FINANZA ETICA

Espressione utilizzata in Italia per definire forme di intermediazione finanziaria caratterizzate da un particolare orientamento etico. Il concetto di finanza etica è stato elaborato da correnti di pensiero prevalentemente agganciate al mondo della solidarietà e del volontariato (e, in generale, al terzo settore), alcune collegate a confessioni religiose, o a movimenti ecologisti o pacifisti.

1. Iniziative che possono rientrare nel concetto di “finanza etica”. La serie di fenomeni che correntemente vengono fatti rientrare in questo filone è vasta ed eterogenea. Dalla terminologia adottata dai promotori delle iniziative e da osservatori esterni, sotto la denominazione di finanza etica vengono accomunati fenomeni connessi: a) alla rinuncia a finanziamenti ad imprese giudicate eticamente non meritevoli (ad esempio, un’impresa di produzione di armamenti); b) alla promozione di finanziamenti a favore di progetti considerati etici o socialmente meritevoli, soprattutto se vi sono difficoltà di accesso al mercato creditizio tradizionale (p.e., le iniziative in campo ecologista o le iniziative di inserimento nel mercato del lavoro dei portatori di handicaps o in generale, le organizzazioni del terzo settore); c) alla facilitazione dell’accesso ai servizi finanziari da parte di realtà produttive delle economie avanzate (advanced economies) comunemente ritenute non bancabili, per difficoltà soggettive od oggettive connesse, per esempio, a fattori dimensionali o all’assenza di garanzie patrimoniali sufficienti, p.e., micro-imprenditoria giovanile in aree economicamente depresse. Proprio in relazione all’attenzione della finanza etica verso clientela marginale, alcuni osservatori del fenomeno fanno rientrare in questo ambito anche d) le forme di intermediazione finanziaria a favore di segmenti di popolazione a basso reddito, specie nei paesi in via di sviluppo. I fenomeni descritti sub c), qualora riferiti a progetti di modesta entità e sub d) in tempi recenti hanno assunto il nome di microfinanza. Un’esperienza molto nota in tal senso è la Grameen Bank del Bangladesh, fondata nel 1976. Il fenomeno della microfinanza è però diffuso in tutto il mondo ed esperienze altrettanto consolidate e di notevole successo sono presenti in molti Paesi in via di sviluppo. Peraltro, una definizione delle tipologie contrattuali e degli intermediari specializzati che possano essere ascritti alla finanza etica non è scontata e permangono aree grigie in relazione ai criteri definitori e classificatori dei prodotti, dei contratti, delle modalità di realizzazione delle transazioni.

