consentì a Londra di diventare, nel XIX secolo, la principale piazza finanziaria mondiale.

    Fonte: http://www.econopoly.ilsole24ore.com/2017/05/14/breve-storia-triste-della-moneta-fiscale-gli-assegnati-della-rivoluzione-francese/

  • GLOBAL BOND

    Con questa espressione si intende un titolo che viene trattato simultaneamente allo stesso prezzo sul mercato mondiale. Esso è emesso con l’intento di agevolarne il collocamento su scala mondiale, in maniera da attingere liberamente a aree di vasta domanda. Ai global bonds ha fatto ricorso per la prima volta la Banca mondiale nel 1989. Solo nel 1992 si sono avute le prime emissioni da parte di uno stato sovrano (Finlandia) e da parte di un gruppo privato (Matsushita Electric). Le emissioni di global bonds presentano quattro fondamentali caratteristiche. 1) L’elevato ammontare; p.e. la Repubblica Italiana si indebitò nel settembre 1993 per 5,5 miliardi di dollari USA (la più grande emissione obbligazionaria realizzata fino a quel momento). Il forte volume emesso garantisce di per sé una certa liquidità dell’operazione in quanto il flottante è senz’altro ingente. 2) Permette di superare (previo accordo con le relative autorità di controllo) le segmentazioni dei mercati dei capitali dovute alle eterogeneità nella regolamentazione. Queste peculiarità si esplicano nell’obbligare l’emittente che intenda offrire titoli all’interno di un mercato nazionale a rispettare talune laboriose procedure formali. In conseguenza, l’impossibilità di accedere sin dall’inizio ad alcuni mercati limita notevolmente le capacità di collocamento dell’emissione (ciò si verifica con le normali emissioni dl euro-obbligazioni). Invece impiegando dei global bonds l’emittente provvede ad ottemperare unicamente ad alcune speciali procedure eventualmente previste da alcuni paesi, oppure raggiunge degli accordi con le autorità di controllo interessate in maniera da alleviare il carico degli adempimenti formali. In ciascun paese destinatario dell’emissione “globale”, i titoli verranno in seguito trattati come strumenti del mercato “interno”. 3) Generalmente ai global bonds viene garantita l’esenzione da ogni forma di trattenuta alla fonte, in modo che i proventi derivanti dal loro possesso rientrino comunque nel sistema di tassazione ordinario di ogni singolo paese. 4) I global bonds vengono continuativamente trattati sui principali mercati finanziari internazionali, con un mercato secondario quindi dall’elevata profondità, spessore e liquidità.

  • GLOBALIZZAZIONE DELL'ECONOMIA

    Processo che si innesca in un dato settore industriale allorché, dall’integrazione delle attività di un’impresa su basi mondiali (concentrazione globale di attività o coordinamento di attività decentrate a livello globale), derivino notevoli vantaggi in termini competitivi e la capacità di offrire un valore sul mercato in modo più efficiente rispetto alla concorrenza (basso livello dei costi) o con elementi di specificità (grado di differenziazione). Infatti le caratteristiche del processo di globalizzazione sono legate ai costi e benefici relativi alla configurazione e coordinamento globali di ogni attività dell’impresa (v. strategia globale). Fattori che possono favorire la concentrazione sono le economie di scala e il controllo della curva di apprendimento, il vantaggio comparato posseduto da determinate localizzazioni e i vantaggi di coordinamento a queste connessi. Possono invece favorire il decentramento fattori come l’esistenza di bisogni locali diversi, barriere tariffarie, facilitazioni nelle operazioni di marketing e nello sviluppo del know-how, rischi di cambio o politici ecc Il coordinamento di attività decentrate consente alle imprese di un settore di mettere a frutto il know-how, individuare anticipatamente i segnali di cambiamento, reagire allo spostamento dei vantaggi comparati per variazioni dei tassi di cambio o costi dei fattori, consolidare l’immagine di marca, servire i clienti multinazionali qualunque sia la loro ubicazione, aumentare il potere contrattuale rispetto alle autorità, rafforzare la flessibilità delle risposte competitive. L’impresa globale può distribuire le proprie attività là dove si creano i vantaggi competitivi, separandole dalla sede, tuttavia molti vantaggi competitivi (economie di scala, specifiche competenze, differenziazioni) sono legati al modo in cui vengono gestite le attività, più che al luogo. I vantaggi competitivi tradizionali tendono a essere più instabili per la diminuzione del contenuto di lavoro in molti settori, la crescente globalizzazione dei mercati delle materie prime e l’espansione delle tecnologie, per cui sono sempre più richieste capacità di conversione dei vantaggi comparati in vantaggi derivanti da un approccio globale (come hanno dimostrato le industrie giapponesi). La globalizzazione di un settore industriale può dipendere da motivi esogeni (trasferimento di tecnologie, modificazione dei bisogni, imposizioni governative, sviluppo infrastrutturale) o dalla globalizzazione di settori a valle (è il caso del settore della componentistica per auto e di quello delle automobili). Altre vie possono essere la diminuzione di costi legati alla variazione dei prodotti progettati e realizzati in un’unica unità secondo le esigenze locali, l’aumento dell’omogeneità del prodotto attraverso la progettazione di un prodotto che presenti le specificità domandate da ogni paese di rilievo, o infine l’omogeneizzazione della domanda mondiale mediante riposizionamento. Nei settori globali la leadership è detenuta generalmente dalle imprese che sono partite per prime ottenendo vantaggi in termini di scala e di apprendimento tali da rendere difficile una competizione con esse (è il caso di aziende come la IBM, la Boeing, la Kodak). Alcuni leader globali sono partiti sulla base di vantaggi detenuti nel mercato nazionale, convertendoli in vantaggi competitivi rilevanti sul piano mondiale, investendo in modo notevole nel rinnovo degli impianti e nella ricerca e sviluppo (è quanto ha fatto la Toyota). D’altra parte nuove tecnologie, che determinano modificazioni nella struttura, possono eliminare i vantaggi acquisiti e annullare la leadership globale.

  • GLOBALIZZAZIONE: ASPETTI ECONOMICI, FINANZIARI E DI REGOLAMENTAZIONE (ENCICLOPEDIA)

    Abstract

    Dagli anni ottanta, le politiche economiche nazionali, il progresso tecnologico e l’abbattimento dei costi di trasporto hanno favorito un aumento della liberalizzazione degli scambi commerciali e delle transazioni finanziarie. Questo processo è definito con il termine globalizzazione, ovvero un processo di accrescimento, a livello mondiale, delle relazioni tra sistemi economici, giuridici, sociali e culturali di tutto il mondo. Essa promuove l’abbattimento di tutte le forme di restrizione agli scambi commerciali che impediscono o riducono il livello di integrazione economica e monetaria e dei fattori produttivi (capitale e lavoro). Parallelamente ad una globalizzazione dell’economia, si assiste ad una globalizzazione di tipo giuridico derivante da una ridefinizione degli assetti normativi dei principali soggetti pubblici internazionali. Gli aspetti monetari, il loro impatto sull’economia reale e l’attività di regolamentazione che ne deriva, risultano combinati all’interno dei processi di liberalizzazione del commercio internazionale, di finanziarizzazione dell’economia e di progressivo trasferimento della sovranità nazionale verso organizzazioni economiche internazionali (quali ad esempio Fondo Monetario Internazionale - FMI, Banca Mondiale e World Trade Organization - WTO).

    Economia Mondiale e Globalizzazione

    Da un punto di vista economico la globalizzazione è la tendenza dell’economia a diventare globale. L’economia assume caratteri sempre più sovranazionali derivanti da una quota crescente di attività economica tra soggetti geograficamente lontani. Il commercio internazionale, dunque, insieme agli Investimenti Diretti Esteri (IDE), rappresenta uno dei parametri fondamentali per comprendere la globalizzazione economica. Nel secondo dopoguerra è costantemente cresciuto a tassi elevati, aumentando il grado di apertura internazionale delle economie nazionali. Tale grado di apertura commerciale viene calcolato come il rapporto tra la somma delle esportazioni (X) e delle importazioni (T) sul Prodotto Interno Lordo (PIL):

    Open= X+T/PIL (1)

    Un elevato grado di apertura del mercato nazionale al commercio internazionale, se da un lato garantisce al paese una più facile reperibilità dei fattori produttivi di cui necessita e di cui è sfornito, dall'altro espone il paese stesso alle ripercussioni di eventuali crisi economiche originate in altri Stati e successivamente propagatesi a livello internazionale. Il commercio internazionale cresce dal secondo dopoguerra in poi, grazie anche alla riduzione dei dazi sulle merci e dei costi di trasporto. La convergenza verso un’economia più globale si evidenzia anche a partire dagli anni ottanta nelle politiche di riduzione delle restrizioni in materia di investimenti diretti esteri (IDE) dei Paesi dell’ Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), come mostrato dalla Tab.1:

    Fonte: UNCTAD.

    L’incremento del flusso dei beni, dei capitali e dei servizi è da ascrivere anche all’innovazione tecnologica (vedi new economy), alla riduzione dei costi di trasporto e al crollo delle economie pianificate a partire dalla fine degli anni ottanta. Tale incremento contribuisce ad attenuare le distanze fisiche, mettendo più facilmente a contatto economie nazionali caratterizzare da notevole diversità nella dotazione di fattori produttivi. In particolare, la riduzione dei costi di trasporto e comunicazione riesce a facilitare la specializzazione produttiva, il movimento internazionale dei fattori produttivi e facilita le operazioni di delocalizzazione.

    Aumentando l’apertura internazionale delle varie economie, si accrescere anche l’esposizione agli shocks esterni. Essendo le economie nazionali maggiormente interdipendenti, ogni riduzione dell’attività economica in una di esse, qualunque ne sia la causa, si trasmette più facilmente alle altre economie, proprio attraverso i legami internazionali che le uniscono (vedi la crisi dei mutui Subprime). Inoltre il commercio internazionale fra paesi sviluppati e paesi in via di sviluppo implica un aumento dei differenziali di retribuzione fra lavoro qualificato e lavoro non qualificato (come afferma il teorema Stolper-Samuelson). La globalizzazione non è un processo uniforme. Segmenti significativi della popolazione mondiale non sono toccati affatto dalla globalizzazione o sono largamente esclusi. Ciò ha evidenti effetti anche sul reddito mondiale in termini distributivi.

    Per alcuni studiosi, questo fenomeno non è affatto nuovo ma rappresenta, di fatto, un ritorno al periodo precedente la prima guerra mondiale, caratterizzato da un progressiva globalizzazione dei mercati, della produzione e della finanza (vedi Gilpin 2009).

    Finanziarizzazione dell’Economia

    La globalizzazione economica può essere suddivisa in due ambiti distinti. Il primo riguardante la globalizzazione reale (relazione fra beni, servizi e fattori produttivi reali), il secondo riguardante la globalizzazione finanziaria (relazione tra attività finanziarie). In particolare, oltre al commercio di beni e agli investimenti esteri, sono cresciuti i movimenti internazionali di capitale finanziario e fra questi quelli di capitale bancario e le transazioni internazionali di obbligazioni e azioni. La globalizzazione finanziaria permette una maggiore possibilità di trasferimento di attività patrimoniali in altri mercati grazie ad una riallocazione di capitali finalizzata ad aumentare i rendimenti e diversificare il portafoglio finanziario.

    Mentre per la globalizzazione reale i protagonisti sono sostanzialmente le imprese (principalmente multinazionali) e i consumatori, nella globalizzazione finanziaria i protagonisti sono identificati nelle banche, nei fondi di investimenti e nei promotori finanziari e nelle istituzioni finanziarie internazionali. In letteratura si sostiene che la globalizzazione finanziaria promuova l’adozione da parte delle autorità pubbliche di comportamenti ispirati all’efficienza. Secondo questa tesi, il mercato premia i paesi virtuosi e boccia quelli con sistemi economici e istituzionali non perfettamente operanti (vedi la recente crisi finanziaria in Greca).

    A livello internazionale la volontà dei Governi di incentivare la stabilità finanziaria in un'ottica globale, comporta la cessione graduale di governance in favore di organismi sovranazionali come ad esempio per il Financial Stability Board. A livello regionale, assistiamo a partire dal 1992 integrazione finanziaria dell’Unione Europea, con una progressiva perdita di autonomia decisionale dei governi nazionali nei campi della politica monetaria, si pensi ai vincoli per i Paesi europei derivanti dal “Trattato sulla stabilità e governance nell’unione economica e monetaria” del 2012 (vedi Fiscal Compact e legge di Stabilità in Italia).

