FRANCO FRANCESE

Codice ISO: FRF. Moneta antica che risale alla fine del 1360, allorché il re dei francesi Giovanni il Bello fece coniare un pezzo d’oro di circa 3,87 grammi, che per l’effigie e per la leggenda in esso impresse venne comunemente detto franco a cavallo. Come tutte le monete dell’epoca, anche questo pezzo d’oro fu ritagliato da un marco, moneta di conto e lingotto tarato in peso e in titolo, che pesava 244,75 grammi e corrispondeva a otto once della libbra tornese o libbra nazionale di Francia. Il franco a cavallo non ebbe la fortuna del fiorino fiorentino, fu sostituito nel 1365 da un franco a piedi, più leggero di circa 5 centigrammi, che a sua volta fu rimpiazzato nel 1423 dal franco di Carlo VII, emesso nel peso di 3,06 grammi circa. Nel 1577 la Francia pur non abbandonando l’oro monetato, riservò il termine “franco” a una moneta d’argento di 14,07 grammi in lega a 833 millesimi, accompagnata da un suo mezzo e da un suo quarto. All’inizio del nuovo secolo, quando regna Enrico IV, questo franco d’argento è diventato un grosso di circa 27,6 grammi in lega e con contenuto di fino di circa 23 grammi. Si tratta di un comune grosso che circola in molte versioni in tutta l’Europa ed è riferito alla libbra o lira (lira di denari grossi in contrapposizione alla lira di denari “piccioli”). Pertanto anche il franco è riferito dal 1641 al 1794 alla lira tornese. Questa lira o libbra, che nel X secolo pesava 455,2 grammi, ha subito tutti i deterioramenti dovuti ai processi inflazionistici e da piede monetario e moneta di conto si trasforma in moneta effettiva, allorché sotto Luigi XVI, alla vigilia della Rivoluzione, pesa ormai pochi grammi ed esattamente 4,5 d’argento fino. La sua corrispondente libbra d’oro finisce per pesare 0,290 grammi. Anche la prima carta moneta, i cosiddetti “biglietti di moneta”, poi quella di John Law e, infine, gli assegnati della Rivoluzione sono espressi in lire tornesi. L’inderogabilità di uscire dal caos monetario prodotto, tra l’altro, dalla rovinosa caduta degli assegnati, induce la Convenzione a delineare un nuovo sistema monetario. Il 18 Germinale dell’anno III (7 aprile del 1795) la Convenzione sceglie il nome di franco per la futura moneta nazionale in luogo della lira tornese. Il 28 Termidoro dell’anno III (15.8.1795) viene definita la nuova moneta nazionale di Francia, il franco d’argento di 5 grammi a 900 millesimi e quindi di 4,5 grammi di fino. Il 25 Germinale dell’anno IV (14 aprile del 1796) avvenne il cambio della moneta sulla base di 1 franco germinale per 1 lira tornese e 3 denari. Il 17 Germinale dell’anno XI (7 aprile del 1803) Napoleone porta la Francia in regime bimetallico (v. bimetallismo), con un franco in argento di 4,5 grammi di fino e con un franco in oro di 0,2903225 grammi di fino, a quanto cioè si è ridotta a pesare, come si è visto, la lira tornese riferita all’oro. Tenuto conto delle rispettive parità auree, il dollaro degli Stati Uniti vale 5,182 franchi e la lira sterlina ne vale 25,221. Il successivo 24 Germinale la Banca di Francia riceve il diritto esclusivo di emettere banconote in Parigi. Con il sistema monetario del 17 germinale dell’anno XI la Francia entra nel 1865 nell’Unione Monetaria Latina, con una intercircolazione libera tra gli Stati membri del pezzo da 5 franchi o scudo. Successivamente, a causa della crisi dell’argento, relegato alla coniazione delle monete divisionarie, la Francia passa anch’essa al gold standard. Al pari della lira italiana, anche il franco francese subisce i danni della prima