2. Attività di finanza etica. “Finanza etica” o “finanza alternativa”? In diversi paesi europei e in Italia, sono nate banche che dichiarano di operare con modalità alternative, maggiormente etiche, rispetto al sistema bancario tradizionale, con particolare riguardo alla scelta dei segmenti di mercato su cui si inseriscono e ad alcune caratteristiche dei prodotti proposti legate prevalentemente alla destinazione e remunerazione delle risorse finanziarie e alla distribuzione degli utili. Le banche etiche seguono un approccio denominato negativo, di rifiuto di finanziamento di attività che possono andare contro la morale in senso allargato e un approccio positivo, di finanziamento di attività socialmente accettabili o da incentivare in quanto benefiche per la società. Queste banche offrono solitamente ai depositanti consenzienti delle remunerazioni più basse di quelle di mercato al fine di favorire l’accesso al credito ad un costo contenuto ai promotori di progetti che abbiano un carattere etico e spesso propongono ai depositanti la possibilità scelta del settore di destinazione degli investimenti. Il grado di scostamento dai meccanismi tradizionali di finanziamento è variabile da banca a banca, fino ad arrivare a casi di banche che si dichiarano ideologicamente contrarie all’applicazione degli interessi. Nell’opinione dei promotori, la natura etica della banca risiede prevalentemente nella scelta dei settori di investimento, oltre che nelle modalità di gestione del rapporto, imperniato sulla trasparenza e sul flusso informativo verso clienti, soci e depositanti. La valenza positiva di una maggiore trasparenza è ampiamente condivisa mentre sulla valutazione dell’orientamento etico di una banca sulla base delle scelte di investimento è più difficile trovare consensi generalizzati in quanto il giudizio sul contenuto etico di tali azioni è soggettivo. In relazione a ciò, non tutti gli analisti condividono l’attribuzione dell’aggettivo etico alle banche in questione o, quantomeno, esclusivamente ad esse. Si noti che l’uso dell’aggettivo etico impiegato per raccogliere e identificare collettivamente un insieme di attività è tipicamente italiano e non è necessariamente presente in altri Paesi che hanno fatto esperienze di questa specie di finanza, alcuni anche prima dell’Italia. Altrove, infatti, è usuale l’impiego, anche nelle ragioni sociali delle organizzazioni specializzate, dell’aggettivo alternativo espresso nelle lingue locali (ad esempio, in Svizzera e in Belgio). Generalmente, però, le organizzazioni e le iniziative sono qualificate con termini ed espressioni che richiamano la loro particolare specializzazione (l’ecologia, i Paesi in via di sviluppo ecc.) oppure la loro matrice religiosa. L’attributo alternativo non apre le porte a contrasti di opinioni come invece fa l’attributo etico. È infatti indubbia la specialità delle banche etiche per alcune modalità operative e condizioni contrattuali, in particolare l’autolimitazione del tasso di interesse da parte depositanti e la possibilità offerta agli stessi di scegliere il settore di investimento dei propri risparmi e di controllarne la destinazione. Queste condizioni originano particolari funzioni di comportamento dei portatori di interessi che gravitano intorno a queste banche (soci, depositanti, beneficiari del credito, prestatori d’opera) e una particolare funzione obiettivo delle banche stesse. Le caratteristiche di specialità della banca alternativa sono in tal senso evidenti ma tendono a disperdersi con la dimensione in quanto, allargando la sfera operativa, diviene più oneroso e meno controllabile il mantenimento di relazioni altamente personalizzate con la clientela; ciò è critico per la banca alternativa sia sul fronte della raccolta sia su quello degli impieghi.

3. Alcune esperienze di finanza etica. Note banche alternative europee sono la Triodos Bank (Olanda; fondata nel 1980), l’Alternative Bank-ABS (o Banque Alternative-BAS di Olten (Svizzera; fondata nel 1990), la tedesca Ökobank, nata come cooperativa nel 1984 ed operante come banca dal 1988, ridenominata ÖkoGeno dopo essere stata rilevata da GLS Gemeinschaftsbank. In Italia dal marzo 1999 opera Banca Popolare Etica costituita nella forma di scrl su iniziativa originaria di un comitato promotore formato da 22 organizzazioni del non profit che, nel 1994, hanno dato vita all’Associazione Verso la Banca Etica. All’originaria sede di Padova, si sono affiancate filiali in altre città italiane tra cui Milano e Roma. La banca si avvale inoltre di una rete di promozione diffusa sul territorio nazionale.

4. Fondi comuni di investimento etico. Sempre nell’ambito della finanza etica, vanno menzionati i Fondi comuni di investimento etici che, come le banche etiche, possono adottare, nelle scelte di investimento, criteri negativi, di rinuncia ad operare in settori non reputati moralmente corretti, e criteri positivi, di esplicito posizionamento su settori ad alta valenza etica. I fondi de partage prevedono la possibilità del sottoscrittore di rinunciare a parte della remunerazione sull’investimento per devolverla a fini di beneficenza (possibilità, peraltro, spesso offerta anche dalle banche nell’ambito dei diversi prodotti di raccolta). I fondi etici sono presenti da tempo nel mondo anglosassone e in diversi Paesi europei. Molto diffusi sono i fondi caratterizzati da una particolare attenzione per l’impatto ambientale delle imprese finanziate. In Italia, vi è una discreta presenza di fondi etici proposti anche da importanti gruppi bancari, di cui alcuni de partage. Banca Popolare Etica ha costituito nel 2001 la SGR Etica a cui aderiscono anche altre banche (es. BPER - BANCA POPOLARE DELL'EMILIA ROMAGNA).