    Globalizzazione Giuridica e Regolamentazione

    L’accresciuta interdipendenza nei rapporti economici e finanziari tra economie nazionali di tutto il mondo, produce effetti anche sulla ridefinizione della sua regolamentazione e sul concetto di bene pubblico globale (ad esempio standard comuni, moneta unica, difesa ambientale). La necessità degli Stati di governare i cambiamenti economici in atto e la contemporanea richiesta di deregolamentazione dei mercati, in un sistema normativo formato da soggetti pubblici internazionali provenienti da contesti normativi differenti, comporta l'elaborazione di schemi negoziali atipici. I diversi sistemi politici si uniformano a livello istituzionale e a livello economico con un progressivo trasferimento di poteri verso istituzioni sovranazionali. Si assiste alla proliferazione di numerosi atti normativi al di fuori degli ordinamenti giuridici nazionali, nati per l’uniformità degli interessi oggetto di regolamentazione. L’armonizzazione normativa promossa dall’emanazione di provvedimenti legislativi per ridurre le barriere al commercio internazionale ha rappresentato alla fine dell’Ottocento un'ulteriore spinta alla creazione di un mercato mondiale. Una serie di iniziative regionali, come quelle promosse nel quadro del processo di integrazione monetaria europea e di armonizzazione comunitaria dei mercati finanziari (vedi direttive comunitarie in materia bancaria, le direttive comunitarie in materia di intermediazione finanziaria e le direttive comunitarie sulle borse), la conclusione di numerosi accordi bilaterali, la liberalizzazione concordata in sedi regionali (UE, North American Free Trade Agreement-NAFTA), i risultati di alcuni negoziati multilaterali, quali quelli dell’OCSE e dell’ Uruguay Round, hanno rappresentato un’ulteriore spinta alla globalizzazione.

    Per tali motivi la globalizzazione rende inadeguata l’idea di società, intesa come un sistema sociale unitario, territorialmente definito e istituzionalmente organizzato. Essa mette in dubbio il tradizionale apparato di poteri dello Stato nazionale e la sua sovranità, intesa come giurisdizione statuale e indipendenza nei confronti di altri soggetti pubblici internazionali. La diminuzione della sovranità nazionale associata alla diffusione di ordinamenti giuridici non statali, sovranazionali e settoriali comporta la creazione di fonti normative molto diverse tra loro, che riducono l’attività legislativa dello Stato a semplice attività amministrativa di recepimento.

    Interpretazioni differenti della Globalizzazione

    Secondo l’analisi liberale, la globalizzazione comporta un cambiamento qualitativo e allo stesso tempo positivo del sistema internazionale attuale che viene traghettato verso un nuovo sistema socio economico contrassegnato dall’abbattimento delle divisioni nazionali. Il carattere sovranazionale della globalizzazione, secondo i liberali, permette il mantenimento della pace a livello mondiale, in quanto ogni nazione trae benefici economici dal buon andamento delle altre nazioni, per cui una nazione è meno incline a prendere le armi per fiaccare le altre economie, a differenza di quanto avveniva in presenza di politiche mercantilistiche molto diffuse fino a fine Ottocento. Secondo questa interpretazione la globalizzazione economica è un processo nuovo e soprattutto positivo, in quanto implica una condivisione di valori liberali quali l’individualismo e la libertà, una massimizzazione della ricchezza mondiale che reca benefici economici a tutti e permette a tutti gli individui di aumentare le proprie scelte.

    Secondo la scuola mercantilistai, la globalizzazione è solamente un cambiamento quantitativo dei flussi commerciali e dunque non rappresenta un evento nuovo. Alla base di queste teorie vi sono i dati riguardanti i flussi commerciali e il grado di apertura delle economie nazionali già prima della grande guerra. In sostanza la globalizzazione è soltanto una forma di interdipendenza economica intensificata.

    Secondo l’analisi marxista, la globalizzazione è nello stesso tempo sia interdipendenza intensificata, come per i mercantilisti, sia creazione di una economia globale come ultimo stadio del capitalismo. Come i liberali anche i marxisti sostengono che la globalizzazione presenta elementi di novità ma proprio a differenza dei liberali il giudizio che ne danno è negativo. La globalizzazione viene considerata una nuova forma di sfruttamento degli Stati più deboli e dei popoli più poveri a causa di un processo ineguale in cui il potere economico è concentrato nei maggiori paesi industrializzati. Ciò viene attribuito soprattutto al sempre maggiore peso che le multinazionali hanno nell’economia mondiale. Esse favoriscono lo spostamento della produzione dai paesi più industrializzati a quelli in via di sviluppo, permettendo zone franche in cui i diritti umani non sono garantiti e dove i salari sono più bassi.



    i Il mercantilismo è una dottrina economica basata su una politica indirizzata ad aumentare, entro lo Stato, la disponibilità di moneta e il protezionismo tendente a rendere la bilancia commerciale attiva.

    Bibliografia

    AA.VV. (2013) Costituzione, economia, globalizzazione, Roma, Edizioni Scientifiche Italiane http:/tinyurl.com/qy8cj9p

    ACOCELLA N. (2008) La politica economica nell’era della globalizzazione, Carocci (http://www.carocci.it/index.php?option=com_carocci&task=schedalibro&Itemid=72&isbn=9788843034529)

    ANDO’ B. … VECCHIO F. (2012) Costituzione, globalizzazione e tradizione giuridica europea, Assago, CEDAM

    BATEMAN, V. N. (2012) Markets and Growth in Early Modern Europe, London, Pickering & Chatto (http://www.pickeringchatto.com/titles/1449-9781848932586-markets-and-growth-in-early-modern-europe)

    GILPIN R. (2009) Economia Politica Globale. Le Relazioni economiche internazionali nel XXI secolo, Milano, Università Bocconi

    HELPMAN E. (2011) Understanding Global Trade, London, Harvard University Press (http://dems.unimib.it/corsi/678/altro/understanding_global_trade.pdf)

    MARCHETTI R. … MAZZEI F. … PETITO F. (2010) Manuale di politica internazionale, Milano, Egea Editore (www.egeaonline.it/editore/catalogo/MANUALE_DI_POLITICA_INTERNAZIONALE.aspx)

    RUSSO A. (2012) Politiche pubbliche tra globalizzazione e spazio locale, Roma, Carocci (http://www.carocci.it/index.php?option=com_carocci&Itemid=72&task=schedalibro&isbn=9788843066797)

    STIGLITZ J.E. (2002) Globalization and Its Discontents, New York, W.W. Norton & Company

    Redattore: Giovanni AVERSA

  • GNMA

    Acr. di: Government National Mortgage Association, più nota col nomignolo Ginnie Mae. Agenzia federale statunitense costituita nel 1968 per rilevare parte delle attività della FNMA. Non concede direttamente prestiti, ma opera creando un mercato secondario per i mutui mediante operazioni di securitization (v. anche mortgage-backed securities) dei prestiti concessi all’edilizia residenziale da banche, compagnie d’assicurazioni, trust companies e savings and loan associations.

  • GODIMENTO

    Complesso di facoltà, consistenti nell’utilizzazione e nello sfruttamento di un bene, che competono al detentore o al possessore, sia esso o meno proprietario del bene stesso. Mentre, infatti, il proprietario, in quanto titolare di un diritto reale pieno (v. proprietà), ha il potere di disporre e di godere della cosa, quest’ultimo potere può essere attribuito a un altro soggetto, in quanto titolare sia di un diverso diritto reale (usufrutto, servitù ecc.) che, perciò solo, si denomina “diritto reale parziario di godimento”, sia di un diritto personale (locazione, comodato ecc.). I frutti, naturali o civili, prodotti dal bene, in tal caso, sono acquisiti da colui che ha il godimento della cosa, secondo le norme di legge che regolano i singoli istituti giuridici o in base alla volontà delle parti. Per quanto concerne i titoli di credito, il godimento è collegato alla maturazione degli interessi o dei dividendi o, in senso più lato, dei benefici legati al possesso del titolo. La liquidazione di interessi e dividendi è commisurata al termine fissato dalla legge o stabilito dall’ente che ha curato l’emissione del titolo. Si parla di “godimento pieno”, quando il titolo dà diritto a percepire l’intero compenso stabilito per il periodo trascorso (esercizio o periodo prefissato); “godimento parziale” (trimestrale o semestrale o una diversa frazione del periodo considerato), quando il titolo dà diritto solo ad una parte della rendita completa. Il godimento è regolare quando il titolo è completato dalla cedola in corso di maturazione.

  • GOGO FUND

    Varietà di fondo comune d’investimento specializzato in attività speculative che offrono opportunità di rendimenti elevati in tempi brevi, anche per via della temerarietà che ne contraddistingue i gestori, ma che comportano rischi altrettanto cospicui.

  • GOLD BULLION STANDARD

    Particolare sistema monetario a cambio aureo venuto in essere dapprima in Gran Bretagna nel 1925, allorché la sterlina dopo un costoso processo deflazionistico recuperò il cambio prebellico, e poi in altri pochi paesi, tra cui la Francia, in sostituzione del gold standard, dissoltosi allo scoppio del conflitto mondiale nell’estate del 1914. Con questo nuovo sistema, che abbandonava la disciplina delle licenze di esportazione dell’oro e di importazione di titoli e di merci, salvo le materie prime, si ripristinava la convertibilità del biglietto di banca limitatamente ai pagamenti connessi al commercio internazionale e più in generale alle transazioni con l’estero. La banca centrale convertiva però i suoi biglietti non in moneta d’oro, ma in verghe d’oro di un determinato peso, per cui ogni operazione di conversone poteva aver luogo con un minimo elevato importo di biglietti, variabile da paese a paese in relazione al prezzo del lingotto in valuta nazionale. P.e., per la Banca d’Inghilterra il peso della barra d’oro era fissato in 400 once di fino, corrispondenti a 12.441,4 grammi. Per questa limitazione il gold bullion standard fu detto sistema aureo zoppo ed entrò ben presto in crisi, tanto che nel 1931, in occasione della svalutazione della sterlina fu abbandonato. D’altra parte il ritorno all’oro fu un atto di fede della Gran Bretagna, giacché non si era provveduto a ridurre nella misura necessaria la circolazione cartacea. Questa era passata da 55,1 milioni di sterline nel giugno del 1914 a 408 milioni nel 1925, con un grado di copertura aurea rispettivamente del 67 e del 36 per cento.

  • GOLD EXCHANGE STANDARD

    Sistema monetario a cambio aureo raccomandato alla Conferenza di Genova del 1922 e via via introdotto con qualche variante in molti paesi. Con questo sistema si instaurava la libera convertibilità del biglietto di banca nazionale in una valuta estera ancorata, come il dollaro degli Stati Uniti, al gold standard, oppure operante, come la lira sterlina dal 1925 al 1931, in regime di gold bullion standard. Il gold exchange standard consentì in linea generale di risparmiare oro e di rafforzare le riserve della banca centrale immettendovi, appunto, le valute estere convertibili. Si introdusse quindi nella riserva una competente fiduciaria. Non fu però possibile ripristinare gli automatismi propri del gold standard in merito alla bilancia dei pagamenti e alla quantità di moneta occorrente al sistema economico. I movimenti di espansione o di contrazione del credito nel paese in regime di gold exchange standard non si riflettevano nel paese a valuta di riserva e quindi i relativi effetti non avevano modo di essere neutralizzati. Il pericolo di spinte inflazionistiche, paventato già agli inizi degli anni Venti, divenne ben presto realtà. Il nuovo sistema a cambio aureo entrò in crisi con la svalutazione della sterlina nel 1931, con il concomitante abbandono in Gran Bretagna del gold bullion standard e con le vicende monetarie degli Stati Uniti dal 1933 in poi, imperniate nel divieto per i privati di possedere oro, se non in minima misura, nella dichiarazione di inconvertibilità interna del dollaro e nella sua svalutazione. Dopo la seconda guerra mondiale, nel pieno funzionamento degli Accordi di Bretton Woods, il gold exchange standard  ha funzionato solo nei riguardi del dollaro come moneta di riserva convertibile. La sospensione della convertibilità esterna avvenuta il 15.8.1971 ha posto fine a quello che era rimasto del sistema a cambio aureo.

