FEDE DI DEPOSITO

Documento che, a richiesta del depositante e in sostituzione dell’ordinaria ricevuta, deve essere rilasciato dai magazzini generali, autorizzati a farlo, per le merci negli stessi depositate da terzi. È stampato su carta speciale, recante in filigrana l’individuazione del magazzino emittente, è sottoscritto dall’esercente e deve contenere: cognome, nome o ditta e domicilio del depositante o del terzo dallo stesso designato, luogo del deposito natura e quantità delle cose depositate, eventuale pagamento dei diritti doganali o della polizza assicurativa e, ove la merce sia stata periziata a cura del magazzino, nome del perito stimatore e valore di stima attribuito. La mancanza di queste ultime indicazioni, non essenziali, importa solo irregolarità del documento con eventuale responsabilità del magazzino emittente, ma non la sua invalidità. Invalidità si ha invece quando non siano stati indicati gli altri elementi essenziali anche se il depositante può far valere ugualmente i suoi diritti contro il magazzino provando in altro modo l’avvenuto deposito. Alla fede di deposito va unita (altrimenti il magazzino è esposto al risarcimento dei danni verso il terzo in buona fede) la nota di pegno che deve contenere le stesse indicazioni e va staccata insieme alla fede di deposito da un unico registro a madre e figlia, da conservarsi presso il magazzino (i due documenti uniti si chiamano fedepegno). La fede di deposito è un titolo di credito, c.d. rappresentativo di merci, che attribuisce al suo possessore il diritto alla consegna delle merci in esso specificate, il possesso delle medesime ed il potere di disporne mediante trasferimento del titolo (ma non anche la proprietà delle merci, la quale si acquista solo quando si ottiene la materiale disponibilità delle stesse); ne deriva che il pegno, il sequestro, il pignoramento ed ogni altro vincolo sulle merci non hanno effetto se non si attuano sul titolo che le rappresenta. Per l’attuazione dei suddetti scopi la fede di deposito e la nota di pegno sono trasferibili, congiuntamente o separatamente, mediante girata, il che significa che si tratta di titoli all’ordine, anche se questa clausola non sia su di esse inserita. In base alle norme del codice civile (artt. 1793-1797) il possessore della fede di deposito unita alla nota di pegno ha diritto alla riconsegna delle cose depositate, ma è tenuto al pagamento dei diritti di magazzinaggio, doganali ecc. Il diritto alla riconsegna è un diritto letterale, perché il suo contenuto è limitato dal contesto letterale del titolo, autonomo, in quanto il debitore non può opporre al possessore eccezioni tratte da suoi rapporti personali con precedenti possessori (a meno che non si sia agito intenzionalmente a suo danno), ed astratto, perché il debitore non può opporre al possessore di buona fede l’inesistenza o illiceità della causa. Il possessore della sola fede di deposito, dal canto suo, non ha diritto alla riconsegna delle cose se non depositando presso i magazzini la somma dovuta al creditore pignoratizio. Infine, il possessore della sola nota di pegno ha diritto di pegno sulle cose depositate, può, se non soddisfatto alla scadenza e purché abbia levato il protesto a norma della legge cambiaria, far vendere le cose; egli può anche, dopo aver proceduto alla vendita, agire in regresso contro i giranti nei termini stabiliti dalla legge cambiaria.