FAIR VALUE

Criterio di valorizzazione contabile tradotto solitamente valore equo in it., alternativo al criterio del costo storico. Da tempo raccomandato negli Stati Uniti dalla SEC e inserito nei GAAP del FASB, solo di recente è stato accolto e imposto dalla Comunità Europea.

1. Nei GAAP il fair value è definito come il valore al quale un’attività può essere scambiata in una transazione corrente tra due parti consenzienti ed informate, cioè non in condizioni di vendita forzata o di liquidazione. Dal punto di vista opposto, il fair value è il valore al quale una passività potrà realizzarsi, o potrà essere estinta, in una transazione corrente tra due parti consenzienti ed informate, cioè non in condizioni di liquidazione. Nello Statement 133 il FASB giudica che il fair value è un criterio migliore del costo storico per gli strumenti finanziari e l’unica valida misura del valore dei prodotti derivati e delle operazioni di copertura finanziaria. Il concetto è ripreso dagli IAS estensivamente ed è raccomandato, p.e., per le attività immateriali (IAS 38) e per la valutazione delle partecipazioni (IAS 28). Per l’IFRS 3, se un’attività immateriale è acquisita in un’aggregazione aziendale, il suo valore di carico è il fair value (valore equo) alla data di acquisizione. Il fair value di un’attività riflette le aspettative circa i suoi benefici economici futuri, quello di una passività, circa i costi che ricadranno su chi le ha assunte. La preferenza per il fair value rispetto al costo storico migliora la trasparenza contabile e risponde, insomma, al fatto che, a chi compra e a chi vende, specie se a termine, sapere quanto l’attività, contrattata oggi, varrà domani interessa di più di sapere qual è il costo o il ricavo odierno. Per questo motivo, i prezzi di mercato a contanti e a termine sono la migliore indicazione di fair value e possono essere utilizzati come base di misurazione e, se prezzi di mercato non sono disponibili, bisogna stimare il fair value in base alle migliori informazioni disponibili, anche in termini probabilistici.

2. La Comunità europea ha disposto l’adozione del criterio del fair value con la direttiva 2001/65/CE del 27.9.2001 e degli IAS col reg. (CE) n. 1606/2002 del 19.7.2002, modif. dal reg. (CE) n. 807/2004 del 6.4.2004. La direttiva europea prevede le seguenti novità nei bilanci: valutazione al fair value per tutti gli strumenti finanziari e informazioni da fornire in nota integrativa e nella relazione sulla gestione in tema di differenze conseguenti alle valutazioni a fair value e costo storico. Il criterio del fair value è stato reso obbligatorio nel nostro Paese dal d.lg. 30.12.2003, n. 394 con l’inserimento di un nuovo art. 2427-bis nel c.c. e del punto 6-bis) nell’articolo 2428, 2° comma relativo ai soli strumenti finanziari derivati e alle immobilizzazioni finanziarie ed è applicato nella sola nota integrativa con decorrenza dal 1°.1.2005. L’art. 2427 bis considera strumenti finanziari derivati anche quelli collegati a merci che conferiscono all’una o all’altra parte contraente il diritto di procedere alla liquidazione del contratto per contanti o mediante altri strumenti finanziari, escluso il caso in cui si verifichino contemporaneamente le seguenti condizioni: a) il contratto sia stato concluso e sia mantenuto per soddisfare le esigenze previste dalla società che redige il bilancio di acquisto, di vendita o di utilizzo delle merci; b) il contratto sia stato destinato a tale scopo fin dalla sua conclusione; c) si prevede che il contratto sia eseguito mediante consegna della merce.

3. Degli strumenti finanziari derivati, distintamente per ciascuna categoria, si devono riportare nella nota integrativa il fair value e le informazioni sulla loro entità e sulla loro natura. Non è obbligatorio inserire queste informazioni nei bilanci in forma abbreviata. È, inoltre, fatto obbligo di indicare nella nota integrativa, distintamente per ciascuna voce, l’ammontare dei crediti e dei debiti relativi a operazioni che prevedono l’obbligo per l’acquirente di retrocessione a termine (art. 2427, n. 6-ter). L’art. 2328, n. 6 bis, prevede inoltre che, in relazione all’uso da parte della società di strumenti finanziari e se questi sono rilevanti per la valutazione della situazione patrimoniale e finanziaria e del risultato economico dell’esercizio, nella relazione sulla gestione devono, tra l’altro, in ogni caso risultare: a) gli obiettivi e le politiche della società in materia di gestione del rischio finanziario, compresa la politica di copertura per ciascuna principale categoria di operazioni previste; b) l’esposizione della società al rischio di prezzo, al rischio di credito, al rischio di liquidità e al rischio di variazione dei flussi finanziari.

4. Per le immobilizzazioni finanziarie iscritte a un valore superiore al loro fair value (sono escluse dalla prescrizione le partecipazioni in società controllate e collegate 2359 e delle partecipazioni in joint venture) vanno indicati nella nota integrativa a) il valore contabile e il fair value delle singole attività, o di appropriati raggruppamenti di tali attività; b) i motivi per i quali il valore contabile non è stato ridotto, inclusa la natura degli elementi sostanziali sui quali si basa il convincimento che tale valore possa essere recuperato. Queste informazioni vanno inserite anche nei bilanci in forma abbreviata.

5. Determinazione del fair value. Il fair value è determinato riferendosi a) al valore di mercato, per gli strumenti finanziari per i quali è possibile individuare facilmente un mercato attivo; b) altrimenti al valore di mercato dei componenti o dello strumento analogo (se il valore di mercato non è facilmente individuabile per lo strumento, ma lo è per i suoi componenti o per uno strumento analogo); oppure al valore che risulta da modelli e tecniche di valutazione generalmente accettati, se non è possibile individuare facilmente un mercato attivo. I modelli e le tecniche di valutazione devono assicurare una ragionevole approssimazione al valore di mercato (il più noto è il modello di Black and Scholes per le opzioni, ma ne sono in uso altri). Il fair value non è determinato se l’applicazione dei criteri indicati non dà un risultato attendibile. Si ricordi che per la definizione di strumento finanziario, di strumento finanziario derivato, di fair value e di modello e tecnica di valutazione generalmente accettato, l’art. 2427-bis fa riferimento ai principi contabili riconosciuti in ambito internazionale e compatibili con la disciplina in materia dell’Unione europea.