  • GOLD STANDARD

    Detto anche sistema monetario aureo il gold standard e più propriamente Gold Coin Standard System, era caratterizzato dalla certezza che il possessore di carta moneta aveva di poterla cambiare in moneta d’oro. Questo sistema venne in essere quasi inconsapevolmente, almeno nei suoi sviluppi internazionali, dopo le guerre napoleoniche, allorché in Gran Bretagna, dopo lungo dibattito svoltosi tra il 1816 e il 1821, fu approvata la nuova legge monetaria. Questa legge trasformava la sterlina (pound) da moneta di conto di 20 scellini a moneta effettiva nelle due specie equivalenti di biglietto della Banca d’Inghilterra e di moneta d’oro, quest’ultima del peso in lega di circa 8,01 grammi, con contenuto di oro fino di 7,322382 grammi. La sterlina oro era a 22 carati. La legge autorizzò la Banca d’Inghilterra ad acquistare oro al prezzo di 77 scellini e 9 denari per oncia standard e a rivenderlo a 77 scellini e 10,5 denari. Quest’ultimo valore, espresso anche in 3 sterline più 1,7 scellini e 10,5 denari, divenne il prezzo ufficiale dell’oro standard, mentre quello dell’oro fino fu fissato in 4,2477 sterline sempre per oncia (circa 480 grani, ovvero 31,1035 grammi). La legge definì dunque i punti dell’oro (prezzo di acquisto e prezzo di vendita), come in precedenza il Banco di Amburgo aveva definito i punti dell’argento in marchi banco, moneta di conto del suddetto Banco. La ghinea di 21 scellini, di 7,69 grammi di oro fino cessò di essere coniata. L’uso di contare in ghinee non scomparve del tutto. Lo scellino fu ridotto al peso di 5,2 grammi di argento fino e il suo potere liberatorio fu limitato alla somma di 2 sterline. Il gold standard poggiava il suo pieno funzionamento sulla incondizionata libertà di movimento dell’oro in entrata e in uscita dal paese e sulla libera coniazione della sterlina oro da parte dei privati presso la zecca. La convenienza a pagare in oro le tratte dipendeva dal prezzo della divisa, ossia dal corso del cambio della moneta cartacea, e dal costo del trasporto e dell’assicurazione per le spedizioni di oro. I punti dell’oro divennero i limiti entro cui il tasso di cambio della sterlina tra la piazza nazionale e quella estera poteva fluttuare, senza dar luogo a spostamenti di oro. Il libero trasferimento dell’oro consentiva che un eccesso di esportazioni, con conseguente afflusso di oro (aumento della quantità di moneta) determinasse un deprezzamento relativo di questo metallo, il concomitante aumento del prezzo delle merci e la convenienza a incrementare le importazioni. A sua volta un eccesso di importazioni determinava un processo inverso e cioè, deflusso di oro (diminuzione della quantità di moneta), diminuzione dei prezzi, convenienza a esportare. Il gold standard divenne un sistema monetario internazionale con la sua graduale libera accettazione da parte di altri paesi, prima, verso la metà del secolo, dal Portogallo e poi nel 1871 dalla Germania, che pochi mesi prima aveva creato il marco d’oro. Nei successivi decenni ci fu via via l’adesione ufficiale di altri paesi e alla fine del secolo entrano in regime aureo anche la Russia e gli Stati Uniti. Gli automatismi del gold standard non sempre funzionarono alla perfezione e la Gran Bretagna, che presiedeva alla regolazione della liquidità internazionale, dovette più volte attingere all’oro di altri paesi, specie la Francia, al fine di evitare variazioni del saggio dello sconto, le quali avrebbero prodotto effetti non desiderati. In altri paesi, tra cui l’Italia, si ebbero casi di corso forzoso della carta moneta. In definitiva il funzionamento del sistema aureo dipese più dall’equilibrio economico internazionale, che fu di lungo periodo, che non dal libero trasferimento dell’oro e dalla convertibilità della carta moneta. Il gold standard durò fino alla vigilia della prima guerra mondiale, allorché nel luglio del 1914 La mobilitazione generale e i timori per lo scoppio del conflitto indussero a sospendere la convertibilità della moneta cartacea, il libero movimento dell’oro e la libera coniazione. Dopo la guerra il tentativo della Gran Bretagna di ritornare al sistema aureo non ebbe pieno successo e produsse una costosa deflazione, con pesanti effetti sull’occupazione. Il ritorno all’oro non fu né pieno, né incondizionato. Si ebbe infatti il gold bullion standard, detto anche gold standard zoppo. Altri paesi, con l’eccezione degli Stati Uniti, che ritornarono all’oro nel 1919, optarono per un nuovo sistema monetario, noto come gold exchange standard.

  • GOLDEN SHARE

    Titolo azionario emesso nel Regno Unito in occasione di operazioni di privatizzazione interessanti settori ad alto contenuto strategico per l’economia nazionale, sui quali i poteri pubblici ritengono, nonostante tutto, di dover conservare un diritto di controllo e una capacità di indirizzo. Introdotto dal Governo Thatcher, esso che attribuisce allo Stato, che ne è il detentore, una posizione privilegiata rispetto agli altri azionisti della società emittente (a prescindere dalla consistenza quantitativa delle quote di capitale possedute). Esso conferisce al Governo i seguenti diritti: diritto di prendere la parola durante le assemblee societarie, senza tuttavia poter esercitare il diritto di voto; diritto di nominare uno o due amministratori che non siano azionisti della società; diritto di vietare l’assunzione di partecipazioni azionarie superiori al 15% del capitale, nel qual caso allo Stato spetta un numero di voti pari al totale dei voti detenuti dagli altri azionisti; diritto di veto relativo alla cessione di assets, a determinare emissioni di valori mobiliari e alla liquidazione della società. Nel nostro Paese il ricorso alla golden share era prevista dal d.l. 31.5.1994 n. 332 conv. In l. 30.7.1994 n. 437 ed è stato disciplinato dal d.p.c.m. 11.2.2000 che si richiama alla salvaguardia di vitali interessi dello Stato e a imprescindibili motivi di interesse generale. In ragione di ciò è negato il gradimento ad acquisizioni azionarie non trasparenti o che compromettono processi di liberalizzazione, comportano rischi oggettivi di infiltrazione di organizzazioni criminali, comportano pregiudizi agli interessi pubblici avuto riguardo all’autonomia e alla sicurezza dei rifornimenti di materie prime e di beni essenziali, alla continuità dei servizi pubblici essenziali, allo sviluppo dei settori tecnologicamente avanzati.

  • GOLDMAN SACHS GROUP INC.


    The Goldman Sachs Group, Inc. è un gruppo globale di investment banking; si occupa di investimenti, finanza, mercati, e servizi finanziari. Fondata nel 1869 ha la sede storica a New York, 200 West Street. La banca ha uffici in tutti i centri finanziari e svolge ruolo di advisor per fusioni e acquisizioni, sottoscrizioni ed emissioni (azionarie ed obbligazionarie), gestione patrimoni per clienti di ogni dimensione, dalla famiglia allo stato sovrano. La banca svolge anche attività di trading in conto proprio e nel mercato americano è uno dei più rilevanti. Goldman Sachs è "un financial advisor, un investitore, un gestore di fondi e una banca. Il suo ruolo non è sempre visibile dai consumatori e spesso loro non entrano in diretto contatto con Goldman, poichè questa non svolge attività retail. Goldamn mette in connessione acquirenti e venditori, capitali e mercati. Questo alimenta la creazione di lavoro e innovazione, aumentando il gettito fiscale dello stato e favorendo lo sviluppo economico."
    (http://www2.goldmansachs.com/)

    © 2010 ASSONEBB

  • GOVERNATORE DELLA BANCA D'ITALIA

    Supremo organo esecutivo della Banca d’Italia, nominato dal Consiglio Superiore della Banca d’Italia al quale ultimo compete anche il potere di eventuale revoca. Sia la nomina sia la revoca devono essere approvate con Decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, sentito il Consiglio dei Ministri. I poteri del Governatore possono distinguersi in due gruppi: a) poteri che competono in qualità di organo della Banca ed in rappresentanza della stessa, i quali si concretizzano nell’adozione di provvedimenti imputabili alla Banca stessa e si distinguono a seconda che siano esclusivi oppure soggetti ad ingerenze di altri organi; b) poteri che esercita in proprio, quali la partecipazione alle sedute del CICR, la presidenza dell’UIC, la partecipazione alle riunioni del CIPE.

    Lo statuto della Banca d’Italia conferisce al Governatore un ampio e generale potere di indirizzo dell’attività della banca in materia creditizia e monetaria. Inoltre, fino al 31.12.1998, prima delle modifiche connesse all’ingresso dell’Euro, il Governatore determinava il tasso ufficiale di sconto, quello sulle anticipazioni in conto corrente ed a scadenza fissa; compiti e poteri che rappresentavano gli strumenti principali utilizzati dalla Banca per il controllo della liquidità del mercato. Tutti gli interventi della Banca d’Italia previsti dalla normativa bancaria assumono la forma di provvedimenti del Governatore e, se viziati, sono impugnabili presso il CICR (art. 9 TUBC). Tuttavia, a decorrere dal 1.1.1999, con l’entrata in vigore di tutta la disciplina inerente l’introduzione dell’Euro, gran parte dei poteri connessi al controllo ed alla gestione della politica monetaria sono stati trasferiti dalle Banche centrali nazionali alla BCE. Pertanto, in virtù della rivoluzione monetaria del 1999, essendo stato soppresso il tasso ufficiale di sconto, resta riservata al Governatore, con apposito provvedimento, la determinazione periodica del tasso ufficiale di riferimento, che sostituisce, per un periodo massimo di cinque anni, il tus ai fini dell’applicazione agli strumenti giuridici che vi fanno rinvio, tenendo conto delle variazioni inerenti lo strumento monetario adottato dalla BCE. Permane in capo al Governatore, ai sensi dell’art. 7 TUBC, la decisione su eventuali denunce da inoltrare all’Autorità giudiziaria relative ad irregolarità riscontrate dai funzionari della Banca d’Italia e riferite, in via esclusiva, al Governatore stesso. Particolare rilevanza, sul piano politico-economico, viene riconosciuta alle “Considerazioni finali del Governatore” le quali, con cadenza annuale, illustrano valutazioni e prospettive del sistema economico in termini di risultati conseguiti e di potenziali sviluppi.

    Con l’ingresso della Banca d’Italia nel SEBC (avvenuto formalmente con il d.lg. 10.3.1998 n. 43), il Governatore partecipa alle decisioni del Consiglio direttivo della BCE.

    La Governance della Banca d'Italia è disponibile qui.

  • GRADO DI UTILIZZO

    Rapporto percentuale tra il fido utilizzato ed il fido massimo accordato (v. margine di fido utilizzabile). Tale rapporto indica indirettamente l’entità dei finanziamenti accordati suscettibili di essere ancora utilizzati dalla clientela a fronte del proprio fabbisogno finanziario. Divari consistenti fra fido concesso e fido utilizzato impongono alla banca di detenere riserve di liquidità a scopo precauzionale, non giustificate dall’entità del credito erogato, con evidenti effetti negativi sulla redditività aziendale. L’applicazione di una commissione di assicurato finanziamento, come avviene in altri paesi, potrebbe restringere o concorrere a limitare i margini non utilizzati delle linee di credito o meglio a scoraggiare richieste esuberanti. In termini contabili, il grado di utilizzo, riferito a un periodo di tempo, è dato dal rapporto fra il totale dei numeri debitori risultanti dalla staffa e il numero debitore massimo ipotizzabile ovvero il totale dei numeri dare che nella staffa sarebbe risultato se il cliente avesse utilizzato per tutto il periodo l’intero credito messogli a disposizione.

  • GRAFICO A CANDELA

    Analisi tecnica. I grafici a candela (candlestick charts) sono dei grafici realizzati con le candele giapponesi utilizzati per la rappresentazione degli indici di borsa. Tale tecnica prima di diffondersi in occidente è stata utilizzata per molto tempo in Giappone e la sua nascita pare risalga al XVII secolo. Per costruire un grafico a candela sono necessari il prezzo di apertura, minimo, massimo e di chiusura relativi al periodo analizzato. Come evidenziato nella Figura 1 i grafici a candela sono composti da singoli rettangoli di altezza pari alla differenza tra il prezzo di apertura e quello di chiusura. Il rettangolo viene chiamato comunemente body o real body e viene colorato di nero se il prezzo di chiusura è inferiore a quello di chiusura e viceversa, se il prezzo di chiusura è superiore a quello di apertura lo si colora di bianco. Due linee verticali, chiamate rispettivamente upper shadow e lower shadow (ombre), collegano i prezzi di chiusura ed apertura al prezzo massimo e minimo. 

    Ne segue che a seconda della posizione del prezzo di apertura e di chiusura rispetto al prezzo di minimo e massimo, il grafico assume diverse forme come illustrato nella Figura 2. A ciascuna delle conformazioni caratteriste è assegnato un nome specifico. 


    La Long White Line rappresenta una ampia escursione di prezzo giornaliera con i prezzi di apertura e chiusura prossimi ai prezzi di massimo e minimo. La candela bianca rappresenta una tendenza rialzista. Parallelamente la Long Black Line rappresenta una tendenza ribassista. La Short White Line e la Short Black Line presentano un body di grandezza tre volte inferiore alle precedenti linee shadow con di lunghezza proporzionata ed evidenziano un mercato in cui domanda e offerta sono bilanciate tra loro. Nel White Upper Shadow e Black Upper Shadow il corpo non è più posizionato al centro ma nella parte bassa della candela, con upper shadows lunghe almeno il doppio delle lower shadows. La Black Lower shadow e la White Lower shadow presentano il corpo nella parte alta della candela con le lower shadows di lunghezza superiore alle upper shadows. Infine le rappresentazioni più importanti sono le Doji lines che identificano una situazione in cui le aperture sono uguali alle chiusure indicando dunque un forte senso di indecisione tra venditori e compratori. Tali figure caratterizzano i grafici a candela utilizzati per ottenere informazioni sui futuri andamenti di mercato, e indicazioni sulle fasi di inversione o consolidamento dei trend. I principali modelli di inversione sono i Hammer e Hanging Man (Takuri e Kubitsuri), Dark cloud cover (Kabuse), Linea di sfondamento (Kirikorni), Engulfing pattern (Tsutsumi), Star (Hoshi), Upside gap two crows (Narabi Kuro), Three black crows (Sanba Garasu), Tweezer top e bottom (Kenuki), Belt hold line (Yorikiri), Counterattack line o Meeting line (Deai Sen/Gyakushu Sen). Tra i modelli di continuazione più importanti rientrano invece il Rising e Falling Three Methods ( Uwa e Shita Banare Sanpoo Ohdatekomi), Window (Ku) e l’Harami line (Yose).
    Link: http://www.performancetrading.it/indexIT.htm
    Bibliografia
    Martin J. Print (2003), Analisi Tecnica dei mercati finanziari, McGraw-Hill Inc.
    Redattore: Bianca GIANNINI
    © 2010 ASSONEB

  • GRAN LIBRO DEL DEBITO PUBBLICO

    Insieme di registri nei quali sono riportati, per ogni prestito contratto dallo Stato, gli estremi dei provvedimenti di emissione e i dati qualitativi e quantitativi di ciascun titolo. Il gran libro è stato istituito con l. 10.7.1861 n. 94 ed è conservato presso la direzione generale del debito pubblico. È diviso in registri raggruppati, per ogni debito, in tante serie distinte secondo le varie specie d’iscrizione oltre che secondo le condizioni, le modalità e gli importi in capitale nominale od in rendita annua. Vi sono iscritti i prestiti consolidati e redimibili ed i buoni del tesoro poliennali; le iscrizioni, numerate progressivamente per ciascuna serie, possono essere al portatore od a favore di persone determinate e sono rappresentate da titoli al portatore o nominativi di importo non inferiore alle cinquemila lire. Nessun prestito può essere iscritto nel gran libro se non in virtù di una legge e le variazioni successive sono riportate in appositi registri integrativi. Particolari norme regolano le operazioni con cui si modificano le iscrizioni originarie (divisione, riunione, tramutamenti, traslazione).

