FONDS COMMUN DE PLACEMENT A VOCATION GÉNÉRALE

Organismo di gestione in monte del risparmio mobiliare di tipo aperto (v. fondi d’investimento aperto), operativo nel sistema finanziario francese dal 1979. Sotto il profilo della struttura giuridica, si caratterizza per il fatto che società di gestione e depositario di patrimoni mobiliari sono due entità nettamente distinte dal fondo, il quale è privo di personalità giuridica. Il patrimonio minimo iniziale per un fondo di nuova costituzione è fissato in 2,5 milioni di franchi. La legge del 1979 stabiliva, inoltre, un tetto massimo di patrimonio gestibile, pari a 100 milioni innalzato a 500 nel 1983 (per tale motivo si parlò, inizialmente, di “mini-fondi”). Tale limite dimensionale fu introdotto in quanto, nella concezione del legislatore, l’istituto del fondo comune era considerato uno strumento per agevolare il raggruppamento dei portafogli mobiliari di piccola entità degli intermediari al fine di razionalizzarne la gestione e ridurne i relativi oneri attraverso il conseguimento di economie di scala. La limitata dimensione dei fondi rispetto alle SICAV implicò, tuttavia, oneri amministrativi superiori per i primi, che si tradussero in maggiori commissioni di gestione a carico dei sottoscrittori. Inoltre, gli intermediari finanziari con elevata capacità di raccolta raggiungevano rapidamente il limite massimo dimensionale, ed erano costretti a creare più fondi, sovente con caratteristiche gestionali analoghe. Le circostanze ricordate, assieme alla necessità di adeguare la normativa francese ai principi sanciti in ambito comunitario, condussero all’abolizione del plafond dimensionale grazie alla legge di riforma del 23.12.1988. La prevedibile conseguenza delle nuove disposizioni è rappresentata dal progressivo aumento della dimensione media dei fondi, da cui dovrebbe in futuro derivare un progressivo allineamento delle commissioni praticate dai fondi a quelle delle SICAV. Ulteriori aspetti di differenziazione previsti in origine dalla normativa dei fondi rispetto a quella inerente alle SICAV concernono la disciplina in tema di composizione del patrimonio; l’attivo del fondo, infatti, doveva essere composto per almeno l’80% da valori mobiliari quotati in borsa, buoni del Tesoro o liquidità e per il restante 20% da valori mobiliari non quotati o quote di altri fondi comuni, mentre la liquidità non poteva eccedere il 20% dell’attivo. La legge del 1988, però, ha determinato l’unificazione delle norme in materia di investimenti per SICAV e fondi comuni, ed ha stabilito che per questi ultimi valgano gli stessi limiti previsti per le SICAV. Anche in campo tributario, i fondi comuni usufruiscono della medesima trasparenza fiscale applicata alle SICAV, che obbliga alla distribuzione integrale dei proventi i quali sono unicamente tassati in capo ai sottoscrittori; l’unico vantaggio fiscale è dato da un abbattimento d’imposta sui ricavi di borsa, variabile in funzione dello stato civile e dell’età dei sottoscrittori medesimi. Inoltre, ai sottoscrittori di quote di fondi che investono più del 75% del proprio patrimonio in azioni francesi sono concessi gli stessi sgravi fiscali previsti per il compte d’épargne en actions cui si estendono i benefici previsti dalla disciplina in tema di plans d’épargne retraite.