guerra mondiale entro valori non certo rovinosi ma comunque gravi: dapprima l’embargo sull’oro e il corso forzoso e poi l’inflazione. Dopo la guerra controlli valutari e misure protezionistiche rimandano nel tempo la svalutazione. L’adeguamento della moneta ai prezzi e ai costi viene deciso pochi mesi dopo la cosiddetta stabilizzazione del 1927 della lira italiana. Il franco francese è svalutato il 25.6.1928 nella misura del 79,69 per cento. Il franco Poincaré nasce con una parità aurea di 0,05895 grammi di fino. Dopo aver abbandonato come tutti i paesi il gold standard allo scoppio della guerra e dopo aver operato nei primi anni Venti in una specie di gold exchange standard, la Francia segue ora la Gran Bretagna, che con il ritorno all’oro nel 1925 opera in regime di gold bullion standard. In questo particolare sistema monetario la convertibilità del biglietto della banca centrale è limitata all’oro in barre per un minimo di 400 once di fino, corrispondenti a 215 mila franchi. In seguito agli sconvolgimenti che colpiscono le monete negli anni Trenta, anche il franco è svalutato, ma con ritardo, nel 1936, nel 1937 e nel 1938. A quest’ultima data il suo contenuto di fino risulta di 0,02475 grammi soltanto. L’inflazione della seconda guerra mondiale, durante la quale il cambio di occupazione nazista è fissato arbitrariamente in 20 franchi per Reichsmark, porta nel 1945 alla definizione della nuova parità aurea in 0,00746 grammi di fino. È il valore dichiarato un anno dopo al FMI. Un’altra svalutazione è effettuata in seguito al crollo della sterlina nel settembre del 1949. Dopo alcuni mesi di regime di cambi multipli, la nuova parità è fissata nell’agosto del 1950 in 0,00252 grammi di fino. In cinque anni la riduzione del contenuto aureo del franco è stata dunque del 66% circa. Dal 1958, grazie all’operato dell’Unione Europea dei Pagamenti e a un opportuno aggiustamento della parità a 0,00180 grammi, il franco Pinay diventa convertibile in valuta estera. All’inizio del 1960 viene creato il Nuovo franco o franco pesante, che vale 100 franchi vecchi e quindi ha un contenuto aureo di 0,180 grammi. Dopo una serie di liberalizzazioni e di stabilità dei cambi valutari, la crisi monetaria e finanziaria internazionale, che ha già prodotto nel 1967 la svalutazione della sterlina, costringe anche il franco a svalutare nell’agosto del 1969 nella misura dell’11,l%. La parità aurea scende a 0,160 grammi di fino e in questo valore è mantenuta nello Smithsonian Agreement del 18.12.1971, mentre il cambio con il dollaro si rivaluta dell’8,6%. Nell’aprile dell’anno successivo il franco entra con le altre valute europee nel Serpente monetario europeo, dal quale esce nel gennaio del 1974 per fluttuare liberamente fino a quando non entra nello SME, divenuto operante nel marzo del 1979. Nell’ambito dello SME il franco subisce sovente le conseguenze di quotazioni del marco tedesco non rispondenti in pieno al persistente squilibrio strutturale attivo delle partite correnti della bilancia dei pagamenti della Germania. Nel medio periodo il franco si è comunque deprezzato. La quotazione dell’ECU è passata, infatti, dal marzo 1979 all’aprile 1992 da 5,80 a 6,90 franchi in cifre arrotondate. In seguito il franco ha fluttuato liberamente fino a quando non è stato legato all’Eurosistema con un cambio fisso di 6,55957 franchi per euro. E dell’euro ha seguito le sorti indebolendosi nei confronti del dollaro, che alla fine degli anni ‘90 quotava circa 7,1 franchi. Dal 1°.1.2002 franco è stato sostituito dall’euro.