  • GRANDI FIDI

    Concetto introdotto dalla direttiva 92/121/CEE del 21.12.1992 (“sulla vigilanza e il controllo dei grandi fidi degli enti creditizi”) e ripreso dalla direttiva 2000/12/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 20.3.2000 (relativa all’accesso all’attività degli enti creditizi ed al suo esercizio) Questa ha abrogato la direttiva 92/121, ma agli artt. 48 e 49 ne ha conservato tal quale le disposizioni dell’art. 3, che definisce “grande fido” quello pari o superiore al 10% dei fondi propri della banca e dall’art.4 che prescrive di contenere entro certi limiti l’ammontare di questi fidi. Le prescrizioni sono state fatte proprie dalle Istruzioni della Banca d’Italia dove in luogo di “grandi fidi” si impiega la più precisa espressione grandi rischi, utilizzata nelle traduzioni in altre lingue delle direttive (fr. grands risques; ingl. large exposures; sp. operaciones de gran riesgo). Le Istruzioni definiscono “grandi rischi” le posizioni di rischio di importo pari o superiore al 10% del patrimonio di vigilanza e prescrivono (Tit. IV, cap. 5, sez. II) che i gruppi bancari e le banche non appartenenti a gruppi bancari sono tenuti a contenere: a) l’ammontare complessivo dei grandi rischi entro il limite di otto volte il patrimonio di vigilanza (limite globale); b) ciascuna posizione di rischio entro il limite del 25% del patrimonio di vigilanza (limite individuale) che scende al 20% per le posizioni riferite a soggetti collegati e sale al 40% per le singole banche appartenenti a gruppi bancari. Cliente il singolo soggetto ovvero il gruppo di clienti connessi nei cui confronti la banca assuma rischi, inclusi le banche, gli organismi internazionali, gli Stati. Sono considerati “gruppo di clienti connessi” due o più soggetti che costituiscono un insieme unitario sotto il profilo del rischio in quanto esiste tra di loro una connessione giuridica (uno di essi ha un potere di controllo sull’altro o sugli altri) oppure una connessione economica (indipendentemente dall’esistenza di una connessione giuridica, esistono legami tali che, con tutta probabilità, se uno di essi si trova in difficoltà finanziarie, l’altro, o tutti gli altri, potrebbero incontrare difficoltà di rimborso dei debiti).

  • GRASSI PAOLO (Enciclopedia)

    Grassi, Paolo (1879-1974), direttore generale del Tesoro.

    1. G. nasce a Treia (Macerata), terzo di cinque figli di una famiglia di proprietari terrieri. Per sfuggire alla volontà dei genitori, che lo indirizzano alla carriera ecclesiastica, si trasferisce a Roma, dove, nel 1904, vince il concorso del Ministero del Tesoro come volontario amministrativo. Il presidente della Commissione d’esame, Luigi Venosta, direttore generale della Cassa Depositi e Prestiti, ne nota le capacità, sicché G. svolge i primi incarichi presso tale Istituto. Nel 1906 si laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Roma “La Sapienza” e nel 1908 supera il “concorso per merito distinto” al Ministero. Il presidente della commissione d’esame è Carlo Conti Rossini, orientalista e direttore generale del Tesoro dal 1917 al 1925, che diviene il mentore di Grassi. Nel 1911 G. sposa Pierina Gigli, dalla quale avrà due figlie: Gigliola e Mirella. Il citato “concorso per merito distinto” gli consente di accelerare notevolmente la carriera: diventa Primo segretario e, nel 1912, è Capo Sezione. Da quel momento, svolge delicati incarichi ispettivi in materia di istituti di emissione, di banche libere e di cambi. Nel 1913 viene nominato Cavaliere ufficiale. Nel 1918, superato il concorso per titoli, viene nominato vice ispettore alla Vigilanza degli istituti di emissione e dei servizi del Tesoro e l’anno successivo consegue il grado di Ispettore superiore. Sostenere presso l’Officina delle Carte Valori di Torino il maggior urto degl’impiegati e delle masse operaie durante le agitazioni e gli scioperi del 1919 e del 1920, dando prova di grande energia e di tatto. Nell’estate del 1921 svolge una delicata missione a Zara, in Dalmazia, dove si occupa della conversione della valuta nel territorio dalmata annesso all’Italia. Si convince allora dell’importanza di acquisire dimestichezza con la moneta e con le transazioni valutarie internazionali.

    2. Superata la difficile congiuntura post-bellica, l’attività di G. conosce una decisa specializzazione verso la vigilanza bancaria. Compie importanti ispezioni le ispezioni presso le sedi periferiche della Banca d’Italia e degli altri due istituti di emissione, il Banco di Sicilia e il Banco di Napoli. Accreditato nel settembre del 1922 presso gli stessi, scrive acute relazioni sui bilanci e sui conti “profitti e perdite” dei due istituti meridionali. Nel 1923, partecipa allo studio della relazione sul bilancio della Banca d’Italia. Lavora con i ministri Alberto De’ Stefani, prima, e Giuseppe Volpi, poi. Matura vaste competenze in ambiti caratterizzati da elevato tasso di tecnicismo. Dal gennaio del 1926 all’agosto del 1927 è accreditato per le funzioni di vigilanza presso il Banco di Napoli, nella delicata fase in cui questo, con la Legge bancaria del 1926, perde il diritto di emissione, passato ad essere monopolio della Banca d’Italia, e diventa un Istituto di diritto pubblico. Si lega di sincera amicizia a Giuseppe Frignani, sottosegretario alle Finanze di Volpi e direttore generale dell’istituto napoletano. Compie ispezioni nelle principali sedi: Milano, Bari, Ancora, Sassari, Napoli. Non si limita alla vigilanza, ma partecipa della stessa amministrazione. Sospende alcune deliberazioni, segnala i pericoli di taluni indirizzi nell’andamento del portafoglio, nella politica dei tassi, nonché nel governo del personale.

    3. Il ministero Volpi (1925-1928) porta alla ribalta uomini nuovi. A Conti Rossini, succedono alla direzione generale del Tesoro Luigi Pace, Federico Brofferio e, nel 1928, Vincenzo Azzolini. Nello stesso anno, Azzolini viene nominato direttore generale della Banca d’Italia. Si pone il problema della successione alla direzione del Tesoro. La carica passa ad Alessandro Ceresa, che non è destinato a durare. Conti Rossini sostiene la candidatura di Grassi. Nel 1928 il ministro, Antonio Mosconi (1866-1955) lo nomina direttore generale. Con la nomina, si aprono a G. le porte di numerosi e prestigiosi consigli di amministrazione, tra cui quello della Banca nazionale del lavoro negli anni di Arturo Osio. Il legame con la BNL è strumentale al particolare ricorso all’istituto, che caratterizzerà l’azione di G. negli anni Trenta. A seguito della nomina, siamo nell’ultimo quarto del 1928, G. pubblica sulla rivista «Economia» l’articolo intitolato Le innovazioni al conto del Tesoro. L’argomento è la riforma attuata da Mosconi, da G. vista come parte del programma della terza fase della finanza fascista, dopo quella produttivista di De’ Stefani e quella stabilizzatrice di Volpi: essa viene descritta come un progresso sulla via della semplificazione e trasparenza dei documenti destinati a far conoscere al pubblico la situazione finanziaria dello Stato.

    4. Alla morte di Bonaldo Stringher, nel 1930, G. risulta è uno dei candidati al governatorato della Banca d’Italia, carica alla quale accede il direttore generale Vincenzo Azzolini. Il fatto non appare casuale agli informatori politici dell’epoca, che descrivono G. come uomo capace di “tenere a bada” Azzolini, qualora si dovesse delineare un urto tra loro, giacché, sostengono le fonti della polizia politica del tempo, è dalla direzione generale del Tesoro che si può dirigere la Banca d’Italia e non viceversa. E’ un capitolo, tra gli altri, della storia del rapporto di interlocuzione tra Tesoro e Banca d’Italia. L’esordio di G. quale dirigente capace di decisioni di sistema si compie all’ombra della grande crisi del 1929, che travolge le banche miste. Partecipa alla nascita, nel 1931, dell’Istituto mobiliare italiano e, con il ministro Guido Jung, nel 1933, a quella dell’Istituto per la ricostruzione industriale (IRI), nel cui consiglio di amministrazione ha un posto e alla cui attività presta il suo talento. Non vede, però, di buon occhio la crescita, esterna alla burocrazia ministeriale, degli “enti Beneduce”. Dal 1935, tende ad accentrare compiti, dovendo surrogare, di fatto, la decisionalità del nuovo ministro delle Finanze, Paolo Thaon di Revel. Il “momento d’oro” di Grassi è rappresentato dalla convenzione IRI-Tesoro del dicembre 1936, che reca, oltre la sua, le firme di Vincenzo Azzolini, Alberto Beneduce, e Giuseppe Ventura, Ispettore del Tesoro. La convenzione è preparata da scrupolose indagini, condotte assieme a Mario Romanelli, ispettore superiore al ministero, e al giovane Pasquale Saraceno dell’IRI. Si provvede, in particolare, alla sistemazione dei rapporti di debito e credito tra IRI, Tesoro e Banca d’Italia. È una operazione delicata, con cui si mette in salvo una parte rilevante del patrimonio industriale del Paese, con l’occhio rivolto agli equilibri monetari e finanziari. In altre parole, si chiude e si completa, così, l’iter avviato, nel 1933, con la nazionalizzazione, via IRI, del credito.

    5. G. Non è di sentimenti fascisti (vanta una iscrizione al Partito nel 1921, probabilmente retrodatata), a differenza del fratello minore, Luigi, reduce della Grande guerra, che lavora alla direzione generale della Guardia di Finanza. Sono il suo riconosciuto magistero tecnico e la sua funzione equilibratrice tra i vari gruppi in cui si articola la classe dirigente italiana, che ne fanno un punto fermo nei ranghi dell’amministrazione. In questa fase, l’asse con la BNL è, per G., fondamentale. A fronte delle esigenze di cassa per la guerra in Etiopia, prima, e in Spagna, poi, per l’autarchia, per le opere pubbliche in Italia e nelle colonie, l’istituto bancario romano riesce a rastrellare migliaia di sottoscrizioni per i Buoni del Tesoro anche tra i piccolissimi risparmiatori. Si occupa di politica estera economica. Dal 16 giugno al 9 luglio del 1932 è delegato alla Conferenza per le riparazioni di Losanna (giugno-luglio 1932). Nel 1936, Azzolini si rivolge a G. per sbrogliare la matassa del tallero di Maria Teresa, moneta la cui circolazione in Etiopia alimenta la speculazione sulla lira. Dopo la conquista, nel maggio di quell’anno, dell’Etiopia, si pone, infatti, il problema … che sarà poi attuale per tutti gli altri territori occupati nel corso della seconda guerra mondiale … di estendervi o meno la circolazione della lira, oppure mantenere la circolazione del tallero teresiano, una moneta austriaca del XVIII secolo che, per varie ragioni, era divenuta la moneta prevalente in Africa orientale sin dal XIX secolo. In sintesi, dopo l’occupazione italiana, il tallero viene ancorato a un cambio fisso con l’Italia. Ceduto il punzone e cessato legalmente il monopolio austriaco, altri paesi iniziano a coniare talleri a un costo di produzione inferiore rispetto alla Zecca italiana: vendono talleri con forte profitto, acquisiscono lire in sovrappiù e le rivendono sui mercati esteri, deprimendone il corso. Si decide per la fine della doppia circolazione.
    La monetazione e la sua storia sono interessi costanti nel Paolo Grassi pubblico e privato. Negli anni della gestione G., la monetazione della Zecca d’Italia è di altissimo livello tecnico e artistico. Si sviluppano progetti ed emissioni il territorio dell’Impero e si inizia a produrre “in conto terzi”, avviando una attività industriale che è vanto dell’Istituto Poligrafico. Le monete di maggiore pregio vengono presentate al re, Vittorio Emanuele III, forse il maggiore e più illustre numismatico italiano del tempo. Sotto la guida di G. si realizza la monumentale Relazione della R. Zecca (Roma, 1941) opera di oltre quattrocento pagine e di grande valore bibliografico.

    6. Dopo il 1940, con l’ingresso dell’Italia in guerra, G. è chiamato a tenere le fila dei rapporti monetari con gli Stati occupati. Un fatto, questo, che risulta dalle note inviate a G. da Massimiliano Majnoni d’Intignano (1894-1957), direttore della rappresentanza della Banca commerciale a Roma, sulla situazione bancaria in Grecia dopo l’occupazione italo-tedesca, la chiusura delle banche inglesi e gli spazi per gli istituti italiani, il deposito presso ComitEllas di fondi delle forze armate . La corrispondenza con la Comit di Raffaele Mattioli, in specie con la sede di Roma, è un tassello importante. Né il caso greco è l’unico, perché la citata esperienza a Zara nel primo dopoguerra conferisce a G. particolare competenza nelle procedure di change-over. È, infatti, il caso dell’Egitto, come risulta anche dai diari di Serafino Mazzolini (1890-1945), marchigiano e diplomatico di lungo corso.
    Siede nel Consiglio di amministrazione dell’Istituto nazionale cambi con l’estero … creato da Francesco Saverio Nitti nel 1917 …, assieme a Vincenzo Azzolini, Alberto Beneduce, Manlio Masi, Alberto D’Agostino, anch’egli uomo della Comit. L’Istituto cambi, che dal 1935 è alle dipendenze del Ministero scambi e valute di Felice Guarneri, attrae le migliori intelligenze economiche del tempo. Del resto, la disciplina del commercio estero e della valuta sono una tra le questioni chiave degli anni Trenta e sulla quale tali intelligenze si esercitano. La moltiplicazione degli impegni fa il paio con il prestigio che acquisisce. Dal 1938 è Cavaliere di Gran Croce (dal 1930 era Grande ufficiale), una tra le molte onorificenze che riceve dai governi italiano, spagnolo, tedesco, ungherese, albanese, vaticano e di San Marino. Coltiva, invano, l’ambizione di diventare ragioniere generale dello Stato.

    7. G. segue il meccanismo noto come “circuito dei capitali”, teorizzato dall’economista tedesco Ernst Wagemann. Si tratta della strategia fatta propria da Thaon di Revel sin dalla guerra d’Etiopia, secondo cui, dovendo lo Stato finanziare, con l’immissione di moneta, la guerra … fatto che comporta lo spostamento di risorse da un settore a un altro …, l’effetto inflattivo viene sgonfiato con strumenti amministrativi, quali il blocco dei prezzi e dei salari, e le eccedenze di liquidità vengono riassorbite dal prelievo fiscale e dal collocamento dei titoli di Stato. Il Tesoro è costretto a rincorrere gli eventi e l’attività di G. è posta sotto pressione. Se è vero che fino al 1942 il circuito consente di tenere sotto controllo la situazione monetaria e finanziaria, nella sua relazione sulla situazione del Tesoro e l’andamento della circolazione monetaria, inviata nel 1943 al ministro delle Finanze, Giacomo Acerbo, G. sottolinea l’enorme sforzo compiuto per fronteggiare le varie esigenze degli ultimi anni. Il tracollo è ora prossimo.

    8. Dopo l’8 settembre non si reca a Salò. Lavora al ministero fino al 4 ottobre, ma il 1° novembre viene collocato a riposo. Teme la cattura da parte dei nazisti. Con la liberazione di Roma, nel giugno del 1944, torna al ministero, ma viene nuovamente collocato a riposo il 29 gennaio del 1945. È accusato di collaborazionismo con i tedeschi e gli si imputa parte della responsabilità della sottrazione, da parte dei nazisti, dell’oro della Banca d’Italia: sulla vicenda esistono, comunque, differenti interpretazioni. Il provvedimento di collocamento a riposo del 1945 è annullato nel 1948. Riabilitato, G. lascia definitivamente il ministero del Tesoro il 1° agosto del 1949, per sopravvenuti limiti di età: ha settanta anni. Gli succede, quale direttore generale, Giuseppe Ventura, ispettore superiore, suo cognato. Dopo la guerra, G. tiene numerosi incarichi, che gli conferiscono ancora un ruolo, sia pure ridotto, negli anni della ricostruzione e del boom economico: è consigliere e vice presidente dell’Istituto nazionale di credito edilizio, della Banca Romana della Sezione alberghiera e turisitica della Banca nazionale del lavoro; è consigliere delle Ferrovie dello Stato e dell’INA; delle Cartiere Milani; della Monte Amiata; del Consorzio per il credito agrario di miglioramento (Meliorconsorzio). Muore a Roma all’età di 95 anni.

    Bibliografia:
    G. Farese, La comunità nell’amministrazione finanziaria.Paolo Grassi al Tesoro, 1904-1944, in pubblicazione su "Storia economica", 2009.

    ©2009 ASSONEBB

  • GREEN ECONOMY

    ABSTRACT

    Il United Nations Environment Programme (UNEP) definisce green economy un’economia che genera un miglioramento del benessere umano e dell’equità sociale, riducendo in modo significativo i rischi ambientali e l’uso delle risorse naturali. In sostanza la green economy è un’economia a basso tenore di carbonio, efficiente nell’uso delle risorse e inclusiva dal punto di vista sociale.

    Questa definizione non si contrappone al concetto di sviluppo sostenibile, ma al contrario è uno dei modi per costruire le premesse per il progresso della società perseguendo uno sviluppo sostenibile. Infatti, il vantaggio derivante dalla sua attuazione potrà apportare vantaggi anche ai Paesi in via di sviluppo, migliorando il rapporto con lo sfruttamento delle risorse naturali, la qualità dei servizi igienico-sanitari, l’accesso all’acqua e più in generale all’uso dei servizi legati alla biodiversità. Un nuovo paradigma economico “più verde”, infatti, può consentire di ridurre la povertà e produrre benefici in una serie di importanti settori produttivi, riducendo al tempo stesso i rischi ambientali ed economici e aumentando il reddito e l’occupazione.

    L’UNEP ha pubblicato numerosi rapporti e ha chiesto con forza l’attuazione di un nuovo Global Green New Deal (GGND), lanciando contestualmente un’iniziativa globale su questo tema (Green Economy Initiative). Tale iniziativa si pone l’obiettivo di considerare gli investimenti messi in campo per la transizione ad un’economia verde, valutandone i benefici sulla lotta ai cambiamenti climatici, le nuove tecnologie e l’energia.

    La Green Economy Initiative (GEI) è stata lanciata nel 2008 e si pone l’obiettivo di considerare gli investimenti messi in campo per la transizione ad un’economia verde, valutandone i benefici sulla lotta ai cambiamenti climatici, le nuove tecnologie e l’energia. Inoltre, l’iniziativa è finalizzata a fornire l’analisi e il supporto politico per investire nel settore verde e per rendere verdi quei settori che attualmente provocano danni all’ambiente.
    Nell’ambito della GEI sono stati previsti tre livelli di attività:

    - elaborare un rapporto sulla economia verde al fine di analizzare la macroeconomia, la sostenibilità e le implicazioni sulla riduzione della povertà degli investimenti verdi in settori che vanno dalle energie rinnovabili all’agricoltura sostenibile, fornendo una guida sulle politiche che possono attrarre investimenti in questi settori;
    - fornire servizi di consulenza sulle strade da percorrere per avviare una green economy in specifici Paesi;
    - coinvolgere un’ampia gamma di partner del settore della ricerca, delle Organizzazioni Non Governative, del business e delle Nazioni Unite nell’attuazione della GEI.

    Towards a Green Economy - Pathways to Sustainable Development and Poverty Eradication è stato elaborato dall’UNEP nel novembre 2011 con la collaborazione di economisti e di esperti di tutto il mondo. Il Rapporto punta a dimostrare che l’economia ecocompatibile non rappresenta un ostacolo alla crescita, ma al contrario può essere considerata sia un nuovo motore di sviluppo capace di creare nuovi posti di lavoro sia una strategia efficace per l’eliminazione della povertà. Infatti, secondo il Rapporto dell’UNEP, puntare su un’economia verde consente di favorire lo sviluppo, anche nelle economie più arretrate, dove il 90% del PIL della fascia più debole di popolazione risulta legato alle risorse naturali, alle foreste e al patrimonio idrico.

    Una delle conclusioni a cui arriva il Rapporto è che investendo il 2% del PIL mondiale (circa 1.300 miliardi di dollari USA) nei dieci settori chiave individuati dall’UNEP (agricoltura, acqua, foreste, pesca, energia, industria, rifiuti, edilizia, trasporti e turismo) si potrebbe produrre una transizione dall’attuale modello economico verso una green economy.

    Tutto ciò consentirebbe di riorientare l’economia mondiale su una traiettoria di crescita più sostenibile producendo più benefici a lungo termine del mantenimento della crescita economica di uno scenario “business as usual”.

    Bibliografia:
    UNDESA, UNEP, UNCTAD (2011), The Transition to a Green Economy: Benefits, Challenges and Risks from a Sustainable Development Perspective.
    UNEP (2011), Towards a green economy: Pathways to Sustainable Development and Poverty Eradication.
    UNEP (2012). Green Economy Policy Briefs … key issues for the transformation towards the Green Economy.

    Redattori: Barbara PANCINO, Emanule BLASI

  • Green Growth, Strategia OECD (Enciclopedia)

    Abstract
    Iniziativa lanciata dall’OECD nel 2009 per rispondere alla crisi economico-finanziaria e rilanciare la crescita su basi sostenibili, ovvero fornire opportunità di sviluppo capaci di limitare l’impatto sulle risorse naturali e sui servizi ecologici da cui deriva gran parte del benessere umano.


    Green Growth Strategy
    è un’iniziativa lanciata dall’OECD nel 2009 per rispondere alla crisi economico-finanziaria e rilanciare la crescita su basi più sostenibili, sia dal punto di vista ambientale che sociale.

    Elaborata su mandato del Consiglio dei Ministri dei 40 Stati membri/associati, la strategia è stata pubblicata nel maggio del 2011 con il titolo “Towards Green Growth”, con l’intento di fornire alcuni orientamenti utili ai Paesi membri ai fini dell’elaborazione delle proprie strategie e politiche nazionali nel settore della crescita verde. Come emerge già dal titolo, l’OECD considera lo sviluppo sostenibile e la Green Economy in primo luogo come motori di crescita (Growth) e fonti di nuove opportunità di sviluppo, capaci al tempo stesso di limitare l’impatto sulle risorse naturali e sui servizi ecologici da cui deriva gran parte del benessere umano.

    Lo sviluppo sostenibile, l’uso efficiente delle risorse, la lotta ai cambiamenti climatici e al degrado ambientale in questa ottica si perseguono diffondendo un nuovo modello produttivo, nuove opportunità di lavoro e nuove tecnologie. Creare condizioni favorevoli per gli investimenti e la competitività, promuovere l’innovazione, incoraggiare nuovi mercati per i prodotti e i servizi “green”, introdurre misure fiscali ambientali, eliminare i sussidi dannosi per l’ambiente, creare un clima di stabilità e di fiducia: sono questi le chiavi su cui bisogna far leva per superare la crisi attuale in una prospettiva di sostenibilità.

    Una strategia di crescita verde necessita in particolare di un mix di strumenti derivanti da due ampi pacchetti di intervento. Il primo comprende le condizioni-quadro capaci di rafforzare la crescita economica assicurando al contempo la conservazione del capitale naturale. Esse includono i dispositivi fiscali e nomativi di base e gli strumenti classici di politica economica e di concorrenza. Il secondo pacchetto include strumenti ad hoc, basati sui prezzi e su altri meccanismi strategici, capaci di incentivare l’uso efficiente delle risorse e l’internalizzazione delle pressioni ambientali: imposte, permessi negoziabili, approcci volontari e partnership pubblico-private. Si fa riferimento esplicito in questo contesto alla tassazione della CO2 come alternativa alle imposte sul lavoro o sul reddito societario o ai tagli alla spesa pubblica.

    Bibliografia

    OECD (2011), Towards Green Growth, Paris.
    OECD (2011), Towards Green Growth: Monitoring Progress … OECD Indicators, Paris.
    OECD (2011), Tools for Delivering Green Growth, Paris.
    OECD (2011), Towards Green Growth: A summary for policy makers, Paris.

    Redattori: Barbara PANCINO; Emanuele BLASI

  • GREEN SHOE

    Lett.: scarpa verde. Opzione che l’emittente offre, nei collocamenti di azioni, ai consorzi di garanzia e di collocamento di acquistare al prezzo di offerta, entro un breve periodo dopo la data del collocamento, un ulteriore ammontare di azioni da classare presso gli investitori. Il termine deriva dalla denominazione della società, la Greco Shoe Manufacturing Company, che per prima ha impiegato questo strumento.

  • GREY MARKET

    Lett.: mercato grigio. Periodo intercorrente fra la chiusura dell’offerta pubblica o di una emissione ed il momento di inizio delle negoziazioni. L’esigenza di evitare distorsioni di mercato richiede di ridurre al minimo tale periodo, effettuando tempestivamente le procedure di riparto e dando rapidamente inizio alle negoziazioni. Con la locuzione “grey market” si indica anche una nuova funzionalità elettronica per la negoziazione di titoli pubblici italiani nell’ambito del circuito telematico MTS dei quali il Tesoro ha annunciato l’emissione ma per i quali l’asta non si è ancora svolta.

  • GROWTH FUND

    Fondo comune d’investimento operante sul mercato mobiliare statunitense. È un tipico fondo ad accumulazione che tuttavia presta attenzione anche alle performances nei singoli periodi, in una logica di investimento dunque non di medio/lungo periodo com’è quella tipica dei fondi più aggressivi (v. aggressive growth fund). L’obiettivo primario rimane tuttavia l’incremento del capitale, sebbene una particolare categoria di tali fondi, i growth-incorre funds, siano orientati su titoli a basso coefficiente beta e con elevata distribuzione di dividendi.

  • GRUPPO BANCARIO

    Il gruppo bancario può alternativamente assumere due configurazioni. Nella prima una banca italiana forma un gruppo unitamente alle società bancarie (v. banca), finanziarie (v. società finanziaria) e strumentali dalla stessa controllate. Nella seconda viene a costituirsi un gruppo bancario per effetto congiunto del controllo che una società finanziaria detiene in alcune società bancarie, finanziarie e strumentali e della rilevanza che la componente bancaria assume nell’ambito della stesa formazione. Le società strumentali sono definite come società che esercitano, in via esclusiva o prevalente, attività che anno carattere ausiliario dell’attività delle società del gruppo, comprese quelle di gestione di immobili e di servizi anche informatici. Il gruppo bancario è iscritto in un apposito albo tenuto dalla Banca d’Italia (v. albo delle banche e dei gruppi bancari) il cui aggiornamento viene assicurato mediante la previsione di determinati obblighi informativi a carico della capogruppo. Le società appartenenti al gruppo recepiscono in statuto una specifica clausola di appartenenza ed indicano negli atti e nella corrispondenza l’iscrizione nell’albo. La capogruppo di un gruppo bancario, nell’esercizio dell’attività di direzione e di coordinamento, ha il compito di emanare direttive alle società del gruppo per l’esecuzione delle istruzioni impartite dalla Banca d’Italia nell’interesse della stabilità del gruppo stesso. Essa è soggetta ad una specifica disciplina concernente i requisiti di professionalità e di onorabilità dei relativi esponenti aziendali, le modifiche statutarie, la vigilanza consolidata e le situazioni di crisi. L’art. 3 del d.lg. 4.8.1999 n. 342 ha introdotto tra le condizioni necessarie affinché la Banca d’Italia autorizzi l’esercizio dell’attività bancaria, l’assenza, tra la banca o i soggetti del gruppo di appartenenza e altri soggetti, di stretti legami che ostacolino l’effettivo esercizio delle funzioni di vigilanza.

  • GRUPPO CARDINE

    Gruppo composto da nove banche (oltre a società finanziarie e di servizi accessori) che fanno capo a Cardine banca derivante dalla fusione per incorporazione della Casse venete banca spa nella Gruppo bancario CAER spa dell’11.1.2000. Ha aderito al Gruppo Cardine nel febbraio 2000 anche la Farbanca, banca dei farmacisti costituita nel 1996 e operativa dal 1998. A capo del gruppo è posta una holding operativa (Cardine Banca spa.) che detiene il controllo delle singole Banche, con compiti di coordinamento di alcune attività delle controllate e di fornitura di servizi comuni. Principali azionisti della holding sono la Fondazione C.R. di Padova e Rovigo (40,2%), Fondazione C.R. in Bologna (28,6%), Sanpaolo IMI (10,8%), Fondazione C.R. di Udine e Pordenone (5,1%), Fondazione C.R. di Gorizia (2,3%). Il Gruppo possiede 750 sportelli distribuiti in nove regioni (Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Emilia Romagna, Marche, Umbria, Abruzzo, Lazio, Molise) e si pone al nono posto nella graduatoria Mediobanca 2000 per la raccolta delle banche italiane. Nel dicembre 2001 è stato approvato un progetto di integrazione che ha determinato l’incorporazione del Gruppo Cardine nel Sanpaolo IMI. Il progetto, approvato il 5.3.2002 dalle assemblee straordinarie degli azionisti di Cardine Banca e Sanpaolo IMI, prevede che la Compagnia di San Paolo, la Fondazione Cassa di risparmio di Padova e Rovigo e la Fondazione Cassa di risparmio in Bologna conferiscano il 15% del capitale sociale Sanpaolo IMI post fusione (di cui il 7,5% la Compagnia di San Paolo) a una SGR appositamente dedicata. Le azioni ordinarie possedute dalle tre fondazioni ed eccedenti tale quota saranno convertite in azioni privilegiate, automaticamente convertibili alla pari in azioni ordinarie in caso di alienazione a terzi o alla scadenza del 1°.7.2012. Il rapporto di cambio è stato fissato in 1,7950 azioni Sanpaolo IMI ogni azione Cardine Banca. Mediobanca e Morgan Stanley hanno agito in qualità di advisors finanziari dell’operazione per Cardine Banca. In base a questo disegno il nuovo veicolo si sostituirà alla Compagnia di San Paolo nell’ambito del patto di consultazione che la lega ad altri azionisti di Sanpaolo IMI.

    a) Il CAER (Casse di risparmio dell’Emilia-Romagna) era stato costituito nel 1992 per iniziativa della Cassa di Risparmio in Bologna, fondata nel 1837 e comprendeva Finemiro spa, società finanziaria (poi trasformata in Finemiro banca nel 1998) con le due partecipate Finemiro leasing e Finemiro stile. Nel 1997 ha aderito al Gruppo CAER la Banca Popolare dell’Adriatico di Pesaro, dopo la trasformazione in spa e in seguito a un’offerta pubblica di acquisto e scambio lanciata dalla CAER e dalla cassa di risparmio di Bologna. La Banca popolare dell’Adriatico, quotata al Mercato ristretto, deriva dalla fusione tra la Banca Popolare Pesarese e Ravennate e dalla Banca Popolare Abruzzese Marchigiana. La prima, a sua volta, deriva dall’incorporazione Banca Popolare Cooperativa di Bagnacavallo e Fusignano nella Banca Popolare Pesarese costituita nel 1875. La seconda è nata nel 1984 per fusione della Banca Popolare di Teramo e le Popolari di S. Benedetto del Tronto e Castel di Sangro. b) Il Gruppo Bancario Casse Venete era stato costituito nel 1994 dalla Cassa di risparmio di Venezia insieme alla Cassa di risparmio di Padova e Rovigo e alla Banca Agricola di Cerea. Il Gruppo successivamente si è allargato anche alla Cassa di risparmio di Udine e Pordenone (nel 1998) e alla Cassa di risparmio di Gorizia (nel 1999). Le quattro Casse sono istituti tutti di antica origine: le prime due, fondate del 1822, sono anche le prime casse di risparmio costituite di qui delle Alpi, la Cassa di risparmio di Udine e Pordenone discende per via diretta dal Monte di pietà fondato in Udine nel 1496, la Cassa di risparmio di Gorizia è stata fondata nel 1831. La Banca Agricola di Cerea è stata costituita nel 1921 come Banca agricola popolare di Cerea.

  • GRUPPO CREDITIZIO POLIFUNZIONALE

    1. Modello organizzativo alternativo alla banca universale. Si tratta di un insieme di società specializzate in determinati servizi bancari e in servizi relativi al parabancario sotto la direzione di una holding (società o altro ente) con funzione di coordinamento degli obiettivi e delle strategie delle società controllate, assieme al relativo controllo di attuazione. A differenza della banca universale di tipo tedesco, che svolge in proprio (“in casa”) le attività bancarie e parabancarie, nella struttura di gruppo polifunzionale tali attività sono svolte quindi da unità giuridiche distinte, partecipate dalla holding. L’adozione di tale formula consente, nei Paesi come l’Italia nei quali l’ordinamento circoscrive in maniera piuttosto rigida l’estensione ammessa dell’attività bancaria, di ampliare gli ambiti operativi propri delle banche e di allinearle a quelli dei Paesi caratterizzati da normative più liberali in materia.

    2. A seguito della l. 30.7.1990 n. 218 e del conseguente d.lg. 20.11.1990 n. 356 è stata data una prima parziale disciplina ai gruppi creditizi, essenzialmente al fine di consentire una vigilanza sugli stessi (v. vigilanza su base consolidata). Il gruppo creditizio viene così alternativamente individuato: 1) dall’ente creditizio, iscritto all’albo di cui all’art. 29 della l.b. 1936 e dalle società e enti da questo controllati esercenti attività bancaria, attività finanziaria oltre che, in via esclusiva o principale, attività strumentale all’attività delle società e enti del gruppo; 2) dalla società finanziaria e dalle società e enti da questa controllati esercenti attività bancaria, attività finanziaria oltre che, in via esclusiva o principale, attività strumentale all’attività delle società e enti del gruppo, quando gli enti creditizi controllati detengono complessivamente all’ultimo 31 dicembre, una quota del mercato nazionale, determinata sulla base delle segnalazioni alla Banca d’Italia e delle statistiche non provvisorie dalla stessa pubblicate per il sistema, pari o superiore all’1% dei depositi della clientela o degli impieghi con la clientela, ovvero quando la somma degli attivi degli enti creditizi e delle società e enti da essi controllati rappresenti almeno la metà dell’attivo del gruppo secondo i dati dell’ultimo bilancio approvato. Capogruppo viene ritenuta la società finanziaria o l’ente creditizio, con sede in Italia, cui fa capo il controllo delle società e degli enti componenti il gruppo creditizio e che non sia, a sua volta, controllato da un altro ente creditizio o da un’altra società finanziaria, con sede in Italia, che possa essere a sua volta considerata capogruppo. Infatti la società finanziaria è considerata capogruppo quando, nell’insieme delle società e degli enti da essa controllati, abbiano rilevanza determinante, secondo quanto stabilito dalla Banca d’Italia conformemente alle deliberazioni del CICR, quelli esercenti attività bancaria, finanziaria e strumentale. Ferma restando la specifica disciplina dell’attività bancaria, la capogruppo è soggetta ai controlli di vigilanza in conformità delle disposizioni di legge e il suo statuto è soggetto all’approvazione della Banca d’Italia. La capogruppo, nell’esercizio dell’attività di direzione e coordinamento, emana disposizioni alle componenti del gruppo per l’esecuzione delle istruzioni impartite dalla Banca d’Italia nell’interesse della stabilità del gruppo. Gli amministratori delle società del gruppo sono tenuti a fornire ogni dato e informazione per l’emanazione delle disposizioni e la necessaria collaborazione per il rispetto delle norme sulla vigilanza consolidata. Ai fini della disciplina sui gruppi creditizi il controllo ricorre nelle ipotesi di cui all’art. 2359, comma 1, c.c., anche se la partecipazione è posseduta attraverso società fiduciarie o comunque attraverso soggetti interposti. 3. L’esistenza del controllo nella forma dell’influenza dominante è presunta, salvo prova contraria, allorché ricorra una delle seguenti situazioni: 1) possesso di una partecipazione idonea a consentire la nomina della maggioranza dei membri del Consiglio di amministrazione; 2) sussistenza di rapporti, anche tra soci, di carattere finanziario e organizzativo idonei a conseguire uno dei seguenti effetti: a) la trasmissione degli utili o delle perdite; b) il coordinamento della gestione dell’impresa con quella di altre imprese ai fini del perseguimento di uno scopo comune; c) l’attribuzione di poteri maggiori rispetto a quelli derivanti dalle azioni o dalle quote possedute; d) l’attribuzione a soggetti diversi da quelli legittimati in base all’assetto proprietario di poteri nella scelta di amministratori e dei dirigenti delle imprese; 3) assoggettamento, in base alla composizione degli organi amministrativi o per altri concordanti elementi, a direzione comune. 4. Il gruppo creditizio è iscritto in apposito albo tenuto dalla Banca d’Italia. La capogruppo è tenuta a fornire alla Banca d’Italia comunicazione dell’esistenza del gruppo creditizio e della sua composizione aggiornata. La Banca d’Italia può procedere d’ufficio all’accertamento della esistenza di un gruppo creditizio e alla sua iscrizione all’albo e può determinare la composizione del gruppo creditizio anche in difformità da quanto comunicato dalla capogruppo ai sensi del comma precedente. Le società e enti appartenenti al gruppo sono tenuti a indicare negli atti e nella corrispondenza l’iscrizione all’albo a partire da trenta giorni dalla stessa. La Banca d’Italia conformemente alle deliberazioni del CICR può emanare istruzioni per gli adempimenti connessi alla tenuta e all’aggiornamento dell’albo.

    5. Ai soggetti che svolgono funzioni di amministrazione, direzione e controllo presso la società finanziaria capogruppo si applicano le disposizioni in materia di requisiti di esperienza e di onorabilità previste per i soggetti che esercitano le medesime funzioni presso enti creditizi. Ai gruppi creditizi si applicano le norme in tema di vigilanza su base consolidata di cui all’art. 1 della l. 17.4.1986 n. 114 come modificati dall’art. 29 del d.lg. 20.11.1990 n. 356. Tuttavia al fine di realizzare la vigilanza consolidata, la Banca d’Italia, conformemente alle direttive formulate dal CICR, ha facoltà di impartire, con provvedimenti di carattere generale o particolare, alla capogruppo istruzioni concernenti il gruppo creditizio complessivamente considerato o suoi componenti, aventi ad oggetto le relative situazioni e attività, con riguardo all’adeguatezza patrimoniale, alle partecipazioni detenibili oltre che al contenimento del rischio nelle sue diverse configurazioni, anche con riferimento all’organizzazione amministrativo-contabile, ai controlli interni e alle cautele per evitare gli aggravamenti del rischio stesso derivanti dal cumulo dei fidi ovunque concessi.

    6. Nel calcolo della adeguatezza patrimoniale e ai fini del contenimento dei rischi del gruppo creditizio ovvero di un singolo ente creditizio, la Banca d’Italia, conformemente alle direttive formulate dal CICR, può tener conto della situazione e delle attività soggette a consolidamento: 1) degli enti creditizi e delle società finanziarie al cui capitale la capogruppo e le società e gli enti componenti il gruppo creditizio, ovvero un singolo ente creditizio, partecipano anche attraverso società fiduciarie o comunque attraverso soggetti interposti in misura complessivamente non inferiore al 20%; 2) degli enti creditizi e delle società finanziarie non compresi in un gruppo creditizio ma controllati dalla persona fisica o giuridica che controlla la capogruppo del gruppo creditizio ovvero un singolo ente creditizio.

    7. La Banca d’Italia può effettuare ispezioni presso la capogruppo e richiedere ad essa l’esibizione di tutti i documenti e gli atti ritenuti necessari oltre che la trasmissione anche periodica di dati e notizie. Sempre il d.lg. 20.11.1990 n. 356, detta disposizioni speciali in ordine alla crisi dei gruppi creditizi. Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, sentito il CICR, su proposta della Banca d’Italia, può disporsi lo scioglimento degli organi amministrativi della capogruppo e la sua sottoposizione alla amministrazione straordinaria: a) qualora risultino gravi irregolarità nell’amministrazione o gravi inadempienze nell’esercizio dell’attività di direzione di cui all’art. 25, comma 4, ovvero gravi violazioni delle norme legali e statutarie che ne regolano l’attività, oppure gravi infrazioni delle disposizioni emanate dalla Banca d’Italia; b) nel caso in cui risultino gravi perdite del suo patrimonio; c) quando tale scioglimento sia richiesto dagli stessi organi amministrativi; d) qualora ad una società del gruppo sia stata applicata una delle procedure previste dai capi II e III del titolo VII del r.d.l. 1986 n. 430, dall’art. 2409, comma 3, del c.c., ovvero altra analoga procedura prevista da leggi speciali, e possa essere alterato in modo grave l’equilibrio fi- nanziario o gestionale del gruppo.

    8. Le funzioni dei commissari straordinari e del comitato di sorveglianza durano per un periodo massimo di un anno, quando un termine più breve non sia prescritto dal decreto di cui al comma 1. Solo in casi eccezionali potranno essere prorogate per un periodo non superiore ad un altro anno. I commissari straordinari della capogruppo, sentito il comitato di sorveglianza, previa autorizzazione della Banca d’Italia, possono revocare e sostituire, anche in parte, gli amministratori delle società e enti del gruppo al fine di realizzare i mutamenti degli indirizzi gestionali che si rendano necessari. I nuovi amministratori restano in carica al massimo sino al termine dell’amministrazione straordinaria della capogruppo. Gli amministratori revocati hanno titolo esclusivamente ad un indennizzo corrispondente ai compensi ordinari ad essi spettanti per il periodo di durata residua del mandato e, comunque, per un massimo di sei mesi. I commissari possono richiedere l’accertamento giudiziario dello stato di insolvenza delle società e enti appartenenti al gruppo secondo le disposizioni degli artt. 195 e 202 del r.d. 16.3.1942 n. 267. I commissari possono richiedere alle società e enti del gruppo i dati, le informazioni e ogni altro elemento utile per adempiere al proprio mandato. Al fine di agevolare il superamento di difficoltà finanziarie, i commissari, sentito il comitato di sorveglianza e previa autorizzazione della Banca d’Italia, possono disporre la sospensione dei pagamenti prevista dall’art. 63 della l.b. 1936, per un periodo non superiore a tre mesi, prorogabile eventualmente con le stesse formalità di altri sei mesi.

    9. Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, sentito il CICR, su proposta della Banca d’Italia, può disporsi la liquidazione coatta amministrativa della capogruppo: a) quando le irregolarità nell’amministrazione o le inadempienze nell’esercizio dell’attività di direzione di cui all’art. 25, comma 4, o le violazioni delle norme legali e statutarie o le perdite previste dall’art. 32, comma 1, siano di eccezionale gravità; b) su istanza di chi può richiedere lo scioglimento degli organi amministrativi. La capogruppo non è soggetta al fallimento. Quando sia stato accertato giudizialmente lo stato di insolvenza compete ai commissari esperire l’azione revocatoria di cui all’art. 67 del r.d. 16.3.1942 n. 267, nei confronti di altre società e enti del gruppo, relativamente agli atti indicati ai numeri 1, 2 e 3 del medesimo articolo, posti in essere nei cinque anni anteriori al provvedimento di liquidazione coatta, e relativamente agli atti indicati al n. 4 e al secondo comma dello stesso articolo, posti in essere nei tre anni anteriori. Qualora la capogruppo sia sottoposta ad una delle procedure di cui agli artt. 32 e 33, le società e enti del gruppo sono soggetti, ricorrendone i presupposti, all’amministrazione straordinaria regolata dal r.d.l. 12.3.1936 n. 375 e successive modificazioni e integrazioni, con esclusione dell’amministrazione controllata di cui al r.d. 16.3.1942 n. 267 e dell’art. 2409 c.c. L’amministrazione straordinaria può essere richiesta alla Banca d’Italia anche da commissari straordinari e dai commissari liquidatori della capogruppo. Qualora la capogruppo sia sottoposta alla liquidazione coatta amministrativa, alle società e enti del gruppo si applica pure, quando ne sia stato accertato giudizialmente lo stato di insolvenza, la liquidazione coatta amministrativa. La richiesta di liquidazione può essere avanzata alla Banca d’Italia anche dai commissari straordinari e dai commissari liquidatori della capogruppo. Le disposizioni sull’amministrazione straordinaria e sulla liquidazione coatta amministrativa si applicano anche nei confronti dei gruppi, delle società e degli enti per i quali, pur non essendo intervenuta l’iscrizione, ricorrano le condizioni per l’inserimento nell’albo. Va ricordato, infine, che alla capogruppo ed ai partecipanti al capitale della stessa si applicano le disposizioni dettate dagli artt. 9 e 10 della l. 4.6.1985 n. 281; inoltre, nei confronti delle altre appartenenti al gruppo e dei partecipanti al capitale delle stesse sono attribuiti alla Banca d’Italia i poteri di cui all’art. 10 della medesima legge (in proposito v. identificazione dei soci delle società bancarie).

  • GRUPPO DI AZIONISTI STABILE

    L’espressione si riferisce a situazioni societarie in cui alcuni azionisti raggiungono un accordo, formale o di fatto, per la presenza duratura in una società allo scopo di assumerne il controllo e determinarne l’indirizzo. Trattasi di fattispecie alternativa alla public company, o società aperta, in quanto presuppone, appunto, stabilità nell’azionariato di controllo o di riferimento. Non vi sono, peraltro, nel nostro diritto norme legislative che regolano il fenomeno.

  • GRUPPO DI LAVORO SULLA CONTINUITÀ OPERATIVE DEL SISTEMA FINANZIARIO - CODISE

    Il Gruppo di lavoro sulla continuità operative del sistema finanziario(CODISE) è stato istituito nel febbraio del 2003 nell’ambito di una conferenza di Banca d’Italia con gli operatori della piazza finanziaria italiana in risposta alla necessità di dotare l’Italia di un sistema di gestione delle crisi di continuità. Il Gruppo di lavoro CODISE è coordinato dalla Banca d'Italia d'intesa con la CONSOB e vi partecipano i principali gruppi bancari e le società che gestiscono le infrastrutture di sistema rilevanti per l'ordinato funzionamento del sistema finanziario. A seguito degli attacchi dell’undici settembre, ma anche di altri eventi come la crisi energetica del 14 agosto 2003 negli Stati Uniti e Canada o dei terremoti avvenuti in Giappone nel 2004, è emersa infatti la necessità di intensificare le attività volte a testare la capacità dei sistemi finanziari di resistere ad eventuali crisi operative e alla implementazione di piani strategici per minimizzare il rischiosistemico ad esse correlato. Il principale obiettivo discusso anche in ambito comunitario 1 è quello di garantire la continuità di servizio (business continuity) e il tempestivo ripristino della normale operatività sui mercati. Le analisi condotte in tal senso hanno rivelato la centralità delle infrastrutture che supportano il sistema dei pagamenti nel funzionamento dei moderni sistemi finanziari, in quanto attraverso la partecipazione alle fasi di compensazione e di regolamento esse condizionano l’attività degli intermediari e dei mercati. Tali interdipendenze rendono necessaria la predisposizione di precisi piani per ridurre il rischio operativo in caso di eventi catastrofici. Il CODISE ha dunque in primo luogo identificato i servizi cosiddetti "vitali" nell’area dei pagamenti in quanto funzionali al soddisfacimento di esigenze di liquidità e che pertanto devono essere protetti dal rischio di interruzioni o malfunzionamenti. Alcuni esempi sono contenute nelle linee guida emanate dalla Banca d’Italia nel novembre del 2004 come i servizi di clearing e settlement dei pagamenti wholesale, i servizi di regolamento lordo del contante (BIREL-TARGET) e di erogazione del contante tramite terminale ATM (Bancomat). Si differenziano dai servizi "vitali" i servizi "critici" il cui blocco può essere tollerato senza produrre gravi inconvenienti per alcuni giorni, come le principali procedure dei pagamenti retail. Il CODISE ha anche definito gli scenari di rischio sottolineando il ruolo chiave dell'affidabilità delle reti di comunicazione e identificando le interdipendenze tra i principali operatori della piazza finanziaria italiana. Si occupa della definizione delle strategie di intervento e dell’organizzazione delle simulazioni di episodi di crisi, anche disposte dall’Eurosistema, a cui prendono parte gli operatori partecipanti (il 5 e 6 Novembre 2009 il CODISE ha svolto una simulazione di continuità operativa con esiti positivi). Dal 2004 il CODISE ha dato il suo contributo alla formulazione delle linee guida per gli operatori finanziari emanate dalla Banca d’Italia per garantire la business continuity soprattutto in relazione ai servizi "vitali". Dal 2007 al CODISE è stato attribuito il ruolo di comitato per il coordinamento della gestione delle crisi operative del sistema finanziario italiano, svolge dunque anche funzioni di coordinamento e rappresentanza della piazza italiana con riferimento all’Eurosistema, collaborando con altre Autorità quali il Dipartimento della Protezione Civile della presidenza del Consiglio dei Ministri e la CONSOB nell’ambito della gestione delle crisi. Il coordinatore del CODISE rappresenta il punto di raccordo tra le strutture interne alla Banca d'Italia preposte alla gestione delle crisi, gli operatori nazionali che si trovano in situazioni di emergenza e le altre Autorità come ad esempio la Banca Centrale Europea (BCE).

    Link: http://www.bancaditalia.it/sispaga/codise;internal&action=_setlanguage.action?LANGUAGE=it

    Redattore: Bianca GIANNINI
    © 2010 ASSONEBB

    1 Nel settembre 2006 la Banca Centrale Europea ha organizzato un’importante conferenza sul tema: ECB conference on market infrastructures' business continuity in an integrated euro area.

  • GRUPPO DI VISEGRAD

    Accordo di libero scambio istituito nel 1992 in Europa centrale tra Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria.

  • GRUPPO INTESA SANPAOLO

    Azienda quotata con BIT: ISP.

    Nel 2019 il Gruppo Intesa Sanpaolo è il maggiore gruppo bancario in Italia, con circa 9 miliardi di capitale di cui 86% sul mercato azionario, 11,8 milioni di clienti e una rete costituita da circa 4.100 filiali e uno dei principali in Europa. Intesa Sanpaolo nasce dalla fusione, avviata il 1° gennaio 2007, di Sanpaolo IMI in Banca Intesa - due banche che hanno giocato un ruolo da protagonisti nel processo di consolidamento del sistema bancario nazionale. Il Gruppo Intesa nella sua configurazione prima della fusione è, infatti, il risultato di una serie di operazioni di integrazione completate con successo: nasce nel 1998 dall’integrazione di Cariplo e Ambroveneto, cui fa seguito nel 1999 l’Offerta Pubblica di Scambio sul 70% della Banca Commerciale Italiana, successivamente incorporata nel 2001. Il Gruppo Sanpaolo IMI è il risultato della fusione tra l’Istituto Bancario San Paolo di Torino e l’Istituto Mobiliare Italiano, avvenuta nel 1998, e delle successive integrazioni del Banco di Napoli nel 2000 e del Gruppo Cardine nel 2002.

    Il Gruppo Intesa Sanpaolo è il leader italiano nelle attività finanziarie per famiglie ed imprese, in particolare nell’intermediazione bancaria (con una quota del 17,8% dei prestiti e del 18,1% dei depositi), nei fondi pensione (22,5%), nel risparmio gestito (21,4%) e nel factoring (24,8%).

    Inoltre, il Gruppo ha una presenza internazionale strategica, con circa 1.100 sportelli e 7,3 milioni di clienti, incluse le banche controllate operanti nel commercial banking in 12 Paesi in Europa centro-orientale e nel Medio Oriente e Nord Africa e una rete internazionale specializzata nel supporto alla clientela corporate in 25 Paesi (in particolare nel Medio Oriente e Nord Africa e in quelle aree in cui si registra il maggior dinamismo delle imprese italiane, come Stati Uniti, Brasile, Russia, India e Cina). Grazie alle proprie controllate locali, è al primo posto in Serbia, al secondo in Croazia e Slovacchia, al quarto in Albania, al quinto in Moldavia, Egitto e Bosnia-Erzegovina, al sesto in Slovenia e al settimo in Ungheria.

    Al 31 marzo 2019, il Gruppo Intesa Sanpaolo presenta un totale attivo di 829.280 milioni di euro, crediti verso clientela per 395.595 milioni di euro, raccolta diretta bancaria di 427.206 milioni di euro e una raccolta diretta assicurativa e riserve tecniche di 154.233 milioni di euro.

    L’attività del Gruppo si articola in sei divisioni:

    • Divisione Banca dei Territori: focalizzazione sul mercato e centralità del territorio per il rafforzamento delle relazioni con gli individui, le piccole e medie imprese e gli enti nonprofit. La divisione include le banche controllate italiane e le attività di credito industriale, leasing e factoring (svolte tramite Mediocredito Italiano) e di instant banking (tramite Banca 5).

    • Divisione Corporate e Investment Banking: partner globale per lo sviluppo equilibrato e sostenibile delle imprese e delle istituzioni finanziarie in un’ottica di medio/lungo termine, su basi nazionali ed internazionali. Include le attività di capital markets e investment banking (svolte tramite Banca IMI) ed è presente in 25 Paesi a supporto dell’attività cross-border dei suoi clienti con una rete specializzata costituita da filiali, uffici di rappresentanza e controllate che svolgono attività di corporate banking. La divisione è attiva nel settore del Public Finance come partner globale per la pubblica amministrazione.

    • Divisione International Subsidiary Banks: include le controllate che svolgono attività di commercial banking nei seguenti Paesi: Albania (Intesa Sanpaolo Bank Albania), Bosnia-Erzegovina (Intesa Sanpaolo Banka Bosna i Hercegovina), Croazia (Privredna Banka Zagreb), Egitto (Bank of Alexandria), Moldavia (Eximbank), Repubblica Ceca (la filiale di Praga della VUB Banka), Romania (Intesa Sanpaolo Bank Romania), Serbia (Banca Intesa Beograd), Slovacchia (VUB Banka), Slovenia (Intesa Sanpaolo Bank), Ucraina (Pravex Bank) e Ungheria (CIB Bank).

    • Divisione Private Banking: serve i clienti appartenenti al segmento Private e High Net Worth Individuals con l’offerta di prodotti e servizi mirati, anche mediante l'hub Intesa Sanpaolo Private Bank (Suisse) Morval per il presidio internazionale. La divisione include Fideuram - Intesa Sanpaolo Private Banking e SIREF Fiduciaria con 5.924 private banker.

    • Divisione Asset Management: soluzioni di asset management rivolte alla clientela del Gruppo, alle reti commerciali esterne al Gruppo e alla clientela istituzionale. La divisione include Eurizon con 249 miliardi di euro di masse gestite.

    • Divisione Insurance: prodotti assicurativi e previdenziali rivolti alla clientela del Gruppo. Alla divisione fanno capo le società Intesa Sanpaolo Vita, Fideuram Vita e Intesa Sanpaolo Assicura, con raccolta diretta e riserve tecniche pari a 154 miliardi di euro.

    Link: www.group.intesasanpaolo.com
    © 2019 ASSONEBB

  • GRUPPO SOCIETARIO

    Complesso di aziende giuridicamente separate, collegate tra di loro da un rapporto di controllo da parte di una società capogruppo (società madre, correntemente detta holding). Il controllo può manifestarsi sotto forma di controllo di diritto, esercitato per proprietà (controllo superiore al 50%) o per contratto (convenzione di dominato), ovvero di un controllo economico esercitato attraverso una direzione unitaria e un’influenza dominante. In passato nel nostro Paese le holding di partecipazioni statali hanno assunto la forma di ente di diritto pubblico (p.e. ENI; IRI; EFIM ecc.), oggi trasformate in spa o liquidate. All’interno di un gruppo le società possono essere suddivise in diverse sub.holding più o meno specializzate. A ciascuna delle società che compongono il gruppo corrisponde, quale oggetto sociale, un distinto settore di attività, o una distinta fase del processo produttivo, o una distinta forma di utilizzazione industriale di una medesima sostanza base, e via dicendo. Secondo l’attività di coordinamento svolta dalla capogruppo si suole distinguere una forma “forte” di coordinamento, il gruppo economico, in cui esiste un’integrazione produttiva e commerciale con direzione unitaria e programmata delle le aziende e una forma “debole”, il gruppo finanziario, in cui il coordinamento è limitato ai soli aspetti finanziari. Altre distinzioni sono quelle di impresa a carattere nazionale o multinazionale. Generalmente i gruppi privati si specializzano in uno o in alcuni settori ben individuati e omogenei di attività. Conglomerato è un invece un gruppo di società operanti in settori disparati senza particolare integrazione e interdipendenza reciproca. Diffusosi negli anni Sessanta con la convinzione di aumentare la redditività del capitale investito e di ripartire i rischi, questa forma di gruppo ha rivelato presto di non corrispondere alle speranze ed è oggi abbastanza abbandonato. La frammentazione dell’impresa in una pluralità di società raggiunge gli estremi limiti quando si separano tra loro, facendone oggetto di separate società, l’attività di direzione da un lato e l’attività di produzione o di scambio dall’altro. Si dà luogo a una società. gruppo, che si definisce, in tal caso, come holding pura, che non svolge alcuna attività di produzione di scambio e si limita ad amministrare le proprie partecipazioni azionarie, ossia a dirigere le società del proprio gruppo (società che assumono, per contrapposizione, i nome di società operative). Normalmente le società multinazionali presentano questa struttura: esse danno luogo a una proliferazione di società, tante quanti sono i mercati esteri nei quali l’impresa opera, tutte controllate dalla società nazionale. L’ordinamento italiano non contiene una definizione del “gruppo” di portata generale, i riferimenti ad esso sono attraverso la nozione di “controllo” (art. 2359 c.c.) e ciò per una scelta originaria di non disciplinare il fenomeno in quanto tale, ma solo quegli aspetti di esso necessari a riconciliarlo con la disciplina generale delle società di capitali. Una nozione di gruppo è contenuta invece in leggi speciali, così: la legge in tema di agevolazioni finanziarie per il Mezzogiorno e per le aree depresse (l. 2.5.1976, n. 183 e d.p.r. 9.11.1976, n. 902), la legge sull’editoria (l. 5.8.1981 n. 416, modificata dalla l. 1983/137, dalla l. 10.1.1985, n. 1 e dall’art. 2, l. 25.2.1987, n. 67); il d.lg. 9.4.1991 n. 127, con cui è stata introdotta la disciplina sui bilanci consolidati, applicabile a tutte le società per azioni, in accomandita per azioni e a responsabilità limitata che controllano un’impresa; il d.lg.s 1.9.1993, n. 385 (TUBC) che, tra le disposizioni che regolano le partecipazioni al capitale delle banche specifica, elencandole, le situazioni in cui il controllo si considera esistente nella forma dell’influenza dominante (art. 23) e che dà una definizione espressa di gruppo bancario (art. 60); il d.lg. 24.2.1998 n. 58 (TUF) il quale lascia alla Banca d’Italia, sentita la Consob, di determinare la nozione di gruppo rilevante in materia di SIM (art. 19, comma 1, lett. h) e fondi comuni d’investimento (art. 34, comma 1, lett. f) oltre che introduce agli artt. 93, una definizione di controllo per le società emittenti strumenti finanziari quotati, e richiede all’art. 117 la redazione di bilanci consolidati di gruppo nelle società per azioni quotate in borsa.

  • GRUPPO VENETO BANCA

    Il Gruppo Veneto Banca era una delle prime 12 realtà bancarie italiane per masse amministrate. E' stata posta in liquidazione coatta amministrativa nel 2017 con Decreto del MEF.

    La Banca d'Italia ha fornito in Commissione Finanze della Camera i dettagli dell'operazione di gestione della crisi bancaria.

    STORIA DELLA BANCA

    E’ il risultato di un percorso che risale al 1877, anno di nascita della Banca Popolare di Montebelluna. Dal 1997 la Popolare intraprende un cammino che la porta a cambiare la denominazione in Veneto Banca e a divenire protagonista del panorama bancario nazionale. Apre numerosi sportelli, si dota di alcune società prodotto, di una rete di promotori finanziari e dei servizi on-line Clarisbanca (per privati e famiglie) e Impresa Web (per le imprese).Dà il via a un importante piano di espansione: assume il controllo di Banca di Bergamo, Banca Popolare di Monza e Brianza e Banca Popolare di Intra (operative in Lombardia e Piemonte), crea Banca Meridiana (attiva in Puglia e Basilicata) ed estende i propri interessi nell'Europa Orientale, acquisendo Banca Italo Romena (Romania), Eximbank (Moldova), Gospodarsko Kreditna Banka (Croazia) … poi ribattezzata Veneto Banka d.d. … e Banca Italiana di Sviluppo (Albania) … poi ribattezzata Veneto Banka sh.a. Numerose le partecipazioni societarie. Tra le più importanti, quelle in: Cofito (Compagnia Finanziaria Torinese), holding del Gruppo BIM (Banca Intermobiliare), con cui vara un progetto di partnership nel private banking e nel wealth management; nella merchant bank Palladio Finanziaria; in Sintesi 2000, specializzata nella consulenza per l'internazionalizzazione delle imprese, con sede a Milano e uffici a Hong Kong e Shanghai.Nel 2010 il Gruppo porta a termine due nuove acquisizioni: quella di Carifac - Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana (operativa nelle Marche, in Umbria e a Roma) e quella di Banca Apulia (con filiali in Puglia, Basilicata, Campania, Molise, Abruzzo, Marche e a Roma), nella quale incorpora Banca Meridiana.A seguito delle ultime acquisizioni, il Gruppo si riorganizza articolando la propria presenza nel territorio italiano su tre poli: la capogruppo Veneto Banca al Nord, nella quale vengono fatte confluire Banca di Bergamo, Banca Popolare di Monza e Brianza e Banca Popolare di Intra; Carifac al Centro; Banca Apulia al Sud. Sempre nel 2010, Veneto Banca sigla un accordo con Cofito che la porterà a controllare Banca Intermobiliare tramite un’Opa amichevole sulle azioni della stessa; un’operazione che conferma la solidità e il dinamismo del Gruppo in una fase non certo positiva per l’economia italiana. La mission del Gruppo è essere una realtà innovativa e autonoma, leader nei propri territori, capace di fornire servizi di qualità e di generare, con etica e responsabilità, valore nel tempo per soci, clienti e dipendenti.

    Link: www.gruppovenetobanca.it

    © 2011-2018 ASSONEBB

  • GUARDIA DI FINANZA

    Corpo militare delle Forze armate italiane, dipendente dal Ministero dell’economia e delle finanze che svolge compiti di polizia tributaria e di polizia giudiziaria. I compiti e i poteri di polizia tributaria gli sono attribuiti dalla l. 7.1.1929 n. 4 le relativamente a indagini, accessi, visioni, controlli, richieste di informazioni di competenza dell’amministrazione finanziaria, in specie per ciò che riguarda l’applicazione dei tributi. Sono ufficiali di polizia tributaria gli ufficiali e i sottufficiali e sono agenti di polizia tributaria gli appuntati e le guardie. I compiti e i poteri di polizia giudiziaria gli sono attribuiti dall’art. 57 c.p.p. che adotta la stessa ripartizione tra ufficiali e agenti prevista per la polizia tributaria. Gli ufficiali della polizia tributaria hanno facoltà di procedere a perquisizioni se hanno il sospetto fondato di violazioni di leggi tributarie che costituiscono reato. Ufficiali ed agenti di polizia tributaria hanno anche facoltà di accedere a qualunque ora negli esercizi pubblici e in ogni locale adibito a un’azienda industriale o commerciale ed eseguirvi verifiche e ricerche.

  • GUI

    Acr. di: Graphic User Interface. Interfaccia operativa che riceve comandi da parte dell’utente non tramite la loro digitazione sulla tastiera in forma alfanumerica bensì attraverso l’uso di forme grafiche (p.e. puntatori, icone, finestre, menu e pulsanti).

Lettera selezionata: G In lingua italiana

  • Privacy Policy
  • Cookie Policy
  • Publication Ethics and Malpractice

Copyright © 2019 ASSONEBB. All Rights reserved.

Menu
×